Bertolt Brecht : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”




Non mi piace

pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


2017/09/25

SENTENZA TAR PUBBLICAZIONE SUI BLOGS N. 09841/2017 REG.PROV.COLL N. 09284/2016 REG.RIC

La sentenza storica del Tar a favore di Roma fa Schifo spiegata bene (e saluti al Codacons)



Dunque denunciare un sito anonimo chiedendo di farne emergere le generalità, utilizzando come prova della sua ambiguità le mendaci dichiarazioni di un altro sito anonimo. Davvero geniale. Al Tar stavolta si saranno per lo meno fatti una risata! Ma a livello tecnico giurisprudenziale sono stati costretti, come dice qui giustamente Rienzi, a salvare sia il bambino (Roma fa Schifo) sia l'acqua sporca (i tanti blog cialtroni che invece meriterebbero controllo). Non è colpa del Tar ovviamente che ha agito in base alla normativa vigente, ma ora questa sentenza che ben contestualizza il ruolo di Roma fa Schifo potrà essere utilizzata in modo strumentale anche dai tanti difensori dei troppi blog che davvero vivono sulla divulgazione di fake news e non su un approfondimento civico come cerchiamo di fare noi e pochi altri.

Rfs assistita dall’Avvocato Fulvio Sarzana di S.Ippolito, dello Studio legale Sarzana di Roma ha ottenuto una significativa vittoria nell’ottenere la prima pronuncia in sede amministrativa in Italia sulla responsabilità dei titolari di un blog e sulla diversità dei siti internet rispetto alla stampa tradizionale.
Il TAR Lazio infatti, nel rigettare la domanda dei ricorrenti, diretta a pretendere l’iscrizione del blog nel Registro degli operatori di Comunicazione tenuto dall’AGCOM (attraverso i CORECOM),  e nell’obbligare quindi il blog a  doversi dotare di un direttore responsabile e a doversi qualificare come testata di stampa a tutti gli effetti, con rilevanti obblighi economici a carico dei blogger, ha invece negato l’estensione della medesima normativa ai blog, sebbene questi ultimi  abbiano la finalità di pubblicare ed esaminare notizie legate all’attualità.


Questi ultimi mantengono una diversa connotazione, maggiormente legata alle dinamiche del web in termini di assenti (o minori) vincoli temporali nella pubblicazione delle notizie o commenti.




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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 9284 del 2016, proposto da:

Codacons, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Carlo Rienzi e Gino Giuliano, con domicilio eletto presso l’Ufficio legale nazionale Codacons in Roma, v.le Mazzini, 73, come da procura in atti; 
contro
Corecom Lazio, Consiglio Regionale del Lazio, Fieg - Federazione Italiana Editori Giornali, Facebook, Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni Lazio, blog “Roma Fa Schifo” in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore non costituiti in giudizio;

Autorita' per le Garanzie nelle Comunicazioni, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale Dello Stato, presso cui è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

Roma Capitale, in persona del Sindacop.t., rappresentata e difesa dall'avvocato Fiammetta Lorenzetti, con domicilio eletto presso l’Avvocatura Comunale in Roma, via Tempio di Giove 21, come da procura in atti; 
per l'annullamento
della nota del 1.06.2016 con la quale è stato affermato che il sito www.romafaschifo.com non è soggetto agli obblighi di iscrizione al ROC di cui alla delibera 666/08/cons dell’Agcom nonché per l’accertamento del silenzio inadempimento sul monitoraggio dell'attività del blog di cui sopra


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Agcom e di Roma Capitale;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 5 luglio 2017 il consigliere Achille Sinatra e uditi per le parti i difensori l'Avv. G. Villani in sostituzione dell'Avv. C. Rienzi e l'Avvocato dello Stato G. Galluzzo;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO
1. – Con il ricorso in esame, spedito a notifica il 28-29 luglio 2016, notificato il 2 agosto 2016 e depositato il 10 agosto 2016, l’Associazione CODACONS chiede l’annullamento della nota del CORECOM del Lazio datata 1° giugno 2016, recante la risposta all’istanza dell’Associazione volta a conoscere le generalità del proprietario del sito internet denominato “www.romafaschifo.com”.
Mediante detta nota il CORECOM ha reso noto che il sito in questione non risulta iscritto nel Registro degli Operatori della Comunicazione istituito dalla deliberazione n. 666/08/CONS dell’Agcom, e che non è tenuto al rispetto dei relativi obblighi.
2. – Con due motivi di ricorso il CODACONS denunzia la violazione dell’art. 3 bis del decreto legislativo n. 63 del 2012, di cui afferma l’applicabilità anche ai “blog”, con richiesta di sollevare la questione di legittimità costituzionale di tale norma alla luce degli articoli 3, 11 e 117 Cost. (primo motivo), nonchè la violazione dei principi comunitari di eguaglianza e non discriminazione (secondo motivo).
Con il terzo motivo, inoltre, il CODACONS chiede l’accertamento del silenzio inadempimento che l’Autorità Garante delle Comunicazioni, la Federazione Italiana Editori di Giornali e la Polizia Postale avrebbero illegittimamente serbato sulle istanze della ricorrente datate 3 maggio 2016 e 10 maggio 2016, con le quali l’Associazione invitava e diffidava “le Autorità indicate in epigrafe a monitorare l’attività del suddetto blog e, tenendo conto del rilievo e dell’influenza che questo ha assunto negli ultimi anni presso la collettività, verificare che esso assuma e mantengano (sic) quei profili di trasparenza e indipendenza tali da assicurare un buon servizio alla Città di Roma”.
3. – Con ordinanza n. 10929\16 del 4 novembre 2016 il Collegio, ritenuto che, ai sensi dell’art. 32 comma primo c.p.a., in caso di cumulo di azioni da trattare con riti diversi occorra seguire il rito ordinario, ha disposto la cancellazione del ricorso dal ruolo della camera di consiglio e la sua iscrizione nel ruolo ordinario.
4. - L’Agcom ed il CORECOM, evocati in giudizio, si sono costituiti, resistendo al ricorso con memoria, nella quale hanno evidenziato che la vicenda oggetto del presente giudizio è scaturita da un esposto indirizzato dal CODACONS alla Polizia Postale, contenente il medesimo quesito poi rivolto anche al CORECOM, e che, in quella circostanza, era stata condotta una istruttoria dalla quale era emerso che “www.romafaschifo.it” non sarebbe una testata giornalistica –come tale soggetta ai relativi obblighi-, bensì un “blog” nel quale chiunque lo desideri può esprimere la propria opinione in merito a questioni e problemi che riguardano la Città di Roma.
5. –L’Associazione ricorrente ha depositato due memorie.
In particolare, nella seconda di esse, ha replicato alle affermazioni delle Amministrazioni resistenti, sostenendo che la qualità di testata giornalistica di un dato sito internet deriverebbe non già dalla denominazione che il medesimo si è attribuito (qui, ad esempio, di “blog”), bensì dall’effettiva natura dei contenuti che vi sono pubblicati.
Ha poi ribadito una precedente istanza istruttoria relativa agli atti inerenti l’indagine svolta dalla Polizia Postale.
6. – In occasione della pubblica udienza del 5 luglio 2017 il ricorso è stato posto in decisione.
In via preliminare, va ravvisata la astratta legitimatio ad causam della Associazione ricorrente, intesa quale titolarità del potere di promuovere un giudizio in ordine al rapporto sostanziale dedotto, secondo la prospettazione della parte.
Invero, l’art. 2.3.9 dello Statuto del CODACONS, prodotto in giudizio (doc. 7 di parte ricorrente) afferma che tra gli scopi dell’Associazione vi è quello di perseguire una “migliore qualità della vita” dei cittadini consumatori “in un habitat che esalti la storia e la cultura del Paese”; nozione che certamente include a pieno titolo l’interesse generale e diffuso (che in tal modo si soggettivizza quale interesse collettivo) degli abitanti della città di Roma, ai quali è rivolto il “blog” in questione, che fornisce informazioni sulla vita politica e sociale della Capitale che il Codacons ritiene (pag. 2 del ricorso) non obiettiva.
7. – I tre motivi volti all’annullamento della nota impugnata, con le correlate questioni di legittimità costituzionale dell’art. 3-bis del D.L. n. 63 del 2012 (inserito dall'articolo 1, comma 1, della L.16 luglio 2012, n. 103, in sede di conversione) che la ricorrente chiede di sollevare, sono infondati, e per comodità espositiva possono essere trattati congiuntamente.
La norma in questione prevede, al primo comma, che “Le testate periodiche realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero on line, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100.000 euro, non sono soggette agli obblighi stabiliti dall'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, dall'articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, e dall'articolo 16 della legge 7 marzo 2001, n. 62, e ad esse non si applicano le disposizioni di cui alla delibera dell'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni n. 666/08/CONS del 26 novembre 2008, e successive modificazioni”.
A dire della ricorrente questa norma si applicherebbe anche ai “blogs”, nei casi in cui, per il loro contenuto sostanziale, essi possano essere definiti quali testate editoriali; una contraria interpretazione della norma lederebbe i principi enunciati dagli articoli 3, 11 e 117 I comma della Costituzione e gli articoli 2 e 6 del Trattato istitutivo dell’Unione Europea in punto di parità di trattamento e non discriminazione.
8. – Queste prospettazioni, rispettivamente principale e subordinata, non possono essere condivise.
Non v’è infatti ragione per discostarsi dall’insegnamento della S. C. circa la nozione di testata giornalistica, dalla quale emerge che il “blog” oggetto del presente giudizio non può essere ricompreso in tale accezione.
Afferma costantemente la Corte di cassazione (prevalentemente in sede penale, ai fini della sussistenza del reato di diffamazione a mezzo stampa) che, per distinguere tra una testata giornalistica telematica e altre forme di manifestazione del pensiero presenti in rete, quali forum, blog, newsletter, newsgroup, mailing list e social network, occorre avere riguardo ad alcuni parametri di tipo ontologico o strutturale e ad altri di tipo teleologico (ovvero attinente agli scopi della pubblicazione).
In particolare, “la struttura è "costituita dalla "testata", che è l'elemento che lo identifica, e dalla periodicità regolare delle pubblicazioni (quotidiano, settimanale, mensile), mentre "la finalità si concretizza nella raccolta, nel commento e nell'analisi critica di notizie legate all'attualità (cronaca, economia, costume, politica) e dirette al pubblico, perchè ne abbia conoscenza e ne assuma consapevolezza nella libera formazione della propria opinione” (Cassazione penale, sez. V, 25/02/2016, n. 12536).
E, in questo quadro, il sito qualificabile come vera e propria testata giornalistica è soggetto ad una serie di adempimenti (quali l'obbligo di registrazione e la guida ad opera di un direttore responsabile, giornalista professionista o pubblicista) funzionali, da un lato a individuare le responsabilità (civili, penali, amministrative) collegate alle pubblicazioni, e, d’altro lato, a rendere operative le corrispondenti garanzie costituzionali ".
In particolare, tale giurisprudenza qualifica il “blog” "una sorta di agenda personale aperta e presente in rete, contenente diversi argomenti ordinati cronologicamente".
9. – Nel caso in esame, è possibile ravvisare nel sito in questione il requisito di carattere teleologico, in quanto, dalla documentazione in atti, emerge la finalità di divulgare e scambiare informazioni e commenti selle attuali condizioni sociali e politiche in cui versa la Città di Roma.
Ma non è certo possibile individuare (anche in assenza di allegazioni di sorta sul punto da parte della ricorrente) il requisito strutturale legato alla periodicità delle pubblicazioni, ed alla loro stessa “necessarietà”; nel senso che esse bene potrebbero cessare in qualsiasi momento, anche perché non effettuate da persone professionalmente qualificate per l’attività pubblicistica né da un soggetto strutturato come testata giornalistica.
Così che al sito in questione non è attinente la tutela costituzionale assicurata dal comma terzo dell'art. 21 Cost. alla stampa.
Essa, infatti, secondo l’insegnamento della S. C., si applica al giornale o al periodico pubblicato, in via esclusiva o meno, con mezzo telematico, quando possieda i medesimi tratti caratterizzanti del giornale o periodico tradizionale su supporto cartaceo e quindi sia caratterizzato da una testata, diffuso o aggiornato con regolarità, organizzato in una struttura con un direttore responsabile, una redazione e un editore registrato presso il registro degli operatori della comunicazione, finalizzata all'attività professionale di informazione diretta al pubblico, cioè di raccolta, commento e divulgazione di notizie di attualità e di informazioni da parte di soggetti professionalmente qualificati (Cassazione civile sez. un. 18 novembre 2016 n. 23469).
Ed invero, mentre il rispetto della normativa in materia di editoria, invocata dalla Associazione ricorrente, attiene all’esercizio del diritto di cronaca e ai suoi limiti, la pubblicazione di fatti ed opinioni su di un “blog”, anche se ricorrente nel tempo, risulta legata al più generale principio di libera manifestazione del pensiero “con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (art. 21 primo comma Cost).
10. – A tanto consegue l’irrilevanza e la manifesta infondatezza delle questioni di costituzionalità e di compatibilità comunitaria prospettate in ricorso a carico dell’art. 3-bis del decreto legge n. 63 del 2012, che il CODACONS afferma sussistenti non già sotto il profilo attivo della tutela apprestata alla libertà di espressione di cui gode la testata (o comunque il sito da cui gli autori manifestano il proprio pensiero), bensì sotto il profilo dei diritti dei destinatari dei messaggi espressi.
In particolare, l’Associazione ricorrente chiede che il Collegio solevi la questione di legittimità costituzionale dell’art. 3-bis del decreto legge n. 63 del 2012 (Semplificazioni per periodici web di piccole dimensioni) rispetto ai parametri costituiti dall’art. 3 Cost. (per disparità di trattamento fra i “blogs”, non soggetti a registrazione in Tribunale né nel Registro Operatori di telecomunicazioni tenuto da Agcom, e le testate editoriali, che invece a tali obblighi sono soggette), nonché rispetto agli articoli 11 e 117 Cost. (in relazione agli obblighi assunti dalla Repubblica rispetto all’ordinamento dell’Unione Europea, ed in particolare rispetto agli articoli 2 e 6 del Trattato, che affermano, anch’essi, il principio di eguaglianza e parità di trattamento).
Il Registro degli Operatori di telecomunicazioni, secondo il regolamento approvato dall’Agcom con deliberazione n. 666/08/Cons, per quanto qui interessa vede obbligati all’iscrizione, tra gli altri, “i soggetti esercenti l’editoria elettronica: 1) i soggetti che pubblicano in modalità elettronica testate diffuse al pubblico con periodicità quotidiana, e quelli equiparati di cui all’articolo 18, comma 1, della legge 5 agosto 1981, n. 416, che pubblicano più di dodici numeri l’anno; 2) gli altri editori che pubblicano in modalità elettronica testate con periodicità non quotidiana, ivi compresi i soggetti che gestiscono siti internet per la pubblicazione degli avvisi di vendita di cui all’art. 490 c.p.c. così come previsto dal decreto del Ministero della giustizia del 31 ottobre 2006” (art. 2, comma primo, lettera i).
Tanto premesso, le prospettate questioni di legittimità costituzionale si presentano manifestamente infondate proprio a causa della (su evidenziata) non comparabilità della testata giornalistica strutturata come tale rispetto ad un semplice e spontaneo “blog” presente sulla rete internet, quale risulta essere quello in esame.
La detta non comparabilità deriva proprio dal carattere -qualificante- della periodicità, che risulta assente per il “blog”, e che è, invece, dato imprescindibile, anche secondo la su riportata norma regolamentare, per ottenere l’iscrizione nel Registro.
11. – Va respinto anche il motivo che si concreta in una impugnazione del silenzio-inadempimento che sarebbe stato serbato nell’occasione dal CORECOM, in quanto la nota del 1° giugno 2016 contiene una compiuta e motivata risposta (sebbene negativa) all’istanza conoscitiva dell’Associazione ricorrente.
12. – In conclusione, il ricorso è infondato, e va respinto.
Le spese possono essere compensate, attesa la peculiarità della questione legata alla relativa novità del mezzo di diffusione oggetto dell’istanza della ricorrente.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza) respinge il ricorso in epigrafe.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 luglio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Gabriella De Michele, Presidente
Silvio Lomazzi, Consigliere
Achille Sinatra, Consigliere, Estensore
Gabriella De Michele
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=OPQJCWG7WXK7VGMUZAHSLXE2XI&q= 




  Art. 3 bis del decreto legislativo n. 63 del 2012
 
 
       Semplificazioni per periodici web di piccole dimensioni 
 
  1.  Le  testate  periodiche  realizzate  unicamente   su   supporto
informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero on line, i
cui editori non abbiano fatto domanda di  provvidenze,  contributi  o
agevolazioni pubbliche e che conseguano  ricavi  annui  da  attivita'
editoriale non superiori a  100.000  euro,  non  sono  soggette  agli
obblighi stabiliti dall'articolo 5 della legge 8  febbraio  1948,  n.
47, dall'articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416,  e  successive
modificazioni, e dall'articolo 16 della legge 7 marzo 2001, n. 62,  e
ad esse non  si  applicano  le  disposizioni  di  cui  alla  delibera
dell'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni n. 666/08/CONS del
26 novembre 2008, e successive modificazioni. 
  2. Ai fini del comma 1 per ricavi annui da attivita' editoriale  si
intendono i ricavi derivanti da abbonamenti e  vendita  in  qualsiasi
forma, ivi compresa l'offerta di singoli contenuti  a  pagamento,  da
pubblicita'  e  sponsorizzazioni,  da  contratti  e  convenzioni  con
soggetti pubblici e privati. )) 
Riferimenti normativi
- Si riporta il testo dell'art. 5 della legge 8
febbraio 1948, n. 47, recante «Disposizioni sulla stampa»,
n. 43:
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 20 febbraio 1948, «Art. 5 (Registrazione). - Nessun giornale o periodico
pubblicazione deve effettuarsi.
puo' essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la Per la registrazione occorre che siano depositati nella
dalla quale risultino il nome e il domicilio di essi e
cancelleria: 1) una dichiarazione, con le firme autenticate del proprietario e del direttore o vice direttore responsabile, della persona che esercita l'impresa giornalistica, se
3) un documento da cui risulti l'iscrizione nell'albo
questa e' diversa dal proprietario, nonche' il titolo e la natura della pubblicazione; 2) i documenti comprovanti il possesso dei requisiti indicati negli articoli 3 e 4; dei giornalisti, nei casi in cui questa sia richiesta dalle
delegato, verificata la regolarita' dei documenti
leggi sull'ordinamento professionale; 4) copia dell'atto di costituzione o dello statuto, se proprietario e' una persona giuridica. Il presidente del tribunale o un giudice da lui presentati, ordina, entro quindici giorni, l'iscrizione del
provvidenze per l'editoria», pubblicata nella Gazzetta
giornale o periodico in apposito registro tenuto dalla cancelleria. Il registro e' pubblico.». - Si riporta il testo dell'art. 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416, recante «Disciplina delle imprese editrici e Ufficiale del 6 agosto 1981, n. 215:
azioni, in accomandita per azioni o cooperativa, il cui
«Art. 1 (Titolarita' delle imprese). - L'esercizio dell'impresa editrice di giornali quotidiani e' riservato alle persone fisiche, nonche' alle societa' costituite nella forma della societa' in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilita' limitata, per
Agli effetti della presente legge le societa' in
oggetto comprenda l'attivita' editoriale, esercitata attraverso qualunque mezzo e con qualunque supporto, anche elettronico, l'attivita' tipografica, radiotelevisiva o comunque attinente all'informazione e alla comunicazione, nonche' le attivita' connesse funzionalmente e direttamente a queste ultime.
collettivo, in accomandita semplice o a societa' a
accomandita semplice debbono in ogni caso essere costituite soltanto da persone fisiche. Quando l'impresa e' costituita in forma di societa' per azioni, in accomandita per azioni o a responsabilita' limitata, le azioni aventi diritto di voto o le quote devono essere intestate a persone fisiche, societa' in nome
sia intestata a persone fisiche o a societa' direttamente
prevalente partecipazione pubblica. E' escluso il trasferimento per semplice girata di dette azioni. Le azioni aventi diritto di voto o le quote sociali possono essere intestate a societa' per azioni, in accomandita per azioni o a responsabilita' limitata, purche' la partecipazione di controllo di dette societa'
1, comma 6, lettera a), n. 5), della legge 31 luglio 1997,
controllate da persone fisiche. Ai fini della presente disposizione, il controllo e' definito ai sensi dell'art. 2359 del codice civile, nonche' dell'ottavo comma del presente articolo. Il venire meno di dette condizioni comporta la cancellazione d'ufficio dell'impresa dal registro degli operatori di comunicazione di cui all'art. n. 249.
a) sia assicurata, attraverso comunicazioni al Servizio
Le azioni o quote di societa' editrici intestate a soggetti diversi da quelli di cui ai due commi precedenti da data anteriore all'entrata in vigore della presente legge ed il cui valore sia inferiore alla meta' di quelle aventi diritto di voto nelle assemblee ordinarie ai sensi dell'art. 2368 del codice civile, possono rimanere intestate a tali soggetti a condizione che:
editrice, di aver provveduto a notificare ai loro titolari
dell'editoria, la conoscenza della proprieta' diretta o indiretta di tali azioni o quote, in modo da consentire di individuare le persone fisiche o le societa' per azioni quotate in borsa o gli enti morali che direttamente o indirettamente ne detengono la proprieta' o il controllo; b) sia data dimostrazione, da parte del legale rappresentante della societa' che esercita l'impresa
comma sia intestata a societa' fiduciarie, il requisito ivi
l'interdizione dal diritto di voto nelle assemblee sociali, ordinarie e straordinarie, della societa' stessa e di aver provveduto nelle forme prescritte ad informare di tale interdizione tutti i soci; c) rimanga immutato l'assetto proprietario di cui alla lettera a) del presente comma, salvo che ricorra l'ipotesi di cui al precedente quarto comma. Qualora la partecipazione di controllo di cui al quarto
comma 6, lettera a), numero 5), della legge 31 luglio 1997,
previsto del controllo diretto o indiretto da parte di persone fisiche si intende riferito ai fiducianti, in quanto soggetti effettivamente titolari delle azioni o quote medesime. In tal caso la societa' fiduciaria e' tenuta, ai fini del presente articolo, a comunicare i nominativi dei fiducianti all'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni ai fini e per gli effetti dell'art. 1, n. 249.
c) qualora l'impresa sia costituita in forma
Le imprese di cui ai commi precedenti sono tenute a comunicare, al servizio dell'editoria di cui all'art. 10, per la iscrizione sul registro di cui all'art. 11: a) le dichiarazioni di cessazione delle pubblicazioni nonche' i trasferimenti di testata, entro le ventiquattro ore successive; b) i contratti di affitto o di gestione della azienda o di cessione in uso della testata, entro trenta giorni dalla stipula;
alle quali sono intestate le azioni o le quote della
societaria, l'elenco dei soci titolari con il numero delle azioni o l'entita' delle quote da essi possedute, nonche' degli eventuali aventi diritto di intervenire all'assemblea che approva il bilancio della societa', entro trenta giorni dalla data dell'assemblea stessa; d) nei casi in cui l'impresa e' costituita in forma di societa' per azioni o in accomandita per azioni o a responsabilita' limitata, l'elenco dei soci delle societa'
societa' controllata ed al servizio dell'editoria entro
societa' che esercita l'impresa giornalistica o delle societa' che comunque la controllano direttamente o indirettamente, nonche' il numero delle azioni o l'entita' delle quote da essi possedute. Le persone fisiche e le societa' che controllano una societa' editrice di giornali quotidiani, anche attraverso intestazione fiduciaria delle azioni o delle quote o per interposta persona, devono darne comunicazione scritta alla trenta giorni dal fatto o dal negozio che determina
editrice con quella di altre imprese ai fini del
l'acquisizione del controllo. Costituisce controllo la sussistenza dei rapporti configurati come tali nell'art. 2359 del codice civile. Si ritiene esistente, salvo prova contraria, l'influenza dominante prevista dal primo comma dell'art. 2359 del codice civile quando ricorrano rapporti di carattere finanziario o organizzativo che consentono: a) la comunicazione degli utili o delle perdite; ovvero b) il coordinamento della gestione dell'impresa perseguimento di uno scopo comune o ai fini di limitare la
imprese editrici nonche' dei direttori delle testate edite.
concorrenza tra le imprese stesse; ovvero c) una distribuzione degli utili o delle perdite diversa, quanto ai soggetti o alla misura, da quella che sarebbe avvenuta in assenza dei rapporti stessi; ovvero d) l'attribuzione di poteri maggiori rispetto a quelli derivanti dal numero delle azioni o delle quote possedute; ovvero e) l'attribuzione a soggetti diversi da quelli legittimati in base all'assetto proprietario di poteri nella scelta degli amministratori e dei dirigenti delle
sindacali indicati nel comma precedente devono depositare
I partiti politici rappresentati in almeno un ramo del Parlamento e le associazioni sindacali rappresentate nel Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro possono intestare fiduciariamente, con deliberazione assunta secondo i rispettivi statuti, le azioni o le quote di societa' editrici di giornali quotidiani o periodici e di societa' intestatarie di azioni o quote di societa' editrici di giornali quotidiani o periodici. In tal caso, i partiti politici o le associazioni al registro nazionale della stampa di cui all'art. 11
dell'art. 5 del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95,
documentazione autenticata delle delibere concernenti l'intestazione fiduciaria, accompagnata dalla dichiarazione di accettazione rilasciata dai soggetti nei cui confronti l'intestazione stessa viene effettuata. Quando una societa' a prevalente partecipazione statale o un ente pubblico vengono, a qualsiasi titolo, in possesso di azioni o quote di societa' editrici di giornali quotidiani, ne devono dare immediata comunicazione al servizio dell'editoria. Sono puniti con le pene stabilite nel sesto comma convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 7
costituire, acquistare o acquisire nuove partecipazioni in
giugno 1974, n. 216, gli amministratori che violano le disposizioni dei commi precedenti. Le stesse pene si applicano agli amministratori delle societa' alle quali sono intestate le azioni o le quote della societa' che esercita l'impresa giornalistica o delle societa' che comunque la controllano direttamente o indirettamente, che non trasmettano alle imprese editrici di giornali quotidiani l'elenco dei propri soci. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli enti pubblici e le societa' a prevalente partecipazione statale, nonche' quelle da esse controllate, non possono
sono ammessi all'esercizio dell'impresa medesima solo a
aziende editoriali di giornali o di periodici che non abbiano esclusivo carattere tecnico inerente all'attivita' dell'ente o della societa'. A tutti gli effetti della presente legge e' considerata impresa editoriale anche l'impresa che gestisce testate giornalistiche in forza di contratti di affitto o di affidamento in gestione. I soggetti di cui al primo comma sono ammessi ad esercitare l'attivita' d'impresa ivi descritta solo se in possesso della cittadinanza di uno Stato membro dell'Unione europea o, in caso di societa', se aventi sede in uno dei predetti Stati. I soggetti non aventi il predetto requisito
666/08/CONS) e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 31 
condizione che lo Stato di cui sono cittadini applichi un trattamento di effettiva reciprocita'. Sono fatte salve le disposizioni derivanti da accordi internazionali.». - Per il riferimento alla legge 7 marzo 2001, n. 62, art. 16, si veda nei riferimenti normativi all'art. 3. - La delibera 26 novembre 2008, n. 666/08/CONS, emanata dall'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni, recante «Regolamento per l'organizzazione e la tenuta del Registro
degli operatori di comunicazione» (deliberazione n.
           
 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2012/07/20/12A08154/sg

2017/09/13

2017 13 SETTEMBRE CGA SENTENZA 765 2017 ACCOLTO RICORSO COMUNE NON COSTITUITO 2014 11 SETTEMBRE 3 SETTORE ORDINANZA 48 RIPRISTINO STATO DEI LUOGHI DEHORS LUNGOMARE EUFEMIO 14 ARMETTA GIULIA GERVASI DOMENICO

2017 13 SETTEMBRE CGA SENTENZA 765 2017  ACCOLTO RICORSO COMUNE NON COSTITUITO 2014 11 SETTEMBRE 3 SETTORE ORDINANZA 48 RIPRISTINO STATO DEI LUOGHI DEHORS LUNGOMARE EUFEMIO 14 ARMETTA GIULIA GERVASI DOMENICO 

Numero 00765/2017 e data 13/09/2017 Spedizione

REPUBBLICA ITALIANA

CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
Adunanza delle Sezioni riunite del 13 giugno 2017

NUMERO AFFARE 01083/2015
OGGETTO:

Ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana proposto da Armetta Giulia, contro il Comune di Isola Delle Femmine, avverso l’ordinanza n. 48 del 11/09/2014, di ripristino dello stato dei luoghi;
LA SEZIONE
Viste le relazioni n. 21871/7.15.8 del 13/10/2015 e n. 8321/7.15.8 del 7/4/2017 con cui la Presidenza della Regione Siciliana - Ufficio legislativo e legale -ha chiesto il parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa sull'affare consultivo in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Giambattista Bufardeci;

Premesso e considerato
Con atto depositato presso la Presidenza della Regione Siciliana in data 14 gennaio 2015, Armetta Giulia, rappresentata e difesa unitamente e disgiuntamente dagli avvocati Carmela Puzzo e Rosaria Zammataro ed elettivamente domiciliata presso lo studio di quest'ultime in Palermo, ha proposto ricorso straordinario per l'annullamento dell'ordinanza del Comune di Isoladelle Femmine n. 48 dell’11 settembre 2014 con cui le veniva intimato di provvedere "al ripristino dello stato dei luoghi mediante lo smontaggio di un chiosco bar di tipo prefabbricato delle dimensioni in pianta di ml 6,00 x 4,00 per un totale di 24 mq., nonché di un gazebo pertinenziale delle dimensioni in pianta di ml. 7,00 x 7,00 per un totale di altri 49,00 mq. al cui interno risultano realizzati un w.c. donne e handicappati di mq. 4,00 circa ed un w.c. uomini di mq 2,00 circa, il tutto insistente su area demaniale comunale e realizzato in assenza di titolo abilitativo edilizio e della conseguente certificazione di agibilità".
La ricorrente lamenta che il provvedimento è illegittimo per difetto di legittimazione passiva atteso che la stessa non ha realizzato le strutture in questione, non è detentrice delle stesse e non è titolare di autorizzazione alcuna che possa fare pensare che ne sia l’utilizzatrice.
L’amministrazione comunale ha depositato la documentazione utile alla trattazione allegando l’istanza di sanatoria presentata dalla ricorrente, ai sensi dell’art. 36 del d.P.R. n. 380/2001, per il chiosco bar e le strutture connesse in data 23 aprile 2015.
Preliminarmente si rileva che l’Ufficio legislativo e legale nella sua relazione ha ritenuto il ricorso inammissibile in quanto la ricorrente, nel periodo intercorrente tra la notifica dell’ordinanza impugnata e la proposizione del gravame, ha presentato la suindicata istanza di sanatoria e quindi il gravame sarebbe carente di interesse ab origine in quanto l’atto impugnato era destinato ad essere sostituito da altre determinazioni.
Questo Consiglio nell’adunanza del 3 febbraio 2017, in ragione del parere n. 1233/2014 espresso nell’adunanza del 2 settembre 2015 che ha sostanzialmente rivisitato il precedente orientamento in materia, ha disposto la sospensione del parere e disposto che l’Ufficio legislativo e legale riferisse nel merito in tempo utile per la odierna adunanza.
Con relazione del 7 aprile 2017 l’Ufficio legislativo e legale ha rappresentato che la richiesta di conformità ex art. 36 d.P.R. n. 380/2001 presentata dalla ricorrente è stata denegata dal Comune di Isola delle Femmine per silenzio rifiuto.
L’Ufficio ha, comunque, concluso per la fondatezza del ricorso in quanto il provvedimento impugnato va considerato illegittimo avendo erroneamente individuato nella ricorrente la destinataria dell’ordine di demolizione.
Tale conclusione è pienamente condivisibile.
Dalla documentazione in atti è risultato, infatti, che la Armetta non solo non è proprietaria delle strutture di cui le si chiede lo smantellamento, ma non ne ha né il possesso, né la disponibilità ed, ovviamente, l’erronea presentazione della s.c.i.a. non può costituire titolo valido in tal senso.
Condivisibile orientamento giurisprudenziale, recentemente ribadito dal Consiglio di Stato (sez. IV, 12 giugno-16 luglio 2007, n. 4008) , ha affermato che “è vero che i provvedimenti repressivi di illeciti edilizi possono essere indirizzati anche a persone diverse da quelle che hanno materialmente realizzato l'abuso, ma è anche vero che, ai fini della legittimità delle relative ingiunzioni, è sempre necessaria la sussistenza di una relazione giuridica o materiale del destinatario con il bene (in mancanza della quale il destinatario dell'ordine deve intendersi del tutto estraneo alla violazione che si intende sanzionare ed i cui effetti si vogliono rimuovere)".
Nella fattispecie la suindicata relazione è insussistente in quanto la ricorrente, al momento della presentazione della richiesta di accertamento di conformità ex art. 36 d.P.R. n. 380/2001, aveva sottoscritto con il proprietario una semplice scrittura privata cui non era seguita la stipula del contratto di locazione, né la registrazione all'Agenzia delle Entrate, in quanto le strutture risultavano locate ad altro soggetto. A tal riguardo si osserva che le scritture private risultano, infatti, manifestamente inidonee a comprovare l'avvenuto trasferimento della proprietà, se non autenticate né registrate né trascritte (C.G.A., sez. riunite, 3 novembre 2009, n. 433/09).
Alla luce delle superiori considerazioni e della documentazione in atti il ricorso è pertanto meritevole di accoglimento.
P.Q.M.
Si esprime l’avviso che il ricorso sia accolto.

L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Giambattista BufardeciRosanna De Nictolis
IL SEGRETARIO
Giuseppe Chiofalo

C.G.A.ARMETTA GIULIA

Numero 00163/2017 e data 28/02/2017 Spedizione



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REPUBBLICA ITALIANA

CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
Adunanza delle Sezioni riunite del 3 febbraio 2017


NUMERO AFFARE 01083/2015
OGGETTO:


Ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana proposto da Armetta Giulia avverso l’ordinanza del Comune di Isola delle Femmine n. 48 del 11/09/2014, di ripristino stato dei luoghi;
LA SEZIONE
Vista la relazione n. 21871/7.15.8 del 13/10/2015 con cui la Presidenza della Regione Siciliana - Ufficio legislativo e legale - ha chiesto il parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa sull'affare consultivo in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Giambattista Bufardeci;


Premesso e considerato
Con atto depositato presso la Presidenza della Regione Siciliana in data 14 gennaio 2015, Armetta Giulia ha proposto ricorso straordinario per l'annullamento dell'ordinanza del Comune di Isola della Femmine n. 48 dell'11 settembre 2014 con cui le veniva intimato di provvedere "al ripristino dello stato dei luoghi mediante lo smontaggio di un chiosco bar di tipo prefabbricato delle dimensioni in pianta di ml 6,00 x 4,00 per un totale di 24 mq., nonché di un gazebo pertinenziale delle dimensioni in pianta di ml. 7,00 x 7,00 per un totale di altri 49,00 mq. al cui interno risultano realizzati un w.c. donne e handicappati di mq. 4,00 circa ed un w.c. uomini di mq. 2,00 circa, il tutto insistente su area demaniale comunale e realizzato in assenza di titolo abilitativo edilizio e della conseguente certificazione di agibilità".
La ricorrente lamenta che il provvedimento è illegittimo per difetto di legittimazione passiva atteso che la stessa non ha realizzato le strutture in questione, non è detentrice delle stesse e non è titolare di autorizzazione alcuna che possa fare pensare che ne sia l'utilizzatrice.
L'amministrazione comunale, con nota prot. n. 9483 del 28/7/2015, ha depositato documentazione utile per la trattazione del gravame, allegando l'istanza di sanatoria presentata dalla ricorrente ai sensi dell'art. 36 d.P.R. n. 380/2001, per il chiosco bar e le strutture connesse, assunta al protocollo del comune di Isola delle Femmine in data 23 aprile 2015.
Il ricorso, in quanto proposto nei termini di legge, è ricevibile.
Preliminarmente si rileva che l'Ufficio legislativo e legale nella sua relazione ha ritenuto il ricorso inammissibile in quanto la ricorrente, nel periodo intercorrente tra la notifica dell'impugnata ordinanza e le proposizione del gravame, ha presentato istanza ai sensi dell'art. 36 d.P.R. n. 380/2001, tendente a regolarizzare le opere abusivamente realizzate con ciò sostenendo, sulla scorta di un indirizzo giurisprudenziale anche di questo Consiglio, che il gravame sarebbe carente di interesse ab origine in quanto l'atto impugnato era destinato ad essere sostituito da altre determinazioni.
Questo Consiglio ritiene però di non condividere tale conclusione e ciò in ragione del parere espresso nell'adunanza del 2 settembre 2015, n.1233/2014, le cui considerazioni devono qui intendersi trascritte, che ha sostanzialmente rivisitato il precedente orientamento. Conseguentemente sospende l'adozione del parere disponendo che l'U.L.L. riferisca nel merito in tempo utile per la prossima adunanza di trattazione dell’affare che si fissa per il 13 giungo 2017.
P.Q.M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa a sezioni riunite, in via interlocutoria, sospende l’adozione del parere e dispone che l'Ufficio legislativo e legale riferisca nel merito nei termini sopra indicati.
Rinvia la trattazione dell'affare all'adunanza del 13 giugno 2017.

L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Giambattista BufardeciRosanna De Nictolis
IL SEGRETARIO
Giuseppe Chiofalo

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=LXVRDISPK2CHHJ6VYVNFB5A3DA&q=ISOLA%20or%20DELLE%20or%20FEMMINE
3° Settore UrbanisticaAd. FOIA) Ordinanze dirigenzialiOrdinanza n. 48 del 11.09.2014 di ripristino dello stato dei luoghi a carico di Armetta Giulia e Gervasi Domenico

2017/09/04

IL CIMITERO GESTITO COME ? REGOLE LEGGI REGOLAMENTI PROCEDURE QUESTE SCONOSCIUTE A ISOLA DELLE FEMMINE SONO DI INTRALCIO

E' MAI STATA REV0CATA LA ORDINANZA DI CUI SOPRA LA N 21??????????



Stefano Triboto Oggi 4 Settembre 2017, recandomi presso il cimitero di Isola delle Femmine ho constatato ancora una volta che il nostro Sindaco adotta due pesi e due misure anche per i nostri defunti e proprio cosi con il cimitero di Isola delle Femmine continua a fare il bello ed il cattivo tempo, desidero fermarmi qui perché di magagne da raccontare ce ne in quantità. 


Ecco perché due pesi e due misure, in chiesa sono in attesa di essere tumulati due Salme di cittadini che non hanno un posto, uno deceduto in data 23-08-2017 (Salvatore Limuti detto Salvino) e l'altro deceduto in data 28-08-2017.


La persona tumulata oggi 4 Settembre 2017 non è il nostro concittadino Salvino deceduto prima (23-08-2017) bensì quello deceduto dopo (28-08-2017).

I conti non tornano perché non è stato tumulato la salma in attesa di più tempo?
Il loculo in oggetto è stato requisito il 27 Luglio 2017 ordinanza n. 21, pubblicato all'albo online in data 03-08-2017 per la scomparsa prematura del mio Papà avvenuta il 4 Luglio 2017, tra l'altro una delle ordinanze più veloci redatte dal nostro Illustrissimo Sig. Sindaco, in solo 30 giorni, sacrificando il suo unico posto rimasto con questo atto D'AMORE che forse aveva altri fini.
Quindi trattasi di loculo requisito non più in possesso del legittimo proprietario, fin quando lo stesso proprietario in questo caso il sindaco non emette un'altra ordinanza che revocava l'ordinanza N. 21 del 27-07-2017 (non può concederla come se fosse un proprietario privato) . 
Come si evince da documento allegato ad oggi non vi è nessuna ordinanza Sindacale ma comunque una persona oggi è stata tumulata in quanto parente di un amico di viaggio oltre oceano, ed ecco il miracolo in solo 7 giorni.
Per quanto riguarda il defunto senza parenti illustri, occorre farlo soggiornare in chiesa in attesa di un altra requisizione di loculi.


MEMBRI DEL GRUPPO A VOI LA PAROLA.





1998 5 LUGLIO  VENTIMIGLIA LUCIA  LOTTO 66 BRUNO FRANCO NUOVA TOMBA ABUSIVA 3 LOCULI FERRANTE LAURA E FRANCESCA 


a proposito di ordinanze urgenti e contigibili le sentenze fan giurisprudenza? : 










https://www.facebook.com/groups/268085223364771/?fref=ts 







ALONGI,BOLOGNA,BRUNO FRANCO,LIMUTI SALVINO ,ciampolillo, CIMITERO,DE BLASI FORTUNATO, EQUITALIA, FACEBOOK, GRADINO, MANNINO, MONTI MASSIMO, RAPPA ROCCO, TRIBOTO, TRIBUTI, SCALA,VENTIMIGLIA LUCIA, VERMIGLIO, 

2017/08/25

N. 00376/2017REG.PROV.COLL N. 00973/2015 REG.RIC.CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA LIDO MIRAMARE CATALDO ORAZIO

N. 00376/2017REG.PROV.COLL  N. 00973/2015 REG.RIC.CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA LIDO MIRAMARE CATALDO ORAZIO 



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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
in sede giurisdizionale
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 973 del 2015, proposto da:
Orazio Cataldo Nella Qualità di Titolare del Lido Balneare "Lido Miramare", in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Giovanni Immordino, Giuseppe Immordino, con domicilio eletto presso lo studio Giovanni Immordino in Palermo, via Liberta' 171; 
contro
Comune di Isola delle Femmine, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Giancarlo Pellegrino, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, via Principe di Granatelli, 37; 
per la riforma
della sentenza del T.A.R. SICILIA – PALERMO, Sez. I, n. 1015/2015, resa tra le parti, concernente la certificazione di agibilità e l’autorizzazione edilizia rilasciate al “Lido Miramare”, nella parte in cui circoscritte alla sola stagione estiva.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Isola delle Femmine;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 maggio 2017 il Cons. Nicola Gaviano e uditi per le parti gli avvocati Giovanni Immordino e M. B. Miceli su delega di Giancarlo Pellegrino;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
1 Il sig. Orazio Cataldo, titolare di concessione demaniale marittima per la gestione di uno stabilimento balneare attivo sotto la denominazione di “Lido Miramare” nel Comune di Isola delle Femmine, con ricorso al T.A.R. per la Sicilia impugnava gli atti (autorizzazione edilizia n. 12 del 9.5.2013 e certificazione di agibilità n. 9 del 11.6.2013) con cui il Comune aveva circoscritto alla sola stagione estiva (con termine al 30 settembre) l’efficacia del certificato di agibilità e dell’autorizzazione edilizia rilasciati per tale Lido, e aveva imposto, senza distinzione fra le sue diverse parti, lo smontaggio di tutte le sue strutture e il ripristino dello stato dei luoghi entro quindici giorni dalla fine della stagione estiva.
Il ricorrente deduceva, in particolare, che il concessionario demaniale marittimo avrebbe avuto il pieno diritto, ai sensi dell’art. 2 della L.R. n. 15/2005, previa una mera comunicazione all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente (in seguito, semplicemente A.R.T.A.), di prolungare anche nella stagione invernale l’occupazione delle aree oggetto di concessione e mantenere in situ le strutture adibite a servizio dello stabilimento balneare (nella specie, un chiosco bar e relativi annessi).
Con il ricorso si lamentava, inoltre: la contraddittorietà della condotta del Comune, che negli anni precedenti avrebbe autorizzato l’utilizzo del chiosco bar anche nel periodo invernale; la carenza di motivazione; la mancata indicazione dell’interesse pubblico sotteso a una scelta fortemente lesiva dell’interesse privato; la mancata comunicazione di avvio del procedimento.
Il Comune resisteva all’impugnativa del sig. Cataldo rappresentando, in sintesi, quanto segue.
Lo stesso A.R.T.A., nel riscontrare, con la sua nota del 14 febbraio 2012, la comunicazione con cui l’interessato aveva manifestato la propria intenzione di mantenere anche nel periodo invernale il menzionato chiosco bar con i relativi annessi, lo aveva invitato a produrre a supporto dell’istanza “copia della concessione edilizia rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine … e provvedere all’accatastamento delle opere in questione”, in quanto il mantenimento delle opere in situ per tutto l’anno ne avrebbe escluso eo ipso la natura precaria.
La Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, inoltre, con nota del 30 aprile 2012 aveva rappresentato di non aver mai “emesso alcuna autorizzazione in merito all’intera struttura dello stabilimento balneare in oggetto”, precisando che nella specie non sarebbe stato applicabile l’art. 46 della L.R. 17/2004 (silenzio assenso) in quanto le opere si trovavano entro i 150 metri dalla battigia, fascia soggetta ex lege a inedificabilità assoluta in forza dell’art. 15 L.R. n. 78/1976.
Il Comune evidenziava, infine, che la limitazione dell’efficacia temporale degli atti impugnati sarebbe scaturita, nelle more dell’approvazione del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, sia dall’art. 19 delle N.T.A. del vigente P.R.G., che circoscriveva appunto l’impianto di attrezzature strumentali alla balneazione al solo periodo estivo, sia dall’art. 15, lett. a), L.R. n. 78/1976, che escludeva dal generale vincolo di inedificabilità entro la fascia dei 150 metri dalla battigia le sole opere destinate alla “diretta fruizione del mare”, categoria entro la quale il chiosco non sarebbe stato sussumibile in quanto organismo privo di diretta strumentalità con la fruizione del mare.
La domanda cautelare di parte ricorrente veniva respinta dal T.A.R. con ordinanza recante la seguente motivazione: “Ritenuto che, ad una sommaria cognizione, il ricorso non appare assistito da adeguato fumus boni juris avuto riguardo alle articolate deduzioni difensive di cui alla memoria del Comune resistente e, in particolare, al richiamato disposto dell’art. 15, lettera a, della l.r. n. 78/1976 ed alla prospettabilità della destinazione alla diretta fruizione del mare solo relativamente alla stagione estiva”.
Questo C.G.A. riformava però il provvedimento di prime cure con ordinanza del 17 gennaio 2014, osservando che “si manifestano anche sotto il profilo del danno attuale profili di rilevanza per le ragioni del ricorrente che giustificano la richiesta misura cautelare”.
Il ricorrente, infine, dopo aver puntualizzato che “la materia del contendere non verte sulla pacifica legittimità delle opere installate, ma sulla possibilità o meno di mantenerle anche dopo la chiusura della stagione balneare”, insisteva sul proprio “diritto alla destagionalizzazione” assicurato dall’art. 2 L.R. n. 15/2005, da riferirsi “non solo al titolo demaniale, ma anche a quelli relativi ad interessi pubblici concorrenti”.
2 Il Tribunale adìto con la sentenza n. 1015/2015 in epigrafe respingeva il ricorso, reputandolo infondato.
3 Seguiva avverso tale sentenza la proposizione del presente appello da parte del soccombente, che riproponeva le proprie doglianze e sottoponeva a critica gli argomenti con cui il Tribunale le aveva disattese.
Il Comune appellato resisteva all’impugnativa dell’interessato anche nel nuovo grado di giudizio, deducendone l’infondatezza e concludendo per la conferma della sentenza di prime cure.
La domanda cautelare proposta unitamente all’appello trovava accoglimento con ordinanza del 17-18 dicembre 2015.
Il Comune ribadiva le proprie tesi con una successiva memoria, cui faceva riscontro ex adverso uno scritto di replica con il quale l’appellante riprendeva i propri argomenti e contro deduceva alle obiezioni dell’Ente, insistendo per l’accoglimento dell’appello.
Alla pubblica udienza del 16 novembre 2016 la causa è stata trattenuta in decisione.
4 L’appello richiede un preventivo inquadramento in fatto e in diritto della materia del contendere.
5a La controversia, com’è stato già osservato dal Tribunale, verte sulla previsione dell’art. 2 della L.R. n. 15/2005, secondo il quale “La gestione di stabilimenti balneari è consentita per tutto il periodo dell'anno, al fine di svolgere le attività collaterali alla balneazione avvalendosi della concessione demaniale in corso di validità, delle licenze e delle autorizzazioni di cui sono già in possesso per le attività stagionali estive, previa comunicazione di prosecuzione dell'attività all'autorità concedente competente per territorio con l'indicazione delle opere e degli impianti da mantenere installati”.
5b In proposito giova subito ricordare che l’attuale appellante si è avvalso di tale previsione in occasione della propria domanda del 23 dicembre 2008 di autorizzazione di variazioni alla concessione demaniale già assentitagli, come si evince, in particolare, dalla relazione tecnica del 4 marzo 2008 allegata alla domanda (figurante negli allegati all’appello come doc. 6), recante appunto l’enunciazione della “intenzione del committente di proseguire, anche nel periodo invernale, le attività collaterali alla balneazione, quali ristorazione e somministrazione di cibi e bevande, ai sensi dell’art. 2 della L.R. n. 15 del 2005”.
Va dato inoltre atto che l’A.R.T.A. con il proprio provvedimento dell’8 febbraio 2010 risulta avere assentito tale domanda nei termini in cui era stata proposta. Ciò si desume dalla clausola della pag. 2 del provvedimento, che prescrive che “Tutte le strutture situate entro la fascia di 20,00 mt dalla linea di battigia dovranno essere comunque rimosse alla fine della stagione balneare”. La clausola lascia difatti intendere, a contrario, come alcuna rimozione sia dovuta, alla fine della stagione estiva, per le strutture del Lido ubicate a più di 20 metri dalla battigia.
DIRITTO
Con il ricorso di primo grado l’attuale appellante ha impugnato in parte qua due provvedimenti amministrativi emanati dal Comune di Isola delle Femmine, vale a dire:
a) la certificazione di agibilità n. 9 del giorno 11.6.2013, nella parte in cui l'Ufficio Tecnico — III Settore — Urbanistica - Edilizia Privata del Comune di Isola delle Femmine ha imposto, con riferimento allo stabilimento balneare denominato "Lido Miramare" che "... la presente certificazione di agibilità si intende valida per la sola stagione balneare 2013 e comunque fino alla data del 30.9.2013, così come previsto dalla relativa concessione con obbligo di smontaggio delle strutture entro i gg. 15, fatte salve eventuali altre proroghe che l 'A.R.T.A. intenderà rilasciare in forma esplicita e che potrà essere concessa in virtù del relativo provvedimento...;";
b) la precedente autorizzazione edilizia n. 12 del 9.5.2013, notificata 1110.5.2013, con riferimento alla parte in cui lo stesso Ufficio ha disposto con riferimento allo stabilimento balneare "Lido Miramare" che "... a conclusione della stagione balneare, vengano smontate le strutture e ripristinato lo stato dei luoghi entro il termine di gg 15 dalla fine stagione balneare fissata per il 30.09.2013";
L’impugnazione dei due provvedimenti è avvenuta in parte qua poiché il ricorrente si lamenta esclusivamente della violazione dell’articolo 2 della leggere regionale n. 15 del 29 novembre 2005, deducendo che la apposizione di un termine ai detti provvedimenti, non accompagnato da l’esercizio motivato di un potere, viola la norma stessa.
Giova precisare e sottolineare che gli unici provvedimenti impugnati sono quelli citati in epigrafe e altresì che la materia del contendere è stata limitata, sin dal ricorso di primo grado, alla sola legittimità della apposizione di un termine alla dichiarazione di agibilità e dell’ordine di rimozione decorsa la medesima data.
Sono, e sono state sempre, del tutto estranee al presente ricorso le questioni inerenti l’onere del titolare di munirsi o meno di concessione edilizia e di provvedere all’accatastamento delle costruzioni. Altresì estranee al thema decidendum è la eventuale necessità di munirsi della autorizzazione della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, o della localizzazione delle strutture entro i 150 metri dalla riva, di cui all’articolo 15 della legge regionale n. 78 del 1976 o infine dell’avvenuto perfezionamento del silenzio assenso ex articolo 46 della legge regionale n. 17 del 2004 sulla domanda di autorizzazione.
Tali questioni sono state prospettate in sede di difesa dal Comune quali eccezioni, ma non hanno mai trovato ingresso nel corpo dei provvedimenti impugnati né, a maggior ragione, hanno mai costituito la giustificazione e la motivazione degli stessi. Questi hanno esclusivamente recato una temporizzazione stagionale, come d’uso per altro prima della citata legge regionale, alle facoltà del privato ed esattamente sulla legittimità di questa ultima disposizione verte l’intera causa e non altro.
Pertanto, giova ribadire, non afferiscono alla materia del contendere considerazioni spurie circa le valutazioni della soprintendenza, motivazioni di ordine urbanistico o edilizio, il regime definitivo delle concessioni marittime in Sicilia, l’obbligo o meno di munirsi di licenza o permesso di costruire, la durata delle concessioni etc., tutti argomenti incidenter tantum toccati dalle parti e dal Tar ma che, all’evidenza, sono estranei al petitum e alla causa petendi, e che non sono mai stati prospettati nei provvedimenti impugnati.
Sin dai motivi esposti in primo grado, infatti, il ricorrente ha invocato il disposto dell’articolo 2 citato, nella parte in cui opera la così detta destagionalizzazione delle strutture balneari. La norma, giova rammentarlo, riconosce ai concessionari demaniali marittimi di prolungare anche nella stagione invernale l’occupazione delle arre oggetto di concessione e di mantenere le strutture adibite a servizio dello stabilimento balneare (nella specie si tratta di un chiosco bar).
In altri termini, a seguito della sola dichiarazione della volontà di destagionalizzare, l’occupazione del sito demaniale sarebbe sic et simpliciter permessa al concessionario anche nel periodo invernale quale esercizio di un diritto soggettivo perfetto.
In questi rigidi termini la tesi non è pienamente condivisibile, mentre è fondata, come poi si vedrà, con alcune precisazioni.
Come ha osservato convincentemente CGA 10 luglio 2014 n. 408, “Il Collegio ritiene che il problema debba essere risolto nel senso di riconoscere all’amministrazione poteri valutativi delle intenzioni del concessionario, alla luce di apprezzabili interessi pubblici, per le ragioni che seguono, con esclusione quindi di un rifiuto dell’amministrazione che si fondi unicamente sul termine di mantenimento degli impianti, apposto nell’atto di concessione.
Il Collegio, in primo luogo, considera che l’attività del privato si svolge, in forza di un provvedimento di concessione, su un bene pubblico, qual è il lido del mare, che per sua natura, appartenendo al c.d. demanio necessario, è destinato a soddisfare esigenze pubbliche. … Per quanto quindi il concessionario possa godere di tutele della sua attività, soprattutto in termini di durata della medesima, non può ritenersi che egli sia sottratto a ogni potere di intervento dell’amministrazione nel caso in cui i modi di conduzione dell’attività arrechino evidente danno agli interessi tutelati dall’amministrazione e quindi arrechino danno alla collettività. Questi princìpi, che il Collegio ritiene corretti, se da un lato non confliggono con la possibilità riconosciuta al concessionario di mantenere intatte le strutture realizzate in forza della concessione oltre il termine stagionale, portano a ritenere che l’amministrazione possa intervenire quando, in maniera documentata, constati il prodursi di conseguenze nocive per la collettività per negligenze del concessionario stesso.”
Già con questa pronuncia, quindi, il CGA ha ritenuto che sia illegittimo il provvedimento che impone una scadenza temporale per il mantenimento delle strutture, sia pure prevista in provvedimenti amministrativi precedenti, avulsa da una puntuale valutazione degli interessi pubblici alla rimozione, in presenza del contrario disposto del citato articolo 2, il quale per rescriptum principis elide qualsiasi temporalità del mantenimento delle strutture precedentemente recata in provvedimenti amministrativi.
In altri termini, la norma di cui all’articolo 2 permette il mantenimento delle strutture per l’intero anno solare travolgendo qualsiasi temporizzazione precedentemente imposta in via amministrativa, fatto salvo il potere della Amministrazione, nel caso concreto e con motivazione esplicita e puntuale, individuare altre ragioni di interesse pubblico che, a prescindere dalla temporizzazione, rendano indifferibile la rimozione. La ratio, è noto, è quella di permettere lo svolgimento di attività imprenditoriali turistiche e ricreative anche nel periodo invernale e quindi favorire una gestione aziendale non puramente stagionalizzata con tutte le conseguenze negative dal punto di vista di economia aziendale proprie di tali tipi di aziende.
Il Legislatore regionale ha colto l’esistenza di un interesse pubblico concreto alla destagionalizzazione, dato che l’equilibrio dei costi aziendali possibile mediante una migliore utilizzazione, e quindi ammortamento, delle strutture fisse nel periodo invernale permette l’esercizio concorrenziale estivo nei prezzi dei servizi balneari, altrimenti seriamente compromesso dalla mera stagionalità della impresa gravata da costi fissi e organizzativi affrontabili solo con un ridotto tempo di esercizio. Sussiste quindi anche un interesse pubblico a favorire la destagionalizzazione che ridonda a favore anche dei cittadini fruitori del mare.
Tornando al merito del ricorso, quindi, non è condivisibile l’eccezione del Comune per cui la limitazione dell’efficacia temporale degli atti impugnati sarebbe scaturita, nelle more dell’approvazione del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, sia dall’art. 19 delle N.T.A. del vigente P.R.G., che circoscriveva appunto l’impianto di attrezzature strumentali alla balneazione al solo periodo estivo, sia dall’art. 15, lett. a), L.R. n. 78/1976, che escludeva dal generale vincolo di inedificabilità entro la fascia dei 150 metri dalla battigia le sole opere destinate alla “diretta fruizione del mare”, categoria entro la quale il chiosco non sarebbe stato sussumibile in quanto organismo privo di diretta strumentalità con la fruizione del mare.
Sul primo punto, basta ribadire che la limitazione al solo periodo estivo invocata dal Comune è appunto contenuta nelle NTA del P.R.G.C. , vale a dire in un provvedimento amministrativo generale superato e travolto dalla disposizione primaria. Si è detto, e si ribadisce, che l’articolo 2 ha voluto sopprimere qualsiasi limitazione temporale amministrativamente già imposta, ivi comprese quelle scaturenti dal PRGC e dalle NTA..
Sul secondo punto, si osserva che il vincolo di inedificabilità si riferisce alla realizzazione di opere definitive che rechino una modifica permanente del territorio, mentre nella specie si tratta sempre e comunque di opere precarie, destinate a una precisa utilizzazione transeunte, sempre sottoponibili a rinnovate valutazioni degli interessi pubblici, che prescindano dalla più o meno ampia loro temporizzazione.
Infatti, l’interpretazione rigida sopra segnalata, e cioè che l’articolo 2 abbia del tutto obliterato i poteri pubblici di gestione del bene demaniale e del territorio comunale entro il quale il bene è situato individuando un diritto soggettivo perfetto in capo al concessionario, non è del tutto condivisibile, come si accennava. Come ha osservato il CGA nella sentenza citata, residua sempre e comunque la potestà degli organi gestori dei diversi interessi pubblici (demaniali, comunali, paesaggistici, urbanistici etc.) di incidere sulle posizioni giuridiche soggettive del concessionario, ove sussistano motivi di interesse pubblico tali da rendere incompatibile la permanenza delle strutture per motivi ovviamente diversi da quello del mero rispetto della scadenza originariamente fissata dato che questa è stata irrimediabilmente travolta dal disposto dell’articolo 2.
Orbene, nella fattispecie, il petitum del ricorso di primo grado, riproposto in grado di appello, è appunto esclusivamente e semplicemente la dichiarazione di illegittimità della apposizione di una data alla validità della agibilità e alla permanenza delle strutture e quindi del conseguente obbligo di smontaggio, avulsa da una valutazione qualsivoglia degli interessi pubblici danneggiati dalla continuazione dell’attività e della occupazione. In tutta evidenza ciò è esattamente il contrario di ciò che ha voluto il Legislatore regionale, come spiegato, il quale esclude che il solo decorso del tempo sia giustificazione per l’ordine di smontare le strutture.
E’ appena il caso di osservare che i provvedimenti impugnati non contengono altra giustificazione e motivazione che la scadenza del termine già contenuto nel provvedimento di concessione e che le impugnazioni in parte qua riguardano appunto esclusivamente questa apposizione di termine.
Non è condivisibile, quindi, la sentenza impugnata quando ritiene che l’articolo 2 in questione si riferisca esclusivamente all’esercizio delle potestà demaniali e quando dal mantenimento in capo al Comune del potere di gestione del territorio che si esercita mediante le potestà urbanistiche, fa discendere in automatico la legittimità della apposizione del termine per la rimozione.
La questione è in realtà molto più articolata. Il Tribunale si fonda sulla considerazione che la norma regionale, nell’intento di favorire lo sviluppo delle attività turistiche anche oltre il consueto orizzonte temporale, abbia operato un’estensione ex lege dei relativi titoli abilitativi, privando l’autorità preposta al rilascio di tali concessioni del potere di subordinarle a una valutazione discrezionale propriamente intesa. La norma, tuttavia, secondo il TAR sia pure in questa ottica di deprivazione del potere discrezionale, sarebbe, “con ogni evidenza, tesa alla (sola) regolamentazione del potere (regionale) di gestione del demanio marittimo e non pare aver inteso sovrapporsi, torcendola, sull’ordinaria ripartizione della potestà amministrativa in punto di gestione del territorio.”
Sarebbe pertanto “ragionevole … riferire gli effetti dell’art. 2 alle sole deliberazioni dell’autorità cui compete la gestione del demanio marittimo: conseguentemente, la “destagionalizzazione” della concessione demaniale marittima prosciuga (…) lo spatium deliberandi dell’autorità demaniale, ma non determina anche la parallela evaporazione degli altri e diversi presidi autorizzativi (urbanistici, sanitari, ambiental-paesistici) previsti dalla legge ed esclusi dalla “liberalizzazione” proprio perché afferenti (quanto meno anche) ad altri interessi pubblici e (non a caso) attribuiti alla cura di diverse autorità.”
In altri termini, secondo il TAR, la destagionalizzazione riguarderebbe solo il provvedimento di concessione demaniale marittima. Una tale posizione non è condivisibile nella misura in cui circoscrive il superamento dei liniti temporali esclusivamente all’esercizio dei poteri della autorità demaniale e dei relativi provvedimenti autorizzatori, e quindi ritiene ininfluente la norma quanto ai poteri propri del Comune. Infatti, sia la formulazione letterale della norma sia la sua ratio legisconducono a ritenere che essa si riferisca a qualsiasi provvedimento autorizzatorio da qualsiasi autorità emanato relativamente all’esercizio dell’attività in questione.
Sotto il primo profilo letterale, l’espressione “avvalendosi della concessione demaniale in corso di validità, delle licenze e delle autorizzazioni di cui sono già in possesso per le attività stagionali estive …” in tutta evidenza si riferisce a qualsiasi provvedimento ampliativo sia stato emanato nella circostanza per l’esercizio dell’attività in questione, e quindi a qualsiasi termine di scadenza qualunque di essi abbia mai contenuto.
Sotto il secondo profilo, l’obiettivo della legge sarebbe del tutto frustrato se a fronte di un legittimo mantenimento delle strutture dal punto di vista del Demanio, si sovrapponesse una limitazione temporale derivante dall’automatismo della scadenza di provvedimenti non demaniali.
Pur non afferendo alla questione in esame, giova precisare, però, che l’articolo 2 nemmeno produce quella che il TAR chiama con immaginifico linguaggio balneare “evaporazione” o “prosciugamento” totale delle potestà pubbliche di tutti i soggetti competenti alla rimozione dei limiti per l’esercizio di tale attività e l’espansione del diritto di impresa, residuando, come si è detto sopra, comunque i normali poteri pubblici interdettivi ove congruamente fondati su comparazioni di interesse valutate e motivate. E ciò vale, anche, per i poteri esercitati dall’Autorità demaniale, come già posto in luce a suo tempo da CGA 18 settembre 2012, n. 782, la quale da un lato è vincolata al rispetto di una concessione e di una autorizzazione alle opere non più limitate nel tempo, ma dall’altra mantiene pur sempre il potere di valutare “la compatibilità del protrarsi dell’occupazione con gli interessi pubblici coinvolti”.
Ne consegue che i provvedimenti impugnati in primo grado sono illegittimi nella parte in cui limitano ad una scadenza (30 settembre) il riconoscimento dell’agibilità delle strutture balneari destinate alla destagionalizzazione e ne impongono la rimozione dopo tale termine.
Resta impregiudicato, ovviamente, l’esercizio autonomo dei poteri di tutela e interdittivi propri del Comune, e di qualsiasi altro soggetto pubblico dotato di potestà sulla gestione del territorio e dei beni pubblici coinvolti, da esercitarsi nei consueti modi previsti dalla legge e ove ne sussistano i presupposti.
In conclusione l’appello è fondato e va accolto.

P.Q.M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, accoglie l 'appello e, per l'effetto annulla in parte qua i provvedimenti impugnati, nei limiti e nei sensi di cui in motivazione.
Condanna il Comune di Isola delle Femmine al pagamento delle spese, competenze ed onorari dei due gradi del giudizio che liquida in complessivi n€ 4.000,00 (quattromila/00) oltre ad IVA e accessori di legge se dovuti, oltre al rimborso del contributo unificato del primo e secondo grado.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 10 maggio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Claudio Zucchelli, Presidente, Estensore
Giulio Castriota Scanderbeg, Consigliere
Nicola Gaviano, Consigliere
Giuseppe Barone, Consigliere
Giuseppe Verde, Consigliere
 
 
IL PRESIDENTE, ESTENSORE
Claudio Zucchelli
 
 
 
 
 
IL SEGRETARIO