Bertolt Brecht : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”




Non mi piace

pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


2017/03/22

Caso Genchi, M5s presenta mozione all'Ars «Nel 2007 una lettera gli annunciò ritorsioni»

Caso Genchi, M5s presenta mozione all'Ars «Nel 2007 una lettera gli annunciò ritorsioni»



SIMONE OLIVELLI 
CRONACA – I cinquestelle hanno depositato una richiesta per «verificare se sussistano condotte discriminatorie» alla base della sospensione dell'ex dirigente del servizio Tutela dall'inquinamento atmosferico. Che avrebbe pagato lo stop ai mega inceneritori voluti da Cuffaro. Il tutto con una valutazione non valida da parte degli uffici
Che la Regione, pallottoliere alla mano, si decida finalmente a stabilire se 58 è maggiore o minore di 50. A riportare l'attenzione sul caso di Gioacchino Genchi, l'ex dirigente rimosso negli anni passati dal ruolo di responsabile del servizio Tutela dall'inquinamento atmosferico - è il Movimento stelle. Dopo un'interrogazione presentata a Palazzo Madama dalla senatrice Nunzia Catalfo, è il gruppo parlamentare all'Ars ad aver depositato una mozione per impegnare il governo a «disporre un accertamento al fine di verificare se sussistano condotte discriminatorie» e, se così risultasse, annullare «le delibere di giunta anche alla luce delle pronunce a favore del dottor Genchi».
Nell'atto che dovrà essere votato dall'Aula viene ripercorsa la storia del dirigente. Una storia che, nel corso degli anni, ha incrociato il cammino di tre diversi presidenti della Regione: Totò CuffaroRaffaele Lombardo Rosario Crocetta. I tre, secondo Genchi, non avrebbero fatto quanto in loro potere per mettere ordine a una vicenda dai contorni surreali. Tutto ha inizio nel 2007, quando il chimico - oggi in pensione, ma con una disputa aperta con la Regione che comprende una richiesta di risarcimento di mezzo milione di euro - riceve una valutazione apparentemente negativa in merito alla sua attività amministrativa. Il punteggio - pari a 58,01 - fa riferimento all'anno precedente quando, sotto la giunta Cuffaro, Genchi blocca il progetto dei quattro mega-inceneritori che sarebbero dovuti sorgere a Palermo, Casteltermini, Paternò e Augusta. La valutazione, che negli anni successivi verrà pure riconosciuta inferiore a quanto realmente meritato dal dirigente, di per sé non sarebbe negativa, in quanto le norme regionali prevedono che per risultare sufficiente basta avere un punteggio superiore a 50.
Il groviglio aritmetico, però, entra in gioco nel 2009 con Lombardo governatore. È la sua giunta che prende in considerazione la scheda di Genchi. Decidendo una sospensione di quattro anni. Punizione che viene applicata in maniera retroattiva a partire dal 2007 e che va avanti nonostante, qualche tempo dopo, Genchi presenti ricorso straordinario proprio a Lombardo. Con il presidente che lo accoglie e annulla il decreto di revoca. Un atto però che non trova mai applicazione negli uffici. Tutt'altro: nel 2010, durante il Lombardo ter, letteralmente risorge. La grana arriva fino alla elezione di Crocetta, il quale più volte dichiara di non avere competenze sulla vicenda, rimandando le carte agli uffici. Un rimpallo che con il passare degli anni si trasforma in loop
Nel frattempo a Palermo rimane aperto un processo che vede imputati gli ex dirigenti Giovanni ArnoneVincenzo SansonePietro Tolomeo Antonino Maniscalco e l'attuale direttore generale del dipartimento ai Beni culturali Sergio Gelardi, con l'accusa di aver dato una valutazione non idonea. La questione però pare non essere soltanto matematica: «Nello stesso periodo (il 2007, ndr) periodo - si legge nel testo della mozione che i cinquestelle presenteranno all'Ars - una missiva anonima recapitata a casa di Genchi gli preannunciava che, a causa delle mancate concessioni alle emissioni in atmosfera degli inceneritori, sarebbe andato incontro a una lunga serie di atti persecutori». 



Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03557






Atto n. 3-03557 (con carattere d'urgenza) 









Pubblicato il 8 marzo 2017, nella seduta n. 779









CATALFO , GIARRUSSO , SANTANGELO - Ai Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione, per gli affari regionali e dell'interno. -




Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
nel 2006, il dottor Gioacchino Genchi, chimico responsabile del servizio 3 "Tutela dall'inquinamento atmosferico" del Dipartimento territorio e ambiente della Regione Siciliana concludeva con atto di diniego alle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera l'iter istruttorio sui 4 sistemi previsti dal piano di gestione dei rifiuti della Regione che individuava 4 impianti di incenerimento destinati alla chiusura del ciclo dei rifiuti: a Palermo per la Sicilia occidentale; ad Augusta (Siracusa) per la Sicilia sudorientale; a Paternò (Catania) per la Sicilia nordorientale; a Casteltermini (Agrigento) per la Sicilia sudoccidentale;
l'8 gennaio 2007, con anticipo di ben 14 mesi dalla scadenza del contratto di lavoro, veniva revocato l'incarico al dottor Genchi, per tenerlo, da quel momento e per 6 anni e 4 mesi, unico caso senza precedenti e seguenti nella storia dell'amministrazione della Regione Sicilia, senza incarico dirigenziale e senza alcun carico di lavoro;
il 27 giugno 2007 il presidente della Regione, sentito dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, imputava al dottor Genchi di avere bloccato la costruzione dei 4 inceneritori;
nello stesso periodo una missiva anonima recapitata a casa di Genchi gli preannunciava che, a causa delle mancate concessioni alle emissioni in atmosfera degli inceneritori, sarebbe andato incontro ad una lunga serie di atti persecutori, in quanto aveva messo in pericolo operazioni di malcostume politico fonti di illecito profitto;
ad aprile 2008 l'attività lavorativa di Genchi per l'anno 2006 veniva valutata con il punteggio di 58,01, che, seppure rientrante nel range di valutazione positiva, gli precludeva l'assegnazione della cosiddetta indennità di risultato;
il 3 aprile 2009 l'assessore della Regione per il territorio e l'ambiente, Giuseppe Sorbello, riferiva alla Giunta regionale, in modo ad avviso degli interroganti non veritiero, che al dottor Genchi era stata attribuita per l'anno 2006 una valutazione negativa e chiedeva l'irrogazione di sanzioni; senza controllare la veridicità delle affermazioni dell'assessore Sorbello e negando persino l'evidenza "aritmetica" che il punteggio della scheda valutativa (58,01 era maggiore di 49 cioè della soglia minima della valutazione negativa), inibiva il dirigente dal ricoprire incarichi equivalenti al precedente per 4 anni, uno in più dei 3 previsti dalla legge; la Giunta, inoltre, convalidava il decreto della revoca dell'incarico del dottor Genchi pur definendolo "viziato da incompetenza";
il 27 luglio 2009, dopo appena 3 mesi dalla delibera, il presidente della Regione, su parere favorevole dell'Ufficio legislativo e legale della Regione e del Consiglio di giustizia amministrativa, accoglieva il ricorso straordinario del dottor Genchi, annullava la revoca del suo incarico e dava mandato al Dipartimento di dare esecutività al provvedimento, cioè di procedere al reintegro del dirigente nelle sue funzioni di responsabile di Servizio;
nessuno dei dirigenti generali avvicendatisi alla direzione del Dipartimento dava, a parere degli interroganti colpevolmente ed omissivamente, esecutività al decreto presidenziale, lasciando Genchi privo di ogni incarico;
a dicembre 2009, una commissione d'indagine del Dipartimento, istituita a seguito di ripetute richieste del dottor Genchi, accertava che la sua valutazione era stata irregolare per la semplice ragione che il procedimento non si era neppure concluso, poiché erano stati preclusi al dirigente l'informazione, la partecipazione ed il contraddittorio;
a marzo 2010, Genchi chiedeva alla Giunta di annullare in autotutela la precedente delibera basata su presupposti non veritieri anche sotto l'aspetto aritmetico, e che gli accertamenti della stessa amministrazione avevano concluso per l'irregolarità della valutazione, oltre al fatto che, soprattutto, il decreto presidenziale aveva annullato in via definitiva la revoca dell'incarico;
a giugno 2010, incurante di ogni evidenza, la Giunta confermava la precedente delibera, cioè confermava il falso del punteggio 58,01 minore di 49, disconosceva l'irregolarità della valutazione accertata dalla stessa amministrazione, confermava la violazione di legge con cui era stata irrogata al dottor Genchi la sanzione di 4 anni non solo illegittima, ma persino eccedente di un anno il limite di 3 anni previsto per legge e, a giudizio degli interroganti incredibilmente, confermava per esistente il decreto di revoca dell'incarico annullato già da 9 mesi dal decreto del presidente della Regione;
a novembre 2010, a seguito di ripetute richieste del dottor Genchi, l'amministrazione instaurava il contraddittorio che avrebbe dovuto effettuare, secondo legge, 2 anni e 9 mesi prima e concludeva che anche nel merito le contestazioni a lui mosse erano erronee ed infondate;
a dicembre 2011 il Tribunale di Palermo, Sezione lavoro, a conferma degli stessi accertamenti, stabiliva che il punteggio della valutazione doveva essere riconsiderato al di sopra della soglia di 70 punti, cioè del limite per conseguire l'indennità di risultato; l'assessorato veniva condannato a pagare al dottor Genchi l'indennità e le spese processuali;
anche dopo la sentenza del Tribunale del lavoro, Genchi non veniva reintegrato nell'incarico e continuava ad essere tenuto senza alcun carico di lavoro, cioè pagato per non lavorare;
il 30 aprile 2013, a giudizio degli interroganti dopo 6 anni e 4 mesi di ostracismo più bieco e di annientamento lavorativo, Genchi tornava ad essere nominato responsabile di servizio, non presso il Dipartimento ambiente che gli si era opposto pervicacemente per tanti anni e fino all'ultimo, ma al Dipartimento attività sanitarie ed osservatorio epidemiologico, e ad occuparsi di "sicurezza alimentare";
il 1° marzo 2014 Genchi andava in quiescenza per raggiunti limiti d'età;
il 18 febbraio 2015 il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Palermo disponeva il giudizio (il processo è in corso di svolgimento) per gli artefici della valutazione artefatta, cioè i 3 componenti lo staff di valutazione, il dirigente generale pro tempore all'epoca della valutazione e quello in carica nel 2010 alla direzione del Dipartimento territorio e ambiente per il reato previsto e punito dagli artt. 110 e 81 e art. 323, comma 2, del codice penale, per avere abusato del loro ufficio nella procedura di valutazione del dottor Genchi, arrecandogli un danno ingiusto di rilevante gravità, sia per la mancata corresponsione della prevista indennità per il raggiungimento degli obiettivi prefissati sia per la mancata progressione di carriera;
il 19 marzo 2015 Genchi ha chiesto al presidente della Regione di prendere atto che le deliberazioni della Giunta n. 116/2009 e n. 241/2010 erano state adottate sui presupposti falsi e mendaci dell'inesistente valutazione negativa e che esse avevano determinato sanzioni ingiuste e lesive ai suoi danni, persino in violazione dell'art. 40 del contratto collettivo regionale di lavoro della dirigenza; la delibera n. 241/2010, addirittura, aveva convalidato la revoca dell'incarico dirigenziale del 2007, già annullato in via definitiva da 10 mesi con decreto presidenziale del 2009. Pertanto, ha richiesto di procedere, in autotutela, al loro annullamento;
dal 19 marzo 2015 si è assistito a un rimando di competenze tra la segreteria della Giunta, il presidente della Regione e la Giunta stessa, l'assessore per il territorio e l'ambiente, il suo capo di gabinetto ed il dirigente generale del Dipartimento, su chi avrebbe dovuto valutare che il punteggio di 58,01 corrispondesse a valutazione positiva o negativa, cioè se il punteggio di 58,01 fosse maggiore (valutazione positiva) o minore (valutazione negativa) di 49;
come si legge in un estratto sul blog "libera isola delle femmine" del 18 febbraio 2017, il 14 maggio 2015 il dirigente generale del Dipartimento ambiente, incaricato dalla Giunta regionale di procedere alla valutazione aritmetico-amministrativa del 58,01 e 49 concludeva che «È da ritenersi evidente ed indiscutibile l'asserzione che il punteggio di 58 costituisce una valutazione senza demerito, ovvero non negativa, poiché non inferiore a 50 punti»;
il 15 giugno 2015, tuttavia, il presidente della Regione comunicava al dottor Genchi che la Giunta, nella seduta del 7 giugno, in conformità ad un imprecisato parere dell'Avvocatura dello Stato, aveva ritenuto l'inopportunità, in atto, di pronunciarsi al riguardo, non rispettando, quindi, l'indiscutibile asserzione citata e rimettendo in discussione se 58,01 fosse maggiore o minore di 50;
l'11 settembre 2015 il dirigente generale cambiava idea sulla valutazione aritmetica ed evidenziava alla Giunta "l'opportunità di astenersi, al momento, da qualsiasi iniziativa relativa ai provvedimenti finora emessi nei confronti del dr. Genchi";
il 14 settembre 2015 la Giunta recepiva le conclusioni del dirigente generale;
il 17 novembre 2015 il responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza, più volte sollecitato da Genchi ad intervenire sui fatti, comunicava che, dopo approfondita istruttoria, aveva trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica di Palermo;
l'11 febbraio 2016 la Corte d'appello del Tribunale di Palermo rigettava il ricorso dell'Assessorato per il territorio e l'ambiente avverso la sentenza del Tribunale del lavoro, confermava le ragioni del dottor Genchi e condannava nuovamente l'amministrazione al pagamento delle spese processuali;
il 7 giugno 2016 la Giunta regionale, senza prendere in considerazione la sentenza della Corte d'appello che, in ogni caso, come quella del Tribunale del lavoro, non attiene alla questione della falsità delle delibere sulla valutazione, bensì se al dottor Genchi spettasse o meno l'indennità di risultato, decideva ancora una volta, su parere dell'Avvocatura dello Stato e prima ancora dell'Ufficio legislativo e legale, di non assumere decisioni;
considerato che:
l'inibizione di anni 4 dal ricoprire incarichi equivalenti a quello revocato è stata inflitta ad avviso degli interroganti in contraddizione con quanto previsto dall'art. 40 del vigente contratto collettivo regionale di lavoro dell'area della dirigenza che prevede che, in casi analoghi, la stessa non debba essere superiore a 3 anni;
a quanto risulta, le schede di valutazione non recano in calce le firme dei dirigenti preposti violando, di fatto, i principi del giusto procedimento, di imparzialità e di trasparenza;
in particolare, "il Fatto Quotidiano" del 7 gennaio 2017 riporta che «La discutibile "sanzione", applicata per la prima volta (e mai più da allora), è stata decisa con una velocità da fare invidia. Titoli professionali, carriera, impegno lavorativo, immagine personale, di colpo tutto azzerato. Discorso chiuso? Affatto, perché nella fretta è sfuggito alla giunta Lombardo un importante dettaglio. Il funzionario, infatti, non aveva riportato alcuna valutazione negativa rispetto all'attività svolta. La soglia minima per "bocciare" un dipendente è fissata a quota 50 punti, mentre a Genchi era stata assegnata una valutazione di 58,01: in pratica mancavano i presupposti legali a supporto dell'incredibile sanzione inibitoria, per il semplice fatto che il dipendente non aveva demeritato neanche nel punteggio che gli era stato assegnato dai suoi superiori. Tutto risolto dunque? Ma neanche per idea. Iniziano gli immancabili ricorsi. Due commissioni di verifica interne danno ragione a Genchi. Lo stesso governatore accoglie il ricorso straordinario e "annulla" la revoca dell'incarico.»;
considerato infine che a parere degli interroganti, quanto evidenziato dimostrerebbe che il dirigente sarebbe stato destinatario di una serie di provvedimenti e condotte vessatorie da parte dei massimi vertici politici della Giunta regionale ed amministrativi del Dipartimento territorio e ambiente succedutisi nel tempo, di cui non si ha memoria di analoghi precedenti, oggettivamente volti ad estrometterlo dalle rilevanti funzioni dirigenziali ricoperte,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non ritengano necessario attivarsi, per quanto di rispettiva competenza, affinché venga disposto un accertamento al fine di verificare se sussistano condotte discriminatorie nei confronti del dirigente e, in tale ipotesi, siano annullate le delibere di Giunta anche alla luce delle citate pronunce a favore del dottor Genchi e la descritta violazione dell'art. 40 del contratto collettivo regionale di lavoro.
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00029066.htm
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00029174.htm
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00029106.htm
http://liberaisoladellefemmine.blogspot.it/2017/02/cuffaro-genchi-pellerito-e-i-4.html
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/07/sicilia-sullisola-la-matematica-e-relativa-lo-strano-caso-del-dottor-genchi/3299042/


Sicilia, “sull’isola la matematica è relativa: lo strano caso del dottor Genchi”
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Lino Buscemi

Nella Sicilia dei paradossi può succedere, anche, che si apra, nelle sedi istituzionali della Regione e dintorni, un’ incredibile quanto oziosa disputa, a suon di carte e pareri, attorno ad un singolare dilemma aritmetico. Vero è che nella terra di ArchimedeEmpedocleGorgia e Pirandello, nulla è certo e tutto è relativo, ma con l’aritmetica non si scherza. Non c’è partita. Non si può, avventatamente, andare contro la logica, l’evidenza, l’inoppugnabile. A meno che , sprovvisti di buon senso, pur di fare un torto a qualcuno, si cerca di confondere le acque insinuando dubbi pur di arrecare danni al prossimo. Ne sa qualcosa il dottor Gioacchino Genchi (solo omonimo del noto ex poliziotto ndr), già dirigente chimico della Regione, che da quasi 8 anni impatta contro il muro di gomma, fatto di alchimie numerico-amministrative, di governi e burosauri della Regione che rifiutano di riconoscere – e non siamo su Scherzi a parte- che 58 è un punteggio maggiore di 50. Ma andiamo con ordine. Genchi, inflessibile dirigente , è stato per anni il responsabile dell’Ufficio Tutela dall’inquinamento atmosferico ed ha avuto il gravissimo torto di essersi messo contro l’uso del pet coke come combustibile, contro le aziende che fabbricavano laterizi con i fanghi di risulta industriali, contro i miasmi della distilleria più grande d’Europa e, imperdonabile, di avere stoppato, a quanto sembra, l’affaire miliardario degli inceneritori previsto dal piano rifiuti adottato dalla giunta di Totò Cuffaro, l’ex governatore poi condannato definitivamente per favoreggiamento alla mafia .
Ad aprile del 2009 la giunta presieduta da Raffaele Lombardo – condannato per concorso esterno a Cosa nostra, ma solo in primo grado – infligge a Genchi 4 anni (uno in più del massimo previsto dalla leggi) di inibizione dall’incarico ricoperto per avere riportato una “valutazione negativa” con riferimento all’attività svolta nel 2006 ( l’anno dello stop agli inceneritori). La discutibile “sanzione”, applicata per la prima volta (e mai più da allora), è stata decisa con una velocità da fare invidia. Titoli professionali, carriera, impegno lavorativo, immagine personale, di colpo tutto azzerato. Discorso chiuso? Affatto, perché nella fretta è sfuggito alla giunta Lombardo un importante dettaglio.  Il funzionario, infatti, non aveva riportato alcuna valutazione negativa rispetto all’attività svolta. La soglia minima per “bocciare” un dipendente è fissata a quota 50 punti, mentre a Genchi era stata assegnata una valutazione di 58,01: in pratica mancavano i presupposti legali a supporto dell’ incredibile sanzione inibitoria, per il semplice fatto che il dipendente non aveva demeritato neanche nel punteggio che gli era stato assegnato dai suoi superiori. Tutto risolto dunque? Ma neanche per idea. Iniziano gli immancabili ricorsi. Due commissioni di verifica interne danno ragione a Genchi. Lo stesso governatore accoglie il ricorso straordinario e “annulla” la revoca dell’incarico. Il Tribunale del lavoro condanna l’amministrazione, dopo avere accertato che anche il punteggio (58,01) era artefatto e frutto di contestazioni infondate. La Corte d’appello conferma la condanna (siamo ad oltre 20 mila euro), mentre i 5 artefici della cosiddetta valutazione farlocca finiscono sotto processo (attualmente in corso).
Il lettore penserà: ma con questa mole di vittorie in tribunale, nel frattempo Genchi sarà stato reintegrato. E le delibere false annullate. Ma quando mai. Nel Palazzo “resistono” con il silenzio, perché non sanno che pesci pigliare. Intanto, arriva il governatore Crocetta che, come è noto, in quanto a propositi rivoluzionari non è secondo a nessuno. Genchi gli scrive e chiede, con garbo, di prendere formalmente atto che per aritmetica elementare 58,01 ( già giudicato fasullo) è maggiore di 50 e, dunque, di annullare la delibera che attesta il fatto. Negli uffici presidenziali si interrogano: chi deve attestare se 58,01 è maggiore di 50 ? Inizia quindi un incredibile balletto istituzionale e burocratico. La segreteria della Giunta declina la competenza ( è priva di un matematico?), seguita a ruota dalla giunta di governo. Ma Crocetta – l’ha più volte dimostrato nelle sue ripetute e sussultorie apparizioni televisive da Giletti – è uno che sui problemi “spinosi” è subito disponibile a metterci una croce sopra. Lampo di genio, la croce, anzi il Croce, ce l’ha in Giunta, è il dottor Croce Maurizio, assessore all’Ambiente. Quale migliore occasione d’incaricare costui a sbrogliare la matassa? Per la verità un alto funzionario, ovvero il Dirigente generale dell’Ambiente aveva già formalmente attestato che 58,01,poiché maggiore di 50, corrisponde a valutazione positiva.
Dopo un momento di meditazione, però, anche l’assessore Croce ha avuto una brillante idea: decise, nientemeno, di formulare, non una, ma addirittura due richieste di parere: la prima all’Avvocatura dello Stato e l’altra all’ufficio legislativo della Regione. Vista la rilevanza della questione il nostro avrà pensato che solo i giureconsulti dello Stato e della Regione, sarebbero stati in grado di dipanarla. Che dire? Il sospetto che si voglia “menar il can per l’aia”, è più che legittimo. Ma a che pro? E con quali risultati? Il commissario dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, informato da Genchi, allarga le braccia, riscontra “ gravi carenze “ nella trasparenza degli atti della Regione, ma non ha margini d’intervento perché “la richiesta attiene al raggiungimento di un obiettivo personale” ( sic!). Logico dunque che il dottor Genchi, frattanto, più ostinato di prima, abbia trasferito la vicenda al palazzo di Giustizia, perché, presume, ci sarebbero tutti gli elementi necessari per avviare l’azione penale. Vedremo. Finisce qui, per ora, il pirandelliano racconto che, si è certi, non finirà di riservare altri colpi ad effetto. Ma c’è quanto basta per comprendere, al di là del caso specifico e delle abusate quanto ipocrite frasi di circostanza, che il diritto, le regole e la trasparenza, nei Palazzi del potere e in alcuni uffici della Regione diretti da cortigiani senza scrupoli, somigliano sempre più a fastidiosi ingombri da tenere a bada per non disturbare i manovratori di turno e i loro indicibili interessi.
*di Lino Buscemi



2011 21 DICEMBRE SENTENZA 6455 2011 GIUDICE
DEL LAVORO PAOLA MARINO OPPOSIZIONE DECRETO INGIUNTIVO PAGAMENTO DELLA
RETRIBUZIONE DI RISULTATO ANNO 2006 PROVE SEMPLIFICAZIONE INTRODUZIONE
CONFERENZA SERVZI CON IL VENIR MENO DEL PARE CPTA COME AVVOCATURA DELLO STAT N
54661 27 OTTOBRE 2006 ASSESSORATRO CONDANNATO AL RICONOSCIMENTO INDENNITA DI
RISULTATO A GENCHI GIOACCHINO








GENCHI
2016 SENTENZA APPELLO 178 2016 CRON 678 RGA 2013 CONFERMA SENTENZA CAUSA LAVORO
6455 2011 VALUTAZIONE




ANZA'
2015 SENTENZA 5307 CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE A FAVORE DI GENCHI GIOACCHINO PROCEDIMENTO
3392 2008 GIUDICE MARLETTA UDIENZA 2 11 2011








ANZA', CATALFO, GENCHI GIOACCHINO, GIARRUSSO, M5S, Sansone, SANTANGELO, SENATO ATTO ISPETTIVO, TOLOMEO, CROCETTA,LOMBARDO,CUFFARO,LE JENE,PELLERITO,INCENERITORI,ITALCEMENTI,BERTOLINO





GENCHI GIOACCHINO IL DIRIGENTE ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE REGIONE SICILIA Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03557



Caso Genchi, M5s presenta mozione all'Ars «Nel 2007 una lettera gli annunciò ritorsioni»



ARNONE, Bertolino, CROCETTA, CUFFARO, GENCHI, INCENERITORI, ITALCEMENTI, Lombardo, M5S, MANISCALCO, PELLERITO, Sansone,SENATO,ATTO ISPETTIVO,MOZIONE,ARS TOLOMEO, VERACE,

2017/03/16

'Tangenti, controlli omessi e favori' Indagine sui rifiuti, tutte le accuse Home › Cronaca › RIFIUTI CONNECTION: 14 arresti Coinvolti funzionari I NOMI OPERAZIONE PIRAMIDE RIFIUTI CONNECTION: 14 arresti Coinvolti funzionari I NOMI

 "Tangenti, controlli omessi e favori"  Indagine sui rifiuti, tutte le accuse



di 





I fatti contestati nell'indagine sulla discarica di Melilli. RIFIUTI CONNECTION: 14 arresti 

 


CATANIA – Prima dell'incontro nel lussuoso hotel Baia Verde di Catania, Carmelo Paratore, figlio di Nino, indagato per traffico di rifiuti, preleva “cinque” e “dieci”. L'appuntamento – secondo quanto risulta dalle intercettazioni che Livesicilia è in grado di rivelare in esclusiva - è con il funzionario regionale Gianfranco Cannova, in ballo ci sono questioni burocratiche che valgono milioni e milioni di euro, la sopravvivenza di una discarica lievitata – secondo la magistratura – al suon di tangenti e adesso in grado di smaltire, in barba a qualunque disposizione legislativa e grazie alla corruzione di funzionari, Rup e commissari ad acta, un affare succulento: lo smaltimento di rifiuti pericolosi. Comprese le ceneri dell'Ilva.



Da un lato ci sono due imprenditori, accusati di essere vicini a Cosa nostra, Carmelo e Nino Paratore, con un lungo elenco di pentiti che hanno ricostruito anche i più piccoli dettagli delle loro presunte relazioni pericolosissime, dall'altro l'assessorato territorio e Ambiente, crocevia di soldi e funzionari “distratti”.






Come sia riuscita quella discarica di Melilli, comune che sorge a ridosso del polo petrolchimico più grande d'Europa, a diventare un'immensa cloaca per lo smaltimento di rifiuti tossici, alla luce del sole, gli investigatori dei carabinieri e gli uomini del Gico della guardia di finanza, ritengono di essere riusciti a capirlo.






Il cuore “burocratico” dell'inchiesta sta tutto dentro l'assessorato regionale Territorio e ambiente, al centro del troncone sul traffico illecito di rifiuti aggravato dal favoreggiamento alla mafia: numerosi i funzionari regionali indagati. Innanzitutto, una vecchia conoscenza della Procura di Catania, Gianfranco Cannova, già arrestato per corruzione nell'inchiesta sulla discarica di Motta S. Anastasia, stavolta inquisito come Rup del procedimento di rilascio dell'Autorizzazione integrata ambientale alla Cisma, società di gestione della discarica di rifiuti speciali. Indagato anche Giuseppe Latteo, dirigente dell'Unità operativa rifiuti fino al 31 dicembre 2015 e Mauro Verace, dirigente generale del servizio Via – Unità operativa rifiuti fino al 30 giugno 2016, nominato commissario ad acta dal Tar proprio per un procedimento sulla discarica inquisita e Natale Zuccarello, dirigente del servizio Via – unità operativa rifiuti fino al 2013, tutti in forza all'assessorato regionale territorio e ambiente della Regione Sicilia. Tutti sono accusati di aver organizzato all'interno della discarica di Melilli, di pertinenza della Cisma Ambiente Spa, “la gestione e lo smaltimento abusivo di ingenti quantità di rifiuti”.






Per dare un'idea del meccanismo, degno di un film di Ficarra e Picone, negli assessorati regionali non sarebbe stato depositato neanche il progetto esecutivo per l'ampliamento della discarica. Altro che snellimento della burocrazia. In quella discarica sono finite 350mila tonnellate di rifiuti anche pericolosi non provenienti dalla provincia di Siracusa, come voleva il decreto dell'assessorato regionale datato 2007. Attraverso una falsa attestazione, i rifiuti sarebbero stati sottoposti a una finta stabilizzazione, con un trattamento “mai validato” dal Cnr di Roma; in pratica miscelavano rifiuti pericolosi e non pericolosi, con calce e cemento, utilizzando un apposito codice CER, che rappresenta il 50% dei rifiuti smaltiti a Melilli. Le intercettazioni fanno rabbrividire: tonnellate di ceneri tossiche vengono miscelate col piglio di una casalinga improvvisata.






I rifiuti sarebbero stati accatastati ampliando l'area di stoccaggio e violando i provvedimenti di AIA e VIA. Mentre venivano abbancati, si sollevavano polveri che finivano nei terreni circostanti. In discarica, secondo l'indagine, finivano anche liquidi contenuti in fusti. Ad analizzare tutto ci pensava un laboratorio non proprio indipendente, ovvero quello della Siram amministrata da Antonino Paratore e di proprietà della stessa discarica. La miscelazione dei rifiuti pericolosi avveniva all'esterno, con un impianto mobile di triturazione, alcuni di questi finivano direttamente nell'inceneritore realizzato a due passi dalla salina della rada di Augusta e gestito dalla Gespi. I codici in mano degli investigatori comprendono “ceneri pesanti e scorie contenenti sostanze pericolose”, “rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi” e molto altro. Se il progetto autorizzato prevedeva tre pozzi per la raccolta del percolato, in realtà ne esistevano solo due, la capienza della discarica lievitava grazie a sponde impermeabilizzate e muretti.






In tutto questo, i funzionari “consentivano alla Cisma Spa la gestione illecita di tonnellate di rifiuti, omettendo di provvedere al rispetto delle prescrizioni contenute nei provvedimenti di VIA e di AIA ed emettendo, contemporaneamente, autorizzazioni in palese violazione di legge”.






Per esempio Gianfranco Cannova, Natale Zuccarello e Giuseppe Latteo avrebbero omesso, dal 2007, di diffidare la discarica, pena la decadenza dell'autorizzazione, al rispetto delle prescrizioni regionali. Per le irregolarità esistenti, avrebbero dovuto chiudere gli impianti: nessun deposito del progetto esecutivo adeguato alle prescrizioni del decreto regionale di Via; aree di stoccaggio in luoghi diversi da quelli autorizzati, realizzazione di tre capannoni al posto di quattro; la presenza di pozzi, uno irriguo e uno potabile in prossimità dell'impianto.






Paolo Plescia, direttore tecnico dell'impianto di trattamento dei rifiuti di contrada Bagali dal maggio 2012, direttore tecnico della Siram Srl e ricercatore del Cnr di Roma, avrebbe fornito il proprio contributo per redigere uno studio sulla “apparente stabilizzazione” dei rifiuti trattati dalla Cisma.






I sopralluoghi di Arpa e Provincia? Inutili. Natale Zuccarello, Giuseppe Latteo e Gianfranco Cannova nonostante le irregolarità accertate, sono accusati, in assenza di un apposito rapporto istruttorio e di un nuovo procedimento di Valutazione impatto ambientale, di aver autorizzato l'aumento delle quantità di rifiuti da trattare “determinando un raddoppio delle emissioni nocive”.






Mauro Verace è indagato per aver modificato il decreto VIA del 2006 abrogandone un punto e consentendo così il conferimento alla Cisma Spa di rifiuti non provenienti dall'Ato Siracusa. Senza una nuova procedura di VIA, avrebbe autorizzato un ulteriore invaso nella discarica che ne raddoppiava la capacità fino a un milione di metri cubi. Per farlo, il dirigente regionale avrebbe sostenuto che l'ampliamento fosse uno stralcio di un progetto generale già approvato in precedenza.






Cannova è accusato di aver ricevuto soldi in contanti dai Paratore, in cambio avrebbe “disapplicato” alcune prescrizioni. Anche Mario Corradino, funzionario dell'assessorato Infrastrutture e mobilità, sfruttando le proprie relazioni con i funzionari A. P., S. P. e D. A. e con i funzionari del ministero dell'Ambiente, si sarebbe fatto consegnare “denaro in contanti per migliaia di euro”.


RIFIUTI CONNECTION: 14 arresti Coinvolti funzionari I NOMI OPERAZIONE PIRAMIDE RIFIUTI CONNECTION: 14 arresti  Coinvolti funzionari I NOMI





Articoli di Antonio Condorelli e Laura Distefano



Blitz dei carabinieri. Sequestro da 50 milioni della Guardia di Finanza.



CATANIA - L'ombra della mafia sulla discarica che ha accolto il polverino dell'Ilva a Siracusa. Rapporti con i clan catanesi, secondo le ipotesi della magistratura e un'intesa con Gianfranco Cannova, funzionario regionale di primo piano, già accusato di corruzione nell'inchiesta sulla discarica di Motta S. Anastasia e Mauro Verace, già consulente della Procura di Siracusa per il caso Cisma, poi commisario ad acta della procedura di ampliamento e dirigente regionale del dipartimento acqua e rifiuti. Sono 14 gli arrestati dell'operazione Piramide portata avanti dai carabinieri e dal Gico della Guardia di Finanza di Catania. Un'inchiesta in cui è stato fondamentale l'apporto del Nucleo Operativo Ecologico di Catania.

I NOMI - Antonino Paratore, Carmelo Paratore, Salvatore Grillo, Giuseppe Verderame, Gianfranco Cannova, Rup del procedimento, Salvatore Salafia, dirigente del Comune di Melilli, Simone Piazza, tutti e 7 finiti ai domiciliari. Salvatore D'Amico, Agata Di Stefano, Antonino Di Vincenzo, Maurizio Cottone, Amara Giuseppe, Amara Giovanni e Mauro Verace sono agli arresti domiciliari. Nel registro degli indagati altri tre soggetti per cui è stata emessa una misura interdittiva da parte del Gip.

LE ACCUSE - A vario titolo, gli arrestati sono accusati di traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina, con l'aggravante del metodo mafioso, usura, corruzione, falso commesso dal pubblico ufficiale e traffico di influenze illecite. Verace nella qualità di commissario ad Acta del Tar di Catania, è accusato di aver "violato il proprio mandato inserendo nel decreto una modifica alla Valutazione di impatto ambientale senza avere titolo e consentendo di conseguenza alla Cisma Ambiente Spa di ricevere e gestire rifiuti provenienti da aree diverse della provincia di Siracusa"

L'INFILTRAZIONE - Tre anni di indagini, l'audizione di numerosi collaboratori di giustizia, cimici e appostamenti. Gli uomini dei carabinieri e gli investigatori del Gico hanno lavorato a lungo per ricostruire la fitta rete dei rapporti che sarebbero alla base dell'espansione della discarica Cisma. Nel mirino della magistratura sono finiti Antonino e Carmelo Paratore, proprietari della discarica di Siracusa che ha accolto il polverino dell'Ilva, che sarebbero in contatto con il boss Maurizio Zuccaro "per i quali agivano quali prestanome", avrebbero "realizzato enormi guadagni derivanti dalla gestione e dal trattamento illecito di tonnellate di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale.

RELAZIONI PERICOLOSE -  Nino Paratore e il figlio Carmelo avrebbero intrattenuto rapporti "ininterrotti - scrivono gli inquirenti - sicuramente dal 2010", con alcune consorterie mafiose, rappresentando e curando gli interessi di Cosa nostra catanese. Già da tempo la Guardia di Finanza - come espone nel dettaglio il comandante Roberto Manna - aveva esitato un'informativa da cui si evinceva la "conclamata intestazione fittizia del lido Le Piramidi", stabilimento balneare frequentato dai parenti dell'ergastolano santapaoliano Maurizio Zuccaro. Insomma "era un luogo di reinvestimento delle attività mafiose", spiega ancora Manna.

IL PETROLIO - Nel 2012 gli inquirenti indagano sul processo di raffinazione del petrolio che avviene nel complesso petrolchimico siracusano, il più grande d'Europa. "Si accertava - scrivono i magistrati coordinati da Carmelo Zuccaro - che la principale società  nel trattamento e smaltimento dei catalizzatori esausti e quindi non più rigenerabili, era proprio la Cisma Ambiente Spa, con sede legale a Melilli".

IL SISTEMA - I magistrati indagano sul colosso dei rifiuti guidato da Antonino Paratore, che si sarebbe avvalso di alcuni "soggetti di fiducia": Agata Distefano, Salvatore D'Amico, Paolo Plescia, Maurizio Cottone e Antonio Di Vincenzo. Determinante la "connivenza" con alcuni funzionari regionali "deputati al rilascio delle autorizzazioni, che gestivano in modo illecito tonnellate di rifiuti realizzando ingenti guadagni e inquinando gravemente l'ambiente circostante". Gli inquirenti ritengono che "i suddetti funzionari avevano nel tempo fornito il proprio contributo criminale, omettendo per anni di attivarsi, sebbene informati dagli organi di controllo della condotta della Cisma che, all'interno del sito, operava in assoluto disprezzo dei provvedimenti autorizzativi e della normativa ambientale".

PARLANO GLI INVESTIGATORI - Traffico d'influenza: è il reato contestato a un dirigente dell'assessorato alle Infrastrutture e alla mobilità della Regione Siciliana dalla Procura di Catania nell'ambito dell'inchiesta 'Piramidi' per gestione e traffico illecito di rifiuti in una discarica di Melilli, nel Siracusano. Carabinieri del comando provinciale di Catania e del Noe gli hanno notificato un'informazione di garanzia e un avviso a comparire davanti al procuratore Carmelo Zuccaro e al sostituto Raffaella Vinciguerra. "Era il contatto della società dei Paratore a Palermo - sottolinea il procuratore Zuccaro - il 'facilitatore' delle pratiche e degli iter burocratici". Non è tra i destinatari del provvedimento cautelare perché non ci sono prove di passaggio di denaro o di benefici diretti, e il reato non prevede la custodia cautelare. Certo è che alla Regione Siciliana la Procura di Catania non ha trovato alcuni progetti che dovevano essere depositati per autorizzare la piena operatività della discarica di Melilli. Tra le irregolarità ambientali emerse dagli accertamenti dei carabinieri del Noe, secondo l'accusa, anche la triturazione indifferenziata dei rifiuti, compresi quelli speciali, che venivano poi inviati a un inceneritore. "Bruciando - ha spiegato il sostituto Raffaella Vinciguerra - veniva emessa diossina". La guardia di finanza di Catania, che da tempo aveva avviato indagini sul noto stabilimento balneare Le Piramidi di Catania, che secondo la Procura sarebbe un'operazione di riciclaggio degli ingenti proventi da attività illecite commesse con la discarica, hanno sequestro sei società per 50 milioni di euro. Oltre al lido anche quelle che gestivano e trattavano i rifiuti. "Adesso - ha commentato il procuratore Zuccaro - abbiamo fermato lo scempio, che era stato segnalato dalla società civile mentre noi già indagavamo, e, con la nomina degli amministratori giudiziari, tutto rientrerà nell'alveo della norma".

L'AMPLIAMENTO DELLA DISCARICA - Nel 2007 una conferenza di servizi stabilisce che alla Cisma possono arrivare solo i rifiuti della provincia di Siracusa. In barba a questa disposizione, spiegano i magistrati Raffaella Vinciguerra e Giuseppe Sturiale, grazie alla corruzione, arrivavano i rifiuti provenienti da molte parti di Italia. I rifiuti arrivavano alla Cisma, venivano triturati senza rispettare le prescrizioni ambientali, poi venivano trasferiti alla Gespi che gestisce l'inceneritore di Augusta e ricevevano un codice di rifiuto diverso: in pratica venivano declassati e, secondo le ipotesi degli inquirenti, durante questa fase veniva emessa diossina. La discarica Cisma originariamente ospitava 500mila tonnellate di rifiuti che sono lievitate fino a 1,3milioni. L'ampliamento è finito nel mirino della procura di Siracusa e Mauro Verace, nominato consulente, ha sostenuto che fosse tutto regolare. Per questo è indagato con l'accusa di falso.

LE INDAGINI CONTINUANO - Il procuratore Zuccaro conferma che sono in corso indagini in "altri settori investigativi, come la filiera del trasporto dei rifiuti tossici per verificare il ruolo degli altri enti coinvolti (come i porti, ndr) e stiamo valutando l'impatto ambientale delle condotte illecite".

IL SEQUESTRO - Gli uomini del Gico della Finanza hanno sequestrato le quote della  Cisma Ambiente Spa, Paradivi Servizi Srl, Siram srl e del lido Le Piramidi, riconducibili a Antonino e Carmelo Paratore. Sequestrate anche le quote riconducibili a Giuseppe e Giovanni Amara della Gespi, "in rapporti di affari con la famiglia Paratore". La Gespi è un colosso attivo nel settore dell'ambiente, che gestisce il sistema di incenerimento del porto di Augusta.

L'ESTORSIONE - Salvatore Grillo è accusato di usura nei confronti del gestore della pizzeria Al Tubo di Acicastello. Grillo si sarebbe fatto consegnare, dal gestore del locale, assegni per 30mila euro, "quale corrispettivo di una serie di prestiti di 23.600 euro". Il tasso, superiore al 10%, ha fatto configurare il reato di usura. A Grillo viene contestato anche il reato di estorsione per l'ottenimento dei soldi. Giuseppe Verderame, Simone Piazza sono accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso, perché avrebbero costretto Giuseppe Grasso, titolare della pizzeria Al Tubo a versare 200 euro al mese per avere la "protezione".

Intanto il presidente Crocetta annuncia provvedimenti: "Saranno immediatamente sospesi i funzionari della Regione coinvolti nello scandalo sul traffico di rifiuti pericolosi nel catanese scoperto dai carabinieri e dalla Dda di Catania ai quali vanno il ringraziamento e le congratulazioni mie personali e dell'intero governo per il grande lavoro di pulizia che stanno facendo - dice. Non ci troviamo di fronte alla semplice corruzione ma a un danno alla salute dei cittadini e dell'ambiente - aggiunge - Non faremo sconti, i funzionari saranno sospesi nelle more della procedura di licenziamento".

Sulle conseguenze dell'inchiesta interviene anche Giuseppe Patti, siracusano, responsabile nazionale legalità dei Verdi: "Crocetta - esordisce Patti - dovrebbe sospendere se stesso, non solo i funzionari che in alcuni casi figurano in altre indagini. Sulla Cisma ci avevamo visto giusto già due anni fa, quando emerse il problema del Polverino Ilva tanto che avevamo sostenuto  che se non fosse stato rifiuto pericoloso per lo meno era torbido". "Esigiamo chiarimenti - aggiunge l'ambientalista aretuseo - sia dal presidente Crocetta che dal ministro Galletti e non ultimo dai commissari governativi dell'Ilva, per aver dato credito a una società più volte finita sotto la lente di ingrandimento della Dia. Al procuratore Zuccaro - conclude Patti - esprimiamo tutta la nostra gratitudine per il lavoro svolto"



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