Bertolt Brecht : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”




Non mi piace

pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


2013/07/08

ISOLA DELLE FEMMINE ISPEZIONE REGIONE ENTI LOCALI A. PROVENZANO 26 OTTOBRE 1997 SINDACO BOLOGNA STEFANO ARCH ALBERT GIOVANNI LICENZE EDILIZIE ILLEGITTIME

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ALBERT,BOLOGNA,1994,1982,1983,1998,ZANGHI',MANNINO,A PROVENZANO,LICENZE ILLEGITTIME, PUCCIO,BARBERI,GIAMBRUNO,PORTOBELLO,AIELLO ,RAPPA ROCCO,SIINO LUCIDO,USTICANO,PAGANO COSIMO,SCAFIDI

1978 16 MARZO VIA FANI ROMA IL RAPIMENTO DI ALDO MORO 2018 17 MAGGIO LETTERE DI ALDO MORO DALLA PRIGIONIA 1978 18 MAGGIO

IL CASO MORO

Il sequestro Moro, gli uomini delle Brigate Rosse, le falsità del potere


Sono stati – e sono destinati a restare – i 55 giorni più misteriosi dell’intera storia dell’Italia repubblicana. Ancora oggi, a distanza di più di vent’anni, soltanto rievocare il caso Moro vuol dire preparasi ad entrare in un ramificato tunnel di segreti e interro- gativi, di domande senza risposta e di inconfessabili trame. Il tempo che corre non solo ci allontana dalla completa verità sulla strage di via Fani, la lunga detenzione di un uomo politico di primo piano e la sua orrenda fine, ma rende tutto più complesso. Il trascorrere degli anni che sempre più ci fa apparire lontano quel tragico evento, anziché semplificare il quadro di insieme della vicenda, tende ad aggiungere nuovi tasselli ad un mosaico che appare ormai infinito. Aldo Moro, presidente della DC, per almeno vent’anni personaggio centrale della politica italiana, viene sequestrato da un commando delle Brigate Rosse il 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, alla vigilia del voto parlamentare che – per la prima volta dal 1947 – sancisce l’ingresso del partito comunista nella maggioranza di governo. Per rapirlo la sua scorta, composta da cinque uomini, viene sterminata. Il gruppo armato che s’impadronisce di Moro afferma di volerlo processare, per processare  tutta  la Democrazia Cristiana, forse addirittura non rendendosi conto di aver gettato sulla scena politica nazionale una bomba ad alto potenziale. I 55 giorni in cui Moro sarà detenuto in un “carcere del popolo” apriranno infatti una serie di enormi contraddizioni in seno all’intera classe politica italiana, mentre i brigatisti finiranno col dimostrarsi – con i loro documenti miopi e vetusti – completamente avulsi dalla realtà storica del paese.

La fine di Moro è nota: il 9 maggio 1978 Mario Moretti, capo dell’organizzazione armata, lo ucciderà, “eseguendo la sentenza”, così come scritto nell’ultimo comunicato delle BR. Quel colpo di pistola, con tanto di silenziatore, risulta assordante ancora oggi.

L’ULTIMA DI ALDO MORO ALLA FAMIGLIA

Tratta dal film “Piazza delle cinque lune” di Renzo Martinelli



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L’ULTIMA TELEFONATA DELLE BRIGATE ROSSE 

Audio originale della telefonata di Valerio Morucci al prof. Franco Tritto

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CRONOLOGIA DI UN DRAMMA LUNGO 55 GIORNI



16 marzo: Alle 9,15 un commando di brigatisti rossi tendono un agguato in via Mario Fani ad Aldo Moro, presidente della Dc. L’uomo politico sta recandosi a Montecitorio per il dibattito sulla fiducia al quarto governo Andreotti, il primo con l’aperto sostegno del Pci.
L’agguato è fulmineo. In pochi istanti i brigatisti uccidono i due carabinieri che sono a bordo dell’auto di Moro (Domenico Ricci e Oreste Leonardi) e i tre poliziotti dell’auto di scorta (Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi). L’on. Moro viene caricato a forza su una Fiat 132 blu.
Poco dopo, con una telefonata all’ANSA, le Br rivendicano l’azione.
Alle 10 il Presidente della Camera Pietro Ingrao sospende la seduta.
Alle 11,05, Cgil, Cisl e Uil proclamano lo sciopero generale. Manifestazioni si svolgono in tutta Italia.
Alle 12,46 riprendono i lavori alla Camera. Il governo Andreotti ottiene la fiducia alle 20,35: votano a favore Democristiani, comunisti, socialisti repubblicani, socialdemocratici, demonazionali e sinistra indipendente. Contro liberali, missini e demoproletari. Si astengono gli altoatesini della Volkspartei. Nella notte anche il Senato vota la fiducia.

18 marzo: Con una telefonata al Messaggero le Br fanno trovare il ”Comunicato n.1”, che contiene la foto di Moro e annuncia l’inizio del suo ”processo”.

19 marzo: Dalla finestra del suo studio, papa Paolo VI lancia il suo primo appello per la liberazione di Moro.

20 marzo: Durante il processo contro le Br in corso a Torino, il nucleo storico dell’organizzazione rivendica la responsabilità politica del sequestro.

21 marzo: Il governo vara un decreto antiterrorismo.

23 marzo: Il PCI approva la linea della “non trattativa” con le Brigate rosse.

25 marzo: A Torino, Roma, Milano e Genova le Br fanno trovare il “Comunicato n.2”: “Il processo continua”.

29 marzo: Il “comunicato n. 3″ delle Br ha come allegato una copia della lettera al ministro dell’Interno Francesco Cossiga in cui Moro dice di trovarsi ”sotto un dominio pieno e incontrollato” e accenna alla possibilità di uno scambio. I brigatisti scrivono di averla resa nota perché “nulla deve essere nascosto al popolo”.

30 marzo: La direzione DC decide di respingere ogni forma di trattativa.

2 aprile: Nuovo appello, durante l’Angelus, di Paolo VI. Si svolge vicino a Bologna la famosa quanto incredibile ”seduta spiritica”, alla quale partecipa Romano Prodi, nel corso della quale emerge il nome “Gradoli”.

4 aprile: Arriva il “Comunicato n. 4”, con copia della lettera al segretario della Dc Benigno Zaccagnini.

6 aprile: Le Br fanno pervenire alla moglie di Moro una lettera in cui il presidente Dc la invita a far pressioni contro la linea della fermezza.

7 aprile: Il quotidiano Il Giorno pubblica una lettera indirizzata da Eleonora Moro al marito in cui si dissocia dalla “linea dura”. Il segretario della DC Zaccagnini in tv ribadisce: ”nessuno scambio”.

8 aprile: la polizia intercetta una lettera di Moro alla moglie.

10 aprile: Le Br recapitano il ”comunicato n.5” e una lettera di Moro al sen. Paolo Emilio Taviani, che contiene forti critiche per il destinatario.

15 aprile: Il ”Comunicato n.6” annuncia la fine del ”processo popolare” e la condanna a morte di Aldo Moro.

17 aprile: Amnesty International offre la sua mediazione. Il segretario dell’Onu Kurt Waldheim lancia il suo primo appello per la liberaqzione di Moro.

18 aprile: grazie ad una stranissima infiltrazione d’acqua, viene fatto scoprire un appartamento in via Gradoli 96 dove le Brigate Rosse hanno allestito un loro covo. A Roma viene trovato il ”comunicato n.7” in cui si annuncia l’avvenuta esecuzione di Moro e l’abbandono del corpo nel Lago della Duchessa. Il comunicato è falso: a preparalo, in maniera grossolana, è stato probabilmente Tony Chicchiarelli, un falsario con legami nella ”banda della Magliana”.

20 aprile: Le Br fanno trovare il vero ”Comunicato n.7” a cui e’ allegata una foto di Moro ritratto con una copia di ”Repubblica” del 19 aprile. Zaccagnini riceve una lettera in cui Moro lo rimprovera della sua ”intransigenza”.

21 aprile: La direzione della DC ribadisce la ”linea dura”, ma la famiglia Moro le chiede di accettare le condizioni delle Br. La direzione del PSI, invece, all’unanimità, si dice favorevole alla trattativa.

22 aprile: Nujovo appello di Paolo VI agli ”uomini delle Brigate rosse” perché liberino Moro ”senza condizioni”.

24 aprile: Il ‘Comunicato n.8′ delle Br chiede in cambio della vita di Moro la liberazione di 13 Br detenuti, tra cui Renato Curcio. Zaccagnini riceve un’altra lettera di Moro, che chiede funerali senza uomini di Stato e politici.

25 aprile: Nuovo appello di Kurt Waldheim alle Brigate rosse.
29 aprile: lettere di Moro sono recapitate al presidente della Repubblica Leone, del Senato Fanfani, della Camera Ingrao, nonché a Craxi, Piccoli, Pennacchini, Dell’ Andro, Andreotti e Tullio Ancora.

30 aprile: Moretti telefona a casa Moro e dice che solo un intervento di Zaccagnini, immediato e chiarificatore, può salvare la vita del presidente Dc.

2 maggio: Craxi indica a Zaccagnini i nomi di due terroristi ai quali si potrebbe concedere la grazia per motivi di salute.

5 maggio: Andreotti ripete il ”no alle trattative”. Un’ora dopo arriva il ”Comunicato n. 9”: ”Concludiamo la battaglia cominciata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro e’ stato condannato”. Sarà l’ultimo comunicato dei sequestratori. Ultima lettera di Moro alla moglie: ”… mi hanno detto che tra poco mi uccideranno. Cara Norina, ti bacio per l’ultima volta”.

8 maggio: Il presidente del Senato Fanfani viene incaricato di fare un discorso ”aperto alla trattativa” durante la direzione DC del 9 maggio.

9 maggio: In via Michelangelo Caetani (a meta’ strada tra la sede della DC e quella del PCI), nel portabagagli di una Renault R4 rossa, viene fatto trovare il corpo senza vita di Moro. Il presidente democristiano è stato ucciso poco prima a colpi di pistola da Mario Moretti nel garage di via Montalcini, il covo usato dai brigatisti come ”prigione del popolo”.



I COMUNICATI DELLE BRIGATE ROSSE Durante il sequestro Moro


Durante i 55 giorni del sequestro Moro le Brigate rosse recapitarono nove comunicati con i quali, assieme alla Risoluzione della Direzione Strategica (cioè il massimo organo della formazione armata) cercarono di spiegare il significato e gli obiettivi di una simile azione, certamente fino a quel momento la più clamorosa messa in atto dal maggior gruppo lottarmatista italiano. A proposito del senso politico da dare alla strage di via Fani e alla prigionia di Moro, in tutti questi anni la tesi prevalente è stata la seguente: le Brigate rosse attaccano Moro e la Democrazia Cristiana per impedire ciò che invece accadrà poche ore dopo il sequestro dell’uomo politico, ossia la formazione di un governo che – per la prima volta dal 1947 – ha il pieno appoggio dei comunisti. Un’interpretazione – questa sì gratuitamente dietrologica – che oltre a sopravvalutare le “menti politiche” dell’organizzazione, apre la porta ad ulteriori analisi, tutte tendenti a dimostrare, quantomeno, che le Br erano un gruppo politico eterodiretto. Quantomeno una formazione che – anche se agiva per proprio conto – veniva lasciata fare e soprattutto veniva indirizzata da “menti occulte”. Un’attenta lettura dei documenti brigatisti, invece, permette di escludere questa sofisticazione comportamentale delle Br. Le Brigate rosse uccidono gli uomini della sua scorta e rapiscono Moro per mettere in piedi un clamoroso processo alla Dc, un “processo popolare” che, fin da tempi della strage di piazza Fontana, è nelle corde e nelle aspettative di tutta una vasta area politica alla sinistra del Pci. Che Moro (con Andreotti) fosse l’artefice di un riavvicinamento del Pci all’area di governo, dopo un lungo parcheggio di questa forza politica di massa nella zona del consociativismo, è un elemento che aggrava le responsabilità della Democrazia cristiana nel progetto di ristrutturazione del capitalismo. E che come tale va colpita nel suo massimo vertice: il presidente della Dc Aldo Moro appunto. Il dato sconcertante – e che ridimensiona le capacità politiche delle Br – sta nel fatto che solo a sequestro avvenuto l’organizzazione armata capisce quali contraddizioni, senza volerlo, è riuscita a scatenare nel quadro politico nazionale. E’ da quel momento che le Br non sanno più che pesci prendere e non vedono l’ora di liberarsi di un ostaggio dal cui “processo”, oltretutto, hanno saputo cogliere poco o nulla. Ecco perché i contenuti di quello che viene impropriamente chiamato “il memoriale Moro” (ossia i verbali dei suoi lunghi interrogatori) non saranno mai resi noti (come invece promesso), ma scoperti e fatti scoprire a pezzi mancanti e in due tranches, a distanza di anni. Sarà proprio nella gestione del “memoriale Moro” che le Br si comporteranno come un gruppo strumentalizzabile ed eterodiretto. Quelli che pubblichiamo di seguito sono i nove comunicati delle Brigate rosse durante i 55 giorni del sequestro Moro.

I MISTERI DEL CASO MORO


Cinque diversi procedimenti giudiziari con più di una decina di sentenze, una sesta inchiesta avviata (“Il Moro sesties“); i particolareggiati racconti dei brigatisti rossi (“pentiti” o dissociati); il lungo lavoro di una commissione parlamentare d’inchiesta (la commissione Moro); l’impegno di un altro organismo parlamentare (la commissione stragi); almeno una ventina di libri. Eppure l’ombra di Aldo Moro continua a muoversi nelle segrete stanze del potere con il suo fardello di misteri, di punti non chiariti, di dubbi ed interrogativi.

Anche se il tempo passa e ci allontana sempre più da quei tremendi 55 giorni, il caso Moro continua a rappresentare il nodo dei nodi dei misteri d’Italia. Sommersi dallo stillicidio di notizie – spesso contraddittorie – che da quasi un quarto di secolo ci vengono propinate con ossessiva regolarità, è sempre più facile giungere ad una conclusione: nell’affaire Moro la volontà di attacco allo Stato di un manipolo di terroristi si è perfettamente intrecciata con la capacità di quello stesso Stato di gestire l’intera, tragica vicenda a proprio vantaggio. A distanza di tanti anni ancora non sappiamo: quanti brigatisti parteciparono all’assalto di via Fani; se tra loro ci fossero elementi esterni; se quell’attacco fu, in qualche modo, teleguidato; dove Moro fu custodito; cosa effettivamente il prigioniero raccontò ai suoi secondini; chi decise effettivamente di ucciderlo e, soprattutto, perché; che fine hanno fatto “le rivelazioni integrali” (il famoso memoriale Moro).

Non sappiamo neppure se quella delle forze dell’ordine chiamate a liberare il prigioniero fu solo clamorosa inefficienza oppure occulta connivenza con i sequestratori. Sappiamo però che sia gli uomini dei servizi segreti, sia quelli della P2 nel caso Moro ebbero un ruolo per certi versi determinante.

In questa pagina raccoglieremo, di volta in volta, i tanti enigmi del caso Moro tuttora irrisolti e alcune loro possibili interpretazioni.

Un contributo a capire ciò che ancora oggi, in molti, non vorrebbero farci capire.











I MISTERI DEL COVO DI VIA MONTENEVOSO. Il valzer del memoriale di aldo Moro


L’audizione davanti alla commissione stragi è avvenuta il 23 maggio 2000, ma è passata praticamente del tutto inosservata. Una notizia d’agenzia, qualche trafiletto nelle pagine interne dei giornali e nulla più. Eppure in quell’audizione – che MISTERI D’ITALIA pubblica qui sotto integralmente – il colonnello dei carabinieri Umberto Bonaventura(che morirà, improvvisamente, il 7 dicembre 2002 all’età di 55 anni) rivela particolari del tutto nuovi su una delle vicende più oscure del caso Moro: la scoperta, il 1 ottobre 1978, a neppure cinque mesi dall’assassinio dello statista democristiano, del famoso covo di via Monte Nevoso a Milano dove fu trovato (ma solo in parte) il memoriale del presidente della Dc, in pratica le sue”confessioni” alle Brigate rosse? Cominciamo con il chiederci chi era Umberto Bonaventura. Sì, è stato proprio colui che gestì per 17 giorni – ufficialmente all’insaputa del magistrato milanese Ferdinando Pomarici – il “pentito” Leonardo Marino, l’accusatore di Adriano Sofri e compagni per l’omicidio Calabresi.

Bonaventura, che ha fatto parte della famigerata divisione Pastrengo piena di piduisti e che guidò l’irruzione nel covo BR agli ordini del gen. Dalla Chiesa, quel giorno aveva ammesso candidamente davanti alla commissione stragi che i documenti rinvenuti il 1 ottobre 1978 nell’appartamento vennero portati fuori dal covo prima che li vedesse il magistrato. Gli stessi documenti furono fotocopiati ed inviati al gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa e gli originali riportati nell’appartamento. Solo allora venne redatto il verbale.

Di fronte alla gravità di queste affermazioni, il presidente della commissione stragi, il sen. Giovanni Pellegrino, ha commentato: “Se io fossi stato al posto del magistrato mi sarei molto incavolato”.

Di fronte alla veemente reazione di Pellegrino, Bonaventura, quel 23 maggio 2000, si era giustificato per quell’insolita procedura, affermando che sulla sua parola poteva garantire che nulla era stato tolto a quella documentazione. Eppure oggi abbiamo la netta percezione che, con ogni probabilità, proprio le parti del memoriale Moro furono usate per ricatti politici incrociati. Evidentemente il col. Bonaventura in quella occasione non deve essersi reso conto della gravità delle cose da lui dette. Anche perché il covo di via Monte Nevoso, in questo modo, diventa sempre di più il covo dei misteri. Sapete, infatti, chi era il magistrato che – secondo Pellegrino – avrebbe dovuto imbestialirsi e forse non lo fece? Sempre lui, il dott. Pomarici.

Ma non è finita. Quei documenti che Bonaventura trattò come fossero roba sua, erano, infatti, solo una parte del vero memoriale Moro. La parte più importante e politicamente rilevante – com’è noto – venne infatti ritrovata ben 12 anni dopo, dietro un tramezzo, sotto una finestra dello stesso appartamento, da un ignaro operaio che stava procedendo alla ristrutturazione dei locali.

Sapete cosa disse il solito dott. Pomarici quando nel 1978 qualcuno avanzò il dubbio che quel memoriale non fosse completo e che forse l’appartamento non era stato frugato a dovere? Rispose: “I carabinieri hanno scarnificato il covo di via Monte Nevoso, mattonella per mattonella”.

Una “scarnificazione” fatta male, visto che dietro un tramezzo i carabinieri non avevano guardato.

I carabinieri di Bonaventura non avevano “scarnificato” a dovere oppure si erano limitati a non dirlo al dott. Pomarici? Il dubbio è legittimo.

Insomma Bomaventura nel 1978 fotocopia i documenti, ad uso – quale uso? – di Dalla Chiesa, ma non lo dice a Pomarici.
Bonaventura, sempre nel 1978, “scarnifica” il covo di via Monte Nevoso, ma non lo fa tanto bene e comunque non rivela questa non accuratezza a Pomarici.
Ancora Bonaventura, dieci anni dopo, nel 1988, “gestisce” per 17 giorni il “pentito” Marino, ma non lo dice a Pomarici.
Che razza di rapporto c’è stato, per anni, tra Bonaventura e Pomarici?
Resta poi il mistero di Dalla Chiesa che riceve (perchè?) documenti in fotocopia che poi (ma come mai?) finiscono su OP, il giornale diretto da Mino Pecorelli.

I PROCESSI. 6 inchieste 23 sentenze. Il caso Moro nelle aule dei tribunali.


Sei inchieste (di cui una ancora aperta) 23 sentenze, una serie di indagini ancora in corso. Si racchiude in queste cifre la vicenda giudiziaria del caso Moro apertasi il 16 marzo 1978 in via Fani con il sequestro dell’on. Aldo Moro e la strage dei cinque uomini della sua scorta.
Il primo punto e a capo del lunghissimo iter giudiziario – per la verità ancora non conclusosi – viene messo dalla corte d’assise di Roma, presieduta da Severino Santiapichi, che il 24 gennaio 1983 condanna all’ergastolo 32 brigatisti rossi. Ma i tasselli che mancano alla piena comprensione di quanto è accaduto in quei 55 giorni del sequestro del presidente della DC sono ancora molti e non tutte le lacune sono state colmate dai risvolti giudiziari della vicenda.
Per una comprensione di quanto la magistratura ha potuto fare pubblichiamo di seguito le principali sentenze che hanno cadenzato, in questi anni, l’episodio forse più cruciale, in qualche modo il vero crocevia dei misteri d’Italia.

IL PROCESSO MORO TRE  IL PROCESSO MORO QUATTRO IL PROCESSO MORO CINQUE

1) A Eleonora Moro (recapitata il 29 marzo) Mia carissima Noretta, Desidero farti giungere nel giorno di Pasqua, a te ed a tutti, gli auguri più fervidi ed affettuosi con tanta tenerezza per la famiglia ed il piccolo in particolare. Ricordami ad Anna che avrei dovuto vedere oggi. Prego Agnese di farti compagnia la notte. Io discretamente, bene alimentato ed assistito con premura. Vi benedico, invio tante cose care a tutti e un forte abbraccio. Aldo 
2) A Nicola Rana (recapitata il 29 marzo) Carissimo Rana Le rivolgo il più affettuoso pensiero e La ringrazio tanto per quel che ha fatto e fa a sostegno della mia famiglia e mio. Ed ecco che ancora ho bisogno di Lei in un momento cruciale. Le accludo una lettera da far pervenire a mia moglie ed ai miei, dei quali non so nulla. E poi ancora una lettera sul caso politico da portare nelle proprie mani del Ministro Cossiga e con la comprensibile immediatezza. La mia idea e speranza è che questo filo, che cerco di allacciare, resti segreto il più a lungo possibile, fuori da pericolose polemiche. Ciò vuol dire che la risposta, o una prima risposta, quando verrà, non dovrebbe passare per i giornali, ma per una lettera o comunicazione a Lei pervenuta dal Ministro. Si concorderà poi come inoltrarla. Presupposto di tutto è che non vi sia sorveglianza alcuna presso la Sua portineria già dalla prima volta. Il Ministro verbalmente, dovrebbe impegnarsi a bloccare ogni sorveglianza nel corso dell'operazione. E' chiaro che un incidente farebbe crollare tutto con danno incalcolabile. Grazie tante e i più affettuosi saluti. Suo Aldo Moro 
3) A Francesco Cossiga (recapitata il 29 marzo) Caro Francesco, mentre t'indirizzo un caro saluto, sono indotto dalle difficili circostanze a svolgere dinanzi a te, avendo presenti le tue responsabilità (che io ovviamente rispetto) alcune lucide e realistiche considerazioni. Prescindo volutamente da ogni aspetto emotivo e mi attengo ai fatti. Benché non sappia nulla né del modo né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento, è fuori discussione - mi è stato detto con tutta chiarezza - che sono considerato un prigioniero politico, sottoposto, come Presidente della D.C., ad un processo diretto ad accertare le mie trentennali responsabilità (processo contenuto in termini politici, ma che diventa sempre più stringente). In tali circostanze ti scrivo in modo molto riservato, perché tu e gli amici con alla testa il Presidente del Consiglio (informato ovviamente il Presidente della Repubblica) possiate riflettere opportunamente sul da farsi, per evitare guai peggiori. Pensare quindi fino in fondo, prima che si crei una situazione emotiva e irrazionale. Devo pensare che il grave addebito che mi viene fatto, si rivolge a me in quanto esponente qualificato della DC nel suo insieme nella gestione della sua linea politica. In verità siamo tutti noi del gruppo dirigente che siamo chiamati in causa ed è il nostro operato collettivo che è sotto accusa e di cui devo rispondere. Nella circostanza sopra descritta entra in gioco, al di là di ogni considerazione umanitaria che pure non si può ignorare, la ragione di Stato. Soprattutto questa ragione di Stato nel caso mio significa, riprendendo lo spunto accennato innanzi sulla mia attuale condizione, che io mi trovo sotto un dominio pieno ed incontrollato, sottoposto ad un processo popolare che può essere opportunamente graduato, che sono in questo stato avendo tutte le conoscenze e sensibilità che derivano dalla lunga esperienza, con il rischio di essere chiamato o indotto a parlare in maniera che potrebbe essere sgradevole e pericolosa in determinate situazioni. Inoltre la dottrina per la quale il rapimento non deve recare vantaggi, discutibile già nei casi comuni, dove il danno del rapito è estremamente probabile, non regge in circostanze politiche, dove si provocano danni sicuri e incalcolabili non solo alla persona, ma allo Stato. Il sacrificio degli innocenti in nome di un astratto principio di legalità, mentre un indiscutibile stato di necessità dovrebbe indurre a salvarli, è inammissibile. Tutti gli Stati del mondo si sono regolati in modo positivo, salvo Israele e la Germania, ma non per il caso Lorenz. E non si dica che lo Stato perde la faccia, perché non ha saputo o potuto impedire il rapimento di un'alta personalità che significa qualcosa nella vita dello Stato. Ritornando un momento indietro sul comportamento degli Stati, ricorderò gli scambi tra Breznev e Pinochet, i molteplici scambi di spie, l'espulsione dei dissidenti dal territorio sovietico. Capisco che un fatto di questo genere, quando si delinea, pesi, ma si deve anche guardare lucidamente al peggio che può venire. Queste sono le alterne vicende di una guerriglia, che bisogna valutare con freddezza, bloccando l'emotività e riflettendo sui fatti politici. Penso che un preventivo passo della S. Sede (o anche di altri? di chi?) potrebbe essere utile. Converrà che tenga d'intesa con il Presidente del Consiglio riservatissimi contatti con pochi qualificati capi politici, convincendo gli eventuali riluttanti. Un atteggiamento di ostilità sarebbe una astrattezza ed un errore. Che Iddio vi illumini per il meglio, evitando che siate impantanati in un doloroso episodio, dal quale potrebbero dipendere molte cose. I più affettuosi saluti. Aldo Moro 
4) A Eleonora Moro (non recapitata) 27-3-78 Mia Carissima Noretta, vorrei dirti tante cose, ma mi fermerò alle essenziali. Io sono qui in discreta salute, beneficiando di un'assistenza umana ed anche molto premurosa. Il cibo è abbondante e sano (mangio ora un po' più di farinacei); non mancano mucchietti di appropriate medicine. Puoi comprendere come mi manchiate tutti e come passi ore ed ore ad immaginarvi, a ritrovarvi, ad accarezzarvi. Spero che anche voi mi ricordiate, ma senza farne un dramma. E' la prima volta dopo trentatré anni che passiamo Pasqua disuniti e giorni dopo il trentatreesimo di matrimonio sarà senza incontro tra noi. Ricordo la chiesetta di Montemarciano ed il semplice ricevimento con gli amici contadini. Ma quando si rompe così il ritmo delle cose, esse, nella loro semplicità, risplendono come oro nel mondo. Per quanto mi riguarda, non ho previsioni né progetti, ma fido in Dio che, in vicende sempre tanto difficili, non mi ha mai abbandonato. Intuisco che altri siano nel dolore. Intuisco, ma non voglio spingermi oltre sulla via della disperazione. Riconoscenza e affetto sono per tutti coloro che mi hanno amato e mi amano, al di là di ogni mio merito, che al più consiste nella mia capacità di riamare. Non so in che forma possa avvenire ma ricordami alla Nonna. Cosa capirà della mia assenza? Cose tenerissime a tutti i figli, a Fida col marito, ad Anna col marito ed il piccolino in seno, ad Agnese, a Giovanni, ad Emma. Ad Agnese vorrei chiedere di farti compagnia la sera, stando al mio posto nel letto e controllando sempre che il gas sia spento. A Giovanni, che carezzo tanto, vorrei chiedessi dolcemente che provi a fare un esame per amor mio. Ogni tenerezza al piccolo di cui vorrei raccogliessi le voci e qualche foto. Per l 'Università prega Saverio Fortuna di portare il mio saluto affettuoso agli studenti ed il mio rammarico di non poter andare oltre nel corso. Ricordami tanto a fratelli e cognati ed a tutti gli amati collaboratori. A Rana in particolare vorrei chiedere di mantenere qualche contatto col Collegio e di ricordarmi a tutti. Mi dispiace di non poter dire di tutti, ma li ho tutti nel cuore. Se puoi, nella mia rubrichetta verde, c'è il numero di M.L. Familiari, mia allieva. Ti prego di telefonarle di sera per un saluto a lei e agli amici Mimmo, Matteo, Manfredi e Giovanna, che mi accompagnano a Messa. Ed ora alcune cose pratiche. Ho lasciato lo stipendio al solito posto. C'è da ritirare una camicia in lavanderia. Data la gravidanza ed il misero stipendio del marito, aiuta un po' Anna. Puoi prelevare per questa necessità da qualche assegno firmato e non riscosso che Rana potrà aiutarti a realizzare. Spero che, mancando io, Anna ti porti i fiori di giunchiglie per il giorno delle nozze. Sempre tramite Rana, bisognerebbe cercare di raccogliere 5 borse che erano in macchina. Niente di politico, ma tutte le attività correnti, rimaste a giacere nel corso della crisi. C'erano anche vari indumenti da viaggio. Ora credo di averti stancato e ti chiedo scusa. Non so se e come riuscirò a sapere di voi. Il meglio è che per risponderne brevemente usi giornali. Spero che l'ottimo Giacovazzo si sia inteso con Giunchi. Ricordatemi nella vostra preghiera così come io faccio. Vi abbraccio tutti con tanto tanto affetto ed i migliori auguri. Vostro Aldo 
P.S. Accelera la vendita dell'appartamentino di nonna, per provvedere alle necessità della sua malattia.
5) A Benigno Zaccagnini 1 (recapitata il 4 aprile) Caro Zaccagnini, scrivo a te, intendendo rivolgermi a Piccoli, Bartolomei, Galloni, Gaspari, Fanfani, Andreotti e Cossiga ai quali tutti vorrai leggere la lettera e con i quali tutti vorrai assumere le responsabilità, che sono ad un tempo individuali e collettive. Parlo innanzitutto della D.C. alla quale si rivolgono accuse che riguardano tutti, ma che io sono chiamato a pagare con conseguenze che non è difficile immaginare. Certo nelle decisioni sono in gioco altri partiti; ma un così tremendo problema di coscienza riguarda innanzitutto la D.C., la quale deve muoversi, qualunque cosa dicano, o dicano nell'immediato, gli altri. Parlo innanzitutto del Partito Comunista, il quale, pur nella opportunità di affermare esigenze di fermezza, non può dimenticare che il mio drammatico prelevamento è avvenuto mentre si andava alla Camera per la consacrazione del Governo che m'ero tanto adoperato a costituire. E' peraltro doveroso che, nel delineare la disgraziata situazione, io ricordi la mia estrema, reiterata e motivata riluttanza ad assumere la carica di Presidente che tu mi offrivi e che ora mi strappa alla famiglia, mentre essa ha il più grande bisogno di me. Moralmente sei tu ad essere al mio posto, dove materialmente 
 1 Di questa lettera esiste anche un’altra versione, mai recapitata, che fu rinvenuta nel covo di via Montenevoso nel 1990. Il testo di questa versione (in minuta) differisce da quello recapitato solo in alcuni passaggi che verranno modificati e resi più sfumati, meno duri. 

sono io. Ed infine è doveroso aggiungere, in questo momento supremo, che se la scorta non fosse stata, per ragioni amministrative, del tutto al disotto delle esigenze della situazione, io forse non sarei qui. Questo è tutto il passato. Il presente è che io sono sottoposto ad un difficile processo politico del quale sono prevedibili sviluppi e conseguenze. Sono un prigioniero politico che la vostra brusca decisione di chiudere un qualsiasi discorso relativo ad altre persone parimenti detenute, pone in una situazione insostenibile. Il tempo corre veloce e non ce n'è purtroppo abbastanza. Ogni momento potrebbe essere troppo tardi. Si discute qui, non in astratto diritto (benché vi siano le norme sullo stato di necessità), ma sul piano dell'opportunità umana e politica, se non sia possibile dare con realismo alla mia questione l'unica soluzione positiva possibile, prospettando la liberazione di prigionieri di ambo le parti, attenuando la tensione nel contesto proprio di un fenomeno politico. Tener duro può apparire più appropriato, ma una qualche concessione è non solo equa, ma anche politicamente utile. Come ho ricordato in questo modo civile si comportano moltissimi Stati. Se altri non ha il coraggio di farlo, lo faccia la D.C. che, nella sua sensibilità ha il pregio di indovinare come muoversi nelle situazioni più difficili. Se così non sarà, l'avrete voluto e, lo dico senza animosità, le inevitabili conseguenze ricadranno sul partito e sulle persone. Poi comincerà un altro ciclo più terribile e parimenti senza sbocco. Tengo a precisare di dire queste cose in piena lucidità senza avere subìto alcuna coercizione della persona; tanta lucidità almeno, quanta può averne chi è da quindici giorni in una situazione eccezionale, che non può avere nessuno che lo consoli, che sa che cosa lo aspetti. Ed in verità mi sento anche un po' abbandonato da voi. Del resto queste idee già espressi a Taviani per il caso Sossi ed a Gui a proposito di una contestata legge contro i rapimenti. Fatto il mio dovere d'informare e richiamare, mi raccolgo con Iddio, i miei cari e me stesso. Se non avessi una famiglia così bisognosa di me, sarebbe un po' diverso. Ma così ci vuole davvero coraggio per pagare per tutta la D.C. avendo dato sempre con generosità. Che Iddio v'illumini e lo faccia presto, com'è necessario. Affettuosi saluti Aldo Moro 
6) A Eleonora Moro (recapitata, forse, il 6 aprile) Carissima Noretta, se gli uomini saranno ancora una volta buoni con me, dovrebbero pervenirti questo saluto caro e le connesse indicazioni, le quali sono date per mia relativa tranquillità. Una risposta, se possibile, coprirebbe meglio l'inevitabile solitudine (almeno due righe dì messaggio per giornale). Ma se questo non è possibile, io mi consolo immaginando, ricordando, ripercorrendo gli itinerari, che ora si scoprono splendidi, della nostra vita, spesso tanto difficile, di ogni giorno. Vi abbraccio tutti e vi benedico. E voi pure fatelo per me, senza però turbarvi. La giovinezza ha il dono della fermezza e di un po’ di alternativa. lo poso gli occhi dove tu sai e vorrei che non dovesse mai finire. Naturalmente nulla alla stampa o a chiunque di quel che scrivo. Un grande abbraccio per tutti. Aldo 

7) A Eleonora Moro (recapitata il 6 aprile) Sono intatto e in perfetta 7-4-19782 lucidità. Non è giusto dire che non so[no] più capace Urge Mia Carissima Noretta, questi fogli che ti accludo sono tutti, a loro modo, importanti e li dovrai leggere perciò con la dovuta attenzione. Ma è questo quello più urgente ed importante, perché riguarda la mia condizione che va facendosi sempre più precaria e difficile per l'irrigidimento totale delle forze politiche ad un qualche inizio di discorso su scambi di prigionieri politici, tra i quali sono anch'io. Non so se tu hai visto bene i miei due messaggi (altrimenti li puoi chiedere subito a Guerzoni). E' da quelli che bisogna partire, per mettere in moto un movimento umanitario, oggi nelle Camere assolutamente assente malgrado le loro tradizioni. Solo Saragat ed un po' i socialisti hanno avuto qualche debole cenno a motivi umanitari. Degli altri nessuno ed in ispecie la D.C. cui avevo scritto nella persona di Zaccagnini e di altri esponenti: ricordando tra l'altro a Zaccagnini che egli mi volle (per i suoi comodi) a questo odiato incarico, sottraendomi alle cure del piccolo che presentivo di non dovere abbandonare. Son giunto a dirgli che egli moralmente avrebbe dovuto essere al mio posto. La risposta è stata il nulla. Ora si tratta di vedere che cosa ancora con la tua energia, in pubblico ed in privato, puoi fare, perché se questo blocco non comincia a sgretolarsi un poco, ne va della mia vita. E cioè di voi tutti, carissimi, e dell'amato piccolo. Sarebbe per me una tragedia morire, abbandonandolo. Si può fare qualche cosa presso: Partiti (specie D.C., la più debole e cattiva), i movimenti femminili e giovanili, i movimenti culturali e religiosi. Bisogna vedere varie persone, specie Leone, Zaccagnini, Galloni, Piccoli, Bartolomei, Fanfani, Andreotti (vorrà poco impegnarsi) e Cossiga. Si può dire ad Ancora di lavorare con Berlinguer: i comunisti sono stati durissimi, essendo essi in ballo la prima volta come partito di governo. Il Vaticano va ancora sollecitato anche per le diverse correnti interne, si deve chiedere che insista sul governo italiano. Tempi di Pio XII che contendeva ai Tedeschi il giovane Prof. Vassalli, condannato a morte. Si dovrà ritentare. E poi vedi tu nelle direzioni possibili con il meglio di te. E' un estremo tentativo. Tieni presente che nella maggior parte degli stati, quando vi sono ostaggi, si cede alla necessità e si adottano criteri umanitari. Questi prigionieri scambiati vanno all'estero e quindi si realizza una certa distensione. Che giova tenerli qui se non per un'astratta ragione di giustizia, con seguiti penosi per tutti e senza che la sicurezza dello Stato sia migliorata? Ma vedi tu se puoi coinvolgere rapidamente. La mia pena è Luca. Lo amo e lo temo senza di me. Sarà il dolore più grande. Forse non si deve essere, neppur poco felici. Ti abbraccio forte. Aldo 

8) A Francesco Cossiga (non recapitata) Caro Cossiga, torno su un argomento già noto e che voi avete implicitamente ed esplicitamente respinto. Eppure esso politicamente esiste e sarebbe grave errore ritenere che, essendo esso pesante e difficile, si possa fare come se non esistesse. Io ti dico di rifletterci seriamente, non di rispondermi, anche se la laconicità e impersonalità della precedente reazione mi ha, te lo dico francamente, un po' ferito. Fatto sta che esiste un problema, postosi in molti e civili paesi, di pagare un prezzo per la vita e la libertà di alcune persone estranee, prelevate come mezzo di scambio. Nella grande maggioranza dei casi la risposta è stata positiva 
 2 Forse si tratta di un errore di Moro, oppure lo stesso riteneva ce la lettera sarebbe stata recapitata il 7 e non il 6 aprile. 

ed è stata approvata dall'opinione pubblica. Il grado di pericolosità della situazione non si è d'altra parte accresciuto, trattandosi di persone provate da lunga detenzione, meritevoli di un qualche riconoscimento sul piano umano (io comincio a capire che cos'è la detenzione) ed infine neutralizzati dal fatto di essere dislocati in territorio straniero che, se si ha buona volontà, data la nostra amicizia con tanti Paesi (es. Algeria) non dovrebbe essere difficile reperire. Certo, è in questione un principio: ma anche i principi devono fare i conti con la realtà. Ricordo, se non ricordo male, un caso francese particolarmente significativo. Nella mia più sincera valutazione, ed a prescindere dal mio caso anche se doloroso, sono convinto che oggi esiste un interesse politico obiettivo, non di una sola parte, per praticare questa strada. Se gli stranieri vi consigliano in altro modo, magari in buona fede, sbagliano. E le conseguenze ne sarebbero evidenti. Se mai potessi parlarti, ti spiegherei meglio e ti persuaderei. Vi chiedo di avere fiducia, come in altri casi, nella mia valutazione e nel mio consiglio. Forse che non ho indovinato, con mesi di anticipo, che con i comunisti si andava verso la crisi e che bisognava prepararvisi per febbraio-marzo? E così è stato. Potrei immodestamente continuare gli esempi, ma mi sembra assurdo farlo, specie in questo momento di declino. A me interessa risolvere per il meglio il problema concreto. Consentimi di aggiungere che le iniziative concitate degli ultimi giorni hanno avuto l'inevitabile effetto di eccitare lo sdegno e la reazione delle persone che mi custodiscono, senza conseguire, d'altra parte, alcun apprezzabile risultato. Insomma nuova tensione nel paese, nuove difficoltà, nuovi rischi. Vorrei pregarti che, almeno su quel che ti ho scritto, vi fosse, a differenza delle altre volte, riservatezza. Perché fare pubblicità su tutto? Potresti farti recapitare questa mia in luogo più riservato e rifletterci su, senza riunioni plenarie. Finché non siano mature. Grazie dell'attenzione. Cordiali saluti Aldo Moro 

9) A Eleonora Moro (recapitata l'8 aprile dopo essere stata intercettata dalla Polizia la sera stessa) Qualche concetto più toccante della lettera potresti dare in dichiarazione Segreto RAI TV (Guerzoni) Mia carissima Noretta, anche se il contenuto della tua lettera al Giorno non recasse motivi di speranza (né io pensavo che li avrebbe recati), essa mi ha fatto un bene immenso, dandomi conferma nel mio dolore di un amore che resta fermo in tutti voi e mi accompagna e mi accompagnerà per il mio Calvario. A tutti dunque il ringraziamento più vivo, il bacio più sentito, l'amore più grande. Mi dispiace, mia carissima, di essermi trovato a darti questa aggiunta d'impegno e di sofferenza. Ma credo che anche tu, benché sfiduciata, non mi avresti perdonato di non averti chiesto una cosa che è forse un inutile atto di amore, ma è un atto di amore. Ed ora, pur in questi limiti, dovrei darti qualche indicazione per quanto riguarda il tuo tenero compito. E' bene avere l'assistenza discreta di Rana e Guerzoni. Mi pare che siano rimasti taciti i gruppi parlamentari, ed in essi i migliori amici, forse intimiditi dal timore di rompere un fronte di autorità e di rigore. Ed invece bisogna avere il coraggio di rompere questa unanimità fittizia, come tante volte è accaduto. Quello che è stupefacente è che in pochi minuti il Governo abbia creduto di valutare il significato e le implicazioni di un fatto di tanto rilievo ed abbia elaborato in gran fretta e con superficialità una linea dura che non ha più scalfito: si trattava in fondo di uno scambio di prigionieri come si pratica in tutte le guerre (e questa in fondo lo è) con la esclusione dei prigionieri liberati dal territorio nazionale. Applicare le norme del diritto comune non ha senso. E poi questo rigore proprio in un Paese scombinato come l'Italia. La faccia è salva, ma domani gli onesti piangeranno per il crimine compiuto e soprattutto i democristiani. Ora mi pare che manchi specie la voce dei miei amici. Converrebbe chiamare Cervone, Rosati, Dell'Andro e gli altri che Rana conosce ed incitarli ad una dissociazione, ad una rottura dell'unità. E' l'unica cosa che i nostri capi temono. Del resto non si curano di niente. La dissociazione dovrebbe essere pacata e ferma insieme. Essi non si rendono conto quanti guai verranno dopo e che questo è il meglio, il minor male almeno. Tutto questo andrebbe fatto presto, perché i tempi stringono. Degli incontri che riuscirai ad avere, se riuscirai, sarà bene dare notizia con qualche dichiarazione. Occorre del pubblico oltre che del privato. Su questo fatti guidare da Guerzoni. Nel risvolto del "Giorno" ho visto con dolore ripreso dal solito Zizola un riferimento dell'Osservatore Romano (Levi). In sostanza: no al ricatto. Con ciò la S. Sede, espressa da questo Sig. Levi, e modificando precedenti posizioni, smentisce tutta la sua tradizione umanitaria e condanna oggi me, domani donne e bambini a cadere vittime per non consentire il ricatto. E' una cosa orribile, indegna della S. Sede. L'espulsione dallo Stato è praticata in tanti casi, anche nell'Unione Sovietica, e non si vede perché qui dovrebbe essere sostituita dalle stragi di Stato. Non so se Poletti può rettificare questa enormità in contraddizione con altri modi di comportarsi della S. Sede. Con queste tesi si avvalla il peggior rigore comunista ed a servizio dell'unicità del comunismo. E' incredibile a quale punto sia giunta la confusione delle lingue. Naturalmente non posso non sottolineare la cattiveria di tutti i democristiani che mi hanno voluto nolente ad una carica, che, se necessaria al Partito, doveva essermi salvata accettando anche lo scambio dei prigionieri. Sono convinto che sarebbe stata la cosa più saggia. Resta, pur in questo momento supremo, la mia profonda amarezza personale. Non si è trovato nessuno che si dissociasse? Bisognerebbe dire a Giovanni che significa attività politica. Nessuno si è pentito di avermi spinto a questo passo che io chiaramente non volevo? E Zaccagnini? Come può rimanere tranquillo al suo posto? E Cossiga che non ha saputo immaginare nessuna difesa? Il mio sangue ricadrà su di loro. Ma non è di questo che voglio parlare; ma di voi che amo e amerò sempre, della gratitudine che vi debbo, della gioia indicibile che mi avete dato nella vita, del piccolo che amavo guardare e cercherò di guardare fino all'ultimo. Avessi almeno le vostre mani, le vostre foto, i vostri baci. I democratici cristiani (e Levi dell'Osservatore) mi tolgono anche questo. Che male può venire da tutto questo male? Ti abbraccio, ti stringo, carissima Noretta e tu fai lo stesso con tutti e con il medesimo animo. Davvero Anna si è fatta vedere? Che Iddio la benedica. Vi abbraccio Aldo 

10) A Don Virgilio Levi (non recapitata) Signor Vice Direttore dell'Osservatore Romano, prima di rispondere a chicchessia, ed in ispecie a persona della Sua autorità, sarebbe doveroso informarsi, andare fin nei dettagli, pesare ogni cosa. Ma come può adempiere ad un così elementare dovere una persona che sia nella mia difficile condizione, la quale, pur sentendo e capendo pochissimo nelle circostanze in cui si trova, ha però il dovere di non abbandonarsi, di reagire, di rettificare, di chiarire? Mi è parso di cogliere in questi giorni, a quanto mi è stato riferito, una certa diversità di accenti nell'Osservatore Romano su un tema così complesso, con un indurimento finale però che sarebbe stato registrato con compiacimenti da quelli che potremmo chiamare i fautori della linea dura, quelli, in una parola, che accettano il sacrificio di vite innocenti, purché si sfugga, come si dice, ad ogni ricatto. Con riserva di avere almeno approssimativamente capito, vorrei rispondere con alcune pacate osservazioni. E' certo naturale che la Chiesa si preoccupi della stabilità dell'ordine sociale e dell'ordine giuridico in ispecie. Essa è infatti in qualche modo partecipe della sorte dell'umanità e quindi del retto funzionamento degli istituti che la società si è dati, per raggiungere le proprie finalità. Ma il fatto è che vi sono circostanze eccezionali, nelle quali il raggiungimento degli obiettivi normali risulta altamente costoso e va in particolare a detrimento di altri beni e valori, che, di per sé, meritano di essere tutelati. Sapendo con certezza che, per giungere ad un certo risultato, devono essere compiuti sacrifici gravi o gravissimi e travolte cose che hanno un pregio in sé, sapendo che per raggiungere un fine di giustizia vite innocenti devono essere sacrificate, io credo che sia doveroso fermarsi un momento a valutare e comparare. Credo che questa attenzione, questa trepidazione, questa delicatezza siano doverose per tutti, quale che sia la loro fede, per semplici doveri di umanità. E non si spiega così il fatto che Stati di diversa cultura, di fronte al fenomeno crescente del terrorismo, il più delle volte si siano fermati attoniti e poi abbiano deciso non in favore della regola astratta, ma della ragione di vita concreta? Così avviene il più delle volte in questo mondo così civile e così incivile insieme, ma dove degli strappi sono ritenuti necessari per evitare guai peggiori. Io non posso certo dire nulla in un caso che mi riguarda, ma sono purtroppo sicuro che il prevalere di una regola di durezza, accada quel che accada, malgrado l'ottimismo di tanti, porterebbe nel nostro Paese, già così provato, giorni di estrema durezza e carichi d'incognite. Perché, come ho detto più volte, si tratta qui di un fenomeno politico nel quale occorre andare più a fondo e, per farlo, forse ci dev'essere il momento per farlo. Si tratterebbe del resto di un evento da negoziare e misurare, con opportune garanzie, tali da assicurare la convivenza proprio mentre si rompe per un istante il cerchio infernale dell'azione e della reazione. Considerazioni di questo tipo, a prescindere dalle mie condizioni ben pesanti e dalle gravi preoccupazioni per la famiglia, mi son permesso di sottoporle, sapendo che la Chiesa non sarà mai ultima a capire le ragioni dell'umanità. Chi lo pensa, non conosce la Chiesa. Con fiducia e deferenza. Aldo Moro 

11) A Papa Paolo VI (non recapitata) Beatissimo Padre, nella difficilissima situazione nella quale mi trovo e memore della paterna benevolenza che la Santità Vostra mi ha tante volte dimostrato, e tra l'altro quando io ero giovane dirigente della Fuci, ardisco rivolgermi alla Santità Vostra, nella speranza che voglia favorire nel modo più opportuno almeno l'avvio di quel processo di scambio di prigionieri politici, dal quale potrebbero derivare, in questo momento estremamente minaccioso, riflessi positivi per me e la mia disgraziata famiglia che per ragioni oggettive è in cima alle mie angosciate preoccupazioni. Immagino le ansie del Governo. Ma debbo dire che siffatta pratica umanitaria è in uso presso moltissimi governi, i quali danno priorità alla salvezza delle vite umane e trovano accorgimenti di allontanamento dal territorio nazionale per i prigionieri politici dell'altra parte, soddisfacendo così esigenze di sicurezza. D'altra parte, trattandosi di atti di guerriglia, non si vede quale altra forma di efficace distensione ci sia in una situazione che altrimenti promette giorni terribili. Avendo intravisto qui nella mia prigione un severo articolo dell'Osservatore, me ne sono preoccupato fortemente. Perché quale altra voce, che non sia quella della Chiesa, può rompere le cristallizzazioni che si sono formate e quale umanesimo più alto vi è di quello cristiano? Perciò le mie preghiere, le mie speranze, quelle della mia disgraziata famiglia che la Santità vostra volle benevolmente ricevere alcuni anni fa, s'indirizzano alla Santità vostra, l'unica che possa piegare il Governo italiano ad un atto di saggezza. Mi auguro si ripeta il gesto efficace di S.S. Pio XII in favore del giovane Prof. Vassalli, che era nella mia stessa condizione. Voglia gradire, Beatissimo Padre, con il più vivo ringraziamento per quanti beneficeranno della clemenza, i più devoti ossequi. Aldo Moro 

12) A Eleonora Moro (non recapitata) Mia dolcissima Noretta, bacioni al pupo temo che tu abbia troppo da affaticarti nell'improba impresa. Credo che la chiave sia in Vaticano, che deve essere stato però duramente condizionato dal Governo. Ho pensato perciò di preparare una mia lettera personale al Papa, che ti accludo, lasciando a te di stabilire se sia o meno il caso d'inoltrarla e tramite chi. Salvo abbia scelto Poletti, ti ricordo Pignedoli che dovrebbe avere qualche buon ricordo e Maria Righetti. Soprattutto bisognerebbe evitare che, sotto pressione del Governo, continuino posizioni dure del giornale. Forse potresti fare una telefonata al vecchio Manzini (Raimondo), sempre così buono. Per il resto c'è da dare la caccia a questi parlamentari amici. Hanno avuto il torto di far passare attoniti i primi giorni, lasciando cristallizzare la situazione. Anche di Tullio non so nulla, né so se abbia fatto qualcosa. Benché una lettera stampata non è tutto quello che si possa desiderare, tu non puoi immaginare quale manna dal cielo sia per me. La leggo e la rileggo: ci penso su. E' tutta la mia vita. E così voi siete la mia vita. Vi benedico tutti in un unico grande abbraccio. Pensatemi come io vi penso ed amatemi come vi amo. Tuo Aldo 
Mi veniva un'altra idea. Pompei è vicinissimo al Papa e gli può spiegare tutto. Si potrebbe chiamarlo tramite Maria Righetti, spiegandogli che dovrebbe fare (poiché dovrebbe operare da privato contro gli intendimenti del governo). Ma dovrebbe arrivare ad horas. Da Parigi ci sono partenze a tutte le ore. 

13) Su Paolo Taviani (recapitata tra il 9 e il 10 aprile, allegata al comunicato n° 5) Filtra fin qui la notizia di una smentita opposta dall'On. Taviani alla mia affermazione, del resto incidentale, contenuta nel mio secondo messaggio e cioè che delle mie idee in materia di scambio di prigionieri (nelle circostanze delle quali ora si tratta) e di modo di disciplinare i rapimenti avrei fatto parola, rispettivamente, all'On. Taviani ed all'On. Gui (oggi entrambi Senatori). L'On. Gui ha correttamente confermato; l'On. Taviani ha smentito, senza evidentemente provare disagio nel contestare la parola di un collega lontano, in condizioni difficili e con scarse e saltuarie comunicazioni. Perché poi la smentita? Non c'è che una spiegazione, per eccesso di zelo cioè, per il rischio di non essere in questa circostanza in prima fila nel difendere lo Stato. Intanto quello che ho detto è vero e posso precisare allo smemorato Taviani (smemorato non solo per questo) che io gliene ho parlato nel corso di una direzione abbastanza agitata tenuta nella sua sede dell'Eur proprio nei giorni nei quali avvenivano i fatti dai quali ho tratto spunto per il mio occasionale riferimento. E non ho aggiunto, perché mi sarebbe parso estremamente indiscreto riferire l'opinione dell'interlocutore (non l'ho fatto nemmeno per l'On. Gui), qual era l'opinione in proposito che veniva opposta in confronto di quella che, secondo il mio costume, facevo pacatamente valere. Ma perché l'On. Taviani, pronto a smentire il fatto obiettivo della mia opinione, non si allarmi nel timore che io voglia presentarlo come se avesse il mio stesso pensiero, mi affretterò a dire che Taviani la pensava diversamente da me, come tanti anche oggi la pensano diversamente da me ed allo stesso modo di Taviani. Essi, Taviani in testa, sono convinti che sia questo il solo modo per difendere l'autorità ed il potere dello Stato in momenti come questi. Fanno riferimento ad esempi stranieri? O hanno avuto suggerimenti? Ed io invece ho detto sin d'allora riservatamente al Ministro ed ho ora ripetuto ed ampliato una valutazione per la quale in fatti come questi, che sono di autentica guerriglia (almeno cioè guerriglia), non ci si può comportare come ci si comporta con la delinquenza comune, per la quale del resto all'unanimità il Parlamento ha introdotto correttivi che riteneva indifferibili per ragioni di umanità. Nel caso che ora ci occupa si trattava d'immaginare, con opportune garanzie, di porre il tema di uno scambio di prigionieri politici (terminologia ostica, ma corrispondente alla realtà) con l'effetto di salvare altre vite umane innocenti, di dare umanamente un respiro a dei combattenti, anche se sono al di là della barricata, di realizzare un minimo di sosta, di evitare che la tensione si accresca e lo Stato perda credito e forza, se è sempre impegnato in un duello processuale defatigante, pesante per chi lo subisce, ma anche non utile alla funzionalità dello Stato. C'è insomma un complesso di ragioni politiche da apprezzare ed alle quali dar seguito, senza fare all'istante un blocco impermeabile, nel quale non entrino nemmeno in parte quelle ragioni di umanità e di saggezza, che popoli civilissimi del mondo hanno sentito in circostanze dolorosamente analoghe e che li hanno indotti a quel tanto di ragionevole flessibilità, cui l'Italia si rifiuta, dimenticando di non essere certo lo Stato più ferreo del mondo, attrezzato, materialmente e psicologicamente, a guidare la fila di Paesi come Usa, Israele, Germania (non quella però di Lorenz), ben altrimenti preparati a rifiutare un momento di riflessione e di umanità. L'inopinata uscita del Sen. Taviani, ancora in questo momento per me incomprensibile e comunque da me giudicata, nelle condizioni in cui mi trovo, irrispettosa e provocatoria, m'induce a valutare un momento questo personaggio di più che trentennale appartenenza alla D.C. Nei miei rilievi non c'è niente di personale, ma sono sospinto dallo stato di necessità. Quel che rilevo, espressione di un malcostume democristiano che dovrebbe essere corretto tutto nell'avviato rinnovamento del partito, e la rigorosa catalogazione di corrente. Di questa Appartenenza Taviani è stato una vivente dimostrazione con virate così brusche ed immotivate da lasciare stupefatti. Di matrice cattolico-democratica Taviani è andato in giro per tutte le correnti, portandovi la sua indubbia efficienza, una grande larghezza di mezzi ed una certa spregiudicatezza. Uscito io dalle file dorotee dopo il '68, avevo avuto chiaro sentore che Taviani mi aspettasse a quel passo, per dar vita ad una formazione più robusta ed equilibrata, la quale, pur su posizioni diverse, potesse essere utile al migliore assetto della D.C. Attesi invano un appuntamento che mi era stato dato e poi altri ancora, finché constatai che l'assetto ricercato e conseguito era stato diverso ed opposto. Erano i tempi in cui Taviani parlava di un appoggio tutto a destra, di un'intesa con il Movimento Sociale come formula risolutiva della crisi italiana. E noi che, da anni, lo ascoltavamo proporre altre cose, lo guardavamo stupiti, anche perché il partito della D.C. da tempo aveva bloccato anche le più modeste forme d'intesa con quel partito. Ma, mosso poi da realismo politico, l'On. Taviani si convinse che la salvezza non poteva venire che da uno spostamento verso il partito comunista. Ma al tempo in cui avvenne l'ultima elezione del Presidente della Repubblica, il terrore del valore contaminante dei voti comunisti sulla mia persona (estranea, come sempre, alle contese) indusse lui e qualche altro personaggio del mio Partito ad una sorta di quotidiana lotta all'uomo, fastidiosa per l'aspetto personale che pareva avere, tale da far sospettare eventuali interferenze di ambienti americani, perfettamente inutile, perché non vi era nessun accanito aspirante alla successione in colui che si voleva combattere. Nella sua lunga carriera politica che poi ha abbandonato di colpo senza una plausibile spiegazione, salvo che non sia per riservarsi a più alte responsabilità, Taviani ha ricoperto, dopo anche un breve periodo di Segretario del Partito, senza pero successo, i più diversi ed importanti incarichi ministeriali. Tra essi vanno segnalati per la loro importanza il Ministero della Difesa e quello dell'Interno, tenuti entrambi a lungo con tutti i complessi meccanismi, centri di potere e diramazioni segrete che essi comportano. A questo proposito si può ricordare che l'Amm. Henke, divenuto Capo del Sid e poi Capo di Stato Maggiore della Difesa, era un suo uomo che aveva a lungo collaborato con lui. L'importanza e la delicatezza dei molteplici uffici ricoperti può spiegare il peso che egli ha avuto nel partito e nella politica italiana, fino a quando è sembrato uscire di scena. In entrambi i delicati posti ricoperti ha avuto contatti diretti e fiduciari con il mondo americano. Vi è forse, nel tener duro contro di me, un'indicazione americana e tedesca? Aldo Moro 

14) A Maria Fida Moro e Demetrio Bonini (non recapitata) Miei carissimi Fida e Demi, credo di essere alla conclusione del mio calvario e desidero abbracciarvi forte forte con tutto l'amore che, come sapete, vi porto. Forse in qualche momento sarò stato nervoso o non del tutto capace di comprensione. Ma l'amore dentro è stato grande in ogni momento con un desiderio profondo della vostra felicità sempre in una vita retta, quale voi conducete. Con Luca, dicevo, mi avete dato la gioia più grande che io potessi desiderare. Questa è per me la punta più acuta di questa dolorosissima vicenda. Non vedere il piccolo e non potergli dare tutto l'amore, tutto l'aiuto, tutto il servizio che avevo progettato. So poi i problemi di Fida che tutti dobbiamo aiutare. Ho già detto a quanti lo amano che gli siano vicini, che facciano la mia parte, che prendano il mio posto. Anche tu, Demi carissimo, tienilo pieno d'amore come egli merita; tienilo tra le braccia come vorrei tenerlo e come sarei felice di fare, lasciando ogni altra cosa. Vivete uniti con la nonna, con gli zii, con gli amici. Per ogni cosa consigliatevi con il carissimo Rana. Ricordatevi di me che ricordo e prego. Che Iddio vi aiuti a passare questo brutto momento e dia a voi ed al piccolo tutta la felicità. Che Iddio vi benedica come io vi benedico e vi abbraccio dal profondo del cuore. Papà per Fida e Demi 

P.S. Se il piccolo, come spero, deve andare al mare, la nonna inviti la Signora Riccioni 3 con due bambinetti. Ho paura che stia solo. Mi raccomando. 
3 Si tratta della moglie di Otello Riccioni, l’appuntato dei carabinieri assegnato alla scorta di Moro, che la mattina del 16 marzo 1978 non era in servizio. 

15) A Agnese Moro (non recapitata) Mia carissima Agnese, so che tu sei tanto forte e brava. Perciò ti posso parlare con coraggio, mentre vedo ogni momento più cadere le speranze. Ti ho voluto e ti voglio tanto bene, dolcissima Agnesina, che ho concorso a tirar su, con il suo chilo e ottocento grammi, dosando goccia goccia con il cucchiaino il latte che non potevi succhiare. Sì qualche volta ti sarai un po' irritata con me; ma sai bene che l'amore è stato continuo ed infinito, che ti ho atteso ogni sera pieno di angoscia finché non ti vedevo, che ti ho seguito nel tuo studio, nel tuo lavoro (nel quale occorre perseverare), nelle tante cose intelligenti e vive che andavi creando. Ed ho cercato di seguirti e secondarti in ogni tuo desiderio. Ora è probabile che noi siamo lontani o vicini in un altro modo. Ebbene, credimi che ti sono vicino più che mai, che ti stringo forte a me, che desidero per te pace e felicità. E' inutile che ti raccomandi la famiglia, la mamma, il carissimo Luca. Dagli tu l'amore e l'appoggio che io  non gli potrò dare, ritraine tu la gioia dolcissima degli occhietti vispi e della profonda bontà. Questa è ora la mia pena più acuta, la mia angoscia mortale. Finché sarà necessario sostituiscimi. Gioisco nel ricordarti piccola, sulla gamba del cuore con il dott. Tani del tuo libriccino di bimba. Ti amo tanto, Agnesina carissima e ti ringrazio del tuo sorriso sempre così largo e della tua dolce carezza alla sera. Una tua carissima lettera da Helsinki per me è a Bellamonte, nell'armadio della stanza matrimoniale in alto o forse nel taschino del mio pullover nero. Non la perdere: mi è cara. Ti abbraccio forte forte e ti benedico con tanti auguri e tanta speranza. Papà 

16) A Anna Moro e Mario Giordano (non recapitata) Miei carissimi Anna e Mario, credo di essere ad un momento conclusivo e desidero abbracciarvi forte forte con tutto l'amore che meritate. C'è stato certo qualche momento di difficoltà dovuto ad un momento particolarmente impegnativo. Spero che sia davvero cancellato tutto e che siate uniti e in salute, come mamma mi scrive tramite il giornale. Tu sai, Anna mia, quanto bene ti ho voluto da sempre, come ho goduto della tua confidenza e fiducia, come sono riuscito a vincere alcune tue amarezze. Poi è venuto Mario ed io sono stato felice che un'altra persona cara abbia preso a svolgere la funzione che era stata mia. E ne sono felice tuttora. Non per questo però ti ho voluto e ti voglio meno bene. Sei sempre la mia piccolina della gamba destra, mentre Agnese era per parte sua quella della gamba del cuore. Tempi felici. Niente ha potuto annullare la grandezza dell'amore. A qualsiasi età i figli sono i nostri piccoli. E tu sei la mia piccola. Come vorrei vedere nascere il tuo bimbo. Che venga su bello, buono, vispo, felice. Mi parrà di averlo conosciuto. Non so darvi nessun consiglio. Vogliatevi bene sempre e siate uniti alle vostre due famiglie. Tutte ne hanno diritto: una, la nostra, un particolare bisogno. Siate buoni e puliti come siete stati sempre. Iddio vi aiuterà. Quello che Egli vi toglie, vi darà in altro modo. Certo tutto questo pesa. Ma sia fatta la volontà del Signore. Carissimi, vi abbraccio forte dal profondo del cuore e vi benedico. Ricordatemi ai vostri cari. Papà per Anna e Mario 

17) A Luca Bonini (non recapitata) Mio carissimo Luca, non so chi e quando ti leggerà, spiegando qualche cosa, la lettera che ti manda quello che tu chiamavi il tuo nonnetto. L'immagine sarà certo impallidita, allora. Il nonno del casco, il nonno degli scacchi, il nonno dei pompieri della Spagna, del vestito di torero, dei tamburelli. E' il nonno, forse ricordi, che ti portava in braccio come il S.S. Sacramento, che ti faceva fare la pipì all'ora giusta, che tentava di metterti a posto le coperte e poi ti addormentava con un lungo sorriso, sul quale piaceva ritornare. Il nonno che ti metteva la vestaglietta la mattina, ti dava la pizza, ti faceva mangiare sulle ginocchia. Ora il nonno è un po' lontano, ma non tanto che non ti stringa idealmente al cuore e ti consideri la cosa più preziosa che la vita gli abbia donato e poi, miseramente, tolta. Luca dolcissimo, insieme col nonno che ora è un po' fuori, ci sono tanti che ti vogliono bene. E tu vivi e dormi con tutto questo amore che ti circonda. Continua ad essere dolce, buono, ordinato, memore, come sei stato. Fai compagnia oltre che a Papà e Mamma, alla tua cara Nonna che ha più che mai bisogno di te. E quando sarà la stagione, una bella trottata coi piedini nudi sulla spiaggia e uno strattone per il tuo gommoncino. La sera, con le tue preghiere, non manchi la richiesta a Gesù di benedire tanti ed in ispecie il Nonno che ne ha particolare bisogno. E che Iddio pure ti benedica, il tuo dolcissimo volto, i tuoi biondi capelli che accarezzo da lontano, con tanto amore. Ti abbraccia tanto nonno Aldo 

18) A Giovanni Moro (non recapitata) Mio carissimo Giovanni, tu sei il più piccolo e insieme, in un certo senso, il capo della famiglia. Ti devo trattare da uomo, anche se non riesco a distaccarmi dalla tua immagine di piccolino, tanto amato e tanto accarezzato. Lo so c'è stato poi il momento in cui hai rivendicato la tua autonomia ed hai forse avuto un po' fastidio di un padre un tantino opprimente (s'intende per amore). Ma è stato poi bello, quando, passata quell'età critica, sei stato tu stesso che sei tornato a carezzarmi di quando in quando. Ed io la tua carezza non l'ho dimenticata, né, in quest'ora triste, la dimentico. Così sei restato il mio piccolino, che avrei voluto accompagnare un po' più a lungo nella vita. Che anno terribile. Che anno incomprensibile. Povero libro del buon Mancini che avrei dovuto leggere e che avevo con me in macchina da qualche parte. Che ne sarà stato? E' meglio non pensare. Voglio solo dire, senza contrastare la tua vocazione, che vi sono in politica fattori irrazionali che creano situazioni difficilissime. E' meglio essere prudenti e difendersi dall'incomprensione. Sarei più tranquillo per te e per Emma (che ricordo tanto e che ti farà buona compagnia), se non ti avviassi su questa strada. Io volentieri tornerei indietro, come consigliava la mamma, ma sono stato preso dal laccio di questa infausta presidenza del Consiglio nazionale. Sia fatta la volontà di Dio. Tu studia, prega, opera per il bene, aiuta la famiglia ed il piccolo Luca che mi fa finire nell'angoscia. Fai un po' meno fuori, un po' più per questo bambino carissimo che mi strazia il cuore. Sii prudente, saggio, misurato in tutto. Consigliati con Don Mancini che mi saluterai tanto. Quanto la sua previsione, fatta di amore, non ha avuto riscontro nella realtà. Ti abbraccio forte forte con Emma, piccolo mio e ti benedico dal profondo del cuore. il tuo papà 

19) A Corrado Guerzoni (non recapitata) Carissimo Guerzoni, nel dirLe addio, La ringrazio del bene che mi ha voluto e che ha fatto per me. In questa vicenda tutto per me è incomprensibile. Un diverso comportamento sarebbe stato un atto di prudenza e di saggezza che nulla avrebbe pregiudicato. Non mi tocca nulla di quel che attiene al potere; moltissimo quello che riguarda la mia disgraziata famiglia, per la quale anche Lei avrà un occhio di comprensione. Mi ricordi ai suoi collaboratori e si abbia un abbraccio cordiale di chi le ha voluto molto bene. Aldo Moro …………………………….. 4 

4 La lettera prosegue con un capoverso non pubblicato

20) a Maria Luisa Familiari 5 …………………. 

5 Lettera il cui contenuto non è stato reso noto per volontà della famiglia Moro.

21) A Nicola Rana (non recapitata) Dott. Nicola Rana Via Giovagnoli 27 Roma Carissimo Rana, lei sa quanto Le devo da ogni punto di vista.E' stato confidente, consolatore ed amico. Non capisco a fondo perché questo avviene e le ragioni degli uomini che sono stati amici. Accetto dal Signore quanto egli mi manda. Mi resta l'acutissima preoccupazione della famiglia che resta priva di guida e l'ansia per il piccolo amatissimo, di cui Lei conosce le vicissitudini. Io non cesso di pensarci e di guardarlo, come faccio del resto per le persone care in queste ore infinitamente tristi. E' inutile che Le dica che nella mia tragedia, mi resta la speranza che Ella con saggezza ed amore continui ad occuparsi di noi, tra l'altro consigliando persone estremamente inesperte e fragili. Farò la stessa raccomandazione a Freato. Due, amati e amici, sono ancora poco in una disgrazia come questa. Controlli anche molto bene le eventuali proposte di alienazione di qualche cosa mobile. Un abbraccio forte con infinita gratitudine. Aldo Moro 

Un abbraccio a Melpignano, a Ticconi, a tutti. Sono state recuperate delle borse in macchina? O sono sequestrate come corpo di reato? Si può sbloccare? 

22) A Sereno Freato (non recapitata) Carissimo Freato, la mia allucinante vicenda mi ha dato l'impressione di essere rimasto senza amici. So che non è così, anche se alcuni (o tanti) che potevano, non si sono adoperati. Mi pare così assurdo non si sia accettato uno scambio che non pregiudicava niente, dovendo gli scambiati lasciare l'Italia. Ma non voglio fare lamentele ed accetto da Dio il mio destino. Ma il problema non è mio, ma di una famiglia di cui Lei, così buono ed affettuoso per tanti anni, conosce tutte le complessità. Non posso quindi che ritornare a Lei, pur sapendo che Ella è preso da cose più grandi di queste, per pregarla, insieme con Rana, di guidare, consigliare, aiutare questa famiglia. Ho mille preoccupazioni, ma in cima c'è la non buona salute di mia moglie e la sorte dell'amatissimo Luca con le difficoltà che Ella conosce. Mi affido a Dio ed agli uomini cari come Lei. Chi l'avrebbe detto? E vi era chi progettava, mentre io non progettavo. Dio sa che cosa darei solo per aiutare i 4 La lettera prosegue con un capoverso non pubblicato. 5 Lettera il cui contenuto non è stato reso noto per volontà della famiglia Moro. miei e basta. Quanto costa lo spettacolo di una apparente grandezza. Aiuti dunque i miei, caro Freato, con la sua immensa bontà. E stia certo di aver fatto la scelta migliore, che io, purtroppo, non ho fatto. La benedico, insieme ai suoi e l'abbraccio con tutto il cuore Suo Aldo Moro Dott. Sereno Freato Via S. Valentino 21 23) Messaggio (non recapitata) prego la cortesia della stampa di voler telefonare questo messaggio a casa mia (3379308) Famiglia Moro Stringendomi con tanto affetto a voi vi prego darmi cortese tramite stampa urgenti notizie famiglia et familiari, dettagliando se ricevute mie notizie. Rassicuratemi incidente ferroviario Bologna. Abbraccio forte. Non tardate. Aldo 

24) A Eleonora Moro (non recapitata) Genesi 44-29 segg. "e se mi togliete anche questo, e se gli avviene qualche disgrazia, voi farete scendere la mia canizie con dolore nel soggiorno dei morti. Or dunque, quando giungerò da mio padre, tuo servitore, se il fanciullo, all'anima del quale è legata, non è con noi, avverrà che, come avrà veduto che il fanciullo non c'è, egli morrà e i tuoi servitori avranno fatto scendere con cordoglio la canizie del tuo servitore nostro padre nel soggiorno dei morti. ...Perché come farei a risalire da mio padre senz'aver meco il fanciullo? Ah, ch'io non vegga il dolore che ne verrebbe a mio padre". Così Luca lontano fa scendere la mia canizie con dolore nel soggiorno dei morti. Mia dolcissima Noretta, ti mando alcune lettere da distribuire che vorrei proprio arrivassero come mi è stato promesso. Aggiungo due testamenti che ho già mandato, ma che temo possono non essere arrivati. Uno è il mio lascito ad Anna della mia quota di condominio al terzo piano. L'altro è un lascito a Luca, il mio archivio che, come esecutori testamentari il Sen. Spadolini ed il Dott. Guerzoni dovrebbero opportunamente alienare ad Istituto o Biblioteca, preferibilmente italiani, per costituire una piccola rendita per il piccolo, al quale va la mia infinita tenerezza. Carissima, vorrei avere la fede che avete tu e la nonna, per immaginare i cori degli angeli che mi conducono dalla terra al cielo. Ma io sono molto più rozzo. Ho solo capito in questi giorni che vuol dire che bisogna aggiungere la propria sofferenza alla sofferenza di Gesù Cristo per la salvezza del mondo. Il Papa forse questa mia sofferenza non l'ha capita. E sembra, d'altro canto, impossibile che di tanti amici non una voce si sia levata. Pacatamente direi a Cossiga che sono stato ucciso tre volte, per insufficiente protezione, per rifiuto della trattativa, per la politica inconcludente, ma che in questi giorni ha eccitato l'animo di coloro che mi detengono. Salvi dovrebbe ripensare all'inutilità di questo lavoro e del mio sacrificio. Ma ormai è fatta. Mi è stato promesso che restituiranno il corpo ed alcuni ricordi. Speriamo che si possa. E voi siate forti e pregate per me che ne ho tanto bisogno. Tutto è così strano. Ma Iddio mi dia la forza di arrivare fino in fondo e mi faccia rivedere poi i tanto dolci visi che ho tanto amato ed ai quali darei qualunque cosa per essere ancora vicino. Ma non ho, purtroppo, tutto quello che dovrei dare. Così fosse possibile. Dopo si vedrà l'assurdità di tutto questo. Ed ora dolcissima sposa, ti abbraccio forte con tutto il cuore e stringo con te i nostri figli e i nipoti amatissimi, sperando di restare con voi così per sempre. Un tenerissimo bacio. Aldo 25) A Eleonora Moro Mia dolcissima Noretta, credo di essere giunto all'estremo delle mie possibilità e di essere sul punto, salvo un miracolo, di chiudere questa mia esperienza umana. Gli ultimi tentativi, per i quali mi ero ripromesso di scriverti, sono falliti. Il rincrudimento della repressione, del tutto inutile, ha appesantito la situazione. Non sembra ci sia via di uscita. Mi resta misterioso, perché è stata scelta questa strada rovinosa, che condanna me e priva di un punto di riferimento e di equilibrio. Già ora si vede che vuol dire non avere persona capace di riflettere. Questo dico, senza polemica, come semplice riflessione storica. Ora vorrei abbracciarti tanto e dirti tutta la dolcezza che provo, pur mescolata a cose amarissime, per avere avuto il dono di una vita con te, così ricca di amore e di intesa profonda. Dio sa quanto avrei sperato di accompagnarvi ancora un poco, di dare custodia ed aiuto all'amatissimo Luca, di aiutare tutti a superare le prove del duro cammino. Ho tentato tutto ed ora sia fatta la volontà di Dio, credo di tornare a voi in un'altra forma. Non mi so immaginare onorato da chi mi ha condannato. Ma fa tu, con spirito cristiano e senso di opportunità. Vi ho affidato a Freato e Rana per ogni necessità ed ho fiducia che Iddio vi aiuti. Tu curati e cerca di essere più tranquilla che puoi. Ci rivedremo. Ci ritroveremo. Ci riameremo. Ho scritto a tutti per Luca, perché siano impegnati per lui. A te debbo dire grazie, infinite grazie, per tutto l'amore che mi hai dato. Amore un po' geloso che mi faceva innervosire, quando ti vedevo sprofondata in un libro. Ma amore autentico che resterà. Io pregherò per te e tu per me. Che Iddio aiuti la cara famiglia. In estate, al mare, fatti fare compagnia dalla famiglia di Riccioni per te e per il piccolo. Ho lasciato il mio archivio a Luca da vendere tramite il Sen. Spadolini e il Dott. Guerzoni per costituire un piccolo peculio che lo aiuti a mantenersi nella vita. Ho dimenticato di dire, ma tu dillo a Guerzoni che per le foto i familiari e gli esecutori testamentari scelgano quelle che vale la pena di conservare alla famiglia. Nel magnetofono più grande, che è nel mio studio, ci sono già raccolte vocette di Luca trasferite da quello tascabile. Si può mano a mano trasferire e completare. Le bobine sono in camera nostra; film e foto sulla scrivania dello studio. Vorrei, come piccolo ricordo, che il biro della mia vestaglia da giorno andasse a Luca che lo amava (e il portacenere a Giovanni), un altro pennarello marrone nel comò a Giovanni, un biro uguale al primo sulla chiffonière ad Agnese, mentre Fida e Anna e tu potreste scegliere in quel mobile quel che volete. Sentite Manzari, vedi di fare testamento. Io ne ho mandati due che spero siano arrivati e rinvierò in copia. Non mancare di fare e far fare la vaccinazione antinfluenzale, se viene la russa. Fatti seguire da Giovanni anche come amico. Tramite Rana fa controllare la stabilità del tetto sulla nostra stanza e cura che il gas sia chiuso la sera. (Agnese). Per la tomba di Torrita almeno nell'immediato c'è il rischio di sicurezza. Forse converrebbe allogare altrove, [...] stesso o nella chiesa con speciale permesso. Forse, per ora: consigliati con Freato. Chissà quante cose ho dimenticato. State più uniti che potete e tenete unite anche le mie cose con voi, perché sono vostro. Ho pregato molto La Pira. Spero che mi aiuti in altro modo. Ringrazio tutti, tutti i parenti ed amici con grande affetto. Che Iddio ci aiuti. Ricordati che sei stata la cosa più importante della mia vita. Ricordatemi discretamente a Luca con qualche foto e qualche descrizione, che non si senta del tutto senza nonno. E poi che sia felice e non faccia i miei errori generosi ed ingenui. Ti abbraccio forte forte e ti benedico dal profondo del cuore. A nonna un bacio, nella forma che troverai. Aldo 
26) A Papa Paolo VI (recapitata tramite Don Mennini alla S.ra Moro che a lui la riaffida per recapitarla in Vaticano.) Alla stampa, da parte di Aldo Moro, con preghiera di cortese urgente trasmissione all'augusto Destinatario e molte grazie. A S.S. Paolo VI Città del Vaticano In quest'ora tanto difficile mi permetto di rivolgermi con vivo rispetto e profonda speranza alla Santità vostra, affinché con altissima autorità morale e cristiano spirito umanitario voglia intercedere presso le competenti autorità governative italiane per un'equa soluzione del problema dello scambio dei prigionieri politici e la mia restituzione alla famiglia, per le cui necessità assai gravi sono indispensabili la mia presenza ed assistenza. Solo la Santità Vostra può porre di fronte alle esigenze dello Stato, comprensibili nel loro ordine le ragioni morali e il diritto alla vita. Con profonda gratitudine, speranza e devoto ossequio dev.mo Aldo Moro 

27) A Benigno Zaccagnini (non recapitata) Prego la cortesia della stampa di trasmettere all'illustre destinatario in Piazza del Gesù, curandone il personale recapito. Molti ringraziamenti. Caro Zaccagnini, in quest'ora tanto drammatica mi rivolgo con fiducia e viva preghiera a te ed agli amici, affinché con spirito cristiano ed autentica saggezza politica vogliate favorire, anche decisamente influenzando altre forze politiche, un'equa trattativa umanitaria, che abbia ad oggetto, con garanzie di sicurezza, scambio di prigionieri politici et consenta mia restituzione alla famiglia, che, per ragioni a te note, ha assoluto bisogno di me. Ricordando le grandi pressioni da te esercitate perché accettassi questo ufficio ed infine la mia disciplinata e rassegnata adesione alla tua richiesta, sento che con gli amici hai il dovere di aiutarmi in questo frangente. Altrimenti non potrai perdonare te stesso. Con fiducia, profonda gratitudine e viva cordialità Aldo Moro 

28) A Benigno Zaccagnini (Recapitata tramite Don Mennini il 20 aprile) Caro Zaccagnini, mi rivolgo a te ed intendo con ciò rivolgermi nel modo più formale e, in certo modo, solenne all'intera Democrazia cristiana, alla quale mi permetto di indirizzarmi ancora nella mia qualità di Presidente del Partito. E' un'ora drammatica. Vi sono certamente problemi per il Paese che io non voglio disconoscere, ma che possono trovare una soluzione equilibrata anche in termini di sicurezza, rispettando però quella ispirazione umanitaria, cristiana e democratica, alla quale si sono dimostrati sensibili Stati civilissimi in circostanze analoghe, di fronte al problema della salvaguardia della vita umana innocente. Ed infatti, di fronte a quelli del Paese, ci sono i problemi che riguardano la mia persona e la mia famiglia. Di questi problemi, terribili ed angosciosi, non credo vi possiate liberare, anche di fronte alla storia, con la facilità, con l'indifferenza, con il cinismo che avete manifestato sinora nel corso di questi quaranta giorni di mie terribili sofferenze. Con profonda amarezza e stupore ho visto in pochi minuti, senza nessuna valutazione umana e politica, assumere un atteggiamento di rigida chiusura. L'ho visto assumere dai dirigenti, senza che risulti dove e come un tema tremendo come questo sia stato discusso. Voci di dissenso, inevitabili in un partito democratico come il nostro, non sono artificiosamente emerse. La mia stessa disgraziata famiglia è stata, in certo modo, soffocata, senza che potesse disperatamente gridare il suo dolore ed il suo bisogno di me. Possibile che siate tutti d'accordo nel volere la mia morte per una presunta ragion di Stato che qualcuno lividamente vi suggerisce, quasi a soluzione di tutti i problemi del Paese? Altro che soluzione dei problemi. Se questo crimine fosse perpetrato, si aprirebbe una spirale terribile che voi non potreste fronteggiare. Ne sareste travolti. Si aprirebbe una spaccatura con le forze umanitarie che ancora esistono in questo Paese, si aprirebbe, insanabile, malgrado le prime apparenze, una frattura nel partito che non potreste dominare. Penso ai tanti e tanti democristiani che si sono abituati per anni ad identificare il partito con la mia persona. Penso ai miei amici della base e dei gruppi parlamentari. Penso anche ai moltissimi amici personali ai quali non potreste fare accettare questa tragedia. Possibile che tutti questi rinuncino in quest'ora drammatica a far sentire la loro voce, a contare nel partito come in altre circostanze di minor rilievo? Io lo dico chiaro: per parte mia non assolverò e non giustificherò nessuno. Attendo tutto il partito ad una prova di profonda serietà ed umanità e con esso forze di libertà e di spirito umanitario che emergono con facilità e concordia in ogni dibattito parlamentare su temi di questo genere. Non voglio indicare nessuno in particolare, ma rivolgermi a tutti. Ma è soprattutto alla D.C. che si rivolge il Paese per le sue responsabilità, per il modo come ha saputo contemperare sempre sapientemente ragioni di Stato e ragioni umane e morali. Se fallisse ora, sarebbe per la prima volta. Essa sarebbe travolta dal vortice e sarebbe la sua fine. Che non avvenga, ve ne scongiuro, il fatto terribile di una decisione di morte presa su direttiva di qualche dirigente ossessionato da problemi di sicurezza, come se non vi fosse l'esilio a soddisfarli, senza che ciascuno abbia valutato tutto fino in fondo, abbia interrogato veramente e fatto veramente parlare la sua coscienza. Qualsiasi apertura, qualsiasi posizione problematica, qualsiasi segno di consapevolezza immediata della grandezza del problema, con le ore che corrono veloci, sarebbero estremamente importanti. Dite subito che non accettate di dare una risposta immediata e semplice, una risposta di morte. Dissipate subito l'impressione di un partito unito per una decisione di morte. Ricordate, e lo ricordino tutte le forze politiche, che la Costituzione Repubblicana, come primo segno di novità, ha annullato la pena di morte. Così, cari amici, si verrebbe a reintrodurre, non facendo nulla per impedirla, facendo con la propria inerzia, insensibilità e rispetto cieco della ragion di Stato che essa sia di nuovo, di fatto, nel nostro ordinamento. Ecco nell'Italia democratica del 1978, nell'Italia del Beccaria, come nei secoli passati, io sono condannato a morte. Che la condanna sia eseguita, dipende da voi. A voi chiedo almeno che la grazia mi sia concessa; mi sia concesso almeno, come tu Zaccagnini sai, per essenziali ragioni di essere curata, assistita, guidata che ha la mia famiglia. La mia angoscia in questo momento sarebbe di lasciarla sola - e non può essere sola – per l'incapacità del mio partito ad assumere le sue responsabilità, a fare un atto di coraggio e responsabilità insieme. Mi rivolgo individualmente a ciascuno degli amici che sono al vertice del partito e con i quali si è lavorato insieme per anni nell'interesse della D.C. Pensa ai sessanta giorni cruciali di crisi, vissuti insieme con Piccoli, Bartolomei, Galloni, Gaspari sotto la tua guida e con il continuo consiglio di Andreotti. Dio sa come mi sono dato da fare per venirne fuori bene. Non ho pensato no, come del resto mai ho fatto, né alla mia sicurezza né al mio riposo. Il Governo è in piedi e questa è la riconoscenza che mi viene tributata per questa come per tante altre imprese. Un allontanamento dai familiari senza addio, la fine solitaria, senza la consolazione di una carezza, del prigioniero politico condannato a morte. Se voi non intervenite, sarebbe scritta una pagina agghiacciante nella storia d'Italia. Il mio sangue ricadrebbe su di voi, sul partito, sul Paese. Pensateci bene cari amici. Siate indipendenti. Non guardate al domani, ma al dopo domani. Pensaci soprattutto tu, Zaccagnini, massimo responsabile. Ricorda in questo momento - dev'essere un motivo pungente di riflessione per te - la tua straordinaria insistenza e quella degli amici che avevi a tal fine incaricato - la tua insistenza per avermi Presidente del Consiglio Nazionale, per avermi partecipe e corresponsabile nella fase nuova che si apriva e che si profilava difficilissima. Ricordi la mia fortissima resistenza soprattutto per le ragioni di famiglia a tutti note. Poi mi piegai, come sempre, alla volontà del Partito. Ed eccomi qui, sul punto di morire, per averti detto di sì ed aver detto di sì alla D.C. Tu hai dunque una responsabilità personalissima. Il tuo sì o il tuo no sono decisivi. Ma sai pure che, se mi togli alla famiglia, l'hai voluto due volte. Questo peso non te lo scrollerai di dosso più. Che Dio ti illumini, caro Zaccagnini, ed illumini gli amici ai quali rivolgo un disperato messaggio. Non pensare ai pochi casi nei quali si è andati avanti diritti, ma ai molti risolti secondo le regole dell'umanità e perciò, pur nella difficoltà della situazione, in modo costruttivo. Se la pietà prevale, il Paese non è finito. Grazie e cordialmente tuo Aldo Moro 

29) A Eleonora Moro (recapitata il 20 aprile) Carissima e amata, siamo al momento decisivo estremamente rischioso. Vi sono vicino e vi amo con tutto il cuore. Baci a tutti a Luca in particolare. Ora occorre trasmettere di urgenza queste lettere, determinanti, per cui devi convocare le squadre di Giovanni e Agnese o altri che creda idonei, al più presto. Tutto urge, urge. Due sono le più importanti: lettera mia al Papa. Non so se già hai predisposto qualcosa. Occorre inviare mani sicure e rapide es: Poletti, Pignedoli, se c'è Pompei (improbabile è a Parigi), Bottai, che dovresti fare venire a casa, senza mai nulla dire al telefono. Infine, ma potrebbe essere la soluzione più facile, chiamare Antonello Mennini, Vice Parroco di S. Lucia che puoi fare venire a casa. Infine vedi tu. Presto e bene per quel poco che può valere. Lettera a Zaccagnini. E' la più importante. Occorre arrivi integra. Vedi di mandarla per il migliore tramite a lui e avverti i giornalisti circostanti che la rendano pubblica. Mi raccomando. Ti abbraccio tanto con tutti. 

30) Al segretario generale delle Nazioni Unite Kurt Waldheim Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziarla, nella drammatica situazione nella quale mi trovo, per il fervido messaggio che ha voluto formulare per la salvezza della mia vita. E' un segno, tanto autorevole quanto gradito, oltre che del suo ben noto spirito umanitario, della benevolenza della quale mi fa oggetto da anni, da quando cioè ebbi la ventura di trattare lungamente con lei dei problemi dell'Alto Adige e di giungere poi alla felice conclusione di Copenaghen. In tutto questo tempo ci siamo scambiati reciproca simpatia e stima. Bene, ora io mi trovo nella condizione di prigioniero politico ed intorno a questa mia posizione è aperta una vertenza tra il governo italiano e le BR intorno a qualche scambio di prigionieri delle due parti. Il suo alto appello umanitario non ha potuto così conseguire il risultato desiderato, poiché il governo oppone la richiesta di un gesto gratuito ed unilaterale, mentre l'altra parte chiede una contropartita da concordare. In verità sia in Italia sia all'estero non mancano casi di scambi di prigionieri. La cosa, benché presenti qualche difficoltà, non è di per sé né assurda né irrisolvibile. Vi sono ostacoli politici ai quali il governo attribuisce caratteri di durezza. Gli ostacoli non sono però insuperabili; la Sua presenza in Italia, la conoscenza del contenzioso, la Sua abilità diplomatica, la Sua capacità mediatrice, dovrebbero poter sbloccare la difficile situazione, salvare la mia vita, creare un'area di distensione utile alla pace. Forse il suo sacrificio, con adeguata pressione su una posizione irragionevole del governo italiano, potrebbe fare il miracolo che attendo non per me, ma per la mia disgraziata famiglia. Purtroppo il correre del tempo è inesorabile. Ed io sono obbligato a supplicare che l'emergenza sia affrontata senza ritardo. La ringrazio, eccellenza, per quanto Ella potrà e vorrà fare ed in nome anche dei miei le porgo gli ossequi più devoti. Aldo Moro 

31) A Luigi Cottafavi All'Ambasciatore Cottafavi Carissimo Cottafavi, mi piacerebbe parlare così distesamente come mi è accaduto di fare l'ultima volta purtroppo le circostanze sono diverse. La mia disgraziata situazione mi induce a fare per suo affettuoso tramite un fervido appello a Waldheim, il quale, pur restando nei limiti umanitari che non sono sufficienti a sbloccare la situazione, ha usato un tono più caldo, dando l'impressione di poter fare all'occorrenza qualche cosa di più, forse in nome di vecchi rapporti di amicizia e di collaborazione. Da qui, accompagnata da una lettera che Le accludo, la mia supplica a Lei, perché me lo porti di urgenza in Italia. Bisognerebbe fare davvero uno strappo. E bisogna aggiungere che non avrà un compito facile per le resistenze del governo che vorrebbe risolvere in termini umanitari (e cioè non pagando niente) la questione. E ciò dimenticando che in moltissimi altri paesi civili si hanno scambi e compensazioni e che in Italia stessa per i casi dei Palestinesi ci siamo comportati in tutt'altro modo. Aggiungo che, trattandosi di un fatto politico, trattandosi di una mediazione, c'è un termine ragionevole di trattativa e che soprattutto al Presidente dell'ONU non dovrebbe essere rifiutata. E' insomma, caro Cottafavi, un estremo tentativo il cui successo è largamente affidato, se Dio vorrà, a che si metta in moto presto e con le ali. Se l'ONU salvasse una vita umana, strappandola a quest'Italia inetta, sarebbe una bella cosa. Grazie l'abbraccio. Aldo Moro Un incontro a Ginevra sotto l'egidia della Croce Rossa sarebbe possibile? 

32) A Franco Malfatti (il destinatario ha dichiarato di non aver ricevuto la lettera) All'Ambasciatore Franco Malfatti segretario generale della Farnesina Carissimo Ambasciatore, nella disperata situazione in cui mi trovo, sono nella necessità di rivolgermi a Lei, per trasmettere un appropriato messaggio al vecchio collega ed amico Waldheim, presidente dell'ONU, messaggio che è richiesta di urgente aiuto, ma, come Ella ben sa, non è di contenuto semplicemente umanitario. Nella condizione in cui sono non riesco a contattare efficacemente Cottafavi. E allora mi rivolgo a Lei con la fiducia di sempre, avendo come supremo obiettivo una rapida visita di Waldheim in Italia. Anche sul piano psicologico, non sarebbe cosa da poco. Ovviamente ogni collaborazione dell'ambasciatore Vinci non potrà che essere estremamente utile. Grazie e con l'affetto di sempre, mi creda suo. Aldo Moro Amb. Franco Malfatti Segretario generale della Farnesina Un incontro a Ginevra sotto l'egidia della Croce Rossa sarebbe possibile? 

33) A Giuseppe Manzari (il destinatario ha dichiarato di non aver mai ricevuto la lettera) Carissimo Peppino, ti sarei grato t'informassi buona fonte circa la ragione per la quale si è bloccata la richiesta di Young di portare il nostro caso al Consiglio di Sicurezza e se c'è ancora una possibilità in tal senso e che cosa si può fare con la dovuta urgenza. La risposta tienila per te, che ti sarà comandata al momento opportuno. Grazie e affettuosamente tuo Aldo Moro Ad un cenno si dovrebbe essere in condizioni di chiamare qui l'Amb. Cottafavi. Nulla per ora. Poi si vedrà. Avv. Giuseppe Manzari presidente Sezione Consiglio di Stato Capo del Contenzioso diplomatico. 

34) A Flaminio Piccoli (non recapitata) Caro Piccoli, mi rivolgo a te con la fiducia e l'affetto che sai. Sei tu ora, punto di riferimento. E vedo il segno della tua presenza nel fatto che sia stato sin qui evitato il peggio, la chiusura indiscriminata. Guardando agli aspetti umanitari, che sono essenziali e valgono per tutti i Paesi, bisogna rapidamente approfondire questa breccia. Andare avanti, cioè, nel concreto, senza illudersi che invocazioni umanitarie possano avere il minimo effetto. Non dividete sul sangue la D.C., non illudetevi di risolvere così i problemi del paese, date fiducia, ora che si manifesta intero, all'umanitarismo socialista, anche se vi fosse la sfida della crisi, la cui composizione del resto è stata così faticosamente accettata. La crisi, per questo motivo che lascia allo scoperto i comunisti, non ci sarebbe o almeno sarebbe risolvibile. Non lasciate allo scoperto i vecchi amici che hanno dato fino all'ultimo. Sarebbe un fatto obbrobrioso e immorale. Sarebbe un eroismo su basi fragilissime. Scusa queste considerazioni che, soprattutto per la famiglia dovevo fare, ed abbiti i più cordiali saluti Aldo Moro On. Flaminio Piccoli Presidente del gruppo Parlamentare Camera della D.C. 

35) A Benigno Zaccagnini (non recapitata) On. Benigno Zaccagnini Aggiungi che la mia protezione è stata assolutamente insufficiente e non è giusto farne ricadere la responsabilità su di me. Caro Zac, se si proroga, come si deve, dev'essere per fare davvero qualche cosa, non per perdere tempo. So che tutto è difficile ma spero non ti sottrarrai a questa responsabilità (il contrario sarebbe disumano e crudele) di far procedere il negoziato verso una conclusione ragionevole ma positiva. Non puoi capire che cosa si prova in queste ore. Non cedere a nessuno, non ammettere tatticismi. La responsabilità è tua, tutta tua. Se fossi nella tua condizione non accetterei mai di dire di sì all'uccisione, di pagare con la vita la prigionia che non si crede di poter interrompere. Ma stai bene attento alla scala dei valori. Con [parola indecifrabile] Aldo Moro 

36) A Giovanni Leone (recapitata il 29 aprile) Alla Stampa, da parte di Aldo Moro, con preghiera di cortese urgente trasmissione al suo illustre Destinatario. Molti ringraziamenti All'On. Prof. Giovanni Leone Presidente della Repubblica Italiana Faccio vivo appello, con profonda deferenza, al tuo alto senso di umanità e di giustizia, affinché, d'accordo con il Governo, voglia rendere possibile una equa e umanitaria trattativa per scambio di prigionieri politici, la quale mi consenta di essere restituito alla famiglia, che ha grave e urgente bisogno di me. Le tante forme di solidarietà sperimentate, t'indirizzino per la strada giusta. Ti ringrazio profondamente e ti saluto con viva cordialità Aldo Moro 

37) A Amintore Fanfani (recapitata il 29 aprile) Onorevole Presidente del Senato, in questo momento estremamente difficile, ritengo mio diritto e dovere, come membro del Parlamento italiano, di rivolgermi a Lei che ne è, insieme con il Presidente della Camera, il supremo custode. Lo faccio nello spirito di tanti anni di colleganza parlamentare, per scongiurarla di adoperarsi, nei modi più opportuni, affinché sia avviata, con le adeguate garanzie, un'equa trattativa umanitaria, che consenta di procedere ad uno scambio di prigionieri politici ed a me di tornare in seno alla famiglia che ha grave ed urgente bisogno di me. Lo spirito umanitario che anima il Parlamento ebbe già a manifestarsi in sede di Costituente, alla quale anche in questo campo ebbi a dare il mio contributo, e si è fatto visibile con l'abolizione della pena di morte ed in molteplici leggi ed iniziative. D'altra parte non sfuggono alle Assemblee né i problemi di sicurezza, che però possono essere adeguatamente risolti, né la complessità del problema politico per il quale non sarebbero sufficienti scelte semplici e riduttive. Al di là di questa problematica io affido a Lei, signor Presidente, con fiducia ed affetto la mia persona, nella speranza che tanti anni di stima, amicizia e collaborazione mi valgano un aiuto decisivo, che ricostituisca il Plenum del Parlamento e che mi dia l'unica gioia che cerco, il ricongiungimento con la mia amata famiglia. Con i più sinceri e vivi ringraziamenti, voglia gradire i miei più deferenti saluti. Suo Aldo Moro On. Prof. Amintore Fanfani Presidente del Senato della Repubblica 

38) A Pietro Ingrao (recapitata il 29 aprile) Onorevole Presidente della Camera, in questo momento estremamente difficile, ritengo mio diritto e dovere, come membro del Parlamento italiano, di rivolgermi a Lei che ne è, insieme con il Presidente del Senato, il supremo custode. Lo faccio nello spirito di tanti anni di colleganza parlamentare, per scongiurarla di adoperarsi, nei modi più opportuni, affinché sia avviata con le adeguate garanzie, un'equa trattativa umanitaria, che consenta di procedere ad uno scambio di prigionieri politici ed a me di tornare in seno alla famiglia che ha grave ed urgente bisogno di me. Lo spirito umanitario che anima il Parlamento ebbe già a manifestarsi in sede di Costituente, alla quale anche in questo campo ebbi a dare il mio contributo, e si è fatto visibile con l'abolizione della pena di morte ed in molteplici leggi ed iniziative. D'altra parte non sfuggono alle Assemblee né i problemi di sicurezza, che possono però essere adeguatamente risolti, né la complessità del problema politico per il quale non sarebbero sufficienti scelte semplici e riduttive. Al di là di questa problematica io affido a Lei, Signor Presidente, con fiducia ed affetto la mia persona, nella speranza che tanti anni di stima, amicizia e collaborazione mi valgano un aiuto decisivo che ricostituisca il Plenum del Parlamento e che mi dia l'unica gioia che cerco, il ricongiungimento con la mia amata famiglia. Con i più sinceri e vivi ringraziamenti, voglia gradire i miei più deferenti saluti. Suo Aldo Moro On. Pietro Ingrao Presidente della Camera dei deputati 

39) A Flaminio Piccoli (recapitata il 29 aprile) On. Flaminio Piccoli Presidente Gruppo D.C. occorrendo puoi parlare anche di me Caro Piccoli, non ti dico tutte le cose che vorrei per brevità e per l'intenso dialogo tra noi che dura da anni. Ho fiducia nella tua saggezza e nel tuo realismo, unica antitesi ad un predominio oggi, se non bilanciato, pericoloso. So che non ti farai complice di un'operazione che, oltretutto, distruggerebbe la D.C. Non mi dilungo, perché so che tu capisci queste cose. Aggiungo qualche osservazione per il dibattito interno che spero abbia giuste proporzioni e sia da te responsabilmente guidato. La prima osservazione da fare è che si tratta di una cosa che si ripete come si ripetono nella vita gli stati di necessità. Se n'è parlato meno di ora, ma abbastanza, perché si sappia come sono andate le cose. E tu, che sai tutto, ne sei certo informato. Ma, per tua tranquillità e per diffondere in giro tranquillità, senza fare ora almeno dichiarazioni ufficiali, puoi chiamarti subito Pennacchini che sa tutto (nei dettagli più di me) ed è persona delicata e precisa. Poi c'è Miceli e, se è in Italia (e sarebbe bene da ogni punto di vista farlo venire) il Col. Giovannoni, che Cossiga stima. Dunque, non una, ma più volte, furono liberati con meccanismi vari palestinesi detenuti ed anche condannati, allo scopo di stornare gravi rappresaglie che sarebbero poi state poste in essere, se fosse continuata la detenzione. La minaccia era seria, credibile, anche se meno pienamente apprestata che nel caso nostro. Lo stato di necessità è in entrambi evidente. Uguale il vantaggio dei liberati, ovviamente trasferiti in Paesi Terzi. Ma su tutto questo fenomeno politico vorrei intrattenermi con te, che sei l'unico cui si possa parlare a dovuto livello. Che Iddio lo renda possibile. Naturalmente comprendo tutte le difficoltà. Ma qui occorrono non sotterfugi, ma atti di coraggio. Dopo un po' l'opinione pubblica capisce, pur che sia guidata. In realtà qui l'ostacolo è l'intransigenza del partito comunista che sembra una garanzia. Credo sarebbe prudente guardare più a fondo le cose, tenuto conto del più duttile atteggiamento socialista cui fino a due mesi fa andavano le nostre simpatie. Forse i comunisti vogliono restare soli a difendere l'autorità dello Stato o vogliono di più. Ma la D.C. non ci può stare. Perché nel nostro impasto (chiamalo come vuoi) c'è una irriducibile umanità e pietà: una scelta a favore della durezza comunista contro l'umanitarismo socialista sarebbe contro natura. Importante è convincere Andreotti che non sta seguendo la strada vincente. E' probabile che si costituisca un blocco di oppositori intransigenti. Conviene trattare. Grazie e affettuosamente Aldo Moro 

40) A Riccardo Misasi (recapitata il 29 aprile) Carissimo Riccardo, un grande abbraccio e due parole per dirti che mi attendo, con l'eloquenza ed il vigore che ti sono propri, una tua efficace battaglia a difesa della vita, a difesa dei diritti umani, contro una gretta ragion di Stato. Tu sai che gli argomenti del rigore, in certe situazioni politiche, non servono a nulla. Si tratta di ben altro che dovremmo sforzarci di capire. Se prendi di petto i legalisti, vincerai ancora una volta. Non illudetevi di invocazioni umanitarie. Vorrei poi dirti che, se dovesse passarsi, come ci si augura, ad una fase ulteriore, la tua autorità ed esperienza di Presidente della Commissione Giustizia, dovrebbero essere, oltre che per le cose in generale che interessano, preziose per alcuni temi specifici che tu certo intuisci. Grazie e tanti affettuosi saluti. Aldo Moro On. Riccardo Misasi 41) A Renato Dell'Andro (recapitata il 29 aprile) Carissimo Renato in questo momento così difficile, pur immaginando che tu abbia fatto tutto quello che la coscienza e l'affetto ti suggerivano, desidero aggiungere delle brevi considerazioni. Ne ho fatto cenno a Piccoli e a Pennacchini ed ora lo rifaccio a te, che immagino con gli amici direttamente e discretamente presenti nei dibattiti che si susseguono. La prima riguarda quella che può sembrare una stranezza e non è e cioè lo scambio dei prigionieri politici. Invece essa è avvenuta ripetutamente all'estero, ma anche in Italia. Tu forse già conosci direttamente le vicende dei palestinesi all'epoca più oscura della guerra. Lo scopo di stornare grave danno minacciato alle persone, ove essa fosse perdurata. Nello spirito si fece ricorso allo stato di necessità. Il caso è analogo al nostro, anche se la minaccia, in quel caso, pur serissima, era meno definita. Non si può parlare di novità né di anomalia. La situazione era quella che è oggi e conviene saperlo per non stupirsi. Io non penso che si debba fare, per ora, una dichiarazione ufficiale, ma solo parlarne di qua e di là, intensamente però. Ho scritto a Piccoli e a Pennacchini che è buon testimone. A parte tutte le invenzioni che voi saprete fare, è utile mostrare una riserva che conduca, in caso di esito negativo, al coagularsi di voti contrari come furono minacciati da De Carolis e altri, Andreotti che (con il PCI) guida la linea dura, deve sapere che corre gravi rischi. Valorizzare poi l'umanitarismo socialista, più congeniale alla D.C. e che ha sempre goduto, e specie in questa legislatura, maggiori simpatie. Forza, Renato, crea, fai, impegnati con la consueta accortezza. Te ne sarò tanto grato. Ti abbraccio. Aldo Moro On. [parola illeggibile] Renato Dell'Andro S.p.M. 

42) A Tullio Ancora (recapitata il 29 aprile) Caro Tullio, un caro ricordo ed un caloroso abbraccio. Senza perdersi in tante cose importanti, ma ovvie, concentrati in questo. Ricevo come premio dai comunisti dopo la lunga marcia la condanna a morte. Non commento. Quel che dico, e che tu dovresti sviluppare di urgenza e con il garbo che non ti manca, è che si può ancora capire (ma male) un atteggiamento duro del PCI, ma non si capirebbe certo che esso fosse legato al quadro politico generale la cui definizione è stata così faticosamente raggiunta e che ora dovrebbe essere ridisegnato. Dicano, se credono, che la loro è una posizione dura e intransigente e poi la lascino lì come termine di riferimento. E' tutto, ma è da fare e persuadere presto. Affettuosamente Aldo Moro Dott. Tullio Ancora Via Livorno 44 Roma 

43) A Giulio Andreotti (recapitata il 29 aprile) Caro Presidente, so bene che ormai il problema, nelle sue massime componenti, è nelle tue mani e tu ne porti altissima responsabilità. Non sto a descriverti la mia condizione e le mie prospettive. Posso solo dirti la mia certezza che questa nuova fase politica, se comincia con un bagno di sangue e specie in contraddizione con un chiaro orientamento umanitario dei socialisti, non è apportatrice di bene né per il Paese né per il Governo. La lacerazione ne resterà insanabile. Nessuna unità nella sequela delle azioni e reazioni sarà più ricomponibile. Con ciò vorrei invitarti a realizzare quel che si ha da fare nel poco tempo disponibile. Contare su un logoramento psicologico, perché son certo che tu, nella tua intelligenza, lo escludi, sarebbe un drammatico errore. Quando ho concorso alla tua designazione e l'ho tenuta malgrado alcune opposizioni, speravo di darti un aiuto sostanzioso, onesto e sincero. Quel che posso fare, nelle presenti circostanze, è di beneaugurare al tuo sforzo e seguirlo con simpatia sulla base di una decisione che esprima il tuo spirito umanitario, il tuo animo fraterno, il tuo rispetto per la mia disgraziata famiglia. Quanto ai timori di crisi, a parte la significativa posizione socialista cui non manca di guardare la D.C., è difficile pensare che il PCI voglia disperdere quello che ha raccolto con tante forzature. Che Iddio ti illumini e ti benedica e ti faccia tramite dell'unica cosa che conti per me, non la carriera cioè, ma la famiglia. Grazie e cordialmente tuo Aldo Moro On. Giulio Andreotti Presidente del Consiglio dei Ministri 

44) A Bettino Craxi (recapitata il 29 aprile) Caro Craxi, poiché ho colto, pur tra le notizie frammentarie che mi pervengono, una forte sensibilità umanitaria del tuo Partito in questa dolorosa vicenda, sono qui a scongiurarti di continuare ed anzi accentuare la tua importante iniziativa. E' da mettere in chiaro che non si tratta di inviti rivolti agli altri a compiere atti di umanità, inviti del tutto inutili, ma di dar luogo con la dovuta urgenza ad una seria ed equilibrata trattativa per lo scambio di prigionieri politici. Ho l'impressione che questo o non si sia capito o si abbia l'aria di non capirlo. La realtà è però questa, urgente, con un respiro minimo. Ogni ora che passa potrebbe renderla vana ed allora io ti scongiuro di fare in ogni sede opportuna tutto il possibile sull'unica direzione giusta che non è quella della declamazione. Anche la D.C. sembra non capire. Ti sarei grato se glielo spiegassi anche tu con l'urgenza che si richiede. Credi, non c'è un minuto da perdere. E io spero che o al San Rafael o al Partito questo mio scritto ti trovi. Mi pare tutto un po' assurdo, ma quello che conta non è spiegare, ma, se si può fare qualcosa, di farlo. Grazie infinite ed affettuosi saluti Aldo Moro On. Bettino Craxi Segretario del Partito Socialista Italiano 

45) A Erminio Pennacchini (recapitata il 29 aprile) Carissimo Pennacchini, ho avuto sempre grande stima di te, per tutto, ma soprattutto per la cristallina onestà. E' quindi naturale che in un momento drammatico mi rivolga a te per un aiuto prezioso che consiste semplicemente nel dire la verità. Dirla, per ora, ben chiara agli amici parlamentari ed a qualche portavoce qualificato dell'opinione pubblica. Si vedrà poi se ufficializzarla. Si tratta della nota vicenda dei palestinesi che ci angustiò per tanti anni e che tu, con il mio modesto concorso, riuscisti a disinnescare. L'analogia, anzi l'eguaglianza con il mio doloroso caso, sono evidenti. Semmai in quelle circostanze la minaccia alla vita dei terzi estranei era meno evidente, meno avanzata. Ma il fatto c'era e ad esso si è provveduto secondo le norme dello Stato di necessità, gestite con somma delicatezza. Di fronte alla situazione di oggi non si può dire perciò che essa sia del tutto nuova. Ha precedenti numerosi in Italia e fuori d'Italia ed ha, del resto, evidenti ragioni che sono insite nell'ordinamento giuridico e nella coscienza sociale del Paese. Del resto è chiaro che ai prigionieri politici dell'altra parte viene assegnato un soggiorno obbligato in Stato Terzo. Ecco, la tua obiettiva ed informata testimonianza, data ampiamente e con la massima urgenza, dovrebbe togliere alla soluzione prospettata quel certo carattere di anomalia che taluno tende ad attribuire ad essa. E' un intermezzo di guerra o guerriglia che sia, da valutare nel suo significato. Lascio alla tua prudenza di stabilire quali altri protagonisti evocare. Vorrei che comunque Giovannoni fosse su piazza. Ma importante è che tu sia lì, non a fare circolo, ma a parlare serenamente secondo verità. Tra l'altro ricordi quando l'allarme ci giunse in Belgio? Grazie per quanto dirai e farai secondo verità. La famiglia ed io, in tanta parte, dipendiamo da te, dalla tua onestà e pacatezza. Affettuosamente Aldo Moro 

46) A Maria Luisa Familiari (la destinataria ha dichiarato di non aver ricevuto la lettera) C'è anche una lettera per Zaccagnini da portare in casa, vicino casa mia o a Piazza del Gesù con molte raccomandazioni. Carissima Maria Luisa (Familiari) in questa, probabilmente inutile, corsa contro la morte, ricorro a te, col sistema dell'altro giorno, partendo questa volta da casa tua invece che dall'ufficio, dato il giorno festivo. Si tratta di portare entro oggi domenica a destinazione queste lettere nelle proprie mani dei destinatari, o almeno quasi nelle loro mani. Dato che è domenica andare a casa, assicurarsi, essere certi che sarà consegnata a breve scadenza, andare fuori se l'interessato fosse fuori in un posto definito e sicuro. Il più importante è l'on. Piccoli che abita non lontano da casa mia e in alternativa si potrebbe trovare (improbabile) nel suo ufficio a Montecitorio o più probabilmente a Piazza del Gesù. Poi c'è l'on. Riccardo Misasi, Presidente della Commissione di giustizia, di cui non ho idea dove possa abitare. Se la Camera, date le circostanze, è aperta chiedere là o a Piazza del Gesù o alla segreteria on. Dell'Andro o al Ministero della giustizia. Queste frasi qui dette sono le più importanti. Poi c'è quella indirizzata al Dott. Tullio Ancora, Via Livorno 44, non lungi da Piazza Fiume. Anche lì dare a mano. Ce n'è poi una per il presidente del Consiglio Andreotti che potrebbe essere recapitata al limite nella sua casa in Corso Vittorio Emanuele, non lontano dalla Chiesa Nuova. In mancanza di tutto anche in Piazza del Gesù. C'è infine una per l'on. Craxi che credo abiti all'Albergo San Raphael presso il Panteon o in mancanza alla sede del P.S.I. in via del Corso, con molte raccomandazioni. Scusami tanto, abbracciami tutti, voglia anche tu un po' di bene a Luca. E Dio ti benedica e ti premi di tutto. Aldo Moro 

P.S. Fai tutto con l'aiuto dei carissimi amici, specie Mimmo, Matteo e Gianni. Sarà brutta domenica, ma pensa alla mia. 

47) Ai Presidenti delle Camere (non recapitata) Signori Presidenti delle Camere, è nota la mia difficile condizione. Sono prigioniero politico delle Brigate Rosse e sottoposto, quale Presidente del Consiglio Nazionale della D.C., a giudizio sulla base di accuse che riguardano insieme me ed il gruppo dirigente del Partito. In relazione a questo mio stato di detenzione si è prospettata la opportunità di uno scambio dei prigionieri politici delle due parti, secondo modalità da trattare. Di questa possibilità io mi sono fatto portatore in due messaggi, che, malgrado le mie argomentazioni umanitarie e politiche, non hanno avuto in Parlamento favorevole accoglienza. A questo punto ritengo di invocare la umanitaria comprensione delle due Assemblee e dei loro Presidenti per una soluzione che, a mio avviso, non pregiudicherebbe in nessun modo né i diritti dello Stato, né i legittimi interessi dei prigionieri politici, tra i quali io mi trovo. Questa soluzione dovrebbe essere negoziata tramite la Croce Rossa di Ginevra e dovrebbe concretarsi in una legge straordinaria ed urgente del Parlamento, la quale mi conferisca lo status di detenuto in condizioni del tutto analoghe, anche come modalità di vita, a quelle proprie dei prigionieri politici delle Brigate Rosse. Per legge io verrei così vincolato a questi prigionieri e non potrei fruire di atti di clemenza o di scambi, se non in quanto gli altri ne beneficiassero. Ovviamente la garanzia alle Brigate Rosse dovrebbe essere data tramite il negoziato con la Croce Rossa e la legge obbligante che il Parlamento poi voterebbe, ritenendo in essa assorbita l'autorizzazione a procedere e ad arrestare. So bene che si possono fare contro questa tutte le possibili obiezioni. Sta di fatto però che è questo l'unico modo per salvare la vita ed ottenere condizioni di detenzione accettabili, e che io accetto, fino a che non maturino le condizioni di un miglior assetto della materia. Infatti una prigione clandestina non può durare a lungo, né offrire, per ragioni tecniche, più di quel che offre. In una prigione comune, per quanto severa, io avrei delle migliori possibilità ambientali, qualche informazione ed istruzione, assistenza farmaceutica e medica ed un contatto, almeno saltuario, con la famiglia. Voglia il Parlamento nel suo alto senso di giustizia e di umanità vagliare la mia proposta, non recidendo l'esile filo nel quale si esprimono le mie poche speranze. Con ossequi Aldo Moro 

48) A Eleonora Moro (non recapitata) Mia dolcissima Noretta, non mi soffermo sulle tante cose tenere che vorrei dire per tutti voi. C'è una cosa importante ed urgente da fare: un tuo incontro con Zaccagnini, Piccoli, Bartolomei, Galloni e Gaspari. Devi dire loro, prima privatamente, poi pubblicamente col tenore che uso in questi giorni (ce ne sarà uno ancora domani) che essi mi conducono a morte sicura, escludendo qualsiasi trattativa su scambi di prigionieri, salvaguardia di ostaggi e poi anche sulle proposte ultime e minime dell'on. Craxi. Non si debbono fare illusioni in proposito. Possono darti tutte le assicurazioni che vogliono, ma non hanno niente in mano. Dato che il tempo corre, la via della prudenza, dell'attesa, della fiducia è impercorribile, anche di fronte a TV e radio devi dire (chiariscilo per me a Guerzoni) che tu chiedi un'assunzione di responsabilità della D.C. e ad essa dovrai dolorosamente attribuire la responsabilità. Sei mia moglie, rappresenti la famiglia, puoi dirlo, con esito drammatico. Sii dura come sai esserlo [...] Aldo [...] seguono due righe incomprensibili 49) A Corrado Guerzoni (il destinatario ha dichiarato di non aver mai ricevuto la lettera) Se non la ricevono, va pure detto in TV. Chiamare subito Guerzoni Carissimo Guerzoni, ci deve essere un mio appello al partito, presso mia moglie, da diffondere molto e presto. Inoltre è ritenuto qui essenziale che mia moglie si rechi al partito (Zac + 5) e dica loro nettamente che il rifiuto della D.C. a trattare seriamente, anche nelle forme minime proposte da Craxi, comporta la mia morte, la cui responsabilità la famiglia deve ad essa attribuire. Questo va sistematicamente ripetuto dopo a mezzo TV. Le sarò grato se accompagnasse e aiutasse, perché è la prima volta che mia moglie fa questo e ne è terrorizzata. Ma almeno la Radio dovrebbe essere più facile. Quanto all'opportunità lasci me giudicare. Scusi tanto, grazie per il doppio lavoro e molta cordialità. Aldo Moro In caso di indisponibilità dell'altra parte o di cogenti ragioni di salute di mia moglie, bisogna mandare subito una lettera alla D.C. che esprima i noti concetti e che sia subito pubblicata. Guerzoni di domenica reperibile in casa via Flaminia N° reperibile nel catalogo. Ovvero in via di Forte Trionfale, 79 lunedì in ufficio. Mi raccomando: questa diffida è essenziale e deve essere immediata. 50) A Don Antonello Mennini (il destinatario ha dichiarato di non aver mai ricevuto la lettera) Antonello Mennini Carissimo Antonello, avrei da dire molte cose, ma le rimando perché meno urgenti. ci sarebbe da consegnare tre lettere importanti di persona e con molta urgenza. 
1 Onorevole Piccoli. Dovrebbe essere tra molta confusione al suo ufficio nel gruppo parlamentare della Camera. Bisogna stanarlo e dargliela, dicendo che viene da me. 
2 On. Renato Dell'Andro. Può essere all'albergo Minerva (mi pare proprio si chiami così, tutto di fronte alla chiesa) o al Ministero della giustizia o infine alla sede del Gruppo D.C. a Montecitorio. Se per dannata ipotesi, avessi sbagliato il nome dell'albergo, sappi che i due alberghetti di cui si tratta sono così: Chiesa Minerva Questo a destra è Dell'Andro. 
3 On. Pennacchìni potrebbe essere allo stesso Gruppo al suo nuovo ufficio di Presidente della Commissione parlamentare per i servizi d'informazione, di quest'ultimo non conosco la sede, che è però vicinissima alla Camera dove la conoscono. L'importante è che arrivi e arrivi subito. Per semplificazione si può affidare a Dell'Andro, di persona, l'operazione Pennacchini. Quindi: partire da Piccoli, poi Dell'Andro, per suo tramite o direttamente, Pennacchini. In extremis, lasciare di persona a Dell'Andro per gli altri due sollecitandolo. Se possibile, S.Em. Poletti potrebbe far osservare a S.S. che il Suo bellissimo messaggio, equivocandosi tra restituzione umanitaria e scambio dei prigionieri, si presta purtroppo ad essere utilizzato contro di me. Essenziale sarebbe dire ad Andreotti il sincero desiderio che le cose vadano nel modo desiderato da noi e cioè mediante scambio. Se si vuole il risultato, questa è la via. Altrimenti tutto s'incaglia. Grazie, benedicimi, proteggimi e voglimi bene. tuo Aldo Moro 

51) A Don Antonello Mennini (il destinatario ha dichiarato di non aver mai ricevuto la lettera) Mio carissimo Antonello, scusa se profitto così spesso di te. E' che sei non solo il più caro, ma il più utile e capace nella difficilissima situazione. 3 cose I ho chiesto ieri a mia moglie (ma il messaggio sarà stato fatto passare? e le sue parole saranno state trasmesse?) che dica fermamente che invoca salvezza per me, nell'unico modo possibile, come tante altre volte è avvenuto, cioè di uno scambio di prigionieri. E poi commosse parole di circostanza. Il fatto che l'appello di mia moglie non arrivi mi allarma sulla salute sua, ma genera forse l'impressione che la famiglia sia più vicina alla linea ufficiale anziché a me, il che è falso. II Vorrei raccogliessi notizie sulla salute di casa e ti tenessi pronto a rispondere, quando mi sarà possibile di domandartelo. Mi potrebbero scrivere qualche rigo? Tramite te? III ed è di particolare urgenza (precede le altre cose) prendere contatto telefonico con l'On. Dell'Andro (Ministero Giustizia) o con Sen. Rosa (Marina Mercantile) o Sen. Gui e Sen. Cervone, pregando di preparare bene la progettata riunione (a quanto sento) sulla mia disgraziata vicenda, tenendo contatto con gli altri amici e in particolare l'On. Misasi. E' necessario avere una seria linea alternativa a quella del Governo, la quale riecheggi un po' la ispirazione socialista. Bisogna far capire che lo scambio è stato quasi sempre fatto quando erano in gioco ostaggi e a quelli dell'altra parte è stato dato riparo all'estero con esclusione dal territorio nazionale. Dì tante cose care a mia moglie e a chi vedi dei miei. Benedicimi e aiutami nel Signore. Ti abbraccio forte Tuo Aldo Moro P.S. Un'ultima cosa urgente da dire a mia moglie, che faccia riscuotere subito a Rana alcuni assegni da me firmati in mansarda. E' necessario per evitare complicazioni ereditarie. Grazie. P.S. Dì al Card. Poletti che mia moglie purtroppo non sta bene. Che supplichi il Papa di fare di più, insistendo personalmente con Andreotti e non lasciandosi convincere dalla ragione di Stato. Altre volte è stata superata. 

52) A Eleonora Moro (recapitata il 24 aprile) Carissima Noretta, come ultimo tentativo fai una protesta ed una preghiera con tutto il fiato che hai in gola, senza sentire i consigli di prudenza di chicchessia e dello stesso Guerzoni. Ti abbraccio forte forte Aldo 

53) A Benigno Zaccagnini (recapitata il 24 aprile) Caro Zaccagnini, ancora una volta, come qualche giorno fa m'indirizzo a te con animo profondamente commosso per la crescente drammaticità della situazione. Siamo quasi all'ora zero: mancano più secondi che minuti. Siamo al momento dell'eccidio. Naturalmente mi rivolgo a te, ma intendo parlare individualmente a tutti i componenti della Direzione (più o meno allargata) cui spettano costituzionalmente le decisioni, e che decisioni! del partito. Intendo rivolgermi ancora alla immensa folla dei militanti che per anni ed anni mi hanno ascoltato, mi hanno capito, mi hanno considerato l'accorto divinatore delle funzioni avvenire della Democrazia Cristiana. Quanti dialoghi, in anni ed anni, con la folla dei militanti. Quanti dialoghi, in anni ed anni, con gli amici della Direzione del Partito o dei Gruppi parlamentari. Anche negli ultimi difficili mesi quante volte abbiamo parlato pacatamente tra noi, tra tutti noi, chiamandoci per nome, tutti investiti di una stessa indeclinabile responsabilità. Si sapeva, senza patti di sangue, senza inopinati segreti notturni che cosa voleva ciascuno di noi nella sua responsabilità. Ora di questa vicenda, la più grande e gravida di conseguenze che abbia investito da anni la D.C., non sappiamo nulla o quasi. Non conosciamo la posizione del Segretario né del Presidente del Consiglio; vaghe indiscrezioni dell'On. Bodrato con accenti di generico carattere umanitario. Nessuna notizia sul contenuto; sulle intelligenti sottigliezze di Granelli, sulle robuste argomentazioni di Misasi (quanto contavo su di esse), sulla precisa sintesi politica dei Presidenti dei Gruppi e specie dell'On. Piccoli. Mi sono detto: la situazione non è matura e ci converrà aspettare. E' prudenza tradizionale della D.C. Ed ho atteso fiducioso come sempre, immaginando quello che Gui, Misasi, Granelli, Gava, Gonella (l'umanista dell'Osservatore) ed altri avrebbero detto nella vera riunione, dopo questa prima interlocutoria. Vorrei rilevare incidentalmente che la competenza è certo del Governo, ma che esso ha il suo fondamento insostituibile nella D.C. che dà e ritira la fiducia, come in circostanze così drammatiche sarebbe giustificato. E' dunque alla D.C. che bisogna guardare. Ed invece, dicevo, niente. Sedute notturne, angosce, insofferenza, richiami alle ragioni del Partito e dello Stato. Viene una proposta unitaria nobilissima, ma che elude purtroppo il problema politico reale. Invece dev'essere chiaro che politicamente il tema non è quello della pietà umana, pur così suggestiva, ma dello scambio di alcuni prigionieri di guerra (guerra o guerriglia come si vuole), come si pratica là dove si fa la guerra, come si pratica in paesi altamente civili (quasi la universalità), dove si scambia non solo per obiettive ragioni umanitarie, ma per la salvezza della vita umana innocente. Perché in Italia un altro codice? Per la forza comunista entrata in campo e che dovrà fare i conti con tutti questi problemi anche in confronto della più umana posizione socialista? Vorrei ora fermarmi un momento sulla comparazione dei beni di cui si tratta: uno recuperabile, sia pure a caro prezzo, la libertà; l'altro, in nessun modo recuperabile, la vita. Con quale senso di giustizia, con quale pauroso arretramento sulla stessa legge del taglione, lo Stato, con la sua inerzia, con il suo cinismo, con la sua mancanza di senso storico consente che per una libertà che s'intenda negare si accetti e si dia come scontata la più grave ed irreparabile pena di morte? Questo è un punto essenziale che avevo immaginato Misasi sviluppasse con la sua intelligenza ed eloquenza. In questo modo si reintroduce la pena di morte che un Paese civile come il nostro ha escluso sin dal Beccaria ed espunto nel dopoguerra dal codice come primo segno di autentica democratizzazione. Con la sua inerzia, con il suo tener dietro, in nome della ragion di Stato, l'organizzazione statale condanna a morte e senza troppo pensarci su, perché c'è uno stato di detenzione preminente da difendere. E' una cosa enorme. Ci vuole un atto di coraggio senza condizionamenti di alcuno. Zaccagnini, sei eletto dal congresso. Nessuno ti può sindacare. La tua parola è decisiva. Non essere incerto, pencolante, acquiescente. Sii coraggioso e puro come nella tua giovinezza. E poi, detto questo, io ripeto che non accetto l'iniqua ed ingrata sentenza della D.C. Ripeto: non assolverò e non giustificherò nessuno. Nessuna ragione politica e morale mi potranno spingere a farlo. Con il mio è il grido della mia famiglia ferita a morte, che spero possa dire autonomamente la sua parola. Non creda la D.C. di avere chiuso il suo problema, liquidando Moro. Io ci sarò ancora come un punto irriducibile di contestazione e di alternativa, per impedire che della D.C. si faccia quello che se ne fa oggi. Per questa ragione, per una evidente incompatibilità, chiedo che ai miei funerali non partecipino né Autorità dello Stato, né uomini di partito. Chiedo di essere seguito dai pochi che mi hanno veramente voluto bene e sono degni perciò di accompagnarmi con la loro preghiera e con il loro amore. Cordiali saluti 24-4-78 Aldo Moro On. Benigno Zaccagnini P.S. Diffido a non prendere decisioni fuori dagli organi competenti di partito. 

54) A Eleonora Moro (non recapitata) Mia dolcissima Noretta, credo che questa sia proprio l'ultima. Per ragioni misteriose mi sembra preclusa qualsiasi speranza. Non si sa neppure approssimativamente, che cosa accade, in che si concludano le varie iniziative delle quali una volta si parla. Il Papa non può fare niente neppure dimostrativamente, in questo caso? Perché avevamo tanti amici, a schiere. Non una voce che io sappia, si è levata sin qui. Di voi ho ricevuto la sola lettera del "Giorno", che volevo portare sul petto, così per farmi compagnia, all'atto di morire. Ma si è perduta nel pulire la prigione. Per quanto abbia chiesto, non ho saputo altro. Quasi pensavo di aver fatto qualcosa di vergognoso. Ma è il meccanismo, deve essere così. Ed a voi devono avere consigliato (proibito) di fare qualsiasi protesta, che non sarebbe servita a nulla, ma avrebbe dimostrato che io qualche persona cara l'ho ancora. E' stato tutto freddamente determinato ed io sono stato trattato come se solo mi fossi servito della D.C. Ma non hanno nemmeno un momento esaminato la situazione, per vedere che cosa era opportuno fare, salvare il salvabile, capire. Una spaventosa improvvisazione. Per me, è finita. Penso solo a voi e, se non sono oppresso fino alla follia, vi richiamo, vi rivedo, da grandi e da piccoli, da anziani e da giovani e tra tutti il dilettissimo Luca con cui passo ancora i momenti disponibili. E poi il dubbio della vostra salute, la ragione del vostro silenzio. Spero che Freato e Rana vi seguano. I nostri dopo 40 giorni si saranno un po' abituati, ma dimenticati, spero, no. Se a Torrita non venite, comincia col tenermi a Roma, o nella chiesa di Torrita. Abbracciameli tutti tutti, uno ad uno, ogni giorno, come avrei fatto. Ricordatemi un po', per favore. lo sono cupo e un po' intontito. Credo non sarà facile imparare a guardare e a parlare con Dio e con i propri cari. Ma c'è speranza diversa da questa? Qualche volta penso alle scelte sbagliate, tante; alle scelte che altri non hanno meritato. Poi dico che tutto sarebbe stato eguale, perché è il destino che ci prende. Mentre lasciamo tutto resta l'amore, l'amore grande grande per te e per i nostri frutti di tanta incredibile e impossibile felicità. Che di tutto resti qualcosa. Ti abbraccio forte, Noretta mia. Morirei felice, se avessi il segno di una vostra presenza. Sono certo che esiste, ma come sarebbe bello vederla. Aldo 55) Ai parenti (non recapitata) A fratelli, cognati, zii un grande abbraccio grazie A Nonna tante cose care Vede che non si può fare previsioni? Aldo 

56) A Corrado Guerzoni (non recapitata) Rai II Rete Caro Guerzoni, in questo momento drammatico mi sento accanto a Lei, infinitamente grato per il bene che mi ha voluto, per quanto ha operato per me, per quanto avrà certo fatto in questa circostanza. Molte cose mi risultano incomprensibili e non voglio rifletterci su. Mi angoscia la famiglia che resta sola, specie Luca. L'affido a Dio ed a buoni amici a cui debbo tanta riconoscenza. Mi ricordi alla Sig.ra De Candido e si abbia un grande abbraccio dal suo Aldo Moro 57) A Maria Fida Moro e Demetrio Bonini (non recapitata) Carissimi Maria Fida e Demi, casa figli amati vi riscrivo, nel forte dubbio che le mie precedenti lettere di addio siano state, chissà perché, sequestrate. Volevo dirvi (ed ora ve lo dico, purtroppo, meno bene) tutto il mio amore, tutta la mia stima, tutto il legame con voi. Vi ho già detto che con Luca mi avete dato la cosa più grande della mia vita, quella che più angoscia lasciare. Lo terrò stretto a me fino all'ultimo istante, sperando che non gli resti il segno di questa vicenda ma che, misteriosamente, l'amore rimanga. So la fragilità di Fida che ha bisogno di essere aiutata. Ho cercato di farlo con più gioia che sia dato immaginare. Ma ora occorrono altri e da tutti invoco questa collaborazione. Anche tu Demi caro, che già fai tanto, stai in questa circostanza più vicino a tuo figlio tienilo fra le braccia come lo terrei io, riversa su di lui il tuo amore. Camminate per la vostra strada diritti e saggi, ora che i tempi si fanno sempre più difficili. Fida ricordi il mio amore dal primo istante, la cura infinita e confidente, il desiderio di aiutarla sempre. Siate uniti nell'amore e nella famiglia, senza alcuna distrazione. Non c'è cosa più grande di questa. Che Iddio vi benedica dal profondo, vi tenga stretti a me e tra voi. Un tenerissimo abbraccio dal vostro Papà. Aldo Ricorda quella piccola dichiarazione creditoria P.S. Mi consola pensare che, prendendo io quel che sta per arrivare, lo scanso agli altri, lo scanso a Luca e Luca potrà star bene. E questo è l'essenziale. Baciatelo tanto per me e forte forte, ciao a voi altri. C'è tutto tra la nostra storia e la storia. 58) A Anna Maria Moro e Mario Giordano (non recapitata) Carissimi Anna e Mario, casa nel dubbio che una mia precedente non sia stata recapitata per sequestro, desidero dirvi alla meno peggio, e per quando questa carta vi perverrà, tutto il mio profondo attaccamento, tutto il mio amore per voi, tutta la dolce attesa e curiosità per la vostra creatura. Tu sai, Annina, quanto ti ho amata sempre e condotta con la tua cuffietta, seria seria, per strada. Ti sono stato sempre vicino, partecipe della tua ansia, pronto a consolarti. Poi Mario è venuto dolcemente a rilevarmi in parte delle mie funzioni. Ma tu sei sempre rimasta la piccolina del tuo papà, sulla mia gamba destra, a cavallo. Così ti ricordo e ti ricorderò, anche se il ricordo si prolunga fino al Liceo, all'Università, alla Laurea e via. Se c'è stato qualche momento difficile esso è superato. Siate uniti come non mai in questo momento, che la tua creatura nasca tra gente che la ama. E noi tutti l'amiamo. Vi sentiremo vicini vi siamo vicini. Siate retti, operosi, buoni, come sempre. Questa brutta vicenda vi farà ancora più seri. Sentitemi sempre con voi e ricordatemi rispettosamente alla famiglia di Mario. Vi benedico dal profondo del cuore, vi abbraccio forte forte, vi stringo a me con la piccolissima. Che Iddio vi aiuti nella pur difficile vita che vi aspetta. Papà 59) A Luca Bonini (non recapitata) Mio carissimo Luca, casa non so chi e quando ti leggerà questa lettera del tuo caro nonnetto. Potrai capire che tu sei stato e resti per lui la cosa più importante della vita. Vedrai quanto sono preziosi i tuoi riccioli, i tuoi occhietti arguti e pieni di memoria, la tua inesauribile energia. Saprai così che tutti ti abbiamo voluto un gran bene ed il nonno, forse, appena un po' più degli altri. Per quel poco che è durato sei stato tutta la sua vita. Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino. Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua corsa al [...] nel guizzare nell'acqua, nel tirare la corda al motore. Io sarò là e ti accarezzerò, come sempre ti ho accarezzato, dolcemente il visino e le mani. Ti sarò accanto la notte, per cogliere l'ora giusta della pipì, e farti poi dolcemente riaddormentare. E la mattina portarti la vestaglietta, magari con le scarpette pronte in mano in attesa della pizza o del pane fresco. Queste sono state le grandi gioie di nonno e, per quanto è possibile lo resteranno. Cresci buono, forte, allegro serio. Il nonno ti abbraccia forte forte, ti benedice con tutto il cuore, spera sia in mezzo a gente che ti vuol bene e che forma anche la tua psiche. Con tanto amore il nonno 60) A Giovanni Moro (non recapitata) Mio Carissimo Giovanni, casa credevo di avere scritto una lettera di amore e di ricordo per ciascuno di voi. Ed ora mi viene l'assurda (ma reale) preoccupazione che tutto sia andato disperso in perquisizioni giudiziarie o di polizia. Mi affretto perciò a scrivertene un'altra, sperando che, restando in deposito qualche tempo sia più fortunata. Voglio dire a te ed Emma tutto l'amore e la fiducia che vi porto e l'angoscia che mi prende nel dovervi lasciare soli così giovani. Ma siete di buona tempra e di grande serietà. Non perciò il dolore è meno grande. Giovanni caro, io ti ricordo piccolissimo, ti ho seguito con tutto l'amore, ti ho dato la gioia del gioco e della compagnia. Ho rispettato il momento nel quale cercavi la tua autonomia, ma mi sono allietato tanto, quando tu, proprio tu, sei tornato qualche volta a carezzarmi come da piccolo. Ammiro il tuo impegno nello studio (ma [...] qualche esame in più) e rispetto la tua vocazione. Ma la politica ha delle irrazionalità per cui non conviene restarvi al di la dell'età dell'esperienza umana. Non far mancare neppure tu a Luca l'affetto e la compagnia di cui ha tanto bisogno. Avrei voluto assicurarglieli io. Come si fa? Non è male se resti un po' di più in casa. Anche lo spirito è più sereno. Ti stringo con Emma in un grande abbraccio nel quale mi pare di trovare la tua dolce infanzia. Che Iddio ti benedica, t'illumini, ti aiuti, ti ridia poco a poco, non la dimenticanza ma la serenità. E siate tutti uniti, ch'è l'unica cosa che conta. Con Emma ti abbraccio forte forte il tuo papà 61) A Agnese Moro (non recapitata) Mia dolcissima Agnese, casa mi viene l'atroce dubbio che le mie lettere siano state tutte o quasi sequestrate. Capisco così certi vuoti angosciosi e temo che si siano disperse alcune lettere di addio che vi avevo indirizzato. Le rifarò ora male, purtroppo, sperando che questa resti in deposito fin quando non possa esserti sicuramente consegnata. Volevo dirti Agnesina (e lo faccio tanto male) tutto il mio amore e l'angoscia di doverti lasciare. Ricordo la tua dolce faccina (campagna, fiori e altre cose). Ti sono stato sempre vicino con tutto il cuore, anche se posso avere sbagliato, posso non averti capito e soddisfatto. Di qui qualche breve strillotto. Ma poi subito dopo il sorriso, l'abbraccio, la richiesta affettuosa. E l'attesa la sera, angosciata, finché non fossi tornata. Il tuo saltellare sulla gamba del cuore. E starti dietro per la scuola, la tua esperienza e il tuo lavoro (nel quale devi perseverare) distante nella forma, vicinissimo nella sostanza. Ora sei più sola, ma hai carattere forte e serio e camminerai nella vita sulla tua strada. Non dimenticare, come mi promettesti d'estate, e non far dimenticare l'amatissimo Luca. La mia tremenda angoscia si attenua, se penso a te, che ci sei, che sei al mio posto nel letto, che controlli la porta ed il gas chiusi. Lasciami pensare che sarà così fin quando sarà necessario. Ricordati che a Bellamonte c'è una tua carissima lettera a me da Helsinki. Non ricordo se nell'armadio della matrimoniale o in un mio pulloverino. Mi è cara. Tienila. Ti stringo forte forte in un abbraccio pieno di amore e di augurio. Che Iddio ti benedica, ti dia la tua gioia, ti conforti nell'amore, ti faccia sentire vicino vicino, giorno e notte il tuo amato papà 62) A Nicola Rana ……………………………6 63) Testamento in favore della figlia Anna ……………………………7 

64) A Maria Luisa Familiari ……………………………
6 Il testo non è stato reso noto. 
7 Il testo non è stato reso noto 

65) A Sereno Freato (non recapitata) Dott. Sereno Freato Via San Valentino 21 Carissimo Freato, non so, se scrivo o riscrivo, perché molte cose devono essere state sequestrate e non si è certi di niente. In questa vicenda allucinante ho pensato spesso a noi ed anche agli errori delle nostre scelte. Desidero ridirLe, dopo tanti anni di collaborazione, quanto le voglia bene e Le sia grato di tutto. Per noi è oscuro d'ora in avanti. Una sola cosa è chiara: Le affido i miei carissimi con la collaborazione di Rana; Le affido Luca mio amore. Mi ricordi ai Suoi, mi ricordi agli amici. Non voglio, lasciando dire niente di cattivo, anche se ci sarebbe da dire e da stupire di fronte al poco che è stato fatto per me. Domani magari si pentiranno. Con tanta amicizia ed amarezza l'abbraccio con tutto il cuore affidandomi a Lei Suo Aldo Moro Dott. Sereno Freato Via S. Valentino 21 Roma 

66) A Don Antonello Mennini (non recapitata) Carissimo Antonello, temo - e mi angoscia - che siano state, senza darne notizia, sequestrate lettere di affetto tra persone care in una situazione drammatica come questa. Alcune le ho ricostruite. Altre, contenenti alcune indicazioni chissà dove e come si potranno ritrovare. Ho pensato dunque di unire il tutto, di chiamarti, di darti il pacchetto, perché lo tenga per te. Evidentemente sorpassando casa, si rischia (credo) la perquisizione. Terrai tutto per te e, a tempo debito, ne parlerai a voce con mia moglie, per vedere il da farsi. Dovrebbe esserti di consiglio il mio ex capo gabinetto S.E. Manzari ora al Ministero degli esteri come capo ufficio legislativo, senza il cui consiglio non far niente. Anzi ti prego, a voce (abita in via Livio Andronico, non lontano da me) digli tutta questa vicenda perché la veda anche legalmente e ti aiuti a recuperare quel che fu sottratto. Del nuovo nulla fino ad accordo con mia moglie e lui. Tieni tutto. Poi si potrà vedere. Bisogna essere certi che all'entrata in casa non si sia intercettati. Non mi pare giusto che s'impedisca in queste circostanze di parlare tra persone che si vogliono bene. Il fatto che tu te ne occupi mi tranquillizza. Aggiungi la tua preghiera, sempre cara e sempre valida. Il Papa non poteva essere un po' più penetrante? Speriamo che lo sia stato anche senza dirlo. Benedicimi e aiutati. Ti abbraccio Aldo Moro 8 Il testo non è stato reso noto le lettere fuori casa, essendo in zona, si potranno dare allerta però a Rana e Freato salvo non le ritirino personalm [...] [...] questa frase è monca e di difficile lettura 

67) A Eleonora Moro (non recapitata) Non mi disperdere le cose da vestire [...]. Fa come se fossi lì non disturbarti per la tomba Mia dolcissima Noretta, (casa) mi viene ora il dubbio atroce che un'infinità di mie lettere e due piccoli testamenti siano stati sequestrati, incomprensibilmente, dall'autorità. Come spiegare l'appassionata reiterata richiesta di un tuo messaggio stampa, mai pervenuto? E altre, e altre cose. Avevo scritto a tutti i nostri cari in punto di morte, con l'animo aperto in quel momento supremo. Volevo lasciare qualche certezza di amore e qualche motivo di riflessione. Ed ora temo che tutto questo sia disperso, per ricomparire, se comparirà, chissà quando e come. Allora ho deciso di scrivere alla meglio, per dire l'essenziale e di affidare tutto a Don Antonello Mennini, che lo tenga con sé, finché non abbia parlato di persona con te e sono certo di poter dare senza pericolo. Noretta mia carissima, in questa vicenda allucinante riconosco le mie ingenuità, ma coperte dalla buona fede che si lega alle mie scelte giovanili di passare dall'Azione Cattolica alla D.C. Sono stato poco a Torrita, tenetemi [...] con voi a Roma. Mi è atroce pensare quanto questa vicenda vi toglie e soprattutto all'amatissimo Luca che avrebbe avuto diritto all'assistenza e alla gioia. Quanto mi è angosciante lasciarlo solo. Prego Iddio che gli susciti intorno volti cari, sorrisi teneri, autentico interessamento. Io pregherò per lui fino all'ultimo istante. E l'immagino con te, con Agnese, con tutti i suoi cari, con qualche ricordo del nonno che gli evocherete con qualche fotografia, con qualche richiamo. Mi sarebbe dolce sentirmi non assente. E a te, gioia amata, grazie di tutto. Nel fondo credo di averti dato tutto l'amore anche se con qualche distrazione d'ufficio. Quanto meno bisognerebbe dare all'ufficio e più alla famiglia. Sei stata la mia gioia più grande, fonte, talvolta di piccola gelosia, solo non ti vedessi magari rivolta a me. Che Iddio ci aiuti tutti. Freato e Rana dovrebbero aiutarvi. Iddio vi benedica dal profondo e mi stringa a voi in un amore eterno. Mi consola pensare che, prendendo quel che viene, lo storno da voi. Eri troppo…

9 La lettera si interrompe a questo punto. 


68) A Eleonora Moro …………………………. 10 

10 Il testo non è stato reso noto. 

69) A Eleonora Moro (non recapitata) per Noretta 
9 La lettera si interrompe a questo punto. 10 Il testo non è stato reso noto. Dammi la felicità di un messaggio tramite Guerzoni per sabato mattina forse si fa ancora in tempo e dimmi se hai ricevuto lettere ai figli e nipoti e due piccoli testamenti. 

70) Ai familiari (recapitata il 24 o il 25 aprile) A tutti i miei carissimi ed a Noretta, amata sposa e madre. Mi piacerebbe avere un cenno, anche minimo di risposta, per tranquillizzarmi sulla salute di tutti. Aldo 

71) Alla Democrazia Cristiana (recapitata il 28 aprile) Lettera al Partito della Democrazia Cristiana Dopo la mia lettera comparsa in risposta ad alcune ambigue, disorganiche, ma sostanzialmente negative posizioni della D.C. sul mio caso, non è accaduto niente. Non che non ci fosse materia da discutere. Ce n'era tanta. Mancava invece al Partito, al suo segretario, ai suoi esponenti il coraggio civile di aprire un dibattito sul tema proposto che è quello della salvezza della mia vita e delle condizioni per conseguirla in un quadro equilibrato. E' vero: io sono prigioniero e non sono in uno stato d'animo lieto. Ma non ho subito nessuna coercizione, non sono drogato, scrivo con il mio stile per brutto che sia, ho la mia solita calligrafia. Ma sono, si dice, un altro e non merito di essere preso sul serio. Allora ai miei argomenti neppure si risponde. E se io faccio l'onesta domanda che si riunisca la direzione o altro organo costituzionale del partito, perché sono in gioco la vita di un uomo e la sorte della sua famiglia, si continua invece in degradanti conciliaboli, che significano paura del dibattito, paura della verità, paura di firmare col proprio nome una condanna a morte. E devo dire che mi ha profondamente rattristato (non avrei creduto possibile) il fatto che alcuni amici da Mons. Zama, all'avv. Veronese, a G.B. Scaglia ed altri, senza né conoscere, né immaginare la mia sofferenza, non disgiunta da lucidità e libertà di spirito, abbiano dubitato dell'autenticità di quello che andavo sostenendo, come se io scrivessi su dettatura delle Brigate Rosse. Perché questo avallo alla pretesa mia non autenticità? Ma tra le Brigate Rosse e me non c'è la minima comunanza di vedute. E non fa certo identità di vedute la circostanza che io abbia sostenuto sin dall'inizio (e, come ho dimostrato, molti anni fa) che ritenevo accettabile, come avviene in guerra, uno scambio di prigionieri politici. E tanto più quando, non scambiando, taluno resta in grave sofferenza, ma vivo, l'altro viene ucciso. In concreto lo scambio giova (ed è un punto che umilmente mi permetto sottoporre al S. Padre) non solo a chi è dall'altra parte, ma anche a chi rischia l'uccisione, alla parte non combattente, in sostanza all'uomo comune come me. Da che cosa si può dedurre che lo Stato va in rovina, se, una volta tanto, un innocente sopravvive e, a compenso, altra persona va, invece che in prigione, in esilio? Il discorso è tutto qui. Su questa posizione, che condanna a morte tutti i prigionieri delle Brigate Rosse (ed è prevedibile ce ne siano) è arroccato il Governo, è arroccata caparbiamente la D.C., sono arroccati in generale i partiti con qualche riserva del Partito Socialista, riserva che è augurabile sia chiarita d'urgenza e positivamente, dato che non c'è tempo da perdere. In una situazione di questo genere, i socialisti potrebbero avere una funzione decisiva. Ma quando? Guai, Caro Craxi, se una tua iniziativa fallisse. Vorrei ora tornare un momento indietro con questo ragionamento che fila come filavano i miei ragionamenti di un tempo. Bisogna pur ridire a questi ostinati immobilisti della D.C. che in moltissimi casi scambi sono stati fatti in passato, ovunque, per salvaguardare ostaggi, per salvare vittime innocenti. Ma è tempo di aggiungere che, senza che almeno la D.C. lo ignorasse, anche la libertà (con l'espatrio) in un numero discreto di casi è stata concessa a palestinesi, per parare la grave minaccia di ritorsioni e rappresaglie capaci di arrecare danno rilevante alla comunità. E, si noti, si trattava di minacce serie, temibili, ma non aventi il grado d'immanenza di quelle che oggi ci occupano. Ma allora il principio era stato accettato. La necessità di fare uno strappo alla regola della legalità formale (in cambio c'era l'esilio) era stata riconosciuta. Ci sono testimonianze ineccepibili, che permetterebbero di dire una parola chiarificatrice. E sia ben chiaro che, provvedendo in tal modo, come la necessità comportava, non si intendeva certo mancare di riguardo ai paesi amici interessati, i quali infatti continuarono sempre nei loro amichevoli e fiduciosi rapporti . Tutte queste cose dove e da chi sono state dette in seno alla D.C.? E' nella D.C. dove non si affrontano con coraggio i problemi. E, nel caso che mi riguarda, è la mia condanna a morte, sostanzialmente avvallata dalla D.C., la quale arroccata sui suoi discutibili principi, nulla fa per evitare che un uomo, chiunque egli sia, ma poi un suo esponente di prestigio, un militante fedele, sia condotto a morte. Un uomo che aveva chiuso la sua carriera con la sincera rinuncia a presiedere il governo, ed è stato letteralmente strappato da Zaccagnini (e dai suoi amici tanto abilmente calcolatori) dal suo posto di pura riflessione e di studio, per assumere l'equivoca veste di Presidente del Partito, per il quale non esisteva un adeguato ufficio nel contesto di Piazza del Gesù. Sono più volte che chiedo a Zaccagnini di collocarsi lui idealmente al posto ch'egli mi ha obbligato ad occupare. Ma egli si limita a dare assicurazioni al Presidente del Consiglio che tutto sarà fatto come egli desidera. E che dire dell'On. Piccoli, il quale ha dichiarato, secondo quanto leggo da qualche parte, che se io mi trovassi al suo posto (per così dire libero, comodo, a Piazza ad esempio, del Gesù), direi le cose che egli dice e non quelle che dico stando qui. Se la situazione non fosse (e mi limito nel dire) così difficile, così drammatica quale essa è, vorrei ben vedere che cosa direbbe al mio posto l'On. Piccoli. Per parte sua ho detto e documentato che le cose che dico oggi le ho dette in passato in condizioni del tutto oggettive. E' possibile che non vi sia una riunione statutaria e formale, quale che ne sia l'esito? Possibile che non vi siano dei coraggiosi che la chiedono, come io la chiedo con piena lucidità di mente? Centinaia di parlamentari volevano votare contro il Governo. Ed ora nessuno si pone un problema di coscienza? E ciò con la comoda scusa che io sono un prigioniero. Si deprecano i lager, ma come si tratta, civilmente, un prigioniero, che ha solo un vincolo esterno, ma l'intelletto lucido? Chiedo a Craxi, se questo è giusto. Chiedo al mio partito, ai tanti fedelissimi delle ore liete, se questo è ammissibile. Se altre riunioni formali non le si vuol fare, ebbene io ho il potere di convocare per data conveniente e urgente il Consiglio Nazionale avendo per oggetto il tema circa i modi per rimuovere gli impedimenti del suo Presidente. Così stabilendo, delego a presiederlo l'On. Riccardo Misasi. E' noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte. In tanti anni e in tante vicende i desideri sono caduti e lo spirito si è purificato. E, pur con le mie tante colpe, credo di aver vissuto con generosità nascoste e delicate intenzioni. Muoio, se così deciderà il mio partito, nella pienezza della mia fede cristiana e nell'amore immenso per una famiglia esemplare che io adoro e spero di vigilare dall'alto dei cieli. Proprio ieri ho letto la tenera lettera di amore di mia moglie, dei miei figli, dell'amatissimo nipotino, dell'altro che non vedrò. La pietà di chi mi recava la lettera ha escluso i contorni che dicevano la mia condanna, se non avverrà il miracolo del ritorno della D.C. a se stessa e la sua assunzione di responsabilità. Ma questo bagno di sangue non andrà bene né per Zaccagnini, né per Andreotti, né per la D.C., né per il paese. Ciascuno porterà la sua responsabilità. Io non desidero intorno a me, lo ripeto, gli uomini del potere. Voglio vicino a me coloro che mi hanno amato davvero e continueranno ad amarmi e pregare per me. Se tutto questo è deciso, sia fatta la volontà di Dio. Ma nessun responsabile si nasconda dietro l'adempimento di un presunto dovere. Le cose saranno chiare, saranno chiare presto. Aldo Moro 

72) Alla Democrazia Cristiana [seconda versione] (non recapitata) Alla Democrazia cristiana [seconda versione] edizione più stringata e prudente tenuto conto dei palestinesi e dell'iniziativa Craxi. E' in alternativa all'altra, valutare attentamente le circostanze. Dopo la mia lettera comparsa in risposta ad alcune ambigue, disorganiche, ma sostanzialmente negative posizioni della D.C. sul mio caso, non è accaduto niente. Non che non ci fosse materia da discutere. Ce n'era tanta. Mancava invece al Partito nel suo insieme il coraggio di aprire un dibattito sul tema proposto che è tema della salvezza della mia vita e delle condizioni per conseguirla in un quadro equilibrato. E' vero, io sono prigioniero e non ho l'animo lieto. Ma non ho subito nessuna coercizione, non sono drogato, scrivo con il mio stile per brutto che sia, ho la mia solita calligrafia. Ma sono, si dice, un altro e non merito di essere preso sul serio. Allora ai miei argomenti neppure si risponde. E se io faccio l'onesta domanda che si riunisca la direzione o altro organo costituzionale del partito, perché sono in gioco la vita di un uomo e la sorte della sua famiglia, si continua invece in conciliaboli. Qualcuno sembra dubitare dell'autenticità di quello che vado sostenendo. Come se io scrivessi sotto dettatura delle Brigate Rosse. Ma tra le Brigate Rosse e me non c'è la minima comunanza di vedute. E non fa certo identità di vedute il fatto che io abbia sostenuto sin dall'inizio (e come ho dimostrato, molti anni fa) che ritenevo accettabile, come avviene in guerra, uno scambio di prigionieri politici. E tanto più quando, non scambiando, taluno resta in grave sofferenza, ma vivo, l'altro viene ucciso. In concreto lo scambio giova non solo al detenuto, ma anche a chi rischia l'uccisione, alla parte non combattente. Da che cosa si può dedurre che lo Stato va in rovina, se una volta tanto un innocente sopravvive e, a compenso, altra persona va, invece che in prigione, in esilio? Il discorso è tutto qui. Su questa posizione, che condanna a morte i prigionieri delle Brigate Rosse (e potrebbero esservene) - è arroccato il Governo, è arroccata caparbiamente la D.C., sono arroccati in generale i partiti con qualche rilevante riserva del Partito Socialista che non è lecito lasciar cadere. Vorrei ora tornare un momento indietro con questo ragionamento che fila come filavano i miei ragionamenti di un tempo. Bisogna pur ridire a questi ostinati immobilisti della D.C. che in moltissimi casi scambi sono stati fatti in passato, dovunque, per salvaguardare ostaggi e salvare vittime innocenti. Ma è tempo di aggiungere che anche in Italia la libertà è stata concessa con procedure appropriate a Palestinesi, per parare gravi minacce di rappresaglia capaci di rilevanti danni alla comunità. E si noti si trattava di minacce serie e temibili, ma non aventi sempre il grado d'immanenza di quelle che oggi ci occupano. Ma allora il principio era stato accettato. Vi sono testimoni ineccepibili ai quali far riferimento. E sia ben chiaro che, provvedendo come la necessità comportava, non si intendeva certo mancare di riguardo a paesi profondamente amici, i quali infatti continuarono sempre nei loro amichevoli e fiduciosi rapporti. Questi rilievi in quali dibattiti sono stati fatti e, dico, con particolare riguardo alla D.C., chiamata ad affrontare con coraggio i problemi? E nel caso che ci riguarda è la mia condanna a morte che sarebbe sostanzialmente avvallata dalla D.C., la quale, arroccata su discutibili principi, nulla fin qui fa, per evitare che un uomo, chiunque egli sia, ma poi un suo esponente di prestigio, un militante fedele sia condotto a morte. Un uomo che aveva chiuso la sua carriera con la serena rinuncia a presiedere il Governo ed è stato letteralmente strappato da Zaccagnini dal suo posto di pura riflessione e di studio, per assumere l'equivoca veste di Presidente del partito. Sono più volte che chiedo a Zaccagnini di collocarsi lui idealmente al posto che egli mi ha obbligato a occupare. Ma egli sembra piuttosto intento a rassicurare il Presidente del Consiglio che sarà fatto come egli desidera. Possibile che non vi sia una riunione statutaria e formale? Centinaia di parlamentari minacciavano tempo fa di votare contro il governo. Più modestamente non si pone ora per taluno un problema di coscienza? Ma come si tratta civilmente in Italia un prigioniero che ha un vincolo esterno, ma l'intelletto lucido? Lo chiedo a Craxi. Lo chiedo al mio partito, ai tanti amici fedeli delle ore liete. Se altro non si ritiene di fare, ricordo che io potrei convocare il Consiglio Nazionale sul tema del mio impedimento e del modo di rimuoverlo. Il Capo dello Stato ha il modo di far funzionare tutti gli organi previsti dalla Costituzione. Se poi nulla di costruttivo avverrà, sarò costretto ad affermare la responsabilità della D.C. ufficiale e di quanti non si fossero da essa tempestivamente dissociati, è noto poi che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte. 

73) Alla Democrazia Cristiana [terza versione] (non recapitata) Lettera al partito. Dopo la mia lettera comparsa in risposta ad alcune ambigue, disorganiche, ma sostanzialmente negative posizioni della DC sul mio caso, non è accaduto niente. Non che non ci fosse materia da discutere. Ce n'era tanta. Mancava invece al Partito, al suo segretario, ai suoi esponenti il coraggio civile di aprire un dibattito sul tema proposto, che è quello della salvezza della mia vita e delle condizioni per conseguirla in un quadro equilibrato. E' vero: io sono prigioniero e non sono in uno stato d'animo lieto. Ma non ho subito nessuna coercizione, non sono drogato, scrivo con il mio stile per brutto che sia, ho la mia solita calligrafia. Ma sono, si dice, matto e non merito di essere preso sul serio. Allora ai miei argomenti neppure si risponde. E se io faccio l'onesta domanda che si riunisca la direzione o altro organo costituzionale del partito, perché sono in gioco la vita di un uomo e la sorte della sua famiglia, si continua invece in degradanti conciliaboli, che significano paura del dibattito, paura della verità, paura di firmare col proprio nome una condanna a morte. E devo dire che mi ha profondamente rattristato (non avrei creduto possibile) il fatto che alcuni amici, da Mons. Zama, all'avv. Veronese, a GB Scaglia ed altri, senza né conoscere né immaginare la mia sofferenza, non disgiunta da lucidità e libertà di spirito, abbiano dubitato dell'autenticità di quello che andavo sostenendo, come se io scrivessi su dettatura delle Brigate Rosse. Perché questo avvallo alla pretesa mia non autenticità? Ma tra le Brigate Rosse e me non c'è la minima comunanza di vedute. E non fa certo identità di vedute la circostanza che io abbia sostenuto sin dall'inizio (e come ho dimostrato molti anni fa) che ritenevo accettabile, come avviene in guerra, uno scambio di prigionieri politici. E tanto più quando, non scambiando, taluno resta in grave sofferenza, ma vivo, l'altro viene ucciso. In concreto lo scambio giova (ed è un punto che umilmente mi permetto sottoporre al S. Padre) non solo a chi è dall'altra parte, ma anche a chi rischia l'uccisione, alla parte non combattente, in sostanza all'uomo comune come me. Da che cosa si può dedurre che lo Stato va in rovina, se, una volta tanto, un innocente sopravvive e, a compenso, altra persona va, invece che in prigione, in esilio? Il discorso è tutto qui. Su questa posizione, che condanna a morte tutti i prigionieri delle B.R. (ed è prevedibile ce ne siano) è arroccato il Governo, è arroccata caparbiamente la DC, sono arroccati in generale i partiti con qualche riserva del PSI, riserva che è augurabile sia chiarita d'urgenza e positivamente, dato che non c'è tempo da perdere. In una situazione di questo genere, i socialisti potrebbero avere funzione decisiva. Ma quando? Guai, Caro Craxi, se una tua iniziativa fallisse. Vorrei ora tornare un momento indietro con questo ragionamento che fila come filavano i miei ragionamenti di un tempo. Bisogna pur ridire a questi ostinati immobilisti della DC che in moltissimi casi scambi sono stati fatti in passato, ovunque, per salvaguardare ostaggi, per salvare vittime innocenti. Ma è tempo di aggiungere che, senza che almeno la DC lo ignorasse, anche la libertà (con l'espatrio) in un numero discreto di casi è stata concessa a Palestinesi, per parare la grave minaccia di ritorsioni e rappresaglie capaci di arrecare danno rilevante alla comunità. E, si noti, si trattava di minacce serie, temibili, ma non aventi il grado di immanenza di quelle che oggi ci occupano. Ma allora il principio era stato accettato. La necessità di fare uno strappo alla regola della legalità formale (in cambio c'era l'esilio) era stata riconosciuta. Ci sono testimoni ineccepibili: i quali potrebbero avvertire il dovere di dire una parola chiarificatrice. E sia ben chiaro che, provvedendo in tal modo, come la necessità comportava, non si intendeva certo mancare di riguardo ai paesi amici interessati, i quali infatti continuarono sempre nei loro amichevoli e fiduciosi rapporti. Tutte queste cose dove e da chi sono state dette in seno alla DC? E nello stesso Parlamento in un dibattito approfondito? Io ho scritto ai presidenti delle assemblee, ma non ho rilevato, forse per la mia condizione, alcuna risposta. A me però interessa la DC dove non si affrontano con coraggio i Problemi. E, sul caso che mi riguarda, è la mia condanna a morte, sostanzialmente avvallata dalla DC, la quale arroccata sui suoi discutibili principi, nulla fa per evitare che un uomo, chiunque egli sia, ma poi un suo esponente di prestigio, un militante fedele sia condotto a morte. Un uomo che aveva chiuso la sua carriera con la sincera rinuncia a presiedere il governo, ed è stato letteralmente strappato da Zaccagnini (e dai suoi amici tanto abilmente calcolatori) dal suo posto di pura riflessione e di studio, per assumere l'equivoca veste di presidente del partito per il quale non esisteva un adeguato ufficio nel contesto di Piazza del Gesù. Son più volte che chiedo a Zaccagnini di collocarsi lui idealmente al posto che egli mi ha obbligato ad occupare. Ma egli si limita a dare assicurazioni al presidente del consiglio che tutto sarà fatto come egli desidera. Possibile che non vi sia una riunione statutaria e formale, quale che ne sia l'esito? Possibile che non vi siano dei coraggiosi che la chiedono, come io la chiedo in piena lucidità di mente? Centinaia di parlamentari volevano votare contro il governo. Ed ora nessuno si pone il problema di coscienza? E ciò con la comoda scusa che io sono un prigioniero. Si deprecano i lager, ma come si tratta, civilmente, in Italia un prigioniero, che ha solo un vincolo esterno, ma l'intelletto lucido? Chiedo a Craxi, se questo è giusto. Chiedo al mio partito, ai tanti fedelissimi delle ore liete, se questo è ammissibile. Le altre riunioni formali non le si vuol fare. E io ho il potere di convocare per data conveniente e urgente il consiglio nazionale avendo per oggetto il tema circa i modi per rimuovere gli impedimenti del suo presidente. Dovrebbe presiederlo per mia delega l'On. Riccardo Misasi. Chiedo al capo dello Stato che tali organi, previsti dalla costituzione, siano fatti funzionare. Non può esservi arbitrio in queste cose. Sono attento a sentire i nomi e ad accogliere gli atteggiamenti. Se poi nulla avverrà, dovrò affermare in pieno la responsabilità della DC ufficiale e di quanti non si fossero da essa tempestivamente dissociati. E' noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte. (Le righe che seguono sono da rivedere a secondo dell'utilità che possono avere per sua espressa opinione). E notò... k... contro la morte. In tanti anni e in tante vicende i desideri sono caduti e lo spirito si è purificati. E, pur vero con le mie tante colpe, credo di aver vissuto con generosità nascoste e delicate intenzioni. Muoio, se così deciderà il mio partito, nella pienezza della mia fede cristiana e nell'amore immenso per una famiglia esemplare che io adoro e spero di vigilare dall'alto dei cieli. Proprio ieri ho letto la tenera lettera di amore di mia moglie, dei miei figli, dell'amatissimo nipotino, dell'altro che non vedrò. La pietà di chi mi recava la lettera ha escluso i contorni che dicevano la mia condanna, se non avverrà il miracolo del ritorno della DC a se stessa e la sua assunzione di responsabilità. Ma questo bagno di sangue non andrà bene né per Zaccagnini, né per Andreotti, né per la DC, né per il paese. Ciascuno porterà la sua responsabilità. Io non desidero intorno a me, lo ripeto, gli uomini del potere. Voglio vicino a me coloro che mi hanno amato davvero e continueranno ad amarmi e pregare per me. Se tutto questo è deciso, sia fatta la volontà di Dio. Ma nessun responsabile si nasconda dietro l'adempimento di un presunto dovere. Le cose saranno chiare, saranno chiare presto. Segue firma... 

74) A Riccardo Misasi (non recapitata) Caro Riccardo, avendoti prescelto, solo per l'antica amicizia e stima quale mio portavoce, si tratti poi del Consiglio nazionale, o della Direzione del Partito, invio a te alcune considerazioni utili per il dibattito, le quali però, a differenza delle altre, hanno carattere confidenziale e non sono destinate alla pubblicazione. Ciò vuol dire che tu richiamerai discretamente su di esse, a mio nome, l'attenzione degli ascoltatori, ovviamente insieme alle altre argomentazioni sulle quali, per essere state esse già pubblicate si potrà essere più netti e chiari. Mi pare però ci sia qualche cosa che, nel foro interno, non è possibile ignorare. Oltre ad essere parte in causa, quale Presidente pro-tempore del Consiglio Nazionale, adempio con questi miei scritti la mia funzione di stimolo alla riflessione non senza rilevare con disappunto che del mio primo scritto si è profilata una specie di blocco o censura, che reputo inammissibili. Scorrendo rapidamente qualche giornale in questi giorni, fra alcune cose false, assurde e francamente ignobili, ho rilevato che andava riaffiorando la tesi (la più comoda) della mia non autenticità e non credibilità. Moro insomma non è Moro, tesi nella quale si sono lasciati irretire, come ho documentato, amici carissimi, ignari di prestarsi ad una vera speculazione. Per qualcuno la ragione di dubbio è nella calligrafia, incerta, tremolante, con un'oscillante tenuta delle righe. Il rilievo è ridicolo, se non provocatorio. Pensa qualcuno che io mi trovi in un comodo e attrezzato ufficio ministeriale o di partito? Io sono, sia ben chiaro un prigioniero politico ed accetto senza la minima riserva, senza né pensiero, né un gesto di impazienza la mia condizione. Pretendere però in queste circostanze grafie cristalline e ordinate e magari lo sforzo di una copiatura, significa essere fuori della realtà delle cose. Quello che io chiedo al partito è uno sforzo di riflessione in spirito di verità. Perché la verità, cari amici, è più grande di qualsiasi tornaconto. Datemi da una parte milioni di voti e toglietemi dall'altra parte un atomo di verità, ed io sarò comunque perdente. Lo so che le elezioni pesano in relazione alla limpidità ed obiettività dei giudizi che il politico è chiamato a formulare. Ma la verità è la verità. E' per questo che ho ascoltato (dirò poco) con sommo rammarico la reazione dell'On. Zucconi alla nota proposta dell'On. Craxi. Si tratterebbe, cito a memoria, di una vana caccia di voti delle sinistre democristiane. Del resto il dialogo di altri esponenti politici con l'On. Craxi non è di maggior delicatezza. Ecco cosa resta, in Parlamento, di un'iniziativa e politica insieme: la raccolta di qualche centinaia di voti. Vogliamo, colleghi democristiani, alzarci un po' al di sopra di queste cose? Vogliamo occuparci un po' meno di voti e più di umanità e di politica? In un tema come questo gli argomenti sono quelli che sono, non si possono moltiplicare. Ma quel che importa è che su di essi cada una seria riflessione. C'è un punto di partenza politico, sul quale mi soffermerò un momento con delicatezza. Perché non mi interessano le persone, ma la concatenazione degli avvenimenti. Io non so che cosa sia avvenuto, come non so tante altre cose, nei minuti tra il mio rapimento e la presentazione del Governo alle Camere con l'enunciazione della c.d. linea rigida di difesa della Costituzione (ma in che senso, poi?). Vi fu un fatto di rilevante gravità. La circostanza che il Governo fosse appena formato, non senza qualche riserva, autorizza a passare sopra al discorso dei fatti accaduti e delle conseguenti responsabilità? Il servizio di scorta era di gran lunga al di sotto delle sue esigenze operative. Il rapito, del resto trattato con rispetto, si trovava ad essere il Presidente del Consiglio Naz. del Partito, carica, a mio avviso, onorifica e ambigua, ma che, come i fatti dimostrano, aveva ingenerato in altri l'impressione che si trattasse del personaggio chiave della politica italiana e, per giunta, presunto candidato alla Presidenza della Repubblica (candidatura mai accettata). Possibile che per questo personaggio il metodo tradizionale di scorta palesemente insufficiente, non sia stato almeno ritoccato data la particolarità delle circostanze? Possibile che questa strategia dipendesse da un modesto funzionario? Possibile che tutti i personaggi che si consultarono sul fatto del giorno, non abbiano almeno tenuto conto del fatto che la persona sequestrata fosse persona di un certo rilievo nella vita del Partito e dello Stato? In proposito vi fu, nel mio primo messaggio, qualche cauto accenno, il quale per altro non fu né valutato né raccolto dai saggi che si avvicendarono ad esprimere il loro consenso alla tesi intransigente. Insomma: poco fu fatto prima, nulla fu fatto dopo. E questa è la base, francamente incredibile, del rigore manifestatosi successivamente. Leggevo ieri una cosa ben chiara e netta dell'on. Riccardo Lombardi. In sostanza così all'incirca ragiona l'anziano e saggio parlamentare socialista, se i prigionieri in questa vicenda fossero numerosi, e si ponesse per essi un problema di scambio, non v'è dubbio che lo Stato tutelerebbe meglio i propri interessi (a parte i problemi umanitari) accedendo allo scambio e non li tutelerebbe negandolo. Che cosa cambia in linea di principio se il prigioniero è uno? Il che vuol dire che la persecuzione ad ogni costo, in quella forma, dell'atto illecito, non risponderebbe ad una ragione sostanziale. Nella sostanza, nel merito delle cose cioè sono le circostanze che debbono indurre a valutare che cosa sia conveniente fare nel rispetto della vita, nel rapporto tra detenzione ed uccisione, nella tutela dei giusti interessi dello Stato, nel riconoscimento delle ragioni umanitarie. Ecco perché queste cose sono e non possono essere disciplinate nel segno dello Stato di necessità, salvo le ipotesi più semplici alle quali fa riferimento saggiamente l'On. Craxi. La casistica, sulla quale più volte mi sono soffermato è al riguardo altamente indicativa, dagli innumerevoli casi di salvezza di ostaggi fino ai casi dei palestinesi di cui si è parlato. Del resto, senza soffermarsi troppo su casi assai delicati e bisognosi di approfondimento, non si può negare che taluni fenomeni, a differenza di altri, hanno carattere di guerriglia con una propria fisionomia politica e giuridica, ponendo problemi che proprio le attuali circostanze mettono in evidenza ed alla cui soluzione (e ci si muove in questa direzione) non può essere estraneo il Comitato per la Croce Rossa internazionale ed il cosiddetto diritto umanitario che è in elaborazione. E quanto alla natura dei fatti basterà ricordare le vicende dell'Alto Adige. E nella casistica cui accennavo si aggiunga il caso Lorenz nella stessa Germania. I fatti sono dunque tanto chiari che il categorico rifiuto di prenderli in considerazione in questo momento non può apparire che un partito preso, un allineamento su posizioni esterne, una deformazione del volto umano dell'Italia. Questa rigidezza non corrisponde alla linea politica della D.C., giunta all'assurdo rifiuto della proposta Craxi. A questa deformazione la direzione D.C. deve dire basta prima che il danno diventi ancor più grave e irreparabile. 11 
11 La lettera si interrompe così ed è priva di firma e di seguito. 


75) Frammento12 
12 Fogli non rinvenuti tra quelli della lettera a Misasi.  

(fogli non recapitati) (...) comprensibile ragione, con le cose serie. Quello che io chiedo al Partito è uno sforzo serio di riflessione, in spirito di verità. Perché la verità, cari amici, è più grande di qualsiasi tornaconto elettorale. Datemi da una parte milioni di voti e toglietemi dall'altra parte un atomo di verità ed io sarò comunque perdente. Lo so che le elezioni ci sono purtroppo, e pesano (dico, per questo, purtroppo) in relazione alla limpidità ed obiettività dei giudizi che il politico, in circostanze come queste, è chiamato a formulare. E’ per questo che ho ascoltato (mi dispiace di non avere   ) con disgusto la reazione dell'On. Zucconi alla nota proposta dell'On. Craxi. Si tratta, cito, a memoria, di una vana caccia di voti della sinistra democristiana. Ecco, dunque, che cosa resta nel Parlamento italiano di un'iniziativa umanitaria e politica insieme: la caccia a qualche decina o centinaia di voti. Del resto il dialogo tra l'On. Craxi e altri esponenti politici è ugualmente delicato. Vogliamo colleghi democristiani, alzarci un po' al di sopra di queste cose? Vogliamo occuparci un po' meno di voti e più invece di umanità e di politica? Se il Consiglio non sapesse farlo, esso sarebbe fallito. Che miserabile immagine di una nuova D.C. (di cui è alfiere Zucconi) ne verrebbe fuori! In un tema come questo non è che gli argomenti possano essere moltiplicati a dismisura. Essi ci sono, sono stati enunciati, possono essere sviluppati ed integrati, ma quel che è essenziale è che su essi cada la più seria riflessione, senza affidarsi al caso. Ed il discorso deve cominciare in sede politica, benché la cosa sia spiacevole, dalla responsabilità per quel che è avvenuto, non dal da farsi (più o meno bene) visto che talune cose gravi e preoccupanti sono avvenute. Sia ben chiaro che io non intendo infierire contro la persona…13 
13 La lettera è tronca. dunque come avrai già fatto. 


76) A Elio Rosati (non recapitata) Mio carissimo Elio, non solo per l'antica e cara amicizia che ti porto, ma per istintiva intuizione ho pensato a te, mano a mano che andavo considerando, giorno per giorno, la situazione ed, in essa, da un lato la mia, dall'altro quella della D.C.. Del poco che so, so almeno questo, che fedele al tuo costume, non hai avuto incertezze e paure hai rifiutato il conformismo ed il quieto vivere, ti sei impegnato con una posizione autonoma, quando altri si andavano imbrancando acriticamente sotto il pretesto dell'interesse di partito e di una unità malintesa, della D.C. Oggi quello che si nota è la mancanza di coraggio e questo fa sì che il nostro appaia un partito acritico, tutto arroccato su una medesima posizione. E tu sai che questo non è invece mai avvenuto e che la dialettica è stata aperta tra noi. Ebbene, oggi tu rimani pressoché solo ad adempiere questo compito essenziale, tu rimani solo a rompere il ghiaccio. Ma sai pure, che sotto la scorza dell'indifferenza e del conformismo, una parte notevole della base democristiana ripugna profondamente alla mia attuale condizione ed al grosso rischio che essa comporta. Nessuno parla, ma molti temono. Ed io credo che se uno alzasse la sua voce, una voce limpida, come la tua, proprio in questi giorni che coincidono con una grossa riunione della Direzione DC, le voci di consenso, sensibili, anche se forse non maggioritarie, non mancherebbero. Io non vedo altri che te che possa dire questa parola e guidare, al massimo possibile insieme con Misasi, un movimento di opinione pubblica che bilanci le ferree esigenze di regime che si esprimono sulla stampa. Bisogna parlare subito, alto, forte, con chiarezza, utilizzando la stampa anche settimanale e, ovviamente, tenendo d'occhio l'andamento della Direzione sulla quale non mi faccio però soverchie illusioni. Poiché si tratta di problemi di coscienza (e nessuna è più limpida della tua), desidero dirti, per così dire, solennemente che la proposta di scambio od altra simile, specie se attuata immediatamente, sarebbe stata la meno onerosa per la D.C. Aggiungo che tutte le altre saranno forzatamente più onerose e sarebbero perciò da evitare, se prevalesse, come dovrebbe prevalere, il buon senso. Tutto quello che farai nei prossimi giorni, con la forza della disperazione, (e cerca di farlo capire agli altri) è il meglio per la D.C., è un salto di salvezza su di un abisso. Non ti dico altro, perché so che tu capisci per immediata intuizione. Mi auguro tanto che tu riesca, associando tutte le altre forze disponibili. Perché tanti amici sono diventati così timidi: se fossero insieme quelli sui quali abbiamo sempre contato, la partita sarebbe vinta. Il silenzio è un delitto. Che c'è di male chiedere la salvezza di un amico quando, oltretutto, altrimenti, si corre un rischio mortale? Datti da fare 13 La lettera è tronca. dunque come avrai già fatto. Non si parli di elezioni. Nelle condizioni presenti, pagheremmo un prezzo estremamente alto. Grazie per quanto farai, parlando in giro e nei corridoi delle camere, raccogliendo firme, rilasciando interviste. Ricordami ai tuoi ed abbiti il più cordiale abbraccio Tuo Aldo P.S. Anche gli amici di Bari hanno attenuato la loro voce per presunte ragioni elettorali. Dì loro che rischiano di essere puniti ben più gravemente, che se avessero detto che intendevano salvare un vecchio amico per ragioni umanitarie. On. Elio Rosati 

77) A Corrado Guerzoni (non recapitata) Guerzoni, Telefonare a Bottai, per chiedere se Cottafavi ha notizie dell'esito del mio appello a Waldheim e che cosa conta di fare. Dell'esito della telefonata Lei si tenga informato, in modo che, a momento opportuno, si possa sapere qualche cosa. M. 

78) A Giuseppe Saragat (non recapitata) Caro Saragat, desidero ringraziarti nel modo più vivo per le alte e nobili parole con le quali hai voluto esprimermi la tua comprensione e solidarietà. Questo tuo atteggiamento è in linea con l'ispirazione umanitaria che ha qualificato e qualifica la tua figura nella politica italiana. Tutto ciò mi conforta e mi incoraggia molto nella difficilissima prova. Grazie ancora e cordialissimi saluti ed auguri Tuo Aldo Moro Sen. Giuseppe Saragat Palazzo Madama 79) A Corrado Guerzoni (non recapitata) collegarsi sempre con casa Indicazioni per Guerzoni con infiniti ringraziamenti distribuire, senza fretta, le mie lettere a mia moglie e Sen. Saragat. ricercare con urgenza l'on. Riccardo Misasi che dovrebbe essere alla Commissione Giustizia della Camera o Piazza del Gesù o Gruppo Parlamentare. La prima è la più probabile. Sappia che egli è il mio portavoce e deve mettere in moto la Direzione. Dargli copia dei miei tre scritti, l'ultimo, come si legge, dovrebbe essere destinato a riferimento orale senza pubblicazione. Se però l'andamento della Direzione, Dio non voglia, fosse davvero deludente e preclusivo di positivi sviluppi, Lei potrà allora diramare alla stampa il testo dopo averne lealmente informato Misasi. Il punto delicato, come si intende, è il comportamento del Ministro, di cui non vorrei forzare le dimissioni, poiché preferisco soluzioni costruttive. Ma se l'atteggiamento altrui mi obbliga non ho scelta. Grazie tante ed i più affettuosi saluti Aldo Moro Gira ./. Aggiungo una lettera appello per Elio Rosati, che è la persona che più amo e stimo. Anch'essa è urgente anzi urgentissima per una mobilitazione dell'opinione pubblica che finora è mancata. Dispiace molto questo scarso rispetto della verità e, poi, dell'utilità del Partito. A parte i membri del Governo, la cui posizione è particolare (ma che potrebbero ispirare altri), ce n'è altri da recuperare. Freato ci riesce almeno un po'? E' possibile far capire che quello che si propone ed ora si respinge è il meglio per la D.C. e sarà rimpianto tra pochissimi giorni? Che pensa dell'iniziativa di Craxi? Ha uno spessore? Freato riesce a pilotare Signorile? Affettuosamente Aldo Moro Non so l'indirizzo di Rosati. O è alla Camera o in casa non lontano dalla mia. Forse Freato lo conosce o può conoscere. 

80) A Eleonora Moro (non recapitata) Mia carissima Noretta, vi sono molto vicino e gratissimo agli amici che, come vedo, vi confortano vi aiutano. Io discretamente. Mi spiace vedere la tua foto sulla stampa con atteggiamento così provato. Che Iddio ci aiuti. Mi pare che le parole rivolte al Partito siano riuscite vere ed efficaci. Speriamo che portino un salutare ripensamento ed una giusta discussione sulla quale si sia, com’è naturale, più sereni. Vi abbraccio tutti dal profondo del cuore. Aldo Moro PS: Fai, ti prego, al più alto livello un ultimo sforzo con il Papa per una soluzione mediatrice. Non puoi immaginare quanto sia più costruttiva. Prego la Provvidenza di ispirarlo e di spiegargli con umiltà profondissima di non respingere questa mia. Il danno sarà grandissimo. E’ un dovere di coscienza. Pignedoli? Poletti? 

81) A Benigno Zaccagnini (non recapitata) Zaccagnini, ti scongiuro. Fermati, in nome di Dio. Fin qui mi hai sempre ascoltato. Perché ora vuoi fare di tua testa. Non sai. Non ti rendi conto di quale grande male tu stia preparando al Partito. Finché sei ancora in tempo, poche ore, fermati e prendi la strada onesta di una trattativa ragionevole. Che Dio ti assista. Aldo Moro 

82) A Benigno Zaccagnini (non recapitata) Caro Zaccagnini, ecco, sono qui per comunicarti la decisione cui sono pervenuto nel corso di questa lunga e drammatica esperienza ed è di lasciare in modo irrevocabile la Democrazia Cristiana. Sono conseguentemente dimissionario dalle cariche di membro e presidente del Consiglio Nazionale e di componente la Direzione Centrale del Partito. Escludo ovviamente candidature di qualsiasi genere nel futuro. Sono deciso a chiedere al Presidente della Camera, appena potrò, di trasferirmi dal Gruppo Parlamentare della D.C. al Gruppo Misto. E' naturale che aggiunga qualche parola di spiegazione. Anzi le parole dovrebbero essere molte, data la complessità della materia, ma io mi sforzerò di ridurle al minimo, cominciando, com'è ovvio, dalle più semplici. Non avendo mai pensato, anche per la feroce avversione di tutti i miei familiari, alla Presidenza della Repubblica, avevo immaginato all'inizio di legislatura di completare quella in corso come un vecchio al quale qualche volta si chiedono dei consigli e con il quale si ama fare un commento sulle cose, che l'età ed il personale disinteresse rendono, forse, obiettivo. Come più volte ti ho detto, fosti tu a deviare questo corso delle cose, mentre furono ancora tuoi amici che fecero riserve, sempre nell'illusione che io dovessi dare ancora qualche cosa al Partito, non appena si accennò ad una presidenza di Assemblea, per concludere in tal modo la mia attività politica. Così mi sono trovato in un posto difficile e ambiguo, che dava all'esterno la sensazione di un predominio (inesistente) della D.C. ed all'interno creava imbarazzi, gelosie, equivoci, timori. Essendoci lasciati in ottima intesa la sera del martedì, già pochi giorni dopo, qui dove sono, avevo la sensazione di avervi in qualche modo liberato e che io costituissi un peso per voi non per il fatto di non esserci, ma piuttosto per il fatto di esserci. E questo per ragioni obiettive, perché non c'è posto, accanto al Segretario Politico eletto dal Congresso, per un Presidente del Partito che abbia rispetto di sé e delle cose. E se il vostro profondo pensiero coincideva con quello che io avevo fatto valere, perché non accontentarci tutti in una volta? Aggiungerò poi (e questo va al di là della Presidenza del Consiglio Nazionale di cui abbiamo parlato sin qui) che io non ho compreso e non ho approvato la vostra dura decisione, di non dar luogo a nessuna trattativa umanitaria, anche limitata, nella situazione che si era venuta a creare. L'ho detto cento volte e lo dirò ancora, perché non scrivo sotto dettatura delle Brigate Rosse, che, anche se la lotta è estremamente dura, non vengono meno mai, specie per un cristiano, quelle ragioni di rispetto delle vittime innocenti ed anche, in alcuni casi, di antiche sofferenze, le quali, opportunamente bilanciate e con il presidio di garanzie appropriate, possono condurre appunto a soluzioni umane. Voi invece siete stati non umani, ma ferrei, non attenti e prudenti, ma ciechi. Con l'idea di far valere una durissima legge, dalla quale vi illudete di ottenere il miracoloso riassetto del Paese, ne avete decisa fulmineamente l'applicazione, non ne avete pesato i pro e i contro, l'avete tenuta ferma contro ogni ragionevole obiezione, vi siete differenziati, voi cristiani, dalla maggior parte dei paesi del mondo, vi siete probabilmente illusi che l'impresa sia più facile, meno politica, di quanto voi immaginate, con il vostro irridente silenzio avete offeso la mia persona, e la mia famiglia, con l'assoluta mancanza di decisioni legali degli organi di Partito avete menomato la democrazia che è la nostra legge, irreggimentando in modo osceno la D.C., per farla incapace di dissenso, avete rotto con la tradizione più alta della quale potessimo andar fieri. In una parola, l'ordine brutale partito chissà da chi, ma eseguito con stupefacente uniformità dai Gruppi della D.C., ha rotto la solidarietà tra noi. In questa (cosa grossa, ricca di implicazioni) io non posso assolutamente riconoscermi, rifiuto questo costume, questa disciplina, ne pavento le conseguenze e concludo, semplicemente, che non sono più democratico cristiano. Essendo scontata in ogni caso dal momento del mio rapimento (e della vostra mistica inerzia) il mio abbandono della Direzione e del Consiglio Nazionale, restava, se il vostro comportamento fosse stato diverso e più costruttivo, la possibilità della mia permanenza senza alcun incarico nella famiglia democratica cristiana e che è stata mia per trentatré anni. Oggi questo è impossibile, perché mi avete messo in una condizione impossibile. E perciò il mio ritiro da semplice socio della D.C. è altrettanto serio, rigido ed irrevocabile quanto lo è il mio abbandono dalle cariche nelle quali avevamo creduto di poter lavorare insieme. Tutto questo è finito, è assolutamente finito. Ed ora che posso parlare, senza che nessuno pensi ad una pretesa di successione, a parte il mio durissimo giudizio sul Presidente del Consiglio e su tutti coloro che hanno gestito in modo assolutamente irresponsabile questa crisi, c'è, per dovere di sincerità ed antica appannata amicizia, la valutazione su di te, come, per così dire, il più fragile Segretario che abbia avuto la D.C., incapace di guidare con senso di responsabilità il partito e di farsi indietro quando si diventa consapevoli, al di là della propaganda, di questa incapacità. Guidare e non essere guidato è il compito del Segretario del più grande partito italiano. Giunti a questo punto, i motivi di dissenso, che non ci faranno incontrare più, sono evidentemente molti. Tu non penserai che possa trattarsi solo del modo chiuso e retrivo che ha caratterizzato il vostro comportamento in questa vicenda, nella quale vi sembrerà di avere conseguito chissà quale straordinario successo. Questa è una spia, la punta dell'iceberg, ma il resto è sotto. Ho riflettuto molto in queste settimane. Si riflette guardando forme nuove. La verità è che parliamo di rinnovamento e non rinnoviamo niente. La verità è che ci illudiamo di essere originali e creativi e non lo siamo. La verità è che pensiamo di fare evolvere la situazione con nuove alleanze, ma siamo sempre là con il nostro vecchio modo di essere e di fare, nell'illusione che, cambiati gli altri, l'insieme cambi e cambi anche il Paese, come esso certamente chiede di cambiare. Ebbene, caro Segretario, non è così. Perché qualche cosa cambi, dobbiamo cambiare anche noi. E, a parte il fatto che davvero altri (socialisti ieri, comunisti oggi) siano in grado di realizzare una svolta in accordo con noi - il che possiamo augurarci e sperare - la D.C. è ancora una così gran parte del Paese, che nulla può cambiare, se anch'essa non cambia. E per cambiare non intendo la moralizzazione, l'apertura del Partito, nuovi e più aperti indirizzi politici. Si tratta di capire ciò che agita nel profondo la nostra società, la rende inquieta, indocile, irrazionale, apparentemente indominabile. Una società che non accetti di adattarsi a strategie altrui, ma ne voglia una propria in un limpido disegno di giustizia, di eguaglianza, di indipendenza, di autentico servizio dell'uomo. Ecco tutto. Benché sia pessimista, io mi auguro che facciate più di quanto osi sperare. Non era questa la conclusione cui avevo pensato né l'addio immaginato per te ed i colleghi. Ma le cose sono così poco nelle nostre mani, specie se esse sono troppo deboli o troppo forti. Che Iddio ti aiuti ed aiuti il Paese. Cordialmente. Aldo Moro 

83) A Benigno Zaccagnini (non recapitata) Caro Zaccagnini, la lunga e tormentata vicenda della mia prigionia presso le Brigate Rosse pone dei problemi ai quali è doveroso e sempre più urgente rispondere. Mi riferisco all'atteggiamento di totale indifferenza assunto dal Partito nei confronti della mia persona e della mia famiglia, la quale paga un prezzo altissimo per un modo di fare che non ha assolutamente precedenti nella D.C.. Quest'ultima è venuta incontro, più o meno, alle necessità che premevano sui suoi associati, ma mai, come in questo caso, è restata del tutto fuori da una vicenda gravissima, delicatissima e per la quale non era certo priva di mezzi d'intervento. Si poteva fare, solo che si fosse voluto rimuovere una inconsistente pregiudiziale, ed invece non si è fatto. Il culto esasperato del rispetto della legalità formale ha reso rigidi e insensibili, ha ridotto ad essere soffocante, come mai era stata, la disciplina di partito, ha tolto ogni libertà di ragionevole movimento, ed ha sacrificato, con me e con la mia famiglia, quelle ragioni umanitarie che militano a favore, oltre che di vittime innocenti, ma anche di persone condannate le cui condizioni di salute e di vita abbisognano di particolare cura e per le quali si offre l'ospitalità, caritatevole o amichevole, di un paese straniero. Questi sono i principi sanciti nella nostra coscienza civile, e nei paesi più evoluti non manca mai una giusta considerazione di ragioni umanitarie, siano esse prevalenti, di volta in volta, per le vittime innocenti o per persone ormai condannate. Io pensavo che, al di là della mia persona sofferente ed in pericolo, in un partito d'ispirazione cristiana a queste cose non si potesse guardare con indifferenza. E proprio mentre i socialisti, sia pure in modo incompiuto, si fanno carico di cose delle quali ben prima proprio i cristiani dovevano avere la maggiore sensibilità. Da qui un profondo stupore ed un profondo disagio. Certo l'impresa portata a termine dalle Brigate Rosse è di notevole rilievo politico: ma è pur vero che essa pone in luce quei problemi umanitari dei quali parlavo innanzi e dei quali né il partito, né tu potete assolutamente disinteressarvi. Ed invece ve ne disinteressate con sfacciato cinismo, essendo del resto in buona compagnia. Mi stupisco del fatto che così si manifesti la tua sensibilità umana e cristiana. Questo, a prescindere da tante altre cose, per gli aspetti personali e per quelli obiettivi, è un capitolo importante, ed altamente deludente, dei miei rapporti con la D.C. Questo disagio di fondo l'ho capito ogni giorno di più, questa incomprensione, questa diversità tra noi diventano ogni giorno più vistose, rendendomi impossibile di ritrovarmi con gli antichi amici con la scioltezza e la naturalezza di sempre. Questa irremovibile intolleranza, che nasce, sia ben chiaro, da un fatto morale più che politico mi induce a questo punto a rendere formali le mie dimissioni dal Partito, intendo non solo dalle cariche, comprese quelle ipotetiche e future, ma proprio dal corpo, dalla famiglia della D.C. Passerò perciò, per la durata della legislatura al Gruppo Misto. Dopo tanti anni di amicizia, che ha sofferto anch'essa di questa crisi ci troviamo su posizioni estremamente lontane ed incongiungibili. Stranamente vedo in te quell'arroganza del potere che abbiamo tante volte lamentato in altri e che, ricordalo, il paese sente con crescente insofferenza, senza che possa essere questa assurda gara di resistenza nello sbarazzarci di ogni ragione umanitaria a farcelo perdonare. Sia dunque ben chiaro, perché non vi siano equivoci, che non si pone solo il problema della mia persona per quel che poco significa per la D.C., ma il problema oggetto del modo di reagire con senso cristiano e democratico di fronte a situazioni di obiettivo pericolo e che richiedono interventi umanitari. Ritengo dunque sbagliata e urtante la linea del partito che hai assunto e che incautamente si è fatto in modo che tu assumessi. La colpa è grave in entrambi i casi. Siamo guidati male, in modo insicuro e non coerente ai principi. Ma in un travaglio così complesso non sono solo queste le ragioni della mia decisione. 14 
14 La lettera si interrompe senza conclusione. 

84) A Eleonora Moro (non recapitata) A Noretta la lettera di dimissioni a Zaccagnini è da spedire o rendere pubblica a giudizio concorde tuo, di Freato, Rana e Guerzoni. Credo ci sia una buona uscita dell'Università 85) A Eleonora Moro (recapitata il 5 maggio) Ora, improvvisamente, quando si profilava qualche esile speranza, giunge incomprensibilmente l'ordine di esecuzione. Noretta dolcissima, sono nelle mani di Dio e tue. Prega per me, ricordami soavemente. Carezza i piccoli dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti. Un bacio di amore a tutti. Aldo 

86) A Eleonora Moro (recapitata il 5 maggio) Tutto sia calmo. Le sole reazioni polemiche contro la D.C. Luca no al funerale. Mia dolcissima Noretta, dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell'incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l'indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. E' poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall'idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato. Per il futuro c'è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca), Anna, Mario, il piccolo non nato, Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo…15 15 La lettera appare incompiuta e priva di firma

IL MEMORIALE MORO scritto nella prigione delle Brigate rosse (16 marzo-9 maggio 1978)


Durante i 55 giorni della prigionia che lo condurrà alla morte, Aldo Moro, detenuto dalle Brigate Rosse, oltre a scrivere lettere redasse con molta attenzione quello che viene impropriamente chiamato il suomemoriale.
In realtà di tratta di un dattiloscritto che può essere la trascrizione a macchina per scrivere di un manoscritto vergato di pugno dal presidente della Dc oppure della sbobinatura di una registrazione contenente la voce stessa dell’uomo politico. Quelle bobine, però, non sono mai state trovate.
Tutto comincia con il ritrovamento in via Monte Nevoso a Milano, dentro una base delle BR – abitata da Franco BonisoliLauro Azzolini e Nadia Mantovani – di un dattiloscritto, appunto, di 51 pagine. Materiale che attrae a tal punto l’attezione dei carabinieri agli ordini del gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa che gli stessi non hanno alcuna remora a portare quei documenti fuori dal covo per fotocopiarli, commettendo così, quanto meno, un gravissimo atto illegale.
Quei documenti sono a prima vista largamente incompleti. Essi contengono solo brani e frammenti relativi ad alcuni temi oggetto dell’interrogatorio di Moro da parte dei suoi rapitori.
Il primo a far notare la stranezza di quel documento incompleto è il giornalista Mino Pecorelli che sulla sua rivista OP fa intendere di essere al corrente del fatto che ben altro è il materiale nelle mani dei carabinieri. Mino Pecorelli, detto non per inciso, sarà assassinato cinque mesi e 20 giorni dopo la scoperta del covo di via Monte Nevoso.
Sull’incompletezza di quel ritrovamento (o di quanto i carabinieri avevano consegnato alla magistratura) subito dopo insistono anche alcuni brigatisti come Mario Moretti, oltre a due degli occupanti della base brigatista, Lauro Azzolini e Franco Bonisoli.
In tempi più recenti è la madre della seconda moglie del gen. Dalla Chiesa, Maria Antonietta Setti Carraro, a testimoniare di un ruolo autonomo dello stesso generale rispetto all’autorità politica. In altre parole Dalla Chiesa (anche se per qualcuno è difficile crederlo) si sarebbe tenuto gran parte del cosidetto memoriale Moro. A quale scopo è facile capirlo.
Perché un ritrovamento (quasi) effettivo avvenga bisognerà attendere 12 anni, fino a quando, il 9 ottobre 1990, sempre nell’appartamento di via Monte Nevoso, durante lavori di ristrutturazione, emerge un fascio di fotocopie che riproduce il testo originale scritto di pugno da Moro. Difficile credere che un muratore riesca a trovare ciò che carabinieri e magistrati (in particolare il dott. Ferdinando Pomarici, oggi procuratore aggiunto a Milano) hanno sempre negato ci fosse.
Questo secondo rtirovamento compendeva un plico di 421 fotocopie, il cui contenuto erà solo in parte già noto. Tra le novità la rivelazione, da parte di Moro, dell’esistenza di una struttura armata segreta, ossia Gladio
Senza addentraci nel modo in cui il memoriale Moro, che appare ancora monco, sia stato ricomposto dal lavoro della commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi, presieduta dal sen. Libero Gualtieri, quello che presentiamo è quanto Moro disse alle Brigate Rosse durante i suoi 55 giorni di prigionia.
O meglio quanto emerso ufficialmente di quello che effettivamente disse.

QUEL GIORNO IN VIA CAETANI I misteri della consegna del corpo di Moro

La Renault 4, con la portiera destra aperta, ben prima dell’arrivo della folla. L’auto è stata appena perquisita dagli artificieri e Cossiga è già sul posto. Il prof. Tritto non ha ancora ricevuto la telefonata di Morucci
Dalla brillante inchiesta di due giornalisti investigativi, il 29 giugno 2013, 35 anni dopo, sono emersi nuovi particolari sul ritrovamento della Renault 4 con il cadavere di  Aldo Moro nel bagagliaio.
Le testimonianze di due artificieri chiamati in via Caetani quel giorno raccontano che fin dalle 11 di mattina il ministro dell’Interno Cossiga era sul posto assieme al capo della Digos di Roma e ad un ufficiale dei carabinieri, per giunta piduista.
Eppure la telefonata del brigatista Valerio Morucci al prof. Franco Tritto, collaboratore di Moro, che aveva lo scopo di indicare il luogo della consegna del corpo senza vita del presidente della Dc avvenne due ore e un quarto dopo.
La presenza di Cossiga in via Fani, ben tre ore prima dell’annuncio ufficiale della morte di Moro, secondo www.misteriditalia.it avvalora un’ipotesi già contenuta in alcuni libri e cioè che l’allora ministro dell’Interno sia stato il regista occulto della fine del suo collega di partito.
Di seguito pubblichiamo gli elementi fondamentali dell’inchiesta a cominciare dal lancio Ansa del 29 giugno 2013.
di Manlio Castelnuovo e Paolo Cucchiarelli 

(per gentile concessione degli autori)

IL RITROVAMENTO DEL CORPO DI MORO IN VIA CAETANI

Video originale senza audio girato il 9 maggio 1978








Ipse Dixit“La vera libertà si vive faticosamente tra continue insidie.”

“La vera libertà si vive faticosamente tra continue insidie.” Aldo Moro. Proverò, con la collaborazione della testata che ospiterà i mie scritti, a fare l’unica cosa che un giornalista deve fare: ...




“La vera libertà si vive faticosamente tra continue insidie.” Aldo Moro.
Proverò, con la collaborazione della testata che ospiterà i mie scritti, a fare l’unica cosa che un giornalista deve fare: la cronaca di un avvenimento. Postuma, ma pur sempre solo e semplicemente la cronaca. CS.
Cinque WWhat Who Where When Why. Cosa, chi, dove, quando, perché. Tutto qui. Senza alcuna dietrologia, senza l’ambizione di fare lo scoop, senza forzare ricordi e memorie. Con il medesimo metodo di lavoro che un cronista utilizza nel proprio lavoro di tutti i giorni, proveremo a ripercorrere la vicenda Moro. Il rapimento e l’uccisione di uno dei più grandi statisti europei dell’era moderna. Passo dopo passo fermeremo la nostra attenzione sul momento storico, sui particolari giudiziari, sui ricordi dei protagonisti.
Mi avvarrò della collaborazione di colleghi giornalisti, di tecnici, di politici, di magistrati, di uomini e donne comuni privI di qualsivoglia fama mediatica e, quando sarà possibile, di testimoni diretti. Proverò, con la collaborazione della testata che ospiterà i mie scritti, a fare l’unica cosa che un giornalista deve fare: la cronaca di un avvenimento. Postuma, ma pur sempre solo e semplicemente la cronacaCS.
Iniziamo il nostro percorso porgendo alcune domande a Paolo Cucchiarelli, che ci aiuterà a tracciare un primo ampio confine; iniziamo ad inquadrare la vicenda con un grandangolo, piano piano passeremo allo zoom per analizzarne i particolari.
Saggista, giornalista parlamentare e investigativo di lungo corso, Paolo Cucchiarelli ha seguito le commissioni d’inchiesta sui casi politico-giudiziari più eclatanti degli ultimi anni: Moro, l’attentato a Giovanni Paolo II, Gladio, Tangentopoli, la vicenda Mitrokhin.
Tra i suoi numerosi libri, “Il segreto di Piazza Fontana”, che ha ispirato il celebre film di Marco Tullio Giordana “Romanzo di una strage”.
Sua anche una famosa intervista esclusiva per l’Ansa, nel giugno 2008, al terrorista Carlos sugli eventi che portarono all’omicidio Moro. Nel 2016 esce il suo libro “Morte di un presidente” che contiene alcune importanti rivelazioni sull’omicidio di Aldo Moro e ad aprile 2018 Paolo torna in libreria con “L’ultima notte di Aldo Moro”.
Paolo per iniziare il nostro colloquio ti faccio una domanda che potrebbe sembrarti banale. Chi era Aldo Moro? Temo che in particolare i più giovani lo conoscano poco, nonostante il fatto che da quarant’anni si parli senza soluzione di continuità di lui.
Moro è stato la spina dorsale della politica italiana dal 1960 al 1978. Suoi i due tentativi di dare delle risposte calibrate e ritagliate sulla specificità italiana, cioè il centrosinistra e poi (dal 1975-’76) la solidarietà democratica, ovvero il tentativo di rendere un’Italia politicamente matura, pronta ad essere governata alternativamente da due grandi forze popolari. La DC ed il PCI che si sarebbero dovuti emancipare dai due grandi padrini internazionali, cioè gli USA e l’URSS.
L’uomo è stato ed è ancora oggi, il più importante uomo politico della Repubblica, l’unico dopo De Gasperi e Togliatti ad avere una vera progettualità del futuro. I giovani dovrebbero chiedersi perché, a quaranta anni dai fatti di cui parliamo, esistono tanti libri e tante ricerche; e perché tanta veemenza nel contrastare chi cerca uno straccio di verità sul più importante delitto politico della Repubblica, delitto che ha colpito il suo uomo politico più eminente. Il tempo amplia, dilata e rende sempre più profonda questa valutazione.
Accanto alla verità storica ed a quella giudiziaria, entrambe insufficienti, c’è quella del giornalismo investigativo, che usa tutto per capire il tutto della vicenda.
Sul rapimento e sulla morte di Moro si è cercata a lungo la verità. Probabilmente una sola verità non esiste e non esisterà mai. Per ammissione dei magistrati stessi ve ne sono almeno due. Una giudiziaria e processuale ed una storica.
La verità in una vicenda politica tanto complessa ha molti piani; ognuno apparentemente autosufficiente a dare una risposta, ma la somma di queste verità lascia scoperti tanti aspetti. E’ come se le singole risposte tenessero conto della loro logica intrinseca (risposta storica, politica, giudiziaria, giornalistica ecc.) e che la loro somma fosse ancora più insufficiente a fornire un quadro che contenga tutti i fatti: ogni verità prende da questa vicenda quello che le serve per darsi la sua risposta più o meno accettabile, mentre i fatti vanno altrove senza vere risposte.
Le mie inchieste hanno preso atto di questa situazione, si è ricominciato dai fatti, e questi hanno parlato. Quindi accanto alla verità storica ed a quella giudiziaria, entrambe insufficienti, c’è quella del giornalismo investigativo, che usa tutto per capire il tutto della vicenda.
Quando Moro fu rapito l’Italia si fermò. Si chiusero diverse scuole. La triplice sindacale proclamò dopo nemmeno due ore dall’eccidio di via Fani uno sciopero generale. Il nostro collega Andrea Purgatori, giovane cronista accorso tra i primi, ricorda che in via Fani i politici che accorrevano erano sconvolti ed inebetiti. Per l’Italia lo choc fu paragonabile a quello che gli USA subirono con il crollo delle Twin Towers.
Tutti vogliono raccontarti dove fossero quando caddero le due Torri negli USA. Tutti ricordano e vogliono comunicarti dove fossero il 16 marzo ed il 9 maggio del 1978. E’ un crinale della nostra storia, l’unico dove la vicenda emotiva delle persone si è attaccata alla vicenda storica.
Tutti ricordiamo, perché quel fatto è stato da subito percepito nella sua assoluta e straordinaria importanza. E’ un fatto che divide la storia e che segna la fine della politica in Italia, almeno di quella nata con il patto resistenziale che fonda la Repubblica. Dopo Moro inizia un’altra storia, ed è la realtà che i giovani vivono oggi. Vorrei far capire che questa realtà si fonda sull’omicidio a cui concorsero in maniera determinante anche forze straniere, come Moro ben capì e cerco di dire nelle sue lettere.
le BR volevano restituire Moro, visto che la loro prima prigione (collocata in uno stabile dello IOR*) era stata scoperta dalla Guardia di Finanza e visto che lo Stato nulla faceva per poterlo liberare.
Nei tuoi libri hai messo in evidenza tutta una serie di incongruenze tra quanto raccontato in fase processuale e quanto rilevato da analisi, comparazioni, perizie. Superficialità o depistaggio?
Depistaggio? Incompetenza? No, si è trattato di un’operazione di intelligence che doveva essere comunque portata a termine con la liquidazione della spina dorsale politica dell’Italia. Dentro a questa vicenda troviamo anche il depistaggio e l’incompetenza ma quello che racconto è soprattutto l’impotenza di una nazione, una nazione che si deve piegare a vedere uccidere il suo maggior politico ad un metro dalla libertà, come ho cercato di raccontare documentatamente nelle mie due inchieste.
Vorrei che si superassero certi facili schemi. E’ stata un’operazione di intelligence che ha piegato l’Italia e che la nostra nazione ha coperto con una sostanziale Ragion di Stato. Ragion di Stato che fa si che i fatti in questa vicenda nulla contino, così che si possano ignorare alla bella e meglio, nonostante foto, perizie, documenti, analisi e nonostante il fatto che la lettura degli accadimenti sia ben diversa. E’ un’anomalia l’omicidio di Aldo Moro, ma è un’anomalia da impotenza a raccontare la verità. Non servono le categorie politiche per capire perché l’omicidio Moro è stato trattato come un caso politico e non come un omicidio politico.
Ecco perché riletto come omicidio, emerge forte e netta tutta un’altra storia, con molte prigioni ed una folle trattativa; le BR volevano restituire Moro, visto che la loro prima prigione (collocata in uno stabile dello IOR*) era stata scoperta dalla Guardia di Finanza e visto che lo Stato nulla faceva per poterlo liberare.
*IOR – Istituto Opere Religiose, la Banca del Vaticano -ndr.
Il rapimento e la prigionia del presidente della DC furono gestite dalle Brigate Rosse. Ma, visti i dati oggettivi riportati nelle tue ricerche, possiamo affermare le BR non erano sole ed autonome sul campo. La condanna a morte di Moro fu eseguita dalle BR; possibile ma non probabile.
Le BR sono costrette, come ha raccontato molti anni fa l’inviato USA (Steve Pieczenik) chiamato dal governo italiano a cercare di sbrogliare l’intricata matassa, ad uccidere Moro.
Come, dove e perché è raccontato ne L’ultima notte di Aldo Moro a cui rinvio chi volesse sapere e capire quale storia motiva tante bugie, ancora oggi. Le BR stavano restituendo Moro in un immobile del Demanio, assegnato nel 1978 alla Guardia di Finanza. Quella notte qualcosa andò storto e Moro invece di essere liberato, fu assassinato. Non per diretta volontà di chi lo aveva in quel momento in mano, come racconto.
E’ una storia dolorosa che reca ad un grande sconforto sul futuro della nostra Repubblica, come disse nel 1978 Leonardo Sciascia: bisogna rifondare la verità se si vuole rifondare lo Stato. Se non riusciremo ad arrivare alla verità sul caso Moro siamo davvero perduti.
Segreto di Stato. Una coltre impenetrabile che lo Stato impone per evitare che determinate verità diventino di pubblico dominio. Tra dieci anni la coltre potrebbe alzarsi. La nostra povera Italia è pronta a reggere l’urto che causerebbe l’apertura del vaso di Pandora?
Non c’è alcun Vaso di Pandora da aprire, oppure un cassetto in cui sia custodita un’indicibile verità. Questa verità è nel luogo più visibile, ed al contempo più invisibile, di un Paese retorico, codardo e prono come l’Italia: è sotto gli occhi di tutti.
Il problema è che la Seconda Commissione Moro (che ha avuto la possibilità di raccontare per filo e per segno questa terribile verità; verità che come ripeto è leggibile se si parte dai fatti e non dal racconto delle BR vidimato dallo Stato) ha sommerso tutto per un periodo che va dai trenta ai quaranta anni.
Una scelta che la dice lunga su quale realtà c’era dietro la vicenda, verità che fu subito percepita nel 1978: la presenza USA che non era raccontabile quaranta anni fa e neppure oggi.
Lo sguardo ironico di Cossiga valeva più di mille sentenze.
Moro non doveva morire. Doveva tornare libero e diventare, giorno dopo giorno, la rappresentazione vivente di un condizionamento esterno (ricatto) gravante sulla politica nazionale. Ma qualcosa andò storto e fu necessario ucciderlo.
Le BR sono state beffate dall’esito imprevisto della vicenda ed hanno compreso, a mano a mano negli anni, che mantenere il silenzio su quella morte pagava più che il liberarsi dal peso di quella storia.
Ricordo cosa mi disse un Francesco Cossiga stizzito, ed anche divertito, dalle mie domande poco ortodosse: “Cucchiarelli, ciascuno delle BR è venuto, ha chiesto ed ha ottenuto. Ha chiesto ed ha ottenuto”.
Lo sguardo ironico di Cossiga valeva più di mille sentenze. Questa vicenda è lo specchio dell’Italia. Ce la trascineremo per decenni ancora e si spegnerà per consunzione e non perchè ci sarà un punto di approdo. Come dimostro, nel 1978 e nel 2017 sono state sostenute verità impossibili, illogiche e documentatamente false. Allora ed oggi. Non c’è nulla da fare. La Ragione di Stato che nasce quando uno Stato si deve piegare ad una forza rispetto a lui maggiore, c’è ancora oggi. Quella forza che ha determinato l’uccisione di Moro.
E’ per me impossibile aprire una discussione sugli elementi di prova (accertati e presunti) che evidenzi nei tuoi libri. Libri che vanno letti con attenzione. Gli spunti sono talmente tanti che ci potremmo impiegare mesi. Li analizzeremo in futuro entrando nel dettaglio di ciascuno. Hai dato una notevole rimestata nel pentolone bollente dove ribolle il marcio che circonda il delitto Moro. Non temi che un brutto giorno qualcuno possa aspettarti all’angolo di una strada per farti definitivamente smettere di cercare, trovare e scrivere?
Ogni tanto qualcuno mi chiede ma hai paura? Come fa lei. No. Ritengo che la domanda, già in se stessa, sia una sconfitta collettiva. Sconfitta morale e politica, perché con questa domanda si vive la ricerca della verità come una eccezione, e non come una necessità collettiva.
Se si ammettesse di avere paura, l’obiettivo di chi non vuole ascoltare la verità dei fatti (l’unica che interessa ad un giornalista), sarebbe stato raggiunto. Diciamo quel che diceva Totò: lei mi intimidisce ma non mi faccio mettere paura ed intimidire.
I miei sentimenti appartengono solo a me ed a chi con me li condivide. Il resto è nei libri, per chi li volesse leggere.

Le lettere di Aldo Moro dalla prigionia alla storia/Miguel Gotor - Anche nella necessità si può essere liberi: le lettere di Aldo Moro dalla prigionia







Miguel Gotor - Anche nella necessità si può essere liberi:le lettere di Aldo Moro dalla prigionia
Michele Di Sivo - Dalla prigionia alla storia: le lettere di Aldo Moro come fonteLe lettere
[p. 37]

«Anche nella necessità si può essere liberi»:
le lettere di Aldo Moro dalla prigionia


Il 18 maggio 1978, pochi giorni dopo la morte di Aldo Moro, l’Italia era ancora immersa in una coltre di sgomento, fango e smarrimento, quando Italo Calvino pubblicò sul «Corriere della Sera» un articolo intitolato Le cose mai uscite da quella prigione. Lo scrittore, con la lucidità che ha contraddistinto la sua posizione nella cultura italiana del secondo Novecento, rifletteva sulla «possibilità dell’uso del discorso nel cuore del terrore» e sollevava il problema del dialogo tra il prigioniero e i suoi carcerieri manifestando «la certezza desolata che quei dialoghi non si sarebbero mai più potuti ricostruire, che erano perduti per sempre, più di quelli di Cesare e di Bruto e di Antonio, perché i carnefici non raccontano mai nulla e Moro non sarebbe più tornato»1. L’assenza del testimone integrale — Aldo Moro — e la propensione al silenzio dei suoi assassini: da questa velenosa miscela scaturiva, secondo Calvino, l’impossibilità di raccontare quella vicenda con gli strumenti e i metodi della storia2. Con rabdomantica sensibilità lo scrittore coglieva precocemente nel segno perché gli scritti di Moro dalla prigionia, le lettere e il memoriale, hanno seguito un percorso travagliato e oscuro, che costituisce la pertinente metafora della tragedia del potere che travolse l’uomo politico democristiano.
In base alla testimonianza di Eleonora Moro esistono ventotto lettere autografe del marito, anche se si ha la fondata ragione di ritenere che le Brigate rosse ne distribuirono non meno di trentasei3. È bene sottolineare che i sequestratori diffusero pubblicamente soltanto quattro missive (una lettera a Cossiga, due a Zaccagnini e uno scritto su Paolo Emilio Taviani), affidandone il recapito a importanti quotidiani e dunque decidendo di voler influenzare con quest’atto direttamente l’opinione pubblica italiana. L’obiettivo, che fu perfettamente raggiunto, era duplice: per un verso, distruggere la statura politica e la moralità personale di Moro, per un altro usare i suoi messaggi per dividere il fronte politico e istituzionale fra quanti erano favorevoli a una trattativa pubblica con i brigatisti e chi invece riteneva che il governo e i partiti non dovessero cedere, almeno apertamente, al loro ricatto.
I sequestratori consegnarono le rimanenti missive seguendo canali segreti e i destinatari decisero di rispettare la loro volontà. Naturalmente, queste lettere riservate, seppure non influenzarono direttamente l’opinione pubblica, condizionarono lo stesso i comportamenti di quanti le avevano ricevute. Esse facevano parte di un secondo grado di destabilizzazione psicologica e [p. 38] politica, funzionale a creare un baratro di diffidenza e di reciproco sospetto tra la famiglia del rapito e le autorità pubbliche, un fattore che ebbe un ruolo determinante nell'incattivire ancora di più il nodo di questa storia, sino a renderlo inestricabile. Si ebbero però quattro eccezioni: il presidente della Repubblica Giovanni Leone e il segretario del Psi Bettino Craxi ricevettero riservatamente una lettera ciascuno che scelsero di rendere nota, così come fece la moglie Eleonora nel caso di una terza missiva indirizzata al segretario della Dc Benigno Zaccagnini il 20 aprile 1978 (per ottemperare a una esplicita richiesta del marito) e alla Democrazia cristiana, in quest’ultima circostanza per decisione dei collaboratori di Moro. Di conseguenza, soltanto otto lettere (quattro per necessitante volontà dei brigatisti, quattro per scelta dei destinatari) concorsero a formare l’immagine di Moro prigioniero, quella di una vittima querula e gonfia di rancore, priva di senso dello Stato e delle istituzioni, attaccata soltanto ai suoi affetti privati. Una sorta di agnello sacrificale, intorno al quale, negli anni successivi, in troppi avrebbero in modo indegno e maramaldesco continuato a pasteggiare.
Nell’ottobre 1978 saltarono fuori altre ventotto missive (di cui diciotto, a quanto ne sappiamo, inedite sino a quel momento) ritrovate a Milano nel covo brigatista di via Monte Nevoso: non in originale, ma in formato dattiloscritto. Il fatto che si fossero ritrovati soltanto dei dattiloscritti non firmati (che, ovviamente, chiunque avrebbe potuto battere a macchina e poi attribuire a Moro) indusse erroneamente a ritenere che in quella circostanza fossero state recuperare le veline usate dai brigatisti per dettare al prigioniero ciò che egli aveva scritto, a conferma di quanto era stato sostenuto dagli esponenti del cosiddetto partito della fermezza durante il sequestro, il governo, la Dc, il Pri e il Pri: quelle lettere non erano moralmente autentiche e dunque non erano attribuibili a Moro.
Nell’ottobre 1990, sempre nello stesso appartamento, dentro un’intercapedine occultata da un pannello di cartongesso, un operaio che stava compiendo dei lavori di ristrutturazione scoprì una cartella contenente 419 fotocopie di manoscritti di Moro4. Dodici anni dopo quei tragici fatti, insieme con il memoriale, giungevano così a destinazione una serie di lettere scritte dal prigioniero, molte delle quali mai recapitate dai brigatisti, che raggiunsero i destinatari solo allora, come se provenissero da un altro mondo e li cogliessero all’improvviso dentro un’altra vita. Il fatto che si trattasse di manoscritti, per quanto in fotocopia, rivelava che Moro aveva scritto di suo pugno molto di più di quanto supposto fino a quel momento, ma ormai ciò non importava più a nessuno. [p. 39]
Dopo questo secondo ritrovamento sappiamo che Moro in realtà scrisse almeno novantasette messaggi, tra lettere, biglietti e testamenti. Questi dati numerici rivelano quanto sia stato importante un aspetto sovente trascurato, ossia quello della censura e della manipolazione messa in atto dai brigatisti che non solo distribuirono i messaggi con un’accorta e selettiva strategia di recapiti privati e pubblici, ma, su quasi cento messaggi, ne resero noti soltanto quattro e in via riservata meno di un terzo. I carnefici non raccontano mai nulla, aveva sostenuto Italo Calvino, e infatti Mario Moretti, nel corso di un’intervista rilasciata a Carla Mosca e Rossana Rossanda nel 1993, potè continuare a dichiarare serafico: «Noi abbiamo reso pubblico quasi tutto quel che [Moro] scrive, le poche volte in cui non è stato così è perché inoltrare le sue lettere è rischiosissimo [...] Del resto perché avremmo occultato qualche lettera?»5.
Nonostante esistessero già alcune edizioni degli scritti di Moro dalla prigionia, in alcuni casi pregevoli6, il primo obiettivo del mio lavoro è stato quello di compiere un nuovo e autonomo esercizio di trascrizione di tutte le lettere finora conosciute e di definire una cronologia di stesura dei diversi messaggi da parte del loro autore. Ho scelto quindi di valorizzare il tempo interno del prigioniero e non quello dei brigatisti — che sapevano il momento in cui erano scritte le lettere, ma decidevano loro se e quando recapitarle — o quello esterno dei destinatari, che soltanto all’atto del ricevimento si potevano formare un’idea della vicenda attraverso di esse. Avremmo potuto dare la preferenza al momento del recapito, attraverso una distinzione fra le lettere giunte a destinazione e quelle censurate dai brigatisti, ma abbiamo voluto concentrarci sul Moro autore per due motivi. In primo luogo, ci è sembrato il modo più efficace per dare conto dell’effettivo costruirsi e fluire del suo pensiero e finalmente consentirne una lettura il più possibile lineare: aggirando l’interdizione imposta dalle Brigate rosse che impedirono volutamente quel tipo di fruizione ai tempi del sequestro; ma anche quelle ragioni di riservatezza o di opportunità che indussero i famigliari e alcuni esponenti politici destinatari delle lettere a renderle note in tempi e modalità diverse, spesso a distanza di anni dal loro ricevimento. In secondo luogo, nelle intenzioni dell'autore queste lettere furono pensate e prodotte in modo unitario e consequenziale: provare a ricostruire quest’ordine spezzato dagli altri contro la sua volontà ci è parso il modo migliore per restituire a Moro, dopo trent’anni, un’identità negata. Una scelta che è anche una [p. 40] forma di risarcimento morale e che parte dall’esigenza di interpretare le ragioni umane e politiche del prigioniero e di recuperare il valore del messaggio civile da lui elaborato nel corso di quei tragici 55 giorni.
In tutta evidenza, siamo davanti a una messe di scritti ampia e composita, conosciuta in circostanze e momenti differenti di cui — a parte i ventotto manoscritti effettivamente recapitati durante il sequestro — a tutt’oggi non sono stati ritrovati gli originali, ma solo dattiloscritti o fotocopie di manoscritto. Questo secondo aspetto non è meno importante della censura brigatista, anche perché la scomparsa degli autografi di queste lettere è un comune destino che ha riguardato anche il memoriale di Moro. E ciò è avvenuto sebbene i sequestratori abbiano trascorso il primo mese del rapimento a minacciare di divulgare le notizie che il prigioniero stava loro rivelando in base al principio rivoluzionario che niente doveva essere nascosto al popolo.
In realtà, la lettura dei comunicati delle Br permette di comprendere che l’operazione Moro ebbe da subito una doppia connotazione: quella di un normale sequestro di persona, che seguì tecniche di gestione dell’ostaggio e modalità ricattatorie tipiche di un rapimento ordinario, ma anche una valenza spionistico-informativa, ossia legata al controllo della parola di Moro e alla raccolta di dati sensibili da lui conosciuti in ambito italiano ed estero. Un aspetto che precipitava la vicenda nei drammatici meandri della ragion di Stato, come peraltro rivendicato dallo stesso prigioniero il 29 marzo 1978 nella sua prima lettera a Francesco Cossiga, quella che egli sperava rimanesse riservata, affinché fosse possibile procedere a un negoziato segreto, l’unico a cui affidava la possibilità di avere salva la vita, e che i brigatisti invece resero pubblica senza mettere Moro a conoscenza di questa loro scelta. Quella ragion di Stato, mai disgiunta da un impasto di vanità e di interessi umani, che Moro invocava subito a sua protezione in quanto sapeva che altrimenti, con il trascorrere dei giorni e il solidificarsi degli schieramenti, l’avrebbe travolto. Come accadde puntualmente.
Il primo nucleo di undici missive autografe che sono state in questi mesi oggetto di restauro sono le stesse sulle quali potei lavorare nel 2007, non senza emozione e sotto il vigile sguardo di un brigadiere, presso la sede giudiziaria di Rebibbia, grazie alla disponibilità del Tribunale di Roma cui inoltrai motivata richiesta e alla professionalità del cancelliere Paolo Musio. Oggi a queste lettere, grazie alla professionalità, alla passione e alla determinazione dell’archivista e studioso Michele Di Sivo, se ne possono aggiungere altre tre, che sono pubblicate nella presente edizione a cura dell’Archivio di Stato di Roma, diretto, in una situazione resa sempre più difficile dai continui tagli di bilanci, da Eugenio Lo Sardo, che ha particolarmente caldeggiato questa iniziativa editoriale voluta dall’Amministrazione archivistica e dal Ministero.
Da subito ho avvertito la strumentalità e persino la falsità del dilemma se quelle lettere fossero [p. 41] autentiche o no. Sin dal primo momento ho avuto la sensazione che questi messaggi potessero dire molto di più di quanto le parole comunicassero in apparenza, ma andavano osservate con attenzione, a partire dalla materialità della scrittura, provando ad analizzare i meccanismi di formazione del discorso del prigioniero e le eccezionali modalità di trasmissione dei documenti nel corso di dodici anni. Così facendo ho potuto constatare che alcune lettere erano scritte alternando penne di diverso modello e colore da un foglio all’altro, come confermato dalle recenti analisi di laboratorio svolte dall’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario, sotto la direzione di Maria Cristina Misiti7. È un chiaro segnale che questi documenti furono compilati in tempi diversi e ricopiati da Moro sovente in modo meccanico, come rivelano anche i numerosi inserti fra le righe — compiuti sia nelle lettere, sia nel memoriale — in cui aggiungeva in un secondo momento una parola saltata, senza la quale la frase non avrebbe avuto senso logico compiuto. Inoltre, mettendo a confronto i dattiloscritti e i manoscritti conosciuti credo anche di essere riuscito a spiegare la complessa modalità di scrittura delle lettere effettivamente distribuite dalle Brigate rosse: i dattiloscritti delle lettere erano battuti a macchina già nel corso del sequestro a partire da un primo manoscritto di Moro e uscivano per ragioni di sicurezza e di praticità in questo formato dalla prigione per essere valutati dal comitato esecutivo delle Br; solo dopo questa supervisione venivano riconsegnati ai carcerieri affinché Moro potesse ricopiarli.
Le analisi di laboratorio hanno accertato un ulteriore aspetto: i singoli fogli di una medesima lettera non derivano da uno stesso bloc notes in modo continuativo, ma da esemplari differenti8. Non abbiamo quindi solo inchiostri, ma anche fogli diversi, successivamente riuniti dai sequestratori e, infine, rivisti da Moro, che li rileggeva, li numerava per dare loro omogeneità ed eventualmente correggeva con l’ultima penna che aveva a disposizione, non necessariamente quella con cui i testi erano stati originariamente scritti. A conferma di ciò vi è il dato che la lettera a Benigno Zaccagnini del 20 aprile (n. 3) è scritta con tre penne diverse e, almeno in un caso, senza che la necessità di cambiare biro sia motivata da un visibile esaurimento dell’inchiostro. Inoltre, nella lettera alla Democrazia cristiana, l’ultima parola di una pagina non corrisponde grammaticalmente con la prima del foglio successivo (n. 5, ff. 5-6). In questo caso, l’alternanza di fogli interamente scritti con penna nera e blu autorizza a pensare che la missiva recapitata sia stata assemblata mescolando due testi all'origine differenti, uno scritto tutto con penna blu e l’altro [p. 42] con penna nera. Queste sfasature grammaticali e sintattiche sono frequenti anche nel memoriale, ma purtroppo, trattandosi di fotocopie, non è possibile rivelare se ciò avvenga in occasione del cambio di penna.
Queste constatazioni rivelano la realtà di una scrittura estremamente artificiosa, vigilata e laboriosa, scaturita dal cuore di una zona grigia, dentro un campo di contrattazione continuo ed estenuante fra il prigioniero e i suoi inquisitori, che consente di escludere l’ipotesi dell’esistenza di messaggi segreti o in codice. Il controllo dei sequestratori fu applicato in modo rigoroso nelle lettere più politiche effettivamente distribuite, ma non venne attuato nelle struggenti lettere di addio che Moro scrisse ai suoi famigliari, ritrovate soltanto nel 1990. In questo caso, l’osservazione dei testi, seppure in fotocopia di manoscritto, denota che le missive furono redatte in una condizione di maggiore libertà espositiva: i brigatisti sapevano sin dall’inizio che non le avrebbero recapitate e fecero credere al prigioniero che quei messaggi erano stati sequestrati dalla polizia. Il fatto che il prigioniero per ben due volte nel corso dei 55 giorni fu indotto dai suoi carcerieri a scrivere quelle lettere di addio sotto la minaccia di una condanna a morte imminente, rivela come i terroristi si servissero di questi espedienti emotivi, tipici di ogni sequestro di persona a scopo estorsivo, per aumentare il loro dominio psicologico su Moro e prostrarlo sempre di più.
Per provare a comprendere il significato di queste carte mi è sembrato determinante spostare l’attenzione dal tema dell’autenticità a quello della formazione del discorso di Moro, a partire dal dato di fatto che egli era un prigioniero e quindi obbligato a instaurare un inevitabile campo di contrattazione con i suoi carcerieri, a sfruttare la loro necessità di comunicare al mondo il loro atto terroristico, ad aggirare la censura che gli veniva imposta con l’obiettivo di far trapelare ai famigliali, alle forze dell’ordine, ai suoi colleghi di partito la necessità di uno scambio di prigionieri che — è bene ricordarlo — egli pensava dovesse restare segreto.
Insieme con le parole e le modalità di formazione del discorso ho scoperto anche un autore affascinante sul piano letterario, un uomo che vive una lucida agonia e sceglie di testimoniarla, l’estrema risorsa che trova nella scrittura l’ultimo baluardo. Quella parola disperata, in cui ogni termine è pertinente, essenziale, levigato dall’attesa, dalla speranza, dall’angoscia, dall’odio, dalla paura, dall’amore, racconta un uomo e dà senso a un’epoca con una efficacia a tratti sorprendente ed emotivamente coinvolgente. Per questa ragione queste lettere interessano dal momento che riescono a essere tante cose insieme: belle, aspre, commoventi, lucide, spirituali, angoscianti, sottili, pungenti, amorevoli, disperate, vitali; ma anche in quanto vi scorgiamo le radici di una riflessione sulla qualità della nostra democrazia e sul valore della cittadinanza, che oggi riconosciamo come questioni centrali.
Ripartire dai documenti era necessario, non solo per studiare la vicenda Moro e proseguire [p. 43] sul sentiero della ricerca di una verità storica credibile, ma anche perché queste lettere meritano di essere sottratte al silenzio e al disinteresse che tuttora le circonda. Le lettere che Moro scrisse dalla cosiddetta «prigione del popolo» nella primavera del 1978 devono essere rese disponibili a chi desidera tornare con la memoria a quei giorni, ma anche a quanti allora non erano ancora nati e oggi sono cittadini curiosi di approfondire la storia del proprio Paese e desiderano confrontarsi con quei testi, con le domande ancora attuali che pongono a proposito dei rapporti tra impegno civile e sentimento religioso, ragion di Stato e diritti della persona, democrazia e violenza politica.
Mi sembra chiaro che ancora oggi queste parole rappresentano l’unica autentica testimonianza del calvario di Moro in quei giorni inquieti: una testimonianza inevitabilmente scivolosa e ambigua come l’intera storia di cui sono documento. Rileggerle e provare a comprenderle può costituire l’unica possibilità di raccogliere la sfida lanciata da Italo Calvino alle ragioni e al senso del mestiere di storico. Per quanto mi riguarda sono state anche il solo modo per restare fedeli a un insegnamento che Moro amava ripetere ai suoi studenti: anche nella necessità si può essere liberi. [p. 44]

Note

  1.  Le cose mai uscite da quella prigione, in «Corriere della Sera», 18 maggio 1978; I. CalvinoSaggi 1945-1985, a cura di M. Barenghi, vol. II, Milano, Mondadori, 1995, pp. 2336-43, in particolare p. 2338.
  2.  Mi sono soffermato su come «il caso Moro» è stato rielaborato in campo letterario in Dentro il baule di Aldo Moro, in Atlante storico della letteratura italiana, a cura di S. Luzzatto - G. PedullàDal romanticismo a oggi, vol. III, a cura di D. Scarpa, Torino, Einaudi, 2012, pp. 959-963
  3.  Affronto l’argomento in A. Moro, Lettere dalla prigionia, a cura di M. Gotor, Torino, Einaudi, 2008, pp. 223-235.
  4.  Sulla vicenda dei diversi ritrovamenti mi sia consentito rinviare a M. GotorIl memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano, Torino, Einaudi, 2012, pp. 49-188.
  5.  Cfr. M. MorettiBrigate rosse. Una storia italiana, intervista di C. Mosca e R. Rossanda, Anabasi, Milano 1994, p. 149
  6.  Ad esempio A. MoroL’intelligenza e gli avvenimenti. Testi 1959-1978, introduzione di G.L. Mosse, note di G. Baget Bozzo - M. Medici - D. Mongillo, a cura della Fondazione Aldo Moro, Milano, Garzanti, 1979; Il memoriale di Aldo Moro rinvenuto in via Monte Nevoso a Milano, a cura di F.M. Biscione, Roma, Coletti, 1993; «Il mio sangue ricadrà su di loro». Gli scritti di Aldo Moro prigioniero delle Br, a cura di S. Flamigni, Milano, Kaos edizioni, 1997; A. Moro, Ultimi scritti, a cura di E. Tassini, Edizioni Piemme Pocket, Casale Monferrato, 2003.
  7.  M. BicchieriAnalisi spettroscopiche, in Conservare la memoria per coltivare la speranza. Le ultime lettere di Aldo Moro, a cura di M.C. Misiti, Roma, Gangemi editore, 2012, pp. 51-61 (Icpal, Quaderni 3).
  8.  Ibid., p. 51.
Michele Di Sivo - Dalla prigionia alla storia: le lettere di Aldo Moro come fonteLe lettere
Edizione: Aldo Moro. Le lettere di Aldo Moro dalla prigionia alla storia. A cura di Michele Di Sivo.










MORO ALDO,  BRIGATE ROSSE,  MORETTI MARIO, FARANDA ADRIANA, MORUCC I VALERIO, CURCIO RENATO, BONISOLI FRANCO, AZZOLINI LAURA, MANTOVANI NADIA, PATRIZIO PECI, GUALTIERI LIBERO, MARIA ANTONIETTA SETTI CARRARO,  MARTINELLI RENZO, ANDREOTTI GIULIO, CRAXI BETTINO, BERLINGUER ENRICO, RICCI DOMENICO, LEONARDI ORESTE, JOZZINO RAFFAELE, RIVERA GIULIO, ZIZZI FRANCESCO, FIAT 132, INGRAO PIETRO, CGIL,CISL,UIL, SINDACATI, SCIOPERO GENERALE, PSI, PRSI PSDI, PLI, MSI, TORINO, COSSIGA FRANCESCO, PAOLO VI, BOLOGNA PRODI ROMANO, ZACCAGNINI BENITO, TAVIANI PAOLO EMILIO, WALDEHEIM KURT, ONU, MONTECITORIO,  VIA GRADIOLI 6 ROMA,VIA FANI ROMA, RAPIMENTO, SEQUESTRO, PCI, DC PSI, PRI, PLI, DEMOCRAZIA PROLETARIA,  PIAZZA CINQUE LUNE,  LAGO DELLA DUCHESSA, CHICCHIARELLI TONY, BANDA DELLE MAGLIANA, PICCOLI FLAMINIO, ANCORA TULLIO, FANFANI AMINTORE, VIA MICHELANGELO CAETANI ROMA, REANAULT R4, MORO ELEONORA,POMARICI FERDINANDO, VIA MONTE NEVOSO MILANO, BONAVENTURA UMBERTO, MARINO LONARDO, PISA, SOFRI ADRIANO,CALABRESI, DALLA CHIESA CARLO ALBERTO, PELLEGRINO GIOVANNI, COMMISSIONE PARLAMENTARE INCHIESTA SULLE STRAGI, MEMORIALE MORO, PECORELLI MINO, OP,  SANTIAPICHI SEVERINO, RANA NICOLA, MORO AGNESE, FORTUUNA SAVERIO, BARTOLOMEI GALLONI, GASPARI,GUERZONI, SAROGATI GIUSEPPE, VASSALLI, DON VIRGILIO LEVI, CARDINALE POLETTI, RIGHETTI MARIA, MORO MARIA FIDA, BONINI DEMETRIO, MORO AGNESE, MORO GIOVANNI, GIORDANO  MARIO,  FREATO SERENO, SPADOLINI, COTTAFAVI LUIGI, MALFATTI FRANCO, MAURARI GIUSEPPE, LEONE GIOVANNI, MISASI RICCARDO, PENNACCHINI ERMINIO, FAMILIARI MARIA LUISA, PIAZZA DEL GESU', MENNINI ANTONELLO, GUERZONI RICCARDO, ,LOTTA CONTINUA, TAG, TASSINARI UGO MARIA,CAMPANILE ALCESTE, OMICIDIO, FASCISTI,  BOLOGNA, CONVOGLIO,LEGIONE PARMA, EUROPA, 1975 12 GIUGNO, SARONIO CARLO, BELLINI PAOLO, AVANGUARDIA NAZIONALE, GIOE' ANTONINO, STRAGE CAPACI, MAFIA, FRONTE DELLA GIOVENTU', FIROMINI GIULIO ENNIO, MATERIA ITALO, CASAMASSIMA PINO, TUTI MARIO, ITALICUS, MONTEVECCHIO, ,TORINO, LOTTA CONTINUA,POTERE OPERAIO, FIAT,AGNELLI GIANNI, SCIOPERI,LANFRANCO PIETRO, MARTIN SERGIO,  MOVIMENTO STUDENTESCO, PELLEGRINO CARLO, MANTELLI BRUNO,NEGRI TONI,VALDARNO, 29 MAGGIO 1971, SCONTRI CON LA POLIZIA, IL BATTAGLIONE PADOVA, PIAZZA DEL DUOMO, FIAT,AGNELLI GIANNI, SCIOPERI, MOVIMENTO STUDENTESCO, PELLEGRINO CARLO, MANTELLI BRUNO,NEGRI TONI,VALDARNO, 29 MAGGIO 1971, SCONTRI CON LA POLIZIA, IL BATTAGLIONE PADOVA, PIAZZA DEL DUOMO, PIAZZA CASTELLO, ARRESTI, MOLOTOV, BASTONI, PORTA PALATINA, CORSO REGINA MARGHERITA, VIA CIGNA, CORSO VIGEVANO,  PIAZZA CRISPI, MASTRONARDI, BESSONE, DEAGLIO ENRICO,ENRIQUEZ MICHELE, PAPALEO ANDREA, ROLLI ROBERTO, BETTIOLO DIEGO, LANZARDO DARIO, DI CALOGERO VINCENZO, SPINGOLA FELICE, DELL'ELBA NINO, CAVALLO BEPPE, NEGRI SERGIO, GAETANO CORCELLI ANDREA, CAMPOBELLO TOTO, PREVIATI DANIELE, FISSORE CLAUDIO, EYNARD ALESSANDRO, COMMISSARIO, SANDULLI, VIA POVIA XX SETTEMBRE, VIA GARIBALDI, PIAZZA CASTELLO PIAZZA STUTO, , PSIUP, SANPIETRINI, PORFIDI, CANDELOTTI LACRIMOGENI, VIA SANTA CHIARA, VIA MILANO, VIA PIETRO MICCA, VIA DEI MERCANTI, VIA MONTE DI PIETA', VIA BARBAROUX,,SERANTINI FRANCO,LOTTA CONTINUA,PELLEGRINO CARLO, MANTELLI BRUNELLO, TORINO, PISA, ANARCHICO, PRIGIONE, 5 MAGGIO 1972, ELEZIONI POLITICHE, FASCISTI, POTERE OPERAIO,  UNIVERSITA', CONTESTAZIONI STUDENTESCHE, SINISTRA EXTRAPARLAMENTARE, CECCANTI SORIANO, LA BUSSOLA, PARDINI CESARE, DC, MOVIMENTO SOCIALE, MEUCCI GIUSEPPE, COMIZIO, LUNGARNO, PINELLI GIUSEPPE, VALPREDA PIETRO, STAJANO CORRADO, PERIZIA MEDICO LEGALE, FALCUCCI FABRIZIO,  RONDINELLI GIOVANNI, MANDOLI GIOVANNI, SFOLLAGENTI, MAMMOLI, LANDI LAURA, BROGI PAOLO, MARINO LEONARDO, SOFRI LUCA, OVIDIO BOMPRESSI, BONISOLI GIORGIO,,VIGLIMO MARIO, GIAN MARIO BRAVO, IL MANIFESTO, KARL MARX. FRIEDERICH ENGELS, BOBBIO NORBERTO, TORINO, PALAZZO CAMPANA,, PALAZZO NUOVO, COVID 19, CORONAVIRUS, GIOELESOLARI,  SOLMI RENATO, KARL KAUTSKY, FIRPO LUIGI, LABRIOLA  ANTONIO, II INTERNAZIONALE, II INTERNAZIONALE, SOCIALDEMOCRAZIA, PASSERIN D'ENTREVES, STORIA, MAXISMO, PSIUP, FERRARIS PINO, WEBER MAX, FEUERBACH  LUDWIG, IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA, DIECI GIORNI CHE SCONVOLSERO IL MONDO, LA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE, ALIENAZIONE, FORZA LAVORO, LA DIALETTICA HEGELIANA,   HEGEL FRIEDERICH GEORG WILHELM,SARTI SANDRO, FILIPPI GABRIELLA, lotta continua, PALAZZO CAMPANA, MANTELLI BRUNELLO,  FRANZINETTI VICKY, VIA PLANA TORINO, VAGLIO MIRKO, RADIO BECKWITH,  SPANO FRANCESCA, PALAZZO NUOVO, RIESER VITTORIO, SCIOPERO, RIV,METALMECCANICI, VIA NIZZA, VATTIMO GIANNI, PRALY, AGAPE, COMUNICAZIONE, INFORMAZIONE, QUADERNI ROSSI, GOBBI ROMOLO, GATTO SELVAGGIO, ACCORNERO ARIS, IL GALLO, FERLINGHETTI LAWRENCE, PIEMONTESE, COMUNICAZIONI RIVOLUZIONARIE,  LA STAMPA, MOVIMENTO STUDENTESCO, SOLMI RENATO, BLACK PANTHERS, VIETNAM, FENOGLIO MARIA TERESA, SAGGIO, USA, HANRY MILLER, PIEDI SCALZI, S FRANCISCO, NEW YORK, PANTERE NERE, WOMEN 'S MOVEMENT, LIVING THEATRE, JULIAN BECK, JUDITH MALINA,  VIA PLANA TORINO, VIA PLANA, PIAZZA VITTORIO, COLLETTIVO CR, COLLETTIVO DELLE COMPAGNE, MOTTURA GIOVANNI, PANZIERI RANIERO, ANNA BRAVO, VAL GERMANASCA, VILLAR PEROSA,  PEROSA ARGENTINA, PINEROLO, SPONTANEISMO, LELIO BASSO, TULLIO VIANY,  UMOBERTO TERRACINI, FRANTZ FANON , JERVIS,  FIAT, , CANAL CLAUDIO  LA PIOLA DI STURA, ARCI, PALESTINA.ACLI, VAL PELLICE, VAL CHISONE, LETTERA A BASILEA, VALABREGA GUIDO, PRIOTTO ANDREA, SINODO VALDESE, CASA VALDESE, WASSIM DAMASH, OCITANIA, CUNEO, OSTERIA, MALAN GUSTAVO , MARAUDO PAOLO, BOUCHARD GIORGIO, TURTULICI SERGIO, ROSTAN MARCO, GIAMPICCOLI FRANCO, PRALY,  DAVITE FRANCO, VAL SAN MARTINO, TOURN GIORGIO, PAVONI MANFREDI, ORTONA CARLA, CONTROINFORMAZIONE, MANTELLI BRUNELLO,FENOGLIO MARIA TERESA, FOFI GOFFREDO, CENTRO GOBETTI, BARANELLI LUCA, LA CROTA PALUC, 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FRANCA,   Manuele FRANCA , CEPPI GIANCARLA, CIMA LAURA,  DEROSSI LAURA, RAVERA LIDIA, FABBRI MARA, GRANERO MARIA, FENOGLIO TERESA, MORETTI MARILENA, BERRA MARIELLA, ASSANDRI SANDRA,  PENTENERO SANDRA, PIANCIOLA SILVIA, TODROS TULLIA, VALICI SABINA, ZORZI AGNESE, GRIBAUDI GABRIELLA, CAVALLO SANDRA, BALSAMO FRANCA, BARAZZETTI ANNIE, FOSSATI FRANCA, LONGONI VIDA, LUCCA DARIA, BOUCHARD ELIANA, BATTAGLINO MARIA TERESA,METODO KARMAN, VIA GIULIO TORINO MANICOMIO FEMMINILE, VIA VANCHIGLIA 3, SARTI SANDRO, VIA BLIGNY , QUADERNI ROSSI, VIA PLAVA,  SCALA ETTORE,VIA PASSO BUOLE, NEGARVILLE MASSIMO, HUTTER PAOLO, GAZZANIGA GIAN MARIO, VESCE EMILIO POTERE OPERAIO, IL MANIFESTO, DELLA MEA LUCIANO, CONTESSA, FIGLI DELL’OFFICINA, PIETROSTEFANI GIORGIO, NEGRI TONI, TRONTI MARIO, AUTONOMIA OPERAIA, OVIDIO BOMPRESSI, MANTELLI BRUNELLO,REVELLI MARCO, SCAVINO MARCO, PELLEGRINO CARLO, PANELLA CARLO, PIGLIARU FRANCESCO, FIAT, SINGER,  SARTI SANDRO, FILIPPI GABRIELLA, lotta continua, PALAZZO CAMPANA, SARTI SANDRO FRANZINETTI VICKY, VIA PLAVA TORINO, VAGLIO MIRKO, RADIO BECKWITH,  SPANO FRANCESCA, PALAZZO NUOVO, RIESER VITTORIO, SCIOPERO, RIV,METALMECCANICI, VIA NIZZA, VATTIMO GIANNI, PRALY, AGAPE, COMUNICAZIONE, INFORMAZIONE, QUADERNI ROSSI, GOBBI ROMOLO, GATTO SELVAGGIO, ACCORNERO ARIS, IL GALLO, FERLINGHETTI LAWRENCE, PIEMONTESE, COMUNICAZIONI RIVOLUZIONARIE,  LA STAMPA, MOVIMENTO STUDENTESCO, SOLMI RENATO, BLACK PANTHERS, VIETNAM, FENOGLIO MARIA TERESA, SAGGIO, USA, HANRY MILLER, PIEDI SCALZI, S FRANCISCO, NEW YORK, PANTERE NERE, WOMEN 'S MOVEMENT, LIVING THEATRE, JULIAN BECK, JUDITH MALINA,  VIA PLANA TORINO, VIA PLANA, PIAZZA VITTORIO, COLLETTIVO CR, COLLETTIVO DELLE COMPAGNE, MOTTURA GIOVANNI, PANZIERI RANIERO, ANNA BRAVO, VAL GERMANASCA, VILLAR PEROSA,  PEROSA ARGENTINA, PINEROLO, SPONTANEISMO, LELIO BASSO, TULLIO VIANY,  UMOBERTO TERRACINI, FRANTZ FANON , JERVIS,  FIAT, , CANAL CLAUDIO  LA PIOLA DI STURA, ARCI, PALESTINA.ACLI, VAL PELLICE, VAL CHISONE, LETTERA A BASILEA, VALABREGA GUIDO, PRIOTTO ANDREA, SINODO VALDESE, CASA VALDESE, WASSIM DAMASH, OCIUTANIA, CUNEO, OSTERIA, MALAN GUSTAVO , MARAUDO PAOLO, BOUCHARD GIORGIO, TURTULICI SERGIO, ROSTAN MARCO, GIAMPICCOLI FRANCO, PRALY,  DAVITE FRANCO, VAL SAN MARTINO, TOURN GIORGIO, PAVONI MANFREDI, ORTONA CARLA, CONTROINFORMAZIONE, MANTELLI BRUNELLO,FENOGLIO MARIA TERESA, FOFI GOFFREDO, CENTRO GOBETTI, BARANELLI LUCA, LA CROTA PALUC, PIOLA VIA DEI MERCANTI,  PIOLA VIA RATTAZZI, SIGARETTE ALFA, SIGARETTE NAZIONALI, DOLCI DANILO, GOBETTI CARLA, GOBETTI PAOLO, BIANCA GUIDETTI SERRA, JONA EMILIO, JONA GIANNA, ROSSI PIETRO, COLLETTI BIANCHI, C W MILLS, CARRARA MARIO, BARANELLI LUCA, BARANELLI FIAMMA, ZANETTE LUCA ,PSIUP, LOTTA CONTINUA, FRANZINETTI VICKY, MOLINETTE, BRIGATE ROSSE,CASALEGNO ANDREA,TORINO SOFRI ADRIANO,DALMAVIVA MARIO,1977 16 NOVEMBRE, CORSO UMBERTO, ATTENTATO,TOBAGI WALTER, CROCE FULVIO, COSIMO CRISTINA,EINAUDI,FERRARIS PINO, VIETNAM, PALAZZO CAMPANA, SOLE 24 ORE, BOBBIO NORBERTO, BOBBIO LUIGI, VIALE GUIDO, LETTERATURA TEDESCA, MUSIL ROBERTO, TOTH JOSEPH, CANETTI ELIAS, HEINRICH VOON KLEIST, HANS MAGNUS ENZESBERGER, FRIED ERICH, FAUST DI GOETHE, GREGOROVIUS, GYORGY LUCKAS, NATHAN IL SAGGIO, LESSING, FRANZINETTI VICKY  GABRIELLA FILIPPI, BRAVO ANNA, VALENTE Anna, Barazzett ANNI,  Serini  BABA,  Barbisio GALLO CARLA ,  Tabasso CRISTINA, DONINI Elisabetta, VIGLIANI Ferdinanda,  Gigli FERNANDA,   Balsamo FRANCA,   Manuele FRANCA , CEPPI GIANCARLA, CIMA LAURA,  DEROSSI LAURA, RAVERA LIDIA, FABBRI MARA, GRANERO MARIA, FENOGLIO TERESA, MORETTI MARILENA, BERRA MARIELLA, ASSANDRI SANDRA,  PENTENERO SANDRA, PIANCIOLA SILVIA, TODROS TULLIA, VALICI SABINA, ZORZI AGNESE, GRIBAUDI GABRIELLA, CAVALLO SANDRA, BALSAMO FRANCA, BARAZZETTI ANNIE, FOSSATI FRANCA, LONGONI VIDA, LUCCA DARIA, BOUCHARD ELIANA, BATTAGLINO MARIA TERESA,METODO KARMAN, VIA GIULIO TORINO MANICOMIO FEMMINILE, VIA VANCHIGLIA 3, SARTI SANDRO, VIA BLIGNY , QUADERNI ROSSI, VIA PLANA,  SCALA ETTORE,VIA PASSO BUOLE, NEGARVILLE MASSIMO, HUTTER PAOLO, GAZZANIGA GIAN MARIO, VESCE EMILIO POTERE OPERAIO, IL MANIFESTO, DELLA MEA LUCIANO, CONTESSA, FIGLI DELL’OFFICINA, PIETROSTEFANI GIORGIO, NEGRI TONI, TRONTI MARIO, AUTONOMIA OPERAIA, OVIDIO BOMPRESSI, MANTELLI BRUNELLO,REVELLI MARCO, SCAVINO MARCO, PELLEGRINO CARLO, PANELLA CARLO, PIGLIARU FRANCESCO, FIAT, SINGER,  ,1968, MOVIMENTO STUDENTESCO,PALAZZO CAMPANA,SCIOPERO TORINO 7 MARZO 1968, TORINO, AVANZINI FEDERICO, PSIUP, MAUNA RINO, CIOCCHETTI, BOBBIO LUIGI, DE ROSSI LAURA, RIESER VITTORIO, DRAGONI GIANGUIDO, CASALEGNO CARLO, FRIEDMANN ALBERTO, MOTTURA GIOVANNI, MOCHI SISMONDI GIULIANO, LENITE SERGIO, BOSIO LUCIANO, MANTELLI BRUNELLO, VAGLIO MIRKO, CARLO DONAT CATTIN, ROGOLINO ELIO, LA STAMPA,LA BUSIARDA, BOATO MARCO,ROSTAGNO MAURO, FACOLTA' SOCIOLOGIA TRENTO, MANENTI CARMELO, DEAGLIO ENRICO, BOLIS LANFRANCO, MENAPACE LIDIA, MARCONI, OLIVETTI, AVANZINI FEDERICO, GALANTE GARRONE,CASALEGNO CARLO, NEGARVILLE MASSIMO, 1962 7 LUGLIO TORINO PIAZZA STATUTO, FIOM, FIM, UIL, SIDA, 1967 27 NOVEMBRE OCCUPAZIONE A TORINO DI PALAZZO CAMPANA, VIETNAM, 1968 FEBBRAIO EPIDEMIA DI MENINGITE, VALDAGNO, MARZOTTO, FIAT, LINGOTTO, MIRAFIORI, RIVALTA, MATERFERRO, FERRIERE, ,BERLINO, BOLOGNA SERGIO, COHN BENDIT DANIEL FRANCIA, DAGHINO GIAIRO, DUTSCHKE RUDI, GLUCKSMANN ANDRE',   ITALIA,QUADERNI PIACENTINI, MOVIMENTO STUDENTESCO, SORBONA, GRETCHEN DUTSCHKE,HOSEA CHE, DUBCEK  ALEXANDER, FELTRINELLI GIANGIACOMO, BACHMANN JOSEPH, HAGEN NINA,LOTTA CONTINUA, TAG, 1968,CHE GUEVARA,  HO  CHI MIN, VIETNAM,  MAO, UNIVERSITA', MARXISMO,,PARIGI, GERMANIA, ORTOLEVA PEPINO, PASSERINI LUISA,  BLANCHOT MAURICE, MAGGIO 68, QUARTUCCIO RENATA, DE ROSSI LAURA, PSIUP, FERRARIS PINO, PIETRANGELI PAOLO, CONTESSA, FOA VITTORIOI, MARXISTI LENINISTI, AVANGUARDIA OPERAIA, MOVIMENTO STUDENTESCO, POTERE OPERAIO, CONGEDO DOMENICO, SCALZONE ORESTE,  CASTELLO GIUSEPPINA, SAPIENZA,  LOJACONO ANTONINO, PERNA EDOARDO, TROMBADORI ANTONELLO, ROSSI PAOLO, L'UNITA', PAESE SERA, PCI, PARRI FERRUCCIO, FAVA NUCCIO, BINNI WALTER, CECCANTI SORIANO, PIAGGIO, PONTEDERA, MARINA DI PIETRASANTA, LA BUSSOLA, SOFRI ADRIANO, MASI PINO, LABALLATA DELLA BUSSOLA, ADORNO THEODOR, 1968, 1969 19 NOVEMBRE, ANNARUMMA ANTONIO, CAPANNA MARIO, CORRIERE DELLA SERA, FRANZINETTI VIKY, LOTTA CONTINUA, MONTANELLI INTRO, PALAZZO CAMPANA, POLIZIA, SARAGAT GIUSEPPE, torino, UNIVERSITA' STATALE,,DONNA, FRANZINETTI VICKY,  GARAVINI CHIARA, GARAVINI DANIELA, LA COSCIENZA NEL CORPO FILIPPI GABRIELLA, PERCOVICH LUCIANA,,LOTTA CONTINUA, DEMOCRAZIA PROLETARIA, PSIUP, POTERE OPERAIO, AUTONOMIA OPERAIA, FILIPPI GABRIELLA, FRANZINETTI VICKY,  GARAVINI CHIARA, GARAVINI DANIELA, SELLERIO ELVIRIA, FOSSATI FRANCA, CHICCA ROVERI,DONATELLA BAZZARETTI, FOA LISA, E' ANDATA COSI', VALENTE LUISA, BRAVO ANNA, LANZARDO LILIANA, BIANCA GUIDETTI SERRA,  AIMONE RENZA, LEVI MARINA, ORTOLEVA ELEONORA,  TOTOLO ANNA,  DE ROSSI LAURA, FRANZINETTI VICKY 1953, PERCOVICH LUCIANA, MARSICO SILVIA, PIEROBON GABRIELLA, ABORTO, DE ROSSI GRAZIELLA, ANNA BRAVO SALVATORELLI MIKI, Bimbi Franca, cima Laura,franzinetti  Vicky, gasparini Maddalena, rollier Anna , Tozzi Silvia, FACCIO ADELE, LA COSCIENZA NEL CORPO, CONSULTORI, IRIGARAY LUCE, CARLA LONZI, FRIEDAN BETTY, TOZZI SILVIA, CHIAROMENTE ENRICA, CIMA LAURA, ZANCAN MARINA,BRUNELLA DIDDI, SOFRI STELLA, mar marina,   BERLANDO ALVARO, LOTTA CONTINUA, SOFRI RENATO, MARINO LEONARDO, REVELLI RICCARDO, scalzone oreste, mantelli bruno,  pellegrino carlo, brogi aldo,  BONFIGLIO PINO, PIETROSTEFANI GIORGIO, GARAVINI CHIARA, GARAVINI DANIELA, SELLERIO ELVIRIA, FOSSATI FRANCA, CHICCA ROVERI, POVELATO OLGA, viale guido, garavini chiara, pupillo andrea, dica enzino, monaci daniela, papaleon andrea, garavini daniela, basso daria, MAGLI IDA,  FILIPPO M FERRO, GAYTAN ROSA SILVIA, LOPEZ MORALES GLORIA, COLLOMB HONRY, PASINI WILLI, RICHETTI AVERSA LISA,  WESTOBY FLO, CAPOMAZZA TILDE, STIEFELMEIER DORA, ODORISIO CONTI GINEVRA, DEUTSCH HELEN, HORNEY KARIN, LUCE IRIGARAY, DAVOLI MORSELLI GRAZIELLA, AMORETTI SCARCIA BIANCAMARIA, MORREALE MARIA TERESA, FREUD SIGMUND, LEVI STRAUSS CLAUDE,  KRAUS KARL,  WEDEKIND FRANK, FROMM ERICH,  SITUAZIONISTI, PERNIOLA MARIO, DE PAOLI MARIO, MORETTI SERGIO, natale vittorio, rossi licio, benincasa franco, locati rinaldo, cavallo beppe, lanfranco piero, pupillo andrea, madaffari antonio, alberion stefano, martin sergio, franco gianna, oliva gianni, mugno salvatore, brogi paolo, pellegrino carlo, fistarolo guiammarco, PINELLI CLAUDIA, CAMPETTI LORIS, antropologia, contraccezione, femminismo, Libera Università delle Donne, Libreria delle Donne, medicina, politica, scienza, scrittura, studio,viaggio,  IL RITORNO AL NUOVO MONDO, HUXELEY ALDOUS, CORRIERE DELLA SERA, 1968, LOTTA CONTINUA, PALAZZO CAMPANA, TORINO, FRANZINETTI VIKY, ANNARUMMA ANTONIO, SARAGAT GIUSEPPE, MONTANELLI INTRO, CAPANNA MARIO, UNIVERSITA' STATALE, PIAZZA FONTANA,SCONTRI CON LA POLIZIA, PIETROSTEFANI GIORGIO,  VESCE EMILIO, PIPERNO FRANCO,  NEGRI TONI, GALMOZZI ENRICO, SORBI PAOLO, INNAMORATO FRANCO, CAPUOZZO ANTONIO, DEGIOANNI ROBERTO, VALINOTTO MAURO, GIANGRECO ORAZIO, VITALE SALVATORE, ROTUNNO MOSE SALVATORE, FRIEDMANN ALBERTO, DONAT CATTIN,  ,PORPORATO PIER CARLO, SEGANTINI,  BRIGLIA ROBERTO, BAILONE GIUSEPPE, BOBBIO LUIGI, VIALE GUIDO, LEGATI IGOR, LOVISOLO GIORGIO, CASALEGNO ANDREA, OLIVERO GIANNI, PIPERNO ENZO, LUPO MARIO, BOATO MARCO, FELTRINELLI GIANGIACOMO, SERRANTINI FRANCO PINELLI GIUSEPPE, MANCONI MARCELLO, DE LUCA ERRI, NEGARVILLE MASSIMO, MERLO GIORGIO, SERRA MICHELE,SARTI SANDRO,  ALESSANDRINI SEGIO,  DONAT CATTINI MARCO, SARTORIO GIANNI, LERNER GAD, VENTO NINO, BETTINI GIANFRANCO, TRAVAGLINI FRANCO, BROGI PAOLO, PAOLO DE LUNA, ORTOLEVA GIOVANNI,  ORTOLEVA PEPPINO,brogi paolo, scalzone oreste, rossi licio, dalmaviva mario,  MANTELLI BRUNELLO, CRAINZ GUIDO, SOLMI RENATO, LEVI FABIO, MANCONI LUIGI,  DEAGLIO ENRICO, PREDRAZZINI LUIGI, REVELLI MARCO, LIQUORI PAOLO, MARTINI SERGIO, GIANNI VERNETTI, ROSTAGNO MAURO,  MIRAFIORI, PETROLCHIMICO DALMINE, SOLVAY, NUOVO PIGNONE, VALDARNO , MARZOTTO, PIAGGIO, ITALSIDER, SAINT GOBAIN, FATME, AUTOVOX, SACET, VOXON, SNAM, SINGER, FARMITALIA, SIT SIEMENS, ALFA ROMEO, MONTEDISON, IGNIS, NECCHI, SIR, RAI, GALILEO OTI, SARTI SANDRO,  CR CRONACHE RIVOLUZIONARIE, MARX KARL,FEUERBACH LUDWIG,HEGEL GEORG WIHELM FRIEDRICH,ENGELS FRIEDERICH,KANT IMMANUEL,ALTHUSSER LOUIS,LUXEMBURG ROSA,RIESER VITTORIO,TAG,FILOSOFIA,PANZIERO RANIERO,QUADERNI ROSSI,LUPORINI CESARE,ECONOMIA POLITICA,MARXISMO, LUKÁCS  GEORG, LENIN VLADIMIR,HELLER AGNES,BORDIGA AMADEO,SPARTACUS, KAUTSKY KARL,BERNSTEIN  EDUARD, LA RIVOLUZIONE PROLETARIA E IL RINNEGATO KAUTSKY,PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI,LA RIVOLUZIONE FRANCESE,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,LA RIVOLUZIONE PROLETARIA,RUSSIA,NEP,LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE,TAG, VITTORIO RIESER, PANZIERI RANIERO, MORANDI RODOLFO,TRONTI MARIO,ASOR ROSA ALBERTO,LANZARDO DARIO,PIANCIOLA DARIO,LOMBARDIO RICCARDO,,1961,PIAZZA STATUTO,FIAT,VALLETTA,AUTONOMIA OPERAIA,POTERE OPERAIO,MARXISMO,AVANGUARDIA OPERAIA,,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,PANZIERI RANIERO, SCIOPERO SELVAGGIO,MONDO OPERAIO, LUXEMBURG ROSA, NEGRI ANTONIO,PIPERNO FRANCO,VESCE EMILIO,DELLA VOLPE GALVANO,FERRARIS PINO,PSIUP,VECCHIETTI,PSI,LOMBARDO RICCARDO,COLLETTI LUCIO,GRAMSCI ANTONIO,REVISIONISMO,PCI,1968, INGRAO PIETRO, PIRELLI GIOVANNI,LIBERTINI LUCIO, PIANCIOLA CESARE,PALAZZO CAMPANA,PALAZZO NUOVO, FOA VITTORIO, MARCHIONNA GIUSEPPE, ARZO BIAGIO, MANCINI SANDRO SOCIALISMO E DEMOCRAZIA DIRETTA  MARX KARL,ENGELS,SOCIALISMO,LENIN,ADRIANO SOFRI, ALBERTO SALMONI, TAG,ANNA BRAVO, BIANCA GUIDETTI SETTA, BRAVO ANNA,RANIERO PANZIERI,QUADENRNI ROSSI,OLIVETTI ADRIANO,LOTTA CONTINUA,BORDIGA AMADEO,TRONTI MARIO,ASOR ROSA ALBERTO,REVELLI MARCO,NEGARVILLE MASSIMO,SCHIAVI ALFRECO,SOVIET,POTERE OPERAIO,NEGRI TONI,CENTRO GOBETTI, VIALE GUIDO,LALLA ROMANO, MOVIMENTO STUDENTI OPERAI, PIETRA CAMPANA, PRIMO LEVI,TORINO,VITTORIO RIESER, BIANCA GUIDETTI SETTA,MOVIMENTO STUDENTI OPERAI,PIETRA CAMPANA,TORINO,GUIDO VIALE, RIESER VITTORIO , ANNA BRAVO,PRIMO LEVI,,ALBERTO SALMONI,CENTRO GOBETTI,LALLA ROMANO, 2019 25 GIUGNO BIANCA GUIDETTI SERRA: DONNA, AVVOCATO, RESISTENTE. A TORINO LE INIZIATIVE PER IL CENTENARIO DALLA NASCITA1978 13 GIUGNO IL RINNOVATO INTERESSE STORIOGRA­FICO PER IL PENSIERO E L'AZIONE DI RANIERO PANZIERI È LA TESTIMONIANZA PIÙ DIRETTA DELL'ATTUALITÀ DI ALCUNE SUE ELABORAZIONI; DI UN ITINERARIO INTEL­LETTUALE, IL SUO, CHE NON HA MAI SCONTATO UNA RADICALE ROTTURA TRA IL MOMENTO DI MILITANZA ALL'INTERNO DEL PSI E LA SUCCESSIVA ESPERIENZA DEI «Quaderni Rossi». Hair- Aquarius 1961, ASOR ROSA ALBERTO, AUTONOMIA OPERAIA, fiat, LANZARDO DARIO, LOMBARDIO RICCARDO, MORANDI RODOLFO, PANZIERI RANIERO, PIANCIOLA DARIO, PIAZZA STATUTO, TAG, TRONTI MARIO, Valletta, VITTORIO RIESER, ALTHUSSER LOUIS, ENGELS FRIEDERICH, FEUERBACH LUDWIG, FILOSOFIA, HEGEL GEORG WIHELM FRIEDRICH, KANT IMMANUEL, LUXEMBURG ROSA, MARX KARL, PANZIERO RANIERO, QUADERNI ROSSI, RIESER VITTORIO, TAG, Il "Capitale, ancora al centro del dibattito dopo un secolo Nuove interpretazioni delle scoperte di Marx,BRAVO ANNA, CAZZULLO ALDO, CHICCA ROVERI, DONATELLA BAZZARETTI, E' ANDATA COSI', FILIPPI GABRIELLA, FOA LISA, FOSSATI FRANCA, FRANZINETTI VICKY, GARAVINI CHIARA, GARAVINI DANIELA, lotta continua, SELLERIO ELVIRIA, Aldo Cazzullo:"I ragazzi che volevano fare la rivoluzione, 1968-1978: storia di Lotta Continua",GOBBI ROMOLO,QUADERNI ROSSI,TAG,SCIOPERO SELVAGGIO,FIAT,RIV, 1961,PIAZZA STATUTO,FIAT,VALLETTA,AUTONOMIA OPERAIA,POTERE OPERAIO,MARXISMO,LOTTA CONTINUA,AVANGUARDIA OPERAIA,,SOAVE EMILIO,DELLAVALLE CLAUDIO,FASSIO RINO,1969 3 LUGLIO,CORSO TRAIANO TORINO,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,PANZIERI RANIERO, MARX KARL,FEUERBACH LUDWIG,HEGEL GEORG WIHELM FRIEDRICH,ENGELS FRIEDERICH,KAN IMMANUEL,ALTHUSSER LOUIS,LUXEMBURG ROSA,EDITORI RIUGNITI,TAG,FILOSOFIA,LUPORINI CESARE,ECONOMIA POLITICA,MARXISMO, LUKÁCS  GEORG, LENIN VLADIMIR,HELLER AGNES,BORDIGA AMADEO,SPARTACUS, KAUTSKY KARL,BERNSTEIN  EDUARD, LA RIVOLUZIONE PROLETARIA E IL RINNEGATO KAUTSKY,PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI,LA RIVOLUZIONE FRANCESE,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,LA RIVOLUZIONE PROLETARIA,RUSSIA,NEP,LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE,TAG, VITTORIO RIESER, PANZIERI RANIERO, MORANDI RODOLFO,TRONTI MARIO,ASOR ROSA ALBERTO,LANZARDO DARIO,PIANCIOLA DARIO,LOMBARDIO RICCARDO,,1961,PIAZZA STATUTO,FIAT,VALLETTA,AUTONOMIA OPERAIA,POTERE OPERAIO,MARXISMO,AVANGUARDIA OPERAIA,,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,PANZIERI RANIERO, SCIOPERO SELVAGGIO,MONDO OPERAIO, LUXEMBURG ROSA, NEGRI ANTONIO,PIPERNO FRANCO,VESCE EMILIO,DELLA VOLPE GALVANO,FERRARIS PINO,PSIUP,VECCHIETTI,PSI,LOMBARDO RICCARDO,COLLETTI LUCIO,GRAMSCI ANTONIO,REVISIONISMO,PCI,1968, INGRAO PIETRO, PIRELLI GIOVANNI,LIBERTINI LUCIO, PIANCIOLA CESARE,PALAZZO CAMPANA,PALAZZO NUOVO, FOA VITTORIO, MARCHIONNA GIUSEPPE, ARZO BIAGIO, MANCINI SANDRO SOCIALISMO E DEMOCRAZIA DIRETTA  MARX KARL,ENGELS,SOCIALISMO,LENIN,ADRIANO SOFRI, ALBERTO SALMONI, TAG,ANNA BRAVO, BIANCA GUIDETTI SETTA, BRAVO ANNA,RANIERO PANZIERI,QUADENRNI ROSSI,OLIVETTI ADRIANO,LOTTA CONTINUA,BORDIGA AMADEO,TRONTI MARIO,ASOR ROSA ALBERTO,REVELLI MARCO,NEGARVILLE MASSIMO,SCHIAVI ALFRECO,SOVIET,POTERE OPERAIO,NEGRI TONI,CENTRO GOBETTI, VIALE GUIDO,LALLA ROMANO, MOVIMENTO STUDENTI OPERAI, PIETRA CAMPANA, PRIMO LEVI,TORINO,VITTORIO RIESER, BIANCA GUIDETTI SETTA,MOVIMENTO STUDENTI OPERAI,PIETRA CAMPANA,TORINO,GUIDO VIALE, RIESER VITTORIO , ANNA BRAVO,PRIMO LEVI,,ALBERTO SALMONI,CENTRO GOBETTI,LALLA ROMANO, 2019 25 GIUGNO BIANCA GUIDETTI SERRA: DONNA, AVVOCATO, RESISTENTE. A TORINO LE INIZIATIVE PER IL CENTENARIO DALLA NASCITA1978 13 GIUGNO IL RINNOVATO INTERESSE STORIOGRA­FICO PER IL PENSIERO E L'AZIONE DI RANIERO PANZIERI È LA TESTIMONIANZA PIÙ DIRETTA DELL'ATTUALITÀ DI ALCUNE SUE ELABORAZIONI; DI UN ITINERARIO INTEL­LETTUALE, IL SUO, CHE NON HA MAI SCONTATO UNA RADICALE ROTTURA TRA IL MOMENTO DI MILITANZA ALL'INTERNO DEL PSI E LA SUCCESSIVA ESPERIENZA DEI «QUADERNI ROSSI». HAIR- AQUARIUS 1961, ASOR ROSA ALBERTO, AUTONOMIA OPERAIA, FIAT, LANZARDO DARIO, LOMBARDIO RICCARDO, MORANDI RODOLFO, PANZIERI RANIERO, PIANCIOLA DARIO, PIAZZA STATUTO, TAG, TRONTI MARIO, VALLETTA, VITTORIO RIESER, ANIMALI, APOFTEGMI, ATENE, AUTOSUFFICIENZA, BOTTE, DIOGENE DI SINOPE, DIOGENE LAERZIO, FILOSOFIA, GLORIA, KANT IMMANUEL, LANTERNA, LETTERATURA, MENDICANTI, POTERE, RICCHEZZA, ,MARX KARL,FEUERBACH LUDWIG,HEGEL GEORG WIHELM FRIEDRICH,ENGELS FRIEDERICH,KAN IMMANUEL,ALTHUSSER LOUIS,LUXEMBURG ROSA,RIESER VITTORIO,TAG,FILOSOFIA,PANZIERO RANIERO,QUADERNI ROSSI,LUPORINI CESARE,ECONOMIA POLITICA,MARXISMO, LUKÁCS  GEORG, LENIN VLADIMIR,HELLER AGNES,BORDIGA AMADEO,SPARTACUS, KAUTSKY KARL,BERNSTEIN  EDUARD, LA RIVOLUZIONE PROLETARIA E IL RINNEGATO KAUTSKY,PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI,LA RIVOLUZIONE FRANCESE,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,LA RIVOLUZIONE PROLETARIA,RUSSIA,NEP,LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE,TAG, VITTORIO RIESER, PANZIERI RANIERO, MORANDI RODOLFO,TRONTI MARIO,ASOR ROSA ALBERTO,LANZARDO DARIO,PIANCIOLA DARIO,LOMBARDIO RICCARDO,,1961,PIAZZA STATUTO,FIAT,VALLETTA,AUTONOMIA OPERAIA,POTERE OPERAIO,MARXISMO,AVANGUARDIA OPERAIA,,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,PANZIERI RANIERO, SCIOPERO SELVAGGIO,MONDO OPERAIO, LUXEMBURG ROSA, NEGRI ANTONIO,PIPERNO FRANCO,VESCE EMILIO,DELLA VOLPE GALVANO,FERRARIS PINO,PSIUP,VECCHIETTI,PSI,LOMBARDO RICCARDO,COLLETTI LUCIO,GRAMSCI ANTONIO,REVISIONISMO,PCI,1968, INGRAO PIETRO, PIRELLI GIOVANNI,LIBERTINI LUCIO, PIANCIOLA CESARE,PALAZZO CAMPANA,PALAZZO NUOVO, FOA VITTORIO, MARCHIONNA GIUSEPPE, ARZO BIAGIO, MANCINI SANDRO SOCIALISMO E DEMOCRAZIA DIRETTA  MARX KARL,ENGELS,SOCIALISMO,LENIN,ADRIANO SOFRI, ALBERTO SALMONI, TAG,ANNA BRAVO, BIANCA GUIDETTI SETTA, BRAVO ANNA,RANIERO PANZIERI,QUADENRNI ROSSI,OLIVETTI ADRIANO,LOTTA CONTINUA,BORDIGA AMADEO,TRONTI MARIO,ASOR ROSA ALBERTO,REVELLI MARCO,NEGARVILLE MASSIMO,SCHIAVI ALFRECO,SOVIET,POTERE OPERAIO,NEGRI TONI,CENTRO GOBETTI, VIALE GUIDO,LALLA ROMANO, MOVIMENTO STUDENTI OPERAI, PIETRA CAMPANA, PRIMO LEVI,TORINO,VITTORIO RIESER, BIANCA GUIDETTI SETTA,MOVIMENTO STUDENTI OPERAI,PIETRA CAMPANA,TORINO,GUIDO VIALE, RIESER VITTORIO , ANNA BRAVO,PRIMO LEVI,,ALBERTO SALMONI,CENTRO GOBETTI,LALLA ROMANO, 2019 25 GIUGNO BIANCA GUIDETTI SERRA: DONNA, AVVOCATO, RESISTENTE. A TORINO LE INIZIATIVE PER IL CENTENARIO DALLA NASCITA1978 13 GIUGNO IL RINNOVATO INTERESSE STORIOGRA­FICO PER IL PENSIERO E L'AZIONE DI RANIERO PANZIERI È LA TESTIMONIANZA PIÙ DIRETTA DELL'ATTUALITÀ DI ALCUNE SUE ELABORAZIONI; DI UN ITINERARIO INTEL­LETTUALE, IL SUO, CHE NON HA MAI SCONTATO UNA RADICALE ROTTURA TRA IL MOMENTO DI MILITANZA ALL'INTERNO DEL PSI E LA SUCCESSIVA ESPERIENZA DEI ,QUADERNI ROSSI,. HAIR- AQUARIUS 1961, ASOR ROSA ALBERTO, AUTONOMIA OPERAIA, FIAT, LANZARDO DARIO, LOMBARDIO RICCARDO, MORANDI RODOLFO, PANZIERI RANIERO, PIANCIOLA DARIO, PIAZZA STATUTO, TAG, TRONTI MARIO, VALLETTA, VITTORIO RIESER, FILM IL DECENNIO ROSSO, TORINO, 1959-1969, DAI QUADERNI ROSSI A LOTTA CONTINUA. 1961, AUTONOMIA OPERAIA, AVANGUARDIA OPERAIA, FIAT, GOBBI ROMOLO, LOTTA CONTINUA, MARXISMO, PIAZZA STATUTO, POTERE OPERAIO, QUADERNI ROSSI, RIV, SCIOPERO SELVAGGIO, SOAVE EMILIO, TAG, VALLETTA
1978 16 MARZO VIA FANI ROMA IL RAPIMENTO DI ALDO MORO 2018 17 MAGGIO LETTERE DI ALDO MORO DALLA PRIGIONIA 1978 18 MAGGIO AZZOLINI LAURA, BONISOLI FRANCO, BRIGATE ROSSE, CURCIO RENATO, FARANDA ADRIANA, GUALTIERI LIBERO, MANTOVANI NADIA, MORETTI MARIO, MORO ALDO, MORUCCUI VALERIO, PATRIZIO PECI,