Bertolt Brecht : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”




Non mi piace

pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


2015/05/19

Isola Pulita: Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi

Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi


Giulio Ambrosetti

Il governo Renzi non ha alcuna intenzione di restituire ai cittadini italiani le pensioni ‘trafugate’ da Monti. Al contrario, prepara una manovra che si annuncia molto più pesante di quella di Monti del 2011. Perché l’unico potere che oggi difende i cittadini italiani è la magistratura. L'ennesimo scippo di 4 miliardi alla Sicilia 



Tra due settimane milioni di italiani verranno chiamati al voto per le amministrative. Sarebbe auspicabile, per i cittadini, andare alle urne conoscendo la verità su quello che sta succedendo e su quello che succederà nel Belpaese nei prossimi mesi. Ma, a quanto pare, non è così. C’è chi preferisce nascondere la verità, magari per prendere in giro i cittadini-elettori. Emblematica, al riguardo, la sceneggiata che sta accompagnando la recente sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Con il governo Renzi che, di fatto, annuncia che tale sentenza verrà applicata - ma non subito - per alcuni cittadini e non verrà applicata per altri cittadini. Di fatto, siamo davanti a un’insubordinazione del potere esecutivo verso un pronunciamento della Corte Costituzionale. Proviamo a raccontare quello che sta succedendo e quello che potrebbe succedere.
In tanti, in Italia, fanno finta di non aver capito il vero significato della sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Si tratta di un pronunciamento coraggioso in difesa di un diritto costituzionalmente garantito (la pensione) e, in generale, in difesa della democrazia. Ancora una volta (è già successo con il Muos di Niscemi ed è ormai la normalità nella lotta alla mafia), la magistratura (in questo caso è la Corte Costituzionale) si sostituisce alla politica per difendere i cittadini italiani dalla prepotenza antidemocratica di un governo - il governo Renzi - che non ha alle spalle un andato popolare ma, con molta probabilità, forze e interessi che nulla hanno a che spartire con il nostro Paese.
La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni è importante. Perché ristabilisce un principio che è nella nostra Costituzione: e cioè che le pensioni dei cittadini, una volta stabilite per legge, non possono essere toccate. Questo lo sapevano bene anche Mario Monti e Giorgio Napolitano. Ma nel nome del “Ce lo chiede l’Europa” hanno sacrificato un diritto acquisito dai cittadini. Diritto che la Corte Costituzionale ha ripristinato. Cosa, questa, che avrebbe dovuto fare la politica. Solo che il Parlamento italiano è fatto da ‘nominati’ dalle segretarie dei partiti. Così, piuttosto che opporsi all’incostituzionale taglio delle pensioni, i parlamentari hanno avallato tale provvedimento. Ma a ripristinare la legalità hanno pensato i giudici della Consulta, che hanno ‘bocciato’ lo scippo del governo ai pensionati. Dalla stessa Corte Costituzionale, prima del pronunciamento sulle pensioni, è arrivato anche la ‘bocciatura’ del Porcellum, legge elettorale che la Consulta ha definito incostituzionale.
Per tutta risposta, il Parlamento ha varato una nuova legge elettorale - l’Italicum - che ripropone, almeno in parte, i vizi di incostituzionalità segnalati dalla Consulta (200 parlamentari ancora una volta ‘nominati’ dalle segreterie dei partiti) e un nuovo elemento che l’Italia ha già conosciuto con l’avvento del fascismo con la legge Acerbo: un abnorme premio di maggioranza. Premio di maggioranza che, in teoria, dovrebbe andare al partito (e non alla coalizione!) che raggiungerà il 40 per cento dei consensi. Ma che, in realtà, andrà a uno dei due partiti che prenderà più voti al ballottaggio. Di fatto, un partito del 30-32 per cento potrebbe avere la maggioranza dei parlamentari nell’unica Camera che è rimasta, dopo la sostanziale abolizione del Senato. Se ci fate caso, la differenza con la legge Acerbo è di appena 5 punti (la legge Acerbo dava la maggioranza al partito che raggiungeva il 25 per cento dei voti). Ma con un frazionamento dei quadro politico e parlamentare non è detto che non si torni alle percentuali della legge Acerbo. Ormai siamo lì, in tutti i sensi…
Detto questo, solo i ciechi, o gli uomini di malafede, non vedono, nei pronunciamenti della Corte Costituzionale e nel ruolo di garanzia della magistratura, l’unico argine a un potere esecutivo ormai sempre più debordante e antidemocratico. In questo senso ci si sarebbe aspettati di più dal nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che invece ha firmato una legge elettorale - l’Italicum - palesemente incostituzionale che, come abbiamo visto, ripropone, addirittura, scenari che il nostro Paese ha già vissuto nell’inglorioso ventennio fascista. Tra l’altro - fatto non certo secondario - Mattarella ha fatto parte, in qualità di giudice costituzionale, della Consulta che ha ‘bocciato’ il Porcellum: cosa, questa, che avrebbe dovuto far riflettere di più il Presidente della Repubblica. Ma tant’è.
Di più. Il pronunciamento della Corte Costituzionale sulle pensioni viene volutamente sottovalutato dal Governo e da ampi settori del Pd. Si fa finta di non capire che in Italia c’è un potere dello Stato (la magistratura) e un organo di rilevanza costituzionale (la Corte Costituzionale) che non hanno alcuna intenzione di sacrificare i diritti dei cittadini italiani e lo spirito della Costituzione italiana del 1948 ai dettami di un’Unione europea dell’euro in buona parte fallimentare e antidemocratica. La magistratura, di fatto, si è sostituita alla politica nel difendere i cittadini siciliani dagli effetti non ancora chiari del Muos di Niscemi. Mentre la Corte Costituzionale ha ricordato al governo Renzi che non si possono 'saccheggiare' le pensioni dei cittadini garantite dalla Costituzione. Anche su questo fronte ci si aspettava di più da parte del Presidente Mattarella, che si è limitato a un demagogico taglio della propria indennità di docente universitario e all’imposizione del tetto di 250 mila euro ai dirigenti del Quirinale: provvedimento, in questo caso, giusto.
Manca, però, il coraggio di cominciare a riconoscere un fatto che è nelle cose: e cioè che l’Unione europea dell’euro mal si concilia con la Costituzione italiana in parte già oltraggiata dal pareggio di Bilancio (leggere Fiscal Compact) e, soprattutto, con la democrazia. La storia del debito pubblico italiano non giustifica affatto il rigore che si cerca di imporre all’Italia, se è vero che ci sono altri Paesi al mondo - vedi Giappone e Usa - dove il debito pubblico è ben più elevato rispetto a quello dell'Italia. Sono i tedeschi che, come negli anni ’30 del secolo passato, vogliono imporre all’Europa i propri dettami. Ed è paradossale che un Paese come la Germania - che ha ammazzato 6 milioni di persone nei campi di concentramento, senza mai pagare i debiti di guerra - imponga adesso ai Paesi dell’Unione europea la trasformazione del debito pubblico in debiti delle famiglie e delle imprese!
Davanti a questa nefandezza, che peraltro calpesta i principi del keynesismo economico, c’è la reazione orgogliosa della Grecia di Tsipras, mentre il nostro Presidente del Consiglio, Renzi, preferisce recarsi dalla signora Merkel con il cappello tra le mani...
La speranza è che la magistratura e la Corte Costituzionale mantengano la schiena dritta. E che, magari, si svegli anche il Quirinale, iniziando a segnalare una doverosa discontinuità rispetto alla stagione di Napolitano. Del resto, la politica italiana, tranne rare eccezioni, non ha mai difeso i cittadini contro la mafia. Ci ha pensato, spesso in solitudine e pagando prezzi altissimi, la magistratura. E non è un caso se, oggi, davanti alla prepotenza antidemocratica e per certi versi fascista dell’Europa dell’euro, a difendere i cittadini italiani siano sempre i magistrati e i giudici costituzionali (che per due terzi, lo ricordiamo, sono magistrati).
Quanto al governo Renzi, invece di continuare con la demagogia spicciola, farebbe bene a dire la verità. E la verità è che l’Unione europea dell’euro chiede all’Italia, da qui a dicembre, una nuova manovra che dovrebbe oscillare da 16 a 25 miliardi di euro. Una follia. Altri soldi che dovrebbero essere strappati dalle tasche delle famiglie e delle imprese italiane. Soldi che dovrebbero servire per pagare il prezzo del ‘rigore’ imposto dalla solita Germania della signora Merkel. Altro che restituzione di 500 euro ai 4 milioni di pensionati italiani!
Il governo Renzi si prepara a infliggere agl’italiani un nuovo, pesantissimo salasso. E conta di farlo dopo il voto delle amministrative. L'antipasto è già stato anticipato in Sicilia. Con lo scippo, nel silenzio generale, di 4 miliardi di euro dal Bilancio della Regione siciliana 2015. Sono debiti dello Stato verso la Regione siciliana. Che il governo Renzi ha incamerato con una truffaldina operazione di contabilità finanziaria (come vi abbiamo raccontato in questo articolo dove l'operazione viene dettagliata punto per punto).
Non solo il governo Renzi non ha alcuna intenzione di applicare la sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Ma si prepara, con l’appoggio della Germania, ad effettuare una manovra che sarà molto più pesante di quella fatta dal governo Monti nel 2011. Cosa, questa, che dovrebbe fare riflettere gl’italiani sul Pd di Renzi.   


Isola Pulita: Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi

Isola Pulita: Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi

Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi


Giulio Ambrosetti

Il governo Renzi non ha alcuna intenzione di restituire ai cittadini italiani le pensioni ‘trafugate’ da Monti. Al contrario, prepara una manovra che si annuncia molto più pesante di quella di Monti del 2011. Perché l’unico potere che oggi difende i cittadini italiani è la magistratura. L'ennesimo scippo di 4 miliardi alla Sicilia 



Tra due settimane milioni di italiani verranno chiamati al voto per le amministrative. Sarebbe auspicabile, per i cittadini, andare alle urne conoscendo la verità su quello che sta succedendo e su quello che succederà nel Belpaese nei prossimi mesi. Ma, a quanto pare, non è così. C’è chi preferisce nascondere la verità, magari per prendere in giro i cittadini-elettori. Emblematica, al riguardo, la sceneggiata che sta accompagnando la recente sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Con il governo Renzi che, di fatto, annuncia che tale sentenza verrà applicata - ma non subito - per alcuni cittadini e non verrà applicata per altri cittadini. Di fatto, siamo davanti a un’insubordinazione del potere esecutivo verso un pronunciamento della Corte Costituzionale. Proviamo a raccontare quello che sta succedendo e quello che potrebbe succedere.
In tanti, in Italia, fanno finta di non aver capito il vero significato della sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Si tratta di un pronunciamento coraggioso in difesa di un diritto costituzionalmente garantito (la pensione) e, in generale, in difesa della democrazia. Ancora una volta (è già successo con il Muos di Niscemi ed è ormai la normalità nella lotta alla mafia), la magistratura (in questo caso è la Corte Costituzionale) si sostituisce alla politica per difendere i cittadini italiani dalla prepotenza antidemocratica di un governo - il governo Renzi - che non ha alle spalle un andato popolare ma, con molta probabilità, forze e interessi che nulla hanno a che spartire con il nostro Paese.
La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni è importante. Perché ristabilisce un principio che è nella nostra Costituzione: e cioè che le pensioni dei cittadini, una volta stabilite per legge, non possono essere toccate. Questo lo sapevano bene anche Mario Monti e Giorgio Napolitano. Ma nel nome del “Ce lo chiede l’Europa” hanno sacrificato un diritto acquisito dai cittadini. Diritto che la Corte Costituzionale ha ripristinato. Cosa, questa, che avrebbe dovuto fare la politica. Solo che il Parlamento italiano è fatto da ‘nominati’ dalle segretarie dei partiti. Così, piuttosto che opporsi all’incostituzionale taglio delle pensioni, i parlamentari hanno avallato tale provvedimento. Ma a ripristinare la legalità hanno pensato i giudici della Consulta, che hanno ‘bocciato’ lo scippo del governo ai pensionati. Dalla stessa Corte Costituzionale, prima del pronunciamento sulle pensioni, è arrivato anche la ‘bocciatura’ del Porcellum, legge elettorale che la Consulta ha definito incostituzionale.
Per tutta risposta, il Parlamento ha varato una nuova legge elettorale - l’Italicum - che ripropone, almeno in parte, i vizi di incostituzionalità segnalati dalla Consulta (200 parlamentari ancora una volta ‘nominati’ dalle segreterie dei partiti) e un nuovo elemento che l’Italia ha già conosciuto con l’avvento del fascismo con la legge Acerbo: un abnorme premio di maggioranza. Premio di maggioranza che, in teoria, dovrebbe andare al partito (e non alla coalizione!) che raggiungerà il 40 per cento dei consensi. Ma che, in realtà, andrà a uno dei due partiti che prenderà più voti al ballottaggio. Di fatto, un partito del 30-32 per cento potrebbe avere la maggioranza dei parlamentari nell’unica Camera che è rimasta, dopo la sostanziale abolizione del Senato. Se ci fate caso, la differenza con la legge Acerbo è di appena 5 punti (la legge Acerbo dava la maggioranza al partito che raggiungeva il 25 per cento dei voti). Ma con un frazionamento dei quadro politico e parlamentare non è detto che non si torni alle percentuali della legge Acerbo. Ormai siamo lì, in tutti i sensi…
Detto questo, solo i ciechi, o gli uomini di malafede, non vedono, nei pronunciamenti della Corte Costituzionale e nel ruolo di garanzia della magistratura, l’unico argine a un potere esecutivo ormai sempre più debordante e antidemocratico. In questo senso ci si sarebbe aspettati di più dal nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che invece ha firmato una legge elettorale - l’Italicum - palesemente incostituzionale che, come abbiamo visto, ripropone, addirittura, scenari che il nostro Paese ha già vissuto nell’inglorioso ventennio fascista. Tra l’altro - fatto non certo secondario - Mattarella ha fatto parte, in qualità di giudice costituzionale, della Consulta che ha ‘bocciato’ il Porcellum: cosa, questa, che avrebbe dovuto far riflettere di più il Presidente della Repubblica. Ma tant’è.
Di più. Il pronunciamento della Corte Costituzionale sulle pensioni viene volutamente sottovalutato dal Governo e da ampi settori del Pd. Si fa finta di non capire che in Italia c’è un potere dello Stato (la magistratura) e un organo di rilevanza costituzionale (la Corte Costituzionale) che non hanno alcuna intenzione di sacrificare i diritti dei cittadini italiani e lo spirito della Costituzione italiana del 1948 ai dettami di un’Unione europea dell’euro in buona parte fallimentare e antidemocratica. La magistratura, di fatto, si è sostituita alla politica nel difendere i cittadini siciliani dagli effetti non ancora chiari del Muos di Niscemi. Mentre la Corte Costituzionale ha ricordato al governo Renzi che non si possono 'saccheggiare' le pensioni dei cittadini garantite dalla Costituzione. Anche su questo fronte ci si aspettava di più da parte del Presidente Mattarella, che si è limitato a un demagogico taglio della propria indennità di docente universitario e all’imposizione del tetto di 250 mila euro ai dirigenti del Quirinale: provvedimento, in questo caso, giusto.
Manca, però, il coraggio di cominciare a riconoscere un fatto che è nelle cose: e cioè che l’Unione europea dell’euro mal si concilia con la Costituzione italiana in parte già oltraggiata dal pareggio di Bilancio (leggere Fiscal Compact) e, soprattutto, con la democrazia. La storia del debito pubblico italiano non giustifica affatto il rigore che si cerca di imporre all’Italia, se è vero che ci sono altri Paesi al mondo - vedi Giappone e Usa - dove il debito pubblico è ben più elevato rispetto a quello dell'Italia. Sono i tedeschi che, come negli anni ’30 del secolo passato, vogliono imporre all’Europa i propri dettami. Ed è paradossale che un Paese come la Germania - che ha ammazzato 6 milioni di persone nei campi di concentramento, senza mai pagare i debiti di guerra - imponga adesso ai Paesi dell’Unione europea la trasformazione del debito pubblico in debiti delle famiglie e delle imprese!
Davanti a questa nefandezza, che peraltro calpesta i principi del keynesismo economico, c’è la reazione orgogliosa della Grecia di Tsipras, mentre il nostro Presidente del Consiglio, Renzi, preferisce recarsi dalla signora Merkel con il cappello tra le mani...
La speranza è che la magistratura e la Corte Costituzionale mantengano la schiena dritta. E che, magari, si svegli anche il Quirinale, iniziando a segnalare una doverosa discontinuità rispetto alla stagione di Napolitano. Del resto, la politica italiana, tranne rare eccezioni, non ha mai difeso i cittadini contro la mafia. Ci ha pensato, spesso in solitudine e pagando prezzi altissimi, la magistratura. E non è un caso se, oggi, davanti alla prepotenza antidemocratica e per certi versi fascista dell’Europa dell’euro, a difendere i cittadini italiani siano sempre i magistrati e i giudici costituzionali (che per due terzi, lo ricordiamo, sono magistrati).
Quanto al governo Renzi, invece di continuare con la demagogia spicciola, farebbe bene a dire la verità. E la verità è che l’Unione europea dell’euro chiede all’Italia, da qui a dicembre, una nuova manovra che dovrebbe oscillare da 16 a 25 miliardi di euro. Una follia. Altri soldi che dovrebbero essere strappati dalle tasche delle famiglie e delle imprese italiane. Soldi che dovrebbero servire per pagare il prezzo del ‘rigore’ imposto dalla solita Germania della signora Merkel. Altro che restituzione di 500 euro ai 4 milioni di pensionati italiani!
Il governo Renzi si prepara a infliggere agl’italiani un nuovo, pesantissimo salasso. E conta di farlo dopo il voto delle amministrative. L'antipasto è già stato anticipato in Sicilia. Con lo scippo, nel silenzio generale, di 4 miliardi di euro dal Bilancio della Regione siciliana 2015. Sono debiti dello Stato verso la Regione siciliana. Che il governo Renzi ha incamerato con una truffaldina operazione di contabilità finanziaria (come vi abbiamo raccontato in questo articolo dove l'operazione viene dettagliata punto per punto).
Non solo il governo Renzi non ha alcuna intenzione di applicare la sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Ma si prepara, con l’appoggio della Germania, ad effettuare una manovra che sarà molto più pesante di quella fatta dal governo Monti nel 2011. Cosa, questa, che dovrebbe fare riflettere gl’italiani sul Pd di Renzi.   


Isola Pulita: Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi

Isola Pulita: Giovanni Falcone e Francesca Morvillo: un'ingiusta separazione

Giovanni Falcone e Francesca Morvillo: un'ingiusta separazione


Pippo Giordano

La decisione di separare la salma di Giovanni Falcone da quella della moglie, Francesca Morvillo, lascia molto perplessi. Una petizione chiede di non dividere i due coniugi magistrati, morti nella strage di Capaci del 1992

Il giudice Giovanni Falcone con la moglie, Francesca Morvillo

Cosa nostra nel commettere un omicidio eccellente non lesinava “anteprime”. Giova evidenziare che la mafia, in qualche modo per taluni omicidi, ha editato un “avviso”. Potrei citare la telefonata del libanese, che preannunciava l'esplosione di un'autobomba, come poi realmente accadde con la strage di via Pipitone Federico a Palermo, dove persero la vita il Consigliere istruttore Rocco Chinnici, il maresciallo Mario Trapassi e l'appuntato Salvatore Bartolotta, entrambi dell'Arma. Morì anche il custode dello stabile Stefano Li Sacchi. Si salvò miracolosamente Giovanni Paparcuri, a cui va tutta la mia solidarietà per ferite riportate nell'esplosione.
Potrei evidenziare il ritrovamento di due cadaveri dentro un'auto, parcheggiata innanzi ad una caserma dei carabinieri e fatta rinvenire da una telefonate anonima: “ ..questo è un regalo per il generale Dalla Chiesa”. Messaggi, tuttavia, ignorati.
Ma il più eclatante “avviso”che nessuno ha visto o sentito è quello mandato in onda dal network Cosa nostra qualche giorno prima della strage di Capaci. Non sto parlando di relato, ma di un episodio che mi sono occupato in prima persona, per aver svolto indagini sul luogo. Poco tempo prima della strage di Capaci, gli uomini di Salvatore Riina, scelsero una strada nell'agro di Altofonte: una strada pubblica, isolata ma non disabitata. Ebbene, in quella contrada, i mafiosi imbottirono una cunetta con dell'esplosivo e fecero esplodere un tratto di strada, per poi rifarla nelle stesse condizioni di prima.
In sostanza fecero le prove generali de “ attentatuni” che compirono, poi, per assassinare il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie e gli agenti di scorta. Questi i fatti, inconfutabili, che mi fanno pensare ad uno Stato che non c'è mai stato nel porre in primo piano, la sicurezza dei magistrati, poliziotti e carabinieri impegnati nella lotta alla mafia.
Del resto pongo una domanda ai lettori, ma soprattutto al mondo politico, perchè Cosa nostra, ha ucciso singoli magistrati, appartenenti alle Forze dell'ordine e politici? Riflettete!
Ma ora occupiamoci della commemorazione del funesto evento di Capaci. Il prossimo 23 maggio è un sabato, come lo era quel 23 maggio di ventitré anni fa: un sabato che avrebbe dovuto cambiare l'Italia. E invece “ 'n canciò nenti” Si, manifestazioni oceaniche attraversarono il Paese, fiumi di parole solo ad uso e consumo dei TG. E poi? E poi altri tristi eventi, via D'Amelio, il mancato attentato a Maurizio Costanzo, Milano, Firenze e Roma. Riusciamo ad assorbire tutto, abbiamo assistito alla nascita di un'altra formazione politica e scopriamo anche politici collusi, (dal 1860) peraltro condannati in via definitiva, come del resto tra investigatori.
Il prossimo sabato, la salma del dottor Falcone verrà traslata dal cimitero monumentale, nella chiesa di San Domenico a Palermo, e pur essendo un diritto della famiglia, io dissento per due motivi: il primo è che Giovanni Falcone dovrebbe rimanere nella cappella, per consentire a tutti di omaggiarlo in un luogo pubblico.
La seconda, perchè non condivido la scelta di dividere Giovanni Falcone da sua moglie Francesca Morvillo. Ed è per questo che ho originato una petizione chiedendo di revocare la traslazione o in subordine, che anche la salma del magistrato Francesca Morvillo, venga traslata a San Domenico.
In ogni caso, il prossimo sabato commemorerò le vittime della strage di Capaci insieme ad alcuni studenti marchigiani. E' un evento organizzato da tempo, altrimenti per non deludere gli studenti, avrei evitato di partecipare. In ogni caso sarà l'ultima mia partecipazione all'anniversario della strage di Capaci. Non ho bisogno di ricordare Giovanni Falcone solo il 23 maggio. L'ho sempre ricordato e lo ricorderò in tutti gli incontri con gli studenti. Mi spiace tantissimo che Giovanni e Francesca (mi scuso per l'espressione familiare) dal 23 prossimo verranno separati.
Comunque entrerò nella chiesa di San Domenico per pregare, ma non visiterò la tomba di Giovanni Falcone. Non ho bisogno di farlo, il dottor Giovanni Falcone, occupa un posto nel mio cuore e la cappella del cimitero rappresentava per me il luogo del "dialogo" tra me e lui. Mi recherò ugualmente al cimitero di Sant'Orsola e chiederò a Francesca Morvillo di "salutarmelo".



2015/05/16

Isola Pulita: PIAZZA VINCENZO ENEA ISOLA DELLE FEMMINE

PIAZZA VINCENZO ENEA ISOLA DELLE FEMMINE 







All’indomani dell’insediamento della nuova Amministrazione Comunale di Isola delle Femmine, questo Comitato Cittadino Isola Pulita, in sintonia con quanto  di NUOVO  stava nascendo nel nostro paese in  termini di legalità e di rinascita sociale e culturale; 

All’indomani della sentenza di primo grado del Tribunale di Palermo  ove finalmente la verita’   trovava un COLPEVOLE .  L’omicido di Vincenzo in quella disgraziata mattina dell’8 giugno 1982 delle  7,30 aveva un Autore con un nome ed  un cognome. 

ENEA VINCENZO nostro concittadino ammazzato per mano della mafia.

L’omicidio di Vincenzo aveva delle vittime rappresentata dagli affetti più cari: la famiglia di Vincenzo  con la moglie i figli  ed una bimba di soli pochissimi mesi .  Una bimba  a cui non è stata data la gioia di avere accanto un padre a cui trasmettere gioia e felicità, a cui donare un sorriso, un padre a cui porgere la mano in segno di protezione  ……….

L’omicidio ha avuto i suoi complici il silenzio l’omertà l’indifferenza  la delazione la denigrazione  la persecuzione l’anonimato ….

"...signora ci dica a suo figlio Pietro che la finisca di scavare altrimenti gli facciamo fare la stessa fine di suo padre...."

Atteggiamenti   comportamenti  e cultura che ancora oggi a distanza di 33 anni sopravvivono e trovano un loro terreno di coltura 

Ecco il Perché di una Piazza, UNA PIAZZA  in cui disinquinare  il terreno infetto di mafiosità,  abbiamo bisogno di raccontare di ricordare di rimettere a posto i tasselli  di una storia mai scritta a Isola delle Femmine 

Una storia che rimetta al primo posto la legalità il rispetto la dignità delle persone  

Il perché della PIAZZA 

L’intitolazione di una piazza a Vincenzo sarebbe un simbolo tangibile e duraturo. La piazza è il “RICORDO” è “AGORA’”  luogo di  ’incontro di  discussione e di  confronto. Un emblema posto a memoria di tutte le vittime di un elenco purtroppo troppo lungo. E servirebbe al contempo a riaffermare l’impegno contro ogni genere di malaffare.


Pino Ciampolillo 



Isola delle Femmine 16 maggio 2015 a sei giorni della strage avvenuta 23 anni orsono 



Al Signor di Isola delle Femmine

Signor Stefano Bologna

SEDE



Al Presidente del Consiglio Comunale 

Di Isola delle Femmine 

SEDE 



Oggetto: Proposta di   intitolazione di una Piazza  del Comune di Isola delle Femmine a Vincenzo Enea    vittima  della mafia





Il 23 maggio 2013 il Giudice Morosini  nell’aula della Corte d’Assise di Palermo leggeva   la sentenza 864  nella  quale identificava  l’omicidio di Vincenzo Enea,imprenditore edile,  consumato  in Isola delle Femmine in Via Palermo 47 il giorno 8 giugno 1982, come omicidio di MAFIA.  



Dopo 31 anni la giustizia è resa ai familiari ed a tutta la Cittadinanza di Isola delle Femmine.



Colpevole dell’omicidio il già ergastolano Francesco Bruno di Isola delle Femmine, facente parte della famiglia di San Lorenzo-Tommaso Natale retta dal boss Rosario Riccobono.  Al momento dell’omicidio il Bruno era in stato di latitanza per l’omicidio di Stefano Gallina. 



Il Comitato Cittadino Isola Pulita, nel farsi promotore dell’iniziativa per l’intitolazione di una Piazza di Isola delle Femmine al nostro concittadino Vincenzo Enea vittima di mafia, ritiene che il fenomeno mafioso si può abbattere non solo con gli strumenti repressivi, ma soprattutto con una seria opera di espansione  della cultura della legalità capace di attraversare ed incidere in  ogni strato della nostra Comunità, e che detta espansione culturale debba necessariamente passare dalla conservazione della memoria di uomini che hanno sacrificato la propria vita per l’affermazione della legalità e la rivendicazione del diritto contro il fenomeno mafioso.



La richiesta trova una sua legittimità  alla luce di quanto avvenuto negli ultimi anni a Isola delle Femmine, fortemente scossa dalle indagini su attività legate alle infiltrazioni mafiose nella Pubblica Amministrazione, conclusasi con il Commissariamento del Comune. 



"E' per tutto questo che dobbiamo ricordare Vincenzo Enea : intitolargli una piazza significa rendere onore a tutti coloro che vogliono giustizia, a tutti coloro che, quotidianamente, sono testimoni della cultura della legalità e della lotta alla mafia".



Da parte di questa Amministrazione un dovuto riconoscimento agli anni di persecuzione malversazioni ed intimidazione, subiti dalla famiglia  a cui per oltre trenta anni gli è stata negato il diritto alla verità (i figli costretti ad emigrare negli Stati Uniti). 



Per un costante impegno finalizzato all'affermazione dei valori della giustizia e della legalità

Il Comitato Cittadino Isola Pulita   



• ritiene la criminalità organizzata – in tutte le sue molteplici forme – il principale vincolo alla civile convivenza nel nostro Paese



• preso atto che  innumerevoli sono gli uomini innocenti caduti per mano della mafia, troppo spesso dimenticati (il carabiniere in pensione Nicolò Piombino) 



• ritiene doveroso  – anche per la nostra comunità cittadina - fare memoria del loro sacrificio, perchè sia sempre da sprone per le nostre coscienze e per le future generazioni ai sensi di quanto previsto dallo Statuto Comunale  sulla Partecipazione popolare propone quanto segue: 



“Proposta per l’adozione di delibera, di questa Amministrazione,  per la  intitolazione di una Piazza  del Comune di Isola delle Femmine a Vincenzo Enea    vittima  della mafia “ 



E’ nei convincimenti di questo Comitato   che questa nuova Amministrazione, eletta dopo un sofferto periodo di Commissariamento voglia dare un tangibile segnale di legalità di democrazia di partecipazione e di sbarramento ad ogni forma di ingerenza mafiosa nella gestione della Cosa Pubblica. 



Isola delle Femmine 14 gennaio 2015-01-14 



Comitato Cittadino Isola Pulita

COORDINATORE

GIUSEPPE CIAMPOLILLO

posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it

email: isolapulita@gmail.com

SITO: 

http://isolapulita.blogspot.it 







 Si allega: Comunicazione Costituzione Comitato Cittadino Isola Pulita Vs protocollo 807 18 gennaio 2007 





 Protocollo  Comune Isola delle Femmine 420 14 gennaio 2015





PIAZZA VINCENZO ENEA ISOLA DELLE FEMMINE, Bruno Francesco, IMPASTATO,CARDINALE,BBP SNC,COSTA CORSARA, CONSIGLIO MARIA CONCETTA, FRANCESCO DEL BENE, MICALIZZI,RICCOBONO,D'AGOSTINO,lLUCIDO,MUTOLO,

PIAZZA VINCENZO ENEA ISOLA DELLE FEMMINE

PIAZZA VINCENZO ENEA ISOLA DELLE FEMMINE 



All’indomani dell’insediamento della nuova Amministrazione Comunale di Isola delle Femmine, questo Comitato Cittadino Isola Pulita, in sintonia con quanto  di NUOVO  stava nascendo nel nostro paese in  termini di legalità e di rinascita sociale e culturale; 

All’indomani della sentenza di primo grado del Tribunale di Palermo  ove finalmente la verita’   trovava un COLPEVOLE .  L’omicido di Vincenzo in quella disgraziata mattina dell’8 giugno 1982 delle  7,30 aveva un Autore con un nome ed  un cognome. 

ENEA VINCENZO nostro concittadino ammazzato per mano della mafia.

L’omicidio di Vincenzo aveva delle vittime rappresentata dagli affetti più cari: la famiglia di Vincenzo  con la moglie i figli  ed una bimba di soli pochissimi mesi .  Una bimba  a cui non è stata data la gioia di avere accanto un padre a cui trasmettere gioia e felicità, a cui donare un sorriso, un padre a cui porgere la mano in segno di protezione  ……….

L’omicidio ha avuto i suoi complici il silenzio l’omertà l’indifferenza  la delazione la denigrazione  la persecuzione l’anonimato ….

"...signora ci dica a suo figlio Pietro che la finisca di scavare altrimenti gli facciamo fare la stessa fine di suo padre...."

Atteggiamenti   comportamenti  e cultura che ancora oggi a distanza di 33 anni sopravvivono e trovano un loro terreno di coltura 

Ecco il Perché di una Piazza, UNA PIAZZA  in cui disinquinare  il terreno infetto di mafiosità,  abbiamo bisogno di raccontare di ricordare di rimettere a posto i tasselli  di una storia mai scritta a Isola delle Femmine 

Una storia che rimetta al primo posto la legalità il rispetto la dignità delle persone  

Il perché della PIAZZA 

L’intitolazione di una piazza a Vincenzo sarebbe un simbolo tangibile e duraturo. La piazza è il “RICORDO” è “AGORA’”  luogo di  ’incontro di  discussione e di  confronto. Un emblema posto a memoria di tutte le vittime di un elenco purtroppo troppo lungo. E servirebbe al contempo a riaffermare l’impegno contro ogni genere di malaffare.

Pino Ciampolillo 

Isola delle Femmine 16 maggio 2015 a sei giorni della strage avvenuta 23 anni orsono 

Al Signor di Isola delle Femmine
Signor Stefano Bologna
SEDE

Al Presidente del Consiglio Comunale 
Di Isola delle Femmine 
SEDE 

Oggetto: Proposta di   intitolazione di una Piazza  del Comune di Isola delle Femmine a Vincenzo Enea    vittima  della mafia


Il 23 maggio 2013 il Giudice Morosini  nell’aula della Corte d’Assise di Palermo leggeva   la sentenza 864  nella  quale identificava  l’omicidio di Vincenzo Enea,imprenditore edile,  consumato  in Isola delle Femmine in Via Palermo 47 il giorno 8 giugno 1982, come omicidio di MAFIA.  

Dopo 31 anni la giustizia è resa ai familiari ed a tutta la Cittadinanza di Isola delle Femmine.

Colpevole dell’omicidio il già ergastolano Francesco Bruno di Isola delle Femmine, facente parte della famiglia di San Lorenzo-Tommaso Natale retta dal boss Rosario Riccobono.  Al momento dell’omicidio il Bruno era in stato di latitanza per l’omicidio di Stefano Gallina. 

Il Comitato Cittadino Isola Pulita, nel farsi promotore dell’iniziativa per l’intitolazione di una Piazza di Isola delle Femmine al nostro concittadino Vincenzo Enea vittima di mafia, ritiene che il fenomeno mafioso si può abbattere non solo con gli strumenti repressivi, ma soprattutto con una seria opera di espansione  della cultura della legalità capace di attraversare ed incidere in  ogni strato della nostra Comunità, e che detta espansione culturale debba necessariamente passare dalla conservazione della memoria di uomini che hanno sacrificato la propria vita per l’affermazione della legalità e la rivendicazione del diritto contro il fenomeno mafioso.

La richiesta trova una sua legittimità  alla luce di quanto avvenuto negli ultimi anni a Isola delle Femmine, fortemente scossa dalle indagini su attività legate alle infiltrazioni mafiose nella Pubblica Amministrazione, conclusasi con il Commissariamento del Comune. 

"E' per tutto questo che dobbiamo ricordare Vincenzo Enea : intitolargli una piazza significa rendere onore a tutti coloro che vogliono giustizia, a tutti coloro che, quotidianamente, sono testimoni della cultura della legalità e della lotta alla mafia".

Da parte di questa Amministrazione un dovuto riconoscimento agli anni di persecuzione malversazioni ed intimidazione, subiti dalla famiglia  a cui per oltre trenta anni gli è stata negato il diritto alla verità (i figli costretti ad emigrare negli Stati Uniti). 

Per un costante impegno finalizzato all'affermazione dei valori della giustizia e della legalità
Il Comitato Cittadino Isola Pulita   

• ritiene la criminalità organizzata – in tutte le sue molteplici forme – il principale vincolo alla civile convivenza nel nostro Paese

• preso atto che  innumerevoli sono gli uomini innocenti caduti per mano della mafia, troppo spesso dimenticati (il carabiniere in pensione Nicolò Piombino) 

• ritiene doveroso  – anche per la nostra comunità cittadina - fare memoria del loro sacrificio, perchè sia sempre da sprone per le nostre coscienze e per le future generazioni ai sensi di quanto previsto dallo Statuto Comunale  sulla Partecipazione popolare propone quanto segue: 

“Proposta per l’adozione di delibera, di questa Amministrazione,  per la  intitolazione di una Piazza  del Comune di Isola delle Femmine a Vincenzo Enea    vittima  della mafia “ 

E’ nei convincimenti di questo Comitato   che questa nuova Amministrazione, eletta dopo un sofferto periodo di Commissariamento voglia dare un tangibile segnale di legalità di democrazia di partecipazione e di sbarramento ad ogni forma di ingerenza mafiosa nella gestione della Cosa Pubblica. 

Isola delle Femmine 14 gennaio 2015-01-14 

Comitato Cittadino Isola Pulita
COORDINATORE
GIUSEPPE CIAMPOLILLO
posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
email: isolapulita@gmail.com
SITO: 
http://isolapulita.blogspot.it 



 Si allega: Comunicazione Costituzione Comitato Cittadino Isola Pulita Vs protocollo 807 18 gennaio 2007 


 Protocollo  Comune Isola delle Femmine 420 14 gennaio 2015


PIAZZA VINCENZO ENEA ISOLA DELLE FEMMINE, Bruno Francesco, IMPASTATO,CARDINALE,BBP SNC,COSTA CORSARA, CONSIGLIO MARIA CONCETTA, FRANCESCO DEL BENE, MICALIZZI,RICCOBONO,D'AGOSTINO,lLUCIDO,MUTOLO,

2015 5 MAGGIO SENTENZA 38068 2015 CORTE DI CASSAZIONE PROCURA ANZA AVVERSO SENTENZA APPELLO DI ASSOLUZIONE 1394 2013 ANNULLA SENTENZA E RIMANDA APPELLO PALERMO

2015 5 MAGGIO SENTENZA 38068 2015 CORTE DI CASSAZIONE PROCURA ANZA AVVERSO SENTENZA APPELLO DI ASSOLUZIONE 1394 2013 ANNULLA SENTENZA  E RIMANDA APPELLO PALERMO


Penale Sent. Sez. 5 Num. 38068 Anno 2015 Presidente: MARASCA GENNARO Relatore: POSITANO GABRIELE Data Udienza: 05/05/2015

sul ricorso proposto da:

PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D'APPELLO DI PALERMO nei confronti di: ANZA' SALVATORE N. IL 21/04/1955 avverso la sentenza n. 1394/2013 CORTE APPELLO di PALERMO, del 15/10/2014 visti gli atti, la sentenza e il ricorso udita in PUBBLICA UDIENZA del 05/05/2015 la relazione fatta dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. che ha concluso per Udito, per la parte civile, l'Avv Udit i difensor Avv.
Il Procuratore generale della Corte di Cassazione, dr Marilia Di Nardo, conclude chiedendo il rigetto del ricorso Per il ricorrente è presente l'Avvocato Francesca De Vita la quale chiede il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Il Procuratore generale presso la Corte d'Appello di Palermo propone ricorso per cassazione contro la sentenza pronunciata dalla Corte distrettuale, in data 15 ottobre 2014, che, in riforma della decisione del Tribunale di Palermo, del 18 ottobre 2012, appellata da Anzà Salvatore, aveva assolto l'imputato dal reato ascrittogli, poiché non punibile ai sensi dell'articolo 599, secondo comma del codice penale.
2. Il Tribunale di Palermo aveva dichiarato Anzà Salvatore colpevole del reato di cui agli articoli 81 e 595, commi 2 e 3 del codice penale, poiché lo stesso, in qualità di dirigente dell'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, aveva offeso la reputazione dell'associazione Legambiente, in persona del presidente, Domenico Fontana, attraverso la comunicazione, con più persone, di tre atti pubblici a firma propria, recanti le date, rispettivamente, del 27 novembre 2007, del 4 dicembre 2007 e del 10 dicembre 2007.
3. Il primo giudice non aveva ritenuto sussistente l'esimente della provocazione poiché le offese, ritenute oggettivamente illegittime, rivolte dall'imputato con le predette note al Presidente di Legambiente non potevano ritenersi conseguenza del comizio tenuto qualche giorno prima da Legambinete e ciò per due ordini di motivi: per l'insussistenza dell'ingiustizia del fatto presupposto, poiché, al contrario, il Piano Regionale contestato da Legambiente, conteneva effettivamente degli errori che avrebbero reso legittime le critiche mosse da tale associazione e per la mancanza del requisito dell'immediatezza della reazione, rispetto al fatto provocante.
4. Avverso la sentenza della Corte territoriale che in motivazione ha ritenuto sussistente l'ipotesi prevista all'articolo 599, secondo comma, del codice penale, propone ricorso per cassazione il Procuratore generale presso la Corte d'Appello di Palermo, lamentando:
• travisamento del fatto riguardo alla sussistenza dell'ingiustizia del fatto, con riferimento all'esistenza di lievi errori che sarebbero stati corretti dai funzionari interni all'ufficio regionale in un arco di tempo limitatissimo, pari a circa mezz'ora e che, pertanto, non avrebbero potuto legittimare le critiche mosse da Legambiente;
• vizio di motivazione riguardo alla mancata considerazione del significativo intervallo temporale tra la conferenza stampa e la redazione delle prime note diffamatorie;
• vizio di motivazione riguardo alla mancata considerazione del clima di astio esistente tra l'imputato e l'associazione Legambiente, riferito da testimoni non presi in esame dalla Corte d'Appello.
CONSIDERATO IN DIRITTO La sentenza impugnata merita censura.
1. Con il primo motivo il Procuratore generale lamenta travisamento del fatto riguardo alla sussistenza dell'ingiustizia del fatto, con riferimento alla esistenza di lievi errori che sarebbero stati corretti dai funzionari interni all'ufficio regionale in un arco di tempo limitatissimo, pari a circa mezz'ora e che, pertanto, non avrebbero potuto legittimare le critiche mosse da Legambiente. Al contrario, il decreto assessorile del 9 agosto 2007 risultava affetto da numerosi errori tanto che è stato necessario nominare un'apposita Commissione che, dopo circa otto mesi, ha consentito l'emanazione di un nuovo decreto in materia. Da ciò discende la fondatezza delle critiche mosse da Legambiente, giacché al momento della conferenza stampa le correzioni in parola non erano state apportate. Tali elementi escludono la sussistenza del fatto ingiusto che, secondo giurisprudenza consolidata (Cass. 29 settembre 2011, n. 42933), non può consistere nell'esercizio di un diritto esercitato in occasione della conferenza stampa.
2. Con il secondo motivo il ricorrente rileva vizio di motivazione riguardo alla mancata considerazione del significativo intervallo temporale tra la conferenza stampa e la redazione delle prime note diffamatorie. In particolare, le note a firma dell'imputato del 27 novembre 2007 seguivano di sei giorni la conferenza stampa di Legannbiente e dal contenuto degli iscritti emerge che la motivazione non costituiva la reazione ad un fatto ingiusto, ma yes si trattava di rilievi caratterizzati da freddezza e stabile determinazione. Sotto tale profilo la Corte avrebbe erroneamente assimilato due vicende, quella del piano rifiuti e inceneritori e quella, che rileva in questa sede, del piano della qualità dell'aria, che riguardavano settori dell'assessorato diversi ed erano riferibili a momenti storici differenti.
3. Le censure possono essere trattate congiuntamente perché relative al medesimo profilo del rapporto tra diritto di critica e provocazione.
4. Quanto alla prima doglianza secondo la Corte territoriale l'imputato, in occasione della conferenza stampa del 21 novembre 2007, era stato destinatario di specifiche accuse di incompetenza e sciatteria con la prospettazione di uno sconfinamento della sua attività nell'illecito. Tali elementi, secondo il giudice di appello, costituivano un fatto ingiusto che aveva assunto i connotati del comportamento lesivo di regole comunemente accettate dalla civile convivenza, che costituiscono idoneo presupposto per l'ipotesi prevista all'articolo 599 del codice penale.
5. La Corte rileva che le accuse di sciatteria e di incompetenza erano rivolte da Legambiente all'ufficio del quale l'imputato era il responsabile, accusato, nel caso di specie, di maldestra copiatura del piano esistente presso la Regione Veneto. Sulla base della consulenza tecnica disposta dal Pubblico Ministero al fine di verificare la conformità del piano alla normativa vigente, era emerso che lo stesso, non era frutto di copiatura, ma presentava errori e refusi non rilevanti, determinati dai ristretti tempi imposti dalla procedura di infrazione. Secondo la Corte i punti di coincidenza (con la normativa della Regione Veneto) evidenziati dal primo giudice e segnalati da Legambiente nella conferenza stampa del 21 novembre 2007 non dimostrerebbero la fedele copiatura da parte dell'imputato, il quale probabilmente aveva utilizzato un file preesistente, da adattare alle peculiarità della Regione Siciliana, senza alcun intento truffaldino, segnalando che alla correzione dell'elaborato, aveva proceduto la stressa Segreteria, senza affidare l'incombenza a personale tecnico specializzato, al termine di una operazione di circa mezz'ora, come riferito (pagina 13 della sentenza) dai testi Tolomeo e Barbaro. 6. Con riferimento al secondo motivo ed al presupposto della immediatezza tra fatto provocante e quello provocato, la Corte territoriale rileva che la nota del 27 novembre 2007, che segue la conferenza stampa del 21 novembre 2007 è indirizzata anche a Legambiente e nella stessa l'imputato replica alle accuse rivolte, in occasione della conferenza stampa, da quelli che definisce "il gruppo dei tre ciarlatani", citando interi passi di un articolo del 22 novembre 2007 del Corriere della Sera della Repubblica relativo al contenuto della conferenza stampa del giorno precedente.
7. Orbene, dalle risultanze processuali appare evidente che le valutazioni espresse da Legambiente rientrano nel diritto di critica. Tale condotta, pertanto, in quanto legittima non può costituire il presupposto giuridico per la provocazione, a meno che la critica non superi i limiti della continenza. In questa sede non rileva se il Piano Regionale era errato e se i vizi avevano richiesto lievi e rapidi correttivi ovvero l'attività protratta per mesi da parte di una apposita Commissione (profili in fatto che non risultano puntualizzati), dovendosi fare riferimento al consolidato indirizzo giurisprudenziale che ritiene che il diritto di critica giustifica l'utilizzo di espressioni, eventualmente, acri, accese, di impatto emotivo e offensive, purché ciò non si risolva in un'aggressione gratuita e immotivata della sfera privata del destinatario.
8. La decisione impugnata va, pertanto, annullata sul punto, dovendo la Corte territoriale verificare, in concreto, se il diritto di critica ha superato i limiti della continenza e se la condotta è stata esercitato trasmodando in frasi gratuitamente offensive.
9. Con il terzo motivo il ricorrente deduce vizio di motivazione riguardo alla mancata considerazione del clima di astio esistente tra l'imputato e l'associazione Legambiente quale emergeva dalle dichiarazioni di alcuni testimoni.
10.11 motivo è inammissibile perché aspecifico, facendosi riferimento generico alle dichiarazioni di presunti testimoni, neppure indicati, che avrebbero reso dichiarazioni, neppure precisate in ricorso, in ordine all'inesistenza di un clima capillarmente censorio nei confronti dell'imputato.
11.In conclusione la sentenza impugnata va annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello per l'esame dei punti oggetto delle segnalate lacune motivazionali.
P.Q.M. Annulla la sentenza impugnata con rinvio, per nuovo esame, ad altra sezione della Corte d'Appello di Palermo.
Così deciso il 5/05/2015



CTU Ciampolillo ANZA 9916 2011 PIANO ARIA REGIONE SICILIA 380 PAGINE

ANZA 'CIAMPOLILLO 9916 2011 ALLEGATI DEPOSITATI DA ANZA

CTU LOMBARDO perizia DI PARTE SUL PIANO ARIA COPIATO DA ANZA Ciampolillo ANZA 9916 2011 DOCUMENTO CONFUTAZIONE CTU FINALE ALBERTO



Assessore Interlandi DECRETO 43 MARZO 2008 CORREGGE REFUSI ED ASSURDITA 'SICULO PADANE DEL PIANO ARIA SICILIA


ANZA CIAMPOLILLO
FONATANA LEGAMBIENTE MESSINA GENCHI INDICE DOCUMENTI  DEPOSITATI DA ANZA’ DOTTORE SALVATORE 









ANZA 'CIAMPOLILLO
9916 2011 ALLEGATI DEPOSITATI DA ANZA 














ANZA Ciampolillo PROCEDIMENTO 9916 2011 1 ° PARTE PIANO DELL'ARIA SICILIA FONTI DEL COPIATO RASSEGNA STAMPA Denuncia Assessori E PRESIDENTI INDAGATI PIANO ARIA SICILIA inesistente EO inefficace Esam SENATO CASI DI plagio


ANZA Ciampolillo PR0CEDIMENTO 9916 2011 2 ° PARTE PIANO DELL'ARIA SICILIA FONTI DEL COPIATO RASSEGNA STAMPA Denuncia Assessori E PRESIDENTI INDAGATI PIANO ARIA SICILIA inesistente EO inefficace Esam SENATO CASI DI plagio




ANZA 'Ciampolillo PROCEDIMENTO 9916 2011 3 ° ARTICOLO CITATO DA ANZA' NEI DOCUMENTI DEPOSITATI






ANZA Ciampolillo PROCEDIMENTO 9916 2011 DOCUMENTI DEPOSITATI DA SALVATORE ANZA 'N 3 


 






ANZA 'Ciampolillo PROCEDIMENTO 9916 2011 4 ° ARTICOLO CITATO DA ANZA' NEI DOCUMENTI DEPOSITATI






IV COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIO Audizione SED 69 PIANO ARIA COPIATO 29 settembre 2013









 Audizione COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIO SICILIA PIANO ARIA SICILIA COPIATO 26 SETTEMBRE 2013 Resoconto Audizione ARS





A.I.A. V.I.A. V.A.S. PROCEDURA AMMINISTRATIVA PROTOCOLLO AIA  LA DENUNCIA DI CROCETTA DELLA LENTEZZA DELLE PROCEDURE AUTORIZZATIVE  FIRMATA DA SANSONE VINCENZO 



ANZA' TOLOMEO GELARDI ARNONE
SANSONE MANISCALCO PROVVEDIMENTI DIRIGENTI REGIONE SICILIA DOCUMENTI GIORNALI



ANZA' SALVATORE CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE
EX DIRIGENTE REGIONALE



ANZA DOTTORE SALVATORE ANZA’ EX DIRIGENTE
ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIA CONDANNATO AD UN ANNO E 8
MESI REG SENT 5455 2012 UDIENZA 18 10 2012 RGT 4863 2010 RG NR 7076 2009



ANZA' CIAMPOLILLO
PROCEDIMENTO 9916 2011 CTU D'AGOSTINO LOMBARDO CALIFFI CIRINCIONE RELAZIONE
FINALE

Isola Pulita

CTU LOMBARDO RELAZIONE DI PARTE CIAMPOLILLO ANZA 9916 2011 DOCUMENTO CONFUTAZIONE CTU FINALE ALBERTO

CTU D'AGOSTINO INIZIO PERIZIA 9916 ANZA
CIAMPOLILLO PERIZIA PROCED. 9916 2011 ANZA CIAMPOLILLO CTU D'AGOSTINO FABIO

ANZA' GENCHI CIAMPOLILLO FONTANA LEGAMBIENTE
PROCED 3392 2008 UDIENZA 27 1 09 SCADUTI 2 2 11 MARLETTA

IV COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIIO AUDIZIONE SED 69 PIANO ARIA COPIATO 29 
settembre 2013








AUDIZIONE COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIO SICILIA PIANO ARIA SICILIA COPIATO 26 SETTEMBRE 2013 RESOCONTO AUDIZIONE ARS









Anza' Salvatore






SENTENZA  SALVATORE ANZA' CONDANNATO A UNO ANNO 8 MESI
5455 2012 PROC 4863 RGNR 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012








CONDANNATO
IL DOTTORE SALVATORE ANZA’ PER DIFFAMAZIONE AL PAGAMENTO DI 10.000 EURO PIU’
SPESE A MESSINA SEZIONE PRIMA CIVILE SENTENZA 2708 2010 RG 3986 2008










Salvatore
Dirigente Assessorato Ambiente TRASFERITO   LO
SCANDALO DELLE “tremila pratiche per le autorizzazioni della Via-Vas inevase”  “...uscire una pratica bisognava pagare
tangenti".




Il
Giudice Piano Regionale Aria Copiato











Cambiamo Aria 







ANZA'
SALVATORE  18 SETTEMBRE 2013 DECRETO
NOMINA DOPO LA ROTAZIONE COMUNICAZIONE ISTITUZIONALI E SERVIZI FIRMATO
GULLO 


ANZA'
SALVATORE CIAMPOLILLO GIUSEPPE Corte di Cassazione, Sezione I Civile, 2014,
sentenza 14 gennaio - 20 Studio Cataldi non configurabile responsabilità
denunciante 






IV COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIIO AUDIZIONE SED 69 PIANO ARIA COPIATO 29 settembre 2013




AUDIZIONE COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIO SICILIA PIANO ARIA SICILIA COPIATO 26 SETTEMBRE 2013 RESOCONTO AUDIZIONE ARS




Piano Qualita' Aria Regione Sicilia Interpellanza Assemblea Reg Siciliana Per Ritiro Piano



ANZA' SALVATORE CIAMPOLILLO GIUSEPPE Corte di Cassazione, Sezione I Civile, 2014, sentenza 14 gennaio - 20 Studio Cataldi non configurabile responsabilità denunciante





 VIDEO PIANO ARIA REGIONE SICILIA COPIATO DAL VENETO






 CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE IL DIRIGENTE REGIONE SICILIA DOTTOR SALVATORE ANZA’




 ANZA’ SALVATORE DIRIGENTE ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE NEI CONFRONTI DI GIUSEPPE MESSINA DI LEGAMBIENTE SEZIONE PRIMA CIVILE SENTENZA 2708 2010 RG 3986 2008



ANZA' SA LVATORE DIRIGENTE ARTA SICILIA CONDANNATO A 1 ANNO E 8 MESI 23 FEBB 2013 





ANZA’ SALVATORE DIRIGENTE ASSESSORATO AMBIENTE REGIONE SICILIA CONDANNATO A UNO ANNO 8 MESI 5455 2012 PROC 4863 RGNR 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012 SENTENZA


 

TRASFERITO ANZA SALVATORE DIRIGENTE ASSESSORATO AMBIENTE ROTAZIONE PER TUTTI GLI ASSESORATI APPALTI LIMPIDI AMBIENTE 3000 AUTORIZZAZIONI VIA VAS INEVASE DELIBERA DI GIUNTA 487 18 12 2012


 


SENTENZA DI RIGETTO RICORSO CONTRO LA ROTAZIONE DIRIGENTI REGIONE SICILIA 11 MARZO 2013 ANZA' SALVATORE DOTTSA MARINO









Rivoluzione
Crocetta, trasferiti 

altri 90 regionali: ecco i primi nomi



Rivoluzione Crocetta, trasferiti
altri 90 regionali: ecco i primi nomi



Al centro di un’informativa interdittiva della Prefettura di Milano, è finita l’impresa di Furnari Ventura Spa, a cui il Cas di Messina ha dato appalti fino a tre milioni di euro. Sulla vicenda Crocetta ha annunciato che farà chiarezza. Vengono rimossi sette dirigenti su undici dall’assessorato all’Ambiente e Territorio, in tutto si tratta di una novantina di dipendenti. Ecco i primi nomi: gli ingegneri Lucia, Zuccarello, Pennino, Escalia, e ancora Maniscalco, Di Lorenzo e Anzà. Rimangono al loro posto Colajanni, Sansone, Di Martino, Chinnici. Il governo revocherà, inoltre, al dipartimento Energia tre appalti. 



http://www.siciliainformazioni.com/74273/crocetta-blocca-le-nomine-degli-assessori-regionali


ANZA', ITALCEMENTI, Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria, TOLOMEO,CIAMPOLILLOSENTENZA APPELLO 1394 2013,CORTE DI CASSAZIONE SENTENZA 38068 2015,FONTANA,GENCHI,PELLERITO