Bertolt Brecht : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”




Non mi piace

pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


2018/11/10

Capaci, dove la mafia non si arrende IL REGISTA DELLA VIANINI AGGIORNATO

Capaci, dove la mafia non si arrende


Rino Giacalone

Viaggio nella cittadina segnata dalla strage del maggio 1992. Eredità pesante per la nuova amministrazione. L’affare di un centro commerciale e i suoi nomi “pesanti”


C’è una Sicilia che vuol resistere al cambiamento, e questo si sa. Gli esempi non mancano, ma stupisce che questo avvenga anche laddove lo sfregio mafioso è stato pesante, tragico.



Percorrendo l’autostrada A29 tra Palermo e Trapani, ci sono le due alte stele nel punto esatto in cui il 23 maggio 1992 la mafia uccise Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Capaci è indubbio che rappresenti nella coscienza civile un emblema del male stragista e un punto da cui guardare avanti nella geografia della lotta contro la mafia – anzi contro le mafie, possiamo dire, visto il significato che oramai in tutta Italia si dà alla data del 23 maggio – e mai indietro.



Adesso a Capaci c’è una amministrazione nuova, guidata dal dem Pietro Puccio. Il neo sindaco fu già primo cittadino di Capaci proprio dopo la strage del maggio 1992. Ciò che seminò il sindaco Puccio però nel tempo si ha l’impressione che sia andato perso e che oggi è come se debba ricominciare daccapo. Girando oggi infatti per il paese, guardando e parlando con la gente, si coglie qualcosa di incredibilmente grave, c’è chi confida come la precedente amministrazione, guidata da Sebastiano Napoli, avrebbe addirittura rischiato lo scioglimento per inquinamento mafioso. Questo però non è successo, può ben vantare l’ex sindaco Napoli. Ma il sindaco Puccio ha raccolto una eredità pesante. Lui stesso però già durante la campagna elettorale è apparso essere ben consapevole, dal tenore dei suoi interventi, e non solo suoi ma anche di altri candidati, durante la vigila del voto.



La campagna elettorale a Capaci per le ultime amministrative ha registrato infatti parole schiette proprio sul tema di certi contatti pericolosi e di politici che non avrebbero rispettato la distanza di sicurezza da alcuni soggetti poco raccomandabili. Un esempio. Salvo Puccio, neo eletto consigliere comunale, in campagna elettorale schierato con il candidato Pietro Puccio, non è andato tanto per il sottile contro l’uscente Giunta, puntando il dito verso i precedenti pubblici amministratori. Le sue dichiarazioni sono ancora ben leggibili sui social: “Era – ha detto Salvo Puccio rivolto all’uscente Giunta – un’amministrazione dove in tanti si coprivano l’uno con l’altro”, come se tutto fosse finalizzato solo e soltanto alla spartizione del potere.



Capaci, come territorio, in particolare, pare faccia “gola” a tanti uomini del malaffare, a sfregio di ciò che Il comune rappresenta nella realtà della rivolta antimafia. In particolare, uomini delle famiglie mafiose dell’hinterland palermitano avrebbero da tempo messo in questa parte di territorio il cappello su tante cose: movimento terra, edilizia, distribuzione carburanti. Uomini legati ai clan mafiosi di Brancaccio, e che erano parecchio operativi a Capaci, sono stati arrestati proprio l’anno scorso da Polizia e Guardia di Finanza. Tra questi, furono arrestati Gaetano Lo Coco e Francesco Paolo Clemente che si occupavano anche della gestione di un lido capacense, con tanto di gara bandita dal Comune e vinta. In giro per il comune è facile incontrare Giuseppe Vassallo, già condannato per reati di mafia riguardanti affari della famiglia di Palermo San Lorenzo. Nell’ambito delle principali attività economiche di Capaci, uno dei più influenti costruttori edili è Vincenzo Billeci, figlio di Rocco, un soggetto coinvolto per intestazione di beni del boss Badalamenti. Il nome dei Billeci, padre e figlio, compare all’interno di una confraternita religiosa del posto, che prima dell’arrivo di mons. Pennisi a capo della Diocesi di Monreale, nella processione del Venerdì Santo era solita fermarsi davanti casa di Rocco Billeci, dove il sacerdote saliva per impartire dal balcone di questi la benedizione a chi stava in processione. Mons. Pennisi , fattosi subito ben ascoltare a proposito di contrasto alla mafia nella terra della sua Chiesa, durante l’ultima processione, ha imposto la modifica del percorso: niente più sosta sotto all’importante “balcone”.

Ma a Capaci c’è fermento anche per altro. La nuova amministrazione del sindaco Pietro Puccio ha ereditato dalla precedente una variante urbanistica legata alla costruzione di un centro commerciale. L’area in questione, a destinazione artigianale, estesa trenta ettari, è la cosiddetta ex Vianini, si trova in via Vittorio Emanuele, dove c’è un oramai diroccato fabbricato nel quale si costruivano pali in cemento, un’area che una volta era destinata, in un piano triennale delle opere pubbliche del Comune di Capaci, quello 2013/2015, per costruire una caserma. È stata chiesta la modifica per destinarla a insediamento commerciale.

L’area ex Vianini oggi è di proprietà di una società, P.R. srl, quella intenzionata a costruire il centro commerciale. Costo dell’area: 3 milioni di euro. Sono due le società che compartecipano alla P.R., la A.P. service e la C.D.S. spa; della prima è amministratrice Angela Pisciotta, della seconda Massimo Michele Romano, titolare della catena di supermercati Mizzica-Carrefour Sicilia.

Leggendo i nomi si capisce che si tratta di un “gioco grosso assai”. Romano è nome diventato ancor più famoso da quando è tra gli indagati dell’inchiesta della Procura di Caltanissetta “Double Face” , quella che ha travolto l’ex numero uno di Confindustria Sicilia Antonello Montante, indagine arrivata dinanzi al gup per il rinvio a giudizio. Ma in questa vicenda non c’è solo il nome di Romano che porta all’indagine nissena. Anche per la società dell’area ex Vianini salta fuori lo studio legale Schifani Pinelli, il cui fondatore è il senatore Renato Schifani, ex presidente del Senato, altro indagato dell’inchiesta nissena “Double Face.” Indubbiamente possiamo dire che si tratta di casuali coincidenze. Però si tratta anche di qualcosa dove tanti sono gli interessi. È cosa nota che in Sicilia tante vicende sulla realizzazione di centri commerciali si sono incrociate in indagini antimafia, cominciando dai famosi Despar di Grigoli e Messina Denaro. Sui centri commerciali parecchi sono gli interessi ad alta tensione, e potrebbe accadere di prendere una forte scossa a toccare questi fili. E sull’area ex Vianini di Capaci pare che prendere la scossa è cosa possibile.

Per completare l’iter della variazione di destinazione urbanistica serve una nuova delibera che incida sul Piano regolatore. Ma questo è un passaggio rimasto in sospeso dall’amministrazione del sindaco Napoli. Un passaggio che non si è compiuto per evidenti tensioni dentro l’allora maggioranza, soprattutto dopo che sulla proposta di “variante urbanistica” per il centro commerciale nell’area ex Vianini si sarebbe aperta una indagine.

A Capaci nessuno, ancora oggi, conferma l’indagine ma se ne colgono alcuni spunti. Per esempio il presidente del precedente Consiglio comunale Giovanni Carlo Puccio fu convocato dai carabinieri dopo un’animata seduta consiliare. Da quello che risulta dal verbale della seduta del 10 novembre 2017 sulla delibera 78, un consigliere, rivolto al presidente Puccio, sollecitava la messa in votazione della delibera che serviva a riconoscere interesse pubblico al progetto ed esclamava: “mettilo ai voti…mettilo ai voti…Presidente mettilo ai voti…non fare ostruzionismo e non fare il fango, te lo dico in italiano”. Un anno prima era successo che un altro consigliere, durante la seduta del 23 novembre 2016, durante la discussione di una delibera propedeutica a dare il lasciapassare tecnico per l’area ex Vianini, aveva sollevato dubbi anticipando la richiesta di trasmettere ogni cosa alla magistratura. Poi d’improvviso sulla vicenda sembra essere calato il silenzio. Nessuno ne parla più, né negli ambienti politici che in quelli investigativi. I nomi in campo, a cominciare da quello dell’imprenditore Romano, non suscitano più adeguata attenzione, e l’iter burocratico va avanti.

Adesso ogni cosa dovrà deciderla la nuova giunta che però deve anche tenere conto di un parere vincolante del progettista del Piano Regolatore.

Ma l’aria che tira, fondata sulle norme di legge, pare non essere a sfavore del nuovo centro commerciale. Certamente, conoscendo il sindaco Pietro Puccio, che senza successo abbiamo cercato di interpellare su tutta questa vicenda, tutto questo dovrà risultare compatibile con il lavoro della nuova amministrazione che è anche altro: quello di riportare Capaci al centro dell’azione di contrasto a Cosa nostra. L’azione del sindaco Puccio è apparsa subito chiara e un funzionario è stato già rimosso dall’incarico.

Per adesso ci fermiamo qui in questo viaggio a Capaci. Ci sono altre cose da raccontare. Una la anticipiamo subito. Capaci per certi versi ci è apparso essere il paese de “Il giorno della civetta” dove tanti si inchinavano a don Marianino che al di sopra di ogni potere pubblico ricompensava sempre i suoi compaesani di attenzioni. In ultimo facendo trasferire il capitano Bellodi, un carabiniere che con le sue indagini dava fastidio, a don Marianino e al suo paesello. Fastidio assai. E’ una storia di ieri ma potrebbe essere una cronaca di oggi.



IL REGISTA DELLA VIANINI


Roma COME costruttore, in Italia, non è secondo a nessuno, anche se pochi se ne sono finora accorti al di fuori della ristretta cerchia degli addetti ai lavori: l' impero di mattoni di Francesco Gaetano Caltagirone vale 1.000 miliardi, lira più lira meno. Questo è infatti il fatturato aggregato realizzato dal gruppo Vianini (di cui è proprietario e presidente) e dalle altre ottanta piccole società che controlla, da solo o insieme al fratello Edoardo. Davvero un bel risultato per un imprenditore che a soli 45 anni si ritrova in una posizione di preminenza nel comparto sia dell' edilizia privata che dei lavori pubblici, con interessi di rilievo anche nell' industria del cemento. E non è soltanto questione di dimensioni, ma anche di buona salute: la Vianini Spa, venduta per soli 63 miliardi a Caltagirone alla fine del 1983 dallo Ior (l' Istituto per le opere di religione del Vaticano) quando chiudeva gli esercizi in perdita, ha realizzato nell' 87 un utile consolidato di 31,5 miliardi (su un fatturato di 507). Nelle sue casse sono inoltre affluiti in vario modo ben 330 miliardi di liquidità derivanti perlopiù dal collocamento, avvenuto tra l' 86 e l' 87, del 45,86% delle azioni della controllata Vianini Industria e del 49,96% della controllata Vianini Lavori. La liquidità è stata in parte investita in attività immobiliari, in parte in titoli a breve in attesa di occasioni da afferrare al volo. Ma chi è davvero Francesco Gaetano Caltagirone, detto Franco? Personaggio schivo e riservato, Caltagirone è sempre rimasto volutamente lontano dalla ribalta. Il suo nome è rimbalzato nelle cronache dei giornali soltanto nei giorni scorsi a proposito dell' affare dei Mondiali di calcio del ' 90. A Roma la sua Vianini Lavori ha progettato la formazione di un megaconsorzio con l' Italstat, le cooperative rosse e i costruttori Federici, Astaldi e Salini. Ed è subito finita in polemiche: l' accusa è di volersi spartire la torta di oltre 1.000 miliardi destinati alla capitale prima ancora di arrivare alla gara pubblica. Ma lui respinge indignato ogni addebito e ricorda che è lo stesso decreto-legge sui Mondiali a imporre la costituzione di consorzi alle imprese che vogliano partecipare ai grandi lavori. Ora gli affari vanno bene, ma la storia imprenditoriale di Caltagirone ha avuto alti e bassi. Negli anni più recenti, proprio mentre stava ponendo le basi della sua fortuna, la parentela con i cugini Francesco e Gaetano Caltagirone (prima accusati e infine prosciolti dall' imputazione di bancarotta fraudolenta) gli ha reso a un certo punto difficile non soltanto gli affari ma persino la vita privata. Tra l' altro, per ironia della sorte, l' attuale presidente della Vianini porta entrambi i nomi, Francesco e Gaetano, dei due fratelli. L' attività nel settore delle costruzioni della famiglia Caltagirone ha origini lontane nel tempo. Il primo a entrare in questo business è il nonno di Franco, Gaetano, che alla fine dell' 800 comincia a costruire case a Palermo, la sua città. Gaetano è un' innovatore: è lui il primo - rammentano in famiglia - a tirar su un palazzo con il cemento armato nel Sud ed è il primo a far conoscere l' ascensore ai suoi concittadini. L' impresa familiare acquista consistenza durante il ventennio fascista: Francesco, padre dell' attuale presidente della Vianini, arriva a Roma nel 1927 per cercar fortuna, e in pochi anni la trova. Sono suoi molti palazzi di Via Barberini e Via Bissolati costruiti negli anni Trenta. Tutto va bene fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Nell' immediato dopoguerra Francesco fa una scelta drastica: timoroso forse degli sviluppi della neonata Repubblica Italiana abbandona Roma e si trasferisce con la famiglia in Argentina, dove spera di trovare nuove opportunità. Ma il "mondo nuovo" lo tradisce subito: nel 1947, appena un anno dopo, Francesco muore d' infarto, lasciando la moglie e tre figli piccoli: Francesco Gaetano, di quattro anni, Edoardo di tre e Leonardo, da poco messo alla luce. L' azienda chiude i battenti e la famiglia decide allora di tornare a Roma. Per venti lunghi anni gli eredi di Francesco sono fuori gioco, data la loro giovane età. Ma la "passione per il mattone", che covava evidentemente in qualche nascosto gene familiare, non tarda a manifestarsi: nel 1965 Franco costruisce la sua prima casa e da quel momento in poi è un susseguirsi di iniziative, da solo o con il secondogenito Edoardo. Sono gli anni d' oro dei "palazzinari": sotto i loro colpi la periferia di Roma viene sommersa da case e cemento. Fare soldi in quel periodo è facile, non c' è bisogno di avere particolari doti imprenditoriali: i costruttori lucrano sulla rivalutazione delle aree ancor più che sull' attività propriamente edilizia. Ma i tempi della speculazione selvaggia sono destinati a finire. La nuova normativa urbanistica, approvata con il Piano regolatore del ' 62 ma entrata in vigore progressivamente dal ' 67 in poi, inserisce tali vincoli che diventa sempre più difficile speculare sui terreni. Ma il colpo di grazia per i palazzinari arriva nel 1973. L' inflazione a due cifre e insieme la difficoltà di disfarsi dei beni immobiliari porta a un aumento insostenibile dei debiti con le banche. Molti pesci piccoli escono di scena e perfino imprese familiari sulla breccia da decenni sono costrette a chiudere. Bisogna cambiare impostazione, imparare a fare gli imprenditori, e questo Franco Caltagirone lo capisce bene. Così, mentre gli altri chiudono, lui va avanti e si espande: dai 20.000 metri cubi costruiti nel ' 67 passa a 300.000 del ' 78. Nello stesso tempo sforna imprese a getto continuo (oggi sono circa ottanta con un fatturato di quasi 500 miliardi). Proprio quando i risultati di questo enorme sforzo si cominciano a vedere, il destino mette i bastoni fra le ruote a Caltagirone. Scoppia lo scandalo dei fratelli Francesco e Gaetano Caltagirone, accusati in quel momento di bancarotta fraudolenta (e oggi, dopo tanti anni, completamente scagionati). Il caso è tale da provocare serie difficoltà anche a Franco, completamente estraneo alla vicenda. I rubinetti delle banche si chiudono, il Comune si fa guardingo. Diventa arduo convincere gli istituti di credito a far avanzare le pratiche di fido e i funzionari comunali a concedere le licenze di costruzione. E' una lotta quotidiana per dimostrare che lui è un' altra persona, che non c' entra niente con Francesco e Gaetano Caltagirone, anche se ne è lontano parente. Perfino a livello privato il presidente della Vianini subisce dei contraccolpo: la gente mormora e a scuola i figli si sentono sotto osservazione. Passata la tempesta, Franco Caltagirone continua ad andare avanti per la sua strada finchè, nel 1983, non gli si presenta la grande occasione. Lo Ior attraversa tempi difficili, deve rimborsare una parte dei debiti contratti da Roberto Calvi e così decide di disfarsi della Vianini, una vecchia e conosciuta società di costruzioni che possiede insieme alla famiglia Morelli. La Vianini attraversa un periodo non felice: nell' 83 presenta un bilancio consolidato con 7 miliardi di perdite, mentre l' indebitamento verso le banche 6 di 90 miliardi. La trattativa va avanti rapidamente, l' unica condizione è un pagamento "cash", in contanti, che Caltagirone non ha difficoltà ad assicurare. Con 63 miliardi si porta a casa la società e dà inizio alla cura ricostituente. Si ridimensionano drasticamente i costi, tagliando i rami secchi e riducendo le spese generali dal 14 al 6 per cento. La cura dà buoni risultati. In cinque anni sono stati annuolati i debiti verso le banche e oggi il gruppo trabocca di liquidità a breve, grazie anche alla riuscita collocazione in Borsa di parte delle azioni delle controllate Vianini Lavori e Vianini Industria. Il gruppo che fa capo a Franco Caltagirone è il primo in Italia per fatturato ed è l' unico che operi contemporaneamente nel campo dei lavori pubblici (tramite la Vianini Lavori) e in quello dell' edilizia privata (con la 80 imprese di costruzione). E' stata proprio questa circostanza a tenere in ombra fino a questo momento la reale potenza economica di Caltagirone. Nessuna classifica sul fatturato delle imprese di costruzione prende infatti in considerazione allo stesso tempo i grandi lavori e l' edilizia privata. Cosa farà Caltagirone con tutta la liquidità che ha accumulato? Ora che ha acquisito una dimensione internazionale (la sua Vianini lavora in tutto il mondo, dalle Americhe all' Estremo Oriente), il Re del Mattone ha compreso l' importanza di questa proiezione verso l' esterno. "Il nostro problema è di vincere la sfida del mercato unico europeo. I fondi ci serviranno per questo. Se pensiamo all' Europa del ' 92 ci rendiamo conto che un mercato di 260 milioni di abitanti porrà problemi nuovi, che le nostre imprese non sono abituate ad affrontare. La nostra dimensione è tuttora troppo piccola, se si pensa che la prima società francese ha un fatturato di circa 12.000 miliardi e la prima tedesca ne ha uno di 6.000. E' chiaro che è indispensabile crescere in fretta". La Vianini intende mettere presto un piede in Europa mediante l' acquisizione diretta di società di costruzione o l' avvio di joint-venture con forti partner. Mentre pensa a come sfondare nella Comunità europea, Caltagirone non dimentica i suoi interessi in Estremo Oriente, dove opera tramite una controllata, la Vianini Far East, che ha realizzato una gigantesca diga e sta ultimando cinque grattacieli a Hong Kong. Della sua esperienza in questa regione parla con entusiasmo: "Oggi l' area del Pacifico è la più importante del globo. Confesso di temere gli orientali: loro sono enormemente più produttivi di noi. Sono stati capaci di assimilare il meglio della nostra cultura conservando il meglio della loro. Nei prossimi anni ciò potrà provocare un' ondata di ritorno che rischia di spiazzare i paesi occidentali". L' altra avventura imprenditoriale che stuzzica il suo interesse è qui in Italia, a Napoli, dove la Vianini partecipa alla realizzazione del Centro direzionale progettato dall' architetto giapponese Kenzo Tange. Gli occhi di Caltagirone si illuminano quando ti mostra orgoglioso il plastico dell' opera: "E' la più grossa operazione mai effettuata in Europa, per un valore di mille miliardi. Guardi qui, quattro file di grattacieli e verde dappertutto. In superficie camminano soltanto i pedoni, le automobili e le ferrovie viaggiano sotto terra".
di ADRIANO BONAFEDE
16 SETTEMBRE 1988 
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/16/il-regista-della-vianini.html

È convocato per mercoledì 8 novembre 2017, con inizio alle ore 20.00, presso l´Aula consiliare di Palazzo Conti Pilo, il Consiglio comunale in seduta ordinaria.

L´ordine del giorno degli argomenti da trattare è il seguente:

  • 1 - Nomina scrutatori;
  • 2 - Surroga Consigliere Comunale Rita Pinocchi. Esame condizioni di ineleggibilità, incandidabilità e incompatibilità del candidato cui attribuire il seggio vacante. Giuramento e convalida;
  • 3 - Approvazione verbali sedute precedenti;
  • 4 - Comunicazioni – Question time;
  • 5 - Servizio di tesoreria comunale: modifica dello schema di convezione approvato con deliberazione di C.C. n. 16 del 07/04/2017;
  • 6 - Rideterminazione indennità di funzione Presidente del Consiglio e Consiglieri Comunali;
  • 7 - Richiesta di deroga con l´osservanza dell´art. 16 della L. R. n. 78/1976, ai sensi dell´art. 57 della L.R. n. 71/1978 come modificato dall´art. 89 della L.R. n. 6/2001 per opera di esclusiva competenza della Città Metropolitana di Palermo per la realizzazione della strada di collegamento dei due tratti della via Rapallo nei Comuni di Capaci e Carini (tronco n. 7 della S. R. n. 5).
  • 8 - Approvazione Programma Triennale Opere Pubbliche 2017-2019 ed Elenco Annuale 2017;
  • 9 - Affidamento della riscossione coattiva delle entrate comunali relative alle sanzioni amministrative al codice della strada e le sanzioni amministrative in genere, all´Agenzia delle Entrate Riscossione a Riscossione Sicilia spa.;
  • 10 - Richiesta di attestazione e dichiarazione interesse pubblico, per il successivo rilascio del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici, ai sensi dell´art.14 comma 1 bis del DPR n.380/2001 e ss.mm.ii. recepito nella regione Siciliana dall´art.1 della L.R.n.16 del 10/08/2016 relativa agli immobili presenti nell´area industriale dismessa dell´ex stabilimento Vianini, da destinare ad attività commerciale. Ditta P.R. srl legale rappresentante Angela Pisciotta.


GARA LIDO DI CAPACI: GAETANO LO COCO 1976 FRANCESCO PAOLO CLEMENTE 1977


GIUSEPPE VASSALLO (SAN LORENZO)

VINCENZO BILLECI FIGLIO DI ROCCO BILLECI   COSTRUTTORE (Venerdi Santo processione inchino davanti alla casa di Rocco Billeci) COPACABANA 



VIANINI (CALTAGIRONE)  PALI IN CEMENTO VIA   VITTORIO EMANUELE CAPACI NEL PIANO TRIENNALE 2013 2015 AREA DESTINATA A CASERMA  RICHIESTA MODIFICA A INSEDIAMENTO COMMERCIALE ( SU CUI É  STATA APERTA INDAGINE) 



AREA PROPRIETÀ  P.R. SRL STUDIO LEGALE RENATO SCHIFANI COSTO AREA 3 MILIONI COMPARTECIPANO ALLA P.R. SRL AMMINISTRATRICE ANGELA PISCIOTTA  LA A.P. SERVICE E LA C.D.S. SPA AMMINISTRATORE MASSIMO MICHELE ROMANO PROPRIETARIO SUPERMERCATI MIZZICA-CARREFOUR SICILIA  INDAGATO OPERAZIONE DOUBLE FACE CON MONTANTE ANTONELLO 

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIOVANNI CARLO PUCCIO (24 GIUGNO 2013 SINDACO NAPOLI)


DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE 23 NOVEMBRE 2016
DELIBERA CONSIGLIO COMUNALE 10 NOVEMBRE 2017 



PIETRO PUCCIO 1954 24 LUGLIO




Sicilia, firmò dimissioni in bianco ma non lascia: gruppo sfiducia suo consigliere “Pratica per spartirsi gettoni di presenza”







Accade a Capaci, in provincia di Palermo. Nel 2013 Giancarlo Puccio era riuscito a farsi eleggere presidente del consiglio comunale dopo aver sottoscritto un contratto: si sarebbe dimesso a partire dal 31 dicembre 2015. Invece non lo ha fatto e la sua lista civica, denominata "Amicizia", ha depositato una mozione di "sfiducia costruttiva". "Si utilizzano le cariche politiche solo per incassare i bonus economici", attacca Aldo Sollami, esponente di un’altra lista civica, "La Prospettiva" di   26 APRILE 2016 

Tre anni fa aveva ottenuto l’elezione a presidente del consiglio comunale soltanto dopo aver sottoscritto un patto: a metà del mandato si sarebbe dimesso per cedere l’incarico ad un altro consigliere della sua stessa coalizione. Un modo come un altro per spartirsi il gettone di presenza, che per il presidente é più ricco rispetto a quello degli altri consiglieri. Non si trattava, però, solo di un accordo verbale, ma di un vero e proprio contratto messo nero su bianco, con tanto di lettera di dimissioni firmata al momento dell’elezione. E’ quello che è successo a Capaci, comune in provincia di Palermo, dove nel 2013 Giancarlo Puccio era riuscito a farsi eleggere sulla poltrona più alta del consiglio comunale, soltanto dopo aver sottoscritto un documento: si sarebbe dimesso dall’incarico a partire dal 31 dicembre 2015, e cioè trenta mesi dopo l’elezione.
Un caso più unico che raro, che ricorda da vicino il trattamento riservato a centinaia di lavoratori precari, costretti a firmare la lettera di licenziamento nello stesso momento in cui vengono assunti. Solo che in questo caso, i documenti firmati da Puccio non hanno, ovviamente, alcun valore legale. E infatti, proprio quando era arrivato in teoria il momento di dare seguito agli accordi presi, ecco che Puccio ci ha ripensato: avrebbe continuato a fare il presidente del consiglio comunale, senza dimettersi come aveva invece promesso due anni e mezzo prima.
Una decisione legittima, dato che nessuno potrebbe mai obbligare il presidente del consiglio comunale ad abbandonare il suo incarico solo in base agli accordi sottoscritti con la sua coalizione. Non la pensano così, però, i consiglieri comunali di una lista civica, battezzata Amicizia, che avevano eletto Puccio: furiosi per le promesse non mantenute, sono scesi sul piede di guerra. A gennaio hanno quindi depositato una mozione di “sfiducia costruttiva” (la definiscono proprio così) per il presidente del consiglio, in cui rendono nota per la prima volta l’esistenza di quel patto siglato subito dopo le elezioni. 
“La nomina del consigliere comunale Puccio Giovanni Carlo alla carica di presidente del consiglio comunale è stata frutto di un preciso, chiaro e condiviso accordo, che prevedeva l’alternanza a metà mandato nella carica di presidente del consiglio comunale con altro consigliere comunale del medesimo gruppo politico e/o della coalizione, tant’è che lo stesso sig. Puccio sottoscriveva un documento con il quale accettava le dimissioni volontarie dalla carica in questione con decorrenza 31.12.2015”, scrivono i consiglieri nella loro mozione di sfiducia, ritirata solo nei giorni scorsi, dopo che la storia aveva fatto ormai sorridere l’intera città.
“Secondo me non hanno ritenuto opportuno leggere in municipio il testo della loro mozione”, dice Aldo Sollami, esponente di un’altra lista civica, La Prospettiva. “Sicuramente è una vicenda al limite del tragicomico – continua Sollami – la verità è che a Capaci, come altrove, si utilizzano le cariche politiche solo per incassare i bonus economici: è per questo motivo che si erano accordati prima sulla durata del mandato del presidente comunale, manco fosse un contratto a progetto”. Solo l’ultimo paradosso di una terra capace di produrre precariato persino tra i politici locali.

28 Maggio 2012 - 16:53

Caltanissetta, leader industriali rieletto presidente


Camera di commercio, Montante fa il bis


Dopo due anni di mandato, Antonello Montante è stato riconfermato presidente della Camera di commercio di Caltanissetta. Ecco tutte le deleghe della giunta

Si è insediato, questa mattina, il nuovo consiglio della Camera di Commercio di Caltanissetta che ha riconfermato, all'unanimità, alla presidenza Antonello Montante. La conferma arriva dopo due anni di mandato e di un percorso di rinnovamento avviato con la nomina di Marco Venturi, nel dicembre del 2006.
Il consiglio risulta composto da: Giovanni Lillo Randazzo per il Commercio, componente più anziano, Calogero Giuseppe Valenza, Agricoltura, Salvatore Pasqualetto, per le Organizzazioni Sindacali, Beniamino Tarcisio Sberna, per l'Artigianato, Rosaria Costa per l'Industria, Sebastiano Lentini, Industria, Bernardo Casa, Servizi alle imprese, Salvatore Lorefice, Servizi alle imprese, Giuseppe Scichilone, Turismo, Antonello Montante (che si è astenuto dalla votazione), Industria, Rosario Andrea Amarù, Industria, Massimo Michele Romano, Commercio, Carmelo Turco, Trasporti e Spedizioni, Giuseppe Campione, Agricoltura, Emanuele Giuseppe Gallo, Associazioni Consumatori, Cesare Mario Domenico Giovanni Carletta, Credito e Assicurazioni, Geraci Michelangelo, Altri settori, Alio Terenzio Artigianato, componente più giovane, Lattuca Ludovica, Commercio, Marco Stefano Doria, Commercio. Mancano ancora, le due nomine dei rappresentanti dei settori della Pesca e della Cooperazione che verranno insediati dopo la nomina da parte del presidente della Regione, tramite apposito decreto. La prossima assemblea è stata fissata per il 18 giugno, data nella quale si terrà l'elezione dei componenti della giunta, composta, da 4 rappresentati (e non più da 8) oltre il presidente. Siedono in giunta, i componenti dei settori più rappresentativi, ossia, Industria, Artigianato, Agricoltura e Commercio.


Camera di commercio  In giunta una dirigente dell'Ance

PALERMO - L’associazione palermitana dei costruttori edili ha una sua importante rappresentanza nella giunta della Camera di Commercio di Palermo ed Enna. L’ingegnere Angela Pisciotta, componente del gruppo dirigente di Ance Palermo e titolare di una delle imprese storiche dell’Associazione, da ieri fa parte dei sette componenti dell’organo esecutivo. A lei è stata assegnata una delle deleghe più importanti, quella all’industria.

“È la prima volta che l’associazione dei costruttori ha una rappresentanza così rilevante all’interno della giunta della Camera di Commercio – ha commentato il presidente di Ance Palermo, Fabio Sanfratello – segno evidente del buon lavoro svolto da Angela e da tutta l’associazione di categoria in questi anni. Sono sicuro che Angela Pisciotta metterà nel nuovo incarico la stessa competenza e lo stesso impegno che ha profuso nella nostra Associazione e che questo nuovo incarico sarà di auspicio per la ripresa del settore delle costruzioni e dell’intero comparto industriale delle due provincie”.


https://livesicilia.it/2017/06/07/camera-di-commercio-in-giunta-una-rappresentante-dellance_861047/


1994 14 APRILE QUELLA BANDIERA SUL BALCONE DEL BOSS DI CAPACI 



CAPACI - C' è un paese, in Sicilia, conosciuto in tutto il mondo. E' costruito su una lingua di terra stretta tra il mare e la montagna. E' un comune di diecimila abitanti, ma in realtà è un ' quartiere' di Palermo. La sua notorietà è datata maggio 1992, mese di mattanza nelle tonnare e mese di un massacro di mafia che ha cambiato la storia d' Italia. L' altro giorno siamo andati a Capaci. E abbiamo scoperto che un notabile del posto è ossessionato dal peso del passato e dall' infame destino toccato al suo paese. Ripete a tutti "che la strage di Capaci non è avvenuta nell' onestissima e diffamata cittadina di Capaci bensì nella vicina e confinante Isola delle Femmine". Su questo terribile equivoco territoriale, tre settimane fa ha chiuso anche la campagna elettorale con un trionfo di folla e di applausi. Il notabile si chiama Giuseppe Tarallo, è stato vicesindaco democristiano, era assessore quando un anno fa il consiglio comunale fu sciolto per mafia. Giuseppe Tarallo è - ed è sempre stato - un grande capo elettore. Oggi ha cambiato bandiera e ha spostato i suoi voti. Ha aperto una bottega, l' ha fatta riverniciare e nella prima settimana di marzo si è autonominato presidente dell' unico club Forza Italia di Capaci. Siamo venuti in questo ' quartiere' di Palermo per iniziare proprio dal ' collegio delle stragi' un piccolo viaggio nella Sicilia che ha scelto il ' nuovo' con quasi un milione di voti, per l' esattezza 464.377 nelle quattro province occidentali dell' isola e 478.342 nelle cinque province orientali. Lo chiamano il ' collegio delle stragi' perché in questo tratto di costa siciliana hanno ucciso Giovanni Falcone e, quindici chilometri più a est e cinquasette giorni dopo, hanno ucciso anche Paolo Borsellino. Nelle giornate terse, all' orizzonte appare e scompare l' isola di Ustica con i misteri del suo cielo e dei suoi radar. Capaci, Via D' Amelio, Ustica, un filo rosso nello stesso collegio dove hanno votato 90 mila palermitani. A Capaci si può arrivare dall' autostrada o - scegliendo la via più lunga e tortuosa - dalla statale 113 che attraversa le borgate marinare di Palermo per entrare fino nel cuore del paese, il corso Domenico Sommariva, un viale ornato da cinquantanove bellissimi ficus. Il club di Forza Italia è proprio qui, alla fine del corso. Sulle vetrine resistono i manifesti con i volti sorridenti di Silvio Berlusconi e di Alberto Acierno, il candidato eletto qui, un giovane industriale che per tutta la ' campagna di marzo' è stato incalzato dagli avversari con domande sul pizzo e sul racket. Dal balcone del club sventola naturalmente la bandiera di Forza Italia. Una bandiera identica, per tre giorni e per tre notti ha sventolato anche su un altro balcone di Capaci. Un balcone ' importante' . La palazzina a due piani è color ocra ed è al civico 74 di corso Sommariva. A destra c' è una gioielleria, a sinistra il negozio di prodotti alimentari per animali ' Miao bau food' . La palazzina color ocra è disabitata da un anno. Da quando il proprietario, Pino Sensale, venne rinchiuso nel carcere speciale di Pianosa. Chi è Pino Sensale? Per i carabinieri è il capomafia di Capaci, uno dei venti, trenta fedelissimi boss che curavano gli interessi di Totò Riina sulla costa. Che ci faceva quella bandiera sul balcone della sua casa? "E' stato un segnale per tutti", sussurrano in paese. Catturato un anno fa in una retata contro i fiancheggiatori del Corto, Pino Sensale è tornato in libertà. Dall' altro ieri, martedì 12 aprile, passeggia come ai vecchi tempi sulla piazza di Capaci. Il paese che è diventato un ' luogo' della storia segnala la sua presenza sulla statale 113 con un cartello: "Qui, alle 17,58 del 23 maggio 1992 il potere politico mafioso ha ucciso Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre poliziotti della scorta..." Il potere politico mafioso da queste parti aveva un tempo la faccia rossa, la chioma bianca e gli occhi di tigre di Salvo Lima. E oggi? Sulla piazza di Capaci nessuno risponde. Il Comune è in fondo al corso e sembra un fortino assediato. "Per quattro voti, a novembre noi progressisti abbiamo vinto - racconta il giovane sindaco Pietro Puccio - venivamo da una brutta storia... il consiglio sciolto per mafia. Dopo tre mesi è cambiato tutto... adesso stiamo lavorando per riprenderci la dignità persa il 23 maggio del 1992". Dietro il Comune c' è un rione così degradato che lo chiamavano ' il Congo' . Al Congo hanno votato tutti - come sempre - per l' ex vicesindaco Tarallo. E cioè per il candidato di Forza Italia Alberto Acierno. Nel collegio ha preso 33 mila voti, 10 mila in più di Gianni Minà. Il neodeputato è il rampollo di una famiglia che a Palermo è abbastanza nota, famiglia di industriali, titolari delle cave di pietra pomice a Lipari. Ha dichiarato il giovane Acierno al Giornale di Sicilia, qualche giorno dopo le elezioni: "Mi sono divertito un mondo. C' era un ragazzo sempre alle costole di Gianni Minà, mio avversario, che in ogni incontro pubblico mi chiedeva se avessi mai pagato il pizzo, e io sempre a dirgli di no". La versione del ' ragazzo' - il suo nome è Antonio Vassallo, fa il fotografo ed è uno dei fondatori di quello straordinario gruppo sociale che è Giovani 88 - è un po' diversa. Ma non fa nulla, contano di più le risposte terribilmente sincere del neodeputato ai microfoni di una tivù locale e all' inviato dell' Indipendente. "Io non pago il pizzo, ma se me lo dovessero chiedere lo pagherei senz' altro fino a quando ci sarà un governo, uno Stato che non mi può tutelare, visto che imprenditori come Libero Grassi, che non pagavano il pizzo, sono stati ammazzati". "Basta con la storia che Palermo è la capitale della mafia... la mafia nasce storicamente come ribellione e tutti siamo mafiosi, nel senso migliore della parola. Libero Grassi è morto ammazzato proprio per denunciare il ricatto. Non so se lo rifarebbe... avrebbero dovuto proteggerlo. A cosa serve morire?" E' il vento ' nuovo' che soffia sulla Sicilia in questo aprile del 1994. Prima di lasciare Capaci, siamo tornati un' altra volta sull' autostrada della strage. Il manto stradale è rifatto, il grande cratere è stato ricoperto e lì vicino sono state costruite dodici villette bifamiliari. Ci sono camion che trasportano cemento e gru che girano nel vuoto. Qui, hanno ucciso Giovanni Falcone. E per salvare l' onore dell' ex vicesindaco Tarallo abbiamo controllato anche il confine tra i comuni di Capaci e Isola delle Femmine. Ha ragione Tarallo, non si senta più oppresso né offeso. Ha ragione lui per settanta miserabili metri: la strage di Capaci non è avvenuta a Capaci, ma in territorio di Isola delle Femmine. La statale 113 ci porta dopo pochi chilometri dentro uno di quei paesi ' mitici' della Sicilia: Partinico. Da queste parti dicono che è sempre stata una capitale. Della mafia, della sofisticazione vinicola, della politica isolana. Per anni abbiamo sentito parlare del ' Caf di Partinico' , ovvero sia dei tre ras della zona: il socialdemocratico Cintola, il democristiano Avellone, il socialista Fiorino. Cosa ha fatto il Caf di Partinico in queste elezioni? Come si sono schierati i capi e i sottocapi dei vecchi partiti? A Partinico, a Monreale, a San Giuseppe Jato, a San Cipirrello, a Borgetto, a Montelepre, il nuovo deputato di Forza Italia è una vecchia conoscenza... Le campagne intorno a Partinico sono disseminate da enormi silos di alluminio che riflettono una luce violenta. Dentro i silos c' è il vino o c' è l' alcol. Le distillerie sono la ricchezza e la rovina del paese, danno lavoro e inquinano, portano denaro e una fama che non è sempre lusinghiera. Un' altra ' fabbrica di posti' che lavorava a pieno ritmo a Partinico era quella di Giuseppe Avellone, un tempo potentissimo sottosegreterio alle Poste. E anche quelle di Fifì Fiorino e di Salvatore Cintola, il primo ben introdotto alla Regione e il secondo alla Provincia di Palermo. Dove sono finiti negli ultimi mesi questi tre signorotti? "Erano disorientati, sbandati, erano dei naufraghi -racconta l' ingegnere Vincenzo Bonomo della Lega Ambiente - ma poi, poi i naufraghi hanno trovato la loro zattera". L' albergo New River è un casermone costruito su una collina che domina da una parte Partinico e dall' altra Borgetto. Al New River, il ' candidato' in campagna elettorale è stato accolto con tutti gli onori dai vecchi clienti di sempre, drappelli di ex democristiani guidati da Avellone in persona, i resti del piccolo impero locale del Psdi di Cintola, truppe di ex socialisti alla ricerca di un nuovo posto al sole. Quel giorno, con loro c' era anche Antonina Bertolino, una donna ' di polso' , una manager, proprietaria dell' omonima distilleria che da anni è al centro di quella che i progressisti del luogo definiscono ' la madre di tutte le battaglie di Partinico' . Questa signora Bertolino è una ' personalità' del paese. La sua distilleria è chiusa da mesi, classificata come ' industria insalubre di prima classe' . Ma lei non si è mai data per vinta e - tra ricorsi, decreti e inchieste giudiziarie - continua la sua resistenza. La distilleria l' ha ereditata dal padre Giuseppe che l' aveva messa su con i ' risparmi americani' . La leggenda racconta che il vecchio Bertolino fosse l' autista di Alphonse Capone, più noto al grande pubblico come Al Capone. Ma se vogliamo non dar retta alle chiacchiere, accontentiamoci di scrivere chi era qui, in Sicilia, il vecchio Bertolino: il capo della ' famiglia' di Partinico di Cosa Nostra. Chi hanno portato poi in Parlamento tutti questi ' personaggi' della nostra capitale siciliana? Il deputato di Forza Italia è un elegantissimo e ossequiosissimo signore che è stato per anni segretario generale dell' Assemblea regionale. Il suo nome è Silvio Liotta, al vertice dei vertici dell' Assemblea è arrivato quando presidente del parlamento siciliano era quel furbacchione di Totò Lauricella. Ma sulla poltrona di segretario generale l' ha voluto fortissimamente Salvino Lima, un suo grande amico. Silvio Liotta - burocrate dicono di grande competenza e di grande ambizione - è stato al servizio di tutti i grandi capi politici siciliani.
ATTILIO BOLZONI
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PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 agosto 2016 Scioglimento del comune di Corleone e nomina della commissione straordinaria.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

Considerato che nel comune di Corleone (Palermo) gli organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012; 

Considerato che, dall'esito di approfonditi accertamenti, sono emerse forme di ingerenza della criminalita' organizzata che hanno esposto l'amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialita' dell'attivita' comunale; 

Rilevato, altresi', che la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalita' organizzata ha arrecato grave pregiudizio agli interessi della collettivita' e ha determinato la perdita di credibilita' dell'istituzione locale; 

Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale di Corleone, si rende necessario far luogo allo scioglimento del consiglio comunale e disporre il conseguente commissariamento, per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico e per assicurare il risanamento dell'ente locale;
Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; 

Ritenuto, inoltre, di dare adeguata informazione al Presidente della Regione Siciliana; 

Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 10 agosto 2016, alla quale e' stato debitamente invitato il Presidente della Regione Siciliana;

Decreta: 
Art. 1  Il consiglio comunale di Corleone (Palermo) e' sciolto. 

Allegato 

Al Presidente della Repubblica 
Nel comune di Corleone (Palermo) sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e l'imparzialita' degli organi eletti nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012, nonche' il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi.

 Le risultanze di alcune indagini della magistratura, unitamente ad un'attenta attivita' informativa svolta dalle forze dell'ordine, hanno fatto emergere i vincoli familiari e i rapporti che legano amministratori ed esponenti dell'organizzazione mafiosa denominata cosa nostra, nonche' alcuni significativi elementi, anche relativi a procedimenti amministrativi, che rendono plausibili tentativi di infiltrazione mafiosa all'interno dell'ente. 

La descritta situazione ha indotto il prefetto di Palermo a disporre, con decreto del 15 gennaio 2016, l'accesso presso il comune, ai sensi dell'art. 143, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUOEL), per gli accertamenti di rito. 

Al termine dell'indagine ispettiva il prefetto, su conforme parere del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo - D.D.A. e del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, ha redatto l'allegata relazione in data 23 maggio 2016, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per l'applicazione della misura prevista dall'art. 143 del TUOEL. 

I lavori della commissione hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale, la cornice criminale ove si colloca l'ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e la locale consorteria. 

Il contesto mafioso del mandamento di Corleone - che si e' connotato per il clima di omerta', di connivenze e per la forte contiguita' delle diverse consorterie locali - ha espresso, negli anni, un'organizzazione criminale particolarmente efferata ed autorevole, i cosiddetti corleonesi, che annovera personaggi la cui portata criminale ha travalicato i confini locali, mantenendo integra, nel tempo, l'organizzazione economica e sociale dei clan, nonostante le diverse vicende che hanno interessato i sodali. 

La cattura di esponenti storici e di personaggi di spicco del sodalizio e le successive condanne a lunghe pene detentive hanno fatto si' che la conduzione degli interessi di cosa nostra venisse affidata a fiduciari, legati agli esponenti criminali da stretti vincoli familiari. In tal modo, il figlio di uno stretto congiunto di un capomafia corleonese assumera' la carica di capo mandamento di Corleone in assenza del vertice mafioso, gestendo, insieme ad un altro congiunto, importanti interessi economici legati ad affari illeciti. Analogamente, nel periodo di latitanza, un diverso vertice di cosa nostra, affidera' al figlio di un vicino parente, di cui e' stato comprovato il ruolo apicale all'interno dell'organigramma corleonese, la cura degli affari dell'organizzazione criminale e la gestione dell'aspetto logistico della latitanza del boss mafioso. Lo stesso reggente del sodalizio costituira' anche il fondamentale tramite per dare esecuzione agli ordini impartiti dal latitante e per la riscossione delle tangenti sul territorio. 

Dopo l'arresto dei due fiduciari di cui si e' fatto cenno, secondo quanto risulta dalle indagini condotte dalla magistratura inquirente, il mandamento e' stato affidato ad altro sodale, che ha mantenuto stretti rapporti con le citate famiglie mafiose, essendo ad esse legato per vincoli familiari. Nel novembre 2015, il predetto sodale reggente del mandamento e' stato arrestato per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, all'esito di attivita' investigative svolte a seguito della denuncia di un funzionario di altro ente, destinatario di un episodio estorsivo. 

Le indagini hanno evidenziato la presenza sul territorio di un'organizzazione criminale prevalentemente dedita alla commissione di reati estorsivi col tipico metodo mafioso ed hanno definito ruoli e funzioni degli appartenenti al sodalizio, permettendo cosi' anche la ricostruzione dell'assetto della famiglia mafiosa di un comune contermine. A tal riguardo, infatti, le investigazioni hanno messo in luce il ruolo di riferimento e di collegamento tra la famiglia mafiosa del predetto comune e' il mandamento corleonese, svolto da un dipendente del comune di Corleone, che si e' dimostrato in grado di risolvere i conflitti tra i due gruppi criminali, con determinazione ed esercitando un potere carismatico, pur mantenendo un atteggiamento di basso profilo per non insospettire le forze dell'ordine. 

Il predetto dipendente comunale e' stato tratto in arresto nel settembre 2014 in quanto ritenuto responsabile, in concorso con altri, del reato di estorsione ed associazione per delinquere di stampo mafioso e lo scorso 22 febbraio 2016 e' stato condannato, in primo grado, alla pena di anni 12 di reclusione. Fonti tecniche di prova hanno consentito di appurare il ruolo centrale svolto dallo stesso all'interno dell'organizzazione criminale, in occasione degli incontri tra soggetti affiliati mafiosi, per programmare attivita' delittuose. 

Quanto all'amministrazione comunale, e' innanzitutto significativo che gran parte degli amministratori eletti nel corso delle consultazioni amministrative del 2012 avesse gia' fatto parte degli organi di governo dell'ente nella precedente consiliatura e, talora, anche in quella eletta nel 2002. Nella consiliatura 2007-2012, infatti, oltre la meta dei consiglieri dell'ente erano gia' stati componenti del consiglio comunale e, in particolare, il sindaco in carica aveva svolto le funzioni consiliari ed il vicesindaco quelle di presidente del consiglio comunale. 
Dalle risultanze dell'accesso emerge anche una contiguita' tra esponenti della criminalita' organizzata corleonese o tra persone ad essi vicine e gli amministratori comunali, favorita da un fitto intreccio di legami parentali, da rapporti di frequentazione o da una comunanza di interessi economici. 

Gli accertamenti ispettivi hanno, inoltre, messo in luce alcune circostanze indicative dei rapporti tra i componenti del governo locale e cosa nostra. 

I legami tra la famiglia del sindaco e la locale famiglia mafiosa sono suggellati anche da particolari vincoli che assumono, in quel territorio, un alto valore simbolico all'interno delle consorterie: si tratta della scelta del "padrino" o della "madrina" in occasione della celebrazione di sacramenti religiosi. Emblematica e' la circostanza che i "padrini" sia del primo cittadino che di un suo stretto parente siano esponenti o persone strettamente imparentate con personaggi della mafia locale.

 Tra gli amministratori, assume rilievo l'incontro tra un assessore ed un soggetto condannato per associazione di stampo mafioso avvenuto all'interno di un esercizio commerciale, nel febbraio 2015, nel corso del quale i due si sono salutati scambiandosi il rituale "doppio bacio" mafioso. 

Quanto ai consiglieri comunali, rileva ai fini della presente relazione il danneggiamento ad un escavatore subito da un amministratore, eletto tra le fila della maggioranza ma passato all'opposizione per contrasti con il sindaco. 

L'evento - secondo le successive indagini - è da ritenere una forma di ritorsione nei confronti del consigliere, considerato troppo vicino ad un imprenditore - titolare di una ditta individuale e di altra società - con il quale aveva costituito una società imprenditoriale di fatto, non legalmente formalizzata. Infatti, l'escavatore, di proprietà dell'imprenditore era in realtà in uso esclusivo dell'amministratore che, nella circostanza, dichiarava agli inquirenti di aver acquistato il mezzo, ma di non aver ancora provveduto al relativo passaggio di proprietà. Dell'imprenditore, il cui nominativo risulta nell'albo delle ditte di fiducia dell'ente, relativo agli anni 2012/2015, il prefetto di Palermo segnala i rapporti con la consorteria mafiosa. 

Nel corso di indagini finalizzate ad individuare gli autori di un reato di tentata estorsione ai danni di un imprenditore - titolare di una ditta che è risultata affidataria nel 2013 di lavori presso il campo sportivo comunale - è emerso che un soggetto, poi divenuto consigliere comunale a Corleone, si era interessato affinché' il predetto imprenditore facesse lavorare, all'interno del cantiere, una ditta vicina a cosa nostra, nonché' il congiunto di un sodale e un mafioso appena scarcerato, parente e fiancheggiatore del locale capomafia, di cui si è detto in precedenza. 

Nella vicenda e' coinvolto anche il predetto dipendente comunale - allora custode del campo sportivo, nei cui uffici si svolgevano incontri tra associati ed affiliati mafiosi per programmare attività delittuose - che ha esercitato pressioni finalizzate all'assunzione dell'esponente malavitoso. 

Emblematica e' la circostanza che il comune non si sia costituito parte civile nel procedimento penale instaurato dopo l'arresto del proprio dipendente. 

Gli accertamenti ispettivi della commissione d'accesso tratteggiano una struttura amministrativo-burocratica formata da soggetti legati tra loro da rapporti parentali o adusi a frequentazioni controindicate. 

L'apparato burocratico ha subito, nel tempo, diversi interventi di riorganizzazione, con frequenti cambi ai vertici dei settori e con la costituzione di due ulteriori uffici tecnici posti alle dipendenze di persone assunte con contratto a tempo determinato e part-time, cui sono state attribuite mansioni sottratte alle strutture gia' esistenti. L'iniziativa di nominare i due nuovi capi-settore, secondo quanto riferito da due amministratori dell'ente, sarebbe stata assunta direttamente dal sindaco, senza consultazioni con la maggioranza consiliare e con la giunta, ed avrebbe inciso sulle competenze di due dirigenti tecnici di molo del comune, preposti ai servizi le cui attribuzioni sono state ridotte. 

La rete familiare e la comunanza di interessi con la criminalista' organizzata ha costituito il substrato nel quale si e' esplicato il condizionamento dell'amministrazione, comprovato da una serie di fatti gravi e concreti, che hanno determinato una situazione di vantaggio per soggetti facenti parte di cosa nostra o vicini alla consorteria, la cui responsabilità' deve essere ricondotta all'ente. 

Le attivita' connesse alla gestione del ciclo dei rifiuti sono quelle che suscitano maggiore interesse da parte della criminalità' organizzata, sia per gli enormi proventi che ne derivano, sia per la possibilità' di esercitare un capillare controllo del territorio. 

Il comune di Corleone - che insieme ad altri comuni faceva parte dell'Area Territoriale Ottimale Palermo 2 (ATO PA 2), oggi in fallimento - sfruttando le difficolta' incontrate dalla societa' incaricata della raccolta, ha garantito a societa' private, collegate a consorterie mafiose locali, lo svolgimento del servizio di raccolta rifiuti. 

Secondo quanto emerge anche dagli atti della commissione d'accesso, il comune ha perseguito gli interessi delle locali famiglie mafiose, fin dai primi momenti di crisi dell'ATO, ostacolando le procedure comunali relative all'istituzione dell'Area di raccolta ottimale (ARO), prevista da specifiche disposizioni regionali in materia di gestione del ciclo dei rifiuti. 

Grave e', infatti, la circostanza che nonostante, nel 2014, l'Ufficio tecnico comunale avesse preparato tutta la documentazione costitutiva dell'ARO, nonche' il Piano di intervento per la raccolta dei rifiuti solidi urbani sul territorio di Corleone, dopo l'approvazione da parte della giunta, la relativa delibera consiliare non sia mai stata adottata, per espressa volonta' del sindaco. 

Per contro, il sindaco, dal mese di febbraio 2015, ha dato avvio ad una gestione straordinaria del servizio disponendo, con proprie ordinanze contingibili ed urgenti, interventi sussidiari attraverso noli affidati a due imprese, di cui una riconducibile ad un soggetto vicino alla locale famiglia mafiosa, che ne e' di fatto l'amministratore, e l'altra amministrata da un componente del consiglio di amministrazione della prima. 

Nei' confronti delle predette ditte, il prefetto di Palermo, lo scorso 15 luglio 2016,
ha emanato distinti provvedimenti interdittivi, disponendo anche, per una delle imprese, la cancellazione e, per l'altra, il diniego dell'iscrizione nella cosiddetta white list, istituita presso la prefettura di Palermo. 

Gli accertamenti svolti dalla commissione di accesso hanno reso evidente che i noli contratti dall'amministrazione comunale celano un vero e proprio affidamento di appalto del servizio. 

Il prefetto osserva che, solo nel novembre 2015 e nel febbraio 2016, i rapporti con la seconda ditta saranno disciplinati con due contratti stipulati in forma pubblica, ma privi dei piu' elementari requisiti dell'atto pubblico e, cioe', dell'indicazione circa l'esatta durata del contratto e della specificazione del costo del servizio in un arco temporale preciso. Infatti, la durata dell'appalto viene collegata "all'esaurimento delle risorse impegnate". 

Singolare e' anche la circostanza che i due contratti siano stati sottoscritti in vigenza di un atto di indirizzo della giunta che - esercitando una competenza impropria - dichiara cessato lo stato di emergenza ed incarica il responsabile del servizio di espletare una regolare procedura di' gara. 

Il comune di Corleone ha esternalizzato il servizio di accertamento e riscossione dei tributi, scegliendo un concessionario tra le societa' selezionate da un'associazione costituita per l'espletamento di alcuni servizi, alla quale l'ente ha aderito con delibera di giunta del dicembre 2013. L'iniziativa dell'amministrazione aveva lo scopo di abbattere i tempi necessari per l'indizione di una eventuale gara da gestire in proprio, perseguendo, nel contempo, obiettivi di economicita', convenienza e contenimento dei costi. 

La scelta del comune ha trovato, tuttavia, la ferma opposizione del collegio dei revisori che aveva contestato la convenienza economica dell'iniziativa, evidenziando anche un non proficuo utilizzo del personale del competente ufficio comunale. Peraltro, anche l'Autorita' nazionale anticorruzione aveva obiettato che la ditta prescelta non rispondeva ai modelli organizzativi previsti dalla vigente normativa e che le gare espletate dalla societa' risultavano prive del presupposto di legittimazione. 

Nonostante i rilievi, il servizio risulta ancora esternalizzato ed e' svolto da una ditta subentrata alla prima societa' assegnataria, la quale detiene il 45% delle quote azionarie dell'attuale gestore. Dall'esame della situazione economica del comune, a far data dall'affidamento del servizio al concessionario, si registra un calo di oltre 40 punti percentuali nella riscossione ordinaria dei tributi, che passa dal 73% al 25%. 

Tra gli utenti morosi vi sono esponenti della locale consorteria e familiari di amministratori ed e' inoltre significativo che il referente della societa' sia stato consigliere della prima assegnataria e sia affine del capo di un mandamento contiguo a quello di Corleone, come e' stato accertato nel corso di indagini condotte dalle forze di polizia.

 Come rileva il prefetto di Palermo, i titolari di molte delle imprese iscritte all'albo si trovano in rapporti di forte contiguita' o addirittura di appartenenza alle locali consorterie mafiose. Dette ditte sono risultate destinatarie di affidamenti diretti o a trattativa privata per l'esecuzione di lavori o per l'espletamento di servizi di competenza comunale. Si fa, in particolare, riferimento ai lavori eseguiti negli anni 2012-2015 da una ditta il cui titolare e' aduso a frequentazioni controindicate ed e' stato coinvolto nella vicenda relativa alla tentata estorsione di cui si e' gia' parlato ed a quelli affidati in via diretta ad altra ditta, i cui soci sono stati reiteratamente notati dalle forze di polizia in compagnia di esponenti, anche di spicco, del clan locale. 

Quanto ai servizi, viene segnalato quello relativo alla mensa scolastica, assegnato ad una ditta vicina alla criminalita' organizzata, con procedura anomala caratterizzata dal frazionamento dell'appalto, che e' quindi rimasto sempre sotto-soglia.

 Anche in occasione dell'affidamento di incarichi legali, l'azione dell'ente e' stata condizionata dagli interessi della criminalita' organizzata: nonostante il comune si sia dotato di un albo di legali di fiducia e la relativa attivita' sia disciplinata da disposizioni regolamentari, la difesa dell'amministrazione in tutti i contenziosi stragiudiziali e' stata affidata ad un avvocato legato da vincoli parentali con la famiglia mafiosa corleonese. 

Nonostante la precaria situazione finanziaria e le raccomandazioni del collegio dei revisori, l'amministrazione ha erogato un generoso contributo ad una associazione, consentendole anche di realizzare una manifestazione per le vie cittadine, senza versare il pagamento per l'occupazione del suolo pubblico. Anche in questo caso, rilevano i vincoli familiari degli amministratori dell'associazione - di cui e' vicepresidente un amministratore comunale - con un esponente malavitoso locale. 

Dalle risultanze dell'accesso emergono, inoltre, i rapporti tra l'amministratore protagonista del citato fatto avvenuto all'interno dell'esercizio commerciale e un'associazione sportiva, reiteratamente destinataria di contributi negli anni 2012, 2013 e 2015, nonostante i pareri contrari espressi dal responsabile del servizio - che aveva osservato la mancata produzione della documentazione prevista dal regolamento dell'ente - e dal Segretario generale che, in qualita' di responsabile dell'anticorruzione, rilevava l'assoluta inopportunita' ed incoerenza dell'elargizione rispetto al Piano triennale per la Prevenzione della Corruzione. 

Il prefetto di Palermo segnala anche una serie di vicende che meritano, in questa sede, una particolare attenzione. 

La prima riguarda la partecipazione ad una manifestazione internazionale di una ditta riconducibile alla criminalita' organizzata, il cui titolare ha attivamente sostenuto la candidatura dell'attuale sindaco. Nell'occasione, la selezione dei partecipanti - che in adesione alle previsioni di un progetto europeo avrebbe dovuto riguardare un massimo di venti operatori agro-alimentari della provincia - e' stata gestita dall'amministrazione comunale in modo da assicurare la partecipazione all'evento esclusivamente alla predetta ditta e, per di piu', con oneri a carico del comune. Sulla vicenda e' stato avviato un procedimento penale, in fase di indagini preliminari. 

Un'altra vicenda riguarda l'assunzione, nel mese di aprile 2015, di uno stretto congiunto del locale capomafia, presso una scuola statale, in relazione ad una sentenza del Tribunale amministrativo regionale Sicilia che sanciva l'obbligo per l'ente di assegnare una assistenza igienica in favore di un minore. La procedura di reclutamento e' connotata da lacune ed anomalie, tanto evidenti da indurre al deferimento all'autorita' giudiziaria del funzionario responsabile. 

Viene, infine, segnalato il comportamento del sindaco in relazione ad un progetto commerciale per la raccolta del latte proveniente dall'Alto Belice, da convogliare presso un impianto di proprieta' comunale per essere poi trasferito fuori regione ed immesso nella grande distribuzione. Fonti tecniche di prova attestano l'interesse di cosa nostra a monopolizzare l'intera raccolta del latte nell'area corleonese, attraverso un accordo sul prezzo di detto bene primario che avrebbe consentito all'organizzazione criminale di essere piu' competitiva sul mercato. 

E' un dato fattuale la circostanza che al sopralluogo presso l'impianto comunale - organizzato da un esponente malavitoso locale sfruttando i solidi rapporti con un congiunto del sindaco - abbia partecipato il primo cittadino, che ha accolto i partecipanti all'incontro. Secondo quanto risulta dalle predette prove tecniche, al termine della visita all'impianto il boss ha riferito ad un proprio parente la disponibilita' del congiunto del sindaco ad intercedere presso l'amministrazione comunale per ottenere un canone d'affitto conveniente. 

Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto hanno rivelato una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Corleone, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che determinano lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della collettivita', rendendo necessario l'intervento dello Stato per assicurare il risanamento dell'ente. 

Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Corleone (Palermo), ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. 

In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi. 
Roma, 4 agosto 2016 

Il Ministro dell'interno: Alfano 
Art. 2
 La gestione del comune di Corleone (Palermo) e' affidata, per la durata di diciotto mesi, alla commissione straordinaria composta da: 
dott.ssa Giovanna Termini, viceprefetto; 
dott.ssa Rosanna Mallemi viceprefetto aggiunto; 
dott.ssa Maria Cacciola, funzionario economico-finanziario. 
Art. 3 
La commissione straordinaria per la gestione dell'ente esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche. 
Dato a Selva di Val Gardena, addi' 12 agosto 2016 
MATTARELLA 
Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri
Alfano, Ministro dell'interno 
Registrato alla Corte dei conti il 22 agosto 2016 Ufficio controllo atti Ministeri interno e difesa reg.ne prev. n. 1583 


Tra i fermati - tutti vicini a Totò Riina - c'è anche Rosario Lo Bue, capomafia già finito in carcere nel 2008, ma poi assolto e liberato. "Chi l’ha portato qua con i voti degli amici? - dicono nelle intercettazioni riferendosi al ministro dell'Interno - E’ andato a finire là con Berlusconi e ora si sono dimenticati tutti". Il ministro non commenta: "Di questo parlo dopo" 20 NOVEMBRE 2015

Antonino Di Marco gestiva appalti in provincia e terreni della Curia di Monreale. I carabinieri l'hanno intercettato mentre entra nella segreteria politica del deputato regionale Nino Dina. E nel suo covo dava lezioni di mafia ai più giovani: "C'è bisogno di serietà, educazione e rispetto". Fermate cinque persone 23 SETTEMRE 2014

VINI GENNARO PARTECIPA DAL 10 AL 12 APRILE DEL 2013 A SAN PIETROBURGO ALLA INTERFOOD

La pena più alta è stata inflitta a Antonino Di Marco (12 anni), ex impiegato comunale e custode del campo sportivo di Corleone. Undici anni a Paolo Masaracchia, 11 anni e 8 mesi per Nicola Parrino, 8 anni e 4 mesi per Franco Dugo, 9 anni e 8 mesi per Pasqualino Dugo e 9 anni per Ciro Badami. L'altro imputato, Antonino Lo Bosco, è deceduto. 22 FEBBRAIO 2016

Messa a norma complesso sportivo Comunale EURO  1.499.635,45


AGRIGENTO GREGORIO, BAGARELLA, Ciancimino, CONSORTILE ESPERIA, CORLEONE, D'UGO, DI MARCO ANTONINO, ESTORSIONI, ROSARIO LO BUE, MASARACCHIA, NO VE MA, PARRINO, PILLITTERI,provenzano, SAVONA LEA, ANTONINO SPERA, TOTÒ RIINA, Trade Eco Service,RTI INFOTIRRENA,ASMEL,VINI GENNARO,SAN PIETROBURGO,


DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 novembre 2012

Scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine e nomina della commissione straordinaria.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

Considerato che nel comune di Isola delle Femmine (Palermo) gli organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009; 

Considerato che dall'esito di approfonditi accertamenti sono emersi collegamenti diretti ed indiretti tra componenti del consesso e la criminalita' organizzata locale; 

Ritenuto che la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalita' organizzata arreca grave pregiudizio per gli interessi della collettivita' e determina lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale; 

Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale di Isola delle Femmine, si rende necessario far luogo allo scioglimento del consiglio comunale e disporre il conseguente commissariamento, per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico ed assicurare il risanamento dell'ente locale; 

Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; 

Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante; 

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 9 novembre 2012 alla quale e' stato debitamente invitato il Presidente della Regione Siciliana; 

Decreta: 
Art. 1 

Il consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo) e' sciolto per la durata di diciotto mesi

Art. 2 

La gestione del comune di Isola delle Femmine (Palermo), e' affidata alla commissione straordinaria composta da: 
dott. Vincenzo Covato - viceprefetto a riposo; 
dott.ssa Matilde Mule' - viceprefetto aggiunto; 
dott. Guglielmo Trovato - dirigente di II fascia
Art. 3 
La commissione straordinaria per la gestione dell'ente esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche. 

Dato a Roma, addi' 12 novembre 2012

NAPOLITANO 

Monti, Presidente del Consiglio dei 
Ministri 

Cancellieri, Ministro dell'interno Registrato alla Corte dei conti il 16 novembre 2012 Registro n. 7, interno foglio n. 185

ALLEGATO
Al Presidente della Repubblica

Il comune di Isola delle Femmine (Palermo), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009, presenta forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che compromettono la libera determinazione e l'imparzialita' degli organi elettivi, il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per lo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica.

I contenuti di alcuni esposti trasmessi alla prefettura di Palermo ed alla locale stazione dell'Arma dei Carabinieri ponevano in evidenza svariate circostanze in base alle quali l'amministrazione comunale di Isola delle Femmine sarebbe stata soggetta all'influenza della locale criminalita' organizzata. 

In relazione a tali segnalazioni ed al fine di verificare la sussistenza di forme di condizionamento e di infiltrazione delle locali consorterie nei confronti degli amministratori comunali il prefetto di Palermo, con decreto del 3 aprile 2012, ha disposto l'accesso presso il suddetto comune ai sensi dell'art. 1, comma 4, del decreto legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, per gli accertamenti di rito.

 All'esito degli accertamenti effettuati, la commissione incaricata dell'accesso ha depositato le proprie conclusioni, sulle cui risultanze il prefetto di Palermo, sentito il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica integrato con la partecipazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, che si e' pronunciato all'unanimita', ha redatto l'allegata relazione in data 30 agosto 2012, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale. 

I lavori svolti dalla commissione d'indagine hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale, la cornice criminale ed il contesto ambientale ove si colloca l'ente locale. 

Il territorio del comune di Isola delle Femmine e' contraddistinto dal controllo operato da un esponente della criminalita' organizzata, originario del luogo, condannato con sentenza emessa dal G.U.P. di Palermo il 20 dicembre 2000 e divenuta irrevocabile il 7 ottobre 2003 a 4 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso ai sensi dell'art. 416-bis c. p. commi 1, 3, 4 e 6. In particolare la citata sentenza ha accertato l'appartenenza dello stesso all'associazione mafiosa «cosa nostra» con un ruolo incisivo nell'ambito della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine. 

Il citato capo mafia e' stato nuovamente tratto in arresto nel 2010, nell'ambito di altra operazione giudiziaria, ed e' tuttora detenuto. E' gravemente indiziato in relazione al reato di direzione dell'associazione mafiosa «cosa nostra» quale promotore e organizzatore delle relative attivita' illecite avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento per commettere delitti contro la vita, l'incolumita', il controllo di attivita' economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici per intervenire sulle istituzioni e la pubblica amministrazione. 

Unitamente al citato capo famiglia, nel contesto criminale che esercita l'influenza sul territorio comunale, operano anche altri personaggi appartenenti all'organizzazione malavitosa, di elevato spessore criminale, con precedenti per reati associativi e considerati persone socialmente pericolose. 

L'accesso ispettivo ha consentito di individuare un insieme di cointeressenze, relazioni e frequentazioni tra esponenti della locale famiglia mafiosa, al cui vertice e' il citato capo mafia, con componenti dell'apparato politico nonche' di quello burocratico. In tal modo sono stati evidenziati quegli elementi che dimostrano la condizione di penetrazione della locale organizzazione criminale nelle diverse sfere della vita amministrativa dell'ente. 

In particolare sono stati riscontrati legami parentali, a diversi livelli, tra alcuni componenti della giunta e del consiglio comunale con la criminalita' organizzata, nonche' ricorrenti ed inopportune frequentazioni. 

Viene posto in evidenza come, sebbene la limitata estensione territoriale ed limitato numero di abitanti dell'ente avrebbe dovuto consentire a coloro che rivestono cariche pubbliche di esercitare un vaglio attento delle dinamiche sociali e delle sfere relazionali ponendo cosi' maggiore attenzione alle scelte politico amministrative, i diversi personaggi politici non hanno in alcun modo posto in essere una effettiva presa di distanza dalle locali organizzazioni criminali. 

Il comune di Isola delle Femmine e' caratterizzato da una sostanziale continuita' amministrativa che si evince dall'avvicendamento nei ruoli di vertice dell'ente da parte delle stesse persone: l'attuale sindaco, al suo secondo mandato consecutivo, aveva gia' svolto, nei mandati immediatamente precedenti all'elezione a primo cittadino, le funzioni di vice sindaco; il sindaco eletto nelle tornate amministrative del 1993 e 1998 ha successivamente svolto fino al 2006, le funzioni di vice sindaco; tre degli attuali componenti della giunta ed il presidente del consiglio comunale hanno rivestito cariche politiche nella precedente consiliatura. 

Le ingerenze della criminalita' nelle funzioni e nelle attivita' svolte dal comune si sono tradotte in molteplici illegittimita', abusi, anomalie e sviamenti dell'attivita' amministrativa volti a favorire economicamente o sotto forma di altre utilita' persone o societa' direttamente o indirettamente collegati ad esponenti della locale consorteria mafiosa. 

E' stato rilevato che talune distorsioni gestionali dell'ente, poste in essere in favore di soggetti vicini alla locale famiglia mafiosa, hanno radici nelle amministrazioni avvicendatesi nel corso degli anni e si sono ripetute in costanza dei due mandati elettorali guidati dall'attuale sindaco. 

Fattori che attestano la penetrazione malavitosa sono emersi dall'analisi delle procedure di aggiudicazione degli appalti di lavori servizi e forniture. E' stata riscontrata la ricorrenza di quei caratteri indiziari che connotano i sistemi di gestione illegale delle gare ad evidenza pubblica, quali la presenza ripetuta delle medesime ditte in gare diverse con un avvicendamento delle stesse nelle aggiudicazioni nonche' la riferibilita' di tali aziende a cosche mafiose locali.

Piu' in particolare, la commissione d'indagine ha constatato come l'amministrazione comunale, nel tempo, abbia costantemente disapplicato i rigorosi dettami stabiliti per l'espletamento delle gare pubbliche, facendo ricorso a procedure ristrette per la scelta del contraente, procedure negoziate o a trattativa privata di cui all'art. 57 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 o mediante cottimo fiduciario ai sensi dell'art. 125 del citato decreto. Il ricorso a tali procedure non era giustificato dai necessari caratteri di urgenza ed indifferibilita' per gli specifici casi e tanto piu' conciliabile con le dovute precauzioni che devono connotare l'attivita' di un comune che si trova ad operare in un territorio notoriamente contraddistinto da interferenze illecite. 

Gravi e persistenti anomalie hanno interessato le procedure di affidamento di lavori mediante appalto pubblico. E' risultato infatti che in alcuni casi l'amministrazione ha frazionato gli importi dei lavori; con tali modalita' operative e' stato possibile eludere le puntuali disposizioni in materia. 
In altre procedure e' stata applicata la normativa sulla fornitura di beni, mentre si sarebbe dovuto applicare quella concernente la prestazione di opere.

E' emblematico di uno sviamento dell'attivita' amministrativa il frequente ricorso alla procedura del cottimo fiduciario, connotato da anomalie per la riscontrata mancata adozione del regolamento sulle modalita' di affidamento di lavori pubblici mediante cottimo fiduciario e la mancata adozione del relativo albo delle imprese di fiducia. 

L'assenza di tali strumenti organizzativi ha fatto si' che il comune di Isola delle Femmine, per l'espletamento delle gare di affidamento dei lavori da eseguire, adottasse procedure in contrasto con i principi di trasparenza, rotazione e parita' di trattamento e comunque non in linea con le disposizioni contenute nel citato decreto legislativo n. 163/2006. 

La relazione prefettizia ha messo in rilievo che il complessivo quadro delle evidenziate anomalie e irregolarita' poste in essere nel corso delle due ultime consiliature guidate, sempre dallo stesso primo cittadino, e' la dimostrazione di come
l'infiltrazione criminale abbia condizionato l'azione dell'amministrazione comunale. 

Nello specifico tale condizionamento e' rilevabile dalle seguenti iniziative dell'ente. 

 E' il caso della procedura concernente i lavori di collegamento del
sistema fognario comunale ad un depuratore consortile. In particolare e' stato verificato che sulle buste pervenute al comune e contenenti le offerte delle ditte interessate non veniva posto l'orario di arrivo, non consentendo in tal modo di' adottare il criterio secondo cui le varie offerte dovevano essere ordinate progressivamente. La societa' vincitrice doveva inoltre essere esclusa atteso che la documentazione dalla stessa depositata e' risultata insufficiente rispetto a quanto previsto dal disciplinare di gara, non avendo prodotto la stessa societa' ne' la cauzione provvisoria ne' idonea documentazione comprovante il prescritto versamento all'autorita' per la vigilanza sui lavori pubblici. 

Le diverse irregolarita' riscontrate, sia sotto il profilo sostanziale sia sotto il profilo formale, attestano l'avvenuta penetrazione della criminalita' nell'ente per il fatto che la gara in esame si e' conclusa proprio con l'aggiudicazione dei lavori ad una societa' che presenta forti elementi di controindicazione L'amministratore unico della stessa e' uno stretto congiunto di un soggetto tratto in arresto per il reato di associazione mafiosa e la medesima societa', nell'ambito delle relative indagini giudiziarie, e' stata sottoposta a perquisizione. 

Ulteriori anomalie hanno contraddistinto la fase di esecuzione dei lavori ed in particolare l'affidamento in subappalto di parte degli stessi ad una ditta riconducibile alla locale famiglia mafiosa. La commissione d'indagine ha posto in rilievo che in occasione dell'autorizzazione del sub appalto in questione la prefettura di Palermo aveva rappresentato al comune di Isola delle Femmine gli aspetti di controindicazione del subappalto in argomento, atteso che in occasione dell'istruttoria svolta per un'altra procedura di gara nei confronti della stessa ditta era stata emessa interdittiva antimafia. 

Inoltre, da parte della prefettura, era stato fatto presente all'ente locale che se avesse aderito al protocollo di legalita', la procedura di subappalto in esame sarebbe rientrata in quelle per cui sarebbe stato obbligatorio effettuare la verifica antimafia, con il conseguente effetto che la societa' in questione non avrebbe potuto essere affidataria del sub appalto. 

La mancanza di controlli da parte dell'ente nella fase di esecuzione delle opere ha tra l'altro favorito un ripetuto ed illegittimo ricorso alla stipula di subappalti, affidati a diverse societa', per un importo complessivamente superiore al limite del 30% del valore dell'appalto, in contrasto con quanto previsto dalla normativa di settore. 

Concorre a delineare il quadro di cointeressenze sussistenti tra amministrazione e locale criminalita' l'esame della procedura concernente i lavori di «ristrutturazione approdo e movimentazione della zona destinata ai pescatori nel porto di Isola delle Femmine», caratterizzata da distorsioni ed irregolarita' che assumono particolare rilievo in ragione della contiguita' ad ambienti mafiosi dei vertici della societa' che si e' aggiudicata l'appalto. 

L'amministratore unico e' figlio di un esponente della locale organizzazione mafiosa, condannato con sentenza del Tribunale di Palermo del 20 luglio 2000 perche' indiziato del reato di cui all'art. 416-bis per aver concorso con altre persone, in qualita' di titolare di impresa operante nel settore edile, alle attivita' ed al perseguimento degli scopi dell'associazione mafiosa denominata «cosa nostra». 

Le risultanze investigative avevano evidenziato che lo stesso, unitamente ad altri, aveva consentito che soggetti collegati all'organizzazione «cosa nostra» si aggiudicassero i lavori commissionati da un'amministrazione comunale della provincia di Palermo attraverso la previa consegna, ai titolari delle imprese concorrenti, delle buste contenenti le offerte presentate dalle ditte partecipanti alle varie gare di appalto, in modo tale da pilotare l'esito finale delle stesse.

Nel senso della evidenziata continuita' amministrativa si e' rivelato anche l'esame della procedura per l'appalto di manutenzione delle fognature e caditoie, servizio che, a seguito della rinuncia da parte della ditta che si era aggiudicata la gara, e' stato affidato ad una societa' che presenta gravi forme di controindicazione. 

Detto aspetto e' connesso alla circostanza che la stessa societa' risulta collegata ad altra azienda operante nello stesso settore d'attivita' e che i proprietari e gli amministratori delle due societa' presentano stretti legami parentali con esponenti di rilievo della locale criminalita' organizzata. Questi ultimi, nel passato, hanno favorito la latitanza di soggetti criminali di primissimo rilievo ed inoltre uno di detti esponenti e' stato condannato per reati associativi. 
Il gruppo familiare in argomento, peraltro, ha partecipato ad iniziative di costruzioni edili unitamente ad altri soggetti controindicati. 

L'organo ispettivo ha posto in rilievo come il comune di Isola delle Femmine, nel corso degli anni, abbia frequentemente affidato alla predetta societa' una ripetuta serie di lavori pubblici facendo ricorso a ordinanze sindacali di intervento straordinario o a gare informali a trattativa privata. Gli evidenziati, ripetuti affidamenti portano a ritenere fondatamente che la societa' in questione sia una vera e propria «fiduciaria» del comune di Isola delle Femmine. 

In tale contesto le iniziative per la diffusione della legalita' intraprese dall'amministrazione comunale sono apparse piu' che altro come mere «operazione di facciata» atteso che, come evidenziato, diversi settori del comune si sono rivelati soggetti a gravi forme di condizionamento e solamente il 27 febbraio 2012 l'ente ha aderito al protocollo di legalita' Carlo Alberto Dalla Chiesa. 

Anche le procedure analizzate nel settore urbanistica e territorio hanno evidenziato i caratteri di una sostanziale linea di continuita' con le modalita' operative adottate dalle amministrazioni succedutesi negli anni precedenti. 

Significativo in tal senso si e' rivelato l'esame di alcune concessioni edilizie connotate da favoritismi ed anomale cointeressenze. Al riguardo giova sottolineare che il comune di Isola delle Femmine e' sottoposto ad una serie di vincoli di diversa natura, archeologici, idrogeologici e sismici, per cui ogni procedura avrebbe dovuto essere piu' rigorosa e maggiormente rispettosa delle varie normative di settore. 

L'iter per l'approvazione del piano regolatore generale, avviato dal comune verso la meta' degli anni '90, si e' rilevato farraginoso e caratterizzato da un'estrema lentezza. Il Piano e' stato adottato solo nell'agosto dell'anno 2007 nel corso del primo mandato dell'attuale sindaco. La procedura volta all'approvazione definitiva del nuovo strumento urbanistico, tuttavia, non puo' ritenersi ancora conclusa. L'insieme di tali circostanze, che hanno consentito all'ente di continuare ad avvalersi di strumenti non adeguati alle esigenze del territorio, si sono rivelate un utile mezzo per agevolare gli interessi economici di soggetti riconducibili ad ambienti controindicati. 

Emblematica in tal senso e' la vicenda relativa ad una concessione edilizia per la realizzazione di tre ville unifamiliari, rilasciata proprio in prossimita' della tornata elettorale che ha visto nuovamente eletto l'attuale sindaco. 

A seguito di un esposto, il locale comando Carabinieri richiedeva al competente ufficio della Regione una verifica della concessione in esame. Tale organo, all'esito dell'accertamento esperito, rappresentava che la concessione doveva ritenersi illegittima per mancanza dei presupposti richiesti dalla normativa di settore.

Lo sviamento dell'attivita' amministrativa e l'attitudine ad operare in violazione dei principi di legalita' risulta evidente ove si consideri che l'amministrazione comunale, pervicacemente, decideva di non modificare in alcuna parte i contenuti della suddetta concessione pur a fronte di un secondo intervento della Regione che confermava l'illegittimita' del provvedimento ed evidenziava la competenza del comune all'annullamento dell'atto. 

Tali illegalita' procedurali sono risultate funzionali ad assecondare interessi illegali in quanto i beneficiari della concessione in argomento sono stretti congiunti di un esponente di spicco della locale famiglia mafiosa, di professione costruttore, che risulta aver avuto partecipazioni societarie con soggetti colpiti da provvedimenti giudiziari per associazione di tipo mafioso. 

Ulteriori anomalie sono emerse dall'esame di un'altra concessione edilizia per la mancanza dei presupposti per il rilascio della concessione stessa; l'indagine ispettiva ha inoltre evidenziato la mancata riscossione, da parte dell'ente, degli oneri di urbanizzazione e dei costi di costruzione. 

Tale procedura era stata avviata sin dal 2001 dai precedenti proprietari del fondo che, dopo una lunga e complessa vicenda amministrativa, protrattasi per anni con gli uffici comunali, vendevano l'area ad una ditta la cui riconducibilita' ad ambienti controindicati era nota ai competenti uffici comunali. Tale societa' solo dopo pochi mesi dalla richiesta di voltura della pratica in esame otteneva il rilascio del provvedimento richiesto. 

Ulteriori aspetti emblematici della complessiva vicenda sono rinvenibili nella circostanza che, solo a seguito di un'operazione di polizia e del connesso arresto di uno stretto congiunto del socio amministratore della suddetta societa', il responsabile dell'ufficio tecnico comunale chiedeva alla locale procura della Repubblica ed alla prefettura di Palermo di conoscere se la societa' a cui favore era stata rilasciata la concessione edilizia fosse riconducibile all'esponente della criminalita' tratto in arresto. 

La commissione d'indagine al riguardo ha posto in evidenza, anche in questo caso, l'assenza di controlli e verifiche da parte dell'ente, atteso che elementi di controindicazione sulla societa' in argomento erano gia' da tempo a disposizione del comune di Isola delle Femmine in quanto la stessa prefettura aveva in precedenza segnalato, in occasione di altra procedura, i rapporti esistenti tra il soggetto tratto in arresto e la famiglia titolare delle quote sociali a cui era stata rilasciata la concessione edilizia. 

Significativi elementi di cointeressenze tra criminalita' organizzata ed amministratori comunali emergono altresi' dalla circostanza che alla votazione di talune delibere concernenti l'assetto urbanistico ha partecipato anche il consigliere comunale che, poco tempo dopo la votazione delle stesse, ha redatto in qualita' di tecnico incaricato dalla societa' proprietaria dell'aera la relazione finale per l'adeguamento del progetto di costruzione relativo alla concessione in argomento. 

Illegittimita' hanno caratterizzato anche la complessa procedura, protrattasi per anni, concernente il rilascio di una concessione per l'ampliamento di un esercizio commerciale il cui titolare e' uno stretto congiunto del locale capo mafia. 

Come ampiamente riportato nella relazione redatta dalla commissione d'indagine, l'analisi del complessivo iter istruttorio connesso al rilascio di tale concessione, le diverse autorizzazioni nel tempo rilasciate, le date delle protocollazioni e la tempistica per l'evasione delle relative istruttorie hanno posto in rilievo una serie di anomalie e irregolarita', fortemente indicative di uno sviamento dell'attivita' amministrativa. L'organo ispettivo ha evidenziato come il mancato rispetto degli adempimenti previsti per legge e l'assenza di un'attivita' di controllo, attivata solo a seguito di esposti, si sono risolti in favore degli interessi economici di ambienti mafiosi. 

Ulteriori criticita' che contribuiscono a definire la situazione di precarieta' dell'ente locale e la diffusa illegalita' hanno interessato il settore finanziario contabile. 

E' stata posta in rilievo la sussistenza di una rilevante evasione tributaria nei confronti della quale l'amministrazione, negli anni, non ha posto in essere un'efficace azione di contrasto ne' una decisa attivita' per il recupero dei tributi. 

Il verificarsi di tali criticita' sono anche da ascriversi alla cattiva gestione, con condotte di rilevanza penale, posta in essere dalla societa' alla quale era stato affidato il servizio di riscossione dei ruoli di competenza comunale. 

Come emerso nel corso dell'accesso ispettivo tale societa' non solo ha omesso di riversare quanto aveva riscosso ma, nonostante l'avvenuta rescissione del contratto, si e' anche rifiutata di restituire al comune la relativa documentazione. 

Le accertate anomalie in materia di imposizione e riscossione tributaria sono un segnale evidente dell'incapacita' o della mancanza di volonta' dell'amministrazione eletta di dettare indirizzi e attuare adeguate strategie di vigilanza e controllo in un settore di vitale importanza per la sana gestione dell'ente locale, settore nel quale invece la commissione d'indagine ha accertato il sussistere di atteggiamenti omissivi, se non addirittura compiacenti, a tutto vantaggio di interessi riconducibili ad ambienti controindicati. 

Emblematiche in tal senso sono le verifiche effettuate dalla commissione d'indagine su un progetto, approvato con delibera di giunta del 2010, che si proponeva di accertare e recuperare i tributi locali evasi negli ultimi cinque anni. 

In effetti la preannunciata azione di recupero non e' stata intrapresa. L'organo ispettivo ha infatti svolto un accertamento su un campione di contribuenti appartenenti a nuclei familiari legati o riconducibili alla criminalita' organizzata e l'esito dell'analisi ha evidenziato, con riferimento a tale campione, che la percentuale di tributi non versata, rispetto a quanto accertato ed iscritto a ruolo, e' pari all'89%. 

L'amministrazione pertanto non solo non ha posto in essere le opportune verifiche e iniziative per una corretta gestione delle entrate ma con la propria condotta ha, di fatto, favorito il concretizzarsi di una situazione in cui il tasso di evasione fiscale risulta piu' elevato con riferimento ai soggetti riconducibili o appartenenti a famiglie mafiose. 

Tale stato di cose ha prodotto una grave criticita' finanziaria dell'ente locale ed inoltre il mancato recupero delle entrate tributarie ha precluso l'utilizzo di dette risorse per iniziative e servizi in favore della collettivita'. 

Ulteriori illegittimita' e comunque il mancato rispetto dei principi di legalita' hanno interessato
l'attivita' svolta dal servizio economato, gestito di fatto da un dipendente comunale, sebbene lo stesso non fosse preposto al servizio. Gli accertamenti effettuati hanno consentito di verificare difformita' ed irregolarita' in specie per quanto attiene i criteri di scelta dei fornitori. 

Piu' in particolare nell'ambito di tale servizio, nel periodo di tempo preso in esame, sono state effettuate
spese di rappresentanza avvalendosi sempre dello stesso fornitore, vicino ad ambienti controindicati, che e' risultato essere lo stesso soggetto nei confronti del quale, come accertato dalla commissione d'indagine, l'ente comunale ha rilasciato la gia' citata concessione per occupazione di suolo pubblico caratterizzata da ripetute irregolarita'. 

Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del Prefetto di Palermo denotano una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Isola delle Femmine che, disattendendo ogni principio di buon andamento, imparzialità e trasparenza, hanno compromesso il regolare funzionamento dei servizi con grave pregiudizio degli interessi pubblici. 

Ritengo pertanto che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo) ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. 

In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi. 
Roma, 5 novembre 2012 

Il Ministro dell'interno: Cancellieri


DECRETO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI CAPACI 27 maggio 1992, n. G9206718/Gab


Al Presidente della Repubblica
   Il  consiglio  comunale  di  Capaci,  eletto  nelle  consultazioni elettorali  del  29  maggio 1988 presenta fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso.
   Invero con il rapporto del prefetto di Palermo del 14 maggio  1992 sono  state  evidenziate forme di pressione a carattere intimidatorio che compromettono l'imparzialita' degli organi elettivi  ed  il  buon andamento dell'amministrazione di Capaci.
   Nel  periodo  intercorrente tra il 28 settembre 1991 ed il mese di aprile  1992,  e  piu'  specificamente  a   seguito   della   mancata approvazione  da  parte del consiglio comunale della "convenzione con annessi piani di lottizzazione di varie ditte",  si  sono  susseguiti gravi  episodi  di  violenza  contro  alcuni componenti del consiglio comunale, costituenti inequivocabili tentativi di  coartazione  della determinazione dell'organo elettivo.
   In  particolare il 30 ottobre 1991 l'auto del consigliere Giuseppe Provenza e' stata segnata con una croce con liquido  imbrattante;  il 13  novembre  1991  l'auto dell'assessore Francesco Taormina e' stata incendiata; il 14 novembre 1991 e' stata incendiata  la  falegnameria del consigliere Paolo Billante; il 23 gennaio 1992 sono stati rotti i vetri  dell'auto  del  predetto  assessore  Francesco Taormina; il 1 febbraio 1992 e' stato dato alle fiamme  un  deposito  di  cabine  di legno di cui era comproprietario il consigliere Vincenzo Longo; il 12 febbraio  1992  e'  stata  incendiata l'auto del consigliere Giuseppe Siino; il 2 aprile  1992  una  esplosione  da  ordigno  ha  provocato ingenti danni ad un immobile del ragioniere capo del comune di Capaci Salvatore  Giambona;  il  7 aprile 1992 sono stati frantumati i vetri dell'auto del gia' richiamato consigliere  Giuseppe  Provenza.  Nella citata   serie   di  fatti  si  sono  inserite  prima  le  dimissioni dell'assessore Taormina e poi dell'intera giunta.
   Tali vicende, tuttora al vaglio dell'autorita' giudiziaria,  hanno avuto   ampia   eco   di  stampa  ed  hanno  determinato  apprensione nell'opinione pubblica ed anche in sede di assemblea regionale alcuni parlamentari hanno invocato lo scioglimento del consiglio  di  Capaci denunciando  la drammatica situazione in cui "la mafia terrorizza chi si batte per un mutamento della societa'".
   Dalle indagini svolte e' inoltre emerso che alcuni componenti  del consiglio  sono stati coinvolti in inchieste e procedimenti penali in relazione a diversi reati e che altri sono stati e sono  in  rapporti di  parentela,  amicizia  o  di  affari  con  personaggi indiziati di appartenere ad organizzazioni mafiose, gia' sottoposti alla misura di prevenzione speciale della P.S. ai sensi della  legge  n.  31  maggio 1965, n. 575. In particolare:
    Vassallo  Salvatore  -  sindaco  dal  1988  al maggio 1991 e gia' presente nel consiglio eletto nel 1983 - risulta essere  allegato  da vincoli  di  parentela  nonche'  di  affinita' con Billeci Salvatore, imprenditore  edile  indiziato  di  appartenere   ad   organizzazione mafiosa,  gia'  sorvegliato  speciale di P.S. ai sensi della legge n. 575/65. Insieme i predetti sono  stati  azionisti  della  "Copacabana S.p.a." facente capo al noto mafioso Gaetano Badalamenti destinata al riciclaggio dei proventi del traffico internazionale della droga;
    Riccobono  Giovanni - sindaco dal 24 maggio 1991 al febbraio 1992 - attualmente assessore e gia'  presente  nel  consiglio  eletto  nel 1983, risulta essere legato da affinita' a Bruno Francesco, detenuto, ritenuto  appartenente  al  clan  dei  Corleonesi.  Nei confronti del Riccobono in data 4 aprile  1992  e'  stato  richiesto  il  rinvio  a giudizio  per  accertare  se, nella decisione adottata in qualita' di sindaco, di sciogliere la seduta consiliare del  28  settembre  1991, nel  corso  della  quale  erano  stati  presentati per l'approvazione alcuni piani di lottizzazione edilizia non approvati dai  consiglieri presenti,  ricorra  l'ipotesi  di reato di abuso di atti d'ufficio ex art. 323, comma secondo, del codice penale.
   La constatazione che ben dodici  dei  consiglieri  attualmente  in carica  facessero gia' parte del precedente consiglio eletto nel 1983 fa, inoltre, verosimilmente ritenere che da lungo  tempo  gli  stessi siano sottoposti alle pressioni esterne ed alle influenze mafiose che di recente si sono cosi' violentemente manifestate.
   All'attuale   al   vaglio  dell'autorita'  giudiziaria  risultano, inoltre, essere sottoposti ulteriori fatti di rilevanza penale  quali reati  contro  la  P.A.,  attentati ed intimidazioni di tipo mafioso, appalti, gestioni di societa'  illecite,  manipolazioni  di  concorsi pubblici, lottizzazioni illegali e frequentazioni sospette di persone indiziate  come  mafiose  che  comunque coinvolgono l'amministrazione comunale di Capaci.
   La sussistenza  di  elementi  sintomatici  di  una  situazione  di illegalita'  diffusa e di degrado amministrativo, oltre che da quanto sopra esposto, e' comprovata dalle  ricorrenti  crisi  amministrative dell'ente,  nonche'  dal  proliferare  del  fenomeno  dell'abusivismo edilizio nel territorio comunale. Aspetto quest'ultimo che  testimonia la  mancanza  di  una  volonta'  specificamente tesa a contrastare il fenomeno medesimo, tant'e' vero che l'amministrazione non  ha  ancora approvato  il  piano  regolatore  generale  ne'  ha  provveduto  alla definizione  delle  numerosissime  istanze  di   sanatoria   edilizia pervenute  al  comune  fin  dal  30  giugno  1987.  A tale perdurante inefficienza, che delude le legittime aspettative della collettivita' locale, consegue  un  evidente  pregiudizio  per  la  normalizzazione dell'assetto  del  territorio  e  delle attivita' socio-economiche ad esso collegate.
   Infine  a  delineare  il  quadro  di  inquinamento  in  cui  versa l'amministrazione  di  Capaci concorre la recente denuncia per truffa aggravata di sette impiegati comunali  risultati  ingiustificatamente assenti,  nel  corso di un controllo antiassenteismo effettuato il 17 aprile  1992,  benche'  i  relativi  cartellini  segnatempo   fossero regolarmente timbrati.
   Il  clima  di  grave  condizionamento  e  degrado, in cui versa il consiglio comunale di Capaci, la cui  libera  determinazione  risulta piegata agli interessi delle locali organizzazioni mafiose; la palese inosservanza  del  principio  di legalita' nella gestione dell'ente e l'uso distorto della cosa pubblica utilizzata per il perseguimento di fini estranei al pubblico interesse hanno minato  ogni  principio  di salvaguardia   della  sicurezza  pubblica  e,  nel  compromettere  le legittime aspettative della popolazione  ad  essere  garantita  nella fruizione dei diritti fondamentali, hanno ingenerato diffusa sfiducia nella legge e nelle istituzioni da parte dei cittadini.
   Da  quanto  sopra  esposto emerge l'esigenza dell'intervento dello Stato    mediante     provvedimenti     incisivi     in     direzione dell'amministrazione    di   Capaci,   caratterizzata   da   costanti collegamenti diretti ed indiretti tra amministratori  e  criminalita' organizzata  che  condizionano la libera determinazione degli stessi, inficiano il  buon  andamento  dell'amministrazione  ed  il  regolare funzionamento dei servizi alla medesima affidati.
   Il  prefetto  di  Palermo,  ai  sensi  dell'art.  1,  comma 2, del decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge  22 luglio 1991, n. 221, ha dato avvio alla procedura di scioglimento del consiglio  comunale  di  Capaci  con relazione n. G9206718/Gab del 14 maggio 1992 e nelle more, ritenuti sussistenti i  motivi  di  urgente necessita'  richiesti  dalla  legge,  con provvedimento del 27 maggio 1992, n. G9206718/Gab,  ha  disposto  la  sospensione  del  consiglio comunale del sindaco e della giunta comunale di Capaci.
   Ritenuto  per  quanto esposto che ricorrano le condizioni indicate nell'art. 1 del decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge 22 luglio 1991, n. 221, che legittimano  lo  scioglimento del  consiglio  comunale  di  Capaci  (Palermo)  si  formula  rituale proposta per l'adozione della misura di rigore
Il Ministro dell'interno: SCOTTI

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=1&art.versione=1&art.codiceRedazionale=092A2798&art.dataPubblicazioneGazzetta=1992-06-11&art.idGruppo=0&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=1&art.flagTipoArticolo=1

1988 MAGGIO SINDACO VASSALLO SALVATORE
1991 MAGGIO SINDACO RICCOBONO GIOVANNI
1992 APRILE   SINDACO DI  LORENZO GIUSEPPE
1992 MAGGIO  COMMISSARI PREFETTIZI MARINO ANTONINO SODANO FULVIO FERRERA DONATELLA
1994  FEBBRAIO SINDACO PIETRO PUCCIO
http://www.capaci.info/Sindaci.htm

DOCUMENTI CORLEONE:


BILLECI,,CAPACI,CONSORTILE ESPERIA, CORLEONE, D'UGO, DI MARCO, ISOLA DELLE FEMMINE, LO BUE, MASARACCHIA, NO VE MA, VASSALLO, MIZZICA CARREFOUR SICILIA,SCHIFANI RENATO,ROMANO,VIANINI ,SAVONA LEA,TOTÒ RIINA,  
DECRETI SCIOGLIMENTO C.C. CORLEONE ISOLA DELLE FEMMINE CAPACI 

Billeci, capaci, DOUBLE FACE, LOTTIZZAZIONI, MIZZICA CAREFOUR SICILIA, MONTANTE, PAGANO VINCENZO, PICCIOTTA ANGELA, PUCCIO GIOVANNI CARLO, PUCCIO PIETRO, ROMANO, SCHIFANI RENATO, SENSALE, TRIOLO, VASSALLO, VIANINI, 2013 9 AGOSTO CAPACI DELIBERA GIUNTA 102 OPERE TRIENNALI DESTINAZIONE AREA EX VIANINI DI VIA VITTORIO EMANULE COSTRUZIONE CASERMA DEI CARABINIERI
RUBRICA ISOLA DELLE FEMMINE POLITICA AFFARI MAFIA AMMINISTRAZIONE

·         AIELLO FRANCESCO PAOLO 1942 VIA VERDI 24

·         aiello giuseppe benito 1935 16 GENNAIO MARITO DI ALIMENA GIUSEPPA ZIA DI BRUNO FRANCESCO GIUNTA bologna 1995 con puccio orazio 1947 27 gennaio pagano cosimo 1940 5 dicembre TITOLARE EDIL ROMEO COSTRUISCE VIA QUASIMODO SENTENZA 226/1998 SINDACO STEFANO BOLOGNA

·         Aiello Vincenzo 1934 14 FEBBRAIO MORTO  1998 19 MARZO TITOLARE HOTEL EUFEMIA MANNINO GIUSEPPE 1932 8 FEBBRAIO MORTO 2008 20 DICEMBRE SOCIO NELLA DITTA DI COSTRUZIONI SIALMA COSTRUIZIONI ACRONIMO C.A.M. CANEPA SALVATORE 1943 21 NOVEMBRE PRESIDENTE DELLA SAMANTA COSTRUZIONE MANNINO GIUSEPPE COMPONENTE COMMISSIONE EDILIZIA AIELLO VINCENZO MANNINO GIUSEPPE (PINO)

·         Albert Giovanni 13 maggio 1948 UTC SANATORIE LEGGE 26  

·         Alimena Provvidenza. residente in Isola delle  Femmine, via Volta n.6.  Bruno Antonino marito della Alimena dichiarava che detta auto era stata prelevata il mattino del  1  ottobre dal figlio Bruno Francesco socio di una impresa di costruzioni edile denominata “Immobiliare Sicania”, insieme con Vitale Paolo e Biondo Salvatore.

·         Almeida Spa di  Puccio Matteo, nato a Palermo il 29.6.1938, VIA Alla Falconara nr. 102. Il 30.01.2004, acquisiva in locazione un immobile in Viale Regione Siciliana 411/431 da allestire a Sala Bingo, di proprietà della “Edilizia Pecora s.n.c.”, immobile che veniva sublocato, dopo pochi giorni, alla stessa Almeida Spa, che non aveva ancora sfruttato la licenza assegnata e quindi non aveva ancora locali idonei per allestire una sala da gioco. Tuttavia, la società Las Vegas Bingo, anche dopo detta sublocazione, si sostituiva operativamente all’Almeida sia per la predisposizione dei locali che per l’approntamento delle attrezzature Las Vegas Bingo acquisiva nel 2004 5 maggio  i  beni dalla Almeida Spa (cessione di ramo di azienda), sovrapponendosi, quindi, anche formalmente ad essa. La “ALMEIDA S.P.A.”, con  sede a Palermo in Viale Regione Siciliana nr.751,   rappresentata da Puccio Giuseppe, nato a Palermo il 3 settembre 1963; il padre di questi, Puccio Matteo, nato a Palermo il 29.6.1938, VIA Alla Falconara nr. 102, prima del rilascio della concessione, aveva richiesto alla locale Questura il rilascio della licenza di P.S. per la conduzione della sala bingo in qualità di procuratore speciale della “ALMEIDA S.P.A.”, licenza che la Questura non aveva rilasciato.  La concessione per la gestione sala Bingo veniva rilasciata alla Almeida Spa il 1° aprile 2004 (concessione n. 325/04); il successivo 5 aprile, la Almeida Spa cedeva alla Las Vegas Bingo srl. L’immobile  iscritto al foglio 66, particella 1278 sub 64 e particella 1397 sub 1 del CaTAsto Urbano del Comune di Palermo, composto da un locale al piano terra di mq 150 e da uno al piano cantinato di mq 3500, risulta di proprietà della “Edilizia PECORA di Maurizio PECORA & C. s.n.c.”, società avente sede in Palermo in Corso Pisani nr. 26, il cui amministratore unico risulta essere Pecora Maurizio, di Francesco e Cirivello Maria, nato a Palermo il 04.02.1976.

·         ALIMENA PROVVIDENZA 1929 5 SETTEMBRE VIA VOLTA 6 MAMMA DI BRUNO FRANCESCO 1951, MOGLIE DI BRUNO ANTONINO

·         ALTADONNA LORENZO  1962 4 OTTOBRE 

·         ALTADONNA VINCENZO 1950 18 03

·         A.M.A. AIELLO VINCENZO 1934 14 FEBBRAIO TITOLARE HOTEL EUFEMIA MANNINO GIUSEPPE 1932 8 FEBBRAIO MORTO 2008 20 DICEMBRE SOCIO NELLA DITTA DI COSTRUZIONI SIALMA COSTRUIZIONI ALTADONNA SEBASTIANO

·         PARRA STEFANO 1967 9 FEBBRAIO  GENERO DI D’ARRIGO ANDREA BORGETTO

·         BILLECI SALVATORE1937 29 MAGGIO MORTO 31 MARZO 2012 PADRE DI VINCENZO E LEONARDA MARITO DI VASSALLO ANTONIETTA 1946 30 MAGGIO MORTA 14 MAGGIO 2007 LICENZA EDILIZIA 2009  SEA RESIDENCE SALICETO SRL

·         Bologna STEFANO  28 OTTOBRE 1960 SINDACO 1994 1995 1999 VICE SINDACO 2004 SINO A 15 OTTOBRE 2005 QUANDO SI E’ DIMESSO NON DISPONIBILE AD ESSERE SECONDO RACCOMANDATO da ASSESSORE Regione sanità on Ravidà banca ora Unipol

·         BOLOGNA STEFANO 1960 26 OTTOBRE, D’ARRIGO LEONARDO 27 OTTOBRE 1945 D'ARRIGO ANDREA 28 APRILE 1940, D’ARRIGO LEONARDO 1934, EDIL FORESTALE SICULA, GEO SISTEMI s.r.l., G.S.M. GRANULATI S.R.L, S.E.L.MI. S.r.l. MIRTO S.a.s. , IMPIANTO FOGNARIO VIA DEI SARACENI, OPERAZIONE PETROV, Orlando, PARRA STEFANO  NATO PARTINICO 9 FEBBRAIO 1967 GENERO DI D’ARRIGO, SCAVUZZO PIETRO,   ZANGHI, SENSALE GIUSEPPE  1939 SOCIETA’: Nafedil e Angela accusato DELL’OMICIDIO DI VINCENZO D’AGOSTINO (CALATO NELL’ACIDO) COMID METALLURGICA,TOMMASO BILLECI NATO BORGETTO 21 MARZO 1950 AMMINISTRATORE DELLA LORIA SPITALIERI ACCUSA DI ASSOCIAZIONE MAFIOSA IN PARTICOLARE NELLE TURBATIVE D’ASTA AGGIUDICAZIONE DELL’ACQUEDOTTO DELLE CONTRADE ROMITELLO, NICOLO’ SALTO 1 LUGLIO 1951

·         BRUNO FRANCESCO 1951   Una mattina del luglio 2011, le celle del carcere di Padova sono aperte per prezzo "respirare" i detenuti. Bruno si trova nel reparto Eiv (elevato indice di vigilanza). Un attimo di distrazione delle guardie carcerarie e nella sua cella piomba Di Giacomo. Al termine del pestaggio, Bruno presenta diverse fratture alle gambe e alle braccia. Il suo volto è tumefatto. La testa fracassata. Ci vorranno diversi interventi chirurgici e 500 punti di vista per la morte e la fame. Oggi si trova nel carcere di Milano-Opera, dove ha assistito al processo nel quale, nel 2013, è stato condannato a 30 anni per l'omicidio di Vincenzo Enea, un imprenditore edile di Isola delle Femmine assassinato, secondo l’accusa, per essersi rifiutato di entrare in società con alcuni mafiosi, tra cui Bruno.

·         D‟ARRIGO Domenico   14 DICEMBRE 1970, imprenditore residente a Borgetto in via Vecchia nr. 6  , responsabile dei lavori eseguiti dalla impresa “C. & C. Costruzioni srl”, con sede legale in Catania, relativi al completamento del sistema fognario del centro abitato di Capaci   DI BELLA G. l’incarico di riscuotere il pizzo imposto per i lavori di completamento del sistema fognario di Capaci, lavori realizzati dalla C. & C. Costruzioni s.r.l., società avente sede in Catania, e la cui direzione tecnica risulta affidata a D’Arrigo Domenico,  14 DICEMBRE 1970, imprenditore residente a Borgetto in via Vecchia nr. 6  Tra  Pippo DI BELLA di Montelepre e D‟ARRIGO di Borgetto  “D‟Arrigo di Borgetto forniva materiali a questa ditta ed aveva pagato, forse tramite Pippo Di Bella di Montelepre. Indagato Di Bella Giuseppe (cui il Lo Piccolo ha conferito incarico di “portare i soldi di D‟Arrigo per il lavori di Capaci”).  Il D’Arrigo per lavori di completamento del sistema fognario di Capaci (“UN LAVORO DI FOGNATURA A CAPACI”), lavori realizzati dalla C. & C. Costruzioni s.r.l., società CON  sede in Catania, per un importo complessivo di euro 1.156.988,94 (“FOGNATURA – CAPACI E IMPORTO UN MILIONE DI EURO”) e la cui direzione tecnica  affidata a D’arrigo Domenico 14 DICEMBRE 1970, imprenditore residente a Borgetto in via Vecchia nr. 6  

·         BRUNO FRANCESCO  1951 27 GENNAIO LA MAMMA ALIMENA PROVVIDENZA 1929 5 SETTEMBRE MORTA 24 DICEMBRE 2012 IL PAPA’ BRUNO ANTONINO 13 GIUGNO 1919 MORTO 3 APRILE 2008 OMICIDIO A CARINI DI STEFANO GALLINA 1 OTTOBRE 1981 PROCESSO  2289/82 ABATE + 706; 1982 8 GIUGNO OMICIDIO DI VINCENZO ENEA 1982 13 MAGGIO UCCISO A PARTANNA SOTTO LA SUA CASA D’AGOSTINO BENEDETTO AMICO DI VINCENZO ENEA DA SALVATORE LO PICCOLO E DA FRANCESCO BRUNO 1951   27 MAGGIO MAMMA ALIMENA PAPA’ ANTONINO COGNATO DI LO BIANCO ANTONINO SINDACO IL FRANCESCO BRUNO SOCIO NELLA IMMOBILIARE SICANIA

·         Bruno FRANCESCO 1963 11 AGOSTO DIPENDENTE COMUNE PALERMO VIGILE URBANO PRESIDENTE ASSOCIAZIONE DI PROTEZIONE CIVILE GUARDIA COSTIERA CONVENZIONATA CON IL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE   CONDANNATO IN 1 GRADO IN APPELLO IN CASSAZIONE DISTRUZIONE DI SALMA VILIPENDIO DI CADAVERE DI VENTIMIGLIA LUCIA E COSTRUZIONE ABUSIVA DI UNA TOMBA CON 6 LOCULI GEOME CRISCI FRANCESCO CONSIGLIERE COMUNALE ASSESSORE DIMISSIONATO PER CONDANNA IN PRIMO IN APPELLO IN CASSAZIONE SENTENZA MAGGIO 2018  

·         BADALAMENTI Gaetano, non fu espulso da Cosa Nostra, la famiglia di Cinisi costituiva uno dei più importanti mandamenti della provincia di Palermo, ricomprendendo, oltre al circondario di Cinisi e Terrasini, anche i territori di Balestrate, Carini, Capaci e Isola delle Femmine (cfr. BUSCETTA, MARINO MANNOIA e MUTOLO, nonché DI MATTEO Mario Santo). Successivamente, il mandamento venne sciolto e la famiglia aggregata al mandamento di Partinico, mentre i territori che ne avevano fatto parte furono divisi tra lo stesso mandamento di Partinico e (dopo il 1982) il neo-mandamento di San Lorenzo, dopo la ristrutturazione seguita alla conclusione della sanguinosa guerra di mafia dei primi anni ’80. Sostanzialmente conformi le informazioni in possesso del collaboratore FERRANTE Giovan Battista, già esponente di spicco proprio della famiglia di San Lorenzo: “Il mandamento di San Lorenzo si estendeva fino a Carini, quindi comprendeva le famiglie di Partanna Mondello, di Tommaso Natale, di Isola delle Femmine, Capaci e di Carini.”. E aggiunge: “Quando c’era qualcosa che riguardava Terrasini, Cinisi, TRappeto….Partinico…ecco, faceva parte del mandamento di Partinico”  . Peraltro, prima che si costituisse il mandamento di San Lorenzo, incorporando in sé anche la famiglia di Partanna Mondello, era quest’ultima famiglia, facente capo a Rosario RICCOBONO, a controllare i territori di San Lorenzo e di Resuttana. Nessun contrasto quindi con le dichiarazioni di MUTOLO Gaspare in merito alla sorte del soppresso mandamento di Cinisi: “…dopo che Gaetano BADALAMENTI, diciamo è stato estromesso dalla carica che aveva, diciamo, il mandamento di Cinisi, fu affidato a Riccobono Rosario (scomparso nel Novembre del 1982: NdR), quindi, cioè, noi eravamo interessati in quel territorio……

·         BRUNO PIETRO 1946 18 NOVEMBRE COMPONENTE COMMISSIONE EDILIZIA SINDACO DI MAGGIO 1998 COSTRUZIONE VIA MONTELEONE SAMANTA SIALMA CANEPA SALVATORE MANNINO TOMMASO MANNINO GIUSEPPE ALTADONNA SIRCHIA LAURETTO   SENTENZA 226 LICENZE ILLEGITTIME SIRCHIA LAURETTO 28 APRILE  1938 MORTO  SOCIO SIALMA costruzioni  SIRCHIA ALTADONNA SEBASTIANO MANNINO GIUSEPPE Costruiscono in anni 80 in VIA MONTELEONE A ISOLA Possibili licenze edilizie 53/80 54/81 68/82 52/88  27/89 27/89 ALLA SIALMA COSTRUZIONI CANEPA SALVATORE  21 NOVEMBRE 1943 COMPONENTE DELLA COMMISSIONE EDILIZIA  E IN QUALITA DI PRESIDENTE DELLA SAMANTA COSTRUZIONI POTREBBE AVER FAVORITO MANNINO TOMMASO 1925 18 OTTOBRE  MORTO 2009 24 MAGGIO  , SOCIO DELLA SAMANTA COSTRUZIONI  FIGLIO DI GIUSEPPE E PADRE DI MANNINO ANGELO "DI MAGGIANO" 1950 12 MARZO  ASSESSORE GIUNTA BOLOGNA 2014 2000 CONDANNA OPERAZIONE SAN LORENZO 2010 ARRESTO E CONDANNA IN 1  APPELLO CONFERMA CASSAZIONE OPERAZIONE  ADDIO PIZZO 5 SOCIO CON POMIERO GIUSEPPE E BRUNO GIOVANNI DELLA B.B.P. s.n.c.

·         CALIRI INGEGNERE CALIRI UFFICIO TECNICO COMUNALE ISOLA 1995 SINDACO BOLOGNA

·         CALLIOPE IMMOBILIARE S.P.A LO CICERO MARIA ANTONIA 18 GIUGNO 1937 (MOGLIE DI ALAMIA FRANCESCO PAOLO). SA.BA. & F SPA SALVATORE BANDIERA E BANDIERA ROSANNA 19 10 1960 2001 1 FEBBRAIO CONSIGLIO COMUNALE. URGENTE RESPINGE LA RICHIESTA AREA 72 ALLOGI IMMOBILIARE CALLIOPE SPA SA.BA. & F SPA 

·         CALLIOPE SA.BA.   2003 8 AGOSTO  PERIZIA GIURATA ING LASCARI GIOACCHINO 4 10 55 MQ 1047,38 CALLIOPE SA.BA LO CICERO MARIA ANTONIA IN RAPPRESENTANZA IMMOBILIARE CALLIOPE SRL  MOGLIE DI ALAMIA FRANCESCO PAOLO BANDIERA ROSANNA RAPPRESENTANTE SA.BA. SRL ING GIOACCHINO LASCARI 4 OTTOBRE 1955 MQ 1047,38 150 METRI DAL MARE

·         CALLIOPE LO CICERO MARIA ANTONIA NATA VILLABATE 18 06 1937 (MOGLIE DI FRANCESCO PAOLO ALAMIA 1933 BANDIERA SALVATORE TITOLARE DELLA SA.BA. SRL – acronimo di SALVATORE BANDIERA) E DELL’IMPRESA BANDIERA E BANDIERA ROSANNA NATA AGRIGENTO 19 OTTOBRE 1960 UNICHE RAPPRESENTANTI DELLA IMMOBILIARE CALLIOPE SRL VIALE REGIONE SICILIANA 2629 PALERMO LOTTO DI TERRENO ACQUISTATO IL 13 GENNAIO 2005 FOGLIO 3 VERDE AGRICOLO PARTICELLE 178, 43, 54, 515, 516, 177, 181, 42, 315, 179 2005 19 MAGGIO ORDIN DEMOLIZIONE N 26 RG MONICA GIAMBRUNO SANDRO D'ARPA PART 179 CALIOPE LO CICERO MARIA ANTONIA BANDIERA ROSANNA BANDIERA SALVATORE SA BA

·         CALLIOPE IMMOBILIARE CALLIOPE s.r.l. 2005 20 APRILE ORDIN 23 RIPRISTINO COSTR SENZA LICENZA MONICA GIAMBRUNO SANDRO D'ARPA   LOPEZ DARIO 6 OTTOBRE 1967 PROCURATORE IMMOBILIARE CALLIOPE SRL GENERO DI SALVATORE BANDIERA

·         CALLIOPE SA BA NUOVA EDILIA MAIORANA   BANDIERA SALVATORE FRANCESCO ALAMIA FRANCESCO PAOLO 1933 FIGLIO  DI ALAMIA GETANO 1901  GENERO DI VINCENZO FILIPPO LO CICERO E  MARITO DI LO CICERO MARIA ANTONIA NATA VILLABATE 18 06 1937  LOPEZ dario6 OTTOBRE 1967 GENERO DI SALVATORE BANDIERA    24.9.2003 DELIBERAZIONE DEL COMMISSARIO AD ACTA (DR. MARIO MEGNA) N CHE APPROVA LA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DELL’U.T.C. ARCH GIANBRUNO20.4.05 UFFICIO TECNICO ISOLA EMETTE ORDINANZA N 2319.5.05 UFFICIO TECNICO COMUNE ISOLA DELLE FEMMINE EMETTE ORDINANZA N 261.6.05 IL COMUNE DI ISOLA CONCEDE LICENZA EDILIZIA 27.8.07 UFFICIO TECNICO COMUNE ISOLA DELLE FEMMINE SU RICHIESTA CARABINIERI EMETTE ORDINANZA N 29 SOSPENSIONE LAVORI A CARICO DI LO CICERO MARIA ANTONIETTA E BANDIERA ROSANNA RAPPRESENTANTI DELLA CALLIOPE S.R.L. VIALE REGIONE SICILIANA 2629 PALERMO   6.6.07 ordine del giorno della Commissione Edilizia di Isola delle Femmine al punto 15 pratica n 12/7 IMMOBILIARE LA CALLIOPE s.r.l. istanza del 3/4/07 prot 3981 "PROGETTO DI VARIANTE AI SENSI DELL'ART 15 L 47/85 RELATIVO A 9 CORPI DI FABBRICA DENOMINATI A,B,C,D,E,F,G,H,I PER COMPLESSIVI 50 ALLOGGI PER CIVILE ABITAZIONE IMPRESA CALLIOPE.3 AGOSTO SCOMPAIONO ANTONIO E STEFANO MIORANA DOPO IL SEQUESTRO DEL CANTIERE SEMBRA VENGANO CONCESSI I CERTIFICATI DI RESIDENZA AGLI INQUILINI CHE ABITANO LE CASE.  NON SAPPIAMO SE CORRISPONDA AL VERO CHE L'UFFICIO TECNICO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE ABBIA CONCESSO IL CERIFICATO FINE LAVORI  Il Programma Costruttivo per la realizzazione di 50 alloggi da parte della Calliope Srl e Sa.Ba. Srl definiti di edilizia popolare, dal prezzo sembrerebbero case da nababbi. In realtà un occhio ai prezzi se ne deduce: il prezzo per il singolo appartamento si è aggirato intorno ai 185.000 Euri che moltiplicato per i 50 appartamenti, si è realizzato un bussiness di 9.250.000 Euri. Un grosso affare, dove i margini di guadagno sono aumentati in considerazione dell’irrisorio costo del terreno agricolo che come d’incanto viene trasformato in edilizia residenziale  Da ultime notizie circolanti nei corridoi dell’Ufficio Tecnico Comunale e Ufficio di Stato Civile di Isola delle Femmine sembra che siano state rilasciate le residenze all’interno del complesso residenziale e siano stati emessi documenti di fine lavori? L’immobiliare CALLIOPE s.r.l. ottiene un mutuo al 3% per la costruzione di immobili di edilizia popolare. Si avvia la costruzione di 48 villette a Isola delle Femmine. Il prezzo degli immobili in edilizia popolare è di 120.000euro. Gli alloggi vengono venduti a 240.000euro 120.000euro in contanti e in nero. Per gli altri 120.000euro l’immobiliare gira all’acquirente il mutuo al 3%. Un grosso affare, tenuto conto del costo irrisorio del terreno la cui destinazione era verde agricolo. Un mese prima della scomparsa di Stefano e Antonio Maiorana l’immobiliare CALLIOPE cambia assetto societario sono soci al 50% la compagna di Maiorana e Dario Francesco Lopez genero di Salvatore Bandiera proprietario del terreno.

·         CALLIOPE DI MAGGIO GIUSEPPE NATO CARINI 28 GIUGNO 1973 EFFETTUA GLI SCAVI AL CANTIERE DELLA CALLIOPE DI ISOLA DELLE FEMMINE l‘impresa Almeida il cui titolare è Puccio ARCHITETTO. Sono a CONOSCENZA LA DITTA stava eseguendo i lavori di costruzione dei capannoni della BMW di FERRARELLO ad Isola delle Femmine. I lavori di scavo per conto di Almeida erano realizzati con alcuni mezzi meccanici di Nino PIPITONE e Giuseppe DI MAGGIO, figlio di Lorenzo DI MAGGIO di Torretta.     Puccio e Ferrarello per i suddetti lavori si erano messi a posto con la famiglia mafiosa di TorrettA

·         CALLIOPE ACCATASTAMENTO APPARTAMENTI CRISCI FRANCESCO

·         CALLIOPE S.R.L. RAPISARDA ALAMIA FRANCESCO PAOLO 1933  SENTENZA 2013 DELL'UTRI SENTENZA 1352 RAPISARDA CIANCIMINO CALLIOPE SRL LOPEZ DARIO  IMMOBILIARE INIM SOFIM Nel 1980 Antonio Maiorana era stato in società con Francesco Paolo Alamia. I due avevano costituito la Progea S.C.R.L., impresa edile. Alamia, proprietaria anche del residence “Baia dei sette emiri” di Cefalù. Ed ancora Alamia era pure presente nella Calliope srl, la società che stava costruendo alcune villette a Isola delle Femmine. dieci giorni prima della scomparsa DI ANTONIO E STEFANO MAIORANA, Alamia FRANCESCO PAOLO  e la famiglia Bandiera, proprietaria del terreno, avevano firmato la cessione delle quote della Calliope a Karina Andrè, ex compagna di Maiorana padre.Dario Lopez   ne deteneva già il 50%, ALAMIA FRANCESCO PAOLO 1933 è stato anche assessore comunale a Palermo, era tra i soci della immobiliare Inim insieme a Filippo Alberto Rapisarda.  Pietro Cinà, 16 APRILE 1964  TITOLARE DI UNA IMPRESA DI IMPIANTI ELETTRICI, DITTA IMPOSTA ALLA CALLIOPE DAI LO PICCOLO. CINA’ PIETRO CHE SI firmava Alfa, scriveva al capomafia per incassare un credito di 74 mila euro per i lavori fatti nel cantiere di Isola DELLE FEMMINE. ARRESTATO NELL’MBITO DELL’OPERAZIONE ADDIO PIZZO 5. ANTONIO MAIORANA AMMINISTRATORE UNICO SINO AL 2004 DELLA Me SVIL MDITERRANEO SVILUPPO SRL  NUMERO REA PA 152058 INIZIO ATTIVITA 15 02 1989 DATA ISCRIZIONE 7 NOVEMBRE 1989 ISCRIZIONE REGISTRO DELLE IMPRESE 19 FEBBRAIO 1996 MAIORANA ANTONIO STAVA lavorando ad un progetto per un villaggio turistico a Selinunte. Per risolvere alcuni problemi burocratici, aveva cercato agganci con l'amministrazione comunale di Castelvetrano, con un deputato regionale della zona e pure con Giuseppe Grigoli, uomo Despar in Sicilia occidentale, braccio economico di Matteo Messina Denaro.

·         CALLIOPE ATTO ISPETTIVO ENTI LOCALI REGIONE SICILIA TURANO CALLIOPE SICAR

·         CALLIOPE ALAMIA FRANCESCO BORSELLINO ULTIMA INTERIVISTA RAPISARDA ALAMIA IMMOBILIARE INIM SOFIM VENCHI UNICA BERLUSCONI MANGANO CALLIOPE LOPEZ BANDIERA LO CICERO   MARIA ANTONIA BANDIERA ROSANNA MZAIORANA ANTOINIO MAIORANA STEFANO PROGEA  GECOS VIS COSTRUZIONI GIAVANNA ALAMIA  IMMOBILIARE MILLE  GIADA RONDELLA CRISTINA MUSUMECI


·         C.A.M. di AIELLO VINCENZO  1934 14 febbraio    20 dicembre 1998 VIA DELLE INDUSTRIE 9 03702830823 TITOLARE HOTEL EUFEMIA CANEPA SALVATORE 1943 21 NOVEMBRE PRESIDENTE DELLA SAMANTA COSTRUZIONE MANNINO GIUSEPPE COMPONENTE COMMISSIONE EDILIZIA

·         Canepa SALVATORE 1943 21 NOVEMBRE VIA ROSOLINO PILO 7 COMPONENTE COMMISSIONE EDILIZIA PRESIDENTE SAMANTA COSTRUZIONI BRUNO GIOVANNI SUOCERO DEL DR ALIBANI CLAUDIO

·         CANEPA SALVATORE 1943 21 NOVEMBRE VIA ROSOLINO PILO 7  SAMANTA COSTRUZIONI 

·         CARDINALE ORAZIO 1946 26 LUGLIO PROFESSORE  VIA FALCONE 84 SUCCESSORE DI SIINO FRANCESCO 1945 18 GIUGNO DECEDUTO 30 MARZO 2017 CATASTO FOGLIO DI MAPPA 1 PARTICELLA 326 E 326 BIS   TITOLARE ORIGINARIO SIINO PAOLO 12 FEBBRAIO 1902 DECEDUTO 9 GENNAIO 2001

·         COMMISSIONE EDILIZIA 1990: ALBERT GIOVANNI BURGIO SALVATORE 11 MARZO 1929 PUCCIO GIUSEPPE 27 GENNAIO 1947 MANGIARDI ING ENRICO 28 AGOSTO 1936 CANEPA SALVATORE 21 NOVEMBRE 1943 BRUNO PIETRO 18 NOVEMBRE 1946 PUCCIO ORAZIO 23 OTTOBRE 1947 GIUNTA DI MAGGIO E BOLOGNA 

·         COMMISSIONE EDILIZIA 1989 1992 : RAPPA INGEGNERE ROCCO 1 GENNAIO 1961  DI MAGGIO VINCENZO 1939 30 OTTOBRE 

·         CROCE ANTONIO 1 settembre 1960 al comune di isola dal luglio 1983 CROCE ANTONIO 1960 VIALE ITALIA 9 

·         CROCE FRANCESCO PAOLO 1936 6 FEBBRAIO MORTO  1993 30 SETTEMBRE MARITO DI MANNINO CONCETTA 1946 FIGLIA DI GIUSEPPE MANNINO  SOCIO NELLA SOCIETA’ C.A.M. ACRONIMO DI CROCE ALTADONNA MANNINO

·         CROCE GIUSEPPE 1904 28 AGOSTO  9 APRILE 1985  .  

·         Conigliaro Giulio   edificazione realizzata dalla CO.MAT s.r.l. in Capaci per conto di una società cooperativa tra il 2002 ed il 2005, realizzato un complesso di 45 alloggi a Capaci, in Via Tazio Nuvolari, per conto della cooperativa edilizia “Stratos”  Per quanto riguarda il cantiere di Capaci, poco dopo l‟inizio di lavori, ancora una volta, è stato avvicinato,   da Enzo PIPITONE,   che abita in una villa ubicata sulla strada statale, appena fuori il paese di Villagrazia.   Periodicamente, ma senza una scadenza fissa, consegnava sempre a Enzo PIPITONE in totale circa 20.000/25.000 euro, nel corso della durata del cantiere, tra il 2002 ed il 2005


·         D’AGOSTINO BENEDETTO AMICO DI VINCENZO ENEA UCCISO  SOTTO CASA A PARTANNA 13 MAGGIO 1982 DA SALVATORE LO PICCOLO E DA FRANCESCO BRUNO 1951  

·         D’ARRIGO INGEGNERE DOMENICO ISCRITTO ALBO INGEGNERI    di Palermo, dal giugno del 1997, unico ingegnere iscritto a nome D‘ARRIGO   Domenico, nato a Palermo il 14.12.1970 e residente in Borgetto, titolare di un‘attività commerciale di piccolo imprenditore con sede legale in Borgetto (PA) in via C. Colombo nr. 12, per la realizzazioni di edifici e costruzioni di opere di pubblica utilità per il trasporto di fluidi. D‘ARRIGO Domenico è figlio di D‘ARRIGO Leonardo, nato a Palermo il 06.03.1930, condannato con sentenza irrevocabile per il delitto di estorsione aggravata dal metodo mafioso, oltre che per detenzione di armi.  LA ditta ―C. & C. Costruzioni srl è stata confiscata, con decreto 28/07 – nr. 45/06, emesso dalla Corte di Appello di Catania – Sezione Misure di prevenzione- il 24.01.2007 e divenuto irrevocabile il 23.10.2007.

·         DI MAGGIO VINCENZO 1939 30 OTTOBRE SINDACO VIA.LUNGOMARE EUFEMIO 4

·         EDIL C.P. 2012 13 LUGLIO USTICANO DECADENZA N 12 DELLA LICENZA EDILIZIA N 1  20 1 2010  PARTICELLE 23 81 2382 ZONA B2 PRG D.A. 83 14 05 83 PRG ADOTTATO C.C. 3 1 AGOSTO 2007 EDIL C.P. CONOGLIO EMANUELE LUCIDO ERASMO LUCIDO ANTONINO LUCIDO MICHELE LUCIDO NAZZARENA  C.E n.01-2010 EDIL C.P. PUGLISI BALDASSARE 7 SETTEMBRE 1987 ARRESTATO NELL’OPERAZIONE ADDIO PIZZO 5  CRISCI GEOMETRA FRANCESCO 12 GIUGNO 1969 CONDANNATO IN 1 E2 GRADO E IN CASSAZOIONE ABUSIVISMO EDILIZIO  EX CONSIGLIERE COMUNALE EX ASSESSORE LAVORI PUBBLICI ADDIO PIZZO 5 BRUNO PIETRO LUCIDO ANTONINO CONIGLIO EMANUELE  LUCIDO CATERNINA MAMMA DEL GEOLOGO MICHELE EX CONSIGLIERE LUCIDO ANNA MAMMA DI TOTY LUCIDO CONSIGLIERE COMUNALE DURANTE LA GIUNTA SCIOLTA PER MAFIA NEL 2012  LUCIDO PIETRO EX CONSIGLIERE NELLA NUOVA ISOLA LUCIDO GAETANO IL GENERALE DELL’ESECITO SUOCERO DEL DR AVOLA E PADRE DELLA ROSY LUCIDO TUTTI I LUCIDI SONO PARENTI DEL SINDACO STEFANO BOLOGNA DA PARTE DELLA MADRE LUCIDO ROSA 28 GENNAIO 1936  LUCIDO MICHELE 3 APRILE 1937 MARITO DI CARDINALE RITA BARTOLA 6 GENNAIO 1943   LUCIDO ANTONINO 24 OTTOBRE 39 PROGETTISTA LOTTIZZAZIONE LO BIANCO LOTTIZZAZIONE LA PALOMA LA MOGLIE DI LUCIDO ANTONINO GIAMBONA GIUSEPPA 25 GENNAIO 1949 . PUGLISI Francesco, nato a Torretta (Pa) il 03.05.1966

·         EDIL ROMEO SNC DI PAGANO E CUTINO PIETRO 14 APRILE 1942

·         ENEA VINCENZO 20 GENNAIO 1935 AMMAZZATO 8 GIUGNO 1982 ALLE ORE 7,30 IN VIA PALERMO ALL’INGRESSO DEL VILLAGE BUNGALOW DI FROINTE AL DEPOSITO LIQUIGAS

·         FAVATA' NICOLA 1953 VIA BERNINI GIAN LORENZO 15 

·         GIAMBONA PIETRO ORAZIO 1941 7 FEBBRAIO MORTO 2010 22 NOVEMBRE FIGLIO DI GIAMBONA AMEDEO 2 GENNAIO 1908 MORTO 27 GENNAIO 1983 PASTIFICIO CAMPING LA PLAYA

·         GRAN CAFFE’ DI BRUNO GIUSEPPE 11 AGOSTO 76 NIPOTE DI BRUNO PITERO 1946 ADDIO PIZZO 5 OPERAZIONE SAN LORENZO 1 E 2 E FIGLIO DI BRUNO FRANCESCO  GRAN CAFFE’ PIANO LEVANTE 6 E 7 AUTORIZZAZIONE SUOLO PUBBLICO 5330/CC 17 02  2008 SINDACO PORTOBELLO BRUNO GIUSEPPE COGNATO DI CUTINO MARCELLO 19 OTTOBRE 1967 ASSESSORE E CONSIGLIERE CON SINDACO BOLOGNA E SINDACO PORTOBELLO ORINANZA DI RIPRISTINO DELLO STATO DEI LUOGHI 21 OTTOBRE 2009 SINDACO PORTOBELO GASPARE D’ARPA ARCH SANDRO RESPèONSABILE 3 SETTORE RESPONSABILE 3 SERVIZIO ARCH ALBERT GIOVANNI

·         IMMOBILIARE SICANIA BRUNO FRANCESCO 1951 27 GENNAIO LA MAMMA ALIMENA PROVVIDENZA IL PAPA’ BRUNO ANTONINO OMICIDIO A CARINI DI STEFANO GALLINA 1 OTTOBRE 1981 PROCESSO  2289/82 ABATE ; 1982 8 GIUGNO OICIDIO DI VINENZO ENEA

·         IMPASTATO  Giacomo  , assassinato a Isola delle Femmine il 15.01.82. Era nipote acquisito di Gaetano BADALAMENTI, avendone sposato appunto una nipote (Agata BADALAMENTI), nonché cugino di Peppino IMPASTATO. Lavorava nello stesso negozio di piastrelle e ceramiche gestito da uno dei figli di Gaetano BADALAMENTI e sito a Palermo, in via Leonardo da Vinci. Quanto alle (ulteriori) informazioni in possesso dei pentiti, MUTOLO rammenta, sempre sulla scorta delle confidenze di uomini d’onore che con la famiglia di Cinisi avevano avuto stretti rapporti, che “quel ragazzo apparteneva ad una famiglia buona, e cioè vicina alla mafia, anche se non so precisare chi in particolare degli IMPASTATO fosse uomo d’onore

·         LO CICERO GIOVANNI FRATELLO I LO CICERO SALVATORE DI SAN LORENZO DENUNCIA DI SCOMPARSA 30 AGOSTO 1984 CERCATI INVANAMENTE DA PIETRO ENEA PER INFORMAZIONI SULL’OMICIDIO DEL PADRE VINCENZO ENEA A ISOLA DELLE FEMMINE 8 GIUGNO 1982

·         MANNINO ANGELO 1950 VIA GARIBALDI 37 CONSIGLIERE COIN DI MAGGIO VINCENZO CONSIGLIERE CON ISOLA DEMOCRATICA DI STEFANO BOLOGNA AMMINISTRATORE UNICO ASSESSORE DAL 2014 CON LA SINDACATURA DI STEFANO BOLOGNA FIGLIO DI MANNINO  TOMMASO

·         Mannino Giuseppe   8 febbraio 1932 20 dicembre 2008 (PINO) SINDACO, VICESINDACO DI MAGGIO, BOLOGNA, PADRE DI MANNINO TOMMASO 1930 28 GENNAIO (VIA SIINO FOGLIO 1 PARTICELLE 140 241 1201) PADRE di MANNINO ANGELO ASSESSORE GIUNTA BOLOGNA 2014 

·         MANNINO GIUSEPPE 08 02 32      20 12   2008 E VINCENZO DI MAGGIO 1939 30 OTTOBRE COSTUITO UNA FINANZIARIA A PALERMO PROBABILMENTE PER COSTRUIRE UN COMPLESSO RESIDENZIALE IN VIA DEL GAROFANO ACCANTO ALLA SIRENETTA E AL SARACEN CON UN ALTRO IMPRENDITORE SIRCHIA (MORTO) COMPLESSO POI COSTRUITO FORSE NELLA SOCIETA VI ERA ANCHE ALTADONNA

·         Micali MARIA Letizia 12 novembre 1961 dipendente COMUNE CARINI ELETTA CONSIGLIERA COMUNALE CON LA NUOVA ISOLA DI STEFANO BOLOGNA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COUMNALE COGNATA DEL SINDACO STEFANO BOLOGNA MOGLIE DEL MAGGIORE ANTONIO CROCE COMANDANTE DELLA POLIZIA MUNICIPALE RESPONSABILE DEL SETTORE RAGIONERIA VICE SEGRETARIO COMUNALE RESPONSABILE DEI DATI DIPENDENTE DEL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE SIN DAL 1983 E’ STATO RESPONSABILE SETTORE AMBIENTE HA INVENTATO L’ISOLA ECOLOGICA ADDOSSATA A CIVILI ABITAZIONI IL PROGETTO E’ STATO FINANZIATO DALLA COMUNITA’ EUROPEA

·         MOMA BEACH a Isola delle FEMMINE VIA Amerigo Vespucci OPERA L‘esercizio commerciale   MOMA Beach. avente oggetto sociale la somministrazione di alimentie bevande. IL LOCALE ha avviato l‘attività il 12.5.2006. In data 28.3.2008 l’attività era ceduta dal socio accomandatario MOSCA Valentina alla SOCIETÀ.RO.MA DRINCK S.R.L. il cui amministratore Unico è MOSCA Massimiliano, nato a Palermo il 20.9.1971 e residente ad Isola delle Femmine, fratello della predetta Valentina.  

·         Pagano COSIMO 1940 5 dicembre 1940 giunta CON DI MAGGIO  

·         P.R.G. ISOLA DELLE FEMMINE 2016 30 DICEMBRE DETERMINA 9 GERLANDO MALLIA INCARICO NUOVO PRG CANGEMI GIUSEPPE 1946 RESTITUITI CC 33 1 AGOSTO 2007

·         P.R.G. ISOLA DELLE FEMMINE 2017 30 DICEMBRE INTEGRAZIONE 2016 30 DICEMBRE DETERMINA 9 GERLANDO MALLIA INCARICO NUOVO PRG CANGEMI GIUSEPPE 1946 RESTITUITI CC 33 1 AGOSTO 2007

·         P.R.G. ISOLA DELLE FEMMINE 2017 30 DICEMBRE DETERMINA 660 MALLIA INCARICO GIUSEPPA POLLINA 2017 30 12 INTEGR  2016 30  12  DETERMINA 9 GERLANDO MALLIA

·         PRIVITERA SALVATORE PELLERITO GIUSEPPE ALBERT GIOVANNI GIANPORCARO (COGNATO DEL DR. BURGIO) ELEZIONI COMUNALI 1978 LISTA PCI  3 LISTE UNA D.C. UNA CIVICA DI MAGGIO UNA PCI   RISULTATI DI MGGIO SINDACO LA LISTA PCI 3 CONSIGLIERI ALBERT PRIVITERA GIANPORCARO SEZIONE DEL PCI IN PIAZZA

·         Puccio Giuseppe, nato a Palermo il 3 settembre 1963; il Puccio Matteo, nato a Palermo il 29.6.1938, VIA Alla Falconara nr. 102 l‘Architetto PUCCIO    Giuseppe di Matteo Pietro e SGROI Genoveffa, nato a Palermo il 03.09.1969, residente a Palermo in Via Alla Falconara Nr.102, iscritto all‘Albo degli Architetti della provincia di Palermo al nr. 3524. Ll‘architetto PUCCIO Giuseppe, risulta essere Amministratore Delegato della ditta ―ALMEIDA S.p.A. con sede a Palermo in questo Viale della Regione Siciliana N.O. nr. 751. Ragione sociale della ditta è la realizzazione di lavori edili, industriali ed altri connessi.

·         PUCCIO VINCENZO UCCISO DAL FRATELLO GIUSEPPE A COLTELLATE IL 25 SETTEMBRE 2000 NEL LUGLIO 2001 CONDANNATO A 12 ANNI DI CARCERE Capaci Uccise il fratello condannato a 12 anni Il gup Gioacchino Scaduto ha condannato a 12 anni Giuseppe Puccio, imprenditore di Capaci. L' imputato era accusato di avere ucciso a coltellate, per interesse, a settembre dello scorso anno, il fratello Vincenzo con il quale gestiva un caseificio 19/027 SICILIA           INDUSTRIA ALIMENTARE PUCCIO S.r.l.    CAPACI       PA                            http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=3&art.idArticolo=1&art.versione=1&art.codiceRedazionale=98A10868&art.dataPubblicazioneGazzetta=1998-12-22&art.idGruppo=0&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=1&art.flagTipoArticolo=0
DI MAGGIO CATERINA N. IL 18/05/1966


·         RAPPA COSIMO 1955 8 GENNAIO MORTO 16 FEBBRAIO 1995 CIMITERO CAPACI UTC SANATORIE LEGGE 26

·         RAPPA ING ROCCO 1961 1 GENNAIO ASSESSORE LAVORI PUBBLICI CON BOLOGNA STEFANO SINDACO 28 OTTOBRE 1960 FATTO DIMETTERE PER INFILTRAZIONI MAFIOSE COGNATO DI BRUNO PIETRO 18 NOVEMBRE 1946 ARRESTO OPERAZIONE SAN LORENZO OPERAZIONE ADDIO PIZZO 5 RAPPA INGEGNERE ROCCO PROGETTISTA DI BELLIS ERNESTA VIALE DEI SARACENI ACCANTO AL SIINO ANTONIO SUOCERO DI FANALE 

·         SA.BA. CALLIOPE NUOVA EDILIA MAIORANA BANDIERA LOPEZ LO CICERO ALAMIA BOLOGNA USTICANO PORTOBELLO MONICA GIAMBRUNOD’ARPA SEQUESTRO CANTIERE BOLOGNA COMMISSARIO AD ACTA MEGNA MANLIO ATTO ISPETTIVO REGIONE DR TURANO SOCIETA’ PROCECO ALLA FOCE DEL BELICE (MAIORANA OTTENUTO UN FINANZIAMENTO)  CONTARINI SPARIZIONE DEI MAIORANA PULIZZI LO PICCOLO PIETRO CINA’

·         SAMANTA COSTRUZIONI PRESIDENTE CANEPA SALVATORE 1943 MANNINO TOMMASO FIGLIO DI MANNINO GIUSEPPE 1932 BRUNO GIOVANNI 1931 SOCIO B.B.P. SNC DI POMIERO GIUSEPPE 1937 CON BRUNO PIETRO 1946 ARRESTO OPERAZIONE SAN LORENZO OPERAZIONE ADDIO PIZZO 5

·         SAMANTA COSTRUZIONI DI CANEPA E DI MANNINO TOMMASO FIGLIO DI MANNINO GIUSEPPE 1932 LICENZE EDILIZIE ILLEGITTIME  52/88 54/81 53/80 68/82 

·         SANSONE GAETANO 1941 MOGLIE MATANO CONCETTA FRATELLO PINO SANSONE 1946 SA.MA. COSTRUZIONI (acronimo) SANSONE GAETANO MATANO CONCETTA uffici del Sansone ubicati nel condominio di via Cimabue n. 41 PA casa in via Asmara 9. villino a 300 metri dalla chiesa ed abitazione in località Aquino altro luogo di pertinenza di Giuseppe detto Pino SANSONE LO stabile sito in via Bernini dove risiedevano gli uffici di alcune sue società, che era situato A CIRCA 200/300/400 metri più avanti, sulla  sinistra, rispetto al complesso che solo in seguito verrà localizzato ai nn. 52/54 di via Bernini. diversi organismi societari, tra i quali la SICOR, l’AGRISAN, la ICOM, l’Edilizia Sansone tutti aventi sede in via Cimabue n. 41, e la SICOS con sede a via Bernini n. 129  

·         scavuzzo pietro operazione petrof

·         SIALMA COSTRUZIONI SOCIO MANNINO GIUSEPPE 1932 SIRCHIA LAURETTO 28 APRILE 1938 ALTADONNA

·         SIALMA acronimo SIRCHIA ALTADONNA MANNINO GIUSEPPE
SIALMA DI SIRCHIA 1938 ALTADONNA MANNINO GIUSEPPE 1932 LICENZA EDILIZIA 27/89  25 SETTEMBRE 1989  ILLEGITTIMA 

·         SICILEAS S.P.A. 00114090822

·         SIRCHIA LAURETTO 28 APRILE  1938 MORTO  SOCIO SIALMA costruzioni  SIRCHIA ALTADONNA SEBASTIANO MANNINO GIUSEPPE Costruiscono in anni 80 in VIA MONTELEONE A ISOLA Possibili licenze edilizie 53/80 54/81 68/82 52/88  27/89 27/89 ALLA SIALMA COSTRUZIONI CANEPA SALVATORE  21 NOVEMBRE 1943 COMPONENTE DELLA COMMISSIONE EDILIZIA  E IN QUALITA DI PRESIDENTE DELLA SAMANTA COSTRUZIONI POTREBBE AVER FAVORITO MANNINO TOMMASO, SOCIO DELLA SAMANTA COSTRUZIONI  FIGLIO DI GIUSEPPE E PADRE DI MANNINO ANGELO "DI MAGGIANO" 1950 12 MARZO  ASSESSORE GIUNTA BOLOGNA 2014 

·         SOCIETA’ OLIMPO COSTRUZIONI SRL ARENA CARMELO 8 AGOSTO 1961 AMMINISTRATORE UNICO PROCURATORE DI SPANO’ SALVATORE MARIA 15 MAGGIO 1950  LICENZA EDILIZIA 11 17 MAGGIO 2016 PARTICELLA 2384 FOGLIO 1

·         VASSALLO BILLECI BRUNO POMIERO BADALAMENTI MADONIA COPACABANA B.B.P. MORGANTINA SAZOI

·         ZANGHI CORLEONE CUGINO DI CIANCIMINO COSTITUZIONE PARTE CIVILE CONTRO MATTEO MESSINA DENARO AVV FAUSTO AMATO E IL GIOVANE PD DI  MICELI  FINANZIERE SERRA FONDO ALGEBRIS RENZI  ALBERGHI PER CONTO DI GIOTTI LEOLUCA ORLANDO PERMETTE LA PENETRAZIONE  GIAMBATTISTA LO PICCOLO LO PICCOLO SEGRETARIO COMUNE ISOLA SOCIETÀ:A.M.A. AIELLO VINCENZO (HOTEL EUFEMIA) MANNINO GIUSEPPE ALTADONNA SEBASTIANO COSTITUITA 1980 SI TRASFERISCE LA SEDE DELLA SOCIETÀ  A TRAPANI  220808x   28 04 38

·         LA DUCA ANTONINO, GIAMBRUNO MONICA, D’ARPA SANDRO, IMPASTATO GIOVANN, BOLOGNA STEFANO, POMIERO, PORTOBELLO, B.B.P., COPACABANA, GRAN BAR, BRUNO GIUSEPPE, MAFIAÌ, ADDIO pizzo 5 ,

·         6.05.05 il Giornale di Sicilia ha pubblicato la notizia del sequestro per mafia di beni per 4 milioni di euro a due imprenditori edili di Isola delle Femmine, Bruno Pietro e Vassallo Giuseppe: del primo si ricordava il collegamento alla cosca mafiosa del boss Badalamenti ed il fatto che aveva partecipato “con altri personaggi della mafia di Capaci e Isola delle Femmine” — cito testualmente — alla società Copacabana spa realizzata per la lottizzazione di un vasto appezzamento di terreno; Vassallo Giuseppe, figlio di Vincenzo, veniva addirittura indicato come “il capo della famiglia mafiosa di Capaci”, inserito “pienamente nel mandamento mafioso di San Lorenzo”.


aggiornata al 16 dicembre ore 03






Capaci, dove la mafia non si arrende


 BILLECI,capaci, DOUBLE FACE, LOTTIZZAZIONI, MIZZICA CAREFOUR SICILIA, MONTANTE, PAGANO VINCENZO,PICCIOTTA ANGELA,PUCCIO GIOVANNI CARLO,PUCCIO PIETRO, ROMANO, SCHIFANI RENATO, SENSALE, TRIOLO, VASSALLO, VIANINI,

 BILLECI,,CAPACI,CONSORTILE ESPERIA, CORLEONE, D'UGO, DI MARCO, ISOLA DELLE FEMMINE, LO BUE, MASARACCHIA, NO VE MA, VASSALLO, MIZZICA CARREFOUR SICILIA,SCHIFANI RENATO,ROMANO,VIANINI ,SAVONA LEA,TOTÒ RIINA, Capaci, dove la mafia non si arrende IL REGISTA DELLA VIANINI AGGIORNATO BILLECI,capaci, DOUBLE FACE, LOTTIZZAZIONI, MIZZICA CAREFOUR SICILIA, MONTANTE, PAGANO VINCENZO,PICCIOTTA ANGELA,PUCCIO GIOVANNI CARLO,PUCCIO PIETRO, ROMANO, SCHIFANI RENATO, SENSALE, TRIOLO, VASSALLO, VIANINI