Bertolt Brecht : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”




Non mi piace

pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


2019/12/09

2019 9 DICEMBRE REPORT L'AFFAIR C.S.M. 2019 9 DICEMBRE Luca Palamara, chi è il consigliere al centro dello scandalo del Csm 2019 1 LUGLIO Caso Palamara-Csm: toghe sporche Decine di magistrati sono sotto inchiesta per corruzione, con effetti devastanti sulla giustizia italiana

Collaborazione di Alessia Marzi
A Report il caso Csm: quando la politica cerca di influenzare le toghe. Il magistrato Luca Palamara, cinque componenti del Consiglio superiore della magistratura e i deputati Luca Lotti (Pd) e Cosimo Ferri (Iv) vengono registrati mentre discutono le nomine ai vertici delle procure. Per quella di Roma, in particolare, puntano su Marcello Viola, attuale procuratore generale di Firenze. In lizza c'era anche Giuseppe Creazzo, capo della Procura di Firenze che ha indagato sia i genitori del segretario di Italia Viva Matteo Renzi sia la Fondazione Open.

L’AFFAIRE CSM Di Luca Chianca Collaborazione Alessia Marzi Immagini matteo Delbò Montaggio Emanuele Redondi 

CONFERENZA STAMPA DEL 27/11/2019 MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Mi sembra di essere divenuto, l'oggetto di attenzioni speciali da parte di qualche magistrato che addirittura ha deciso che io ho fatto un partito. Un tempo i magistrati della procura di Firenze era famosi perché davano la caccia al mostro di Scandicci, oggi mi sembra che l'attenzione sia più sul senatore di Scandicci, non vorrei che sbagliassero fascicolo. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO È quello aperto dal capo della procura di Firenze Giuseppe Creazzo sui conti e i finanziamenti della Fondazione Open, che fa riferimento a Matteo Renzi. Quella che ha raccolto oltre 6 milioni euro. 

LUCA CHIANCA Buongiorno. 

DONNA Ah, giornalisti. 

LUCA CHIANCA Dice, lei chiude? 

DONNA Per forza. LUCA CHIANCA Qui era la fondazione Open, no? 

DONNA Non lo so. 

LUCA CHIANCA Alberto Bianchi era il presidente della Fondazione? 

UOMO Sì, quello sì. C'ha lo studio qui. 

LUCA CHIANCA Senta, mi conferma la raccolta fondi di oltre 6 milioni di euro, quasi 7 milioni di euro, in tutti questi anni? 

ALBERTO BIANCHI – EX PRESIDENTE FONDAZIONE OPEN È morta da molto tempo. 

LUCA CHIANCA Perché non ci sono più i nomi online dei finanziatori? 

 ALBERTO BIANCHI – EX PRESIDENTE FONDAZIONE OPEN Open ha chiuso, eh. 

LUCA CHIANCA Sì, però essendo stata una fondazione così importante per il candidato. 

ALBERTO BIANCHI – EX PRESIDENTE FONDAZIONE Non così importante da tenere su il sito anche dopo 9 mesi dalla chiusura. 

LUCA CHIANCA Vabeh, l’ex premier ha sempre parlato di trasparenza, di massima trasparenza. 

ALBERTO BIANCHI – EX PRESIDENTE FONDAZIONE Quello che dice l'ex premier lo chiedete all'ex premier. 

LUCA CHIANCA Qua l'ha mai visto Matteo Renzi, entrare e uscire? 

UOMO No. 

LUCA CHIANCA Nessuno del partito veniva qua? 

UOMO Sì, qualcuno sì. 

LUCA CHIANCA Chi? 

UOMO Mi sembra il Lotti. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Tra il 2017 e il 2018, tra i principali finanziatori della Fondazione con circa 300mila euro, c'è una nota famiglia Toscana, i Maestrelli. Lavorano nel settore dell'ortofrutta. E il legame tra Renzi e la famiglia è forte. Riccardo, uno dei rampolli, nel 2015, era stato nominato durante il governo Renzi nel consiglio di amministrazione di una società di Cassa depositi e prestiti. La mamma di Riccardo, lo scorso anno ha prestato 700mila euro a Matteo Renzi. 

RECEPTIONIST Senti, Silvia ci sono dei giornalisti di Report di Rai3 e volevano parlar con Riccardo. Eh, no, infatti gli ho detto che non c'è. Niente. 

LUCA CHIANCA Dico, ‘sta storia della signora… Quanti anni ha la mamma? 

RECEPTIONIST Non lo so avrà boh, una settantina. 

LUCA CHIANCA Che un giorno le arrivano 700mila euro dai figli e il giorno stesso li bonifica a Renzi altri 700. 

RECEPTIONIST Io non lo sapevo neanche il discorso della mamma. 

LUCA CHIANCA No: loro danno dei soldi, 700mila euro, alla mamma e lei il giorno stesso bonifica quei soldi su un conto di Renzi e della moglie, con cui poi anticipano la caparra di questa villa. 

RECEPTIONIST Sì, sì, sì. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO La villa viene acquistata a giugno del 2018 per 1,3 milioni di euro e si trova in una delle zone più incantevoli e romantiche di Firenze. Ma dei 700 mila euro prestati da mamma Maestrelli, Renzi ne ha usati solo 400 per la caparra. 

LUCA CHIANCA Glieli avrebbero dati questi soldi se non fosse stato Matteo Renzi, ex premier, ex segretario del Pd? A me 700 mila euro difficilmente me li possono prestare. 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Ma se li può permettere di riportarglieli 700mila euro? 

LUCA CHIANCA È ma, difficilmente, avrei difficoltà a farmi prestare anche 50mila, 30mila, 10mila euro. 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Ma se uno guadagna 1 milione l'anno, se uno fattura 1 milione l'anno e paga mezzo milione di tasse e restituisce e si impegna a restituire in 5 mesi, che siano 7 euro che siano 7 milioni, dipende da quanto uno guadagna. 

LUCA CHIANCA È vero che parte dei soldi che poi ha restituito arrivano da Davide Serra? 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Anche qui, tra gli speech, i miei discorsi fatti, c'è ne sono alcuni fatti per la Fondazione Algebris che è una realtà creata da Davide Serra. Io le dico: con questo mio introito pago io 500 mila euro di tasse che consentono a tanti parlamentari – tanti… 3, 4 parlamentari - di avere uno stipendio annuale, o se vuole a qualche giornalista della Rai o se vuole a qualche un medico, perché è giusto. Se tu guadagni di più, se io non guadagnassi lo Stato ci perderebbe. 

LUCA CHIANCA Fa un opera di distribuzione di reddito 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA È un'opera nella quale io vengo pagato, spero anche a lei che arrivi un giorno in cui qualcuno la paghi per poter fare dei discorsi interessanti all'estero, magari succederà, sarà molto piacevole stare ad ascoltarla. Però vede, i miei denari sono denari che io guadagno onestamente e lecitamente e regolarmente. Il fatto che si possa entrare nel mio conto corrente. Come si possa entrare nella chat Whatsapp di un imprenditore perquisito solo perché ha dato un piccolo contributo o grande contributo, non a Matteo Renzi persona fisica, ma alla fondazione, alla Fondazione che organizza degli eventi politici, è il segno di un Paese che perde il confine della libertà. 

LUCA CHIANCA Stiamo parlando dell’indagine, no? 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA No: non stiamo parlando dell’indagine. Sono persone che non c'entrano niente con le indagini, che sono persone che hanno fatto finanziamenti regolari; non sono inquisite, non sono indagate. Non hanno niente. 

LUCA CHIANCA “Articolazione di partito” viene definita la fondazione dai magistrati, dissimulare un finanziamento alla politica. 

ALBERTO BIANCHI – EX PRESIDENTE FONDAZIONE Parole dei magistrati, chiedetene il significato ai magistrati, se son parole dei magistrati. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Alberto Bianchi, l’ex presidente di Open, è indagato per finanziamento illecito. Avrebbe versato 200 mila euro nella fondazione dopo aver ottenuto consulenze dal gruppo Toto Costruzioni, società della holding che ha anche le concessioni autostradali. 

LUCA CHIANCA Queste consulenze con Toto... Lei ha preso quasi 2 milioni di euro, no?

ALBERTO BIANCHI – EX PRESIDENTE FONDAZIONE OPEN Non ho dichiarazioni da fare. Quello che avevo da dire è uscito adesso sulle agenzie. 

LUCA CHIANCA Renzi è stato molto duro con l'attacco ai giudici, ai magistrati. 

ALBERTO BIANCHI – EX PRESIDENTE FONDAZIONE OPEN Chiedete a Renzi 

CONFERENZA STAMPA DEL 27/11/2019 MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Questa fondazione per due magistrati di Firenze, i dottori Creazzo e Turco, è un partito politico. La domanda è? Fare un partito politico è una scelta che fa un leader politico o un magistrato? Amici questo punto è enorme è l'elefante nella stanza, perché se assegniamo ai magistrati il compito di decidere che cosa è un partito e cosa no, abbiamo messo in discussione la separazione dei poteri. 

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Va riconosciuto all’ex premier Matteo Renzi il fatto che è stato l’unico leader politico di un certo peso, ad aver accettato per cinque volte le interviste di Report. Chapeau. Insomma, la separazione dei poteri è cosa sacra perché significa il funzionamento della macchina democratica di un Paese. Tuttavia andrebbe evocata anche quando intorno a un tavolo si siedono dei politici con dei magistrati per condizionare le nomine delle procure più importanti d’Italia. Sono il suo ex braccio destro Luca Lotti, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ex ministro dello sport. Con lui poi c’è Cosimo Ferri, magistrato, ex Csm, anche lui ex sottosegretario al ministero della Giustizia in vari governi, deputato ex Pd, oggi in Italia Viva. Parlano con 5 membri del Csm su come condizionare la nomina delle procure più importanti d’Italia: c’è Roma, che è molto delicata perché svolge indagini sulla politica e la pubblica amministrazione; poi c’è Perugia, competente sui magistrati di Roma; Firenze che è competente sui magistrati di Perugia; Genova, competente a sua volta su quelli di Firenze. Ecco, quella di Roma è particolarmente delicata perché è un’inchiesta bollente, quella su Consip. I magistrati hanno chiesto l’archiviazione per la posizione del papà di Renzi, Tiziano; hanno rinviato a giudizio invece Luca Lotti con l’accusa di favoreggiamento. Pignatone sta per lasciare la Procura di Roma all’epoca per raggiunti limiti di età. Al suo posto potrebbe arrivare Giuseppe Creazzo, che è il capo della Procura di Firenze, l’uomo che ha indagato i genitori di Renzi con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Oggi ha aperto anche le indagini su Open. L’ipotesi di reato è finanziamento illecito e ha indagato il Presidente Bianchi e il braccio destro di Matteo Renzi Carrai. Ecco, insomma, parlano i due parlamentari con i membri del Csm, ma ne parlano anche con l’ex Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, che è indagato anche lui alla Procura di Perugia per corruzione. Ha passato, dice in un’intercettazione, sette anni di lusso tra cene e viaggi pagati da un “piccoletto”. Chi è il piccoletto? Lo vedremo più tardi. Insomma, Palamara però è considerato il regista di questo condizionamento delle nomine delle procure più importanti: il capitano, l’uomo che ha una grande visione di gioco, ha dei piedi buoni e sfiora il suo goal. Solo che a difesa della porta c’erano degli investigatori bravi e gli anticorpi del sistema giudiziario. Il nostro Luca Chianca. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO San Luca è un paesino di 4 mila abitanti alla falde dell'Aspromonte. Nel mondo è diventato famoso per la lunga faida di ‘ndrangheta tra due cosche, culminata qualche anno fa con la strage di Duisburg in Germania. Dopo anni di commissariamento, in primavera ci sono state finalmente nuove elezioni. A sorpresa, Klaus Davi, massmediologo, giornalista da sempre impegnato contro le mafie e candidato sindaco non eletto, è diventato consigliere comunale. 

LUCA CHIANCA Giugno scorso ci sarebbe dovuta essere… KLAUS DAVI - CONSIGLIERE COMUNALE DI SAN LUCA (RC) La partita del cuore. 

LUCA CHIANCA Tra chi? KLAUS DAVI - CONSIGLIERE COMUNALE DI SAN LUCA (RC) Cantanti, la squadra delle poste, magistrati. 

LUCA CHIANCA Un bell'evento. 

KLAUS DAVI - CONSIGLIERE COMUNALE DI SAN LUCA (RC) Un bellissimo evento che tutta la comunità di San Luca aspettava e che a pochi giorni dall'elezione del nuovo consiglio comunale è saltato misteriosamente senza spiegazioni. Mai, mai, mai. stata una spiegazione ufficiale. 

LUCA CHIANCA Però c'è una persona che potrebbe spiegare la mancata occasione e la mancata partita: il capitano della squadra dei magistrati. Chi era? 

 KLAUS DAVI - CONSIGLIERE COMUNALE DI SAN LUCA (RC) Luca Palamara 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Luca Palamara è l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, uno dei promotori di questa iniziativa, realizzata per la prima volta due anni fa. 

FRANCESCO GIAMPAOLO – PRESIDENTE ASD SAN LUCA Palamara giocava pure bene, si sapeva muovere molto bene a centrocampo, era un regista tutto tondo diciamo. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Sarebbe il regista anche per i magistrati di Perugia del più grande scandalo che abbia mai colpito il Consiglio Superiore della Magistratura che esplode pochi giorni prima la partita del cuore. Per questo l’atteso incontro di calcio salta. L’indagine punta il dito su un incontro avvenuto in questo albergo di Roma. Il 9 maggio Palamara, 5 consiglieri del Csm e due parlamentari, Luca Lotti del Pd e l'ex magistrato Cosimo Ferri oggi in Italia Viva, brigano per pilotare le nomine di alcune procure italiane. A farne subito le spese è Pasquale Grasso, presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, in quota di Magistratura Indipendente, la corrente vicina a Cosimo Ferri. 

PASQUALE GRASSO – EX PRESIDENTE ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI Vi ho ascoltato e compreso; ovviamente rassegno le mie dimissioni. Lo faccio serenamente dicendo “no” a me stesso in ricordo di un grande intellettuale italiano del passato che ricordava che i moralisti dicono “no” agli altri, mentre l'uomo morale dice “no” a se stesso. Grazie. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Lo scandalo coinvolge 5 membri del Csm: 2 facevano capo a Unicost, la corrente di Luca Palamara, 3 di MI, Magistratura Indipendente, di cui è stato presidente per anni il parlamentare Cosimo Ferri. Mentre Unicost fa subito fuori i due consiglieri, MI si riunisce a porte chiuse sostenendo i suoi tre consiglieri. 

LUCA CHIANCA Durante quell'assemblea lei è in disaccordo. 

PASQUALE GRASSO – EX PRESIDENTE ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI Nettissimo. 

LUCA CHIANCA Fa un discorso, fa riferimento a Ferri. 

PASQUALE GRASSO – EX PRESIDENTE ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI Sì. 

LUCA CHIANCA Il drago che sta mangiando la nostra casa. 

PASQUALE GRASSO – EX PRESIDENTE ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI Ho detto che era del tutto inopportuno continuare ad avere rapporti con Cosimo Ferri che, anche fosse stato un amico d'infanzia, una volta scelto di fare il politico non poteva più avere interlocuzioni e interferenze con l'attività di Magistratura Indipendente. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO In quel dopo cena però, si discute a lungo della strategia da tenere per nominare il nuovo Procuratore Capo di Roma che a maggio avrebbe sostituito il pensionato Giuseppe Pignatone. Puntano su Marcello Viola, procuratore generale di Firenze, ma in lizza ci sono anche Giuseppe Creazzo, il capo della Procura di Firenze che ha indagato i genitori di Renzi e il pm Lo Voi della procura di Palermo, vicino a Pignatone. 

ANGELANTONIO RACANELLI – EX SEGRETARIO MAGISTRATURA INDIPENDENTE È anche un mio personale amico Cosimo Ferri; lo conosco da tanti anni, Cosimo Ferri. 

LUCA CHIANCA Insieme a Lotti, si vedono con Palamara e alcuni consiglieri del Consiglio Superiore della Magistratura per decidere le nomine. 

ANGELANTONIO RACANELLI – EX SEGRETARIO MAGISTRATURA INDIPENDENTE Ma non è che se Cosimo Ferri parla con qualche consigliere, i consiglieri fanno quello che dice Cosimo Ferri. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Anche Racanelli, magistrato della procura di Roma, suo malgrado, si ritrova intercettato dal trojan messo nel cellulare di Palamara con cui parla nel suo ufficio. 

LUCA CHIANCA Lei sempre su Roma dice “mettere un cappello su Roma è sempre un vantaggio”. 

ANGELANTONIO RACANELLI – EX SEGRETARIO MAGISTRATURA INDIPENDENTE Sì, questo se non sbaglio in una conversazione con Palamara a proposito del rapporto con Unicost, perché Unicost aveva difficoltà di appoggiare credo il candidato Viola. 

LUCA CHIANCA Eh, ma mettere il cappello su Roma, che significa? 

ANGELANTONIO RACANELLI – EX SEGRETARIO MAGISTRATURA INDIPENDENTE Ma no, ma guardi, ma scusi, bisogna anche stare attenti quando si parla in una conversazione diciamo così privata, si usano anche termini informali. Significava secondo me per Magistratura Indipendente un buon risultato anche dal punto di vista anche dell'immagine. Anche all’interno della magistratura. 

LUCA CHIANCA Però leggendo quello che è uscito fuori, sembra una guerra tra bande, eh. Sarà anche l'intimità della chiacchiera in privato, ma i termini utilizzati sembra appunto “metto il mio, puntiamo su quello, facciamo fuori l'altro”. 

ANGELANTONIO RACANELLI – EX SEGRETARIO MAGISTRATURA INDIPENDENTE A prescindere dai termini che sono usati, sicuramente io posso dire che questa vicenda è stata utilizzata quasi come un regolamento di conti. L

UCA CHIANCA Onorevole salve. Chianca di Report, come sta? 

COSIMO FERRI – DEPUTATO ITALIA VIVA Ciao carissimo, tutto bene. 

LUCA CHIANCA Ci possiamo mettere qui un secondo? Senta io mi sto occupando come lei sa di CSM, Palamara e dei vostri incontri con Lotti, la famosa sera del 9 maggio. 

COSIMO FERRI – DEPUTATO ITALIA VIVA Vieni dentro. 

LUCA CHIANCA Un attimo, un attimo non mi vada dentro, mi spieghi almeno…Però aspetti che c'ho l'operatore fuori però. Rimaniamo qui. Onorevole scusi, però non mi fugga, parliamo. 

COSIMO FERRI – DEPUTATO ITALIA VIVA Lei sa che sia io che Lotti siamo parlamentari, c'è un problema di utilizzabilità del trojan per quanto riguarda conversazioni, incontri dove c'era il Trojan, sono inutilizzabili processualmente. 

LUCA CHIANCA Quello è il ruolo dei magistrati, io faccio il giornalista quindi, con la scusa del trojan, qui non si parla del contenuto di quello che è emerso, no? 

COSIMO FERRI – DEPUTATO ITALIA VIVA Allora ci sono delle regole giuridiche. C'è la massima disponibilità a fare esercitare il suo diritto di cronaca, però su questioni fondate. 

LUCA CHIANCA Se lei mi risponde riusciamo a esercitarlo il diritto di cronaca perché altrimenti è impossibile. Lei è ex magistrato, consigliere del CSM e poi diventa politico e continua ad aver rapporti... 

COSIMO FERRI – DEPUTATO ITALIA VIVA Già le ho detto, ho già risposto. Penso che di giustizia uno si possa occupare. 

LUCA CHIANCA Dì. ma non si può discutere sui voti che vengono dati per la Procura di Roma, no? Quando sappiamo bene… 

COSIMO FERRI – DEPUTATO ITALIA VIVA Ma lei, ma lei allora sa bene che lei quando... 

LUCA CHIANCA No lì fate i conti, lì conteggiate proprio: Viola prende questo, Creazzo prende quello e tra l'altro tentate di mettere in difficoltà Creazzo che è il pm. Ascolti, Creazzo è il pm che si è occupato dei genitori di Renzi, non lo volete fare a Roma e parlate anche di problemi che potrebbero uscire dall'esposto che è andato a Genova su Creazzo. 

COSIMO FERRI – DEPUTATO ITALIA VIVA No, no... 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Perché Giuseppe Creazzo non è ben visto come capo della Procura di Roma? Creazzo, A febbraio aveva fatto arrestare i genitori di Matteo Renzi per bancarotta fraudolenta ed emissione di fatture false. Una storia in cui viene coinvolto, senza volerlo, anche Carlo Fontanelli, giornalista ed editore di Empoli, una delle memorie storiche del calcio italiano. 

CARLO FONTANELLI - GIORNALISTA Qui c’è Tutto Sport dal ’45 in originale. Qui abbiamo il Corriere dello Sport dal ’48. Questa è un’altra Gazzetta dello Sport dal ’47. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO 10 anni fa lo chiamano dalla lontana Sicilia. Lo accusano di non aver pagato alcune fatture della Delivery Service, una società che secondo i magistrati faceva riferimento a mamma e papà Renzi. 

CARLO FONTANELLI - GIORNALISTA Abbiamo scoperto che facevo parte della compagine amministrativa di questa azienda. 

LUCA CHIANCA Qualcuno ti aveva nominato consigliere d'amministrazione a tua insaputa? 

CARLO FONTANELLI - GIORNALISTA A mia insaputa. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Carlo denuncia, ma viene tutto archiviato. I suoi rapporti con la società, riconducibile secondo i magistrati ai coniugi Renzi, iniziano un bel po' di tempo fa, quando gli propongono di diventare responsabile degli automezzi della Delivery Service. 

CARLO FONTANELLI - GIORNALISTA Tale Signor Bargilli che mi propone appunto di entrare nel ruolo e le mansioni di preposto agli automezzi. 

LUCA CHIANCA Bargilli diventerà persona nota quando Matteo Renzi scala il partito, perché che cosa faceva per Matteo Renzi? 

CARLO FONTANELLI - GIORNALISTA Era l'autista del camper di Renzi, ma questo l'ho appreso anche io anni dopo quando ha svolto queste mansioni. 

LUCA CHIANCA Finché ti arriva una telefonata. 

CARLO FONTANELLI - GIORNALISTA Sì, una telefonata da una sedicente signora Laura Bovoli. 

LUCA CHIANCA Mamma di Matteo Renzi, che ti dice che cosa? 

CARLO FONTANELLI - GIORNALISTA Che la vecchia proprietà avrebbe ceduto a una nuova proprietà che aveva intenzione di confermarmi come preposto agli automezzi. 

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Si è trovato indagato con l’accusa di bancarotta semplice per una società che farebbe riferimento ai coniugi Renzi. Questo almeno secondo i magistrati fiorentini, che hanno prima indagato, poi hanno chiesto l’arresto, poi c’è stata la scarcerazione immediata da parte del Tribunale di Firenze. Ecco, il Procuratore che ha condotto le indagini è Giuseppe Creazzo, che è colui anche che è in corsa per coprire il posto lasciato vacante da Giuseppe Pignatone presso la Procura di Roma. Solo che i parlamentari Luca Lotti, Cosimo Ferri, i cinque membri del Csm, Luca Palamara puntano su un altro nome: Marcello Viola, che è Procuratore Generale della Corte d’Appello di Firenze. Nel frattempo Giuseppe Creazzo è anche oggetto di un esposto presentato presso la Procura di Genova. Questo esposto potrebbe pregiudicare la sua corsa alla Procura di Roma, ma soprattutto alimenta l’istinto bellicoso di Luca Lotti. Questo è quello che emergerebbe dalle intercettazioni, però Cosimo Ferri ci avverte: “attenzione, quello che è stato captato dai trojan sui nostri discorsi, non può essere oggetto di un procedimento penale, di un processo, perché è vietato dalla legge”. Tutto vero. Ma dal punto di vista morale? Tutti si appellano alla forma, nessuno guarda dentro i contenuti. Ecco, non siamo certo dei verginelli. Non è la prima volta che la politica cerca di condizionare la magistratura e la magistratura è stata spesso accusata del contrario. Questo perché chi detiene un potere non ama essere sottoposto a giudizio. Qui il corto circuito avviene perché ci troviamo di fronte non a una separazione di poteri ma a una convergenza di interessi di chi si sente caduto nel fango, ha reazioni scomposte e rischia anche di sporcare chi gli è vicino. 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA I politici perché mettono bocca? Attenzione. Perché i politici fanno parte del CSM? Perché lo prevede la Costituzione. 

LUCA CHIANCA La Costituzione non prevede che ci siano incontri fuori il CSM per decidere i capi delle procure tra politici magistrati e consiglieri del CSM, questo è il punto. 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Io non le faccio certe cose. 

LUCA CHIANCA Però le ha fatte il suo braccio destro, è quello il punto, no? 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Discutere e mettere in croce una persona che si chiama Luca Lotti… 

LUCA CHIANCA Che però è l'uomo più vicino a lei fino a pochi mesi fa. 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Guardi, io di Luca Lotti penso tutto il bene possibile, punto. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Riavvolgendo il nastro delle conversazioni il 9 maggio 2019, pochi mesi prima, Lotti e Palamara rimangono soli e Lotti sembra anticipare in parte il piano di allargare ai moderati. Poi parlano di Matteo. 

LUCA CHIANCA Lotti si sfoga con te, in questo caso, parlate di come sta Matteo, Matteo da quando hanno arrestato la mamma e il papà… 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Il commento sull'indagine è umano certo, no? 

LUCA CHIANCA Perfetto. Sembra un po' risentito di questa cosa. Lotti dice che lei è amareggiato da questa storia. Le ha rovinato l’immagine, ed è “fermo lì a guardare”. Questo lo dice lui a prescindere dal fatto che sono stati… 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Io non ho letto le intercettazioni di Luca su questa cosa qua. 

LUCA CHIANCA Però mi faccia… 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Considero che sia vergognoso che su delle intercettazioni illegittime, perché stiamo intercettando in modo illegittimo… 

LUCA CHIANCA Questo lo decideranno i magistrati, i giudici… 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Questo lo dice la Costituzione che dice che non si può intercettare un parlamentare. 

LUCA CHIANCA Ma le abbiamo lette su tutti i giornali. Una volta… 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA E questo le volevo dire. 

LUCA CHIANCA …le pongo la questione. 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Si sappia che il reato lo fa chi passa quelle cose. Bene. 

LUCA CHIANCA Sono uscite su tutti i giornali, quindi io, letti i giornali, le pongo la questione. 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Frutto di un reato. C’è una bellissima frase di un grande scrittore francese, quando non c’erano le intercettazioni, che diceva “datemi un paio di forbici e ghigliottinerò chiunque”. Perché? Perché è normale che tagliando e cucendo, puoi costruire quello che ti pare. Lei sta facendo un’opera di mistificazione. 

LUCA CHIANCA Lotti dice “bisogna fare almeno la guerra contro Creazzo” per non farlo nominare a Roma. 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM L’accordo era che, l'operazione era quella di votare Viola perché c'era il discorso che Creazzo poteva andare a Reggio Calabria. Creazzo non viene a Roma, ma a Reggio Calabria. Non lo si voleva segare brutalmente come può sembrare, no? 

LUCA CHIANCA Lui parla che se la cosa è seria, bisogna andare avanti. 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Se l’esposto è serio. 

LUCA CHIANCA Bisogna almeno fare la guerra come dire? 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Se l'esposto è serio, questo è. 

LUCA CHIANCA Bisogna almeno fare la guerra. 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Se l'esposto è serio. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Lasciamo giudicare i magistrati di Genova, quello che abbiamo cercato di capire con Luca Lotti è se invece volevano utilizzarlo per altri scopi. 

LUCA LOTTI – DEPUTATO PD Buona giornata. 

LUCA CHIANCA Lei su Creazzo dice bisogna almeno fare la guerra. 

LUCA LOTTI – DEPUTATO PD Ora le auguro buona giornata. 

LUCA CHIANCA Bisogna almeno fare la guerra, onorevole. C’è un esposto di Creazzo a Genova… 

LUCA LOTTI – DEPUTATO PD Ma questo guardi, c’è un punto di fondo diverso tra me e lei. 

LUCA CHIANCA …che voi volete utilizzare per i vostri scopi. 

LUCA LOTTI – DEPUTATO PD No. Ma lei sbaglia. Ma quali scopi? Ma lei sta costruendo.. 

LUCA CHIANCA Vorrei chiedere quale era il vostro scopo? 

LUCA LOTTI – DEPUTATO PD Ma non è così, non ci sono scopi. 

LUCA CHIANCA Era perché il pm in questione… 

LUCA LOTTI – DEPUTATO PD Buona giornata. 

LUCA CHIANCA …aveva fatto le indagini sul papà e la mamma di Renzi? 

LUCA LOTTI – DEPUTATO PD Però si deve anche fermare, perché senno non rispetta neanche il lavoro degli altri. Io rispetto il suo lavoro lei deve rispettare anche noi. 

LUCA CHIANCA Ma se lo rispettasse risponderebbe alle domande. 

LUCA CHIANCA Lotti, facendo riferimento a Creazzo che ha voluto quegli arresti, “bisogna” dice “bisogna almeno fare la guerra”. 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Lei mette insieme dei puntini e dice “Lotti fa la guerra a Creazzo perché serve a Renzi o meglio, ai genitori di Renzi”. 

LUCA CHIANCA Infatti la domanda che poi le avrei fatto è: lei sapeva? 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Io sono un ragazzo… No, non sapevo, ma sono… 

LUCA CHIANCA Sembra quasi una resa dei conti, no? 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Bravissimo... 

LUCA CHIANCA È vero o no? 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Non è vero, non lo è, ma sono un ragazzo intelligente e ho capito dove lei vuole andare a parare. Lei sta facendo un'opera di mistificazione perché non sappiamo davvero se questo fosse il disegno. Se un magistrato che si chiama Mario… 

LUCA CHIANCA Quando si candidano, se c’è un esposto, la candidatura decade, no? 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA …attacca un altro magistrato che si chiama Paolo, lei sta forse dicendo che questo esposto lo ha scritto Lotti?

 LUCA CHIANCA No, assolutamente. 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Benissimo. Lei sta forse dicendo che questo esposto lo ha scritto Ferri? 

LUCA CHIANCA No, assolutamente… 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Benissimo. Figuriamoci se io sto dentro alle vicende dei magistrati. 

LUCA CHIANCA Sto dicendo, c’è un esposto a Genova contro Creazzo e loro ne parlano e ne discutono per capire se può essere utilizzabile per minare la credibilità del magistrato per la nomina a Roma. 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Qual è la domanda? Se c'è un esposto di un magistrato contro un magistrato, ma saranno fatti loro? 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Quello è certo, è che qualcosa nei rapporti consolidati da un decennio tra Palamara e il capo della Procura di Roma, Giuseppe Pignatone, si è rotto. E tutto avrebbe inizio con l’indagine su Consip che ha visto da poco rinviato a giudizio Luca Lotti e l’archiviazione per Tiziano Renzi. L'indagine nasce a Napoli e vede protagonista il noto imprenditore Alfredo Romeo e gli appalti della Consip. Nel 2016 l'indagine viene trasferita a Roma dove l'ex braccio destro di Matteo Renzi, Luca Lotti, avrebbe rivelato dell’inchiesta in corso l’allora amministratore delegato della Consip, Luigi Marroni. 

LUIGI LI GOTTI – AVVOCATO LUIGI MARRONI Lotti avrebbe avvisato Marroni che c'era un indagine in corso con intercettazioni. Marroni capì ambientali perché Lotti fece un gesto con la mano e con il dito girando, girandolo, come per indicare che c'erano delle cimici ed altro. Il gesto fu questo. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Le cimici erano nell'ufficio di Marroni che a dicembre 2016 interrogato, fa il nome di Luca Lotti. A marzo Marroni viene confermato dal governo a guida Pd a capo della Consip. A Giugno però salta la sua poltrona e viene di fatto messo alla porta. 

LUIGI LI GOTTI – AVVOCATO LUIGI MARRONI Allora tra marzo e giugno che cosa avviene di nuovo e perché cambia tutto? 

LUCA CHIANCA Che cosa è cambiato? 

LUIGI LI GOTTI – AVVOCATO LUIGI MARRONI É cambiato che Marroni è stato risentito e ha confermato tutte le accuse. Evidentemente le persone accusate da Marroni speravano che facesse marcia indietro e ritrattasse, qualche segnalino anche a noi era arrivato. Proprio il giorno in cui Marroni va e conferma, qualcuno disse che i magistrati si attendevano e gradivano una ritrattazione, ma questo accadeva lo stesso giorno. 

LUCA CHIANCA Avvocato ci dica chi è però. Sennò mandiamo messaggi ambigui 

LUIGI LI GOTTI – AVVOCATO LUIGI MARRONI Ne ho parlato con i magistrati, proprio con il procuratore Pignatone e Pignatone fece un sorriso di quelli che io capivo, fece un sorriso che per me ebbe un solo significato: “lo sappiamo già che c'è stata questa manovra”. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO A ottobre Lotti viene rinviato a giudizio per favoreggiamento. Era indagato per traffico di influenze anche Tiziano Renzi, ma il pm Paolo Ielo chiede l'archiviazione. Ed è di questo che Luca Palamara e Luca Lotti parlano la sera del 9 maggio 2019 mentre il trojan registra la loro conversazione. Sembra che qualcosa sia andato storto. 

LUCA CHIANCA Qui tu sei molto chiaro, no? E dici: “vicenda Consip”. Fai riferimento a Pignatone e gli dici a Lotti, “tu ti sei seduto a tavola con lui, lui ha voluto parlare con Matteo, lui ha voluto fa quelle cose. Lui crea l'affidamento, mi lascia col cerino in mano, io mi brucio e loro si divertono”. 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Te l'ho detto. 
LUCA CHIANCA E dai spiegamela però questa. 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Quello che ho detto: che si erano visti, c'erano stati 

LUCA CHIANCA Ma per accordarsi sull'indagine? 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Sull’indagine no, questo non l'ho detto io che si sono accordati sull'indagine, dico che c'era stato un incontro, più incontri tra di loro. 

LUCA CHIANCA Tra chi? 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Pignatone e Lotti, Pignatone e Renzi. 

LUCA CHIANCA Tutti e tre insieme? O solo… 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Questo non te lo so dire. Io ti posso dire quello che ho visto io. 

LUCA CHIANCA C’eri pure tu? 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM In certe occasioni c'ero pure io. 

LUCA CHIANCA In quali occasioni? 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Pignatone - Lotti c'ero, sì. 

 LUCA CHIANCA Si incontrano e parlano di Consip? 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM No, però si crea come dire, no? 

LUCA CHIANCA Un rapporto che prima non c'era. 

LUCA CHIANCA Palamara parla con Lotti e dice che Pignatone si è seduto a tavola con Lotti e poi ha parlato anche con lei. Questo dice. 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA Il dottor Pignatone più volte io l'ho incontrato, ma le svelo un segreto - non vorrei che lei rimanesse sorpreso - io ho fatto il Presidente del Consiglio dei Ministri. 

LUCA CHIANCA Sì ce lo ricordiamo. 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA E la sede di Palazzo Chigi e la città di Roma, quindi mi è capitato di incontrare il dottor Pignatone. 

LUCA CHIANCA Avete mai parlato di Consip? 

MATTEO RENZI – SENATORE ITALIA VIVA I casi in cui io ho parlato con il dottor Pignatone di vicende di giustizia sono stati casi in cui mi ha interrogato come testimone. Quindi “lei si è seduto con Pigantone”? Sì mi ha interrogato. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO In questa vicenda sono importanti le date delle indagini a carico di Lotti e Palamara coordinate dal pm di Roma Paolo Ielo. A settembre 2018, Ielo chiede il rinvio a giudizio per Lotti per la vicenda Consip. A maggio, invece, aveva inviato le carte dell'indagine su Palamara a Perugia, che è competente sui magistrati romani. A dicembre Palamara viene a sapere che c'è un'indagine a suo carico. La Finanza lo ascolta mentre parla con il collega Cesare Sirignano per favorire la nomina a capo della Procura di Perugia di un magistrato che possa aprire un fascicolo contro Paolo Ielo. Sirignano si spinge a dire che “uccidere” questa gente significa andare a mettere le pedine nei posti giusti. 

LUCA CHIANCA Con Sirignano vai giù pesante, eh. A Sirignano gli dici “mettiamo uno a Perugia che apra un fascicolo su Ielo”. Lì vai giù pesante, eh. Però parli di aprire un'indagine contro Ielo. 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Valutassero quello, come lo fanno per me…

 LUCA CHIANCA “Come facciamo ad aprire un'indagine su Ielo”?

 LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Come fanno con me, come poi è successo, come mi stai vivisezionando i capelli, giusto? Allora vale per tutti. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Il riferimento è all'avvocato Domenico Ielo, il fratello del magistrato Paolo Ielo che lavora da 20 anni come consulente anche per l'Eni. Il magistrato quando viene a sapere delle consulenze del fratello, chiede di astenersi dai procedimenti in corso che lo legano all'ex avvocato dell'Eni Piero Amara. In Procura a Roma inizia un conflitto insanabile sulla gestione degli indagati tra il capo Pignatone e Stefano Rocco Fava, uno dei magistrati che lavorano con Ielo sull'inchiesta Amara. Fava ne parla con Palamara, e Palamara ne parla con Ferri e Lotti. Il 21 maggio l’ex braccio destro di Renzi, Lotti, sostiene di aver ricevuto dal top manager di Eni, De Scalzi, carte sul fratello di Ielo che potrebbero tornare utili per delegittimare il magistrato. 

LUCA CHIANCA Lei dice “la carta dell'Eni, De Scalzi me l'ha consegnata la settimana scorsa”. 

LUCA LOTTI – DEPUTATO DEL PD Ci risiamo? Ancora un’altra volta? Abbiamo già risposto su questo. 

LUCA CHIANCA Risponda a me, non risponda agli altri, risponda a me, la prego dobbiamo fare un'operazione trasparenza con lei. 

LUCA LOTTI – DEPUTATO DEL PD E la facciamo scrivendogli punto su punto, quello che lei ci ha chiesto. Oggi le rispondiamo. 

LUCA CHIANCA Ma risponda qui davanti alla telecamera, siamo io e lei. 

LUCA LOTTI – DEPUTATO DEL PD Sta citando cose che sono in corso sulle quali non le voglio rispondere. Basta, non c’è altro. 

LUCA CHIANCA Mi spieghi perché lei chiedeva informazioni sul fratello di Paolo Ielo…. 

LUCA LOTTI – DEPUTATO DEL PD Ma non è così, lo dice lei. Ma lo dice lei. 

LUCA CHIANCA …magistrato che l'ha indagata e l’ha rinviata a giudizio a Roma. 

LUCA LOTTI – DEPUTATO DEL PD Sta sbagliando. 

LUCA CHIANCA Le dice lei queste cose, le dice lei. “La carta dell’Eni”… 

LUCA LOTTI – DEPUTATO DEL PD I processi si fanno nelle aule non per strada provando a raccontare qualcosa che non è vero. 

LUCA CHIANCA Palamara mi conferma la stessa identica cosa, che lei ha detto a Palamara la stessa cosa che le sto riportando. 

LUCA LOTTI – DEPUTATO DEL PD Io non so se ha parlato con Palamara, le auguro di averlo fatto però non funziona così. Lei non può costruire una cosa… 

LUCA CHIANCA Ma non è che costruisco: faccio le mie verifiche. 

LUCA LOTTI – DEPUTATO DEL PD …sulla base delle intercettazioni, che non so nemmeno quanto siano legittime o meno. 

LUCA CHIANCA E che vengono confermate da Palamara. 

LUCA LOTTI – DEPUTATO DEL PD E farete un bel servizio con Palamara e l'intervista di Palamara”. 

LUCA CHIANCA Lui dice “Descalzi mi ha dato le carte, me l'ha consegnata la settimana scorsa. 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Quello che ha detto nell'intercettazione c'è, è proprio quella, c'è l'audio lì basta richiedere l'audio quello che ha detto, ha detto, non è che… 

LUCA CHIANCA Tu non sapevi se millantasse se era accreditato. 

LUCA PALAMARA Questo è come le cose che ci siamo detti in tutte le cene. Non mettevo in dubbio dati i rapporti che si erano creati,che uno dicesse cazzate all'altro. 

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO “Dati i rapporti che si erano creati non avevo motivo di pensare che ci dicessimo delle bugie”, per usare un eufemismo. Palamara è convinto della sincerità dei discorsi, dei dialoghi, perché non c’è miglior amico di chi hai reso tuo complice. Sono tutti sulla stessa barca, il salvataggio di uno implica quello dell’altro. In alternativa “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Sono anche benvenuti degli schizzi di fango che possono colpire chi sta indagando su di te. Qualcuno, a detta delle intercettazioni che sono state pubblicate e confermate anche da Palamara, quei dialoghi che ha riportato, quelli con Lotti, sarebbero state le carte che l’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, avrebbe fornito a Lotti riguardanti il fratello avvocato, il pm Paolo Ielo. Eni ci ha scritto e smentisce in modo categorico che Descalzi abbia consegnato al dottor Lotti documentazione relativa all’avvocato Domenico Ielo, fratello di Paolo. Lo stesso Lotti poi ha smentito i suoi dialoghi intercettati. Insomma, delle due l’una. O Lotti millantava o le carte gliele potrebbe aver fornite qualcun altro. Insomma, comunque il procuratore aggiunto Paolo Ielo aveva informato il suo ufficio responsabile sull’eventuale incompatibilità, che non è stata poi rilevata. E anche il Procuratore Capo Giuseppe Pignatone è finito oggetto di un esposto. L’ha presentato un suo sostituto, Stefano Fava. Aveva sollevato un problema di incompatibilità per quello che riguardava un indagato dalla Procura di Roma: l’inchiesta su Piero Amara, ex avvocato dell’Eni. Secondo Fava Piero Amara avrebbe offerto un contratto di consulenza al fratello avvocato di Pignatone, Roberto. Ecco, abbiamo verificato. È stato veramente offerto questo contratto di consulenza, ma nel 2014 e, particolare non trascurabile, è stato rifiutato. E quindi non esisteva la possibilità di una incompatibilità, anche perché l’inchiesta su Amara Ielo e Pignatone l’hanno aperta ben tre anni dopo. Tuttavia quell'esposto poteva diventare un’arma, benché spuntata, nelle mani di chi voleva cambiare l’equilibrio all’interno della Procura di Roma. Finisce la patata bollente nelle mani del membro laico del Csm Lanzi, che è anche il Presidente della commissione che deve giudicare sulla bontà dell'esposto. 

LUCA CHIANCA A leggere quello che si dicono fra loro i protagonisti della storia, enormi ritardi, l’esposto non va avanti, qui la bloccano sta cosa, se uscisse fuori Palamara sarebbe quasi salvo. 

ALESSIO LANZI – CONSIGLIERE CSM MEMBRO LAICO No, aspetti, aspetti. Allora. Questo è il desideratum di uno che confidava molto che l'esposto gli salvasse la situazione, chi se ne importa insomma, ma non esistono pratiche, esposti risolti in un mese. 

LUCA CHIANCA Mi perdoni dottore, proprio se insisto su questa cosa. Io non capisco il vostro interesse a velocizzare un procedimento, un esposto contro il capo di una procura quella romana che andrà in pensione da lì a qualche mese. Qual è l'interesse? 

ANGELANTONIO RACANELLI – EX SEGRETARIO MAGISTRATURA INDIPENDENTE Non si trattava di velocizzare, si trattava di fare in modo che il Csm rispettasse le regole. Quando arriva un esposto in prima Commissione… 

LUCA CHIANCA Però la domanda è: ma a lei che interessa sta roba? 

ANGELANTONIO RACANELLI – EX SEGRETARIO MAGISTRATURA INDIPENDENTE Se c’è praticamente un qualcosa che riguarda l’ufficio è anche interesse di un magistrato che fa parte dell'ufficio che sia fatta piena luce e che la procura ne esca con l'immagine tranquilla e pulita all'esterno. 

LUCA CHIANCA Lotti, Palamara, Ferri parlano e ad un certo punto dicono che al posto di Ielo ci vorrebbe una persona di fiducia e individuano lei. 

ANGELANTONIO RACANELLI – EX SEGRETARIO MAGISTRATURA INDIPENDENTE Ah, questo non lo so non so. Non so da dove risulta questa intercettazione, non sono in grado di dirle perché non conosco questo tipo di intercettazione. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Sono passati 4 mesi dallo scandalo che ha coinvolto il CSM. Vengono eletti due nuovi membri al posto di quelli sospesi; il vice presidente del Csm David Ermini dà il benvenuto ai nuovi colleghi. 

ROMA 10 OTTOBRE 2019 PLENUM CSM DAVID ERMINI – VICEPRESIDENTE CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA Io mi voglio ricordare, ma voglio ricordare, il Consiglio Superiore non è un piccolo parlamento. I consiglieri eletti non hanno e non devono avere un rapporto fiduciario con le correnti o con i gruppi parlamentari - parlo per i non togati - che li hanno espressi. Nel momento in cui noi entriamo a far parte del Consiglio Superiore non ci sono più le casacche di appartenenza. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Di diverso avviso Luca Lotti. Si lamenta con Palamara del fatto che Ermini, forse temendo di finire nelle intercettazioni, non gli risponde più. Lotti scrive al vice presidente del CSM un sms che sa di rivendicazione: “Davide io non sono un senatore qualunque che ti scrive messaggi senza di me non eri lì punto …rispondi punto!” Sui rapporti tra politica e Csm spunta anche il nome di Lanzi, membro laico in quota Forza Italia che secondo Palamara dovrebbe essere avvicinato dalla Casellati, la presidente del Senato, per votare il loro nome a capo della procura di Roma. 

LUCA CHIANCA Avete mai parlato delle nomine della Procura di Roma? 

ALESSIO LANZI - CONSIGLIERE CSM MEMBRO LAICO No, assolutamente no. 

LUCA CHIANCA Ne parlano sempre Lotti e Palamara. 

ALESSIO LANZI - CONSIGLIERE CSM MEMBRO LAICO Della Casellati? 

LUCA CHIANCA Sì, deve lavorare su di lei. 

ALESSIO LANZI - CONSIGLIERE CSM MEMBRO LAICO Se questa fosse un'indicazione è destituita da ogni fondamento. 

LUCA CHIANCA Tra l’altro dicono anche lei è già stato fregato dal gruppo. 

ALESSIO LANZI - CONSIGLIERE CSM MEMBRO LAICO E allora vede quando ci fu la nomina del vicepresidente per curriculum avevo tutte le caratteristiche per poterlo diventare e poi sembra che gli accordi fra Palamara, Ferri e Lotti abbiamo portato ad un'altra designazione. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Quella di David Ermini, ex Responsabile nazionale della Giustizia del Pd, al posto di un altro big del partito Giovanni Legnini e definita dallo stesso Palamara “la vittoria più bella del renzismo”. 

LUCA CHIANCA Non è un po' esagerato? Aprire una porta e trovarsi dall'altra parte. 

ALESSIO LANZI - CONSIGLIERE CSM MEMBRO LAICO È stata fatta un'altra scelta, evidentemente sono state scelte… 

 LUCA CHIANCA ..politiche. Politiche nel senso proprio di mettere un politico, un proprio uomo lì dentro. 

ALESSIO LANZI - CONSIGLIERE LAICO CSM Può essere. Come è sempre stato nel Csm negli anni passati, eh. Intendiamoci. 

ROMA 21 GIUGNO 2019 PLENUM CSM SERGIO MATTARELLA - PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Quel che è emerso nell’incontro di un’inchiesta giudiziaria ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile. Quanto avvenuto ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l'autorevolezza non soltanto di questo Consiglio, ma anche il prestigio e l'autorevolezza dell'intero Ordine Giudiziario. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Il Presidente Mattarella è il primo capo dello Stato che si trova costretto a condannare uno scandalo senza precedenti durante il plenum al Csm. Poco più in là, alla sua sinistra c'è il procuratore generale della Corte di Cassazione, Riccardo Fuzio, amico di Palamara. Ironia della sorte, firma le carte per i procedimenti contro i consiglieri coinvolti nello scandalo, ma lascia l’incarico solo a luglio quando si apprende che era indagato anche lui per rivelazione di segreto d’ufficio. 

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Rivelazione di segreto d’ufficio. Ecco, di questo è stato accusato Fuzio, il quale avrebbe rivelato particolari sullo stato dell’indagine a Palamara. Però il Procuratore generale della Cassazione dice, si difende: “ma io non ho detto nulla di nuovo a Palamara, nulla che già non sapesse”. Ecco, a completare il quadro, sconcertante, così l’ha definito Mattarella, il Presidente della Repubblica, c’è anche il fatto che cinque membri del Csm si sono dovuti dimettere. Uno, Luigi Spina, è anche indagato per rivelazione, anche lui, di segreto d’ufficio. Poi c’è anche l’accusa di favoreggiamento per il sostituto Stefano Fava. Poi c’è l’accusa di corruzione, sempre presso la Procura di Perugia, nei confronti dell’ex Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Luca Palamara. Gli sarebbero state pagate delle cene, dei viaggi anche all’interno di una spa. Avrebbero vissuto sette anni nel lusso pagati da un “piccoletto”. Questo emergerebbe dalle intercettazioni. Chi è il piccoletto? È Fabrizio Centofanti, responsabile delle relazioni istituzionali, ex responsabile di Francesco Bellavista Caltagirone. È stato soprattutto anche il titolare della Cosmec, una società che organizzava eventi per la magistratura. Questo nella facciata nobile. Poi in quella promiscua, invece, serviva a fare lobby. Perché Centofanti è soprattutto l’uomo, l’anello di congiunzione tra magistrati e il sistema di Piero Amara, ex avvocato dell’Eni, che è accusato di essere al centro di un sistema di corruzione per condizionare le sentenze e i processi. Ma per fortuna ci sono gli anticorpi. Luca è sceso giù, là dove tutto è cominciato. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Bisogna tornare in Sicilia da dove siamo partiti lo scorso anno per raccontare il “sistema Amara”, dal nome dell'avvocato che l'ha di fatto messo in piedi insieme al suo collega Giuseppe Calafiore con il pm Longo di Siracusa. Un sistema corruttivo per aggiustare processi e sentenze che ha minato le fondamenta della magistratura italiana. Indagini che hanno coinvolto diverse procure, ma che partono da quella di Siracusa dove 8 giovani magistrati hanno avuto il coraggio di denunciare. 

MARCO BISOGNI – MAGISTRATO Ci sono stati magistrati che si sono fatti avvicinare si può dire ormai, anche corrompere, da alcuni faccendieri e colletti bianchi e magistrati che hanno provato a resistere a questa attività. 

LUCA CHIANCA Ed è proprio a causa del sistema Amara che iniziano i suoi problemi. 

MARCO BISOGNI – MAGISTRATO Io ho ricevuto 12 esposti dall'avvocato Amara e dall'avvocato Calafiore rivolti alle più varie autorità. Mi hanno citato per danni per 8 milioni di euro e hanno prodotto nel corso del giudizio una consulenza che poi si è scoperta con le indagini di Messina essere stata pagata 30 mila al collega Longo. 

PIERO AMARA – EX AVVOCATO ENI Quando mi hanno arrestato nel corso dell’indagine io ero convinto che avrei fermato questa indagine dato il mio livello relazionale così importante. 

LUCA CHIANCA Lei avverte Calafiore qualche giorno prima degli arresti, “game over” gli scrive un messaggino no? 

PIERO AMARA – EX AVVOCATO ENI Io gli scrivo game over, sì. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Amara e Centofanti prima del loro arresto, condividono alcune società e lo studio a Roma in Via Puglia 23. Mentre i magistrati romani stanno indagando su di loro, spuntano viaggi, pagamenti e prenotazioni nella spa di Fonteverde in Toscana, Madonna di Campiglio, Favignana e Dubai, tra Centofanti e Luca Palamara. Ad avvisarlo, secondo la ricostruzione di Palamara, è proprio l'ex capo della Procura di Roma Giuseppe Pignatone con il quale fino a poco tempo prima, condivideva un intenso rapporto d'amicizia. 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM Pignatone mi dice: con chi sei stato a dormire a Fonteverde, fuori? L'accertamento riguarda due notti, una a febbraio dove c'è scritto “ognuno paga per sé”, una a marzo, una notte, 350 euro, dove la Finanza dice che “la ricevuta di quella notte viene rilasciata a Centofanti”. Poi Madonna di Campiglio. Madonna di Campiglio è nel 2011 mi contestano che mia sorella è andata con Centofanti; poi una mia vacanza del 2014 con la mia famiglia, io bonifico 4700, ho bonificato, sconto del 30%, la Finanza dice che l’albergatore dice che il residuo l'ha messo Centofanti. 

LUCA CHIANCA Poi c'è Favignana. 

LUCA PALAMARA Favignana 400 euro, 400. 

LUCA CHIANCA E Dubai. LUCA PALAMARA E Dubai, pagamento del biglietto con la mia carta di credito, mia. E l'albergo gli dico “non me la caricare a me, caricatela te poi dopo facciamo i conti”. 

 LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Fabrizio Centofanti è stato un brillante funzionario dell'Ufficio Stampa dell'Esercito Italiano, poi in Croce Rossa e fino a pochi anni, fa nelle relazioni istituzionali di Acquamarcia di Francesco Bellavista Caltagirone. Poi, si mette in proprio e con la società Cosmec ,inizia a organizzare convegni per la magistratura. Umberto Croppi, accusato nell'inchiesta romana di associazione a delinquere finalizzata alle frode fiscale, era a capo della società di eventi. 

UMBERTO CROPPI – EX PRESIDENTE COSMEC L'ultima cosa che abbiamo fatto proprio la settimana dopo l'avvenuto arresto di Centofanti, era un convegno al Plaza con tutti i vertici di tutte le magistrature con la partecipazione del ministro della Giustizia e con il patronato della Presidenza della Repubblica. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO La società Cosmec è controllata da un'omonima associazione presieduta da una ex consigliera di Stato e un comitato scientifico composto da un giurista e altri due magistrati. 

UMBERTO CROPPI – EX PRESIDENTE COSMEC La società organizzava come service congressi per conto di alcuni organi della magistratura. 

LUCA CHIANCA Per esempio? UMBERTO CROPPI – EX PRESIDENTE COSMEC Per esempio il consiglio superiore della magistratura, quello della magistratura contabile. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Dalle carte dell'indagine risultano viaggi a Dubai anche con il pm Longo di Siracusa amico di Calafiore e Amara, rapporti strettissimi con Luca Palamara, ma anche con il capo della procura di Roma, Giuseppe Pignatone. 

LUCA PALAMARA – EX CONSIGLIERE CSM La frequentazione con Centofanti è una frequentazione che io faccio normalmente con altri miei colleghi e quando c'è il periodo dell'arrivo di Pignatone a Roma nel 2012 per un periodo c'era una frequentazione anche con le mogli con Pignatone e il presidente della Corte dei Conti Squitieri. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO La Cosmec di Centofanti compra un quadro per 312 mila euro. E Secondo questo documento dell'unità informativa di Banca d'Italia ben 262mila finiscono nelle tasche di un giudice civile del tribunale di Roma, Massimiliana Battagliese. 

UMBERTO CROPPI – EX PRESIDENTE COSMEC Io non ne so nulla. Io non me lo sono trovato neanche nel patrimonio della società, quindi non glielo so dire. 

LUCA CHIANCA Però è anomalo no? Strano quanto meno.  

UMBERTO CROPPI – EX PRESIDENTE COSMEC Come è entrato dev'essere anche uscito. 

LUCA CHIANCA Lei non... 

UMBERTO CROPPI – EX PRESIDENTE COSMEC Proprio non ne so nulla. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Beatrice Sciarra, figlia del proprietario delle storiche vetrerie di San Lorenzo a Roma, entra nel mondo di Fabrizio Centofanti attraverso il suo ex compagno, già consigliere di Stato e a Catania inaugurerà una mostra di pittura. 

BEATRICE SCIARRA Qui ho avuto l'incarico di organizzare le mostre itineranti nei quattro alberghi Acquamarcia in Sicilia, tra i più belli d'Italia e penso di Europa. 

LUCA CHIANCA Caratteristica di questi eventi è proprio la partecipazione di magistrati. 

BEATRICE SCIARRA E c'erano moltissimi giudici, consiglieri, presidenti, un livello altissimo. 

LUCA CHIANCA Quello che mi è meno chiaro è il ruolo di Centofanti. 

BEATRICE SCIARRA Probabilmente per un'amicizia molto forte che aveva con molti di loro. Una volta ci ospitò anche casa sua ad Artena e c'erano solo alti magistrati. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Centofanti nel 2013 dà una mano per la prima campagna elettorale alla presidenza della regione Lazio di Nicola Zingaretti in questo palazzo in via delle Botteghe Oscure. 

LUCA CHIANCA I rapporti tra Centofanti e Zingaretti? 

BEATRICE SCIARRA Si conoscevano. 

LUCA CHIANCA Cioè ha sostenuto pubblicamente la campagna elettorale? 

BEATRICE SCIARRA Lui c'ha invitato sicuramente quella sera eravamo invitati da lui. 

LUCA CHIANCA Da Centofanti? 

BEATRICE SCIARRA Sì. 

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Centofanti, mille rapporti. A causa di alcune consulenze che avrebbe pagato Centofanti ad uomini vicini al governatore del Lazio Nicola Zingaretti, è finito anche lui sotto indagine. L’accusa, l’ipotesi è finanziamento illecito, ma gli stessi pm hanno chiesto l’archiviazione. Vedremo come va a finire. Invece per quello che riguarda i rapporti di cui parla Palamara tra Centofanti e l’ex Procuratore Capo Pignatone, Pignatone ci scrive: «se ci sono fatti di reato, la sede competente a esaminarli è l’Autorità Giudiziaria di Perugia. Se invece c'è la volontà di confondere tutto e tutti in una nuvola di polvere e fango, io sono del tutto estraneo a questo gioco, anzi ne sono la vittima». Del resto Pignatone aveva informato sulla natura dei suoi rapporti con Centofanti il Procuratore Generale della Corte d’Appello di Roma, come vuole la legge, e aveva ritenuto, il Procuratore, con un provvedimento formale, che non esistevano motivi di incompatibilità, di astensione. Ecco, e poi del resto alla fine della partita, con Pignatone a capo della Procura di Roma, a testimonianza che al di là delle frequentazioni, delle amicizie, delle correnti, la qualità e l’indipendenza delle istituzioni vengono determinate dalla qualità, l’indipendenza degli uomini: Fabrizio Centofanti è stato indagato per corruzione, bancarotta e frode fiscale e, per lo stesso reato, in un altro procedimento, è stato chiesto il rinvio a giudizio. Lotti invece è stato rinviato a giudizio con l’accusa di favoreggiamento per l’affaire Consip. Lotti, ci perdoni un po’ la frase, è un po’ come il prezzemolino. 

ANDREA BACCI - IMPRENDITORE Io avevo rapporti ottimi con Lotti. 

LUCA CHIANCA Lei è stato anche un sostenitore anche al livello economico del Partito Democratico, di Renzi, di Lotti. 

ANDREA BACCI - IMPRENDITORE Ho fatto tutta una serie di iniziative, erano legate alle cene, a queste cose qua. 

LUCA CHIANCA Cioè, non ha dato soldi, ma dava una mano? 

ANDREA BACCI - IMPRENDITORE Tanta mano, spendevo tante ore del mio tempo dietro le loro cose. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Delle amicizie di Andrea Bacci con la famiglia Renzi e Luca Lotti, ci aveva parlato Piero Amara, che con l'imprenditore fiorentino tenta alcune operazioni commerciali con l'Eni per rifornire con l’olio di palma le raffinerie green. 

PIERO AMARA Quindi lei capisce che se riesce a rifornire tutte le raffinerie in Italia è una cosa molto molto importante; una cosa a cui teneva molto Bacci, a cui teneva Luca Lotti. 

ANDREA BACCI - IMPRENDITORE L’olio di palma era una cosa meravigliosa. Questo me ne parlò coso, me ne parlò Amara. 

LUCA CHIANCA Però ha fatto riunioni con l’Eni, con qualcuno dell'Eni? 

ANDREA BACCI - IMPRENDITORE Ho fatto riunione con uno dell'Eni perché c'era questa ditta di Prato che voleva comprare delle palline di polistirolo che venivano dai residui del petrolio. 

LUCA CHIANCA Con Versalis? 

ANDREA BACCI - IMPRENDITORE Esatto. 

LUCA CHIANCA Dove si è un po’ anche scaldato, no? 

ANDREA BACCI - IMPRENDITORE Li ho mandati a fanculo, mi prendevano in giro, scusi. 

LUCA CHIANCA Però lì non c'era appunto stato un interesse da parte di Lotti, di Amara. 

ANDREA BACCI - IMPRENDITORE Io ho chiesto a Lotti se c'era verso di parlare con l'Eni, per comprare questa materia prima, mi segui? Per comprare - Mi segui? - ma non a un prezzo di favore; per comprare. E lui mi disse “boh, non lo so”. Dice “io con l'Eni parlo sempre con Granata”. Lotti, io sono andato a chiedere mi disse io parlo sempre con un certo Granata. 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Claudio Granata è il responsabile Relazioni Istituzionali di Eni, braccio destro di Claudio Descalzi ed è l'uomo di riferimento di Amara in Eni. Oltre all'olio di palma, quindi tentano anche un'altra operazione con la società di Eni Versalis, per l'acquisto di polipropilene. 

PIERO AMARA – EX AVVOCATO ENI Granata parlava con me, io riferivo a Lotti e rappresentai l’opportunità che si assecondassero i desiderata dei fiorentini; c’era il problema di una certificazione che il Granata promise a Lotti di risolvere, vi fu - così almeno mi fu riferito -, una riunione tra l’altro anche drammatica in Versalis, in cui Bacci disse “il governo vi impone di fare questa cosa qui”, poi Claudio mi scrisse un messaggio “no, questi sono pazzi, io non posso passare i guai, insomma…” 

LUCA CHIANCA FUORI CAMPO Gli affari di Bacci con Eni non vanno in porto. Lotti ha detto ai magistrati di aver incontrato Amara solo una volta intorno al 2015. La versione di Amara è diversa: parla di più incontri e di comunicazioni riservate attraverso app di messaggistica criptate. 

PIERO AMARA – EX AVVOCATO ENI Tipo Silent, Wickr, Telegram attraverso cui noi comunicavamo anche in tempo reale, cioè non c’è l’esigenza di... 

LUCA CHIANCA Sempre con Lotti? 

PIERO AMARA – EX AVVOCATO ENI No, questo con tutti: Lotti, Granata, Bacci. 

LUCA CHIANCA Senta, ma è normale che lei avesse questi rapporti con Lotti che era un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio? 

PIERO AMARA Avevo un rapporto prefere… confidenziale, avevo titolo per poter parlare con loro. 

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Eni ci scrive e conferma che “Andrea Bacci chiese un incontro preliminare con la direzione dell’azienda chimica Versalis, che peraltro fu interrotto su iniziativa dello stesso Claudio Granata”. Ma dice anche che “l’incontro non ebbe origine da Amara.” Con la Procura di Roma l’avvocato Amara ha patteggiato una pena di 3 anni per l’accusa di corruzione e frode fiscale. A Messina ha patteggiato un anno e due mesi sempre per corruzione, a Milano invece è indagato nei panni di ex avvocato Eni per aver costituito, inventato, un falso complotto ai danni di Descalzi, per schermarlo dalle accuse ben più gravi di presunte tangenti in Nigeria. Amara, che è al centro di un sistema corruttivo teso a condizionare l’esito delle sentenze, è potuto penetrare nel ventre molle della giustizia perché è stato fiaccato da decenni di correnti e dall’avidità. Ma è possibile immaginare un mondo, una magistratura indipendente, senza le correnti? Oggi sono diventate la cruna dell’ago dove un magistrato deve passare per fare carriera. Hanno mortificato la meritocrazia, l’indipendenza da dentro. Insomma, noi siamo concreti e pensiamo che è impossibile la magistratura senza correnti perché appartiene alla debolezza umana, quella di cercare di aggregarsi e di gestire il potere. Se correnti devono essere, che almeno servano a pulire dalle mele marce, non che diventino lo strumento di qualche mela marcia. Altrimenti assistiamo allo spettacolo indecente che abbiamo visto, quello dove la giustizia viene considerata roba loro. Ora, al di là del tono che trapela dalle intercettazioni, intercettazioni che i politici dicono “non potete usare per rispetto della legge”, che poi invece quella è la stessa legge che chiedono di rispettare, la mortificano dall’interno, mortificando un istituto, la giustizia, mortificando anche il valore della toga che i cittadini idealizzano come fosse un saio di un sacerdozio civile. Secondo Giovanni Falcone, che ha lanciato un monito prima di morire, «confondere la politica con la giustizia penale in un Paese che pretende di essere la culla del diritto, si rischia invece di farla diventare la tomba».

Inchiesta Open: perquisito e indagato Marco Carrai

Imprenditore e amico personale di Renzi, ora in Cda fondazione


Marco Gasperetti

Più che una cassaforte, capace di erogare sei milioni di euro in sei anni per finanziare le iniziative politiche di Matteo Renzi e la sua inarrestabile ascesa sino alla poltrona di premier, secondo la procura di Firenze «la fondazione Open era un’estensione di un partito» all’interno della quale venivano violate leggi sul finanziamento alle forze politiche mentre alcuni dei suoi sostenitori si macchiavano dei reati di riciclaggio, auto-riciclaggio, appropriazione indebita, false comunicazioni sociali, traffico di influenze.E per avvalorare questa tesi ieri la Guardia di finanza, su ordine del procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e dell’aggiunto Luca Turco, ha perquisito Marco Carrai indagandolo per finanziamento illecito. E ha effettuato una ventina di perquisizioni tra i finanziatori della fondazione tra cui Davide Serra. I militari si sono presentati in case, uffici e studi di professionisti e imprenditori di Firenze, Milano, Modena, Torino, La Spezia, Bari, Alessandria, Pistoia, Roma, Napoli, Palermo. Sequestrando documenti e cercato carte di credito e bancomat che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state messe a disposizione di alcuni parlamentari. Carrai è stato uno dei componenti del Cda di Open insieme con Maria Elena Boschi e Luca Lotti. Il blitz ha fatto seguito alla perquisizione e all’avviso di garanzia contro l’ex presidente di Open, l’avvocato fiorentino Alberto Bianchi, indagato per traffico d’influenze illecite e finanziamento illecito. Nel suo studio a settembre fu sequestrato l’elenco dei finanziatori della fondazione. Gli inquirenti avrebbero poi «individuato legami, ipotizzati come anomali», tra le prestazioni professionali, rese dall’avvocato Alberto Bianchi di Firenze e da collaboratori del suo studio, e i finanziamenti percepiti dalla Open.

Nel consiglio di amministrazione della fondazionenata nel 2012 e poi sciolta nel 2018, appariva Marco Carrai, braccio destro di Renzi, presidente di Toscana Aeroporti, appena nominato console onorario di Israele nel capoluogo toscano. L’ex presidente di Open Bianchi, in una nota, oltre a rinnovare «piena collaborazione con la magistratura», ha ricordato che «tutte le entrate e le uscite della fondazione Open sono tracciabili, perché avvenute con bonifico, carte di credito». Dunque, secondo Bianchi, «tutto è stato fatto alla luce del sole, tutto è stato messo nero su bianco e si sta facendo una polemica strumentale che potrebbe toccare qualsiasi politico e qualsiasi amministratore».





2019 9 DICEMBRE  Luca Palamara, chi è il consigliere al centro dello scandalo del Csm 

Luca Palamara è l’ex consigliere del Csm che ha dato inizio allo scandalo che ha travolto la magistratura, facendo scoprire casi di corruzione, scambio di favori e divulgazione di informazioni riservate. Vita e carriera.

Luca Palamara è il pm intorno al quale è stata sollevata la bufera che poi ha travolto le più alte cariche della magistratura, rendendo necessaria una riforma del Consiglio superiore dei magistrati. Palamara è un pm di indiscussa fama: è stato consigliere del Csm e presidente dell’Associazione nazionale magistrati, grazie ai suoi innumerevoli traguardi professionali. Anche per questo, l’accusa di corruzione a suo carico è stata un fulmine a ciel sereno.
Palamara avrebbe accettato ingenti somme di denaro, viaggi e regali lussuosi in cambio della rivelazione di informazioni riservate e favoritismi.
L’indagine è emersa all’inizio dell’estate scorsa da parte della Procura di Perugia e ha scatenato il susseguirsi a catena di accuse e scandali che vedono intrecciati i giudici con esponenti della politica italiana. Coinvolti nella bufera anche gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, i pm Luigi Spina e Stefano Rocco Fava e l’imprenditore Fabrizio Centofanti.

Luca Palamara indagato per corruzione: i reati contestati

Quando il nome di Luca Palamara è entrato nel registro degli indagati, per il mondo della magistratura è stato un vero shock. Questo perché Palamara è uno dei massimi esponenti della magistratura italiana, grazie ad una carriera ineccepibile.
Luca Palamara, ex consigliere del Consiglio superiore della magistratura nonché il presidente più giovane mai eletto nella storia dell’Associazione nazionale magistrati, sarebbe al centro di un caso di corruzione e favoritismi in cambio di denaro e beni di lusso.
Ma quello di Palamara è stato solamente la punta dell’iceberg. Dopo di lui la procura ha scoperto altri malfunzionamenti del Csm e prove che incastrano molti esponenti della magistratura. Un’indagine che ha acuito il sentimento di distanza e diffidenza dei cittadini nei confronti della Giustizia.
Insieme a Palamara, sono coinvolti anche il consigliere del Csm Luigi Spina e il pm Stefano Rocco Fava, attualmente indagati per favoreggiamento e rivelazione di segreto professionale. Secondo l’accusa, Spina e Fava avrebbero rivelato a Palamara informazioni riservate sull’indagine a suo carico, aiutandolo ad eludere i controlli.
Gli iscritti nel registro non finiscono qui: sono indagati anche gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore e l’imprenditore Fabrizio Centofanti. I tre avrebbero corrotto con viaggi e regali costosi Palamara e membri della sua famiglia per ottenere benefici di vario genere.

Chi è Luca Palamara, indagato per corruzione

Luca Palamara è un magistrato di fama e bravura indiscusse. Di origini calabresi, nasce a Roma nel 1969, si laurea con lode in Giurisprudenza all’Università La Sapienza nel 1991. Dopo 7 anni vince il concorso in magistratura.
La sua carriera nella magistratura inizia nella Procura della Repubblica di Reggio Calabria e, dal 2002, nella Procura di Roma; nel 2018, a soli 39 anni, viene eletto presidente dell’Associazione nazionale magistrati, guadagnando il record di presidente più giovane nella storia dell’Associazione.
Dal 2014 è un componente del Consiglio superiore della magistratura, di cui è anche stato consigliere.

2019 1 LUGLIO Caso Palamara-Csm: toghe sporche Decine di magistrati sono sotto inchiesta per corruzione, con effetti devastanti sulla giustizia italiana


Antonio Rossitto

 - 
«Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra» avvertiva il giurista Piero Calamandrei. Qualche decennio dopo, è la corruzione ad aver sfondato quell’uscio. Le trame romane, esacerbate dall’ultima sfornata di intercettazioni, sono lo sgradevole rumore di fondo. Il vero frastuono è un altro: le inchieste che stanno travolgendo giudici e inquisitori. Un florilegio investigativo mai visto prima. Abusi, falsi, favori e mercimoni. Che stanno sconquassando tribunali e procure di mezza Italia. E rischiano di ferire a morte la nostra magistratura.
La bomba è detonata nella capitale. La procura di Perugia indaga per corruzione sul pm romano Luca Palamara, riverito simbolo delle toghe nostrane: ex membro del Csm, già presidente dell’Associazione nazionale magistrati, leader di Unicost. Avrebbe beneficiato di «varie e reiterate utilità, consistenti in viaggi e vacanze» per lui, amici e conoscenti. E poi, dettaglia ancora l’avviso di garanzia, un «anello non meglio individuato del valore di 2 mila euro in favore dell’amica Adele Attisani». Regalie. Per agevolare nomine e danneggiare magistrati ostili. Il burattinaio sarebbe l’avvocato siracusano Pietro Amara. Uno abituato a intrecciare, oliare e mistificare. Nel gorgo ha trascinato una decina di toghe. Le sue supposte gesta corruttive hanno figliato deflagranti fascicoli. Nella rete investigativa finisce anche Palamara. E poi, a strascico, un altro blasonato pm romano: Stefano Rocco Fava. È indagato per concorso in rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento personale. Avrebbe aiutato Palamara «a eludere le investigazioni a suo carico». Così come a screditare l’ex procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, e il suo fido aggiunto, Paolo Ielo. Anche Luigi Spina, consigliere dimissionario del Csm, viene coinvolto: per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale.
Le intercettazioni svelano pure il rimestio di toghe. Chi va a guidare la procura di Roma? Meglio un sodale che un Robespierre. Giusto. Magari mette anche una pietra sopra l’indagine che fastidia gli amici. Come quella sugli appalti Consip, che coinvolge Luca Lotti: ex ministro turborenziano allo Sport, più interessato alle liane giudiziarie che alle funi delle palestre. Così, una telefonata via l’altra, Lotti s’è autosospeso dal partito. Pochi giorni dopo, il 20 giugno 2019, viene però ascoltato a Messina: nell’ennesimo procedimento nato dalle prodezze di Amara. L’ex ministro è difatti testimone nel processo contro l’ex giudice amministrativo, Giuseppe Mineo, imputato per corruzione in atti giudiziari assieme a Denis Verdini, a sua volta accusato di finanziamento illecito ai partiti. Ossia: aver ricevuto 300 mila euro dall’avvocato siciliano per il suo defunto gruppo politico Ala. È stato ancora il disinvolto legale a tirare in ballo Lotti, che ammette di aver ricevuto una mail da Verdini per spingere la nomina di Mineo, mai avvenuta, al Consiglio di Stato. Il giudice, proprio mentre il suo nome viene caldeggiato, avrebbe ricevuto 115 mila euro: per sovvertire due sentenze, care ad Amara e al collega Giuseppe Calafiore.
Attorno ai due legali si sviluppano altri robusti tronconi investigativi. Come l’inchiesta sulle sentenze pilotate, ancora al Consiglio di Stato. Una settimana fa è cominciato il processo per tre magistrati: il già presidente del Consiglio di giustizia amministrativo siciliano, Raffaele Maria De Lipsis; l’ex giudice della Corte dei conti, Luigi Pietro Maria Caruso; un altro togato, ora sospeso, Nicola Russo. Sono accusati di corruzione in atti giudiziari. Per la Procura di Roma i tre sarebbero stati il fulcro di un rodato meccanismo truffaldino: sentenze benevole in cambio di mazzette. Il procuratore aggiunto Ielo, lo stesso avversato da Palamara e Fava, contesta cinque episodi. Una delle tangenti, da 30 mila euro, l’avrebbe consegnata un politico: il deputato regionale siciliano, Giuseppe Gennuso, eletto dopo un rocambolesco ricorso. La decisione sarebbe stata aggiustata da De Lipsis. I due, assieme a Caruso, il 18 giugno 2019 chiedono di patteggiare.
L’ex giudice Russo, invece, è accusato di aver alterato gli appaltoni pubblici Consip. Sentenze per cui sono indagati anche due presidenti di sezione del Consiglio di Stato. Uno è Sergio Santoro. L’altro, ora in pensione, è Riccardo Virgilio: gli contestano 751 mila euro su conto svizzero. Denaro, ipotizzano gli inquirenti, da ripulire. E dunque girato a una società maltese dei tentacolari Amara e Calafiore.
La giustizia, invece, comincia a fare il suo corso in un ulteriore filone marchiato Amara: il cosiddetto «sistema Siracusa». Che ha già portato alla condanna di un pm del capoluogo siciliano: Giancarlo Longo. Amara, legale anche dell’Eni, gli avrebbe dato sottobanco 88 mila euro. E si sarebbe prodigato per pagare lussuose vacanze a Dubai. In cambio il magistrato, dettaglia la sentenza di primo grado, aveva aperto un’inchiesta dall’ardita ipotesi investigativa: un complotto ai danni di Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni. Già, ma perché? Per depistare, rimestare, confondere. Sperando infine di fiaccare le indagini della Procura di Milano sulla corruzione in Congo e Nigeria del colosso petrolifero italiano. Longo, lo scorso dicembre, patteggia cinque anni. E lascia la toga. Due settimane fa stessa sorte è toccata a un suo vecchio collega, rimosso dal Csm: Maurizio Musco, già pm di Siracusa, poi a Sassari. Sprofondato in un’inchiesta cui gli contestano, tra le altre cose, d’aver violato «consapevolmente e reiteratamente» l’obbligo di astenersi da un procedimento su familiari e clienti di un intimo amico. Ovvero: l’immancabile Amara. In attesa di giudizio, Musco però è già stato condannato a 18 mesi, in via definitiva, per abuso d’ufficio. Stessa sorte per il suo vecchio capo, l’ex procuratore di Siracusa, Ugo Rossi.
Un anno fa, invece, viene radiata dalla magistratura l’ormai mitologica Silvana Saguto: ex potentissima e ossequiatissima presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. Finisce sotto inchiesta nel 2015, per associazione a delinquere. È accusata di aver creato un prolifico cerchio magico attorno alla gestione dei beni confiscati alla mafia: figli, mariti, amici e colleghi. Tutti beneficiati, è l’ipotesi della Procura di Caltanissetta, da rigide regole spartitorie nell’assegnazione di amministrazioni giudiziarie e incarichi vari. Il processo all’ex presidente è in corso, tra appassionanti colpi di scena. Intanto lo scorso febbraio, in uno stralcio del fascicolo, è condannato a due anni e quattro mesi il giudice Fabio Licata. Per falso materiale. Più prosaicamente: avrebbe firmato tre provvedimenti illeciti di Saguto. Nella gloriosa compagine della sezione fallimentare palermitana sono però indagati altri due togati: Raffaella Vacca e Giuseppe Sidoti.
E qui si spalanca un nuovo precipizio. Che nel capoluogo siciliano, ancora una volta, rischia di trascinare giù influentissimi magistrati. È l’inchiesta sul Palermo calcio. Sidoti è accusato di concorso in corruzione, abuso d’ufficio e rivelazione di notizie riservate. In parole povere: avrebbe contribuito a salvare la malmessa compagine dal fallimento. Con una sentenza pilotata ad arte. In cambio di un posto per un’amica nell’organismo di vigilanza della società. Lo scorso novembre, Sidoti viene sospeso per un anno. Ma le traversie dei rosanero, due settimane fa, coinvolgono pure il capo dei gip del tribunale, Cesare Vincenti. Per un altro supposto caso di familismo amorale. È indagato per rivelazione di notizie riservate e corruzione assieme al figlio Andrea, avvocato e presidente del comitato etico della squadra di calcio. Incarico che avrebbe ottenuto in cambio degli spifferi paterni sull’ex patron del Palermo, Maurizio Zamparini, oggetto di una richiesta d’arresto per falso in bilancio e riciclaggio. Informazione, ipotizzano i pm di Caltanissetta, poi girata all’interessato. Che, un anno fa, si dimette provvidenzialmente dalle cariche societarie. Gesto che, sostiene un gip dell’ufficio di Vincenti, fa venir meno le esigenze cautelari.
Il 12 giugno 2019, negli stessi giorni in cui scoppia quest’ultimo bubbone, a Palermo esplode un’altra granata giudiziaria. Anche stavolta, le verifiche riguardano un magistrato di riconosciuto prestigio: Anna Maria Palma, avvocato generale nel capoluogo. Viene indagata per concorso in calunnia, aggravato dall’avere favorito Cosa nostra. Così come Carmelo Petralia, procuratore aggiunto a Catania. I fatti sono di un decennio fa. Quando i due, allora pm a Caltanissetta, si occupano della strage di via D’Amelio: quella in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. I magistrati sono accusati di aver imbeccato un falso pentito: Vincenzo Scarantino. Suggerendo di attribuire l’attentato a incolpevoli estranei. Depistaggio definito «clamoroso» nella sentenza di primo grado del processo Borsellino quater, costato l’ergastolo a sette innocenti. E che adesso coinvolge i due ex pm nisseni.
Per favoreggiamento alla mafia indaga anche la Procura di Salerno. Ma l’inchiesta riguarderebbe pure presunte corruzioni, rivelazioni di segreto d’ufficio e abusi vari. Sarebbero coinvolti almeno 15 magistrati calabresi, tra cui procuratori e aggiunti. Le accuse nascono da una faida interna. La denuncia sarebbe partita da un esposto di Nicola Gratteri, capo della Procura di Reggio Calabria. E adesso i colleghi salernitani, competenti sul distretto calabrese, starebbero verificando le supposte violazioni. Un procedimento su cui, per ora, regna tombale riserbo.
Anche in Puglia, continuano le indagini sulle «Toghe sporche» alla Procura di Trani. Il 7 giugno 2019 il gip del Tribunale di Lecce, Giovanni Gallo, dispone altri tre mesi di custodia cautelare per l’ex pm Antonio Savasta e il gip Michele Nardi, già arrestati lo scorso gennaio. L’accusa ai due è gigantesca: associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari e falso. Reati che sarebbero stati commessi tra il 2014 e il 2018, mentre erano in servizio nell’ufficio giudiziario pugliese. Solita, drammatica, solfa: mazzette, in cambio di sentenze pilotate. Savasta sta collaborando. S’è dimesso dalla magistratura. E ha ammesso di aver chiesto 300 mila euro a un imprenditore barese per archiviare un’indagine farlocca: avviata solo per ottenere denaro dal malcapitato. «Era stato letteralmente spolpato» racconta al gip. Sarebbe andata ancora peggio a un altro imprenditore: Flavio D’Introno. Riferisce di aver pagato 2 milioni di euro per evitare di scontare una condanna per usura. Diventato il principale accusatore a Trani, l’uomo continua a vuotare il sacco. E adesso c’è un terzo ex pm pugliese coinvolto: Luigi Scimè, ora in servizio alla Corte d’appello di Salerno. I colleghi di Lecce gli contestano tre mazzette: 75 mila euro in totale. Soldi che sarebbero servizi per aggiustare procedimenti penali a favore dell’imprenditore.
Decisioni pilotate, assoluzioni prezzolate, persecuzioni su commissione. Per la giustizia penale è una Caporetto. Ma anche i tribunali fallimentari vacillano sotto i colpi di scandali e inchieste. Il 1° aprile 2019 è finito agli arresti domiciliari Enrico Caria, ex giudice a Napoli, adesso a Bologna. È al centro di un’inchiesta di Fava, uno dei pm indagati a Perugia. Caria è accusato di aver veicolato nomine e consulenze in cambio di favori. Come gli incarichi che avrebbe affidato alla compagna. Un altro giudice con gloriosi trascorsi nella fallimentare è indagato dalla procura di Ancona: Giuseppe Bersani, già a Piacenza. Il copione, stavolta, sarebbe differente: affidamenti ad amici avvocati in cambio di mazzette. Ma Bersani è sotto inchiesta anche a Venezia per corruzione in atti giudiziari assieme all’amico Tito Ettore Preioni, presidente della sezione civile a Lodi. Una storia assonante con le beghe romane. Avrebbero brigato per far ottenere a uno, Preioni, l’ambita poltrona di presidente del Tribunale di Cremona. Dov’era in servizio l’altro: cioè Bersani. Viene scoperto persino un incontro a Roma con un membro laico del Csm, grazie ai buoni uffici di un avvocato. Che avrebbe pure pagato il viaggio nella capitale dei due magistrati. In cambio, ipotizzano gli inquirenti, dei soliti incarichi.
Così torniamo all’inizio, come nel gioco dell’oca. Al mercato delle toghe. Alla giustizia lottizzata e carrierista. Ma che ora s’è intersecata con corruzioni e favori. Una pletora di mercimoni e scorrettezze. Troppi per derubricare o autoassolversi. L’incendio è divampato. E le fiamme, stavolta, non smettono di avanzare
https://www.panorama.it/news/cronaca/caso-palamara-csm-toghe-sporche/

2019 17 GIUGNO Csm, tutte le trame di Palamara, Lotti & Co.: «Se mi intercettano, diranno che sono la P5»


di EMILIANO FITTIPALDI 

Le nuove rivelazioni choc dell'inchiesta. Il pm indagato per corruzione: «Ho parlato di Roma, di Lo Voi, di Creazzo: possono dire che sono quello che fa le nomine». Le mire dei congiurati: «Ridimensionare» la procura di Napoli e ricattare Pignatone. «È un matto vero, uno stronzo. Tu devi solo fargli capì che finisce male». Il pm Sirignano a Palamara: «Uccidere questa gente significa andare a mettere le pedine nei posti giusti»

L''informativa del Gico della Guardia di Finanza è un pozzo senza fondo. Letta dall'inzio alla fine, disegna un sistema mefitico di intrallazzi e operazioni oscure che hanno un solo obiettivo: la gestione assoluta del potere. In particolare, del potere giudiziario in Italia. Fuori ogni canone costituzionale. Fuori ogni logica democratica.

Protagonisti della storia, come sappiamo dalle cronache delle ultime due settimane, toghe di primo livello della magistratura italiana, e alcuni politici che tramano – insieme a loro – per piazzare uomini graditi in cima agli uffici giudiziari più delicati del Paese. Regista indiscusso del film horror sulle nomine, almeno a leggere le trascrizioni delle registrazioni effettuate dal trojan piazzato dal Gico della Guardia di Finanza nel suo cellulare, è Luca Palamara.

Il boss della corrente centrista di Unicost, indagato a Perugia in merito a una presunta corruzione per alcuni viaggi e utilità che avrebbe ricevuto dall'imprenditore Fabrizio Centofanti, è stato ascoltato per mesi.

E le sue conversazioni con i piddini Luca Lotti e Cosimo Ferri (magistrato in aspettativa e influente esponente di Magistratura indipendente), con alcuni membri del Consiglio superiore della magistratura e pm assortiti stanno terremotando l'intero sistema giudiziario nazionale.

Finito d'improvviso nel gorgo di una crisi morale ed etica che ha pochissimi precedenti nella storia repubblicana (cinque componenti del Csm si sono già dimessi, e ieri lo scandalo ha travolto il sindacato della categoria, l'Anm: ne ha fatto le spese il presidente Pasquale Grasso, di Mi, che ha lasciato l'incarico; al suo posto è stato eletto Luca Poniz, della corrente di sinistra Area).

Già sappiamo che i congiurati, in un incontro notturno avvenuto lo scorso 9 maggio in un hotel romano, discutevano - in un clima a metà tra mercato delle vacche e riunione carbonara – delle nomine delle più importanti procure italiane.

Sappiamo anche che per Roma il preferito del gruppetto era Marcello Viola, di cui Palamara voleva diventare braccio destro, in modo da provocare una «discontinuità» (scrive il Gico) rispetto alla gestione di Giuseppe Pignatone. Sappiamo soprattutto che Lotti (imputato nel caso Consip) ragionava di alcuni dossier da usare contro Paolo Ielo, cioè il pm che lo ha rinviato a giudizio per favoreggiamento. Sappiamo infine che molti astanti si informavano su altre carte che avrebbero potuto inguaiare la candidatura di Giuseppe Creazzo, il procuratore di Firenze che ha fatto arrestare qualche mese fa i genitori di Matteo Renzi.

«DIRANNO: IO SONO LA P5»
Ma il pozzo, come detto, è senza fondo. E se il pm Giuseppe Cascini ha invocato la P2, la loggia massonica guidata da Licio Gelli, le nuove intercettazioni pubblicate ora dall'Espresso descrivono comportamenti allarmanti da parte di pubblici ufficiali. Ricatti incrociati, minacce, veleni, dossieraggi contro i nemici. Fughe di notizie, e un uso strumentale dei giornali. Condotte che per qualcuno (a oggi il fascicolo sulle nomine non ha indagati, ma sono una dozzina i magistrati finiti nel fango etico dell'inchiesta di Perugia) potrebbero essere al limite dell'eversione.

Per bocca degli stessi protagonisti dell'affaire, infatti, le manovre appaiono delineare una sorta «di P5».
La definisce così proprio Palamara, quando – parlando con Stefano Fava, l'amico pm che ha depositato un esposto al Csm contro Ielo e Pignatone, in merito a presunti confitti d'interesse per alcuni contratti avuti da rispettivi fratelli, due avvocati professionisti) – inizia a temere di essere stato intercettato per lungo tempo.

Fava: «Penso che ti ha intercettato, sto pezzo...»
Palamara: «Io non lo escludo più»
Fava: «Io non ho mai visto un'indagine fatta da Perugia... su un magistrato romano... mai!»
Palamara: «Eh! Beh! L'informativa è del Gico... è di coso...»
Fava: «Del Gico... Ovviamente è sicuro questo... perché ovviamente il Gico indagava nel nostro procedimento»
Palamara: «Liguori mi ha detto... che ero archiviato... però a questo punto secondo me non è vero».

Palamara sa che la notizia dall'indagine su di lui è arrivata al Csm.


Palamara: «Ma io, se mi chiama qualcuno in Prima Commissione (del Csm, ndr) devo dire: “Signori, voi mi chiamate qui... io purtroppo conosco questa storia... ve la dico oggi... la so da un anno e mezzo...»
Fava: «Eh»
Palamara: «Vediamo, come dici tu... per il fascicolo loro mi fanno vedere le intercettazioni? Ci dovrebbero... mi dovrebbero dare pure quelle... e che teoricamente sono irrilevanti ai fini dell'ipotesi principale no? Perché se io parlo... se a Roma viene Lo Voi, o Creazzo...»
Fava: «Vabbè certo... certo»
Palamara: «Eh... però loro ti possono dire che io sono la P5... che sono quello che fa le nomine!»
Fava: «Certo! Certo!»
Palamara: «E quindi in teoria mi possono... è pazzesco... capisci che ti voglio dire?»

UN LIBRO CONTRO PIGNATONE
Palamara è arrabbiato. Sa che l'inchiesta per presunta corruzione dei pm di Perugia rischia di farlo finire nella polvere, e di far saltare tutta l'operazione. Che sembra essere composta da due fasi diverse: da un lato, spingere il suo candidato per Roma (Marcello Viola) nella commissione del Csm che deve scremare con un voto i 13 candidati (la speranza è che lui stesso poi diventi il suo braccio destro) e lavorare per trovare un buon successore del procuratore De Ficchy a Perugia.

In secondo ordine distruggere – attraverso dossier e veleni sparsi a piene mani – quelli che considera i suoi avversari: a partire da Creazzo, che con Lo Voi e Viola è il più accreditato successore di Pignatone, fino ai suoi nemici mortali. Cioè lo stesso Pignatone e Paolo Ielo, i due che hanno osato inviare a Perugia, che ha competenza a indagare sui reati dei magistrati capitolini, la storia dei presunti viaggi pagati da Centofanti.

Sul tentato dossieraggio a Ielo l'Espresso ha già scritto negli scorsi giorni. Il report del Gico, però, mostra anche l'odio feroce che Palamara sembra nutrire verso Pignatone. I rapporti un tempo tra i due, ricorda Luca a Spina che non si capacita, erano un tempo più che buoni. Ora, secondo il pm, il suo capo (oggi in pensione) è diventato il perno di un oscuro complotto contro di lui. Per questo, dunque, bisogna punirlo:

Palamara: «... E soprattutto quel matto di Pignatone. Perché il matto vero è Pignatone...»
Spina: «E che c'ha da capì»
Palamara: «Perché tu... dopo tutte ste cose che sappiamo...»
Spina: «Luca... ma come che c'è da capire... ancora non hai capito. Il potere! Luca...»
Palamara: «Esatto. Ma qualcuno ha ricattato Pignatone... Pignatone...»
Spina: «Eh ma...è ricattabile Pignatone...»
Palamara: «Lo Voi (il procuratore capo di Palermo, ndr) lo fa Pignatone.... il ricorso di Guido Lo Forte (ex procuratore che nel 2015 fece ricorso al Tar e al Consiglio di Stato contro la designazione di Lo Voi, vincendo in primo grado e perdendo al secondo)... c'è pure Pignatone in mezzo... vabbè è meglio che non ti racconto... loro sono dei matti perché Peppe, Peppe...»
Spina: «È soltanto potere»
Palamara: «Scherza col fuoco... tu devi solo fargli capì... secondo me, se gli fate rode il culo finisce male»

Leggendo la trascrizione del Gico, dunque, Palamara suggerisce a Spina di andare a fare pressioni su “Peppe” (cioè Pignatone). Se non lo lasciano stare, se non mollano la presa, questa sembra essere l'antifona, lui potrebbe vendicarsi. Non si sa con quali mezzi. Né è chiaro che cosa c'entri la vecchia nomina di Lo Voi a Palermo.
Quella nomina decisa dal Csm, infatti, fu contestata sia da Lo Forte sia dal collega Sergio Lari. In primo grado il Tar diede ragione a questi ultimi, ma il Consiglio di Stato ribaltò poi la decisione, confermando Lo Voi al suo posto.
La sentenza a Palazzo Spada fu firmata dal presidente Riccardo Virgilio e da Nicola Russo, come ha scritto il Fatto Quotidiano qualche giorno fa. Il primo è stato indagato e il secondo è finito in carcere proprio a seguito di un'inchiesta della procura di Roma (e di Messina) su una sospetta compravendita di sentenze, ordita dall'imprenditore Piero Amara.



Torniamo a Palamara. Parlando con Spina, è ancora un fiume in piena.


Palamara: «A Stefano (Fava probabilmente, ndr) gli raccontavo i fatti, e lui diceva, allora c'è qualcosa che non va...”guarda che ti vogliono inculare, occhio che lo utilizzano (Centofanti, ndr) come arma di ricatto”, mi faceva “dimmi la verità, hai fatto qualche processo e l'hai aiutato”. “Stefano, mai: perché non stavo in ruolo, nel 2011 ero nel pieno dell'Anm”...e allora (Stefano) ha iniziato a dire, viene fuori il fratello di Pignatone, di Ielo... mi ha detto “fottitene, vai in fondo, qualsiasi cosa ti fanno, li vendi”»

“Li vendi”. Palamara, che si autodefinisce «la P5», dice proprio così. Minaccia e sbraita, ipotizza apertura di fascicoli e intimidazioni assortite e poi, con una capriola logica, definisce in un'altro colloquio con Fava i suoi nemici «dei banditi...ricattatori di professione». L'idea finale dei due amici è quella di scrivere un libro contro di loro. Contro Pignatone, in particolare.

Palamara: «Cioè qui la cosa... è capire se pure Sebastiano (presumibilmente Ardita, pm e consigliere attuale del Csm della corrente di Davigo, ndr) capisce che cazzo c'è dietro. Sebastiano è forse l'unico che può capì sti ricatti»
Fava: «ma ora, ieri, ha chiamato a Erminio...»
Palamara: «Però dopo lo sai che facciamo, facciamo un libro, io faccio un libro, no non sto scherzando»
Fava: ...(ride)...
Palamara: «... Na specie de ricatto...tu mi dai le co..eh..e tutto... è diciamo quello che cazzo è successo»
Fava: «Il titolo è “Ricatto alla Palermitana”...”Ricatto” punto “alla Palermitana»
Palamara: «alla Palermitana...»

DAVIGO E ARDITA, «I NOSTRI ALLEATI»
Le intercettazioni sul trojan mostrano manovre e operazioni di ogni tipo. In qualche caso i protagonisti parlano di strategie che mettono a punto in prima persona. Altre volte, invece, si discute di soggetti apicali della magistratura e delle istituzioni italiane, si ipotizzano alleanze con assenti e si millantano entrature nei Palazzi (come quella che Lotti vanta con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha smentito categoricamente di aver mai parlato con il renziano, o con chicchessia, di nomine di giudici.

Dunque, le parole degli intercettati su persone terze vanno prese con le pinze.

Come quelle su Davigo (membro del Csm e capo della corrente di Autonomia e Indipendenza) fatte da Ferri («cioè il nostro alleato è Davigo, più Davigo di Ermini», dice il deputato Pd; Davigo, è un fatto, ha votato a favore di Viola, ma può certamente averlo fatto per convinzione personale).

E come i tanti apprezzamenti che il gruppo, nel famoso incontro del 9 maggio, fa nei confronti di Ardita, neo membro del Csm in Prima Commissione (dove è finito l'esposto di Fava contro Ielo) e davighiano di ferro.

Spina: «Cè coso che vuole spingere... Sebastiano... digli di stare calmo..»
Ferri: «Ti volevo dire... scusami... ma voleva convocare Ielo?»
Spina: «No, voleva convocare Fava...per farsi...»
Corrado: «Calma, calma, calma...»
Spina: «Calma... più sta quella pratica meglio è»
Ferri: «Però Ardita lo inizio a rivalutare»
Palamara: «Sì»
Ferri: «È tosto... e nostro alleato è diventato... sai cosa, io l'ho capito Ardita... lui vuole rientrare e prendere in mano Magistratura indipendente politicamente... come segreteria, perché lui il cuore ce lo ha lì, dai»
Spina: «È più a destra di tutti Ardita, ragazzi...»
Ferri: «E poi lui gli piace la politica, perché è uno che ragiona... cioè lui non è un coglione».

Anche Palamara lo stima molto. Tanto che, qualche giorno dopo, discettando con Fava dei suoi problemi giudiziari (anche questi finiti davanti alla Prima Commissione del Csm), dice: «Questo ormai è un rica... è una storia pazzesca... poi a chi va a finire in prima commissione, per fortuna che c'è Sebastiano Ardita...».


IL CASO NAPOLI
I magistrati Palamara e Spina parlano di nomine e magheggi anche in auto. Non sanno che il Gico li sta intercettando. Ricordano di quando dovevano «inculà (Francesco, ndr) Cananzi». Palamara letteralmente spiega che «a Napoli abbiamo dato una marea di inculate... Cananzi ha iniziato a dare le botte contro il muro... ad urlà come un pazzo... perché il patto tra me, Massimo e Alberto... era il ridimensionamento di Napoli... quella era la mia politica precostituita».

Poi i due parlano di Cesare Sirignano, importante pm antimafia, anche lui – vedremo - intercettato dal trojan di Palamara.

Palamara: «Ognuno di Napoli si scredita con l'altro. Cioè, la Sica dice che Sirignano non conta un ca... Sirignano dice che la Sica non conta un ca... Sirignano su Napoli è l'unica carta che ci possiamo giocare...in questo momento mi fido di più di Sirignano».

In effetti, il pm indagato per corruzione e Sirignano (magistrato che contribuì ad arrestare il sanguinario boss Giuseppe Setola e che interrogò per primo Antonio Iovine, capo dei Casalesi) in un dialogo captato il 7 maggio sembrano davvero in ottimi rapporti.
Anche loro discutono di nomine e di pedine da muovere sul tavolo della scacchiera del potere giudiziario (in particolare Palamara voleva mettere a Perugia Giuseppe Borrelli, magistrato napoletano che – secondo l'indagato e Sirignano – avrebbe potuto gestire la denuncia contro Ielo di Fava; Borrelli ha però smentito duramente le parole intercettate di Sirignano, inviando una relazione di servizio al suo procuratore capo Giovanni Melillo).
Ma, soprattutto, parlano di possibili vendette.

Palamara: «Eh no tu hai detto Borrelli... Borrelli non ce l'hai?
Sirignano: «Borrelli è come hai detto tu... viene dopo di Maresca.... perché Maresca (presumibilmente Catello, ndr) è Unicost sicuramente, Borrelli mezzo e mezzo...»
Palamara: «E quindi che facciamo su Perugia? Tu mi hai chiesto che volevi... che bisognava dargli quello»
Sirignano: «Si perché tu non hai alternative... perché non puoi fare andare Antonio D'Amato come si prospettava»
Palamara: «Non si può Viola a Roma e D'Amato, no»

E quando Palamara chiede se Borrelli è in grado, una volta diventato capo a Perugia, di aprire un'inchiesta penale contro Ielo, Sirignano sembra capire al volo di che sta parlando il sodale:

Sirignano: «Ma quella cosa lì di quale, di Fava? ... E quindi che cosa significa quella cosa lì deve andare avanti contro questi qua?
Palamara: «Eh... deve aprire un procedimento penale su Ielo... cioè stiamo a parlà di questo... non lo farà mai!»
Sirignano: «Io non lo so se Ielo è amico di Melillo... Se sono della stessa parte... tieni conto che Melillo e lui stanno in contrasto però»
Palamara: «Melillo e Borrelli?»
Sirignano: «Se voi non li uccidete questi qua...»
Palamara: «...non lo faremo mai...»
Sirignano: «...è chiaro che questa cosa non si fa»
Palamara: «Esatto»
Sirignano: «Uccidere questa gente significa andare a mettere le pedine nei posti giusti...significa dare visibilità alle vostre scelte».

Qualche giorno fa Sirignano, dopo la pubblicazione di poche frasi del dialogo rispetto a quelle che leggete ora, ha spiegato di non essere indagato, di essere estraneo a manovre di ogni sorta e ad accordi opachi di ogni genere. Chissà se poteva immaginare mai che l'amico Palamara, intercettato, era quello che si autodefiniva quello della «P5».

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2019/06/17/news/csm-intercettazioni-luca-palamara-luca-lotti-p5-1.336056




LOTTI LUCA,PALAMARA LUCA,RENZI MATTEO,TAG,CSM,TIZIANO RENZI,FONDAZIONE OPEN,CASSA DEPOSITI E PRESTITI,PD,ITALIA VIVA,REPORT,RANUCCI SIGFRID,CHIANCA LUCA,FORMIGLI LUCA,PIAZZA PULITA,LA VILLA,700MILA EURO,FIRENZE,BACCI ANDREA,AMARA PIERO,ENI,DE SCALZI CLAUDIO,DONAZIONE OPEN,FONDAZIONE ALGEBRIS,VIOLA MARCELLO,CREAZZO GIUSEPPE,BIANCHI ALBERTO,SERRA DAVIDE,MAESTRELLI RICCARDO,TOSCANA,DONAZIONI,PRESTITI, TROCCHIA NELLO,ROMEO GREGORIO,GIGLIO MAGICO,BIANCHI ALBERTO,CARRAI MARCO,BOSCHI MARIA ELENA,SERRA DAVIDE,BIANCHI ALBERTO,TOSCANA AEROPORTI,BANCA ETRURIA,SPINA LUIGI,ATTISANI ADELE,TOTTO COSTRUZIONI,CONCESSIONI AUTOSTRADALI,VERDINI DENIS,FERRI COSIMO,CONSIP,PIGNATONE GIUSEPPE,CARRAI MARCO,SAN LUCA,ASPROMONTE,STRAGE DUISBURG GERMANIA,KLAUS DAVI’,GIAMPAOLO FRANCESCO,GENNUSO GIUSEPPE,SICILIA,DE LIPSIS MARIA RAFFAELE,PIETRO LUIGI,CARUSO MARIA,RUSSO NICOLA,
SAGUTO SILVANA,SANTORO SERGIO,VIRGILIO RICCARDO,VACCA RAFFAELLA,SIDOTI GIUSEPPE,  PALMA ANNA MARIA, VINCENTI CESARE, PETRALIA CARMELO,SCARANTINO VINCENZO BORSELLINO PAOLO,ZAMPARINI MAURIZIO,GALLO GIOVANNI, SAVASTA ANTONIO,NARDI MICHELE, SCIME’ LUIGI, D’INTRONO FLAVIO,CARIA ENRICO, BERSANI GIUSEPPE,PREIONI TITO ETTORE,PIACENZA,
GRASSO PASQUALE,UNICOST,MAGISTRATURA DEMOCRATICA,MAGISTRATURA INDIPENDENTE,LO VOI FRANCESCO,PALERMO,RACANELLI ANGELANTONIO,FONTANELLI CARLO,BOVOLI LAURA,GENOVA,REGGIO CALABRIA,NAPOLI,ROMEO ALFREDO,LOTTI LUCA,CONSIP,RENZI TIZIANO,BOVOLI LAURA,FAVA ROCCO STEFANO, BANCAROTTA FRAUDOLENTA,MARRONI LUIGI,LI GOTTI LUIGI,SIRIGNANO RESORT AGRITURISMO,SIRIGNANO CESARE,ZINGARETTI NICOLA,FAVA STEFANO,FAVA ROCCO,IELO PAOLO,IELO DOMENICO,LANZI ALESSIA,ERMINI DAVID,LEGNINI GIOVANNI,FUZIO RICCARDO,CALTAGIRONE BELLAVISTA FRANCESCO,COSMECMASSIMILIANA BATTAGLIESI,CALAFIORE GIUSEPPE,LONGO MATTEO,PROCURA SIRACUSA,BISOGNI MARCO,SPA FONTEVERDE TOSCANA,FAVIGNANA,DUBAI,ACQUAMARCIA,GROPPI SIMONE,1861 GENNAIO DI MAGGIO GIUSEPPE SINDACO ISOLA DELLE FEMMINE

2019 9 DICEMBRE REPORT L'AFFAIR C.S.M. 2019 9 DICEMBRE Luca Palamara, chi è il consigliere al centro dello scandalo del Csm 2019 1 LUGLIO Caso Palamara-Csm: toghe sporche Decine di magistrati sono sotto inchiesta per corruzione, con effetti devastanti sulla giustizia italiana CASSA DEPOSITI E PRESTITI, CHIANCA LUCA, CSM, FONDAZIONE OPEN, FORMIGLI LUCA, ITALIA VIVA, LOTTI LUCA, PALAMARA LUCA, PD, RANUCCI SIGFRID, RENZI MATTEO, Report, TAG, TIZIANO RENZI,