Bertolt Brecht : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”




Non mi piace

pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


2019/04/29

2019 29 APRILE ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZE URGENTI E CONTIBILI SENTENZE T.A.R. I REQUISITI FISSAZIONECON DATA IL TERMINE MOTIVARE LE URGENZE LO STATO DELL’ARTE NELL’EMISSIONE DELL’ORDINANZA SINDACALE


ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZE URGENTI E CONTIBILI SENTENZE T.A.R. I REQUISITI FISSAZIONECON DATA IL TERMINE MOTIVARE LE URGENZE  LO STATO DELL’ARTE NELL’EMISSIONE DELL’ORDINANZA SINDACALE

2019 24 APRILE ORDINANZA URGENTE E CONTIGIBILE N 10 BARBERA VITO LOTTO 20B G.G. 137 11 09 74 MARIA PIA NASTA IN AIELLO LUCIO 10 04 45 VIA R PILO 14 PAG 10
2019 22 marzo ricorso CGA N. 00189/2019 REG.PROV.CAU.  ricorso 9692018 reg rec. Pietro Cardinale, Maria Giovanna Cardinale, Caterina Maria Giambona riforma sentenza 2160 2018 ordinanza urgente e contigibile  

2019 22 GENNAIO ORDINANZA N 00063/2019 REG.PROV.CAU CONSIGLIO DI
GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA Pietro Cardinale,
Maria Giovanna Cardinale e Caterina Maria Giambona, IL COMUNE SOCCOMBE

2018 26 ottobre ricorso TAR N. 02160/2018 REG.PROV.COLL. ricorso n N. 01655 2018 2018 26 GIUGNO ORDINANZA urgente e contigibile 19 DEI 7 LOCULI DI CARDINALE FRANCESCO 23 A REPER 59 07 06 79 DELIBERA 11 09 74 PER BOLOGNA TIZIANA 04 06 2018

2018 4 OTTOBRE TAR SENT 02035 PROFETA MARIA FERRANTE GRAZIANO COSTANZA BENITO LOCULO 47 A ORD 11 23 05 18 ORD 12 23 05 18

2017 17 maggio N. 01353 2017 REG.PROV.COLL. ricorso numero di registro generale 2083 del 2013, proposto da: Antonino Lucido, revoca della concessione cimiteriale del lotto n. 7/a adottato con determina n. 40 del 10.5.2013 
2016 20 OTTOBRE PRESTIGIACOMO SETTIMA C.G.A. 00704 2015 COMUNE PALERMO ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI DURATA DELLA REQUISIZIONE 

2015 22 OTTOBRE C.G.A. SENTENZA 01086 AFFARE 956 DEL 2014 LUCIDO ANTONINO ACCOLTO RICORSO 2017 17 maggio N. 01353 2017 REG.PROV.COLL. ricorso numero di registro generale 2083 del 2013, proposto da: Antonino Lucido, revoca della concessione cimiteriale del lotto n. 7/a adottato con determina n. 40 del 10.5.2013 
2015 4 SETTEMBRE TAR PALERMO N. 02108 2015 REG.PROV.COLL. N. 02066 2015 REG.RIC. ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI REQUISIZIONE LOCULI CIMITERIALI Giuseppa Ruggeri,
2015 16 GENNAIO PALERMO CIMITERO SENTENZA T.A.R. 455 2015 GRAVE CARENZE POSTI SALMA ILLEGITTIMA ORDINANZA URGENTE E CONTIGIBILE REQUISIZIONE LOCULI
2016 3 MAGGIO TAR PALERMO COMUNE PALERMO ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI N. 01086 2016 REG.PROV.COLL N. 02115 2010 REG.RIC.  Vincenzo Caramanna e Antonio Brancato, 2014 12 AGOSTO TAR SENTENZA 2181 TRICOMI AMOROSO ZACCARIA BUSI ACIERNO BUSACCA 

2014 12 AGOSTO TAR PALERMO COMUNE PALERMO ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI N. 2181 2014 REG.PROV.COLL N. 2145 2011  REG.RIC.  Vincenzo Caramanna e Antonio Brancato, 2014 12 AGOSTO TAR SENTENZA 2181 TRICOMI AMOROSO ZACCARIA BUSI ACIERNO BUSACCA 

2015 22 OTTOBRE C.G.A. PARERE 1086 2015 BOLOGNA SINDACO LUCIDO ANTONINO CIMITERO ISOLA DELLE FEMMINE LA MANCATA CONCESSIONE LICENZA EDILIZIA DECADENZA RIICORSI PARERI PRESIDENTE DELLA REGIONE

2013 10 MAGGIO COMMISSIONE DECADENZA DELLA CONCESSIONE CIMITERIALE LOTTO 7A NUOVO CIMITERO LUCIDO ANTONINO 1994 9 NOVEMBRE BOLOGNA SINDACO CONCESSIONE AREA CIMITERIALE LOTTO 7A REPERTORIO 615 LUCIDO ANTONINO CUGINO DEL SINDACO
2015 3 LUGLIO TARN. 01616 2015 REG.PROV.COLL N. 01950 2015 REG.RIC  ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI PALERMO  SPINA CATERINA DIVERSAMENTE OPINANDO LE ORDINANZE CONTINGIBILI ED URGENTI DIVERREBBERO DEGLI STRUMENTI DEL TUTTO GENERICI E, IN ULTIMA ANALISI, ARBITRARI, CON GRAVE COMPROMISSIONE DEL PRINCIPIO DI LEGALITÀ 
2015 3 MARZO TAR ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI  N. 00593 2015 REG.PROV.COLL.  N. 01366 2014 REG.RIC. LA MALFA ANDREA profilo della indeterminatezza del termine di durata dei provvedimenti impugnati..la contingibilità del provvedimento deve essere rapportata al tempo necessario per fronteggiare il rischio con mezzi ordinari e non a quello – necessariamente più lungo ed indeterminato – necessario per la soluzione a regime della vicenda che ha determinato il rischio.
2014 16 LLUGLIO ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI N. 01889 2014 REG.PROV.COLL.  N. 01438 2014 REG.RIC.LIQUORI GIOVANNI solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, che permettono la c

2014 5 SETTEMBRE C.G.A. SENTENZA 952 AFARE N 961 2014 RUFFINO ALESSANDRO AREA DI RISPETTO CIMITERIALE 2018  30 NOVEMBRE 2018 ORDINANZA N 52 ORDINANZA N 52 RUFFINO ALESSANDRO FOGLIO 1 PART 2070 SUN 19  ACCERTAMENTO  INGIUNZIONE VINCOLO CIM ETRIALE RUFFINO ALESSANDRO 1976 2019 14 MARZO DETERMINA GIAMBRUNO MALLIA N 25O IMMISSIONE IN POSSESSO RUFFINO ALESSANDRO  PART 2070 SUB 19 VIA POZZO 13 CIMITERO
2013 2 DICEMBRE ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, che permettono la compressione di diritti ed interessi privati con mezzi diversi da quelli tipici indicati dalla legge N. 02339 2013 REG.PROV.COLLN. 01475 2012 REG.RIC. GIANNETTINO ANGELO 

2012 8 MAGGIO CANEPA SALVATORE PARE CGA TABILIMENTO BALNEARE FASCIA CIMITERIALE PRG  





2019 24 APRILE ORDINANZA URGENTE E CONTIGIBILE N 10 BARBERA VITO LOTTO 20B G.G. 137 11 09 74 MARIA PIA NASTA IN AIELLO LUCIO 10 04 45 VIA R PILO 14 PAG 10

 ORDINANZA SINDACALE
N. 10 DEL 24-04-2019
Oggetto: Ordinanza contingibile ed urgente, concernente la requisizione temporanea di uno dei 5 loculi liberi della cappella gentilizia ricadente su area cimiteriale identificata sul lotto n° 20/B del cimitero nuovo, concessa al Sig. Barbera Vito per il seppe llimento della salma della Sig.ra Maria Pia Nasta.
I L S I N D A C O
Premesso che:
i loculi di tumulazione del cimitero comunale sono esauriti e nelle more della realizzazione di nuovi loculi, si manifesta l'imprescindibile necessità di procedere alla requisizione temporanea di loculi cimiteriali;
ad oggi vi è una salma in attesa di tumulazione nella camera mortuaria del cimitero comunale e precisamente la salma della Sig.ra Maria Pia Nasta, nata a Palermo il 13.03.1953 e deceduta ad Isola delle Femmine il 04.04.2019, a seguito di richiesta di assegnazione loculo assunta al ns. prot. n. 3997 del 08.04.2019 presentata a nome del proprio familiare Sig. Aiello Lucio nato a Palermo il 10.04.1945 e residente a Isola delle Femmine in via Rosolino Pilo civ. 14;

Vista l’autorizzazione al seppellimento rilasciata dall’Ufficio dello Stato civile di Isola delle Femmine in data 05.04.2019;
Vista l’autorizzazione al trasporto della salma al cimitero di Isola delle Femmine rilasciata dall’ufficiale di Stato Civile, n. ordine 3944 del 06.04.2019, per la tumulazione;
Ritenuto che, per quanto sopra esposto, ricorrono i presupposti per l'adozione di un provvedimento contingibile ed urgente teso a prevenire pericoli per l'incolumità e la salute pubblica, mediante la requisizione di loculi in concessione a terzi, laddove vi è attualmente maggiore disponibilità di loculi;
Accertato che nel cimitero comunale vi è la disponibilità di un loculo nella cappella composta da n° 8 loculi di cui 5 liberi, ricadente su area cimiteriale “lotto n. 20/B del nuovo cimitero, concessa originariamente al Sig. Barbera Vito, agli atti delibera della G.M. n. 137 del 11.09.1974;
Ritenuto necessario ed urgente requisire temporaneamente un loculo nella cappella ricadente su area cimiteriale individuata come lotto n. 20/B sopra citata, al fine di tumulare la salma di Maria Pia Nasta, deposita presso il cimitero comunale, per tutelare l'igiene e la salute pubblica;
Vista la nota Sindacale prot. n.2705 del 06.03.2019 con la quale il C.C. nella seduta del 21.02.2019 ha impartito specifiche direttive agli uffici interessati per procedere alle tumulazioni straordinarie, al fine di scongiurare le criticità igienico sanitarie;
Visto il testo unico approvato con RD 27/07/1937 n° 1265;
Visto il DPR n° 285 del 10/09/1990;
Vista la legge regionale n° 48 dell' 11/12/1991;
Visto l’art. 5 del Dlgs. n. 267/2000 e s.m.i;
Visto l' O.A.EE.LL. vigente nella Regione Siciliana;
Visto l’art. 13 del regolamento di Polizia Mortuaria;
O R D I N A
Per le motivazioni sopra evidenziate, al fine di seppellire la salma oggi a deposito del de cuius Maria Pia Nasta, nata a Palermo il 13.03.1953 e deceduta ad Isola delle Femmine il 04.04.2019, la requisizione in via contingibile ed urgente e a titolo temporaneo di uno dei 6 loculi fuori terra non utilizzati facenti parte della cappella gentilizia ricadente su area cimiteriale del cimitero nuovo, identificata come lotto n. 20/B, in concessione al Sig. Barbera Vito;
La suddetta requisizione ha carattere temporaneo per il tempo necessario alla realizzazione dei loculi comunali, per un periodo non superiore ad anni 1 (uno);
Il Comune provvederà alla riconsegna del loculo requisito, ripristinandone le originarie condizioni, immediatamente dopo la traslazione e la definitiva tumulazione della salma nei loculi comunali costruiti;
D I S P O N E
 che la presente ordinanza sia immediatamente esecutiva, pubblicata all’Albo pretorio dell’Ente, sul sito internet istituzionale;
 la notifica del provvedimento ai concessionari originari e/o agli aventi diritto;
 Al Custode Cimiteriale;
 Avverso la presente Ordinanza può essere presentato entro il termine di giorni sessanta dalla notifica della stessa o da quando l’interessato ne abbia avuto piena conoscenza, ricorso dinanzi al T.A.R. ai sensi della legge 1034/71, ovvero ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana, da proporre entro centoventi giorni dalla notifica del presente provvedimento o da quando lì interessato ne abbia avuto piena conoscenza.

IL SINDACO
Stefano Bologna
Visti gli artt.32 della L.n. 833/78, 40 della L.R. n.30/93 e 4 del Decreto dell'Assessorato Regionale alla Sanità del 18.11.1994, che individuano nel Sindaco l'Organo competente all'emanazione di ordinanze di carattere contingibile ed urgente in materia di igiene e sanità pubblica;
Ravvisata l’esigenza di evitare l’insorgere di una condizione di emergenza igienico sanitaria connessa con l’impossibilità a procedere agli ordinari seppellimenti, dovuti alla carenza di loculi comunali;










2019 22 marzo ricorso CGA N. 00189/2019 REG.PROV.CAU.  ricorso 9692018 reg rec. Pietro Cardinale, Maria Giovanna Cardinale, Caterina Maria Giambona riforma sentenza 2160 2018 ordinanza urgente e contigibile  2018 11 MAGGIO ORDINANZA 8 REQUISIZIONE 64 B  PAG 9 CARDINALE CATERINA VINCENZO DELIBERA 34 18.9.85 REP 177 3.10.85 AMIGONI VITTORIA TRIESTE MORTA PARTINICO 26 02 18



Pubblicato il 22/03/2019
N. 00189/2019 REG.PROV.CAU.
N. 00969/2018 REG.RIC.           
REPUBBLICA ITALIANA
Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
in sede giurisdizionale
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 969 del 2018, proposto da Pietro Cardinale, Maria Giovanna Cardinale, Caterina Maria Giambona, rappresentati e difesi dall'avvocato Carlo Malinconico, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Gabriele La Malfa Ribolla in Palermo, via Nunzio Morello, 40;


contro
Comune di Isola delle Femmine, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Giacomo Armetta, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia; 
nei confronti
Orazio Nevoloso non costituito in giudizio; 
per la riforma
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza) n. 2160/2018, resa tra le parti


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'art. 98 cod. proc. amm.;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Isola delle Femmine;
Visti tutti gli atti della causa;
Vista la domanda di sospensione dell'efficacia della sentenza del Tribunale amministrativo regionale di inammissibilità del ricorso di primo grado, presentata in via incidentale dalla parte appellante;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 20 marzo 2019 il pres. Rosanna De Nictolis e uditi per le parti gli avvocati Riccardo Rotigliano su delega di Carlo Malinconico, Giacomo Armetta;


Ritenuto che il ricorso di appello è assistito da fumus boni iuris sulla questione di rito e che le ragioni dell’appellante possono essere adeguatamente tutelate con la celere definizione del merito, fissa la udienza pubblica per la data del 25 settembre 2019.
P.Q.M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, accoglie l’appello al solo fine della sollecita trattazione del merito, e fissa l’udienza pubblica del 25 settembre 2019.
Provvede sulle spese della presente fase cautelare come segue: le compensa.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 20 marzo 2019 con l'intervento dei magistrati:
Rosanna De Nictolis, Presidente, Estensore
Hadrian Simonetti, Consigliere
Luigi Massimiliano Tarantino, Consigliere
Giuseppe Verde, Consigliere
Maria Immordino, Consigliere


IL PRESIDENTE, ESTENSORE
Rosanna De Nictolis



IL SEGRETARIO




2019 22 GENNAIO ORDINANZA N 00063/2019 REG.PROV.CAU CONSIGLIO DI
GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA Pietro Cardinale,
Maria Giovanna Cardinale e Caterina Maria Giambona, IL COMUNE SOCCOMBE

Pubblicato il 22/01/2019
N. 00063/2019 REG.PROV.CAU.
N. 00969/2018 REG.RIC.           
REPUBBLICA ITALIANA
Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
in sede giurisdizionale
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 969 del 2018, proposto dai sig.ri Pietro Cardinale, Maria Giovanna Cardinale e Caterina Maria Giambona, rappresentati e difesi dall'avvocato Carlo Malinconico, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Gabriele La Malfa Ribolla in Palermo, via Nunzio Morello n.40;


contro
Comune di Isola delle Femmine, in persona del Sindaco e legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Giacomo Armetta, con domicilio digitale eletto presso il suo studio in Giustizia, Pec Registri; 
nei confronti
Sig. Orazio Nevoloso non costituito in giudizio; 
per la riforma
della sentenza n.2160 del 26.10.2018 resa dal T.A.R. Sicilia di Palermo, Sez. III^;


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'art. 98 cod. proc. amm.;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Isola delle Femmine;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Vista la domanda di sospensione dell'efficacia della sentenza n.2160 del 26.10.2018, con la quale il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sez. III^, ha dichiarato inammissibile il ricorso;
Nominato Relatore nella camera di consiglio del giorno 16 gennaio 2019 il cons. Carlo Modica de Mohac e uditi per le parti gli avvocati Riccardo Rotigliano su delega dell’avvocato Carlo Malinconico, e l’avvocato Giacomo Armetta;


Considerato che i ricorrenti hanno rappresentato di aver chiesto tempestivamente al Comune di Isola delle Femmine notizie in ordine all’identità degli eredi del defunto (ed alla loro residenza), ma che il Comune non ha risposto per tempo, ragion per cui è stato (per essi) impossibile individuare i controinteressati e notificare loro il ricorso entro il termine decadenziale corrente dalla data di ricezione del provvedimento impugnato
Ritenuto, pertanto, che al ricorrente avrebbe dovuto essere accordato il diritto alla rimessione in termini per effettuare la notifica in questione; e che l’appello avverso la sentenza che ha dichiarato l’inammissibilità (per omessa notifica ai controinteressati) del ricorso avverso il provvedimento dell’Amministrazione comunale, appare - sotto l’esaminato profilo - assistito da sufficiente fumus boni juris;
Ritenuto - seppur all’esito della delibazione sommaria che caratterizza la fase cautelare - che anche nel merito il ricorso presenti profili di fondatezza (che investono la questione del corretto esercizio del potere di emettere ordinanze contingibili ed urgenti); e che l’esecuzione della sentenza e del provvedimento impugnato cagioni ai ricorrenti un pregiudizio grave ed irreparabile;
Ritenuto, in definitiva:
- che sussistono le condizioni per accordare l’invocata misura cautelare sospensiva della sentenza e del provvedimento impugnato, salva la possibilità dell’Amministrazione di riesaminare la questione e di rideterminarsi adottando, eventualmente, ogni misura atta a consentire la partecipazione al procedimento di tutte le parti interessate;
- e che la delicatezza e novità della questione giustifichi la compensazione fra le parti delle spese processuali relative alla presente fase cautelare.
P.Q.M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, accoglie l'istanza cautelare (sul ricorso n.969/2018) e, per l'effetto, sospende l'esecutività della sentenza impugnata.
Compensa le spese fra le parti.
Fissa per la trattazione del merito l’udienza del 16 ottobre 2019.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 16 gennaio 2019 con l'intervento dei magistrati:
Rosanna De Nictolis, Presidente
Nicola Gaviano, Consigliere
Carlo Modica de Mohac, Consigliere, Estensore
Giuseppe Barone, Consigliere
Maria Immordino, Consigliere


L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE
Carlo Modica de Mohac
Rosanna De Nictolis



2018 26 ottobre ricorso TAR N. 02160/2018 REG.PROV.COLL. ricorso n N. 01655 2018 2018 26 GIUGNO ORDINANZA urgente e contigibile 19 DEI 7 LOCULI DI CARDINALE FRANCESCO 23 A REPER 59 07 06 79 DELIBERA 11 09 74 PER BOLOGNA TIZIANA 04 06 2018

Pubblicato il 26/10/2018
N. 02160/2018 REG.PROV.COLL.
N. 01655/2018 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1655 del 2018, proposto da
-OMISSIS-, rappresentati e difesi dall'avvocato Gabriele La Malfa Ribolla, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, via Nunzio Morello, n. 40; 
contro
Comune di Isola delle Femmine, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Antonio Gabriele Armetta, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia; 
per l'annullamento
-dell'ordinanza sindacale di requisizione di loculi cimiteriali n. 19 del 26 giugno 2018, notificata il 28 giugno 2018;
-di ogni altro atto presupposto, connesso o consequenziale.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Isola delle Femmine;
Visti gli artt. 35, co. 1, e 85, co. 9, cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 9 ottobre 2018 il dott. Calogero Commandatore e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO
Preso atto degli avvisi di inammissibilità del ricorso e di definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, formulati dal Collegio ex artt. 73, comma 3, e 60 c.p.a.;
Ritenuto che il ricorso è inammissibile in quanto i ricorrenti impugnano l’ordinanza sindacale in oggetto con la quale, onde consentire la tumulazione della Sig.ra -OMISSIS-, è stata disposta la requisizione temporanea del loculo sito nel cimitero di del Comune di Isola delle Femmine su cui i ricorrenti vantano lo ius sepulchri in forza di regolare concessione amministrativa;
Ritenuto che il predetto provvedimento espressamente ne prevedeva la notifica gli eredi della Sig.ra -OMISSIS-, soggetti facilmente identificabili come i destinatari dello stesso (Cons. Stato, Sez. sez. V, 22 marzo 2016, n. 1184);
Ritenuto che, per costante insegnamento della giurisprudenza civile e amministrativa in materia, rivestono la qualità di controinteressati i soggetti a favore dei quali è stata disposta la requisizione e che siano indicati nel relativo provvedimento (Cass. Civ., sez. un. 8 maggio 1978, n. 2214 e Cons. Stato, Sez. IV, 3 novembre 1983, n. 778);
Ritenuto che parte ricorrente ha omesso di notificare agli eredi della Sig.ra -OMISSIS- da qualificarsi sia come controinteressati in senso formale, in quanto agevolmente individuabili tramite una mera indagine anagrafica (non essendo necessario l’accesso agli atti richiesto da parte ricorrente), sia in senso sostanziale in quanto portatori di un interesse giuridicamente qualificato alla conservazione dell'atto (Cons. Stato, sez. V, 7 giugno 2017, n. 2723);
Ritenuto che la presenza di un controinteressato formale, pena l’inammissibilità, ai sensi dell'art. 41, comma 2, c.p.a., impone l'onere di notifica del ricorso anche a quest’ultimo trattandosi di un onere minimo imprescindibile per la stessa costituzione del rapporto processuale (Cons. Stato, Sez. VI, 30 settembre 2015, n. 4582);
Ritenuto che l’inammissibilità ut supra prospettata non può essere in alcun modo sanata e che, pertanto, il rinvio della trattazione della causa richiesto da parte ricorrente, a tal fine, non può essere concesso;
Ritenuto che l’omissione in cui è incorsa la parte ricorrente non può nemmeno reputarsi scusabile ai sensi dell’art. 37 c.p.a. stante l’insussistenza di profili di obiettiva incertezza;
Ritenuto che l’eccezione di inammissibilità è stata rilevata d’ufficio dal collegio e che, pertanto, si rinvengono giusti motivi per compensare le spese del giudizio tra le parti costituite;
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la parte ricorrente e le altre persone fisiche.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 9 ottobre 2018 con l'intervento dei magistrati:
Maria Cristina Quiligotti, Presidente
Nicola Maisano, Consigliere
Calogero Commandatore, Referendario, Estensore


L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE
Calogero Commandatore
Maria Cristina Quiligo

2018 4 OTTOBRE TAR SENT 02035 PROFETA MARIA FERRANTE GRAZIANO COSTANZA BENITO LOCULO 47 A ORD 11 23 05 18 ORD 12 23 05 18 2018 23 MAGGIO REQUISIZIONE LOCULO N 12 MORTO COSTANZO BENITO FERRANTE GRAZIANO DELIB 73  24 05 79 CONTR 68 PROFETA ANNA 15 02 2000 LOTTO 47 A PAG 10


Pubblicato il 04/10/2018
N. 02035/2018 REG.PROV.COLL.
N. 01127/2018 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 1127 del 2018, proposto da
-OMISSIS- rappresentata e difesa dall'avvocato Francesca Tuzzolino, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia; 
contro
Comune di Isola delle Femmine, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Antonio Gabriele Armetta, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia; 
per l'annullamento
- dell'Ordinanza Sindacale n. 12 di requisizione loculo ricadente sul lotto n. 47/A del cimitero comunale in testa al de cuius -OMISSIS-", emessa dal Comune di Isola delle Femmine in data 23.05.2018, pubblicata all'albo pretorio online dell'Ente il 24.05.2018, e notificata all'odierna ricorrente il 06.06.2018;
- nonchè di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale, se ed in quanta lesivo
degli interessi della ricorrente;
e per il riconoscimento
dell'interesse legittimo della ricorrente ad accedere privatamente e senza ingerenza di estranei a un luogo intimo che ospita le salme dei propri cari;
nonché del diritto costituzionalmente e convenzionalmente protetto della ricorrente al rispetto della propria vita propria vita familiare.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Isola delle Femmine;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 25 settembre 2018 il dott. Calogero Commandatore e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
preso atto degli avvisi di inammissibilità del ricorso e di definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, formulati dal Collegio ex art. 73, comma 3, e 60 c.p.a.;


Ritenuto che il ricorso è inammissibile in quanto la sig. -OMISSIS-impugna l’ordinanza sindacale in oggetto con la quale, onde consentire la tumulazione del Sig. -OMISSIS-), è stata disposta la requisizione temporanea del loculo sito nel cimitero di del Comune di Isola delle Femmine su cui la ricorrente vanta lo ius sepulchri in forza di regolare concessione amministrativa;
Ritenuto che il predetto provvedimento espressamente ne prevedeva la notifica gli eredi del -OMISSIS-, indicati quali soggetti beneficiari della requisizione;
Ritenuto che, per costante insegnamento della giurisprudenza civile e amministrativa in materia, rivestono la qualità di controinteressati i soggetti a favore dei quali è stata disposta la requisizione e che siano indicati nel relativo provvedimento (Cass. Civ., sez. un. 8 maggio 1978, n. 2214 e Cons. Stato, Sez. IV, 3 novembre 1983, n. 778);
Ritenuto che il ricorrente ha omesso di notificare agli eredi del -OMISSIS- da qualificarsi sia come controinteressati in senso formale, in quanto agevolmente individuabili tramite una mera indagine anagrafica, sia in senso sostanziale in quanto portatori di un interesse giuridicamente qualificato alla conservazione dell'atto (Cons. Stato, sez. V, 7 giugno 2017, n. 2723);
Ritenuto che la presenza di un controinteressato formale, pena l’inammissibilità, ai sensi dell'art. 41, comma 2, c.p.a., impone l'onere di notifica del ricorso anche a quest’ultimo trattandosi di un onere minimo imprescindibile per la stessa costituzione del rapporto processuale (Cons. Stato, Sez. VI, 30 settembre 2015, n. 4582);
Ritenuto che l’inammissibilità ut supra prospettata non può essere in alcun modo sanata dalla successiva notifica del ricorso effettuata spontaneamente dalla parte ricorrente il 6 settembre 2018, ossia dopo l’udienza del 6 luglio 2018 in cui il Collegio ha prospettato l’inammissibilità del ricorso per le motivazioni fin qui spiegate;
Ritenuto che l’omissione in cui è incorsa la parte ricorrente non può nemmeno reputarsi scusabile ai sensi dell’art. 37 c.p.a. stante l’insussistenza di profili di obiettiva incertezza e che, peraltro, non risulta sia mai stata richiesta da parte della ricorrente, la quale si è unicamente limitata, in sede di trattazione orale del ricorso alla c.c. del 6.7.2018, a chiedere termine per deduzioni difensive sul punto, che poi in realtà non sono mai state prodotte in atti, e a depositare, alla successiva c.c. del 25.9.2018, copia del ricorso notificato ai controinteressati in data posteriore alla prima c.c.;
Ritenuto che l’eccezione di inammissibilità è stata rilevata d’ufficio dal collegio e che, pertanto, si rinvengono giusti motivi per compensare le spese del giudizio tra le parti costituite.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1, d.lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare parte ricorrente e le altre persone fisiche.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 25 settembre 2018 con l'intervento dei magistrati:
Maria Cristina Quiligotti, Presidente
Maria Cappellano, Consigliere
Calogero Commandatore, Referendario, Estensore







ORDINANZA SINDACALE
N. 12 DEL 23-05-2018
Oggetto: Requisizione loculo ricadente sul lotto n. 47/A del cimitero comunale in testa al de cuius Ferrante Graziano/Profeta Maria per la tumulazione della salma del de cuius Costanza Benito.
IL SINDACO
Premesso che:
i loculi di tumulazione del cimitero comunale sono esauriti e nelle more della realizzazione di nuovi loculi, si manifesta l'imprescindibile necessità di procedere alla requisizione temporanea di loculi cimiteriali;

ad oggi vi è una salma in attesa di tumulazione nella camera mortuaria del cimitero comunale, e precisamente la salma del Sig. Costanza Benito nato a Sousse (EE) 14.10.1936 e deceduto a Isola delle Femmine il 22.03.2018;
Visto l’estratto di morte rilasciato dall’ufficiale di stato civile del Comune di Isola delle Femmine in data 26.03.2018;
Vista l’autorizzazione al seppellimento rilasciata dall’Ufficiale di Stato Civile del Comune di Isola delle Femmine in data 23.03.2018;
Vista l’autorizzazione al trasporto della salma rilasciato dall’Ufficiale di Stato Civile del 23.03.2018;
Ritenuto che, per quanto sopra esposto, ricorrono i presupposti per l'adozione di un provvedimento contingibile ed urgente teso a prevenire pericoli per l'incolumità e la salute pubblica;
Accertato che nel cimitero comunale vi è la disponibilità di un loculo nella cappella gentilizia composta da n° 8 loculi di cui 6 liberi, ricadente su area cimiteriale individuata sul lotto n. 47/A in concessione a suo tempo al de cuius Ferrante Graziano, agli atti delibera n 73 del 24.05.1979 rep. contratto n. 68 del 27.09.1980 e successivo subentro nella concessione della Sig.ra Profeta Maria nata a Palermo il 05.06.1942, C.F. PRFMRA42H45G273T come da atto di concessione area cimiteriale stipulato in data 15.02.2000, rep. n. 1/2000;
Ritenuto necessario ed urgente requisire temporaneamente un loculo nella cappella ricadente sul lotto n. 47/A, al fine di seppellire la salma a deposito presso il cimitero comunale, per tutelare l'igiene e la salute pubblica;
Visti gli artt.32 della L.n. 833/78, 40 della L.R. n.30/93 e 4 del Decreto dell'Assessorato Regionale alla Sanità del 18.11.1994, che individuano nel Sindaco l'Organo competente all'emanazione di ordinanze di carattere contingibile ed urgente in materia di igiene e sanità pubblica;
Visto il testo unico approvato con RD 27/07/1937 n° 1265;
Visto il DPR n° 285 del 10/09/1990; Vista la legge regionale n° 48 dell' 11/12/1991;
Visto l' O.A.EE.LL. vigente nella Regione Siciliana;
Visto l’art. 13 del regolamento di Polizia Mortuaria;
O R D I N A
Per le motivazioni sopra evidenziate, al fine di seppellire la salma oggi a deposito del de cuius Sig. Costanza Benito nato a Sousse (EE) il 14.10.1936 e deceduto a Isola delle Femmine in data 22.03.2018, la requisizione di uno dei 6 loculi liberi e disponibili nella cappella composta da n. 8 loculi, ricadente su area cimiteriale identificata come lotto n. 47/A concessa a suo tempo al de cuius Ferrante Graziano ed oggetto di successivo subentro nella stessa della Sig.ra Profeta Maria, atto di concessione cimiteriale del 15.02.2000;
La suddetta requisizione ha carattere temporaneo per il tempo necessario alla realizzazione dei loculi comunali, per un periodo non superiore ad anni 1 (uno);
Il Comune provvederà alla riconsegna del loculo requisito, ripristinandone le originarie condizioni, immediatamente dopo la traslazione e la definitiva tumulazione della salma nei loculi comunali costruiti;
D I S P O N E
 che la presente ordinanza sia immediatamente esecutiva, pubblicata all’Albo pretorio dell’Ente, sul sito internet istituzionale;
 la notifica del provvedimento agli aventi titolo e/o eredi;
 Avverso la presente Ordinanza può essere presentato entro il termine di giorni sessanta dalla notifica della stessa o da quando l’interessato ne abbia avuto piena conoscenza, ricorso dinanzi al T.A.R. ai sensi della legge 1034/71, ovvero ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana, da proporre entro centoventi giorni dalla notifica del presente provvedimento o da quando lì interessato ne abbia avuto piena conoscenza.

IL SINDACO
Stefano Bologna



2017 17 maggio N. 01353 2017 REG.PROV.COLL. ricorso numero di registro generale 2083 del 2013, proposto da: Antonino Lucido, revoca della concessione cimiteriale del lotto n. 7/a adottato con determina n. 40 del 10.5.2013 
Pubblicato il 17/05/2017
N. 01353/2017 REG.PROV.COLL.
N. 02083/2013 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 74 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 2083 del 2013, proposto da:
Antonino Lucido, rappresentato e difeso dall'avvocato Pasquale Foti C.F. FTOPQL64L12A166V, domiciliato ex art. 25 cpa presso Segreteria Tar in Palermo, via Butera, 6; 
contro
Comune di Isola delle Femmine in Persona del Sindaco P.T., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Vittorio Fiasconaro C.F. FSCVTR68E02G273U, con domicilio eletto presso Gregorio Fiasconaro in Palermo, via Goethe N.1; 
per l'annullamento
- del provvedimento di revoca della concessione cimiteriale del lotto n. 7/a adottato con determina n. 40 del 10.5.2013 del Capo Settore III notificato ai sensi dell'art. 140 c.p.c. il 17.6.2013;
- di ogni provvedimento presupposto, connesso e/o conseguente a quello impugnato.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Isola delle Femmine in Persona del Sindaco P.T.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 febbraio 2017 la dott.ssa Solveig Cogliani e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;


Considerato che con il ricorso in epigrafe l’istante impugnava il provvedimento di revoca della concessione, oggetto di causa, che tuttavia era convalidato con la successiva determinazione n. 157 del 2013 emessa dal Capo Settore I (sotto il profilo della incompetenza relativa);
Considerato che l’Amministrazione si costituiva per resistere al ricorso e, preliminarmente, eccependo l’improcedibilità poiché la detta determina, oltre ad espungere il lamentato vizio di incompetenza, avrebbe inteso svolgere un ruolo confermativo;
Rilevato che, comunque, con deposito del 16 gennaio 2017, la parte ricorrente ha prodotto l’esito favorevole del ricorso straordinario avverso tale ultimo provvedimento;
Ritenuto, pertanto, il ricorso è divenuto improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse e che sussistono giusti motivi per compensare le spese di lite tra le parti;


P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara improcedibile.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 20 febbraio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Solveig Cogliani, Presidente, Estensore
Caterina Criscenti, Consigliere
Nicola Maisano, Consigliere


IL PRESIDENTE, ESTENSORE
Solveig Cogliani





IL SEGRETARIO

2016 20 OTTOBRE PRESTIGIACOMO SETTIMA C.G.A. 00704 2015 COMUNE PALERMO ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI DURATA DELLA REQUISIZIONE 



Numero 01088/2016 e data 20/10/2016
REPUBBLICA ITALIANA
CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
Adunanza delle Sezioni riunite del 6 settembre 2016

NUMERO AFFARE 00704/2015
OGGETTO:
.

Ricorso straordinario proposto da Prestigiacomo Settima avverso il provvedimento Comune di Palermo 24/12/2013 n. 415 in materia di grave carenza di posti salma;
LA SEZIONE
Vista la relazione n. 10751/327.14.8 del 5.5.2015 con cui la Presidenza della Regione Siciliana – Ufficio legislativo e legale - ha chiesto il parere di questo Consiglio sul ricorso straordinario indicato in oggetto;

Esaminati gli atti, relatore il Consigliere Avv. Antonino Lo Presti;
PREMESSO
Con atto depositato presso il Comune di Palermo il 18/11/2014 e contestualmente presso l’Ufficio legislativo e legale e ritualmente notificato al controinteressato sig. Pizzino Vincenzo, la signora Prestigiacomo Settima, in proprio e nell’interesse dei coeredi, ha proposto ricorso straordinario per l’annullamento dei seguenti provvedimenti:
a) ordinanza sindacale contingibile e urgente del Sindaco del Comune di Palermo (e connessa relazione prepositiva) del 24/12/2013 prot. n. 415/2005, adottata ex art. 50 d.lgs. n. 267/2000, avente ad oggetto l’utilizzazione delle fosse di inumazione disponibili per la grave carenza di posti salma e per ragioni e motivazioni meglio descritte nel corpo del provvedimento adottato per motivi di igiene e sanità pubblica locale”;
b) nota-provvedimento del 22/10/2014, prot. n. 857898-2014/1254 della medesima amministrazione, attuativa dell’ordinanza sindacale di cui sopra, con cui veniva data comunicazione dell’utilizzazione temporanea dei loculi nella sepoltura intestata alla ricorrente.
Il ricorso è affidato a motivi che contestano l’ordinanza sindacale impugnata sotto il profilo del difetto dei presupposti, della erroneità manifesta, del travisamento dei fatti e per carenza di istruttoria.
La ricorrente lamenta anche la violazione della l. 18/8/2000 n. 267 e contesta in buona sostanza i provvedimenti impugnati in quanto carenti di una motivazione congrua con riguardo al fatto eccezionale del pericolo, costituito alla minaccia di crolli del costone roccioso sovrastante il cimitero in cui è collocata la sepoltura della ricorrente che avrebbe impedito la creazione di un nuovo spazio per la inumazione delle salme, ed al rischio eccezionale per l’igiene e di pericolo per la sanità pubblica, ritenuto insussistente nella fattispecie oggetto dell’ordinanza sindacale.
Censura, inoltre, l’ordinanza sindacale impugnata, per l’assenza di un termine finale di efficacia della stessa.
Lamenta altresì, l’eccesso di potere dell’amministrazione con riguardo al fatto che l’ordinanza sindacale contestata disporrebbe “la requisizione dei sepolcri (sepolture gentilizie) sui quali la proprietà dei rispettivi titolari èesclusiva, ex artt. 952 e 956 del codice civile”, … mentre avrebbe dovuto limitarsi a disporre l’intervento sui sepolcri sui quali i privati vantano diritti di uso ex art 1021 c.c.
Dopo il deposito del ricorso la ricorrente ha provveduto a depositare memoria difensiva di replica alla relazione prodotta dall’Amministrazione comunale e alcuni atti, tra i quali la nota del Comune di Palermo del 18/11/20914 n. 935839 di comunicazione dei nominativi delle salme e del periodo iniziale e finale in cui le stesse dovevano restare allocate nei loculi della sepoltura a lei intestata; note rese in esecuzione dell’ordinanza sindacale e della nota- provvedimento di specificazione oggetto del gravame.
L’Ufficio legislativo regionale ha concluso per la inammissibilità del ricorso, perché esperito avverso un atto privo del carattere della definitività contro il quale, trattandosi di ordinanza contingibile e urgente in materia in cui il Sindaco avrebbe agito quale ufficiale di governo, avrebbe dovuto essere proposto ricorso gerarchico al Prefetto oppure ricorso giurisdizionale al Tribunale Amministrativo Regionale.
CONSIDERATO
Il Collegio ritiene il ricorso ricevibile e ammissibile, non condividendo sul punto le conclusioni dell’Ufficio per la ragioni di cui infra.
Nel merito lo ritiene infondato.
Come accennato in narrativa, con il ricorso in esame viene impugnata una ordinanza contingibile e urgente adottata dal Sindaco del Comune di Palermo ai sensi dell’art. 50 d.lgs. n. 267/2000 che qualifica la competenza dell’organo emanante, non come ufficiale di governo” (le ordinanze del Sindaco quale ufficiale del Governo sono contemplate dall’art. 54, d.lgs. n. 267/2000), bensì “come rappresentante della comunità locale”.
In particolare, ai sensi dell’art. 69, o.r.e.l. (l.r. n. 16/1963) “Il Sindaco adotta provvedimenti contingibili ed urgenti in materia di edilizia, polizia locale ed igiene per motivi i sanità o di sicurezza pubblica”.
Per stabilire se tali provvedimenti siano adottati dal Sindaco quale rappresentante della comunità locale ovvero quale ufficiale del Governo, occorre considerare che l’art. 65, o.r.e.l. dispone che “Il Sindaco è capo dell'Amministrazione comunale. È ufficiale del Governo, secondo le leggi vigenti.”.
Per “leggi vigenti” che indicano quando il Sindaco è ufficiale del Governo, il rinvio deve intendersi operato alle leggi statali, in quanto la competenza legislativa esclusiva della Regione Siciliana in materia di enti locali (art. 14, lett. o) dello statuto di autonomia di cui al r.d.lgs. n. 455/1946) non può che riguardare le attribuzioni diverse da quelle statali che solo la legge dello Stato può attribuire agli enti locali.
Devono perciò trovare applicazione gli artt. 50 e 54, d.lgs. n. 267/2000, per individuare in quali casi, anche nella Regione Siciliana, il Sindaco agisca quale ufficiale del Governo.
In particolare, ai sensi dell’art. 50, c. 5, d.lgs. n. 267/2000, rientra nella competenza del Sindaco quale rappresentante della comunità locale, l’adozione di ordinanze per emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere locale (recita il citato art. 50, c. 5: “In particolare, in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale. Negli altri casi l'adozione dei provvedimenti d'urgenza, ivi compresa la costituzione di centri e organismi di referenza o assistenza, spetta allo Stato o alle regioni in ragione della dimensione dell'emergenza e dell'eventuale interessamento di più ambiti territoriali regionali.”).
Invece, il Sindaco quale ufficiale del Governo, ai sensi del successivo art. 54, c. 1, d.lgs. n. 267/2000:
“, sovrintende:
a) all'emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalla legge e dai regolamenti in materia di ordine e sicurezza pubblica;
b) allo svolgimento delle funzioni affidategli dalla legge in materia di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria;
c) alla vigilanza su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l'ordine pubblico, informandone preventivamente il prefetto.”.
E’ di tutta evidenza, pertanto, che l’ordinanza in questione rientra tra quegli “atti amministrativi regionali” che ai sensi dell’art. 23, c. 4 dello Statuto della Regione Sicilia (approvato con r.d.lgs. 15/5/1946 n. 455 convertito in legge costituzionale n. 2 del 26/2/1948) possono essere ”decisi dal Presidente della Regione, sentite le Sezioni regionali del Consiglio di Stato”.
Passando quindi all’esame del merito del ricorso, il Collegio non condivide le censure proposte dalla ricorrente che, in punto di fatto, vengono smentite dall’articolata motivazione del provvedimento impugnato, sia con riguardo alla sussistenza dei presupposti che ne hanno determinato la emanazione, sia con riferimento alla denunciata assenza del termine di vigenza del provvedimento contestato.
Con riferimento a quest’ultima censura, il Collegio osserva che il termine di validità dell’ordinanza è chiaramente indicato nella parte dispositiva del provvedimento ove testualmente si dice : “la procedura…dovrà essere utilizzata per le autorizzazioni alla inumazione rilasciata nel periodo di vigenza della presente ordinanza, ovvero fino al 31/12/2014”.
Sicché la ricorrente, che probabilmente ha valutato precedenti comportamenti dell’Amministrazione tenuti in fattispecie analoghe, ove le relative ordinanze non contenevano alcun termine di validità, non può oggi lamentare un vizio (inesistente) che in verità la giurisprudenza amministrativa ha sempre sanzionato allorquando invece difettasse l’indicazione di un termine di efficacia.
In quei casi è stata pronunciata la illegittimità di quei provvedimenti (vedi giurisprudenza citata dalla ricorrente) che l’ordinamento ha previsto espressamente per assicurare, in via d’urgenza, soluzioni a gravi problemi di igiene e sicurezza pubblica, purché adottati in una fascia temporale ben limitata, nell’ambito della quale la P.A. deve provvedere ad eliminare le cause che hanno imposto l’intervento d’urgenza.
Ciò, soprattutto, allorquando le misure adottate incidono su diritti soggettivi o interessi legittimi che non possono essere compressi “sine die”.
Del pari infondate sono le censure di merito proposte dalla ricorrente, con riguardo alla supposta carenza o contraddittorietà della motivazione dei provvedimenti impugnati riferita, soprattutto, alla carenza o inesistenza dei presupposti fattuali, identificati nel pericolo di crollo del costone roccioso sovrastante il cimitero e nel contestuale sovraffollamento di salme nei depositi, per l’assenza o la saturazione dei loculi esistenti.
Esaminando la motivazione (invero articolata) dell’ordinanza sindacale censurata, il Collegio ne valuta positivamente la congruità, la coerenza e ragionevolezza, soprattutto con riferimento a quei passaggi ove si afferma la indisponibilità del servizio di inumazione delle salme che deve essere garantito “con ogni mezzo disponibile” e si fa riferimento all’interesse pubblico tutelato (salute), nei confronti del quale recedono e si affievoliscono, provvisoriamente e per un tempo determinato, i diritti d’uso nascenti dalle concessioni ai privati su aree che sono e rimangono di natura demaniale e non certo di proprietà privata.
Le ragioni della “crisi delle inumazioni” sono ben chiarite nel provvedimento e attengono “alla saturazione dei campi di inumazione”, ”alla impossibilità di svilupparne altri per problemi di sicurezza del costone roccioso e al completamento delle procedure finalizzate alla liberazione delle sepolture affidate con concessioni revocabili, cui si contrappone un numero di decessi che ha fatto aumentare il fabbisogno di sepolture.”
Di contro, la ricorrente non subisce un sacrificio permanente ai diritti di uso della sepoltura in concessione, ove si consideri viepiù la circostanza che vengono parzialmente utilizzati loculi della sepoltura vuoti e non si procede ad alcuna estumulazione di salme colà giacenti.
Un sacrificio, dunque, estemporaneo e peraltro subordinato, in positivo, alla circostanza che la collocazione delle salme di estranei alla famiglia della ricorrente per il tempo per ciascuna indicato nella nota prot. n. 935839 del 18.11.2014 dell’Amministrazione comunale, prodotta dalla stessa ricorrente, potrà essere revocata qualora fosse necessario un utilizzo dei loculi da parte degli aventi diritto indicati nell’atto di concessione della sepoltura in questione”.
Concludendo, il provvedimento impugnato è immune dai vizi dedotti e deve essere confermato, seppur nei limiti temporali di efficacia indicati nella integrazione effettuata con la nota dell’Amministrazione sopra richiamata.
P.Q.M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa a sezioni riunite esprime il parere che il ricorso debba essere respinto.






L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE
Antonino Lo Presti
Rosanna De Nictolis




IL SEGRETARIO
Giuseppe Chiofalo

2015 22 OTTOBRE C.G.A. SENTENZA 01086 AFFARE 956 DEL 2014 LUCIDO ANTONINO ACCOLTO RICORSO 2017 17 maggio N. 01353 2017 REG.PROV.COLL. ricorso numero di registro generale 2083 del 2013, proposto da: Antonino Lucido, revoca della concessione cimiteriale del lotto n. 7/a adottato con determina n. 40 del 10.5.2013 
Numero 01086/2015 e data 22/10/2015
REPUBBLICA ITALIANA
CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
Adunanza delle Sezioni riunite del 7 luglio 2015


NUMERO AFFARE 00956/2014
OGGETTO:


Ricorso straordinario al Presidente della Regione siciliana proposto da LUCIDO Antonino contro il comune di Isola delle Femmine per l’annullamento del provvedimento del 30/10/13 n. 157 avente ad oggetto la ratifica della determina del 10/5/2013 n. 40 con la quale è stata dichiarata la decadenza della concessione cimiteriale del 9 novembre 1994, lotto n. 7/A.
LA SEZIONE
Vista la relazione n. 17689/71.14.8 del 10/09/2014 con la quale la Presidenza della Regione Sicilia – Ufficio Legislativo e Legale – ha formulato a questo Consiglio di Giustizia Amministrativa la richiesta di parere obbligatorio sul ricorso straordinario indicato in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Salvatore Virzi';


IN FATTO E DIRITTO
1.- Il ricorrente ha ritualmente impugnato in via straordinaria, chiedendone l'annullamento, il provvedimento indicato in oggetto per i seguenti motivi di diritto:
a) Difetto di motivazione.
La determinazione n. 157 del 30.10.2013 con la quale è stata ratificata la determina del 10/5/2013 n. 40 (con la quale è stata dichiarata la decadenza della concessione cimiteriale del 9 novembre 1994, lotto n. 7/A) non conterrebbe alcuna motivazione, limitandosi a dichiarare la ratifica del precedente atto.
b) Eccesso di potere per contraddittorietà fra la motivazione addotta ed il comportamento precedentemente tenuto dalla P.A..
Il provvedimento di decadenza sarebbe frutto di un travisamento dei fatti ed una lacunosa istruttoria, in quanto il ricorrente ha avviato il procedimento teso ad ottenere il titolo abilitante alla realizzazione della cappella.
c) Eccesso di potere per difetto di motivazione in ordine all’interesse pubblico sotteso alla revoca della concessione.
Il comune intimato non avrebbe compiutamente motivato sul pubblico interesse all’adozione della dichiarazione di decadenza.
1.1.- L'Ufficio Legislativo e Legale ha formulato, in via principale, richiesta di inammissibilità del gravame per violazione del principio di alternatività (avendo il ricorrente impugnato in sede giurisdizionale il provvedimento numero 40 del 10-05-2013), ed in via gradata l'accoglimento nel merito del ricorso siccome il comune intimato non avrebbe correttamente esercitato il potere di auto tutela ai sensi dell'articolo 21/nonies legge n. 241/1990.
2.- Il Consiglio in adesione all’ordine di trattazione delle questioni di rito rispetto a quelle di merito tratteggiato da Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria n. 3/2011 e 10/2011 (indirizzo confermato con l’Adunanza Plenaria n. 9/2014) ai sensi dell’art. 276 c.p.c. – richiamato espressamente dall’art. 76, comma 4 c.p.a. (D. Lgs. n. 104/2010) – pone, d’ufficio, come prioritario l’esame della questione sulla giurisdizione.
Il rapporto intercorso tra le parti trae origine dall’atto del 9 novembre 1994, riconducibile all'istituto del “contratto ad oggetto pubblico” e segnatamente allo schema della “concessione-contratto” in quanto nell’unico atto (quello del 9 novembre 1994) coesiste il provvedimento concessorio (con il quale è stata attribuita al ricorrente la disponibilità del lotto 7/A) e la convenzione di diritto privato (attraverso la quale sono pattiziamente regolati i profili patrimoniali ed esecutivi): il modello che viene in rilievo è caratterizzato dalla contestuale presenza di un atto amministrativo unilaterale ed un contratto concluso tra la stessa amministrazione concedente e il concessionario.
Con il primo la pubblica amministrazione ha disposto del bene in via autoritativa, con il secondo sono stati regolati convenzionalmente tra le parti i profili patrimoniali della concessione nonché gli aspetti esecutivi del rapporto: in tale schema rimane fermo il potere dell'amministrazione di incidere unilateralmente sul provvedimento e pertanto tra provvedimento e contratto sussiste una corrispondenza univoca, in base alla quale il primo può condizionare l'esistenza del secondo ma non viceversa; l'annullamento o la revoca del provvedimento amministrativo può, dunque, incidere in via derivata sul contratto, senza tuttavia che le vicende relative al contratto possano riverberare effetti sul provvedimento concessorio.
Così descritto il rapporto instaurato tra le parti, l'originaria determinazione numero 40 del 10-05-2013 va correttamente qualificata come espressione del generale potere di auto tutela così come disciplinato dagli articoli 21/quinquies e 21/nonies legge n. 241/1990: in particolare, alla stregua del concreto modo di atteggiarsi dell'esercizio di tale potere questo Consiglio ritiene di dover accedere allo schema all'articolo 21/quinquies della legge n. 241/1990 che al comma 1 stabilisce che “Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell'adozione del provvedimento o, salvo che per i provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, di nuova valutazione dell'interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell'organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca determina la
inidoneità del provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti. Se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l'amministrazione ha l'obbligo di provvedere al loro indennizzo”.
Infatti, il comune intimato sulla base di determinate circostanze di fatto (la mancata utilizzazione del lotto di terreno) ha ritenuto di procedere ad una nuova valutazione dell’interesse pubblico originario, approdando alla conclusione della prevalenza dell’interesse pubblico (a che altri dispongano del lotto di terreno) rispetto al recessivo interesse del privato che attraverso l’inerzia protratta nel tempo avrebbe “ipso facto” dimostrato di non avere più interesse alla realizzazione dello scopo originario.
Rebus sic stantibus, la giurisdizione si appartiene al giudice amministrativo, sia perché la configurabilità del rapporto come “concessorio” attrae la controversia ai sensi dell’art. 133, lett. b), c.p.a. (D. Lgs. n. 104/2010) nell’ambito della sua giurisdizione esclusiva, sia perché, in ogni caso, la controversia rientrerebbe nella sua giurisdizione generale di legittimità avendo ad oggetto la legittimità dell’esercizio del potere di autotutela a fronte del quale la posizione giuridica del privato è di interesse legittimo.
3.- Il Consiglio reputa, a tal punto, opportuno concentrare la propria attenzione sull’ulteriore questione preliminare di inammissibilità del gravame per (presunta) violazione del principio di alternatività sancito dall'articolo 8 del d.P.R. 1199/1971 (“Contro gli atti amministrativi definitivi è ammesso ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per motivi di legittimità da parte di chi vi abbia interesse. Quando l'atto sia stato impugnato con ricorso giurisdizionale, non è ammesso il ricorso straordinario da parte dello stesso interessato”), sollevata dall’ufficio riferente e fondata sulla pendenza di ricorso giurisdizionale innanzi al tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, Palermo, proposto per l'annullamento dell'originario provvedimento di decadenza della concessione cimiteriale numero 40 del 10-05-2013.
Pertanto, il provvedimento di decadenza del 10-05-2013 risulta in atto impugnato in sede giurisdizionale, mentre il provvedimento numero 157 del 30-10-2013 – avente ad oggetto la ratifica dell'originario provvedimento di decadenza del 10-05-2013 – risulta impugnato in via straordinaria e posto all'attenzione di questo Consiglio; l'eccezione, tuttavia, non ha pregio giuridico in quanto occorre considerare che nell'ambito del generale istituto della convalescenza dell'atto amministrativo l'ipotesi della ratifica risulta essere una particolare “species” di tale genus, avendo ad oggetto il particolare caso in cui il provvedimento da convalidare sia affetto dal vizio di incompetenza relativa; in tal caso è ormai pacifico che la pubblica amministrazione possa provvedere ad effettuare il salvataggio del provvedimento viziato da incompetenza attraverso un successivo atto adottato dall'organo competente, motivando espressamente sulla esistenza del vizio da sanare e sulla volontà di voler provvedere a tale sanatoria. Il particolare effetto del provvedimento ratificante è quello della efficacia ex tunc, cioè di svolgere effetto fin dal momento in cui è stato adottato l'atto ratificato.
Dal punto di vista processuale, dunque, non si è in presenza di due diversi provvedimenti (l’atto viziato e l’atto ratificante) bensì di uno solo, in quanto l'atto avente ad oggetto la ratifica si salda giuridicamente con l'atto originario esplicando effetti unitari fin dal momento in cui è stato adottato l'atto successivamente sottoposto al potere di ratifica (a condizione che l'effetto utile sia giuridicamente ancora possibile non essendo intervenuto alcun provvedimento giurisdizionale di annullamento dell'atto viziato); da tale conclusione scaturisce l'inevitabile corollario che il ricorso straordinario ha impugnato l'unitario provvedimento risultante dalla giuridica fusione dei due diversi atti con l'effetto che non sussistono i presupposti (impugnativa del medesimo atto davanti a due diversi giudici) che fondano l’ipotesi di inammissibilità prevista dall’art. 8 del d.P.R. 1199/1971: il ricorso è pertanto ammissibile e può essere scrutinato nel merito.
4.- Il ricorso è complessivamente fondato e va accolto.
4.1.- Il punto 5 della concessione-contratto del 9 novembre 1994 nel disciplinare i tempi di realizzazione della tomba di famiglia stabilisce: « i lavori di costruzione della bomba dovranno essere iniziati immediatamente e dovranno procedere in modo da risultare perfettamente compiuti entro il termine massimo di mesi 36 dalla data odierna in caso di ritardo dell'ultimazione dell'opera rispetto al detto termine di mesi 36, la giunta comunale avrà facoltà di concedere una proroga fino al limite di ulteriori 12 mesi, previo pagamento, da parte dei concessionari, di una somma pari ad un sesto del corrispettivo globale della concessione, escluse le spese di contratto e registrazione. Se l'inadempienza dovesse perdurare oltre la scadenza del termine prorogato o non prorogato, l'amministrazione sarà in diritto di dichiarare la decadenza della presente concessione rimborsando soltanto due terzi del corrispettivo globale della concessione dell’area, sempre escluse le spese di contratto e di registrazione, escluse anche quelle eventuali per lavori eseguiti ».
A giudizio di questo Consiglio emerge dal substrato motivazionale della revoca impugnata un profilo di insufficienza della motivazione – come rilevato a pag. 6 del ricorso in disamina – in quanto in essa non è rappresentata l’attualità dell’interesse pubblico tenuto conto che la “concessione-contratto” risale all’anno 1994 e che la scadenza dei tre anni per il completamento dell’opera è scaduto, a sua volta, nell’anno 1997; in altri termini, non spiega il provvedimento impugnato perché ha ritenuto di esercitare (solo) nell’anno 2013 il potere di autotutela del quale in astratto avrebbe potuto avvalersi almeno a far data l’anno 1997 e cioè 16 anni prima.
Sotto diverso profilo va rilevato che il ricorrente ha avviato il procedimento amministrativo finalizzato ad ottenere la concessione edilizia (v. istanza dell’11.06.1997), ottenendo i favorevoli pareri sia della Soprintendenza BB.CC.AA. (del 19.11.1997) che della Commissione edilizia comunale (del 21.04.1998), ma il comune non ha mai definito il procedimento rilasciando, come avrebbe dovuto ed era suo preciso obbligo, la concessione edilizia.
In tale intreccio di comportamenti – che vanno letti alla luce del generale principio di buona fede – seppur è vero che il ricorrente è rimasto inerte di fronte alla mancata adozione della concessione edilizia, è tuttavia altrettanto indubbio che il comune ha passivamente tollerato il trascorrere del tempo (oltre 16 anni) senza mai nulla eccepire; nel momento in cui il comune ha (finalmente) messo mano alla pratica, dunque, sarebbe stato più corretto ed improntato a buona fede l’immediato rilascio della concessione edilizia e non procedere, come invece ha fatto, alla revoca della concessione cimiteriale.
Infatti, non v’è chi non avverta come l’inerzia del privato, cioè la mancata realizzazione della tomba di famiglia nei tempi indicati nella concessione-contratto del 9 novembre 1994, trova comunque giustificazione nella mancanza della concessione edilizia mai rilasciata dall’ente; il ricorrente non avrebbe (legalmente) potuto avviare i lavori senza il previo ottenimento della concessione edilizia e tale circostanza (factum principis) esime il medesimo da ogni responsabilità comportamentale con l’effetto che sono fondati il secondo e terzo motivo di gravame e vanno accolti e dichiarata l’illegittimità del provvedimento impugnato che va, conseguentemente, annullato.
P.Q.M.
Esprime il parere che il ricorso debba essere accolto.




L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE
Salvatore Virzi'
Claudio Zucchelli




IL SEGRETARIO
Giuseppe Chiofalo


2015 4 SETTEMBRE TAR PALERMO N. 02108 2015 REG.PROV.COLL. N. 02066 2015 REG.RIC. ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI REQUISIZIONE LOCULI CIMITERIALI Giuseppa Ruggeri,
N. 02108/2015 REG.PROV.COLL.
N. 02066/2015 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
in forma semplificata ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 2066 del 2015, proposto da:
Giuseppa Ruggeri, rappresentataa e difesa dagli avv. Giovanni Immordino, Giuseppe Immordino e Giuseppe Nicastro, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Giovanni Immordino sito in Palermo, Via Liberta', 171; 
contro
Comune di Palermo; 
per l'annullamento
- dell’ordinanza contingibile ed urgente n. 323/OS del 19.12.2014 adottata ai sensi dell’art. 50 D.Lgs. n. 267/2000 dal Vice Sindaco del Comune di Palermo;
- del provvedimento del 14.5.2015 n. 386872 Dir. e n. Cron. 2015/493 adottato dal Comune di Palermo, Area della Partecipazione, Decentramento, Servizi al Cittadino e Mobilità Settore Servizi alla Collettività - Impianti cimiteriali, con il quale si dispone l’occupazione temporanea dei loculi in concessione all’odierna ricorrente sez. 203 lotto 29 presso il Cimitero di Santa Maria dei Rotoli;
- (ove e per quanto di ragione) della nota n. 492514 Dir. Del 18.6.2015 n. Cron. 2015/554 di comunicazione dell’utilizzo temporaneo della sepoltura fino al 7.5.2018;- nonché degli atti tutti presupposti, connessi e consequenziali.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 21 luglio 2015 il cons. Nicola Maisano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;


Con ricorso notificato in data 24 giugno 2015, e depositato il successivo 25 giugno, la ricorrente ha impugnato i provvedimenti indicati in epigrafe deducendo diverse censure di violazione di legge ed eccesso di potere e sostenendo in sostanza che l’amministrazione comunale intimata avrebbe adottato i provvedimenti impugnati, aventi la natura di ordinanze contingibili ed urgenti, in assenza dei necessari presupposti per l’adozione di tal genere di provvedimenti.
Alla Camera di Consiglio fissata per la trattazione della domanda cautelare, proposta in seno al ricorso, la controversia è stata posta in decisione.
In via preliminare il Collegio ritiene che il giudizio possa essere definito con sentenza in forma semplificata emessa, ai sensi dell’art.60 cod. proc. amm., adottata in esito alla camera di consiglio per la trattazione dell’istanza cautelare, stante l’integrità del contraddittorio e l’avvenuta, esaustiva, trattazione delle tematiche oggetto di giudizio; possibilità espressamente indicata alle parti, dal Presidente del Collegio, in occasione dell’adunanza camerale fissata per la trattazione della domanda cautelare.
Il Collegio non può non rilevare come i provvedimenti impugnati si pongano in linea di continuità con altre analoghe determinazioni adottate dallo stesso Comune di Palermo, in relazione alla medesima vicenda, impugnate dinanzi a questo T.A.R. ed annullate con svariate sentenze, fin dal 2013 (T.A.R. Sicilia, sede di Palermo, sez: III n. 2339/2013 o, tra le più recenti, n. 593/2015 e n. 1616/2015), alcune delle quali peraltro richiamate nello stesso ricorso.
Nonostante le numerose inequivocabili pronunzie rese da questo Tribunale, sopra richiamate, i cui principi sono stati confermati dal parere del C.G.A. n. 310/2015, citato in ricorso, il Sindaco di Palermo ha ineffabilmente continuato ad adottare provvedimenti di requisizione temporanea dei loculi esistenti presso sepolture private del cimitero dei Rotoli, in assenza dei necessari presupposti di contingibilità ed urgenza per l’adozione di provvedimenti contingibili ed urgenti, stante la più che decennale situazione di carenza di loculi e l'inesistenza, ad oggi, di concrete iniziative di natura ordinaria per porvi rimedio.
Pertanto non possono non essere richiamate le motivazioni di tali sentenze – che, peraltro l’Amministrazione intimata non può non conoscere, essendo stata parte nelle relative controversie e riguardando provvedimenti del tutto sovrapponibili a quelli oggetto della presente controversia - nelle quali non solo vengono analiticamente indicate le ragioni per le quali i provvedimenti contingibili ed urgenti adottati dal Comune nella vicenda per cui è causa sono privi dei necessari presupposti di legge, ma viene anche rilevato che la loro continua reiterazione costituisce una grave ed ingiustificata lesione al principio di legalità.
In conclusione il ricorso è fondato e deve essere accolto e, per l’effetto, annullati i provvedimenti impugnati.
Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati.
Condanna il Comune di Palermo al pagamento delle spese di giudizio che liquida, in favore della ricorrente, in €. 1.500,00 (millecinquecento), oltre rifusione del contributo unificato ed accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 21 luglio 2015 con l'intervento dei magistrati:
Calogero Ferlisi, Presidente
Nicola Maisano, Consigliere, Estensore
Aurora Lento, Consigliere


L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 04/09/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

2015 16 GENNAIO PALERMO CIMITERO SENTENZA T.A.R. 455 2015 GRAVE CARENZE POSTI SALMA ILLEGITTIMA ORDINANZA URGENTE E CONTIGIBILE REQUISIZIONE LOCULI

N. 00455/2015 REG.PROV.COLL.
N. 00027/2013 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 27 del 2013, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Angela Maria Rizzo, Luciana RizzoGiovanni Rizzo, rappresentati e difesi, per procura a margine del ricorso, dall'avv. Diego Marcello Fecarotti, presso il cui studio in Palermo, viale Lazio, n. 36, sono elettivamente domiciliati;
contro
Comune di Palermo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso, per determinazione dirigenziale n. 20 dell’11 gennaio 2013 e procura in calce alla copia notificata del ricorso, dall'avv. Ezio Tomasello, elettivamente domiciliato presso l’ufficio legale comunale in piazza Marina, n. 39
nei confronti di
Vaccaro Francesco e Giuffrida Sebastiano, non costituitisi in giudizio;
per l'annullamento
quanto al ricorso principale:
- del provvedimento prot. n. 723647 dell'11 ottobre 2012 relativo a due loculi facenti parte del sepolcro di cui alla concessione cimiteriale della Sez. 185 Bis/Ampl. Lotto 132 del cimitero dei Rotoli;
- dell'ordinanza sindacale n. 111 del 28.6.12;
- per quanto possa occorrere delle ordinanze sindacali n. 163 del 26 giugno 2008, n. 401/11 e 48/12;
- nonchè di ogni altro atto presupposto connesso o conseguenziale;
nonchè per l'accertamento e la declaratoria dell'illegittimità ed illiceità della condotta posta in essere dall'Amministrazione intimata;
quanto al ricorso per motivi aggiunti:
- del provvedimento di cui alla nota prot. n 919424 del 28/12/2012, notificato in data 7 gennaio 2013 al domicilio della sola ricorrente Rizzo Angela Maria, avente ad oggetto «Utilizzo temporaneo di loculi nella sepoltura sez. 185 BIS/AMPL Lotto 132 in esecuzione dell'ordinanza sindacale n. 283 del 17/12/2012» con il quale, con decorrenza dal 17/01/2013, è stato disposto di collocare (rectius: tumulare) n. 3 loculi della stessa sepoltura le salme di altrettanti defunti destinati alla inumazione nel Cimitero S.M. dei Rotoli;
- dell'ordinanza Sindacale n. 283 del 17/12/2012 non notificata ai ricorrenti ed avente ad oggetto "grave carenza posti salma - ordinanza contingibile e urgente per motivi di igiene e sanità pubblica locale - art. 50 D.Lgs.vo 267/2000 ", con la quale il Sindaco di Palermo ha ordinato che, per il periodo di vigenza dell'ordinanza sindacale n. 163 del 26/06/2008 e successive modifiche, venga disposto lo stazionamento delle salme in attesa di inumazione nel cimitero di S.M. dei Rotoli nei loculi delle sepolture private ricadenti nello stesso cimitero che siano liberi, disponibili ed utilizzabili, con la contestuale sospensione per il solo periodo indicato delle relative concessioni private "per la sola parte dei loculi disponibili e non utilizzati alla data della presente ordinanza", con ciò sostanzialmente confermando la precedente ordinanza sindacale n. 111 del 28/06/2012 già impugnata dai ricorrenti;
- degli atti tutti già impugnati con il ricorso principale in quanto costituenti atti presupposti;
- di ogni altro atto, parere o provvedimento, presupposto connesso o consequenziale, compreso l'elenco cronologico delle sepolture disponibili da utilizzare, in esecuzione delle ordinanze sindacali impugnate, in ragione delle effettive necessità, da quella di più recente costruzione a quella più remota, elenco allo stato ancora non conosciuto;
nonché per l’accertamento e la declaratoria del diritto dei ricorrenti alla restituzione o al rilascio del sepolcro e dei loculi illegittimamente occupati dall'Amministrazione comunale in uno al pieno ripristino della concessione cimiteriale relativa alla sez. 185 Bis/Ampi. Lotto 132 nel Cimitero di Santa Maria dei Rotoli illegittimamente sospesa.


Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti l'atto di costituzione in giudizio e le memorie del Comune di Palermo;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del 16 gennaio 2015 il consigliere Aurora Lento e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato.


FATTO
Con ricorso, notificato il 21 dicembre 2012 e depositato il 4 gennaio 2013, i signori Rizzo Angela Maria, Rizzo Luciana e Rizzo Giovanni hanno chiesto l’annullamento, previa sospensiva e vinte le spese:
- del provvedimento, di cui alla nota prot. n. 723647 dell'11 ottobre 2012, con il quale il responsabile del servizio cimiteriale del Comune di Palermo ha disposto l’utilizzo temporaneo di loculi della propria sepoltura ubicata nel cimitero S.M. dei Rotoli,
- della presupposta ordinanza contingibile e urgente n. 111 del 28 giugno 2005 con la quale il Sindaco ha sospeso alcune concessioni private ricadenti in tale cimitero.
Hanno dedotto i seguenti motivi:
1) Violazione e falsa applicazione dell’art. 50, comma 5, del d.lgs.vo n. 267/2000. Eccesso di potere sotto il profilo del difetto dei presupposti e dello sviamento. Carenza di motivazione.
2) Violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della l. n. 2248/1865 all. E. Incompetenza del Sindaco.
3) Violazione e falsa applicazione di legge in relazione al termine di durata.
4) Violazione e falsa applicazione del DPR n. 285/1990. Eccesso di potere.
Si è costituito in giudizio il Comune di Palermo, che ha depositato una memoria con la quale ha chiesto il rigetto del ricorso, poiché infondato, vinte le spese.
Con ricorso per motivi aggiunti, notificato il 6 marzo 2013 e depositato il giorno 20 successivo, è stato chiesto l’annullamento dei provvedimenti indicati in epigrafe, con i quali è stato ulteriormente disposto l’utilizzo di loculi della sepoltura dei ricorrenti.
Sono state dedotte censure identiche a quelle di cui al ricorso introduttivo.
Il Comune di Palermo ha depositato una memoria con la quale ha chiesto il rigetto del ricorso per motivi aggiunti, poiché infondato, vinte le spese.
Alla pubblica udienza del 16 gennaio 2015, su conforme richiesta dei difensori delle parti presenti come da verbale, il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
Il ricorso, come ritenuto in una pluralità di precedenti della sezione relativi a fattispecie identiche a quella in esame (ex plurimis sentenza n. 1889 del 16 luglio 2014 e n. 2339 del 2 dicembre 2013), dai quali non si ravvisano ragioni per discostarsi, è fondato sotto l’assorbente profilo della indeterminatezza del termine di durata dei provvedimenti impugnati.
L’ordinanza sindacale, che costituisce il presupposto della concreta utilizzazione dei loculi ubicati nella sepoltura dei ricorrenti, non indica, infatti, con certezza il limite temporale della sua efficacia, come, invece, avrebbe dovuto, trattandosi di un atto contingibile e urgente.
Il presunto limite di efficacia temporale nella stessa indicato rappresenta, in particolare, un enunciato meramente formale, in quanto il contenuto dell’ordinanza è stato più volte prorogato dall’Amministrazione comunale e gli effetti risultano comunque ancorati al periodo di vigenza della precedente (i.e. la n. 163/2008) anch’essa più volte prorogata.
Invero, è noto che tali atti costituiscono provvedimenti extra ordinem, in quanto derogano al principio di tipicità dei provvedimenti amministrativi, al fine di consentire alla P.A. di sopperire a situazioni straordinarie ed urgenti non fronteggiabili con l’uso dei poteri autoritativi ordinari.
Elemento indefettibile di tali atti è, però, la precisa indicazione del limite temporale di efficacia, in quanto solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, che permettono la compressione di diritti ed interessi privati con mezzi diversi da quelli tipici indicati dalla legge.
Applicando tali principi alla vicenda per cui è causa, è errata, in punto di diritto, la prospettazione alla base dei provvedimenti impugnati, secondo la quale le ordinanze contingibili ed urgenti non devono essere necessariamente temporanee.
Pur essendo indubbio che il limite temporale di tali provvedimenti deve essere adeguato al rischio da fronteggiare, nel senso che deve essere rapportato al tempo necessario per fronteggiarlo attraverso gli strumenti ordinari, che devono essere attivati nel più breve tempo possibile, non può ammettersi che la loro efficacia perduri sino alla data di risoluzione del problema generale da cui il rischio è scaturito, qualora la stessa sia del tutto incerta.
In altri termini la contingibilità del provvedimento deve essere rapportata al tempo necessario per fronteggiare il rischio con mezzi ordinari e non a quello – necessariamente più lungo ed indeterminato – necessario per la soluzione a regime della vicenda che ha determinato il rischio.
Diversamente opinando le ordinanze contingibili ed urgenti diverrebbero degli strumenti del tutto generici e, in ultima analisi, arbitrari, con grave compromissione del principio di legalità.
Concludendo, assorbiti gli ulteriori motivi, il ricorso è fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento degli atti impugnati nei limiti di interesse e quindi nella misura in cui incidono negativamente sui benefici derivanti dalla concessione di sepolcro in favore dei ricorrenti.
Le spese liquidate come in dispositivo vengono poste a carico del Comune di Palermo che ha adottato gli atti impugnati. Compensate con i controinteressati non costituitisi.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati.
Condanna il Comune di Palermo al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate in € 2.000,00, oltre spese e accessori se e in quanto dovuti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 16 gennaio 2015 con l'intervento dei magistrati:
Nicola Maisano, Presidente FF
Aurora Lento, Consigliere, Estensore
Lucia Maria Brancatelli, Referendario


L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 13/02/2015
IL SEGRETARIO





2016 3 MAGGIO TAR PALERMO COMUNE PALERMO ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI N. 01086 2016 REG.PROV.COLL N. 02115 2010 REG.RIC.  Vincenzo Caramanna e Antonio Brancato, 2014 12 AGOSTO TAR SENTENZA 2181 TRICOMI AMOROSO ZACCARIA BUSI ACIERNO BUSACCA 




REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2115 del 2010, integrato da motivi aggiunti, proposto da Vincenzo Caramanna e Antonio Brancato, rappresentati e difesi dagli avv. Alessandro Palmigiano, Licia Tavormina, con domicilio eletto presso lo studio del primo, sito in Palermo, via Wagner n.9; 
contro
- il Comune di Palermo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Ezio Tomasello, con domicilio eletto presso l’Avvocatura della medesima Amministrazione sita in Palermo, piazza Marina n. 39; 
nei confronti di
- Gesip s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio;
per l'annullamento
a) quanto al ricorso introduttivo:
- dell’ordinanza sindacale n. 301 del 3 settembre 2010 avente ad oggetto la carenza dei posti salma;
- di tutti gli atti preordinati, connessi e consequenziali;
b) quanto al ricorso per motivi aggiunti:
- dell’ordinanza sindacale n. 27 del 3 febbraio 2011 avente ad oggetto la carenza dei posti salma;
- di tutti gli atti preordinati, connessi e consequenziali.

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Palermo;
Viste le memorie difensive;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore il dott. Giuseppe La Greca;
Udito nell’udienza pubblica del 28 gennaio 20156 il procuratore della parte ricorrente come specificato nel verbale; nessuno presente per il Comune di Palermo;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
Con il ricorso introduttivo i ricorrenti, titolari a diverso titolo di concessione di diritto di sepoltura, hanno impugnato l’ordinanza del Sindaco di Palermo n. 301 del 3 settembre 2010 con la quale è stato disposto, ai sensi dell’art. 50 del d. lgs. n. 267 del 2000, in attesa dell’inumazione delle salme presso le fosse assegnate, la relativa allocazione nei loculi di sepoltura privata per il periodo necessario all’ultimazione dei lavori di messa in sicurezza del costone roccioso di Monte Pellegrino che inibisce l’utilizzo dei campi nelle zone “A” e “B”.
Il ricorso si articola in tre motivi di doglianza con i quali si deducono i vizi così rubricati:
1) Violazione e falsa applicazione degli artt. 50 e 54 del d. lgs. n. 267 del 2000; eccesso di potere sotto vari profilo ed incompetenza. Sostiene parte ricorrente che non sussisterebbe nessuna situazione di effettivo pericolo di danno grave ed imminente per l’incolumità pubblica che legittimerebbe l’adozione dell’ordinanza contingibile ed urgente per motivi sanitari secondo quanto previsto dall’art. 50 del d. lgs. n.2 67 del 2000;
2) Violazione dell’art. 3 della l. n. 241 del 1990 ed eccesso di potere sotto diversi ulteriori profili poiché il provvedimento impugnato sarebbe stato adottato in assenza di un’adeguata e preventiva istruttoria, ciò che si ripercuote anche sulla motivazione dello stesso rendendola, in tesi, difettosa;
3) Violazione e falsa applicazione del d. lgs. n. 267 del 2000 ed eccesso di potere per difetto di presupposto e sviamento. L’ordinanza impugnata è priva del termine finale di efficacia, requisito indispensabile per la sua validità.
Con successiva ordinanza n. 27/2011, l’Amministrazione ha reiterato il provvedimento contingibile ed urgente e, a differenza, della prima ordinanza, ne ha limitato la durata al periodo di vigenza di un’ulteriore ordinanza (n. 414/2010) al cui contenuto ha rinviato.
Tale ordinanza n. 27/2011 è stata impugnata con ricorso per motivi aggiunti ed avverso la stessa sono state reiterate le censure già rivolte avverso il primo provvedimento. Con riferimento a siffatto termine di efficacia dell’ordinanza, parte ricorrente ha dedotto che l’ordinanza n. 414/2010 altro non sarebbe che un provvedimento di proroga di un’ulteriore altra precedente ordinanza (n. 163/2008).
Si è costituito il Comune di Palermo il quale, con distinte memorie, ha chiesto il rigetto dei due ricorsi. La parte pubblica ha eccepito la carenza di interesse alla coltivazione della domanda di annullamento considerata l’assenza di effetti, allo stato, delle ordinanze nei confronti dei ricorrenti ed in relazione alla presunta carenza, nei loro confronti, di danni o limitazioni dei diritti.
In relazione al censurato difetto di motivazione ha chiesto farsi applicazione del disposto di cui all’art. 21-octies l. n. 241 del 1990 ed ha comunque chiesto il rigetto dell’intero gravame.
All’udienza pubblica del 28 gennaio 2016, presente il procuratore di parte ricorrente che si è riportato alle già rassegnate domande e conclusioni, il ricorso, su richiesta dello stesso, è stato trattenuto in decisione.
In primo luogo rileva il Collegio, in relazione all’eccezione pregiudiziale sollevata dalla difesa del Comune resistente, che non è dubitabile l’interesse dei ricorrenti alla proposizione del presente gravame, a fronte di un provvedimento, quale quello impugnato, che incide unilateralmente sui benefici derivanti da atti concessori precedentemente adottati in suo favore (in termini, T.A.R. Sicilia, Palermo, n. 2180 del 2014).
Ciò premesso, ritiene il Collegio che non ci siano ragioni per discostarsi da quanto deciso da questo Tribunale in relazione a vicende analoghe a quella oggetto dell’odierno giudizio (cfr. tra le diverse
Sentenza n. 280 del 2014, qui richiamata ai sensi dell’art. 74 cod.proc. amm.).
Il ricorso merita dunque accoglimento in ragione della fondatezza della censura articolata da parte ricorrente secondo la quale i provvedimenti impugnati non indicano, con certezza, il limite temporale della loro efficacia, come avrebbero dovuto, rientrando nel novero delle ordinanze contingibili ed urgenti.
E’ noto che tali atti costituiscono una sorta di provvedimenti extra ordinem, in quanto derogano al principio di tipicità che normalmente presiede alla adozione dei provvedimenti amministrativi, al fine di consentire alla P.A. di sopperire a situazioni straordinarie ed urgenti che non potrebbero essere efficacemente fronteggiate attraverso l’uso dei poteri autoritativi ordinariamente previsti in capo all’amministrazione.
La giurisprudenza della Corte Costituzionale e del Giudice Amministrativo ha però individuato dei precisi limiti che devono comunque essere rispettati nell’adozione di tali atti, al fine di evitare che tale strumento, che si pone già ai limiti del principio di legalità - sul quale è fondato l’intero Ordinamento - possa legittimare atti slegati da alcun paradigma normativo con effetti pesantemente incidenti sulla realtà fattuale e giuridica.
Anche a volere seguire le ricostruzioni giurisprudenziali più estensive, secondo le quali l’adozione delle ordinanze contingibili ed urgenti è giustificata anche a fronte di situazioni determinatesi a seguito di una colpevole inerzia della stessa amministrazioni – in quanto condizione che non fa venir meno l’emergenza che, in ipotesi, si è venuta a determinare – costituisce, ai fini che interessano, limite invalicabile di tali atti la loro temporaneità, attraverso l’indicazione di una data certa oltre la quale perdono efficacia.
La necessità di tale limite temporale è connessa non soltanto alla stessa natura “contingibile” degli atti di cui si discute, ma all’ancora più pregnante rilievo che solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, che permettono la compressione di diritti ed interessi privati con mezzi diversi da quelli tipici indicati dalla legge.
Nel nostro ordinamento per gli interventi non temporanei, nei limiti strettamente necessari, l’amministrazione deve provvedere attraverso gli ordinari strumenti specificatamente ed analiticamente disciplinati dalla legge.
Applicando tali principi alla vicenda per cui è causa, è errata, in punto di diritto, la tesi articolata dalla difesa del Comune, e posta a fondamento del provvedimento impugnato, secondo la quale le ordinanze contingibili ed urgenti non devono essere necessariamente temporanee; certamente il limite temporale di tali provvedimenti deve essere adeguato al rischio da fronteggiare, ma nel senso che deve essere rapportato al tempo necessario per fronteggiarlo, attraverso gli strumenti ordinari, che devono essere attivati nel più breve tempo possibile, e non in attesa che venga risolto il problema generale da cui il rischio è scaturito, in tempi del tutto incerti.
Non è superfluo ricordare come l’emergenza cimiteriale del Comune di Palermo abbia radici ben più remote rispetto a quelle che le ordinanze impugnate mostrano, come peraltro si evince dalla stessa memoria del Comune allorché fa riferimento all’ormai datata requisizione del cimitero di S.Orsola appartenente all’Ente Camposanto di S. Spirito, ciò che conferma che il carattere di contingibilità della decisione è del tutto difettoso poiché non rapportato al tempo necessario per fronteggiare il rischio con mezzi ordinari ma a quello – necessariamente più lungo ed indeterminato – necessario per la soluzione a regime della vicenda che ha determinato il rischio.
Tali conclusioni non sono infirmate dalla formale previsione nella seconda delle ordinanze impugnate di un termine di efficacia della stessa. Deve convenirsi con la parte ricorrente nel senso di ritenere quel termine sostanzialmente fittizio poiché agganciato alle previsioni di un’ulteriore precedente ordinanza che, a sua volta, ne aveva prorogata un’altra ulteriormente anteriore. Circostanza, questa, che rende il limite temporale quantomeno incerto e, dunque, inidoneo a preservare l’ordinanza immune dalla censura prospettata.
Da ultimo, quanto al difetto d’istruttoria ed al correlato difetto di motivazione, non può accedersi alla tesi di parte resistente volta a suffragare l’applicabilità a siffatto caso del disposto di cui all’art. 21-octies della l. n. 241 del 1990.
Sul punto, deve essere osservato che il difetto di motivazione nel provvedimento impugnato non può essere in alcun modo assimilato alla violazione di norme procedimentali o ai vizi di forma, costituendo la motivazione del provvedimento, ai sensi dell'art. 3, l. 7 agosto 1990 n. 241, il presupposto, il fondamento, il baricentro e l'essenza stessa del legittimo esercizio del potere amministrativo e, per questo, un presidio di legalità sostanziale insostituibile, nemmeno mediante il ragionamento ipotetico che fa salvo, ai sensi dell'art. 21-octies, comma 2, cit. l. n. 241 del 1990, il provvedimento affetto dai c.d. vizi non invalidanti (ciò che rende inammissibile la motivazione postuma addotta dall'amministrazione in sede giudiziale).
Alla luce delle suesposte considerazioni il ricorso introduttivo ed i correlati motivi aggiunti devono essere accolti con conseguente annullamento, per quanto di ragione, dei provvedimenti impugnati.
Le spese seguono la regola della soccombenza e sono liquidate come da dispositivo; le stesse vanno dichiarate irripetibili nei confronti della Gesip s.p.a., non costituita n giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe lo accoglie e, per l’effetto, annulla per quanto di ragione i provvedimenti impugnati.
Condanna il Comune di Palermo alla rifusione, in favore della parte ricorrente, delle spese processuali e degli onorari di causa che liquida in complessivi euro 1.000,00 (euro mille/00), oltre accessori come per legge; dichiara irripetibili le spese nei confronti della Gesip s.p.a., non costituita in giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 28 gennaio 2016 con l'intervento dei magistrati:
Cosimo Di Paola, Presidente
Anna Pignataro, Primo Referendario
Giuseppe La Greca, Primo Referendario, Estensore


L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 03/05/2016
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


2014 12 AGOSTO TAR PALERMO COMUNE PALERMO ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI N. 2181 2014 REG.PROV.COLL N. 2145 2011  REG.RIC.  Vincenzo Caramanna e Antonio Brancato, 2014 12 AGOSTO TAR SENTENZA 2181 TRICOMI AMOROSO ZACCARIA BUSI ACIERNO BUSACCA 



Tar Sicilia, Sez. III, 12 agosto 2014, n. 2181
Pubblicato il 12/08/2014 da Laura

Tar Sicilia, Sez. III, 12 agosto 2014, n. 2181
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2145 del 2011, proposto da:
Nicola Tricomi, Rosalia Rita Maria Amoroso, Natalia Zaccaria, Maria Busi, Giuseppe Acierno, Lidia Busacca, Maria Concetta Palacardo (quest’ultima in proprio e nella qualità di procuratore generale di Giovanni Palacardo), Vincenzo Caramanna, Antonio Brancato, Giuseppa Da Santis, Concetta Compagno, Salvatore Mendolia, Giacinto Messina, Calogaro Pintacrona, tutti rappresentati e difesi dagli avv. Licia Tavormina e Alessandro Palmigiano, con domicilio eletto presso il loro studio sito in Palermo, via Wagner n. 9;
contro
il Comune di Palermo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Ezio Tomasello, con domicilio eletto presso l’Ufficio legale del Comune di Palermo, sito in piazza Marina n.39;
nei confronti di
GESIP S.p.a. in liquidazione, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio;
per l’annullamento:
-dell’ordinanza sindacale n. 235 del 1.7.2011 contingibile e urgente avente ad oggetto la grave carenza di posti salma;
-dell’ordinanza sindacale n. 234 del 1.7.2011, avente ad oggetto la proroga dell’o.s. n. 163 del 26.2008 – interdizione e regolamentazione all’ingresso di persone e mezzi nelle aree a rischio di caduta massi del Cimitero S. Maria dei Rotoli;
-di tutti gli altri atti preordinati, connessi e consequenziali, comunque lesivi della posizione giuridica dei ricorrenti, ivi compreso, per la sig.ra Natalia Zaccaria, il provvedimento n. 671093 del 27.9.2011 emesso dal Dirigente del servizio gestione impianti cimiteriali del Comune di Palermo che, in esecuzione dell’o.s. n. 235 del 1.7.2011, ha disposto l’utilizzo dei loculi nella sepoltura sez. 218 lotto 16.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Comune di Palermo in Persona del Sindaco pro tempore;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 22 luglio 2014 la dott.ssa Lucia Maria Brancatelli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

La presente controversia ha ad oggetto il provvedimento – ordinanza contingibile ed urgente – n. 235 del 1.7.2011, adottato dal sindaco del comune di Palermo, nella veste di ufficiale di governo, con il quale sono state sospese le concessioni private ricadenti nel cimitero S. M. dei Rotoli, per la parte dei loculi disponibili, per il periodo di vigenza dell’O. S. n. 163/2008 e s.m.i. (prorogata con l’ordinanza n. 234 del 1.7.2011).
In particolare, i ricorrenti hanno impugnato i provvedimenti indicati in epigrafe articolando diverse censure di violazione di legge ed eccesso di potere; attraverso i motivi proposti lamentano, nella sostanza, la mancanza di tutti i presupposti di legge necessari per l’adozione di un’ordinanza contingibile ed urgente con conseguente nullità, o quanto meno, illegittimità, dell’ordinanza n. 235/2011, la mancata indicazione della durata dei suoi effetti, la mancanza di adeguata istruttoria e, comunque, l’arbitrarietà del criterio utilizzato per sopperire alle esigenze che ne hanno determinato l’adozione.
Si è costituito il comune di Palermo che, con memoria, ha replicato alle argomentazioni contenute in ricorso e concluso perché venga dichiarato inammissibile od infondato.
Alla pubblica udienza del 22 luglio 2014 il ricorso è stato posto in decisione.

DIRITTO

In primo luogo rileva il collegio, in relazione all’eccezione pregiudiziale sollevata dalla difesa del comune resistente, che non è dubitabile l’interesse dei ricorrenti alla proposizione del presente gravame, a fronte di un provvedimento, quale quello impugnato, che incide unilateralmente sui benefici derivanti da un atto concessorio precedentemente adottato in loro favore.
Ciò premesso, ritiene il Collegio che non ci siano ragioni per discostarsi da quanto deciso da questa Sezione in relazione a vicende analoghe a quella oggetto dell’odierno giudizio (cfr. T.A.R. Sicilia, Sez. III, 2 dicembre 2013 n. 2339; 16 luglio 2014, n. 1889).
Il ricorso merita dunque accoglimento in ragione della fondatezza della censura articolata dai ricorrenti secondo la quale l’ordinanza n. 235 del 2011 non indica, con certezza, il limite temporale della sua efficacia, come avrebbe dovuto, rientrando nel novero delle ordinanze contingibili ed urgenti.
E ciò in ragione del fatto che il presunto limite di sei mesi relativo all’efficacia temporale dell’o.s. n. 235/2011 risulta un enunciato meramente formale, in quanto il contenuto dell’ordinanza è stato più volte prorogato dall’Amministrazione comunale e gli effetti dell’ordinanza risultano comunque ancorati al periodo di vigenza dell’o.s. n. 163/2008, anch’essa più volte prorogata.
Al riguardo, è noto che tali atti costituiscono una sorta di provvedimenti extra ordinem, in quanto derogano al principio di tipicità che normalmente presiede alla adozione dei provvedimenti amministrativi, al fine di consentire alla P.A. di sopperire a situazioni straordinarie ed urgenti che non potrebbero essere efficacemente fronteggiate attraverso l’uso dei poteri autoritativi ordinariamente previsti in capo all’amministrazione.
La giurisprudenza della Corte Costituzionale e del Giudice Amministrativo ha però individuato dei precisi limiti che devono comunque essere rispettati nell’adozione di tali atti, al fine di evitare che tale strumento, che si pone già ai limiti del principio di legalità – sul quale è fondato l’intero Ordinamento – possa legittimare atti slegati da alcun paradigma normativo con effetti pesantemente incidenti sulla realtà fattuale e giuridica.
Anche a volere seguire le ricostruzioni giurisprudenziali più estensive, secondo le quali l’adozione delle ordinanze contingibili ed urgenti è giustificata anche a fronte di situazioni determinatesi a seguito di una colpevole inerzia della stessa amministrazioni – in quanto condizione che non fa venir meno l’emergenza che, in ipotesi, si è venuta a determinare – costituisce, ai fini che interessano, limite invalicabile di tali atti la loro temporaneità, attraverso l’indicazione di una data certa oltre la quale perdono efficacia.
La necessità di tale limite temporale è connessa non soltanto alla stessa natura “contingibile” degli atti di cui si discute, ma all’ancora più pregnante rilievo che solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, che permettono la compressione di diritti ed interessi privati con mezzi diversi da quelli tipici indicati dalla legge.
Nel nostro ordinamento la legge – con le garanzie ad essa connesse – costituisce il punto di sintesi dell’immanente conflitto tra autorità e libertà, che può essere derogato solo per straordinarie esigenze ed in via temporanea; oltre la temporaneità di tali interventi, nei limiti strettamente necessari, l’amministrazione deve provvedere attraverso gli ordinari strumenti specificatamente ed analiticamente disciplinati dalla legge.
Applicando tali principi alla vicenda per cui è causa, è errata, in punto di diritto, la tesi articolata dalla difesa del comune, e posta a fondamento del provvedimento impugnato, secondo la quale le ordinanze contingibili ed urgenti non devono essere necessariamente temporanee; certamente il limite temporale di tali provvedimenti deve essere adeguato al rischio da fronteggiare, ma nel senso che deve essere rapportato al tempo necessario per fronteggiarlo, attraverso gli strumenti ordinari, che devono essere attivati nel più breve tempo possibile, e non in attesa che venga risolto il problema generale da cui il rischio è scaturito, in tempi del tutto incerti.
In definitiva la contingibilità del provvedimento deve essere rapportata al tempo necessario per fronteggiare il rischio con mezzi ordinari e non a quello – necessariamente più lungo ed indeterminato – necessario per la soluzione a regime della vicenda che ha determinato il rischio.
Diversamente opinando le ordinanze contingibili ed urgenti diverrebbero degli strumenti del tutto generici e, in ultima analisi, arbitrari, con grave compromissione del principio di legalità che deve presiedere a tutta l’azione della P.A.
In conclusione il gravame è fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento degli atti in epigrafe, nei limiti di interesse e quindi nella misura in cui incidono negativamente sui benefici derivanti dalla concessione di sepolcro in favore dei ricorrenti.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate a carico del Comune intimato come da dispositivo; possono essere compensate nei confronti della controinteressata Gesip s.p.a., non costituita in giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie ai sensi e per gli effetti di cui in motivazione.
Condanna il Comune di Palermo al pagamento delle spese di lite che liquida, in favore dei ricorrenti, in € 1.000,00 (mille/00), oltre accessori di legge; spese compensate nei confronti della controinteressata GESIP s.p.a..
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 22 luglio 2014 con l’intervento dei magistrati:
Nicolo’ Monteleone, Presidente
Nicola Maisano, Consigliere
Lucia Maria Brancatelli, Referendario, Estensore
L’ESTENSORE
IL PRESIDENTE
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)





2015 22 OTTOBRE  BOLOGNA SINDACO LUCIDO ANTONINO CIMITERO ISOLA DELLE FEMMINE LA MANCATA  CONCESSIONE LICENZA EDILIZIA DECADENZA RIICORSI PARERI  PRESIDENTE DELLA REGIONE

2013 10 MAGGIO COMMISSIONE DECADENZA DELLA CONCESSIONE CIMITERIALE LOTTO 7A NUOVO CIMITERO LUCIDO ANTONINO 1994 9 NOVEMBRE BOLOGNA SINDACO CONCESSIONE AREA CIMITERIALE LOTTO 7A REPERTORIO 615 LUCIDO ANTONINO CUGINO DEL SINDACO
1975 2 DICEMBRE DELIBERA GIUNTA MINICIPALE  n. 156 ASSEGNAZIONE DI  23 AREE CIMITERIALI A DIVERSI  CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE


2015 22 OTTOBRE C.G.A. PARERE 1086 2015  BOLOGNA SINDACO LUCIDO ANTONINO CIMITERO ISOLA DELLE FEMMINE LA MANCATA  CONCESSIONE LICENZA EDILIZIA DECADENZA RIICORSI PARERI  PRESIDENTE DELLA REGIONE


Numero 01086/2015 e data 22/10/2015
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REPUBBLICA ITALIANA
CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
Adunanza delle Sezioni riunite del 7 luglio 2015

NUMERO AFFARE 00956/2014
OGGETTO:

Ricorso straordinario al Presidente della Regione siciliana proposto da LUCIDO Antonino contro il comune di Isola delle Femmine per l’annullamento del provvedimento del 30/10/13 n. 157 avente ad oggetto la ratifica della determina del 10/5/2013 n. 40 con la quale è stata dichiarata la decadenza della concessione cimiteriale del 9 novembre 1994, lotto n. 7/A.
LA SEZIONE
Vista la relazione n. 17689/71.14.8 del 10/09/2014 con la quale la Presidenza della Regione Sicilia – Ufficio Legislativo e Legale – ha formulato a questo Consiglio di Giustizia Amministrativa la richiesta di parere obbligatorio sul ricorso straordinario indicato in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Salvatore Virzi';

IN FATTO E DIRITTO
1.- Il ricorrente ha ritualmente impugnato in via straordinaria, chiedendone l'annullamento, il provvedimento indicato in oggetto per i seguenti motivi di diritto:
a) Difetto di motivazione.
La determinazione n. 157 del 30.10.2013 con la quale è stata ratificata la determina del 10/5/2013 n. 40 (con la quale è stata dichiarata la decadenza della concessione cimiteriale del 9 novembre 1994, lotto n. 7/A) non conterrebbe alcuna motivazione, limitandosi a dichiarare la ratifica del precedente atto.
b) Eccesso di potere per contraddittorietà fra la motivazione addotta ed il comportamento precedentemente tenuto dalla P.A..
Il provvedimento di decadenza sarebbe frutto di un travisamento dei fatti ed una lacunosa istruttoria, in quanto il ricorrente ha avviato il procedimento teso ad ottenere il titolo abilitante alla realizzazione della cappella.
c) Eccesso di potere per difetto di motivazione in ordine all’interesse pubblico sotteso alla revoca della concessione.
Il comune intimato non avrebbe compiutamente motivato sul pubblico interesse all’adozione della dichiarazione di decadenza.
1.1.- L'Ufficio Legislativo e Legale ha formulato, in via principale, richiesta di inammissibilità del gravame per violazione del principio di alternatività (avendo il ricorrente impugnato in sede giurisdizionale il provvedimento numero 40 del 10-05-2013), ed in via gradata l'accoglimento nel merito del ricorso siccome il comune intimato non avrebbe correttamente esercitato il potere di auto tutela ai sensi dell'articolo 21/nonies legge n. 241/1990.
2.- Il Consiglio in adesione all’ordine di trattazione delle questioni di rito rispetto a quelle di merito tratteggiato da Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria n. 3/2011 e 10/2011 (indirizzo confermato con l’Adunanza Plenaria n. 9/2014) ai sensi dell’art. 276 c.p.c. – richiamato espressamente dall’art. 76, comma 4 c.p.a. (D. Lgs. n. 104/2010) – pone, d’ufficio, come prioritario l’esame della questione sulla giurisdizione.
Il rapporto intercorso tra le parti trae origine dall’atto del 9 novembre 1994, riconducibile all'istituto del “contratto ad oggetto pubblico” e segnatamente allo schema della “concessione-contratto” in quanto nell’unico atto (quello del 9 novembre 1994) coesiste il provvedimento concessorio (con il quale è stata attribuita al ricorrente la disponibilità del lotto 7/A) e la convenzione di diritto privato (attraverso la quale sono pattiziamente regolati i profili patrimoniali ed esecutivi): il modello che viene in rilievo è caratterizzato dalla contestuale presenza di un atto amministrativo unilaterale ed un contratto concluso tra la stessa amministrazione concedente e il concessionario.
Con il primo la pubblica amministrazione ha disposto del bene in via autoritativa, con il secondo sono stati regolati convenzionalmente tra le parti i profili patrimoniali della concessione nonché gli aspetti esecutivi del rapporto: in tale schema rimane fermo il potere dell'amministrazione di incidere unilateralmente sul provvedimento e pertanto tra provvedimento e contratto sussiste una corrispondenza univoca, in base alla quale il primo può condizionare l'esistenza del secondo ma non viceversa; l'annullamento o la revoca del provvedimento amministrativo può, dunque, incidere in via derivata sul contratto, senza tuttavia che le vicende relative al contratto possano riverberare effetti sul provvedimento concessorio.
Così descritto il rapporto instaurato tra le parti, l'originaria determinazione numero 40 del 10-05-2013 va correttamente qualificata come espressione del generale potere di auto tutela così come disciplinato dagli articoli 21/quinquies e 21/nonies legge n. 241/1990: in particolare, alla stregua del concreto modo di atteggiarsi dell'esercizio di tale potere questo Consiglio ritiene di dover accedere allo schema all'articolo 21/quinquies della legge n. 241/1990 che al comma 1 stabilisce che “Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell'adozione del provvedimento o, salvo che per i provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, di nuova valutazione dell'interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell'organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca determina la
inidoneità del provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti. Se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l'amministrazione ha l'obbligo di provvedere al loro indennizzo”.
Infatti, il comune intimato sulla base di determinate circostanze di fatto (la mancata utilizzazione del lotto di terreno) ha ritenuto di procedere ad una nuova valutazione dell’interesse pubblico originario, approdando alla conclusione della prevalenza dell’interesse pubblico (a che altri dispongano del lotto di terreno) rispetto al recessivo interesse del privato che attraverso l’inerzia protratta nel tempo avrebbe “ipso facto” dimostrato di non avere più interesse alla realizzazione dello scopo originario.
Rebus sic stantibus, la giurisdizione si appartiene al giudice amministrativo, sia perché la configurabilità del rapporto come “concessorio” attrae la controversia ai sensi dell’art. 133, lett. b), c.p.a. (D. Lgs. n. 104/2010) nell’ambito della sua giurisdizione esclusiva, sia perché, in ogni caso, la controversia rientrerebbe nella sua giurisdizione generale di legittimità avendo ad oggetto la legittimità dell’esercizio del potere di autotutela a fronte del quale la posizione giuridica del privato è di interesse legittimo.
3.- Il Consiglio reputa, a tal punto, opportuno concentrare la propria attenzione sull’ulteriore questione preliminare di inammissibilità del gravame per (presunta) violazione del principio di alternatività sancito dall'articolo 8 del d.P.R. 1199/1971 (“Contro gli atti amministrativi definitivi è ammesso ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per motivi di legittimità da parte di chi vi abbia interesse. Quando l'atto sia stato impugnato con ricorso giurisdizionale, non è ammesso il ricorso straordinario da parte dello stesso interessato”), sollevata dall’ufficio riferente e fondata sulla pendenza di ricorso giurisdizionale innanzi al tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, Palermo, proposto per l'annullamento dell'originario provvedimento di decadenza della concessione cimiteriale numero 40 del 10-05-2013.
Pertanto, il provvedimento di decadenza del 10-05-2013 risulta in atto impugnato in sede giurisdizionale, mentre il provvedimento numero 157 del 30-10-2013 – avente ad oggetto la ratifica dell'originario provvedimento di decadenza del 10-05-2013 – risulta impugnato in via straordinaria e posto all'attenzione di questo Consiglio; l'eccezione, tuttavia, non ha pregio giuridico in quanto occorre considerare che nell'ambito del generale istituto della convalescenza dell'atto amministrativo l'ipotesi della ratifica risulta essere una particolare “species” di tale genus, avendo ad oggetto il particolare caso in cui il provvedimento da convalidare sia affetto dal vizio di incompetenza relativa; in tal caso è ormai pacifico che la pubblica amministrazione possa provvedere ad effettuare il salvataggio del provvedimento viziato da incompetenza attraverso un successivo atto adottato dall'organo competente, motivando espressamente sulla esistenza del vizio da sanare e sulla volontà di voler provvedere a tale sanatoria. Il particolare effetto del provvedimento ratificante è quello della efficacia ex tunc, cioè di svolgere effetto fin dal momento in cui è stato adottato l'atto ratificato.
Dal punto di vista processuale, dunque, non si è in presenza di due diversi provvedimenti (l’atto viziato e l’atto ratificante) bensì di uno solo, in quanto l'atto avente ad oggetto la ratifica si salda giuridicamente con l'atto originario esplicando effetti unitari fin dal momento in cui è stato adottato l'atto successivamente sottoposto al potere di ratifica (a condizione che l'effetto utile sia giuridicamente ancora possibile non essendo intervenuto alcun provvedimento giurisdizionale di annullamento dell'atto viziato); da tale conclusione scaturisce l'inevitabile corollario che il ricorso straordinario ha impugnato l'unitario provvedimento risultante dalla giuridica fusione dei due diversi atti con l'effetto che non sussistono i presupposti (impugnativa del medesimo atto davanti a due diversi giudici) che fondano l’ipotesi di inammissibilità prevista dall’art. 8 del d.P.R. 1199/1971: il ricorso è pertanto ammissibile e può essere scrutinato nel merito.
4.- Il ricorso è complessivamente fondato e va accolto.
4.1.- Il punto 5 della concessione-contratto del 9 novembre 1994 nel disciplinare i tempi di realizzazione della tomba di famiglia stabilisce: « i lavori di costruzione della bomba dovranno essere iniziati immediatamente e dovranno procedere in modo da risultare perfettamente compiuti entro il termine massimo di mesi 36 dalla data odierna in caso di ritardo dell'ultimazione dell'opera rispetto al detto termine di mesi 36, la giunta comunale avrà facoltà di concedere una proroga fino al limite di ulteriori 12 mesi, previo pagamento, da parte dei concessionari, di una somma pari ad un sesto del corrispettivo globale della concessione, escluse le spese di contratto e registrazione. Se l'inadempienza dovesse perdurare oltre la scadenza del termine prorogato o non prorogato, l'amministrazione sarà in diritto di dichiarare la decadenza della presente concessione rimborsando soltanto due terzi del corrispettivo globale della concessione dell’area, sempre escluse le spese di contratto e di registrazione, escluse anche quelle eventuali per lavori eseguiti ».
A giudizio di questo Consiglio emerge dal substrato motivazionale della revoca impugnata un profilo di insufficienza della motivazione – come rilevato a pag. 6 del ricorso in disamina – in quanto in essa non è rappresentata l’attualità dell’interesse pubblico tenuto conto che la “concessione-contratto” risale all’anno 1994 e che la scadenza dei tre anni per il completamento dell’opera è scaduto, a sua volta, nell’anno 1997; in altri termini, non spiega il provvedimento impugnato perché ha ritenuto di esercitare (solo) nell’anno 2013 il potere di autotutela del quale in astratto avrebbe potuto avvalersi almeno a far data l’anno 1997 e cioè 16 anni prima.
Sotto diverso profilo va rilevato che il ricorrente ha avviato il procedimento amministrativo finalizzato ad ottenere la concessione edilizia (v. istanza dell’11.06.1997), ottenendo i favorevoli pareri sia della Soprintendenza BB.CC.AA. (del 19.11.1997) che della Commissione edilizia comunale (del 21.04.1998), ma il comune non ha mai definito il procedimento rilasciando, come avrebbe dovuto ed era suo preciso obbligo, la concessione edilizia.
In tale intreccio di comportamenti – che vanno letti alla luce del generale principio di buona fede – seppur è vero che il ricorrente è rimasto inerte di fronte alla mancata adozione della concessione edilizia, è tuttavia altrettanto indubbio che il comune ha passivamente tollerato il trascorrere del tempo (oltre 16 anni) senza mai nulla eccepire; nel momento in cui il comune ha (finalmente) messo mano alla pratica, dunque, sarebbe stato più corretto ed improntato a buona fede l’immediato rilascio della concessione edilizia e non procedere, come invece ha fatto, alla revoca della concessione cimiteriale.
Infatti, non v’è chi non avverta come l’inerzia del privato, cioè la mancata realizzazione della tomba di famiglia nei tempi indicati nella concessione-contratto del 9 novembre 1994, trova comunque giustificazione nella mancanza della concessione edilizia mai rilasciata dall’ente; il ricorrente non avrebbe (legalmente) potuto avviare i lavori senza il previo ottenimento della concessione edilizia e tale circostanza (factum principis) esime il medesimo da ogni responsabilità comportamentale con l’effetto che sono fondati il secondo e terzo motivo di gravame e vanno accolti e dichiarata l’illegittimità del provvedimento impugnato che va, conseguentemente, annullato.
P.Q.M.
Esprime il parere che il ricorso debba essere accolto.



L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE
Salvatore Virzi'
Claudio Zucchelli




IL SEGRETARIO

2013 10 MAGGIO DETERMINA 40 UTC INGEGNERE FRANCESCA USTICANO ARCH SERGIO VALGUARNERA LUCIDO ANTONINO DECADENZA CONCESSIONE AREA CIMITERIALE LOTTO A 7 CONCESSO CUGINO SINDACO STEFANO BOLOGNA 1994

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE Provincia di Palermo DETERMINAZIONE DEL CAPO DEL SETTORE 3° - TECNICO N. 40 DEL 10/05/2013
Oggetto: decadenza della concessione dell’area cimiteriale del Lotto n. 7/a del nuovo cimitero ****** Visto il contratto stipulato in data 09/11/1994, di cui al repertorio n 615 di questo Comune e registrato all'Ufficio del Registro Atti Civili di Palermo in data 10/11/1994 al n. 13709/1A intestato al signor: LUCIDO ANTONINO, nato a Isola delle Femmine il 24/10/1939, residente a Isola delle Femmine, via Rocco Chinnici n. 5, c.f. LCDNNN39R24E350H; Considerato che questo Comune ha concesso per la durata di 99 anni a decorrere dalla data di stipula del suddetto contratto al sig. LUCIDO Antonino, sopra meglio generalizzato, un'area cimiteriale di mq. 9,005 identificata come lotto n. 7/A della planimetria del nuovo cimitero per la costruzione di una tomba; Considerato che il punto n. 5 del contratto in argomento il quale prescrive l'inizio dei lavori di costruzione della tomba e ultimati entro il termine massimo di mesi trentasei dalla data di stipula del contratto e che l'inadempienza della costruzione della tomba da parte del concessionario da facoltà all'Amministrazione il diritto di dichiarare la decadenza della concessione dell'area cimiteriale; Vista la nota di ricognizione delle aree cimiteriali del 28/01/2013 - e redatto da questo ufficio in data 29/01/2013 - p.llo n. 1605 nel quale è stato appurato il mancato inizio dei lavori di cui alla concessione sopra citata; Visto l'art. 63, lettera "d" del vigente regolamento dei Servizi Cimiteriali approvato con deliberazione consiliare n. 44 del 19/07/2006 entrato in vigore il 06/08/2007; Visto l'avvio del procedimento di dichiarazione di decadenza - p.llo n° 2792 del 21/02/2013, notificata alla ditta interessata in data 27/02/2013; Viste e non condivise le memorie trasmesse dalla ditta in data 08/03/2013 - p.llo n. 3634; premesso quanto sopra, ai sensi del 2° comma, dell'art. 5 del contratto di concessione cimiteriale sopra indicato, DICHIARA L'AVVENUTA DECADENZA della concessione dell'area cimiteriale del lotto n. 7/A del nuovo cimitero di cui al contratto stipulato in data 09/11/1994, al repertorio n 615 di questo Comune e registrato all'Ufficio del Registro Atti Civili di Palermo in data 10/11/1994 al n. 13709/1A intestato al signor LUCIDO ANTONINO, nato a Isola delle Femmine il 24/10/1939, residente a Isola delle Femmine, via Rocco Chinnici n. 5, C.F. LCDNNN39R24E350H . Con separato provvedimento sarà rimborsato l'importo pari ai due terzi del corrispettivo globale pagato per la concessione dell'area escluse le spese di contratto e di registrazione. AVVERTENZE Avverso il presente provvedimento è ammesso ricorso giurisdizionale innanzi al T.A.R. Sicilia entro sessanta giorni dalla notifica dello stesso ed entro centoventi giorni ricorso straordinario al Presidente della Regione. Il Responsabile del Servizio Arch. Sergio Valguarnera Il Responsabile del III Settore Ing. Francesca Usticano

1975 2 DICEMBRE DELIBERA GIUNTA MINICIPALE  n. 156 ASSEGNAZIONE DI  23 AREE CIMITERIALI A DIVERSI  CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE 


 






2015 16 GENNAIO PALERMO CIMITERO SENTENZA T.A.R. 455 2015
GRAVE CARENZE POSTI SALMA ILLEGITTIMA ORDINANZA URGENTE E CONTIGIBILE REQUISIZIONE LOCULI

N. 00455/2015 REG.PROV.COLL.
N. 00027/2013 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 27 del 2013, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Angela Maria Rizzo, Luciana Rizzo, Giovanni Rizzo, rappresentati e difesi, per procura a margine del ricorso, dall'avv. Diego Marcello Fecarotti, presso il cui studio in Palermo, viale Lazio, n. 36, sono elettivamente domiciliati;
contro
Comune di Palermo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso, per determinazione dirigenziale n. 20 dell’11 gennaio 2013 e procura in calce alla copia notificata del ricorso, dall'avv. Ezio Tomasello, elettivamente domiciliato presso l’ufficio legale comunale in piazza Marina, n. 39
nei confronti di
Vaccaro Francesco e Giuffrida Sebastiano, non costituitisi in giudizio;
per l'annullamento
quanto al ricorso principale:
- del provvedimento prot. n. 723647 dell'11 ottobre 2012 relativo a due loculi facenti parte del sepolcro di cui alla concessione cimiteriale della Sez. 185 Bis/Ampl. Lotto 132 del cimitero dei Rotoli;
- dell'ordinanza sindacale n. 111 del 28.6.12;
- per quanto possa occorrere delle ordinanze sindacali n. 163 del 26 giugno 2008, n. 401/11 e 48/12;
- nonchè di ogni altro atto presupposto connesso o conseguenziale;
nonchè per l'accertamento e la declaratoria dell'illegittimità ed illiceità della condotta posta in essere dall'Amministrazione intimata;
quanto al ricorso per motivi aggiunti:
- del provvedimento di cui alla nota prot. n 919424 del 28/12/2012, notificato in data 7 gennaio 2013 al domicilio della sola ricorrente Rizzo Angela Maria, avente ad oggetto «Utilizzo temporaneo di loculi nella sepoltura sez. 185 BIS/AMPL Lotto 132 in esecuzione dell'ordinanza sindacale n. 283 del 17/12/2012» con il quale, con decorrenza dal 17/01/2013, è stato disposto di collocare (rectius: tumulare) n. 3 loculi della stessa sepoltura le salme di altrettanti defunti destinati alla inumazione nel Cimitero S.M. dei Rotoli;
- dell'ordinanza Sindacale n. 283 del 17/12/2012 non notificata ai ricorrenti ed avente ad oggetto "grave carenza posti salma - ordinanza contingibile e urgente per motivi di igiene e sanità pubblica locale - art. 50 D.Lgs.vo 267/2000 ", con la quale il Sindaco di Palermo ha ordinato che, per il periodo di vigenza dell'ordinanza sindacale n. 163 del 26/06/2008 e successive modifiche, venga disposto lo stazionamento delle salme in attesa di inumazione nel cimitero di S.M. dei Rotoli nei loculi delle sepolture private ricadenti nello stesso cimitero che siano liberi, disponibili ed utilizzabili, con la contestuale sospensione per il solo periodo indicato delle relative concessioni private "per la sola parte dei loculi disponibili e non utilizzati alla data della presente ordinanza", con ciò sostanzialmente confermando la precedente ordinanza sindacale n. 111 del 28/06/2012 già impugnata dai ricorrenti;
- degli atti tutti già impugnati con il ricorso principale in quanto costituenti atti presupposti;
- di ogni altro atto, parere o provvedimento, presupposto connesso o consequenziale, compreso l'elenco cronologico delle sepolture disponibili da utilizzare, in esecuzione delle ordinanze sindacali impugnate, in ragione delle effettive necessità, da quella di più recente costruzione a quella più remota, elenco allo stato ancora non conosciuto;
nonché per l’accertamento e la declaratoria del diritto dei ricorrenti alla restituzione o al rilascio del sepolcro e dei loculi illegittimamente occupati dall'Amministrazione comunale in uno al pieno ripristino della concessione cimiteriale relativa alla sez. 185 Bis/Ampi. Lotto 132 nel Cimitero di Santa Maria dei Rotoli illegittimamente sospesa.


Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti l'atto di costituzione in giudizio e le memorie del Comune di Palermo;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del 16 gennaio 2015 il consigliere Aurora Lento e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato.


FATTO
Con ricorso, notificato il 21 dicembre 2012 e depositato il 4 gennaio 2013, i signori Rizzo Angela Maria, Rizzo Luciana e Rizzo Giovanni hanno chiesto l’annullamento, previa sospensiva e vinte le spese:
- del provvedimento, di cui alla nota prot. n. 723647 dell'11 ottobre 2012, con il quale il responsabile del servizio cimiteriale del Comune di Palermo ha disposto l’utilizzo temporaneo di loculi della propria sepoltura ubicata nel cimitero S.M. dei Rotoli,
- della presupposta ordinanza contingibile e urgente n. 111 del 28 giugno 2005 con la quale il Sindaco ha sospeso alcune concessioni private ricadenti in tale cimitero.
Hanno dedotto i seguenti motivi:
1) Violazione e falsa applicazione dell’art. 50, comma 5, del d.lgs.vo n. 267/2000. Eccesso di potere sotto il profilo del difetto dei presupposti e dello sviamento. Carenza di motivazione.
2) Violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della l. n. 2248/1865 all. E. Incompetenza del Sindaco.
3) Violazione e falsa applicazione di legge in relazione al termine di durata.
4) Violazione e falsa applicazione del DPR n. 285/1990. Eccesso di potere.
Si è costituito in giudizio il Comune di Palermo, che ha depositato una memoria con la quale ha chiesto il rigetto del ricorso, poiché infondato, vinte le spese.
Con ricorso per motivi aggiunti, notificato il 6 marzo 2013 e depositato il giorno 20 successivo, è stato chiesto l’annullamento dei provvedimenti indicati in epigrafe, con i quali è stato ulteriormente disposto l’utilizzo di loculi della sepoltura dei ricorrenti.
Sono state dedotte censure identiche a quelle di cui al ricorso introduttivo.
Il Comune di Palermo ha depositato una memoria con la quale ha chiesto il rigetto del ricorso per motivi aggiunti, poiché infondato, vinte le spese.
Alla pubblica udienza del 16 gennaio 2015, su conforme richiesta dei difensori delle parti presenti come da verbale, il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
Il ricorso, come ritenuto in una pluralità di precedenti della sezione relativi a fattispecie identiche a quella in esame (ex plurimis sentenza n. 1889 del 16 luglio 2014 e n. 2339 del 2 dicembre 2013), dai quali non si ravvisano ragioni per discostarsi, è fondato sotto l’assorbente profilo della indeterminatezza del termine di durata dei provvedimenti impugnati.
L’ordinanza sindacale, che costituisce il presupposto della concreta utilizzazione dei loculi ubicati nella sepoltura dei ricorrenti, non indica, infatti, con certezza il limite temporale della sua efficacia, come, invece, avrebbe dovuto, trattandosi di un atto contingibile e urgente.
Il presunto limite di efficacia temporale nella stessa indicato rappresenta, in particolare, un enunciato meramente formale, in quanto il contenuto dell’ordinanza è stato più volte prorogato dall’Amministrazione comunale e gli effetti risultano comunque ancorati al periodo di vigenza della precedente (i.e. la n. 163/2008) anch’essa più volte prorogata.
Invero, è noto che tali atti costituiscono provvedimenti extra ordinem, in quanto derogano al principio di tipicità dei provvedimenti amministrativi, al fine di consentire alla P.A. di sopperire a situazioni straordinarie ed urgenti non fronteggiabili con l’uso dei poteri autoritativi ordinari.
Elemento indefettibile di tali atti è, però, la precisa indicazione del limite temporale di efficacia, in quanto solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, che permettono la compressione di diritti ed interessi privati con mezzi diversi da quelli tipici indicati dalla legge.
Applicando tali principi alla vicenda per cui è causa, è errata, in punto di diritto, la prospettazione alla base dei provvedimenti impugnati, secondo la quale le ordinanze contingibili ed urgenti non devono essere necessariamente temporanee.
Pur essendo indubbio che il limite temporale di tali provvedimenti deve essere adeguato al rischio da fronteggiare, nel senso che deve essere rapportato al tempo necessario per fronteggiarlo attraverso gli strumenti ordinari, che devono essere attivati nel più breve tempo possibile, non può ammettersi che la loro efficacia perduri sino alla data di risoluzione del problema generale da cui il rischio è scaturito, qualora la stessa sia del tutto incerta.
In altri termini la contingibilità del provvedimento deve essere rapportata al tempo necessario per fronteggiare il rischio con mezzi ordinari e non a quello – necessariamente più lungo ed indeterminato – necessario per la soluzione a regime della vicenda che ha determinato il rischio.
Diversamente opinando le ordinanze contingibili ed urgenti diverrebbero degli strumenti del tutto generici e, in ultima analisi, arbitrari, con grave compromissione del principio di legalità.
Concludendo, assorbiti gli ulteriori motivi, il ricorso è fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento degli atti impugnati nei limiti di interesse e quindi nella misura in cui incidono negativamente sui benefici derivanti dalla concessione di sepolcro in favore dei ricorrenti.
Le spese liquidate come in dispositivo vengono poste a carico del Comune di Palermo che ha adottato gli atti impugnati. Compensate con i controinteressati non costituitisi.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati.
Condanna il Comune di Palermo al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate in € 2.000,00, oltre spese e accessori se e in quanto dovuti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 16 gennaio 2015 con l'intervento dei magistrati:
Nicola Maisano, Presidente FF
Aurora Lento, Consigliere, Estensore
Lucia Maria Brancatelli, Referendario


L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 13/02/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


2015 3 LUGLIO TARN. 01616 2015 REG.PROV.COLL N. 01950 2015 REG.RIC  ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI PALERMO  SPINA CATERINA DIVERSAMENTE OPINANDO LE ORDINANZE CONTINGIBILI ED URGENTI DIVERREBBERO DEGLI STRUMENTI DEL TUTTO GENERICI E, IN ULTIMA ANALISI, ARBITRARI, CON GRAVE COMPROMISSIONE DEL PRINCIPIO DI LEGALITÀ 



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
in forma semplificata ex art. 60 cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 1950 del 2015, proposto da: 
Spina Caterina, rappresentata e difesa dall'avv. Anna Maria Crosta, con domicilio eletto presso la stessa in Palermo, Via C. Nigra n. 51; 
contro
Comune di Palermo in Persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Ezio Tomasello, con domicilio eletto presso Palermo Ufficio Legale del Comune, in Palermo, Piazza Marina n.39;
Comune di Palermo, Area della Partecipazione Decentramento Serv. del Cittadino e Mobilita' Impianti Cimiteriali, n.c.; 
nei confronti di
Giorgio Cannata; 
per l'annullamento
- della nota del 31.03.2015 , ricevuta il 2 aprile 2015, Dir. Num. 251133 del Comune di Palermo, Area della Partecipazione, Decentramento, Servizi al Cittadino e Mobilità, Settore Servizi alla Collettività, Impianti Cimiteriali, avente ad oggetto "Comunicazione utilizzo temporaneo di loculi nella sepoltura concessionario Sig. Spina Giuseppe sez. 341 lotto 6 BIS cimitero S.M. dei ROTOLI O. S. 323 del 19.12.2014 per l'emergenza posti salma per inumazione" con la quale è stato comunicato che l'Ufficio avrebbe provveduto ad utilizzare come deposito temporaneo n. 1 loculo nella sepoltura indicata nell'oggetto;
- della nota dell'11.05.2015, ricevuta il 13 maggio 2015, Dir. Num. 367902 del Comune di Palermo, Area della Partecipazione, Decentramento, Servizi al Cittadino e Mobilità, Settore Servizi alla Collettività, Impianti Cimiteriali, anch'essa con oggetto "Comunicazione utilizzo temporaneo di loculi nella sepoltura concessionario Sig. Spina Giuseppe sez. 341 lotto 6 BIS cimitero S.M. dei ROTOLI O. S. 323 del 19.12.2014 per l'emergenza posti salma per inumazione" con la quale viene comunicata la collocazione di una salma nella sepoltura;
- dell'ordinanza sindacale del Comune di Palermo n. 323 del 19.12.2014, non notificata alla ricorrente, avente a oggetto "grave carenza posti salma - Ordinanza contigibile ed urgente per motivi di sanità pubblica locale ex art. 50 D.lgs 267100", con la quale sono state "sospese, per il periodo indicato nelle singole autorizzazioni all'inumazione, le concessioni private ricadenti nel cimitero comunale di S.M. dei Rotoli per la sola parte dei loculi disponibili e non utilizzati alla data della presente ordinanza.. "
- per quanto possa occorrere, della successiva nota prot. n. 418827 del 25.05.2015; -dell'ordinanza del Commissario straordinario n 48 del 21 febbraio 2012 con la quale la sospensione dell'efficacia delle concessioni cimiteriali, in precedenza circoscritta solo a quelle temporanee, è stata estesa anche a quelle perpetue;
- di tutti gli atti presupposti e connessi ai provvedimenti predetti tra i quali, per quanto occorra, e per quanto è dato di conoscere alla ricorrente, le ordinanze sindacali n. 301/2010, 111/2012 e 415/2013, mai notificate, nonchè di tutti gli atti ai medesimi conseguenziali.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Palermo in Persona del Sindaco P.T.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 24 giugno 2015 il dott. Calogero Ferlisi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Rilevato che queste nulla hanno obiettato circa la possibilità dell'adozione di sentenza in forma semplificata;

Considerato che i provvedimenti impugnati risultano basarsi sull'ordinanza contingibile ed urgente n. 323 del 19.12.2014 adottata dal Sindaco di Palermo per fare fronte alla situazione di emergenza esistente nel cimitero di cui sopra;
- che parte ricorrente censura tale atto per assenza dei presupposti di legge, alla stregua dell'art. 50 TUEL, art. 21 quater L. 241/1990 ed art. 3 Cost.; nonché eccesso di potere sotto diversi profili;
- che a tal fine invoca numerosi precedenti giurisprudenziali di questo stesso T.A.R.;
Ritenuto che il ricorso è fondato perché, come ripetutamente affermato da questo T.A.R. in casi del tutto analoghi (sentt. 2339/2013 e 455/2015), il Comune di Palermo illegittimamente adotta provvedimenti extra ordinem, contintingibili ed urgenti, pur a fronte di problemi e criticità - in materia cimiteriale e di polizia mortuaria - risalenti nel tempo;
- che comunque, a fronte della temporaneità propria dei provvedimenti in argomento, gli atti impugnati prevedono l’utilizzo della sepoltura di che trattasi fino al 28.5.2019, così dilatando in modo eccessivo la concreta efficacia della misura adottata;
Ritenuto che parte ricorrente richiama fondatamente fra i vari precedenti di questa Sezione la sent. 593/2015, nella quale si è ritenuto:
- che il limite temporale delle ordinanze in argomento “… deve essere adeguato al rischio da fronteggiare, nel senso che deve essere rapportato al tempo necessario per fronteggiarlo attraverso gli strumenti ordinari, che devono essere attivati nel più breve tempo possibile” sicché “non può ammettersi che la loro efficacia perduri sino alla data di risoluzione del problema generale da cui il rischio è scaturito, qualora la stessa sia del tutto incerta”;
- che “diversamente opinando le ordinanze contingibili ed urgenti diverrebbero degli strumenti del tutto generici e, in ultima analisi, arbitrari, con grave compromissione del principio di legalità;
Considerato che le pur articolate difese del Comune non appaiono convincenti in quanto:
- il limitato periodo di efficacia dell'ordinanza sindacale (fino al 25.12.2015) assume valore puramente formale dato che – come prima rilevato - l'utilizzo del loculo della ricorrente è previsto fino al 2019;
- il fatto che la citata ordinanza contingibile ed urgente si sia fatta carico di possibili sopravvenute esigenze dei concessionari, pur apprezzabile in termini di tentativo di ricerca di una equilibrata contemperazione degli interessi coinvolti (perché al bisogno è stata prevista la liberazione dei loculi per cui è causa), non elude il vizio connesso all'abnorme dilatazione del potere straordinario utilizzato; potere che viceversa è contemplato dalla legge solo per fronteggiare situazioni non solo urgenti, ma anche temporanee e comunque connesse ad eventi imprevedibili, tali da non potere essere fronteggiate con gli ordinari mezzi amministrativi;
- i progetti in corso di messa in sicurezza dei costoni del Monte Pellegrino attestano viepiù la lentezza dell'azione amministrativa a fronte di un problema sorto nel 2007 (orsono quasi otto anni);
- la deduzione secondo cui non esiste nell'immediato altra soluzione propone un argomento che finisce con l'invocare la regola del c.d. "fatto compiuto"; il che, nella materia di che trattasi ed in relazione alla specialità del potere in argomento, non può essere condivisa;
- che l'argomento secondo cui l’Amministrazione avrebbe "… posto in essere quanto in suo potere affidando da una parte ad apposita ditta il ripristino dello stato dei luoghi con la messa in sicurezza del costone roccioso di Monte Pellegrino, e dall’altra, avviando le procedure necessarie per la realizzazione di un nuovo cimitero in località «Ciaculli» nonché l’ampliamento del Cimitero di S. Maria di Gesùappare del tutto generico e comunque inadeguato a spiegare una situazione d'emergenza cimiteriale che notoriamente dura da oltre un decennio (ed anche di più: v. ad es. ordinanza n. 603 del 12.11.98, con cui il Sindaco di Palermo p.t., prendendo atto delle gravi difficoltà esistenti nei cimiteri comunali, ha disposto la revoca delle concessioni cimiteriali a tempo determinato di durata eccedente i 99 anni o in perpetuità, rilasciate nei cimiteri comunali anteriormente alla data di entrata in vigore del D.P.R. 21.10.1975 n.803, quando siano trascorsi 50 anni dalla tumulazione dell’ultima salma);
Ritenuto, pertanto, che l'Amministrazione non adduce argomenti validi per indicare le specifiche e concrete iniziative intraprese nel corso degli anni per risolvere, in tempi ragionevoli, il problema in esame, così da potere giustificare oggi l'incolpevole perduranza di criticità che appaiono ormai meccanicamente riaffermate;
- che i provvedimenti impugnati non resistono alle addotte censure e che il ricorso deve essere accolto, con la conseguente statuizione di annullamento degli stessi, per quanto di ragione;
- che le spese debbono seguire la soccombenza come da dispositivo;
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso ed sui connessi motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li accoglie e per l'effetto annulla i provvedimenti impugnati per quanto di ragione. Condanna l’Amministrazione soccombente al pagamento delle spese di lite che liquida in complessivi € 1.500,00 (millecinquecento\00) oltre IVA, C.P.A. e spese generali come per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 24 giugno 2015 con l'intervento dei magistrati:
Calogero Ferlisi, Presidente, Estensore
Nicola Maisano, Consigliere
Aurora Lento, Consigliere


IL PRESIDENTE, ESTENSORE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 03/07/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)




2015 3 MARZO TAR ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI  N. 00593 2015 REG.PROV.COLL.  N. 01366 2014 REG.RIC. LA MALFA ANDREA profilo della indeterminatezza del termine di durata dei provvedimenti impugnati..la contingibilità del provvedimento deve essere rapportata al tempo necessario per fronteggiare il rischio con mezzi ordinari e non a quello – necessariamente più lungo ed indeterminato – necessario per la soluzione a regime della vicenda che ha determinato il rischio.



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1366 del 2014, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Alfredo La Malfa, rappresentato e difeso, per procura in calce al ricorso, sia congiuntamente che disgiuntamente, dagli avv. Gabriele La Malfa Ribolla e Francesco Stallone, elettivamente domiciliato presso lo studio di quest’ultimo in Palermo, via Nunzio Morello, n. 40; 
contro
Comune di Palermo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso, per determinazione dirigenziale n. 404 del 19 maggio 2014 e procura in calce alla copia notificata del ricorso, dall'avv. Ezio Tomasello, elettivamente domiciliato presso l’ufficio legale comunale in piazza Marina, n. 39; 
per l'annullamento
quanto al ricorso introduttivo:
- del provvedimento n. 217267 del 12 marzo 2014 emesso dal Dirigente dell’area della gestione del territorio - ufficio impianti cimiteriali;
- del provvedimento n. 363864 del 24 aprile 2014 emesso dal medesimo dirigente;
- occorrendo, dell'ordinanza sindacale contingibile e urgente n. 301 del 3 settembre 2010;
-di ogni altro atto presupposto, connesso o consequenziale;
quanto ai motivi aggiunti:
- occorrendo e in ragione dell'integrazione postuma delle note impugnate avvenuta con il deposito del controricorso dell'avvocatura comunale del 29 maggio 2014, dell'ordinanza sindacale n. 415 del 24 dicembre 2013.

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti l'atto di costituzione in giudizio e la memoria del Comune di Palermo;
Vista la memoria del ricorrente;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica dell’11 febbraio 2015 il consigliere Aurora Lento e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato.

FATTO
Con ricorso, notificato il 6 maggio 2014 e depositato il giorno 12 successivo, il signor Alfredo La Malfa ha chiesto l’annullamento, previa sospensiva e vinte le spese, dei provvedimenti n. 217267 del 12 marzo 2014 e n. 363864 del 24 aprile 2014, con i quali il responsabile del servizio cimiteriale del Comune di Palermo ha disposto l’utilizzo temporaneo di loculi della propria sepoltura ubicata nel cimitero Santa Maria dei Rotoli.
Ha, inoltre, impugnato cautelativamente la presupposta ordinanza contingibile e urgente n. n. 301 del 3 settembre 2010 con la quale il Sindaco aveva sospeso alcune concessioni private ricadenti in tale cimitero.
Ha dedotto i seguenti motivi:
1) Eccesso di potere sotto vari profili.
2) Violazione dell’ordinanza sindacale presupposta.
Si è costituito in giudizio il Comune di Palermo, che ha depositato una memoria con la quale ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità del ricorso per omessa tempestiva impugnazione dell’ordinanza sindacale n. 415 del 24 dicembre 2013 costituente presupposto dei provvedimenti di utilizzo della sepoltura impugnati; ha, comunque, chiesto il rigetto del ricorso, poiché infondato, vinte le spese.
Con ricorso per motivi aggiunti, notificato il 21 luglio 2014 e depositato il giorno successivo, il ricorrente ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza sindacale n. 415 del 24 dicembre 2013, deducendo censure identiche a quelle di cui al ricorso introduttivo.
Il Comune di Palermo ha depositato una memoria con la quale ha chiesto il rigetto del ricorso per motivi aggiunti, poiché infondato, vinte le spese.
Alla pubblica udienza dell’11 febbraio 2015, su conforme richiesta dei difensori delle parti presenti come da verbale, il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
1. La controversia ha ad oggetto il provvedimento n. 217267 del 12 marzo 2014 e quello n. 363864 del 24 aprile 2014 con i quali è stato disposto l’utilizzo temporaneo di alcuni loculi intestati al ricorrente, in esecuzione di ordinanze contingibili e urgenti adottate dal Sindaco, quale ufficiale di governo, di sospensione delle concessioni private ricadenti nel cimitero S. M. dei Rotoli, per la parte dei loculi disponibili
2. In primo luogo rileva il collegio che, come ritenuto nella condivisa recente sentenza della sezione n. 1889 del 16 luglio 2014, non merita accoglimento l’eccezione pregiudiziale sollevata dalla difesa del comune resistente relativa alla mancata impugnazione dell’ordinanza sindacale n. 415 del 24 dicembre 2013, per effetto della quale i provvedimenti impugnati sono stati adottati.
Invero, tale ordinanza non è menzionata nei provvedimenti di utilizzo dei loculi impugnati che si limitavano, nell’oggetto, a un generico riferimento all’ordinanza sindacale n. 301 del 3 settembre 2010, nei cui confronti il ricorrente ha formulato censure.
Successivamente al deposito in giudizio e, pertanto, alla sua conoscenza , il ricorrente ha, peraltro, impugnato con motivi aggiunti la ordinanza sindacale n. 415/2013 con gravame da ritenersi tempestivo in quanto proposto entro 60 giorni dall’avvenuta conoscenza del provvedimento.
3. Ciò premesso, il ricorso, come ritenuto in una pluralità di condivisi precedenti della sezione relativi a fattispecie identiche a quella in esame (ex plurimis la succitata sentenza n. 1889/2014 e quella n. 2339 del 2 dicembre 2013), dai quali non si ravvisano ragioni per discostarsi, è fondato sotto l’assorbente profilo della indeterminatezza del termine di durata dei provvedimenti impugnati.
L’ordinanza sindacale, che costituisce il presupposto della concreta utilizzazione dei loculi ubicati nella sepoltura del ricorrente, non indica, infatti, con certezza il limite temporale della sua efficacia, come, invece, avrebbe dovuto, trattandosi di un atto contingibile e urgente.
Il presunto limite di efficacia temporale nella stessa indicato rappresenta, in particolare, un enunciato meramente formale, in quanto il contenuto dell’ordinanza è stato più volte prorogato dall’Amministrazione comunale e gli effetti risultano comunque ancorati al periodo di vigenza della precedente (i.e. la n. 163/2008) anch’essa più volte prorogata.
Invero, è noto che tali atti costituiscono provvedimenti extra ordinem, in quanto derogano al principio di tipicità dei provvedimenti amministrativi, al fine di consentire alla P.A. di sopperire a situazioni straordinarie ed urgenti non fronteggiabili con l’uso dei poteri autoritativi ordinari.
Elemento indefettibile di tali atti è, però, la precisa indicazione del limite temporale di efficacia, in quanto solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, che permettono la compressione di diritti ed interessi privati con mezzi diversi da quelli tipici indicati dalla legge.
Applicando tali principi alla vicenda per cui è causa, è errata, in punto di diritto, la prospettazione alla base dei provvedimenti impugnati, secondo la quale le ordinanze contingibili ed urgenti non devono essere necessariamente temporanee.
Pur essendo indubbio che il limite temporale di tali provvedimenti deve essere adeguato al rischio da fronteggiare, nel senso che deve essere rapportato al tempo necessario per fronteggiarlo attraverso gli strumenti ordinari, che devono essere attivati nel più breve tempo possibile, non può ammettersi che la loro efficacia perduri sino alla data di risoluzione del problema generale da cui il rischio è scaturito, qualora la stessa sia del tutto incerta.
In altri termini la contingibilità del provvedimento deve essere rapportata al tempo necessario per fronteggiare il rischio con mezzi ordinari e non a quello – necessariamente più lungo ed indeterminato – necessario per la soluzione a regime della vicenda che ha determinato il rischio.
Diversamente opinando le ordinanze contingibili ed urgenti diverrebbero degli strumenti del tutto generici e, in ultima analisi, arbitrari, con grave compromissione del principio di legalità.
Concludendo, assorbiti gli ulteriori motivi, il ricorso è fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento degli atti impugnati nei limiti di interesse e quindi nella misura in cui incidono negativamente sui benefici derivanti dalla concessione di sepolcro in favore dei ricorrenti.
Le spese liquidate come in dispositivo seguono la soccombenza.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati.
Condanna il Comune di Palermo al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate in € 2.000,00, oltre spese e accessori se e in quanto dovuti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 11 febbraio 2015 con l'intervento dei magistrati:
Nicola Maisano, Presidente FF
Aurora Lento, Consigliere, Estensore
Lucia Maria Brancatelli, Referendario


L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 03/03/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)



2014 5 SETTEMBRE C.G.A. SENTENZA 952 AFARE N 961 2014 RUFFINO ALESSANDRO AREA DI RISPETTO CIMITERIALE 2018  30 NOVEMBRE 2018 ORDINANZA N 52 ORDINANZA N 52 RUFFINO ALESSANDRO FOGLIO 1 PART 2070 SUN 19  ACCERTAMENTO  INGIUNZIONE VINCOLO CIM ETRIALE RUFFINO ALESSANDRO 1976 2019 14 MARZO DETERMINA GIAMBRUNO MALLIA N 25O IMMISSIONE IN POSSESSO RUFFINO ALESSANDRO  PART 2070 SUB 19 VIA POZZO 13 CIMITERO


REPUBBLICA ITALIANA
CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
Adunanza delle Sezioni riunite del 8 luglio 2014


NUMERO AFFARE 00961/2013
OGGETTO:


Ricorso straordinario al Presidente della Regione siciliana di RUFFINO ALESSANDRO avverso ordinanza del Comune di Isola delle Femmine n. 57 del 13 ottobre 2009 di rimessione in pristino delle opere edilizie realizzate in assenza di concessione.
LA SEZIONE
Vista la relazione n. 16881/119.10.8. del 5 luglio 2013, con la quale la Presidenza della Regione siciliana – Ufficio legislativo e legale – ha chiesto il parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa sul ricorso straordinario indicato in oggetto.
Esaminati gli atti e udito il relatore, Consigliere Giovanni Lo Bue;


Premesso:
Con ricorso straordinario al Presidente della Regione siciliana Ruffino Alessandro, rappresentato e difeso dall’avv. Gaspare Genova, ha impugnato, chiedendone l’annullamento, l’Ordinanza del Comune di Isola delle Femmine n. 57 del 13 ottobre 2009, 30 giugno 2008, n. 132, di rimessione in pristino delle opere abusive realizzate in Via Vittorio Pozzo, n. 13, consistenti in un immobile ad una elevazione fuori terra avente superficie di mq. 70 volume di mc. 248,50.
Il ricorso è affidato ai seguenti motivi:
1) Invalidità del provvedimento impugnato stante l’assoluta genericità. Erronea indicazione del termine entro il quale provvedere alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi.
2) Violazione del disposto dell’art. 36 del D.P.R. n. 380/2001, nonché degli artt. 7, 12 e 13 della legge 47/85. Eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento e della illogicità manifesta.
3) Carenza di motivazione. Illogicità manifesta.


Il Comune di Isola delle Femmine ha trasmesso la documentazione occorrente per la trattazione del ricorso, insistendo per la sua reiezione.


Considerato:
Il ricorso in esame, regolare sotto il profilo fiscale, è ricevibile perché presentato entro il prescritto termine di 120 giorni dalla data di notifica al ricorrente del provvedimento impugnato.
Il ricorso è, tuttavia, inammissibile. Infatti, dalla documentazione trasmessa dal Comune di Isola delle Femmine risulta che il ricorrente, successivamente all’adozione dell’impugnato provvedimento di rimessione in pristino e prima della presentazione del ricorso in esame, ha presentato in data 21 gennaio 2010 una richiesta di concessione edilizia in sanatoria per le opere in contestazione di via Vittorio Pozzo, n. 13, ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. n. 380/2001, ma non risulta che sia stato adottato e notificato al ricorrente alcun provvedimento che definisse il procedimento, non rilevando a tal fine il parere negativo prot. 614/int. del 21/04/2010 del responsabile del Servizio urbanistica ed edilizia privata del Comune, trasmesso al responsabile dell’Ufficio tecnico dello stesso Comune e, quindi, da considerare come atto interno al procedimento che avrebbe dovuto concludersi con un provvedimento di accoglimento o di diniego dell’istanza di sanatoria, notificato all’interessato.
Si osserva al riguardo che, per consolidata giurisprudenza di questo Collegio, la presentazione di una istanza di sanatoria edilizia successivamente alla data di ingiunzione di demolizione, ma prima della sua impugnazione, “produce l’effetto di rendere inammissibile l’impugnazione stessa per carenza di interesse all’origine, in quanto il riesame dell’abusività dell’opera, sia pure al fine di verificarne l’eventuale sanabilità, provocato dall’istanza di sanatoria comporta la necessaria formazione di un nuovo provvedimento (di accoglimento o di rigetto), che vale comunque a superare il provvedimento sanzionatorio oggetto dell’impugnativa.”(Cfr. per tutti: C.G.A., Sezioni riunite, 21 settembre 2010, n.683/10; 25 settembre 2012, n. 828/12; 26 marzo 2013, n.276/04).
In altri termini, la presentazione dell’istanza di concessione edilizia in sanatoria impedisce l’esecuzione dell’ingiunzione di demolizione ed impone al Comune il previo esame della domanda di sanatoria con la necessità, in caso di rigetto, dell’adozione di un nuovo provvedimento di ingiunzione di demolizione.
P.Q.M.
Il Collegio, a Sezioni riunite, esprime l’avviso che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile.




L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE
Giovanni Lo Bue
Claudio Zucchelli




IL SEGRETARIO
Giuseppe Chiofalo


2014 16 LLUGLIO ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI N. 01889 2014 REG.PROV.COLL.  N. 01438 2014 REG.RIC.LIQUORI GIOVANNI solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, che permettono la c


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 1438 del 2014, proposto da:
Giovanni Liguori, rappresentato e difeso da se medesimo e dall’avv. Marzia Giacalone, con domicilio eletto presso il loro studio sito in Palermo, via Principe di Villafranca 91; 
contro
Il Comune di Palermo in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Ezio Tomasello, con domicilio eletto presso Ufficio Legale del Comune di Palermo, piazza Marina n.39; 
nei confronti di
Rosaria Bocchiario; 
per l'annullamento
a) della nota del 01.04.2014 num. 288898 —N. Cron. 2014/481 - del Comune di Palermo Area Gestione del Territorio Ufficio impianti cimiteriali, avente ad oggetto l'utilizzo temporaneo di loculi nella sepoltura intestata all’avv. Giovanni Liguori (sez. 297 lotto 55 cimitero Rotoli) in esecuzione dell'Ordinanza sindacale n. 301 del 3.09.2010 e successive modifiche;
b) della nota del 9.05.2014, ricevuta in data 13.05.20 14 num. 406822 Dir - num. Cron. 2014/615 del Comune di Palermo Area Gestione del Territorio Ufficio impianti cimiteriali, con la quale è stato comunicato che in data 20 maggio 2014 saranno collocate salme nella sepoltura intestata al ricorrente;
c) dell'Ordinanza sindacale del Comune di Palermo del 3.09.2010 (e sue successive modifiche) avente ad oggetto la grave carenza posti salma - ordinanza contingibile ed urgente per motivi di igiene pubblica locale, con la quale sono state revocate temporaneamente le concessioni private ricadenti nel cimitero di S.M. Dei Rotoli per la sola parte dei loculi disponibili e non utilizzati:
d) di ogni altro provvedimento presupposto, preparatorio, conseguente e/o comunque connesso.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto il decreto presidenziale n. 420 del 19 maggio 2014 con il quale è stata rigettata per difetto del periculum in mora l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dal ricorrente;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Palermo in persona del Sindaco pro tempore;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 10 giugno 2014 la dott.ssa Lucia Maria Brancatelli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

La presente controversia ha ad oggetto il provvedimento del 1° aprile 2014 con il quale è stato disposto l’utilizzo temporaneo di n. 4 loculi intestati al ricorrente, in esecuzione dell’ordinanza contingibile ed urgente adottata dal sindaco del comune di Palermo, nella veste di ufficiale di governo, di sospensione delle concessioni private ricadenti nel cimitero S. M. dei Rotoli, per la parte dei loculi disponibili.
Il ricorrente ha impugnato i provvedimenti indicati in epigrafe articolando diverse censure di violazione di legge ed eccesso di potere; attraverso i motivi proposti lamenta, nella sostanza, la mancanza di tutti i presupposti di legge necessari per l’adozione di un ordinanza contingibile ed urgente con conseguente nullità, o quanto meno, illegittimità, del provvedimento adottato, la mancata indicazione della durata dei suoi effetti, la mancanza di adeguata istruttoria e, comunque, l’arbitrarietà del criterio utilizzato per sopperire alle esigenze che ne hanno determinato l’adozione.
Si è costituito il Comune di Palermo che, con memoria, ha replicato alle argomentazioni contenute in ricorso e concluso perché venga dichiarato inammissibile od infondato.
Alla camera di consiglio del 10 giugno 2014, alla presenza dei difensori delle parti, si è dato avviso della possibilità di pervenire, attesa la completezza del contraddittorio e dell’istruttoria, alla definizione del giudizio con decisione in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 del c.p.a.
In primo luogo rileva il Collegio che non merita accoglimento l’eccezione pregiudiziale sollevata dalla difesa del comune resistente relativa alla mancata impugnazione dell’ordinanza sindacale n. 415 del 24.12.2013, per effetto della quale il provvedimento in epigrafe è stato adottato, in quanto della stessa non è fatta alcuna menzione nell’atto impugnato che si limitava, nell’oggetto, ad un generico riferimento all’O.S. n. 301 del 3.9.2010 e s.m.i., nei cui confronti il ricorrente ha formulato censure.
Non rileva neppure l’ulteriore eccezione relativa al supposto difetto dell’interesse ad agire, in quanto è indubitabile l’interesse del ricorrente alla proposizione del presente gravame, a fronte di un provvedimento, quale quello impugnato, che incide unilateralmente sui benefici derivanti da un atto concessorio precedentemente adottato in suo favore.
Ciò premesso, il ricorso merita accoglimento in ragione della fondatezza della censura articolata da parte ricorrente secondo la quale il provvedimento impugnato è stato adottato in esecuzione di un’ordinanza (rectius, di una sequenza di ordinanze, adottate a partire dal 2010) che non indica, con certezza, il limite temporale della sua efficacia, come avrebbe dovuto, rientrando nel novero delle ordinanze contingibili ed urgenti.
E’ noto che tali atti costituiscono una sorta di provvedimenti extra ordinem, in quanto derogano al principio di tipicità che normalmente presiede alla adozione dei provvedimenti amministrativi, al fine di consentire alla P.A. di sopperire a situazioni straordinarie ed urgenti che non potrebbero essere efficacemente fronteggiate attraverso l’uso dei poteri autoritativi ordinariamente previsti in capo all’amministrazione.
La giurisprudenza della Corte Costituzionale e del Giudice Amministrativo ha però individuato dei precisi limiti che devono comunque essere rispettati nell’adozione di tali atti, al fine di evitare che tale strumento, che si pone già ai limiti del principio di legalità - sul quale è fondato l’intero Ordinamento - possa legittimare atti slegati da alcun paradigma normativo con effetti pesantemente incidenti sulla realtà fattuale e giuridica.
Anche a volere seguire le ricostruzioni giurisprudenziali più estensive, secondo le quali l’adozione delle ordinanze contingibili ed urgenti è giustificata anche a fronte di situazioni determinatesi a seguito di una colpevole inerzia della stessa amministrazioni – in quanto condizione che non fa venir meno l’emergenza che, in ipotesi, si è venuta a determinare – costituisce, ai fini che interessano, limite invalicabile di tali atti la loro temporaneità, attraverso l’indicazione di una data certa oltre la quale perdono efficacia.
La necessità di tale limite temporale è connessa non soltanto alla stessa natura “contingibile” degli atti di cui si discute, ma all’ancora più pregnante rilievo che solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, che permettono la compressione di diritti ed interessi privati con mezzi diversi da quelli tipici indicati dalla legge.
Nel nostro ordinamento la legge – con le garanzie ad essa connesse – costituisce il punto di sintesi dell’immanente conflitto tra autorità e libertà, che può essere derogato solo per straordinarie esigenze ed in via temporanea; oltre la temporaneità di tali interventi, nei limiti strettamente necessari, l’amministrazione deve provvedere attraverso gli ordinari strumenti specificatamente ed analiticamente disciplinati dalla legge.
Applicando tali principi alla vicenda per cui è causa, è errata, in punto di diritto, la tesi articolata dalla difesa del comune, secondo la quale le ordinanze contingibili ed urgenti non devono essere necessariamente temporanee; certamente il limite temporale di tali provvedimenti deve essere adeguato al rischio da fronteggiare, ma nel senso che deve essere rapportato al tempo necessario per fronteggiarlo, attraverso gli strumenti ordinari, che devono essere attivati nel più breve tempo possibile, e non in attesa che venga risolto il problema generale da cui il rischio è scaturito, in tempi del tutto incerti.
In definitiva la contingibilità del provvedimento deve essere rapportata al tempo necessario per fronteggiare il rischio con mezzi ordinari e non a quello – necessariamente più lungo ed indeterminato – necessario per la soluzione a regime della vicenda che ha determinato il rischio.
Diversamente opinando le ordinanze contingibili ed urgenti diverrebbero degli strumenti del tutto generici e, in ultima analisi, arbitrari, con grave compromissione del principio di legalità che deve presiedere a tutta l’azione della P.A.
In conclusione il ricorso è fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese del presente giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 10 giugno 2014 con l'intervento dei magistrati:
Nicolo' Monteleone, Presidente
Aurora Lento, Consigliere
Lucia Maria Brancatelli, Referendario, Estensore


L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 16/07/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)





2013 2 DICEMBRE ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, che permettono la compressione di diritti ed interessi privati con mezzi diversi da quelli tipici indicati dalla legge N. 02339 2013 REG.PROV.COLLN. 01475 2012 REG.RIC. GIANNETTINO ANGELO 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1475 del 2012, proposto da:
Angelo Giannettino, rappresentato e difeso dagli avv. Luciano Termini e Alessandro Conigliaro, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Luciano Termini sito in Palermo, via Mariano Stabile N. 43; 
contro
-il Comune di Palermo, in persona del Sindaco P.T., rappresentato e difeso dall'avv. Ezio Tomasello, con domicilio eletto presso l’Ufficio Legale del comune sito in Palermo, piazza Marina 39; 
nei confronti di
Rosa Liliana Imperiale; 
per l'annullamento
a) della nota del 6.7.2012 di utilizzo temporaneo di loculi nella sepoltura sez. 185/bis-ampl. lotto 44 presso il cimitero S.M. dei Rotoli, in esecuzione dell'ordinanza sindacale n. 111 del 28.6.2012;
b) dell'ordinanza sindacale n. 111 del 28.6.2012 di sospensione temporanea delle concessioni private ricadenti nel cimitero S.M dei rotoli per la sola parte dei loculi disponibili e non utilizzati;
e) della relazione del 28.6.2012 del Servizio gestione impianti cimiteriali, Settore risorse immobiliari del Comune di Palermo;
d) di ogni altro provvedimento presupposto, preparatorio, conseguente o comunque connesso.

Visto il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Palermo;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 19 novembre 2013 il dott. Nicola Maisano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
La presente controversia ha ad oggetto il provvedimento - ordinanza contingibile ed urgente - adottato dal sindaco del comune di Palermo, nella veste di ufficiale di governo, con il quale sono state sospese le concessioni private ricadenti nel cimitero S. M. dei Rotoli, per la parte dei loculi disponibili, per il periodo di vigenza dell’O. S. n. 163/2008.
In particolare, con ricorso notificato in data 30 luglio 2012, e depositato il successivo 5 settembre, il ricorrente ha impugnato i provvedimenti indicati in epigrafe articolando diverse censure di violazione di legge ed eccesso di potere; attraverso i motivi proposti lamenta, nella sostanza, la mancanza di tutti i presupposti di legge necessari per l’adozione di un ordinanza contingibile ed urgente con conseguente nullità, o quanto meno, illegittimità, del provvedimento adottato, la mancata indicazione della durata dei suoi effetti, la mancanza di adeguata istruttoria e, comunque, l’arbitrarietà del criterio utilizzato per sopperire alle esigenze che ne hanno determinato l’adozione.
Si è costituito il comune di Palermo che, con memoria, ha replicato alle argomentazioni contenute in ricorso e concluso perché venga dichiarato inammissibile od infondato.
Alla pubblica udienza di discussione il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
In primo luogo rileva il collegio, in relazione all’eccezione pregiudiziale sollevata dalla difesa del comune resistente, che non è dubitabile l’interesse del ricorrente alla proposizione del presente gravame, a fronte di un provvedimento, quale quello impugnato, che incide unilateralmente sui benefici derivanti da un atto concessorio precedentemente adottato in suo favore.
Ciò premesso, il ricorso merita accoglimento in ragione della fondatezza della censura articolata da parte ricorrente secondo la quale il provvedimento impugnato non indica, con certezza, il limite temporale della sua efficacia, come avrebbe dovuto, rientrando nel novero delle ordinanze contingibili ed urgenti.
E’ noto che tali atti costituiscono una sorta di provvedimenti extra ordinem, in quanto derogano al principio di tipicità che normalmente presiede alla adozione dei provvedimenti amministrativi, al fine di consentire alla P.A. di sopperire a situazioni straordinarie ed urgenti che non potrebbero essere efficacemente fronteggiate attraverso l’uso dei poteri autoritativi ordinariamente previsti in capo all’amministrazione.
La giurisprudenza della Corte Costituzionale e del Giudice Amministrativo ha però individuato dei precisi limiti che devono comunque essere rispettati nell’adozione di tali atti, al fine di evitare che tale strumento, che si pone già ai limiti del principio di legalità - sul quale è fondato l’intero Ordinamento - possa legittimare atti slegati da alcun paradigma normativo con effetti pesantemente incidenti sulla realtà fattuale e giuridica.
Anche a volere seguire le ricostruzioni giurisprudenziali più estensive, secondo le quali l’adozione delle ordinanze contingibili ed urgenti è giustificata anche a fronte di situazioni determinatesi a seguito di una colpevole inerzia della stessa amministrazioni – in quanto condizione che non fa venir meno l’emergenza che, in ipotesi, si è venuta a determinare – costituisce, ai fini che interessano, limite invalicabile di tali atti la loro temporaneità, attraverso l’indicazione di una data certa oltre la quale perdono efficacia.
La necessità di tale limite temporale è connessa non soltanto alla stessa natura “contingibile” degli atti di cui si discute, ma all’ancora più pregnante rilievo che solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, che permettono la compressione di diritti ed interessi privati con mezzi diversi da quelli tipici indicati dalla legge.
Nel nostro ordinamento la legge – con le garanzie ad essa connesse – costituisce il punto di sintesi dell’immanente conflitto tra autorità e libertà, che può essere derogato solo per straordinarie esigenze ed in via temporanea; oltre la temporaneità di tali interventi, nei limiti strettamente necessari, l’amministrazione deve provvedere attraverso gli ordinari strumenti specificatamente ed analiticamente disciplinati dalla legge.
Applicando tali principi alla vicenda per cui è causa, è errata, in punto di diritto, la tesi articolata dalla difesa del comune, e posta a fondamento del provvedimento impugnato, secondo la quale le ordinanze contingibili ed urgenti non devono essere necessariamente temporanee (fine pag. 9 memoria del comune); certamente il limite temporale di tali provvedimenti deve essere adeguato al rischio da fronteggiare, ma nel senso che deve essere rapportato al tempo necessario per fronteggiarlo, attraverso gli strumenti ordinari, che devono essere attivati nel più breve tempo possibile, e non in attesa che venga risolto il problema generale da cui il rischio è scaturito, in tempi del tutto incerti.
In definitiva la contingibilità del provvedimento deve essere rapportata al tempo necessario per fronteggiare il rischio con mezzi ordinari e non a quello – necessariamente più lungo ed indeterminato – necessario per la soluzione a regime della vicenda che ha determinato il rischio.
Diversamente opinando le ordinanze contingibili ed urgenti diverrebbero degli strumenti del tutto generici e, in ultima analisi, arbitrari, con grave compromissione del principio di legalità che deve presiedere a tutta l’azione della P.A.
In conclusione il ricorso è fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati.
Condanna l’amministrazione intimata al pagamento delle spese di lite che liquida, in favore del ricorrente, in €. 3.000,00, oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 19 novembre 2013 con l'intervento dei magistrati:
Nicolo' Monteleone, Presidente
Nicola Maisano, Consigliere, Estensore
Anna Pignataro, Primo Referendario


L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE




DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 02/12/2013
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

2012 8 MAGGIO CANEPA SALVATORE PARE CGA TABILIMENTO BALNEARE FASCIA CIMITERIALE PRG 2012


Consiglio di Giustizia Amministrativa
per la Regione Siciliana
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ADUNANZA DEL 8 maggio 2012
SEZIONI RIUNITE
Parere N. 260/12             Il Consiglio
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OGGETTO:
Ricorso straordinario di CANEPA Salvatore avverso provvedimento Comune Isola delle Femmine 21 aprile 2010, n. 5626, di diniego autorizzazione edilizia.
Vista la relazione n. 4022/822.10.8 del 7 febbraio 2012, con la quale la Presidenza della Regione Siciliana – Ufficio Legislativo e Legale - ha chiesto il parere di questo Consiglio sul ricorso straordinario indicato in oggetto.
  Esaminati gli atti e udito il relatore, Consigliere Simonetta Vaccari.
  PREMESSO E CONSIDERATO
1.  Con atto notificato al Comune di Isola delle Femmine mediante raccomandata postale a.r. del 16 luglio 2010, il Signor Canepa Salvatore ha impugnato in via straordinaria:
il provvedimento 21 aprile 2010, n.5626, con cui il Responsabile del III Settore di quel Comune ha espresso parere negativo sulla richiesta di autorizzazione edilizia presentata dal ricorrente il 17 febbraio 2010 per la realizzazione di uno stabilimento balneare in un’area censita in catasto al foglio 1, particella n. 346;
“per quanto possa occorrere”, il parere del Responsabile del I Servizio prot. n. 2969 del 25 febbraio 2010, richiamato nel provvedimento di diniego.
  In fatto, il ricorrente, al quale è stato comunicato l’avvio del procedimento di diniego dell’autorizzazione edilizia richiesta in quanto l’area in oggetto dell’intervento ricade all’interno della fascia di rispetto cimiteriale, rappresenta di aver rilevato, con memoria del 6 aprile 2010, che l’eventuale provvedimento di diniego sarebbe stato illegittimo “attesa la natura delle opere da realizzare, precarie e non stabilmente installate sul terreno”.
  Il Comune, con il provvedimento 21 aprile 2010, n. 5626, denegava comunque l’autorizzazione richiesta.
2.  Il ricorso è affidato al seguente articolato motivo:
Eccesso di potere per difetto di istruttoria e difetto di motivazione. Violazione e falsa applicazione dell’art. 338 T.U. leggi sanitarie e dell’art. 57 del D.P.R. n. 285 del 1990.
Secondo il ricorrente, le norme che vietano l’edificazione nelle aree ricadenti nella fascia di rispetto cimiteriale riguardano i manufatti che, per durata, inamovibilità ed incorporazione al suolo, appaiono incompatibili con la natura insalubre dei luoghi e con l’eventuale futura espansione del cimitero. Pertanto, l’intervento edilizio proposto, non comportando trasformazione irreversibile del suolo, avrebbe dovuto essere autorizzato, come rappresentato dal ricorrente nelle osservazioni presentate a seguito della comunicazione dell’avvio del procedimento di diniego.
3.  Il ricorso in esame, regolare sotto il profilo fiscale, è ricevibile e nel merito appare infondato.
  La salvaguardia dell’area di rispetto cimiteriale di 200 metri prevista dall’art. 338 R.D. 27 luglio 1934, n. 1265 (testo unico delle leggi sanitarie), costituente il cd. Vincolo cimiteriale, si pone come vincolo assoluto di inedificabilità tale da non consentire alcuna allocazione sia di edifici che di opere incompatibili col vincolo medesimo, in considerazione dei molteplici interessi pubblici che tal fascia di rispetto tende a tutelare e che possono riassumersi nelle finalità di assicurare condizioni di igene e di salubrità, di garantire la tranquillità ed il decoro dei luoghi di sepolture, di consentire futuri ampliamenti del cimitero (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, sent. n. 1933 e 1934 del 3 maggio 2007 e sent. n. 6671 del 14 settembre 2010).
  Dal vincolo di rispetto cimiteriale derivante dalla legge discende, dunque, automaticamente una situazione di inedificabilità legale, senza possibilità di alcuna valutazione in ordine alla concreta compatibilità dell’opera con i valori tutelati dal vincolo (Cons. di Stato, Sez V, 8 settembre 2008, n. 4256). Oltre a ciò e come indicato nelle premesse del provvedimento impugnato il vincolo assoluto di rispetto cimiteriale è imposto dallo strumento urbanistico comunale (P.R.G. in vigore) e peraltro l’area in questione risulterebbe soggetta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 146 del D. L.vo n. 42 del 22 gennaio 2004.
  Ciò premesso, non appaiono fondate le censure dedotte nel ricorso, stante che dalle premesse del provvedimento impugnato si evince che il Comune ha adeguatamente istruito la pratica, anche tenedo conto delle osservazioni presentate dal ricorrente.
P.Q.M.
  Esprime parere che il ricorso debba essere respinto.
IL SEGRETARIO
F.to: Giuseppe Chiofalo
IL PRESIDENTE
F.to: Riccardo Virgilio




A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE




AREA RISPETTO CIMITERIALE, BOLOGNA , CGA, CIMITERO, CRISCI, FANALE, ISOLA DELLE FEMMINE, MANNINO, OPERE TRIENNALI, ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI, Paci, PALERMO, RAPPA ROCCO, REQUISIZIONE LOCULI, TAR, TRIBOTO, 2019 29 APRILE ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZE URGENTI E CONTIBILI SENTENZE T.A.R. I REQUISITI FISSAZIONECON DATA IL TERMINE MOTIVARE LE URGENZE LO STATO DELL’ARTE NELL’EMISSIONE DELL’ORDINANZA SINDACALE