Bertolt Brecht : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”




Non mi piace

pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


2019/05/04

2019 18 GIUGNO Allegato DECRETO DEL RESIDENTE DELLA REPUBBLICA 20 giugno 2019 Scioglimento del consiglio comunale di San Cipirello e nomina della commissione straordinaria. (19A04575) (GU Serie Generale n.172 del 24-07-2019 - Suppl. Ordinario n. 31) 1992 6 GIUGNO SCIOGLIMENTO C.C. CAPACI 2012 12 NOVEMBRE SCIOLTO C.C. ISOLA DELLE FEMMINE




2019 18 GIUGNO Allegato DECRETO DEL RESIDENTE DELLA REPUBBLICA 20 giugno 2019  Scioglimento del consiglio comunale di San Cipirello e nomina della commissione straordinaria. (19A04575) (GU Serie Generale n.172 del 24-07-2019 - Suppl. Ordinario n. 31)



                   Al Presidente della Repubblica

    Il Comune di San Cipirello (Palermo), i cui organi elettivi  sono stati rinnovati nelle  consultazioni  amministrative  dell'11  giugno 2017,  presenta  forme  di  ingerenza  da  parte  della  criminalita' organizzata   che   compromettono   la   libera   determinazione    e l'imparzialita'   degli   organi   elettivi,   il   buon    andamento dell'amministrazione ed  il  funzionamento  dei  servizi,  con  grave pregiudizio per l'ordine e la sicurezza pubblica.
    All'esito di  verifiche  svolte  dalle  forze  dell'ordine  sugli amministratori eletti e sui componenti dell'apparato burocratico  che hanno    evidenziato    possibili    forme     di     condizionamento dell'amministrazione locale da parte della criminalita'  organizzata, il  prefetto  di  Palermo  -  con  decreto  del  19  novembre   2018, successivamente prorogato - ha  disposto,  per  gli  accertamenti  di rito, l'accesso presso il suddetto comune, ai  sensi  dell'art.  143, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
    Al termine dell'indagine  ispettiva,  la  commissione  incaricata dell'accesso  ha  depositato  le  proprie  conclusioni,   sulle   cui risultanze il prefetto di Palermo, sentito nella seduta del 22  marzo 2019 il Comitato provinciale per l'ordine e  la  sicurezza  pubblica,integrato con la  partecipazione  del  procuratore  della  Repubblica presso il tribunale di Palermo, ha inviato  in  data  28  marzo  2019 l'allegata relazione, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti  elementi  su  collegamenti  diretti  ed  indiretti   degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso  e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando  pertanto  i presupposti per l'applicazione delle misure di cui al citato art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
    I lavori svolti dalla commissione d'accesso hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione  comunale, la cornice criminale ed il locale contesto ambientale ove si  colloca l'ente, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le locali consorterie, ed hanno evidenziato come l'uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di  soggetti o  imprese  collegati  direttamente  od  indirettamente  ad  ambienti malavitosi.
    Il Comune di San Cipirello, collocato al centro di  un'importante zona economica della Sicilia  occidentale,  insiste  in  un  contesto territoriale caratterizzato dalla presenza di un  mandamento  mafioso storicamente  tra  i  piu'  cruenti  della  regione,  i  cui  assetti criminali sono  attualmente  in  fase  di  riorganizzazione,  che  ha dimostrato capacita' di  infiltrazione  negli  apparati  pubblici  ed imprenditoriali, insinuandosi nel sistema degli affidamenti  e  della gestione del patrimonio comunale.
    L'organo ispettivo evidenzia come  in  occasione  delle  elezioni amministrative  del  giugno  2017  alcuni  esponenti   della   locale organizzazione criminale si siano  attivati  per  procurare  voti  in favore di colui  che  all'esito  delle  consultazioni  elettorali  e' risultato  eletto  sindaco.  Peraltro  documentati  episodi   nonche' pubblicazioni  sui  profili  social  di  quel  periodo  attestano  la vicinanza della  locale  famiglia  mafiosa  al  menzionato  candidato sindaco.
    Il prefetto  di  Palermo  pone  in  rilievo  l'esistenza  di  una complessa rete  di  amicizie,  frequentazioni  e  cointeressenze  tra amministratori  comunali,  dipendenti  dell'ente  locale  e  soggetti appartenenti o  contigui  a  famiglie  malavitose  evidenziando  come questi ultimi,  come  sara'  meglio  precisato  in  seguito,  abbiano beneficiato di favor nell'acquisizione di pubbliche  commesse,  negli affidamenti del patrimonio comunale o di omessi controlli in  materia di abusivismo edilizio.
    La limitata estensione territoriale del comune e la sua contenuta dimensione  demografica,  elementi  che  favoriscono  una   capillare conoscenza delle dinamiche  territoriali,  avrebbero  dovuto  indurre coloro che rivestono cariche  pubbliche  ad  esercitare  un  adeguato controllo  sociale  e  ad  adottare  non  solo   prudenziali   scelte politico-amministrative ma  anche,  per  quanto  attiene  alla  sfera relazionale,   un'effettiva   presa   di   distanza   dalle    locali organizzazioni criminali.
    In particolare dalle risultanze dell'accesso ispettivo  viene  in rilievo un'illegittima ed anomala commistione  nella  gestione  degli affidamenti di  lavori  pubblici,  con  un'indebita  ingerenza  degli organi  politici  sull'operato  degli   organi   amministrativi,   in contrasto con il principio di separazione dei poteri di  indirizzo  e programmazione, propri degli organi politici,  da  quelli  gestionali dell'apparato dirigente.
    Relativamente al servizio di raccolta e smaltimento  dei  rifiuti urbani emerge che la normativa regionale prevede  un  complesso  iter istruttorio in base al quale -  previa  individuazione  degli  ambiti territoriali ottimali (ATO) e delle A.R.O. (Aree raccolta ottimali) - e' riconosciuto ai comuni, in forma singola o associata,  l'esercizio delle funzioni  in  materia  di  rifiuti,  compresa  la  stipula  del contratto d'appalto. In particolare, le leggi regionali numeri 9/2010 e 3/2013 prevedono che i comuni - previa costituzione di un'A.R.O.  - per procedere in  forma  singola  o  associata,  all'affidamento  del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti  devono  preventivamente presentare all'assessorato regionale un apposito piano di  intervento completo degli atti di gara  affidando  poi  il  servizio  dopo  aver acquisito il parere dell'assessorato regionale.
    Il Comune di San Cipirello in associazione con altro ente  locale procedeva alla costituzione di un A.R.O. denominata  «Jato  ambiente» che,  effettuati  i  numerosi,  preliminari,  adempimenti  istruttori predisponeva il prescritto progetto unico di  gestione  del  servizio raccolta e smaltimento rifiuti approvato dalla  regione  con  decreto dell'11 marzo 2015. Conseguentemente, da quella data,  il  Comune  di San  Cipirello  e  l'ente  locale  associato  costituiti  in   A.R.O. assumevano, sulla base delle disposizioni regionali,  la  titolarità esclusiva della gestione del  servizio  in  questione  che  avrebbero dovuto garantire e svolgere secondo le menzionate normative.
    Tutto  ciò  non  è  accaduto  atteso  che  il  sindaco  di  San Cipirello, ha proceduto come se la menzionata ARO non esistesse  e  - come più dettagliatamente evidenziato nella relazione del prefetto - ha disatteso le disposizioni della legge, adottando,  reiteratamente, numerose  ordinanze  sindacali,  prive  di  motivazioni,  che   hanno determinato, in  un  ristretto  arco  temporale,  numerose  procedurenegoziate e ripetute proroghe, arbitrariamente  disposte  realizzando quindi una sistematica, artificiosa frammentazione del servizio.      La relazione del prefetto, esaminate anche le numerose  determine dirigenziali  emesse  per  l'affidamento  di   tale   servizio,   che riproducono  le  medesime  violazioni  di  legge  gia'  presenti  nei menzionati atti sindacali  a  cui  hanno  dato  esecuzione,  pone  in rilievo come il descritto modus  operandi  abbia  dato  luogo  ad  un sostanziale monopolio del servizio dal quale hanno  tratto  vantaggio due imprese i' cui titolari sono  «vicini»  al  primo  cittadino  e/o stretti congiunti di soggetti contigui o  riconducibili  alla  locale criminalita'.
    Viene inoltre evidenziato che anche la gara per  il  conferimento della   frazione   organica   presso   l'impianto   di    stoccaggio, caratterizzata  da  numerose  anomalie,  in  particolare  per  quanto riguarda la valutazione delle offerte, è stata  aggiudicata  ad  una delle due menzionate  ditte,  circostanza  che  evidenzia  come  tale impresa goda presso il Comune di  San  Cipirello  di  un  particolare «diritto di prelazione» rispetto alle concorrenti.
    Anche le verifiche effettuate sul cimitero comunale  hanno  posto  in rilievo una gestione  caratterizzata  da  numerose  violazioni  di   legge.
    In tale  ambito  l'organo  ispettivo  evidenzia  che  all'interno dell'area cimiteriale,  caratterizzata  da  un'allarmante  situazione igienico sanitaria, sono stati eseguiti numerosi lavori in assenza di  autorizzazioni e che  il  titolare  di  una  delle  ditte  che  hanno effettuato  interventi  all'interno  della  suddetta  area  -   ditta  costituita nel luglio 2018, solamente  un  mese  dopo  l'insediamento dell'amministrazione in carica - annovera assidue frequentazioni  con  esponenti della locale organizzazione criminale oltre  ad  essere  in stretti rapporti di amicizia con il primo cittadino.
    Viene altresì  rappresentato  che  un  mezzo  agricolo  presente all'interno del cimitero e utilizzato per il trasporto del  materiale e lo  smaltimento  dei  rifiuti,  è  intestato  ad  una  azienda  di proprietà di un  amministratore  comunale,  mentre  un  altro  mezzo meccanico, anch'esso presente nel sito, è di proprietà del titolare di una locale impresa di pompe funebri, gravato da precedenti penali, avente rapporti di parentela con soggetti pregiudicati per  reati  di mafia nonche' legato da  uno  stretto  rapporto  di  amicizia  con  i  vertici dell'amministrazione. La citata impresa di  onoranze  funebri ha inoltre alle sue dipendenze  un  soggetto  gravato  da  precedenti penali  e  riconducibile  per  rapporti  di  parentela  ad   ambienti controindicati.
    E' stato inoltre riscontrato che tutte  le  concessioni  riferite alle sepolture c.d. gentilizie sono state rilasciate  in  assenza  di bando pubblico ed inoltre che per  talune  sepolture,  sprovviste  di certificato di agibilità,  non  risulta  sia  mai  stata  presentata alcuna richiesta di ordinaria manutenzione e/o ristrutturazione.
    Ulteriore vicenda che  emblematicamente  attesta  la  propensione dell'ente ad agire eludendo disposizioni di legge è emersa all'esito
dell'analisi della procedura di affidamento dell'asilo nido  comunale
disposta sulla base di un finanziamento di oltre 410.000 euro erogato  dal Ministero dall'interno.
    Al riguardo viene rilevato che la  commissione  esaminatrice,  in violazione   delle   direttive   comunitarie   e   delle   specifiche disposizioni del nuovo codice dei contratti pubblici, ha escluso  una societa' concorrente per asserita  violazione  delle  previsioni  del bando  di  gara  ed  ha  anche  omesso  di   comunicarne   l'avvenuta esclusione.
    In  relazione,  alla  manutenzione  dell'impianto   comunale   di pubblica illuminazione e' emerso che  l'amministrazione  comunale  ha affidato  il  servizio  nel  luglio  2017  ad  una  locale  ditta   esuccessivamente,  sulla  base  di   determine   dirigenziali   e   di un'ordinanza sindacale - adottate in  violazione  delle  disposizioni comunitarie e comunque del principio di «rotazione  degli  incarichi» di cui all'art. 30, comma 1, del decreto legislativo n. 50/2016 -  ha disposto, sempre in favore della medesima  ditta,  continue  proroghe consentendo, di fatto, che  la  stessa,  i  cui  titolari  annoverano precedenti di polizia e frequentazioni con  soggetti  controindicati, continuasse a gestire il servizio ininterrottamente senza il  ricorso ad alcuna gara.
    Ulteriori elementi che attestano una  gestione  dell'ente  avulsa dal rispetto dei principi di legalita' sono  emersi  all'esito  delle verifiche  effettuate  sul  patrimonio  comunale.  Numerosi  beni  di proprieta' dell'ente, infatti, sono stati concessi in uso a terzi  in violazione di disposizioni di legge e del  regolamento  comunale  che impone  l'espletamento  di  procedure  «ad  evidenza  pubblica»   per l'individuazione del concessionario cui assegnarne la gestione.      In proposito viene segnalata l'assegnazione di un'area comunale - avvenuta subito dopo l'insediamento della nuova amministrazione sulla base di una mera autorizzazione verbale del  sindaco,  in  violazione del testo  unico  delle  leggi  di  pubblica  sicurezza  e  senza  il pagamento di alcun  canone  -  disposta  in  favore  di  un  soggetto riconducibile   per   stretti   rapporti   parentali   ad    ambienti controindicati che svolge  abusivamente  su  quell'area  un'attivita' ludico sportiva.      Gravi violazioni di legge sono state riscontrate all'esito  delle verifiche  disposte  su  alcuni  capannoni  di  proprieta'   comunale collocati in un'area industriale per i quali  l'organo  ispettivo  ha riscontrato,  anche  in  questo   caso,   l'anomala   e   illegittima composizione  delle  commissioni  di  gara  costituite  per  la  loro assegnazione nonche' la mancata riscossione dei canoni di concessione e l'assenza di controlli in particolare sugli effettivi occupanti dei capannoni  che  in  alcuni  casi  sono  risultati   essere   soggetti riconducibili ad ambienti controindicati.
    Risulta al riguardo evidente come una siffatta gestione dei beni, in un contesto territoriale seriamente compromesso dalla presenza  di gruppi mafiosi assuma profili di maggiore gravita'  per  il  riflesso che puo' avere sulla collettivita' locale e sulla pubblica opinione.
    Ulteriore sintomatica  circostanza  che  attesta  l'esistenza  di un'intricata rete di rapporti e cointeressenze tra apparato  politico ed esponenti della criminalita' organizzata  e'  rappresentata  dalla vicenda relativa alla presenza del sindaco e di altri  amministratori comunali all'inaugurazione  di  un'attivita'  commerciale  presso  un capannone abusivamente  realizzato,  di  proprieta'  di  una  persona riconducibile ad una locale famiglia mafiosa.
    Le  circostanze  analiticamente  esaminate   e   dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto hanno  rivelato  una  serie  di condizionamenti nell'amministrazione comunale di San Cipirello, volti a  perseguire  fini  diversi  da  quelli  istituzionali,  che   hanno determinato   lo   svilimento   e   la   perdita   di    credibilita' dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della collettivita',  rendendo  necessario  l'intervento  dello  Stato  per assicurare la riconduzione dell'ente alla legalita'.
    Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di San Cipirello (Palermo), ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo  18  agosto 2000, n. 267.
    In  relazione  alla  presenza  ed  all'estensione  dell'influenza criminale,  si  rende  necessario  che  la  durata   della   gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.

      Roma, 18 giugno 2019

                               Il Ministro dell'interno: Salvini





DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 giugno 1992 

Scioglimento del consiglio comunale di Capaci. (GU n. 136 del 11-6-1992) 

ALLEGATO Al Presidente della Repubblica Il consiglio comunale di Capaci, eletto nelle consultazioni elettorali del 29 maggio 1988 presenta fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso. Invero con il rapporto del prefetto di Palermo del 14 maggio 1992 sono state evidenziate forme di pressione a carattere intimidatorio che compromettono l’imparzialità degli organi elettivi ed il buon andamento dell’amministrazione di Capaci. 

Nel periodo intercorrente tra il 28 settembre 1991 ed il mese di aprile 1992, e più specificamente a seguito della mancata approvazione da parte del consiglio comunale della “convenzione con annessi piani di lottizzazione di varie ditte”, si sono susseguiti gravi episodi di violenza contro alcuni componenti del consiglio comunale, costituenti inequivocabili tentativi di coartazione della determinazione dell’organo elettivo. 

In particolare il 30 ottobre 1991 l’auto del consigliere Giuseppe Provenza é stata segnata con una croce con liquido imbrattante; 

il 13 novembre 1991 l’auto dell’assessore Francesco Taormina é stata incendiata; 
il 14 novembre 1991 é stata incendiata la falegnameria del consigliere Paolo Billante; 
il 23 gennaio 1992 sono stati rotti i vetri dell’auto del predetto assessore Francesco Taormina; 
il 1° febbraio 1992 é stato dato alle fiamme un deposito di cabine di legno di cui era comproprietario il consigliere Vincenzo Longo;
il 12 febbraio 1992 é stata incendiata l’auto del consigliere Giuseppe Siino;
il 2 aprile 1992 una esplosione da ordigno ha provocato ingenti danni ad un immobile del ragioniere capo del comune di Capaci Salvatore Giambona; 
il 7 aprile 1992 sono stati frantumati i vetri dell’auto del già richiamato consigliere Giuseppe Provenza. 

Nella citata serie di fatti si sono inserite prima le dimissioni dell’assessore Taormina e poi dell’intera giunta. Tali vicende, tuttora al vaglio dell’autorità giudiziaria, hanno avuto ampia eco di stampa ed hanno determinato apprensione nell’opinione pubblica ed anche in sede di assemblea regionale alcuni parlamentari hanno invocato lo scioglimento del consiglio di Capaci denunciando la drammatica situazione in cui “la mafia terrorizza chi si batte per un mutamento della società”. 

Dalle indagini svolte é inoltre emerso che alcuni componenti del consiglio sono stati coinvolti in inchieste e procedimenti penali in relazione a diversi 25 reati e che altri sono stati e sono in rapporti di parentela, amicizia o di affari con personaggi indiziati di appartenere ad organizzazioni mafiose, già sottoposti alla misura di prevenzione speciale della P.S. ai sensi della legge n. 31 maggio 1965, n. 575. 

In particolare: Vassallo Salvatore - sindaco dal 1988 al maggio 1991 e già presente nel consiglio eletto nel 1983 - risulta essere allegato da vincoli di parentela nonché di affinità con Billeci Salvatore, imprenditore edile indiziato di appartenere ad organizzazione mafiosa, già sorvegliato speciale di P.S. ai sensi della legge n. 575/65. 

Insieme i predetti sono stati azionisti della “Copacabana S.p.a.” facente capo al noto mafioso Gaetano Badalamenti destinata al riciclaggio dei proventi del traffico internazionale della droga; 
Riccobono Giovanni - sindaco dal 24 maggio 1991 al febbraio 1992 - attualmente assessore e già presente nel consiglio eletto nel 1983, risulta essere legato da affinità a Bruno Francesco, detenuto, ritenuto appartenente al clan dei Corleonesi. 

Nei confronti del Riccobono in data 4 aprile 1992 é stato richiesto il rinvio a giudizio per accertare se, nella decisione adottata in qualità di sindaco, di sciogliere la seduta consiliare del 28 settembre 1991, nel corso della quale erano stati presentati per l’approvazione alcuni piani di lottizzazione edilizia non approvati dai consiglieri presenti, ricorra l’ipotesi di reato di abuso di atti d’ufficio ex art. 323, comma secondo, del codice penale. 

La constatazione che ben dodici dei consiglieri attualmente in carica facessero già parte del precedente consiglio eletto nel 1983 fa, inoltre, verosimilmente ritenere che da lungo tempo gli stessi siano sottoposti alle pressioni esterne ed alle influenze mafiose che di recente si sono così violentemente manifestate. 

All’attuale al vaglio dell’autorità giudiziaria risultano, inoltre, essere sottoposti ulteriori fatti di rilevanza penale quali reati contro la P.A., attentati ed intimidazioni di tipo mafioso, appalti, gestioni di società illecite, manipolazioni di concorsi pubblici, lottizzazioni illegali e frequentazioni sospette di persone indiziate come mafiose che comunque coinvolgono l’amministrazione comunale di Capaci. 

La sussistenza di elementi sintomatici di una situazione di illegalità diffusa e di degrado amministrativo, oltre che da quanto sopra esposto, é comprovata dalle ricorrenti crisi amministrative dell’ente, nonché dal proliferare del fenomeno dell’abusivismo edilizio nel territorio comunale. Aspetto quest’ultimo che testimonia la mancanza di una volontà specificamente tesa a contrastare il fenomeno medesimo, tant’é vero che l’amministrazione non ha ancora approvato il piano regolatore generale né ha provveduto alla definizione delle numerosissime istanze di sanatoria edilizia pervenute al comune fin dal 30 giugno 1987. 

A tale perdurante inefficienza, che delude le legittime aspettative della collettività locale, consegue un evidente pregiudizio per la normalizzazione dell’assetto del territorio e delle attività socio-economiche ad esso collegate. Infine a delineare il quadro di inquinamento in cui versa l’amministrazione di Capaci concorre la recente denuncia per truffa aggravata di sette impiegati comunali risultati ingiustificatamente assenti, nel corso di un controllo antiassenteismo effettuato il 17 aprile 1992, benché i relativi cartellini segnatempo fossero regolarmente timbrati. 

Il clima di grave condizionamento e degrado, in cui versa il consiglio comunale di Capaci, la cui libera determinazione risulta piegata agli interessi delle locali organizzazioni mafiose; la palese inosservanza del principio di legalità nella gestione dell’ente e l’uso distorto della cosa pubblica utilizzata per il perseguimento di fini estranei al pubblico interesse hanno minato ogni principio di salvaguardia della sicurezza pubblica e, nel compromettere le legittime aspettative della popolazione ad essere garantita nella fruizione dei diritti fondamentali, hanno ingenerato diffusa sfiducia nella legge e nelle istituzioni da parte dei 26 cittadini. 

Da quanto sopra esposto emerge l’esigenza dell’intervento dello Stato mediante provvedimenti incisivi in direzione dell’amministrazione di Capaci, caratterizzata da costanti collegamenti diretti ed indiretti tra amministratori e criminalità organizzata che condizionano la libera determinazione degli stessi, inficiano il buon andamento dell’amministrazione ed il regolare funzionamento dei servizi alla medesima affidati. 

Il prefetto di Palermo, ai sensi dell’art. 1, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge 22 luglio 1991, n. 221, ha dato avvio alla procedura di scioglimento del consiglio comunale di Capaci con relazione n. G9206718/Gab del 14 maggio 1992 e nelle more, ritenuti sussistenti i motivi di urgente necessità richiesti dalla legge, con provvedimento del 27 maggio 1992, n. G9206718/Gab, ha disposto la sospensione del consiglio comunale del sindaco e della giunta comunale di Capaci. 

Ritenuto per quanto esposto che ricorrano le condizioni indicate nell’art. 1 del decreto legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge 22 luglio 1991, n. 221, che legittimano lo scioglimento del consiglio comunale di Capaci (Palermo) si formula rituale proposta per l’adozione della misura di rigore. Roma, 4 giugno 1992 Il Ministro dell’interno: SCOTTI


https://ifattidiisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/12/117690774-decreti-scioglimento-consigli-comunali-isola-delle-femmine-misilmeri-capaci.pdf


Isola delle Femmine, Comune sciolto per mafia

IL CAPOMAFIA di Isola delle Femmine, Pietro Bruno, uno dei fedelissimi di Salvatore Lo Piccolo, poteva contare su buone entrature all' interno del municipio. Soprattutto per ottenere comode concessioni edilizie. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Carini avevano fatto scattare, ad aprile, una verifica della prefettura: ieri pomeriggio il Consiglio dei ministri ha deciso lo scioglimento del Consiglio comunale di Isola delle femmine, per infiltrazioni mafiose. Decade anche la giunta di centrosinistra presieduta da Gaspare Portobello. Il governo non ha avuto dubbi, accogliendo del tutto la proposta del ministro dell' Interno Anna Maria Cancellieri, che si fondava sui risultati dell' ispezione avviata dalla prefettura di Palermo. Il caso era nato nel 2009, con le denunce dei consiglieri di "Rinascita isolana", la minoranza in Consiglio comunale guidata dall' ex sindaco Stefano Bologna: venivano chieste le dimissioni dell' assessore Marcello Cutino, per una parentela scomoda, ma non solo per quella. La moglie di Cutino è parente del boss Pietro Bruno, arrestato nell' operazione "Addiopizzo 5". L' opposizione denunciava gli interessi di Bruno in una società impegnata a lottizzare un grosso terreno di Capaci. I carabinieri hanno così iniziato un lavoro certosino per ricostruire le ultime frequentazioni e soprattutto gli affari del boss: è emerso che due persone a lui vicine avevano ottenuto in tempi veloci due concessioni edilizie dal Comune di Isola delle Femmine: per uno dei cantieri, dove era prevista la realizzazione di tre ville, il progettista era un ex assessore poi nominato dal sindaco Portobello consulente in materia di «vivibilità urbana e piani strategici territoriali». Nel febbraio del 2011 il dipartimento regionale dell' Urbanistica ha stabilito che la «concessione edilizia risulta essere stata rilasciata illegittimamente». Nella corposa informativa predisposta dal comando provinciale dei carabinieri ci sono le storie di altre strane concessioni o sanatorie. Dice Pino Ciampolillo, dell' associazione "Isola pulita", uno dei primia denunciare strane presenze in Consiglio comunale: «Adesso tutte le persone di buona volontà dovranno stringersi attorno ai commissari inviati dal governo. La situazione di Isola è drammatica, soprattutto per la gestione del territorio. Uno dei primi provvedimenti della nuova gestione dovrà essere un deciso rinnovamento all' ufficio tecnico comunale». Il sindaco Portobello si difende: «Siamo di fronte a un attacco politico, noi la mafia l' abbiamo sempre combattuta».E annuncia che farà ricorso contro il provvedimento del Consiglio dei ministri. Il rapporto dei carabinieri è finito anche in Procura, ed è all' attenzione del pm Francesco Del Bene, che indaga sulle cosche della zona occidentale di Palermo: i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono in carcere, ma alcuni dei loro fedelissimi restano ancora molto attivi. Proprio uno dei pizzini trovati ai Lo Piccolo nel 2007 faceva riferimento a grossi lavori a Isola delle Femmine. Pietro Bruno non era davvero l' ultimo arrivato: è uno degli vecchi di Cosa nostra, un tempo era legato addirittura al capomafia di Cinisi Gaetano Badalamenti. Poi, come tanti altri mafiosi imprenditori, aveva abbandonato il boss perdente per passare con Riina e Provenzano.


DECRETI SCIOGLIMENTO C.C. CORLEONE ISOLA DELLE FEMMINE CAPACI

PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 agosto 2016 Scioglimento del comune di Corleone e nomina della commissione straordinaria.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

Considerato che nel comune di Corleone (Palermo) gli organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012; 

Considerato che, dall'esito di approfonditi accertamenti, sono emerse forme di ingerenza della criminalita' organizzata che hanno esposto l'amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialita' dell'attivita' comunale; 

Rilevato, altresi', che la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalita' organizzata ha arrecato grave pregiudizio agli interessi della collettivita' e ha determinato la perdita di credibilita' dell'istituzione locale; 

Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale di Corleone, si rende necessario far luogo allo scioglimento del consiglio comunale e disporre il conseguente commissariamento, per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico e per assicurare il risanamento dell'ente locale;
Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; 

Ritenuto, inoltre, di dare adeguata informazione al Presidente della Regione Siciliana; 

Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 10 agosto 2016, alla quale e' stato debitamente invitato il Presidente della Regione Siciliana;

Decreta: 
Art. 1  Il consiglio comunale di Corleone (Palermo) e' sciolto. 

Allegato 

Al Presidente della Repubblica 
Nel comune di Corleone (Palermo) sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e l'imparzialita' degli organi eletti nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012, nonche' il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi.

 Le risultanze di alcune indagini della magistratura, unitamente ad un'attenta attivita' informativa svolta dalle forze dell'ordine, hanno fatto emergere i vincoli familiari e i rapporti che legano amministratori ed esponenti dell'organizzazione mafiosa denominata cosa nostra, nonche' alcuni significativi elementi, anche relativi a procedimenti amministrativi, che rendono plausibili tentativi di infiltrazione mafiosa all'interno dell'ente. 

La descritta situazione ha indotto il prefetto di Palermo a disporre, con decreto del 15 gennaio 2016, l'accesso presso il comune, ai sensi dell'art. 143, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUOEL), per gli accertamenti di rito. 

Al termine dell'indagine ispettiva il prefetto, su conforme parere del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo - D.D.A. e del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, ha redatto l'allegata relazione in data 23 maggio 2016, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per l'applicazione della misura prevista dall'art. 143 del TUOEL. 

I lavori della commissione hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale, la cornice criminale ove si colloca l'ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e la locale consorteria. 

Il contesto mafioso del mandamento di Corleone - che si e' connotato per il clima di omerta', di connivenze e per la forte contiguita' delle diverse consorterie locali - ha espresso, negli anni, un'organizzazione criminale particolarmente efferata ed autorevole, i cosiddetti corleonesi, che annovera personaggi la cui portata criminale ha travalicato i confini locali, mantenendo integra, nel tempo, l'organizzazione economica e sociale dei clan, nonostante le diverse vicende che hanno interessato i sodali. 

La cattura di esponenti storici e di personaggi di spicco del sodalizio e le successive condanne a lunghe pene detentive hanno fatto si' che la conduzione degli interessi di cosa nostra venisse affidata a fiduciari, legati agli esponenti criminali da stretti vincoli familiari. In tal modo, il figlio di uno stretto congiunto di un capomafia corleonese assumera' la carica di capo mandamento di Corleone in assenza del vertice mafioso, gestendo, insieme ad un altro congiunto, importanti interessi economici legati ad affari illeciti. Analogamente, nel periodo di latitanza, un diverso vertice di cosa nostra, affidera' al figlio di un vicino parente, di cui e' stato comprovato il ruolo apicale all'interno dell'organigramma corleonese, la cura degli affari dell'organizzazione criminale e la gestione dell'aspetto logistico della latitanza del boss mafioso. Lo stesso reggente del sodalizio costituira' anche il fondamentale tramite per dare esecuzione agli ordini impartiti dal latitante e per la riscossione delle tangenti sul territorio. 

Dopo l'arresto dei due fiduciari di cui si e' fatto cenno, secondo quanto risulta dalle indagini condotte dalla magistratura inquirente, il mandamento e' stato affidato ad altro sodale, che ha mantenuto stretti rapporti con le citate famiglie mafiose, essendo ad esse legato per vincoli familiari. Nel novembre 2015, il predetto sodale reggente del mandamento e' stato arrestato per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, all'esito di attivita' investigative svolte a seguito della denuncia di un funzionario di altro ente, destinatario di un episodio estorsivo. 

Le indagini hanno evidenziato la presenza sul territorio di un'organizzazione criminale prevalentemente dedita alla commissione di reati estorsivi col tipico metodo mafioso ed hanno definito ruoli e funzioni degli appartenenti al sodalizio, permettendo cosi' anche la ricostruzione dell'assetto della famiglia mafiosa di un comune contermine. A tal riguardo, infatti, le investigazioni hanno messo in luce il ruolo di riferimento e di collegamento tra la famiglia mafiosa del predetto comune e' il mandamento corleonese, svolto da undipendente del comune di Corleone, che si e' dimostrato in grado di risolvere i conflitti tra i due gruppi criminali, con determinazione ed esercitando un potere carismatico, pur mantenendo un atteggiamento di basso profilo per non insospettire le forze dell'ordine. 

Il predetto dipendente comunale e' stato tratto in arresto nel settembre 2014 in quanto ritenuto responsabile, in concorso con altri, del reato di estorsione ed associazione per delinquere di stampo mafioso e lo scorso 22 febbraio 2016 e' stato condannato, in primo grado, alla pena di anni 12 di reclusione. Fonti tecniche di prova hanno consentito di appurare il ruolo centrale svolto dallo stesso all'interno dell'organizzazione criminale, in occasione degli incontri tra soggetti affiliati mafiosi, per programmare attivita' delittuose. 

Quanto all'amministrazione comunale, e' innanzitutto significativo che gran parte degli amministratori eletti nel corso delle consultazioni amministrative del 2012 avesse gia' fatto parte degli organi di governo dell'ente nella precedente consiliatura e, talora, anche in quella eletta nel 2002. Nella consiliatura 2007-2012, infatti, oltre la meta dei consiglieri dell'ente erano gia' stati componenti del consiglio comunale e, in particolare, il sindaco in carica aveva svolto le funzioni consiliari ed il vicesindaco quelle di presidente del consiglio comunale. 
Dalle risultanze dell'accesso emerge anche una contiguita' tra esponenti della criminalita' organizzata corleonese o tra persone ad essi vicine e gli amministratori comunali, favorita da un fitto intreccio di legami parentali, da rapporti di frequentazione o da una comunanza di interessi economici. 

Gli accertamenti ispettivi hanno, inoltre, messo in luce alcune circostanze indicative dei rapporti tra i componenti del governo locale e cosa nostra. 

I legami tra la famiglia del sindaco e la locale famiglia mafiosa sono suggellati anche da particolari vincoli che assumono, in quel territorio, un alto valore simbolico all'interno delle consorterie: si tratta della scelta del "padrino" o della "madrina" in occasione della celebrazione di sacramenti religiosi. Emblematica e' la circostanza che i "padrini" sia del primo cittadino che di un suo stretto parente siano esponenti o persone strettamente imparentate con personaggi della mafia locale.

 Tra gli amministratori, assume rilievo l'incontro tra un assessore ed un soggetto condannato per associazione di stampo mafioso avvenuto all'interno di un esercizio commerciale, nel febbraio 2015, nel corso del quale i due si sono salutati scambiandosi il rituale "doppio bacio" mafioso. 

Quanto ai consiglieri comunali, rileva ai fini della presente relazione il danneggiamento ad un escavatore subito da un amministratore, eletto tra le fila della maggioranza ma passato all'opposizione per contrasti con il sindaco. 

L'evento - secondo le successive indagini - è da ritenere una forma di ritorsione nei confronti del consigliere, considerato troppo vicino ad un imprenditore - titolare di una ditta individuale e di altra società - con il quale aveva costituito una società imprenditoriale di fatto, non legalmente formalizzata. Infatti, l'escavatore, di proprietà dell'imprenditore era in realtà in uso esclusivo dell'amministratore che, nella circostanza, dichiarava agli inquirenti di aver acquistato il mezzo, ma di non aver ancora provveduto al relativo passaggio di proprietà. Dell'imprenditore, il cui nominativo risulta nell'albo delle ditte di fiducia dell'ente, relativo agli anni 2012/2015, il prefetto di Palermo segnala i rapporti con la consorteria mafiosa. 

Nel corso di indagini finalizzate ad individuare gli autori di un reato di tentata estorsione ai danni di un imprenditore - titolare di una ditta che è risultata affidataria nel 2013 di lavori presso il campo sportivo comunale - è emerso che un soggetto, poi divenuto consigliere comunale a Corleone, si era interessato affinché' il predetto imprenditore facesse lavorare, all'interno del cantiere, una ditta vicina a cosa nostra, nonché' il congiunto di un sodale e un mafioso appena scarcerato, parente e fiancheggiatore del locale capomafia, di cui si è detto in precedenza. 

Nella vicenda e' coinvolto anche il predetto dipendente comunale - allora custode del campo sportivo, nei cui uffici si svolgevano incontri tra associati ed affiliati mafiosi per programmare attività delittuose - che ha esercitato pressioni finalizzate all'assunzione dell'esponente malavitoso. 

Emblematica e' la circostanza che il comune non si sia costituito parte civile nel procedimento penale instaurato dopo l'arresto del proprio dipendente. 

Gli accertamenti ispettivi della commissione d'accesso tratteggiano una struttura amministrativo-burocratica formata da soggetti legati tra loro da rapporti parentali o adusi a frequentazioni controindicate. 

L'apparato burocratico ha subito, nel tempo, diversi interventi di riorganizzazione, con frequenti cambi ai vertici dei settori e con la costituzione di due ulteriori uffici tecnici posti alle dipendenze di persone assunte con contratto a tempo determinato e part-time, cui sono state attribuite mansioni sottratte alle strutture gia' esistenti. L'iniziativa di nominare i due nuovi capi-settore, secondo quanto riferito da due amministratori dell'ente, sarebbe stata assunta direttamente dal sindaco, senza consultazioni con la maggioranza consiliare e con la giunta, ed avrebbe inciso sulle competenze di due dirigenti tecnici di molo del comune, preposti ai servizi le cui attribuzioni sono state ridotte. 

La rete familiare e la comunanza di interessi con la criminalista' organizzata ha costituito il substrato nel quale si e' esplicato il condizionamento dell'amministrazione, comprovato da una serie di fatti gravi e concreti, che hanno determinato una situazione di vantaggio per soggetti facenti parte di cosa nostra o vicini alla consorteria, la cui responsabilità' deve essere ricondotta all'ente. 

Le attivita' connesse alla gestione del ciclo dei rifiuti sono quelle che suscitano maggiore interesse da parte della criminalità' organizzata, sia per gli enormi proventi che ne derivano, sia per la possibilità' di esercitare un capillare controllo del territorio. 

Il comune di Corleone - che insieme ad altri comuni faceva parte dell'Area Territoriale Ottimale Palermo 2 (ATO PA 2), oggi in fallimento - sfruttando le difficolta' incontrate dalla societa' incaricata della raccolta, ha garantito a societa' private, collegate a consorterie mafiose locali, lo svolgimento del servizio di raccolta rifiuti. 

Secondo quanto emerge anche dagli atti della commissione d'accesso, il comune ha perseguito gli interessi delle locali famiglie mafiose, fin dai primi momenti di crisi dell'ATO, ostacolando le procedure comunali relative all'istituzione dell'Area di raccolta ottimale (ARO), prevista da specifiche disposizioni regionali in materia di gestione del ciclo dei rifiuti. 

Grave e', infatti, la circostanza che nonostante, nel 2014, l'Ufficio tecnico comunale avesse preparato tutta la documentazione costitutiva dell'ARO, nonche' il Piano di intervento per la raccolta dei rifiuti solidi urbani sul territorio di Corleone, dopo l'approvazione da parte della giunta, la relativa delibera consiliare non sia mai stata adottata, per espressa volonta' del sindaco. 

Per contro, il sindaco, dal mese di febbraio 2015, ha dato avvio ad una gestione straordinaria del servizio disponendo, con proprie ordinanze contingibili ed urgenti, interventi sussidiari attraverso noli affidati a due imprese, di cui una riconducibile ad un soggetto vicino alla locale famiglia mafiosa, che ne e' di fatto l'amministratore, e l'altra amministrata da un componente del consiglio di amministrazione della prima. 

Nei' confronti delle predette ditte, il prefetto di Palermo, lo scorso 15 luglio 2016, 
ha emanato distinti provvedimenti interdittivi, disponendo anche, per una delle imprese, la cancellazione e, per l'altra, il diniego dell'iscrizione nella cosiddetta white list, istituita presso la prefettura di Palermo. 

Gli accertamenti svolti dalla commissione di accesso hanno reso evidente che i noli contratti dall'amministrazione comunale celano un vero e proprio affidamento di appalto del servizio. 

Il prefetto osserva che, solo nel novembre 2015 e nel febbraio 2016, i rapporti con la seconda ditta saranno disciplinati con due contratti stipulati in forma pubblica, ma privi dei piu' elementari requisiti dell'atto pubblico e, cioe', dell'indicazione circa l'esatta durata del contratto e della specificazione del costo del servizio in un arco temporale preciso. Infatti, la durata dell'appalto viene collegata "all'esaurimento delle risorse impegnate". 

Singolare e' anche la circostanza che i due contratti siano stati sottoscritti in vigenza di un atto di indirizzo della giunta che - esercitando una competenza impropria - dichiara cessato lo stato di emergenza ed incarica il responsabile del servizio di espletare una regolare procedura di' gara. 

Il comune di Corleone ha esternalizzato il servizio di accertamento e riscossione dei tributi, scegliendo un concessionario tra le societa' selezionate da un'associazione costituita per l'espletamento di alcuni servizi, alla quale l'ente ha aderito con delibera di giunta del dicembre 2013. L'iniziativa dell'amministrazione aveva lo scopo di abbattere i tempi necessari per l'indizione di una eventuale gara da gestire in proprio, perseguendo, nel contempo, obiettivi di economicita', convenienza e contenimento dei costi. 

La scelta del comune ha trovato, tuttavia, la ferma opposizione del collegio dei revisori che aveva contestato la convenienza economica dell'iniziativa, evidenziando anche un non proficuo utilizzo del personale del competente ufficio comunale. Peraltro, anche l'Autorita' nazionale anticorruzione aveva obiettato che la ditta prescelta non rispondeva ai modelli organizzativi previsti dalla vigente normativa e che le gare espletate dalla societa' risultavano prive del presupposto di legittimazione. 

Nonostante i rilievi, il servizio risulta ancora esternalizzato ed e' svolto da una ditta subentrata alla prima societa' assegnataria, la quale detiene il 45% delle quote azionarie dell'attuale gestore. Dall'esame della situazione economica del comune, a far data dall'affidamento del servizio al concessionario, si registra un calo di oltre 40 punti percentuali nella riscossione ordinaria dei tributi, che passa dal 73% al 25%. 

Tra gli utenti morosi vi sono esponenti della locale consorteria e familiari di amministratori ed e' inoltre significativo che il referente della societa' sia stato consigliere della prima assegnataria e sia affine del capo di un mandamento contiguo a quello di Corleone, come e' stato accertato nel corso di indagini condotte dalle forze di polizia.

 Come rileva il prefetto di Palermo, i titolari di molte delle imprese iscritte all'albo si trovano in rapporti di forte contiguita' o addirittura di appartenenza alle locali consorterie mafiose. Dette ditte sono risultate destinatarie di affidamenti diretti o a trattativa privata per l'esecuzione di lavori o per l'espletamento di servizi di competenza comunale. Si fa, in particolare, riferimento ai lavori eseguiti negli anni 2012-2015 da una ditta il cui titolare e' aduso a frequentazioni controindicate ed e' stato coinvolto nella vicenda relativa alla tentata estorsione di cui si e' gia' parlato ed a quelli affidati in via diretta ad altra ditta, i cui soci sono stati reiteratamente notati dalle forze di polizia in compagnia di esponenti, anche di spicco, del clan locale. 

Quanto ai servizi, viene segnalato quello relativo alla mensa scolastica, assegnato ad una ditta vicina alla criminalita' organizzata, con procedura anomala caratterizzata dal frazionamento dell'appalto, che e' quindi rimasto sempre sotto-soglia.

 Anche in occasione dell'affidamento di incarichi legali, l'azione dell'ente e' stata condizionata dagli interessi della criminalita' organizzata: nonostante il comune si sia dotato di un albo di legali di fiducia e la relativa attivita' sia disciplinata da disposizioni regolamentari, la difesa dell'amministrazione in tutti i contenziosi stragiudiziali e' stata affidata ad un avvocato legato da vincoli parentali con la famiglia mafiosa corleonese. 

Nonostante la precaria situazione finanziaria e le raccomandazioni del collegio dei revisori, l'amministrazione ha erogato un generoso contributo ad una associazione, consentendole anche di realizzare una manifestazione per le vie cittadine, senza versare il pagamento per l'occupazione del suolo pubblico. Anche in questo caso, rilevano i vincoli familiari degli amministratori dell'associazione - di cui e' vicepresidente un amministratore comunale - con un esponente malavitoso locale. 

Dalle risultanze dell'accesso emergono, inoltre, i rapporti tra l'amministratore protagonista del citato fatto avvenuto all'interno dell'esercizio commerciale e un'associazione sportiva, reiteratamente destinataria di contributi negli anni 2012, 2013 e 2015, nonostante i pareri contrari espressi dal responsabile del servizio - che aveva osservato la mancata produzione della documentazione prevista dal regolamento dell'ente - e dal Segretario generale che, in qualita' di responsabile dell'anticorruzione, rilevava l'assoluta inopportunita' ed incoerenza dell'elargizione rispetto al Piano triennale per la Prevenzione della Corruzione. 

Il prefetto di Palermo segnala anche una serie di vicende che meritano, in questa sede, una particolare attenzione. 

La prima riguarda la partecipazione ad una manifestazione internazionale di una ditta riconducibile alla criminalita' organizzata, il cui titolare ha attivamente sostenuto la candidatura dell'attuale sindaco. Nell'occasione, la selezione dei partecipanti - che in adesione alle previsioni di un progetto europeo avrebbe dovuto riguardare un massimo di venti operatori agro-alimentari della provincia - e' stata gestita dall'amministrazione comunale in modo da assicurare la partecipazione all'evento esclusivamente alla predetta ditta e, per di piu', con oneri a carico del comune. Sulla vicenda e' stato avviato un procedimento penale, in fase di indagini preliminari. 

Un'altra vicenda riguarda l'assunzione, nel mese di aprile 2015, di uno stretto congiunto del locale capomafia, presso una scuola statale, in relazione ad una sentenza del Tribunale amministrativo regionale Sicilia che sanciva l'obbligo per l'ente di assegnare una assistenza igienica in favore di un minore. La procedura di reclutamento e' connotata da lacune ed anomalie, tanto evidenti da indurre al deferimento all'autorita' giudiziaria del funzionario responsabile. 

Viene, infine, segnalato il comportamento del sindaco in relazione ad un progetto commerciale per la raccolta del latte proveniente dall'Alto Belice, da convogliare presso un impianto di proprieta' comunale per essere poi trasferito fuori regione ed immesso nella grande distribuzione. Fonti tecniche di prova attestano l'interesse di cosa nostra a monopolizzare l'intera raccolta del latte nell'area corleonese, attraverso un accordo sul prezzo di detto bene primario che avrebbe consentito all'organizzazione criminale di essere piu' competitiva sul mercato. 

E' un dato fattuale la circostanza che al sopralluogo presso l'impianto comunale - organizzato da un esponente malavitoso locale sfruttando i solidi rapporti con un congiunto del sindaco - abbia partecipato il primo cittadino, che ha accolto i partecipanti all'incontro. Secondo quanto risulta dalle predette prove tecniche, al termine della visita all'impianto il boss ha riferito ad un proprio parente la disponibilita' del congiunto del sindaco ad intercedere presso l'amministrazione comunale per ottenere un canone d'affitto conveniente. 

Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto hanno rivelato una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Corleone, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che determinano lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della collettivita', rendendo necessario l'intervento dello Stato per assicurare il risanamento dell'ente. 

Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Corleone (Palermo), ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. 

In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi. 
Roma, 4 agosto 2016 

Il Ministro dell'interno: Alfano 
Art. 2
 La gestione del comune di Corleone (Palermo) e' affidata, per la durata di diciotto mesi, alla commissione straordinaria composta da: 
dott.ssa Giovanna Termini, viceprefetto; 
dott.ssa Rosanna Mallemi viceprefetto aggiunto; 
dott.ssa Maria Cacciola, funzionario economico-finanziario. 
Art. 3 
La commissione straordinaria per la gestione dell'ente esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche. 
Dato a Selva di Val Gardena, addi' 12 agosto 2016 
MATTARELLA 
Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri
Alfano, Ministro dell'interno 
Registrato alla Corte dei conti il 22 agosto 2016 Ufficio controllo atti Ministeri interno e difesa reg.ne prev. n. 1583 


Tra i fermati - tutti vicini a Totò Riina - c'è anche Rosario Lo Bue, capomafia già finito in carcere nel 2008, ma poi assolto e liberato. "Chi l’ha portato qua con i voti degli amici? - dicono nelle intercettazioni riferendosi al ministro dell'Interno - E’ andato a finire là con Berlusconi e ora si sono dimenticati tutti". Il ministro non commenta: "Di questo parlo dopo" 20 NOVEMBRE 2015

Antonino Di Marco gestiva appalti in provincia e terreni della Curia di Monreale. I carabinieri l'hanno intercettato mentre entra nella segreteria politica del deputato regionale Nino Dina. E nel suo covo dava lezioni di mafia ai più giovani: "C'è bisogno di serietà, educazione e rispetto". Fermate cinque persone 23 SETTEMRE 2014

VINI GENNARO PARTECIPA DAL 10 AL 12 APRILE DEL 2013 A SAN PIETROBURGO ALLA INTERFOOD

La pena più alta è stata inflitta a Antonino Di Marco (12 anni), ex impiegato comunale e custode del campo sportivo di Corleone. Undici anni a Paolo Masaracchia, 11 anni e 8 mesi per Nicola Parrino, 8 anni e 4 mesi per Franco Dugo, 9 anni e 8 mesi per Pasqualino Dugo e 9 anni per Ciro Badami. L'altro imputato, Antonino Lo Bosco, è deceduto. 22 FEBBRAIO 2016

Messa a norma complesso sportivo Comunale EURO  1.499.635,45


AGRIGENTO GREGORIO, BAGARELLA, CIANCIMINO, CONSORTILE ESPERIA, CORLEONE, D'UGO, DI MARCO ANTONINO, ESTORSIONI, ROSARIO LO BUE, MASARACCHIA, NO VE MA, PARRINO, PILLITTERI,PROVENZANO, SAVONA LEA, ANTONINO SPERA, TOTÒ RIINA, TRADE ECO SERVICE,RTI INFOTIRRENA,ASMEL,VINI GENNARO,SAN PIETROBURGO,


DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 novembre 2012

Scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine e nomina della commissione straordinaria.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

Considerato che nel comune di Isola delle Femmine (Palermo) gli organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009; 

Considerato che dall'esito di approfonditi accertamenti sono emersi collegamenti diretti ed indiretti tra componenti del consesso e la criminalita' organizzata locale; 

Ritenuto che la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalita' organizzata arreca grave pregiudizio per gli interessi della collettivita' e determina lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale; 

Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale di Isola delle Femmine, si rende necessario far luogo allo scioglimento del consiglio comunale e disporre il conseguente commissariamento, per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico ed assicurare il risanamento dell'ente locale; 

Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; 

Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante; 

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 9 novembre 2012 alla quale e' stato debitamente invitato il Presidente della Regione Siciliana; 

Decreta: 
Art. 1 

Il consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo) e' sciolto per la durata di diciotto mesi

Art. 2 

La gestione del comune di Isola delle Femmine (Palermo), e' affidata alla commissione straordinaria composta da: 
dott. Vincenzo Covato - viceprefetto a riposo; 
dott.ssa Matilde Mule' - viceprefetto aggiunto; 
dott. Guglielmo Trovato - dirigente di II fascia
Art. 3 
La commissione straordinaria per la gestione dell'ente esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche. 

Dato a Roma, addi' 12 novembre 2012

NAPOLITANO 

Monti, Presidente del Consiglio dei 
Ministri 

Cancellieri, Ministro dell'interno Registrato alla Corte dei conti il 16 novembre 2012 Registro n. 7, interno foglio n. 185

ALLEGATO
Al Presidente della Repubblica

Il comune di Isola delle Femmine (Palermo), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009, presenta forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che compromettono la libera determinazione e l'imparzialita' degli organi elettivi, il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per lo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica.

I contenuti di alcuni esposti trasmessi alla prefettura di Palermo ed alla locale stazione dell'Arma dei Carabinieri ponevano in evidenza svariate circostanze in base alle quali l'amministrazione comunale di Isola delle Femmine sarebbe stata soggetta all'influenza della locale criminalita' organizzata. 

In relazione a tali segnalazioni ed al fine di verificare la sussistenza di forme di condizionamento e di infiltrazione delle locali consorterie nei confronti degli amministratori comunali il prefetto di Palermo, con decreto del 3 aprile 2012, ha disposto l'accesso presso il suddetto comune ai sensi dell'art. 1, comma 4, del decreto legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, per gli accertamenti di rito.

 All'esito degli accertamenti effettuati, la commissione incaricata dell'accesso ha depositato le proprie conclusioni, sulle cui risultanze il prefetto di Palermo, sentito il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica integrato con la partecipazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, che si e' pronunciato all'unanimita', ha redatto l'allegata relazione in data 30 agosto 2012, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale. 

I lavori svolti dalla commissione d'indagine hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale, la cornice criminale ed il contesto ambientale ove si colloca l'ente locale. 

Il territorio del comune di Isola delle Femmine e' contraddistinto dal controllo operato da un esponente della criminalita' organizzata, originario del luogo, condannato con sentenza emessa dal G.U.P. di Palermo il 20 dicembre 2000 e divenuta irrevocabile il 7 ottobre 2003 a 4 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso ai sensi dell'art. 416-bis c. p. commi 1, 3, 4 e 6. In particolare la citata sentenza ha accertato l'appartenenza dello stesso all'associazione mafiosa «cosa nostra» con un ruolo incisivo nell'ambito della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine. 

Il citato capo mafia e' stato nuovamente tratto in arresto nel 2010, nell'ambito di altra operazione giudiziaria, ed e' tuttora detenuto. E' gravemente indiziato in relazione al reato di direzione dell'associazione mafiosa «cosa nostra» quale promotore e organizzatore delle relative attivita' illecite avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento per commettere delitti contro la vita, l'incolumita', il controllo di attivita' economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici per intervenire sulle istituzioni e la pubblica amministrazione. 

Unitamente al citato capo famiglia, nel contesto criminale che esercita l'influenza sul territorio comunale, operano anche altri personaggi appartenenti all'organizzazione malavitosa, di elevato spessore criminale, con precedenti per reati associativi e considerati persone socialmente pericolose. 

L'accesso ispettivo ha consentito di individuare un insieme di cointeressenze, relazioni e frequentazioni tra esponenti della locale famiglia mafiosa, al cui vertice e' il citato capo mafia, con componenti dell'apparato politico nonche' di quello burocratico. In tal modo sono stati evidenziati quegli elementi che dimostrano la condizione di penetrazione della locale organizzazione criminale nelle diverse sfere della vita amministrativa dell'ente. 

In particolare sono stati riscontrati legami parentali, a diversi livelli, tra alcuni componenti della giunta e del consiglio comunale con la criminalita' organizzata, nonche' ricorrenti ed inopportune frequentazioni. 

Viene posto in evidenza come, sebbene la limitata estensione territoriale ed limitato numero di abitanti dell'ente avrebbe dovuto consentire a coloro che rivestono cariche pubbliche di esercitare un vaglio attento delle dinamiche sociali e delle sfere relazionali ponendo cosi' maggiore attenzione alle scelte politico amministrative, i diversi personaggi politici non hanno in alcun modo posto in essere una effettiva presa di distanza dalle locali organizzazioni criminali. 

Il comune di Isola delle Femmine e' caratterizzato da una sostanziale continuita' amministrativa che si evince dall'avvicendamento nei ruoli di vertice dell'ente da parte delle stesse persone: l'attuale sindaco, al suo secondo mandato consecutivo, aveva gia' svolto, nei mandati immediatamente precedenti all'elezione a primo cittadino, le funzioni di vice sindaco; il sindaco eletto nelle tornate amministrative del 1993 e 1998 ha successivamente svolto fino al 2006, le funzioni di vice sindaco; tre degli attuali componenti della giunta ed il presidente del consiglio comunale hanno rivestito cariche politiche nella precedente consiliatura. 

Le ingerenze della criminalita' nelle funzioni e nelle attivita' svolte dal comune si sono tradotte in molteplici illegittimita', abusi, anomalie e sviamenti dell'attivita' amministrativa volti a favorire economicamente o sotto forma di altre utilita' persone o societa' direttamente o indirettamente collegati ad esponenti della locale consorteria mafiosa. 

E' stato rilevato che talune distorsioni gestionali dell'ente, poste in essere in favore di soggetti vicini alla locale famiglia mafiosa, hanno radici nelle amministrazioni avvicendatesi nel corso degli anni e si sono ripetute in costanza dei due mandati elettorali guidati dall'attuale sindaco. 

Fattori che attestano la penetrazione malavitosa sono emersi dall'analisi delle procedure di aggiudicazione degli appalti di lavori servizi e forniture. E' stata riscontrata la ricorrenza di quei caratteri indiziari che connotano i sistemi di gestione illegale delle gare ad evidenza pubblica, quali la presenza ripetuta delle medesime ditte in gare diverse con un avvicendamento delle stesse nelle aggiudicazioni nonche' la riferibilita' di tali aziende a cosche mafiose locali.

Piu' in particolare, la commissione d'indagine ha constatato come l'amministrazione comunale, nel tempo, abbia costantemente disapplicato i rigorosi dettami stabiliti per l'espletamento delle gare pubbliche, facendo ricorso a procedure ristrette per la scelta del contraente, procedure negoziate o a trattativa privata di cui all'art. 57 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 o mediante cottimo fiduciario ai sensi dell'art. 125 del citato decreto. Il ricorso a tali procedure non era giustificato dai necessari caratteri di urgenza ed indifferibilita' per gli specifici casi e tanto piu' conciliabile con le dovute precauzioni che devono connotare l'attivita' di un comune che si trova ad operare in un territorio notoriamente contraddistinto da interferenze illecite. 

Gravi e persistenti anomalie hanno interessato le procedure di affidamento di lavori mediante appalto pubblico. E' risultato infatti che in alcuni casi l'amministrazione ha frazionato gli importi dei lavori; con tali modalita' operative e' stato possibile eludere le puntuali disposizioni in materia. 
In altre procedure e' stata applicata la normativa sulla fornitura di beni, mentre si sarebbe dovuto applicare quella concernente la prestazione di opere.

E' emblematico di uno sviamento dell'attivita' amministrativa il frequente ricorso alla procedura del cottimo fiduciario, connotato da anomalie per la riscontrata mancata adozione del regolamento sulle modalita' di affidamento di lavori pubblici mediante cottimo fiduciario e la mancata adozione del relativo albo delle imprese di fiducia. 

L'assenza di tali strumenti organizzativi ha fatto si' che il comune di Isola delle Femmine, per l'espletamento delle gare di affidamento dei lavori da eseguire, adottasseprocedure in contrasto con i principi di trasparenza, rotazione e parita' di trattamento e comunque non in linea con le disposizioni contenute nel citato decreto legislativo n. 163/2006. 

La relazione prefettizia ha messo in rilievo che il complessivo quadro delle evidenziate anomalie e irregolarita' poste in essere nel corso delle due ultime consiliature guidate, sempre dallo stesso primo cittadino, e' la dimostrazione di come 
l'infiltrazione criminale abbia condizionato l'azione dell'amministrazione comunale. 

Nello specifico tale condizionamento e' rilevabile dalle seguenti iniziative dell'ente. 

 E' il caso della procedura concernente i lavori di collegamento del 
sistema fognario comunale ad un depuratore consortile. In particolare e' stato verificato che sulle buste pervenute al comune e contenenti le offerte delle ditte interessate non veniva posto l'orario di arrivo, non consentendo in tal modo di' adottare il criterio secondo cui le varie offerte dovevano essere ordinate progressivamente. La societa' vincitrice doveva inoltre essere esclusa atteso che la documentazione dalla stessa depositata e' risultata insufficiente rispetto a quanto previsto dal disciplinare di gara, non avendo prodotto la stessa societa' ne' la cauzione provvisoria ne' idonea documentazione comprovante il prescritto versamento all'autorita' per la vigilanza sui lavori pubblici. 

Le diverse irregolarita' riscontrate, sia sotto il profilo sostanziale sia sotto il profilo formale, attestano l'avvenuta penetrazione della criminalita' nell'ente per il fatto che la gara in esame si e' conclusa proprio con l'aggiudicazione dei lavori ad una societa' che presenta forti elementi di controindicazione L'amministratore unico della stessa e' uno stretto congiunto di un soggetto tratto in arresto per il reato di associazione mafiosa e la medesima societa', nell'ambito delle relative indagini giudiziarie, e' stata sottoposta a perquisizione. 

Ulteriori anomalie hanno contraddistinto la fase di esecuzione dei lavori ed inparticolare l'affidamento in subappalto di parte degli stessi ad una ditta riconducibile alla locale famiglia mafiosa. La commissione d'indagine ha posto in rilievo che in occasione dell'autorizzazione del sub appalto in questione la prefettura di Palermo aveva rappresentato al comune di Isola delle Femmine gli aspetti di controindicazione del subappalto in argomento, atteso che in occasione dell'istruttoria svolta per un'altra procedura di gara nei confronti della stessa ditta era stata emessa interdittiva antimafia. 

Inoltre, da parte della prefettura, era stato fatto presente all'ente locale che se avesse aderito al protocollo di legalita', la procedura di subappalto in esame sarebbe rientrata in quelle per cui sarebbe stato obbligatorio effettuare la verifica antimafia, con il conseguente effetto che la societa' in questione non avrebbe potuto essere affidataria del sub appalto. 

La mancanza di controlli da parte dell'ente nella fase di esecuzione delle opere ha tra l'altro favorito un ripetuto ed illegittimo ricorso alla stipula di subappalti, affidati a diverse societa', per un importo complessivamente superiore al limite del 30% del valore dell'appalto, in contrasto con quanto previsto dalla normativa di settore. 

Concorre a delineare il quadro di cointeressenze sussistenti tra amministrazione e locale criminalita' l'esame della procedura concernente i lavori di «ristrutturazione approdo e movimentazione della zona destinata ai pescatori nel porto di Isola delle Femmine», caratterizzata da distorsioni ed irregolarita' che assumono particolare rilievo in ragione della contiguita' ad ambienti mafiosi dei vertici della societa' che si e' aggiudicata l'appalto. 

L'amministratore unico e' figlio di un esponente della locale organizzazione mafiosa, condannato con sentenza del Tribunale di Palermo del 20 luglio 2000perche' indiziato del reato di cui all'art. 416-bis per aver concorso con altre persone, in qualita' di titolare di impresa operante nel settore edile, alle attivita' ed al perseguimento degli scopi dell'associazione mafiosa denominata «cosa nostra». 

Le risultanze investigative avevano evidenziato che lo stesso, unitamente ad altri, aveva consentito che soggetti collegati all'organizzazione «cosa nostra» si aggiudicassero i lavori commissionati da un'amministrazione comunale della provincia di Palermo attraverso la previa consegna, ai titolari delle imprese concorrenti, delle buste contenenti le offerte presentate dalle ditte partecipanti alle varie gare di appalto, in modo tale da pilotare l'esito finale delle stesse.

Nel senso della evidenziata continuita' amministrativa si e' rivelato anche l'esame della procedura per l'appalto di manutenzione delle fognature e caditoie, servizio che, a seguito della rinuncia da parte della ditta che si era aggiudicata la gara, e' stato affidato ad una societa' che presenta gravi forme di controindicazione. 

Detto aspetto e' connesso alla circostanza che la stessa societa' risulta collegata ad altra azienda operante nello stesso settore d'attivita' e che i proprietari e gli amministratori delle due societa' presentano stretti legami parentali con esponenti di rilievo della locale criminalita' organizzata. Questi ultimi, nel passato, hanno favorito la latitanza di soggetti criminali di primissimo rilievo ed inoltre uno di detti esponenti e' stato condannato per reati associativi. 
Il gruppo familiare in argomento, peraltro, ha partecipato ad iniziative di costruzioni edili unitamente ad altri soggetti controindicati. 

L'organo ispettivo ha posto in rilievo come il comune di Isola delle Femmine, nel corso degli anni, abbia frequentemente affidato alla predetta societa' una ripetuta serie di lavori pubblici facendo ricorso a ordinanze sindacali di intervento straordinario o a gare informali a trattativa privata. Gli evidenziati, ripetuti affidamenti portano a ritenere fondatamente che la societa' in questione sia una vera e propria «fiduciaria» del comune di Isola delle Femmine. 

In tale contesto le iniziative per la diffusione della legalita' intraprese dall'amministrazione comunale sono apparse piu' che altro come mere «operazione di facciata» atteso che, come evidenziato, diversi settori del comune si sono rivelati soggetti a gravi forme di condizionamento e solamente il 27 febbraio 2012 l'ente ha aderito al protocollo di legalita' Carlo Alberto Dalla Chiesa. 

Anche le procedure analizzate nel settore urbanistica e territorio hanno evidenziato i caratteri di una sostanziale linea di continuita' con le modalita' operative adottate dalle amministrazioni succedutesi negli anni precedenti. 

Significativo in tal senso si e' rivelato l'esame di alcune concessioni edilizie connotate da favoritismi ed anomale cointeressenze. Al riguardo giova sottolineare che il comune di Isola delle Femmine e' sottoposto ad una serie di vincoli di diversa natura, archeologici, idrogeologici e sismici, per cui ogni procedura avrebbe dovuto essere piu' rigorosa e maggiormente rispettosa delle varie normative di settore. 

L'iter per l'approvazione del piano regolatore generale, avviato dal comune verso la meta' degli anni '90, si e' rilevato farraginoso e caratterizzato da un'estrema lentezza. Il Piano e' stato adottato solo nell'agosto dell'anno 2007 nel corso del primo mandato dell'attuale sindaco. La procedura volta all'approvazione definitiva del nuovo strumento urbanistico, tuttavia, non puo' ritenersi ancora conclusa. L'insieme di tali circostanze, che hanno consentito all'ente di continuare ad avvalersi di strumenti non adeguati alle esigenze del territorio, si sono rivelate un utile mezzo per agevolare gli interessi economici di soggetti riconducibili ad ambienti controindicati. 

Emblematica in tal senso e' la vicenda relativa ad una concessione edilizia per la realizzazione di tre ville unifamiliari, rilasciata proprio in prossimita' della tornata elettorale che ha visto nuovamente eletto l'attuale sindaco. 

A seguito di un esposto, il locale comando Carabinieri richiedeva al competente ufficio della Regione una verifica della concessione in esame. Tale organo, all'esito dell'accertamento esperito, rappresentava che la concessione doveva ritenersi illegittima per mancanza dei presupposti richiesti dalla normativa di settore.

Lo sviamento dell'attivita' amministrativa e l'attitudine ad operare in violazione dei principi di legalita' risulta evidente ove si consideri che l'amministrazione comunale, pervicacemente, decideva di non modificare in alcuna parte i contenuti della suddetta concessione pur a fronte di un secondo intervento della Regione che confermava l'illegittimita' del provvedimento ed evidenziava la competenza del comune all'annullamento dell'atto. 

Tali illegalita' procedurali sono risultate funzionali ad assecondare interessi illegali in quanto i beneficiari della concessione in argomento sono stretti congiunti di un esponente di spicco della locale famiglia mafiosa, di professione costruttore, che risulta aver avuto partecipazioni societarie con soggetti colpiti da provvedimenti giudiziari per associazione di tipo mafioso. 

Ulteriori anomalie sono emerse dall'esame di un'altra concessione edilizia per la mancanza dei presupposti per il rilascio della concessione stessa; l'indagine ispettiva ha inoltre evidenziato la mancata riscossione, da parte dell'ente, degli oneri di urbanizzazione e dei costi di costruzione. 

Tale procedura era stata avviata sin dal 2001 dai precedenti proprietari del fondo che, dopo una lunga e complessa vicenda amministrativa, protrattasi per anni con gli uffici comunali, vendevano l'area ad una ditta la cui riconducibilita' ad ambienti controindicati era nota ai competenti uffici comunali. Tale societa' solo dopo pochi mesi dalla richiesta di voltura della pratica in esame otteneva il rilascio del provvedimento richiesto. 

Ulteriori aspetti emblematici della complessiva vicenda sono rinvenibili nella circostanza che, solo a seguito di un'operazione di polizia e del connesso arresto di uno stretto congiunto del socio amministratore della suddetta societa', il responsabile dell'ufficio tecnico comunale chiedeva alla locale procura della Repubblica ed alla prefettura di Palermo di conoscere se la societa' a cui favore era stata rilasciata la concessione edilizia fosse riconducibile all'esponente della criminalita' tratto in arresto. 

La commissione d'indagine al riguardo ha posto in evidenza, anche in questo caso, l'assenza di controlli e verifiche da parte dell'ente, atteso che elementi di controindicazione sulla societa' in argomento erano gia' da tempo a disposizione del comune di Isola delle Femmine in quanto la stessa prefettura aveva in precedenza segnalato, in occasione di altra procedura, i rapporti esistenti tra il soggetto tratto in arresto e la famiglia titolare delle quote sociali a cui era stata rilasciata la concessione edilizia. 

Significativi elementi di cointeressenze tra criminalita' organizzata ed amministratori comunali emergono altresi' dalla circostanza che alla votazione di talune delibere concernenti l'assetto urbanistico ha partecipato anche il consigliere comunale che, poco tempo dopo la votazione delle stesse, ha redatto in qualita' di tecnico incaricato dalla societa' proprietaria dell'aera la relazione finale per l'adeguamento del progetto di costruzione relativo alla concessione in argomento. 

Illegittimita' hanno caratterizzato anche la complessa procedura, protrattasi per anni, concernente il rilascio di una concessione per l'ampliamento di un esercizio commerciale il cui titolare e' uno stretto congiunto del locale capo mafia. 

Come ampiamente riportato nella relazione redatta dalla commissione d'indagine, l'analisi del complessivo iter istruttorio connesso al rilascio di tale concessione, le diverse autorizzazioni nel tempo rilasciate, le date delle protocollazioni e la tempistica per l'evasione delle relative istruttorie hanno posto in rilievo una serie di anomalie e irregolarita', fortemente indicative di uno sviamento dell'attivita' amministrativa. L'organo ispettivo ha evidenziato come il mancato rispetto degli adempimenti previsti per legge e l'assenza di un'attivita' di controllo, attivata solo a seguito di esposti, si sono risolti in favore degli interessi economici di ambienti mafiosi. 

Ulteriori criticita' che contribuiscono a definire la situazione di precarieta' dell'ente locale e la diffusa illegalita' hanno interessato il settore finanziario contabile. 

E' stata posta in rilievo la sussistenza di una rilevante evasione tributaria nei confronti della quale l'amministrazione, negli anni, non ha posto in essere un'efficace azione di contrasto ne' una decisa attivita' per il recupero dei tributi. 

Il verificarsi di tali criticita' sono anche da ascriversi alla cattiva gestione, con condotte di rilevanza penale, posta in essere dalla societa' alla quale era stato affidato il servizio di riscossione dei ruoli di competenza comunale. 

Come emerso nel corso dell'accesso ispettivo tale societa' non solo ha omesso di riversare quanto aveva riscosso ma, nonostante l'avvenuta rescissione del contratto, si e' anche rifiutata di restituire al comune la relativa documentazione. 

Le accertate anomalie in materia di imposizione e riscossione tributaria sono un segnale evidente dell'incapacita' o della mancanza di volonta' dell'amministrazione eletta di dettare indirizzi e attuare adeguate strategie di vigilanza e controllo in un settore di vitale importanza per la sana gestione dell'ente locale, settore nel quale invece la commissione d'indagine ha accertato il sussistere di atteggiamenti omissivi, se non addirittura compiacenti, a tutto vantaggio di interessi riconducibili ad ambienti controindicati. 

Emblematiche in tal senso sono le verifiche effettuate dalla commissione d'indagine su un progetto, approvato con delibera di giunta del 2010, che si proponeva di accertare e recuperare i tributi locali evasi negli ultimi cinque anni. 

In effetti la preannunciata azione di recupero non e' stata intrapresa. L'organo ispettivo ha infatti svolto un accertamento su un campione di contribuenti appartenenti a nuclei familiari legati o riconducibili alla criminalita' organizzata e l'esito dell'analisi ha evidenziato, con riferimento a tale campione, che la percentuale di tributi non versata, rispetto a quanto accertato ed iscritto a ruolo, e' pari all'89%. 

L'amministrazione pertanto non solo non ha posto in essere le opportune verifiche e iniziative per una corretta gestione delle entrate ma con la propria condotta ha, di fatto, favorito il concretizzarsi di una situazione in cui il tasso di evasione fiscale risulta piu' elevato con riferimento ai soggetti riconducibili o appartenenti a famiglie mafiose. 

Tale stato di cose ha prodotto una grave criticita' finanziaria dell'ente locale ed inoltre il mancato recupero delle entrate tributarie ha precluso l'utilizzo di dette risorse per iniziative e servizi in favore della collettivita'. 

Ulteriori illegittimita' e comunque il mancato rispetto dei principi di legalita' hanno interessato 
l'attivita' svolta dal servizio economato, gestito di fatto da un dipendente comunale, sebbene lo stesso non fosse preposto al servizio. Gli accertamenti effettuati hanno consentito di verificare difformita' ed irregolarita' in specie per quanto attiene i criteri di scelta dei fornitori. 

Piu' in particolare nell'ambito di tale servizio, nel periodo di tempo preso in esame, sono state effettuate 
spese di rappresentanza avvalendosi sempre dello stesso fornitore, vicino ad ambienti controindicati, che e' risultato essere lo stesso soggetto nei confronti del quale, come accertato dalla commissione d'indagine, l'ente comunale ha rilasciato la gia' citata concessione per occupazione di suolo pubblico caratterizzata da ripetute irregolarita'. 

Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del Prefetto di Palermo denotano una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Isola delle Femmine che, disattendendo ogni principio di buon andamento, imparzialità e trasparenza, hanno compromesso il regolare funzionamento dei servizi con grave pregiudizio degli interessi pubblici. 

Ritengo pertanto che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo) ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. 

In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi. 
Roma, 5 novembre 2012 

Il Ministro dell'interno: Cancellieri


DECRETO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI CAPACI 27 maggio 1992, n. G9206718/Gab


Al Presidente della Repubblica
   Il  consiglio  comunale  di  Capaci,  eletto  nelle  consultazioni elettorali  del  29  maggio 1988 presenta fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso.
   Invero con il rapporto del prefetto di Palermo del 14 maggio  1992 sono  state  evidenziate forme di pressione a carattere intimidatorio che compromettono l'imparzialita' degli organi elettivi  ed  il  buon andamento dell'amministrazione di Capaci.
   Nel  periodo  intercorrente tra il 28 settembre 1991 ed il mese di aprile  1992,  e  piu'  specificamente  a   seguito   della   mancata approvazione  da  parte del consiglio comunale della "convenzione con annessi piani di lottizzazione di varie ditte",  si  sono  susseguiti gravi  episodi  di  violenza  contro  alcuni componenti del consiglio comunale, costituenti inequivocabili tentativi di  coartazione  della determinazione dell'organo elettivo.
   In  particolare il 30 ottobre 1991 l'auto del consigliere Giuseppe Provenza e' stata segnata con una croce con liquido  imbrattante;  il 13  novembre  1991  l'auto dell'assessore Francesco Taormina e' stata incendiata; il 14 novembre 1991 e' stata incendiata  la  falegnameria del consigliere Paolo Billante; il 23 gennaio 1992 sono stati rotti i vetri  dell'auto  del  predetto  assessore  Francesco Taormina; il 1 febbraio 1992 e' stato dato alle fiamme  un  deposito  di  cabine  di legno di cui era comproprietario il consigliere Vincenzo Longo; il 12 febbraio  1992  e'  stata  incendiata l'auto del consigliere Giuseppe Siino; il 2 aprile  1992  una  esplosione  da  ordigno  ha  provocato ingenti danni ad un immobile del ragioniere capo del comune di Capaci Salvatore  Giambona;  il  7 aprile 1992 sono stati frantumati i vetri dell'auto del gia' richiamato consigliere  Giuseppe  Provenza.  Nella citata   serie   di  fatti  si  sono  inserite  prima  le  dimissioni dell'assessore Taormina e poi dell'intera giunta.
   Tali vicende, tuttora al vaglio dell'autorita' giudiziaria,  hanno avuto   ampia   eco   di  stampa  ed  hanno  determinato  apprensione nell'opinione pubblica ed anche in sede di assemblea regionale alcuni parlamentari hanno invocato lo scioglimento del consiglio  di  Capaci denunciando  la drammatica situazione in cui "la mafia terrorizza chi si batte per un mutamento della societa'".
   Dalle indagini svolte e' inoltre emerso che alcuni componenti  del consiglio  sono staticoinvolti in inchieste e procedimenti penali in relazione a diversi reati e che altri sono stati e sono  in  rapporti di  parentela,  amicizia  o  di  affari  con  personaggi indiziati di appartenere ad organizzazioni mafiose, gia' sottoposti alla misura di prevenzione speciale della P.S. ai sensi della  legge  n.  31  maggio 1965, n. 575. In particolare:
    Vassallo  Salvatore  -  sindaco  dal  1988  al maggio 1991 e gia' presente nel consiglio eletto nel 1983 - risulta essere  allegato  da vincoli  di  parentela  nonche'  di  affinita' con Billeci Salvatore, imprenditore  edile  indiziato  di  appartenere   ad   organizzazione mafiosa,  gia'  sorvegliato  speciale di P.S. ai sensi della legge n. 575/65. Insieme i predetti sono  stati  azionisti  della  "Copacabana S.p.a." facente capo al noto mafioso Gaetano Badalamenti destinata al riciclaggio dei proventi del traffico internazionale della droga;
    Riccobono  Giovanni - sindaco dal 24 maggio 1991 al febbraio 1992 - attualmente assessore e gia'  presente  nel  consiglio  eletto  nel 1983, risulta essere legato da affinita' a Bruno Francesco, detenuto, ritenuto  appartenente  al  clan  dei  Corleonesi.  Nei confronti del Riccobono in data 4 aprile  1992  e'  stato  richiesto  il  rinvio  a giudizio  per  accertare  se, nella decisione adottata in qualita' di sindaco, di sciogliere la seduta consiliare del  28  settembre  1991, nel  corso  della  quale  erano  stati  presentati per l'approvazione alcuni piani di lottizzazione edilizia non approvati dai  consiglieri presenti,  ricorra  l'ipotesi  di reato di abuso di atti d'ufficio ex art. 323, comma secondo, del codice penale.
   La constatazione che ben dodici  dei  consiglieri  attualmente  in carica  facessero gia' parte del precedente consiglio eletto nel 1983 fa, inoltre, verosimilmente ritenere che da lungo  tempo  gli  stessi siano sottoposti alle pressioni esterne ed alle influenze mafiose che di recente si sono cosi' violentemente manifestate.
   All'attuale   al   vaglio  dell'autorita'  giudiziaria  risultano, inoltre, essere sottoposti ulteriori fatti di rilevanza penale  quali reati  contro  la  P.A.,  attentati ed intimidazioni di tipo mafioso, appalti, gestioni di societa'  illecite,  manipolazioni  di  concorsi pubblici, lottizzazioni illegali e frequentazioni sospette di persone indiziate  come  mafiose  che  comunque coinvolgono l'amministrazione comunale di Capaci.
   La sussistenza  di  elementi  sintomatici  di  una  situazione  di illegalita'  diffusa e di degrado amministrativo, oltre che da quanto sopra esposto, e' comprovata dalle ricorrenti  crisi  amministrative dell'ente,  nonche'  dal  proliferare  del  fenomeno dell'abusivismo edilizio nel territorio comunale. Aspetto quest'ultimo che  testimonia la  mancanza  di  una  volonta'  specificamente tesa a contrastare il fenomeno medesimo, tant'e' vero che l'amministrazione non  ha  ancora approvato  il  piano  regolatore  generale  ne'  ha  provveduto  alla definizione  delle  numerosissime  istanze  di   sanatoria   edilizia pervenute  al  comune  fin  dal  30  giugno  1987.  A tale perdurante inefficienza, che delude le legittime aspettative della collettivita' locale, consegue  un  evidente  pregiudizio  per  la  normalizzazione dell'assetto  del  territorio  e  delle attivita' socio-economiche ad esso collegate.
   Infine  a  delineare  il  quadro  di  inquinamento  in  cui  versa l'amministrazione  di  Capaci concorre la recente denuncia per truffa aggravata di sette impiegati comunali  risultati  ingiustificatamente assenti,  nel  corso di un controllo antiassenteismo effettuato il 17 aprile  1992,  benche'  i  relativi  cartellini  segnatempo   fossero regolarmente timbrati.
   Il  clima  di  grave  condizionamento  e  degrado, in cui versa il consiglio comunale di Capaci, la cui  libera  determinazione  risulta piegata agli interessi delle locali organizzazioni mafiose; la palese inosservanza  del  principio  di legalita' nella gestione dell'ente e l'uso distorto della cosa pubblica utilizzata per il perseguimento di fini estranei al pubblico interesse hanno minato  ogni  principio  di salvaguardia   della  sicurezza  pubblica  e,  nel  compromettere  le legittime aspettative della popolazione  ad  essere  garantita  nella fruizione dei diritti fondamentali, hanno ingenerato diffusa sfiducia nella legge e nelle istituzioni da parte dei cittadini.
   Da  quanto  sopra  esposto emerge l'esigenza dell'intervento dello Stato    mediante     provvedimenti     incisivi     in     direzione dell'amministrazione    di   Capaci,   caratterizzata   da   costanti collegamenti diretti ed indiretti tra amministratori  e  criminalita' organizzata  che  condizionano la libera determinazione degli stessi, inficiano il  buon  andamento  dell'amministrazione  ed  il  regolare funzionamento dei servizi alla medesima affidati.
   Il  prefetto  di  Palermo,  ai  sensi  dell'art.  1,  comma 2, del decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge  22 luglio 1991, n. 221, ha dato avvio alla procedura di scioglimento del consiglio  comunale  di  Capaci  con relazione n. G9206718/Gab del 14 maggio 1992 e nelle more, ritenuti sussistenti i  motivi  di  urgente necessita'  richiesti  dalla  legge,  con provvedimento del 27 maggio 1992, n. G9206718/Gab,  ha  disposto  la  sospensione  del  consiglio comunale del sindaco e della giunta comunale di Capaci.
   Ritenuto  per  quanto esposto che ricorrano le condizioni indicate nell'art. 1 del decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge 22 luglio 1991, n. 221, che legittimano  lo  scioglimento del  consiglio  comunale  di  Capaci  (Palermo)  si  formula  rituale proposta per l'adozione della misura di rigore
Il Ministro dell'interno: SCOTTI



DOCUMENTI CORLEONE:







DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 giugno 1992 Scioglimento del consiglio comunale di Capaci. (GU n. 136 del 11-6-1992) 1983, BADALAMENTI, BRILLANTE, Bruno Francesco, capaci, COPACABANA, GIAMBONA SALVATORE, ISOLA DELLE FEMMINE, LONGO VINCENZO, PAGANO GIUSEPPE, RICCOBONO GIOVANNI, SIINO VINCENZO, TAORMINA, VASSALLO SALVATORE,
1983, BADALAMENTI,BOTTINO ENZA, BRILLANTE, Bruno Francesco, capaci, COPACABANA, GIAMBONA SALVATORE, LONGO VINCENZO, PAGANO GIUSEPPE,PRG, RICCOBONO GIOVANNI, SIINO VINCENZO, TAORMINA, VASSALLO SALVATORE,


2009 27 GENNAIO MAXISEQUESTRO SAPIENZA GIOACCHINO LA SAPIENZA VITO SRL SAVI SRL GRUPPO SAPIENZA SRL KALON SRL IMMOBILIARE S E C SRL ISOLA DELLE FEMMINE

2007 26  GENNAIO MAXISEQUESTRO SAPIENZA GIOACCHINO LA SAPIENZA VITO SRL SAVI SRL GRUPPO SAPIENZA SRL KALON SRL IMMOBILIARE S E C SRL ISOLA DELLE FEMMINE

2007 GENNAIO CARINI CAPACI ISOLA DELLE FEMMINE PIPITONE NINO,PIPITONE GIOVAN BATTISTASAPIENZA GIOACCHINO DIMAGGIO NINO GUTTADAURO GIUSEPPE

2019 23 LUGLIO MONICA GIAMBRUNO L.E. 13 SAPIENZA GIOACCHINO 22 MARZO 1959 FOGLIO 1 2223 271 MQ 1295 VIA LIBERTA' BRUNO PIETRO LA DUCA ANTONINO

"L'identificazione di pericolosa associazione criminale denunciata con rapporto dr. Giuliano del 7 maggio 1979, dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti ed interessata a vastissimo movimento di dollari USA in Sicilia fra i denunciati Sollena Salvatore,Bontate Giovanni, Badalamenti gaetano, Marsalone Salvatore, Rappa Francesco, Lo Jacono Francesco.
Il rinvenimento avvenuto il 19 Giugno 1979 nelle sale arrivi dell'aeroporto di Punta raisi di 2 VALIGE provenienti dagli USA e dirette a fittizio destinatario, di cui una CONTENENTE 500.000 DOLLARI in banconote di piccolo taglio. La recente individuazione di altra vasta associazione per delinquere operante su scala internazionale, a seguito della quale erano stati emessi 14 ordini di cattura a carico, fra gli altri, di tali SAVOCA GIUSEPPE, SAVOCA ROSOLINO,GANCI FILIPPO SCAVONE GAETANO. (TRATTO DA: volume 17 ordinanza sentenza Tribunale di palermo 2289 1982 R.G.U.I. Abbate Giovanni PIU' 706




SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, FALCONE GIOVANNI,BORSELLINO PAOLO,AYALAGIUSEPPE,DEPISTAGGIO,PIPER,FALCON,PROVENZANO BERNARDO,RIINA SALVATORE,ORLANDO LEOLUCA,GALASSO ALFREDO, DI TRAPANI MARIA ANGELA,MADONIA SALVATORE,FRANCESCA MORVILLO,,MADONIA SALVATORE,DI TRAPANI SALVATORE,CORLEONE,CAPACI,ISOLA DELLE FEMMINE ,SOLLENA  SALVATORE,BONTATE GIOVANNI, BADALAMENI GAETANO, MARSALONE SALVATORE, RAPPA FRANCESCO, LO JACONO FRANCESCO,SAVOCA GIUSEPPE, SAVOCA ROSOLINO,GANCI FILIPPO SCAVONE GAETANO,ABBATE GIOVANNI,
INZERILLO GIOVANNI,PULIZZI GASPARE,ALAMIA FRANCESCO PAOLO,LO PICCOLO SALVATORE,BADALAMENTI AGOSTINO,INZERILLO FRANCESCO,GIUSEPPE INZERILLO,CARUSO CALOGERO,FRANZESE FRANCESCO,GAMBINO THOMAS,BRUSCA VINCENZO,GAMBINO FRANK CALI,PROVENZANO BERNARDO,LO BUE CALOGERO,LO BUE GIUSEPPE,RIINA BERNARDO,RIINA SALVATORE,CORLEONE,MANDALA' ANTONINO,CAMPANELLA FRANCESCO,VILLABATE,CARANDINO LORENZO,CARINI,PIPITONE ANGELO ANTONINO, LA MANNA ANGELO,TINNIRELLO GAETANO,BAGHERIA,RAPPA MARIO,CANNELLA TOMMASO,SICILCONCRETE SRL,BADALAMENTI GAETANO,CINISI,SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, SIFAC,SAZOI,COPACABANA,RICCOBONO ROSARIO,VASSALLO GIUSEPPE,BRUNO FRANCESCO,CAPACI,GIULIANO BORIS,LO JACONO MAURIZIO,LO JACONO PIETRO,GRAVIANO GIUSEPPE,SPATUZZA ,BERLUSCONI SILVIO,SCARANTINO VINCENZO,MANNINO ALESSANDRO,BETALAND, STANLEYBET, TOMMASO INZERILLO, INZERILLO SALVATORE, SCOMMESSE, SICILY IN FOOD, TORRETTA, ISOLA DELLE FEMMINE, MOZZARELLE, CAFFE',SPATOLA GIUSEPPE,DI MAGGIO ANTONIO,MILITELLO BENEDETTO GABRIELE,GAMBINO SALVATORE,GAMBINO ROSARIO,SANSONE GIUSEPPE,SANSONE GAETANO,GAMBINO THOMAS,GAMBINO SIMONE,GAMBINO CALOGERO CHRISTIAN,LO PRESTI ANTONINO,LO CASCIO GIUSEPPE, FANARA ANTONINO,DI FILIPPO FRANCESCO,CIPRIANO SANTO,BUSCEMI GIOVANNI,SIRCHIA GIOVANNI,SPATOLA GIUSEPPE,


OPERAZIONE OCCIDENTE,CARINI, CAPACI, ISOLA DELLE FEMMINE, PIPITONE NINO,PIPITONE GIOVAN BATTISTA,SAPIENZA GIOACCHINO, DI MAGGIO NINO, GUTTADAURO GIUSEPPE,TORRETTA,PIPITONE VINCENZO,AZZURRA COSTRUZIONI SRL,ALTADONNA LORENZO,PRIVITERA ANTONINO,PRIVITERA SAVERIO,CATALDO GIOVANNI,CARDINALE MICHELE,CONTRADA PREDICATORE LOTTIZZAZIONE COMPLESSO TURISTICO ,ALTADONNA VINCENZO,VALLELUNGA VINCENZO,DIMAGGIO ANTONINO,BRUNO ANDREA,BRUNO GIUSEPPE,PEDALINO DAVIDE,BIONDINO SAVATORE,RIINA SALVATORE,BIONDO SALVATORE,LO PICCOLO SALVATORE,SAN LORENZO 
BADALAMENTI GAETANO, BONTATE STEFANO, Bruno Francesco, CINISI, COPACABANA, IMPASTATO GIUSEPPE, INZERILLO TOMMASO, SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, SAZOI,SIFAC, 2016 18 FEBBRAIO Brancaccio e Porta Nuova - Parte 2

2014 12 novembre sapienza gioacchino Il racconto di un imprenditore: «Io, 18 mesi in cella e senza sapere perché» SAPIENZA GIOACCHINO,CARINI AUTORTRASPORTI,PIPITOVE ANTONINO,PIPITONE ANGELO,OPERAZIONE OCCIDENTE,LO PICCOLO SALVATORE,,SAN LORENZO,SFERRACAVALLO,CAPACI,ISOLA DELLE FEMMINE,




SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, FALCONE GIOVANNI,BORSELLINO PAOLO,AYALAGIUSEPPE,DEPISTAGGIO,PIPER,FALCON,PROVENZANO BERNARDO,RIINA SALVATORE,ORLANDO LEOLUCA,GALASSO ALFREDO, DI TRAPANI MARIA ANGELA,MADONIA SALVATORE,FRANCESCA MORVILLO,,MADONIA SALVATORE,DI TRAPANI SALVATORE,CORLEONE,CAPACI,ISOLA DELLE FEMMINE ,SOLLENA  SALVATORE,BONTATE GIOVANNI, BADALAMENI GAETANO, MARSALONE SALVATORE, RAPPA FRANCESCO, LO JACONO FRANCESCO,SAVOCA GIUSEPPE, SAVOCA ROSOLINO,GANCI FILIPPO SCAVONE GAETANO,ABBATE GIOVANNI,



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BOLOGNA STEFANO, CIMITERO, ILLUMINAZIONE, ISOLA DELLE FEMMINE, MANINO ANGELO, rifiuti, SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE SAN CIPIRELLO, SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, 
FLORIANA RUSSO,PROVENZANO BERNARDO,BRUNO IGNAZIO,LO PICCOLO SALVATORE,PULIZZI GASPARE,REDE GIUSEPPE,DI MAGGIO BALDUCCIO,VITALE GIUSEPPE SIMONE,SIMOMETTI GIOVANNI NICOLA,ALAMIA ANTONINO,RIINA SALVATORE,GELUSO VINCENZO,CORLEONESI,CAIOLA GIUSEPPE,LO VOI GIUSEPPE,MULE' SALVATORE,MULE' ROSARIO, LA ROSA GIUSEPPE,CAMPOREALE,SAN CIPIRELLO, BRUSCA BERNARDO,BRUSCA GIOVANNI,BRUSCA EMENUELE, BRUSCA ENZO BOLOGNA STEFANO, CIMITERO, ILLUMINAZIONE, ISOLA DELLE FEMMINE, MANINO ANGELO, rifiuti, SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE SAN CIPIRELLO, SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, 2019 18 GIUGNO Allegato DECRETO DEL RESIDENTE DELLA REPUBBLICA 20 giugno 2019 Scioglimento del consiglio comunale di San Cipirello e nomina della commissione straordinaria. (19A04575) (GU Serie Generale n.172 del 24-07-2019 - Suppl. Ordinario n. 31) 1992 6 GIUGNO SCIOGLIMENTO C.C. CAPACI 2012 12 NOVEMBRE SCIOLTO C.C. ISOLA DELLE FEMMINE

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