Bertolt Brecht : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”




Non mi piace

pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in superficie “






Pino Ciampolillo


2019/07/22

2013 21 GENNAIO 2019 17 LUGLIO 5^ SETTORE LAVORI PUBBLICI DETERMINAZIONE N. 539 DEL 17-07-2019 Proposta n.600/2019 Oggetto: lavori di SISTEMAZIONE ED ARREDO URBANO VIALE A. VESPUCCI – CIG 7943667960 - CUP E62D17000050005, Incarico di progettazione definitiva ed esecutiva, coor-dinamento della sicurezza in fase di progettazione e relativa direzione lavori – aggiudicazione de-finitiva.

Progetto di Paesaggio per Isola delle Femmine (PA)

Progetto di riqualificazione del lungomare di Isola delle Femmine
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Il progetto del lungomare di Isola delle Femmine prevede la declinazione di una sezione tipo, costituita da semplici elementi, quali: “fronte duro” (muro) + marciapiede L.2,00 m con albero + careggiata L 7,50 m, + marciapiede L 2,00 m + muretto/panchina con illuminazione annessa (elemento di raccordo tra “costruito” e fronte soft) + “fronte soft” (costa). 
La sezione si declina a partire dal tratto di costa all’ingresso del paese, si interrompe in corrispondenza del “fronte a mare” dove le regole cambiano, e si riprende da via dei Villini, ovvero in corrispondenza del “capo” di Isola delle Femmine, prolungandosi sino alla spiaggia. 
La regola generale è quella di uniformare la passeggiata sul lungomare, con delle interruzioni in corrispondenza di determinati spazi rilevanti, quali il Piano Levante, la Torre di dentro, il belvedere. 
Negli spazi sopraelencati la sezione tipo si allarga e si prevedono degli spazi in cui sostare, da destinare alla vita sociale del paese. Nei tratti di costa in cui è già presente della vegetazione, il progetto prevede la sistemazione di un giardino non lungo la costa, ma sulla costa, ovvero oltre il muretto/panchina in alcuni punti si prevede la sistemazione di dune, sentiero e vegetazione bassa tipica della zona e compatibile con l’habitat costiero.
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http://europaconcorsi.com/projects/221190-Progetto-di-Paesaggio-per-Isola-delle-Femmine-PA-



2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.


2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.


2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.


2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.


2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.


2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.




COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
(Provincia di Palermo)
5^ SETTORE LAVORI PUBBLICI
DETERMINAZIONE N. 539 DEL 17-07-2019
Proposta n.600/2019
Oggetto: lavori di SISTEMAZIONE ED ARREDO URBANO VIALE A. VESPUCCI – CIG 7943667960 - CUP E62D17000050005, Incarico di progettazione definitiva ed esecutiva, coor-dinamento della sicurezza in fase di progettazione e relativa direzione lavori – aggiudicazione de-finitiva.
IL RESPONSABILE DEL 5^ SETTORE LAVORI PUBBLICI
PREMESSO che con determina del responsabile del settore V n. 512 del 03/07/2019 si era stabilito di au-torizzare il ricorso alla procedura negoziata ai sensi dell’art. 36 comma 2 lett. b, ai fini dell’individuazione del professionista a cui affidare il servizio di progettazione definitiva ed esecutiva, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e relativa direzione lavori inerente il progetto di “SISTEMAZIONE ED ARREDO URBANO VIALE A.VESPUCCI”, impegnando le relative risorse finanziarie;
CONSIDERATO che è stata avviata una gara per l’affidamento di servizi di architettura e di ingegneria, mediante procedura negoziata (art.36, comma 2, lettera b), del d. lgs: n.50/2016) e con il criterio di ag-giudicazione del minor prezzo (art.17, comma 5, del decreto legge n.32/2019), per l’appalto del servizio di progettazione definitiva ed esecutiva, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecu-zione e relativa direzione lavori inerente il progetto di “SISTEMAZIONE ED ARREDO URBANO VIALE A.VESPUCCI”;
CONSIDERATO che con nota protocollo n. 7088 del 03/07/2019, inviata a mezzo PEC, sono stati invita-ti (separatamente), ai sensi dell’art. dell'art. 36, comma 2, lett. B, del D. Lgs. n. 50/2016, cinque profes-sionisti per la redazione del progetto DEFINITIVO ED ESECUTIVO, COORDINAMENTO DELLA SICUREZZA IN FASE DI PROGETTAZIONE E DIREZIONE LAVORI INERENTE IL PROGETTO DI “SISTEMAZIONE ED ARREDO URBANO VIALE A.VESPUCCI”;
con la stessa nota sono stati invitati, separatamente, i seguenti professionisti:
 Ing. Ortoleva Giuseppe PEC giuseppeortoleva@ordineingpa.it
 Ing. Pezzano Vincenzo PEC vincenzo.pezzano@ordineingpa.it
 Ing. Timotini Vincenzo PEC vincenzo.timotini@pec.it
 Società di Ingegneria IF CONSULT PEC infoconsult@pec.it
 Società di Ingegneria EDREAM S.R.L. PEC edreamsrlpa@pec.it
Considerato che alla procedura hanno risposto, così come attestato dall’ufficio protocollo:
1. Prot. 7213 del 05/07/2019 Ing. Ortoleva Giuseppe;
2. Prot. 7223 del 05/07/2019 Società di Ingegneria EDREAM S.R.L.;
3. Prot. 7289 del 08/07/2019 Ing. Timotini Vincenzo;
4. Prot. 7290 del 08/09/2019 Ing. Pezzano Vincenzo;
5. Prot. 7340 del 09/07/2019 Società di Ingegneria IF CONSULT
Che con verbale di gara del 10/07/2019 prot. 7403, è stato dichiarato aggiudicatario provvisorio della procedura la società di Ingegneria EDREAM S.R.L. con sede in via Principe di Belmonte n. 1H 90139 Pa-lermo, codice fiscale e partita IVA 05664710828, che ha offerto il ribasso del 6,24% e l’importo di € 79.228,83 oltre IVA ed oneri previdenziali;
vista la nota prot. 43967 del 07/05/2019 con la quale il competente Assessorato Regionale dello Sport e dello Spettacolo ha comunicato a questo ufficio l’ammissione al finanziamento, imponendo il termine pe-rentorio di 90 giorni per la trasmissione del progetto definitivo munito di tutti i visti di approvazione;
Considerato, quindi, necessario ed indispensabile procedere con l’affidamento dell’incarico, anche nelle more delle verifiche sull’aggiudicatario previste per legge, al fine di non perdere il finanziamento comuni-tario;
considerato che l’ufficio si sta attivando per richiedere i controlli di rito sull’aggiudicatario;
RITENUTO pertanto di potere approvare il verbale di gara prot. 7403 del 10/07/2019, aggiudicando defi-nitivamente l’appalto alla società di Ingegneria EDREAM S.R.L. con sede in via Principe di Belmonte n. 1H 90139 Palermo, codice fiscale e partita IVA 05664710828, che ha offerto il ribasso del 6,24% e l’importo di € 79.228,83 oltre IVA ed oneri previdenziali;
Visti: - il D. Lgs. 50/2016; - il verbale di gara e ritenuto di poterlo approvare;
DETERMINA
1. Di approvare il verbale di gara prot. 7403 del 10/07/2019;
2. Di dichiarare aggiudicatario della gara la società di Ingegneria EDREAM S.R.L. con sede in via Principe di Belmonte n. 1H 90139 Palermo, codice fiscale e partita IVA 05664710828, che ha offerto il ribasso del 6,24% e l’importo di € 79.228,83 oltre IVA ed oneri previdenziali;
3. di dare atto che, ai sensi dell’art. 32 comma 7 del D. Lgsl 50/2016 l'aggiudicazione diventa efficace do-po la verifica del possesso dei prescritti requisiti;
4. dare atto che la somma complessiva di € 125.525,00 (comprensiva di IVA ed oneri previdenziali) trova copertura nei seguenti capitoli del redigendo bilancio di previsione 2019:
quanto ad € 50.000,00 nel capitolo 31100000;
quanto ad € 75.525,00 verrà impegnata nel competente capitolo dell’esercizio 2020 come da cronopro-gramma di spesa.
IL RESPONSABILE DEL V SETTORE
Arch. Gerlando Mallia
Relata di pubblicazione
Si attesta che copia della presente determinazione viene affissa all’Albo pretorio on-line di questo Comune da oggi 17/07/2019 e vi rimarrà pubblicata per quindici giorni consecutivi.
Il Responsabile del servizio

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
(Provincia di Palermo)
5^ SETTORE LAVORI PUBBLICI
DETERMINAZIONE N. 540 DEL 18-07-2019
PROPOSTA N.606/2019
Oggetto: Incarico di tecnico verificatore per il progetto dei lavori di SISTEMAZIONE ED AR-REDO URBANO VIALE A. VESPUCCI – nomina arch. Sandro D’Arpa
IL RESPONSABILE DEL 5^ SETTORE LAVORI PUBBLICI
Considerata l’esigenza di procedere con la sistemazione del viale Amerigo Vespucci;
Vista la determina del Sindaco n. 11 del 12/06/2019 con la quale è stato nominato l’arch. Gerlando Mallia RUP per il procedimento in oggetto;
Visto il progetto definitivo il cui importo prevede una spesa complessiva di € 1.973.551,29, di cui € 1.594.186,81 per lavori ed € 379.364,48 per somme a disposizione della Stazione Appaltante;
Considerato che è necessario procedere alla verifica del progetto ai sensi dell’art. 26 del codice dei con-tratti, e che ai sensi del comma 6 lett. c) “per i lavori di importo inferiore alla soglia di cui all’articolo 35 e fino a un milione di euro, la verifica può essere effettuata dagli uffici tecnici delle stazioni appaltanti ove il progetto sia stato redatto da progettisti esterni…”;
considerato che tra il personale inquadrato all'interno del V settore può essere nominato l’arch. Sandro D’Arpa, come tecnico verificatore;
premesso quanto sopra,
DETERMINA
Di affidare l'incarico di tecnico verificatore del progetto, ai sensi dell’art. 26 del codice dei contratti, per il progetto di sistemazione ed arredo urbano viale A. Vespucci all'arch. Sandro D’Arpa in servizio presso il V settore;
Notificare copia della presente all’interessato.
Il Responsabile del settore V
Arch. Gerlando Mallia
Relata di pubblicazione
Si attesta che copia della presente determinazione viene affissa all’Albo pretorio on-line di questo Comune da oggi 18/07/2019 e vi rimarrà pubblicata per quindici giorni consecutivi.
Il Responsabile del servizio
(MALLIA GERLANDO)

2019 28 FEBBRAIO GIUNTA 42 OPERE TRIENNALI VIA VESPUCCI 40 1 MILIONE 665 MILA PROJECT FINANCING CIMIETRO 11 CIMITERO 41 documento-123792 (1)2017 30 LUGLIO La pista ciclabile e il lungomare che vogliamo ad Isola delle Femmine [SONDAGGIO] _ IL GIORNALE DI ISOLA

2018 17 GIUGNO TRATTO DA IL GIORNALE DI ISOLA: 

Finanziamenti regionali: riqualificazione di via Cutino, via Vespucci e completamento impianti sportivi





Nei giorni scorsi l’assessorato regionale allo sport ha comunicato all’amministrazione comunale di Isola delle Femmine che sono stati inseriti nella graduatoria relativa alle linee di intervento sullo sviluppo urbano sostenibile tre importanti opere pubbliche che riguardano il nostro Comune:


Realizzazione sistemazione e arredo urbano di via Amerigo Vespucci: 1.598.000,00 euro

Realizzazione riqualificazione della via Cutino in strada Turistico-Commerciale: 365.500,00 euro
Realizzazione e completamente impianti sportivi polivalenti: 1.685.000,00 euro
Si tratta di circa 4 milioni di finanziamenti che potrebbero cambiare in meglio lo sviluppo turistico e riqualificare il territorio di Isola delle Femmine”, commenta il sindaco Stefano Bologna. Nelle prossime settimane l’amministrazione si dovrà attivare con i progettisti per attualizzare i progetti, acquisire i pareri, aggiornare i prezzi e renderli esecutivi e cantierabili. “E’ una sfida difficile”, spiega il sindaco, “ma non possiamo perdere questa opportunità di rilancio e riqualificazione del nostro Paese”.



2017 20 DICEMBRE D.A. 72 GAB  FONDO  DI ROTAZIONE PER LA PROGETTAZIONE D.A. n. 6/Gab. del 20/02/2018 Elenco delle istanze pervenute nella prima apertura
dello sportello dal 12 al 16 marzo 2018 
Progetto dei lavori di sistemazione ed arredo urbano Viale Amerigo Vespucci EURO 101.931,93 

Da qualche mese Isola delle Femmine ha finalmente una pista ciclabile. Si tratta solo di quasi 3 chilometri di striscia bianca e gialla che percorre il lungomare ma è apprezzabile la volontà politica nella direzione di una nuova cultura di mobilità sostenibile. Per altro  quella della pista cicalabile era una delle proposte che lo scorso dicembre abbiamo inserito nel progetto “Promo Isola” e che abbiamo sottoposto all’amministrazione comunale, ricordando che la pista ciclabile e, in generale, le iniziative per migliorare la sostenibilità ambientale, sono un requisito per ottenere la Bandiera Blu (clicca qui). Ma questo deve essere solo l’inizio: Isola delle Femmine merita una pista ciclabile vera e propria e un lungomare decoroso.
Un paio di mesi fa, in occasione delle  polemiche nate a seguito della realizzazione degli stalli blu nello spiazzo di via Amerigo Vespucci, da cui si può godere una spettacolare vista sull’area marina protetta e sull’isolotto, in tanti avevano chiesto a gran voce la valorizzazione di questo scorcio (clicca qui). Eliminate le strisce blu e cessate le polemiche, la questione è finita nel dimenticatoio. Per questo, a seguito della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale della Regione Siciliana di un bando per  la realizzazioni di “Interventi per la tutela e la valorizzazione di aree di attrazione di rilevanza strategica”, che finanzia anche percorsi ciclopedonali (per leggere il bando clicca qui), abbiamo deciso di sottoporre all’amministrazione comunale il seguente progetto di valorizzazione di un tratto
della costa, da via Amerigo Vespucci e per almeno un chilometro. La nostra proposta prevede l’abbattimento del muretto e la realizzazione di una passerella in legno con una ringhiera, panchine e alberi e, a sinistra della passerella, un percorso pedonale e una pista ciclabile vera e propria, separata dal manto stradale. Si tratta di un percorso molto simile a quello realizzato a Ragusa.
Per partecipare al bando il Comune di Isola delle Femmine ha tempo fino a mercoledì 11 ottobre. Lunedì 31 luglio, a Palermo, presso Villa Malfitano, a partire dalle ore 9, si terrà un incontro informativo sul bando, a cui sono stati invitati tutti gli enti locali. Segnaliamo all’amministrazione anche un altro incontro, che si terrà domani pomeriggio, alle 18, presso la Tonnara Florio, per la presentazione del bando FEAMP pescaturismo e ittiturismo, per la valorizzazione delle borgate marinare. Viste le precarie condizioni finanziarie di molti enti locali siciliani, questi bandi offrono delle opportunità importantissime per i Comuni, opportunità che non possiamo lasciarci scappare!
Appena ieri è arrivata la notizia che il Comune di Isola delle Femmine ha ottenuto due finanziamenti agevolati dal Ministero dell’Ambiente per due progetti di efficientemento energetico per la scuola elementare e per la scuola media. Adesso speriamo di poter ottenere un finanziamento anche per la nostra costa! E tu cosa ne pensi di questa proposta? Partecipa al nostro sondaggio:

2019 3 LUGLIO  MALLIA N 512 SISTEMAZIONE ED ARREDO URBANO VIALE A.VESPUCCI 7943667960 98MILA623,70 PROCEDURA NEGOZIATA REVOCA DETER 506 2019

2019 28 FEBBRAIO GIUNTA 42 OPERE TRIENNALI VIA VESPUCCI 40 1 MILIONE 665 MILA PROJECT FINANCING CIMITERO 11 CIMITERO 41 documento-123792 (1)

2017 24 FEBBRAIO GIUNTA  27  OPERE TRIENNALLI 2017 2019 NO CIMITERO ANZIANI 33 PORTO 12 VIA VESPUCCI ARREDO 10

2005 PROMOZIONE DI PROPOSTE DI RIQUALIFICAZIONE URBANA E MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ DELLA VITA NEI COMUNI CON POPOLAZIONE SUPERIORE AI 30.000 ABITANTI DELLA REGIONE SICILIANA, NEGLI AGGLOMERATI CON POPOLAZIONE SUPERIORE AI 50.000 ABITANTI E NEI CENTRI MINORI LINEA DI INTERVENTO B) INTERVENTI INFRASTRUTTURALI IN AMBITO URBANO
ALLEGATO 3 

GRADUATORIA LONG LIST

Lavori di riqualificazione ed arredo urbano del contesto compreso tra il lungomare Eufemio, Via Cristoforo Colombo, Piazza Umberto I, Piazza XXI Aprile e Via Roma  
IMPORTO INVESTIMENTO 2.000.000,00
IMPORTO FINANZIAMENTO 1.750.000,00 





BOLOGNA STEFANO, CAPRITTI MICHELE, D'Arpa Sandro, EEDREAM SRL, ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2014, FOGAZZA BARBARA, GAMBINO MARCO, MALLIA GERLANDO, MICELI FRANCESCO, ORLANDO SANDRO, SOFIA COSTRUZIONI, VIALE VESPUCCI,



2013 21 GENNAIO 2019 17 LUGLIO 5^ SETTORE LAVORI PUBBLICI DETERMINAZIONE N. 539 DEL 17-07-2019 Proposta n.600/2019 Oggetto: lavori di SISTEMAZIONE ED ARREDO URBANO VIALE A. VESPUCCI – CIG 7943667960 - CUP E62D17000050005, Incarico di progettazione definitiva ed esecutiva, coor-dinamento della sicurezza in fase di progettazione e relativa direzione lavori – aggiudicazione de-finitiva.

2019/07/20

2019 20 LUGLIO IL MALE OSCURO INZERILLO MANNINO LIDO SOPRAVENTO ISOLA DELLE FEMMINE TORRETTA scritto da RICCARDO LO VERSO IL MALE OSCURO DI PALERMO































Scritto da Riccardo Lo Verso


il 20 Luglio 2019 - 06:00




IL MALE OSCURO DI PALERMO
Il medico, il suocero e i nipoti


Tutti in fila davanti al boss




In tanti hanno chiesto aiuto a Tommaso Inzerillo per risolvere piccole e grandi questioni
PALERMO - A casa di Tommaso Inzerillo, in via Mogadiscio, c'era un viavai di persone.Una processione per chiedere l'aiuto del capomafia di Passo di Rigano. Un suo intervento diventava risolutivo in piccoli e grandi questioni. Ecco il male oscuro di Palermo: la richiesta di aiuto al potente di turno. Le vie mafiose sono più veloci e risolutive di quelli legali.
Un anziano settantenne, Michele, “bassino e con i baffi”, l'anno scorso si è rivolto al capomafia perché la figlia si era separata dal marito e il consuocero pretendeva 30 mila euro. Tanto era costata la ristrutturazione della casa coniugale pagata dallo sposo. Così Inzerillo riferiva le parole che gli erano state rivolte: “Masino, di qua, di là, di questo verso... dice: 'mia figlia era sposata, e si è lasciata... adesso è venuto il suocero, da mia figlia, che gli ha speso nella casa trentamila euro, di qua e di là, vuole i soldi indietro, di qua e di là… un macello, ma sai chi sono questi… e viene gente, senti questa… per non portarla a lungo e raccontare tutte cose'… con quindicimila euro, hai capito?”. 
I soldi tardarono ad arrivare e Michele fu convocato da Alessandro Mannino: “Michele, com'è finita? Mi stai facendo fare brutta figura”. Michele prese un nuovo impegno: “... io, l’altro giorno, mi volevo fare un mutuo, io mi impegno gli occhi, io entro giorno dieci gli do i soldi, intanto gli do trecento euro al mese”.
La sera del 10 luglio 2018, a casa di Inzerillo arrivarono la moglie e la figlia di Calogero Mannino, che alcuni mesi dopo, a novembre, sarebbe stato scarcerato dopo avere finito di scontare una condanna a 16 anni per mafia. Mannino è stato organico alla famiglia mafiosa dell'Uditore e durante la detenzione di Tommaso Inzerillo si era preso cura delle necessità economiche dei familiari del boss. Perché la mamma di Mannino si rivolgeva a Masino? Aveva affittato un locale in via Castellana, ma l'inquilino non era ancora riuscito ad avviare una rivendita di caffè perché stoppato da gente di peso a Passo di Rigano. La donna, Giuseppa Spatola, si rivolgeva con piglio deciso al cospetto di Inzerillo:“Ooh, Vedi che mio marito si sta facendo dodici anni. Ora perché garantire le altre persone che mio marito è là dentro... non sono una qualsiasi, mio marito è da dodici anni che è là e la gente la conosco... poi, poi, quando esce mio marito, chiariamo tutto... dice, che c’è u spizzieddu che deve aprire, poi, quando sarà, lo deve aprire lui, quando sarà, eh, è questo ti sembra una cosa esatta che ancora gli devono dare l’agibilità, affaccia il sole e affaccia per tutti, tu per esempio: non li vendete le cialde voialtri, è quello non è tuo cognato?".
Un anno prima, nel 2017, le cimici piazzate dai poliziotti della squadra mobile svelarono le vicende legate al lido Sopravento di Isola delle Femmine. Qualcuno era andato a chiedere il pizzo ai nuovi gestori: Pietro e Vincenzo Inzerillo, Rosario e Vincent Mannino. Sono tutti nipoti di Tommaso Inzerillo. "Raccontami di preciso...", zio Tommaso chiedeva notizie al nipote che scendeva nei dettagli: "... è venuto a salutarmi, ci sono persone, gli devo dire una... gli ho detto... veda che io sono suo nipote... voialtri lo dovete sapere dove lo dovete cercare”. Lo zio gli dava indicazioni: "Tranquillo se dovesse venire gli dici: in questi giorni ti vengono a cercare, l’ho fatto sapere, non gli dare ne spiegazioni ne nulla, mi spiego? O no? Dico: sei capace?".
Alla fine pagarono il pizzo? In un successivo incontro Tommaso Inzerillo spiegava a Vincenzo di avere parlato con i due esattori del racket: la richiesta di cinquemila euro sarebbe stata legittimata solo dall'eventuale acquisto del lido balneare. La sola gestione non bastava. È stato Giuseppe Spatola, intercettato, a spiegare che il suocero Tommaso Inzerillo aveva risolto il problema: "Avantieri gli ho fatto sbrigare una cosa, c’erano venuti a bussare, capito. Gli smontavano tutte cose, hai capito?".
Alla porta di casa Inzerillo bussò anche un medico, Attilio Granà. La sua segretaria era stata allontanata dopo ventiquattro anni di servizio in nero e aveva deciso di avviare una vertenza di lavoro: chiedeva 197 mila euro, il medico riteneva che gliene spettassero seimila, ma era pronto a sborsarne quindici mila. Di fronte al rifiuto della donna il medico chiese aiuto a Tommaso Inzerillo: “... perché, su questa cosa dobbiamo essere uomini - diceva mentre lo visitava a domicilio - lei è venuta per ventiquattro anni, non l’ho mai assunta io, lei lavorava in nero, per i fatti suoi, anche con mio fratello ha fatto un anno in nero… ventiquattro anni di stipendi, io gli davo duecento cinquanta… lì veniva per le, le mance… duecentocinquanta euro, come, sempre, come se glieli davo ventiquattro anni fa, ventiquattro anni per duecentocinquanta, fa seimila euro… vado a casa sua e gli ho detto che avevo i soldi, mi dice: no, ora faccio il conteggio e poi ti faccio sapere, minchia. Mi ha fatto arrivare la lettera dell’avvocato…malissimo, allora, all'avvocato gli ho detto: me lo specifica, dove sono arrivate queste centonovantasettemila euro, un part-time, sedici ora settimanali, tre ore e mezza al giorno, otto e trenta, dodici”.
Inzerillo commentava: "... male si è comportata... mai al mondo, si deve andare…a posto, ora vediamo cosa possiamo…”. Il medico lo incalzava: “... io rispetto di più a te che tanti professori che si sentono e sono uno più fango dell’altro, con tutta la laurea che hanno… ti devi interessare in prima persona perché qua il coraggio di dirti no non ce l’ha… fammi questo regalo di Natale... gliene dovevo dare sei, te ne offro quindici più del doppio e ancora mi rompi, porco giuda... e chi si è licenziato, il presidente della Regione Sicilia…”.
Scritto da Riccardo Lo Verso


il 20 Luglio 2019 - 06:00






















20-07-2019 - 06:48:21TANCREDI
La gente si rivolge al mafioso perché , a Palermo, lo Stato non è in grado di fare rispettare 


le leggi . In un altra città i cittadini si rivolgono al Comune, ai sindacati o al magistrato . Da noi molti pensano, a torto o a ragione, che rivolgersi alle istituzioni non serve a niente.




Se non rendiamo la burocrazia efficiente e celere la mafia non sarà mai sconfitta.






20-07-2019 - 07:58:43Giuseppe
La cultura mafiosa difficile da cambiare è una vergogna leggendo queste righe ci si scoraggia è un ritorno al passato come è possibile che ciò avvenga c'è da andarsene da questa terra è triste ma purtroppo è così



20-07-2019 - 09:06:37Indignados
Faccio un appello a tutti i commercianti e gli imprenditori Palermitani che ancora pagano il pizzo denunciate i mafiosi che vi fanno le estorsioni e fatelo con le denunce di massa cioè con le denunce collettive in ogni quartiere di Palermo,e andate tutti prima da addiopizzo per constatare che siete già in tanti a rivolgervi da addiopizzo e poi fate tutti le denunce di massa cioè le denunce collettive contro i mafiosi in ogni quartiere di Palermo ossia il mio auspicio è che in ogni quartiere di Palermo ci siano tanti commercianti e imprenditori che facciano le denunce di massa cioè le denunce collettive contro gli uomini d'onore appartenenti a cosa nostra Palermo,ricordatevi che l'unione che fa la forza contro Cosa Nostra Palermo



20-07-2019 - 09:09:12Giovanni
Il problem a è che culturalmente non siamo pronti per uno stato senza mafia. Nel caso specifico non è comprensibile perché lo stato tuteli il lavoratore che per 25 anni ha lavorato in nero e usufruito di tutte le agevolazioni fiscali possibili ed immaginabili. Se lo stato funzionasse il mafioso non avrebbe motivo di esistere.



































   















Fiumi di cocaina ed estorsioni a tappeto. Duro colpo inferto dalla polizia di Stato al mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale. Dieci gli arrestati per associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti anch’esso aggravato dalle modalità mafiose.
Il provvedimento è scattato al termine di un’attività d’indagine svolta dalla Squadra mobile di Palermo, e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che si è avvalsa, tra l’altro, delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, fra i quali Silvio Guerrera. Numerosi gli episodi estorsivi ai danni di imprenditori edili attivi anche in territori esterni al mandamento, come Isola delle Femmine, Capaci e Carini, ai quali veniva imposto il pagamento di ingenti somme di denaro per la messa a posto. Ciò avveniva anche grazie anche al ruolo di collegamento con altre famiglie mafiose del territorio palermitano assunto da alcuni degli arrestati. I ricavi delle estorsioni, infatti, in alcuni casi venivano divisi tra le famiglie attive in diversi quartieri cittadini.
Tra i personaggi di rilievo l’imprenditore edile Baldassare Migliore, considerato un esponente della famiglia mafiosa di Passo di Rigano. Secondo gli investigatori Migliore si sarebbe occupato della ‘messa a posto’ di altri imprenditori – edili e non solo – a Isola delle Femmine, Capaci e Carini. In manette pure Giuseppe Fricano, ex reggente del mandamento di Resuttana che, in concorso con Giuseppe Torre e Salvatore Lucera, è accusato di una estorsione ai danni del lido Battaglia di Isola delle Femmine.
Il titolare avrebbe – dopo la mediazione anche di Fricano – sborsato 13 mila euro per l’intera stagione estiva; la somma sarebbe poi stata divisa tra le famiglie mafiose di Palermo Centro e Tommaso Natale. Girolamo Taormina sarebbe responsabile dell’estorsione al titolare dei vivai La Franca di Palermo.
Sono tre le estorsioni accertate dagli investigatori in seguito alle quali è stata registrata anche la collaborazione, successiva, degli imprenditori vittime. Ma il silenzio resta una ‘pratica’ diffusa. L’organizzazione era particolarmente attiva anche nel campo del traffico di stupefacenti nel capoluogo, tanto che uno degli indagati, con l’appoggio di Cosa nostra, a cui corrispondeva regolari somme di denaro in funzione dello stupefacente venduto, si era imposto come il principale spacciatore del quartiere Zen: si tratta di Fabio Chianchiano: a delinearne lo spesso criminale è il capo della Mobile, Rodolfo Ruperti: “Chianchiano, già detenuto, è considerato il più importante spacciatore sulla piazza dello Zen, grazie anche all’appoggio dell’associazione mafiosa”.
L’uomo avrebbe pagato tremila euro per ogni chilo di cocaina venduta al boss Girolamo Biondino, all’epoca reggente del mandamento mafioso San Lorenzo-Tommaso Natale.
Questi gli arrestati Giuseppe Messia, 41 anni, Giovanni Messina, 40 anni, Girolamo Taormina, 36 anni, Giuseppe Fricano, 51 anni, Salvatore Lucera, 48 anni, Giuseppe La Torre, 67 anni, Fabio Chianchiano, 54 anni, Salvatore Verga, 28 anni, Francesco Di Noto, 30 anni, Baldassarre Migliore, 51 anni. Salvatore Lucera, Salvatore Verga, Francesco Di Noto e Fabio Chianchiano sono accusati di traffico di stupefacenti.
Alcuni degli imprenditori vittime del pizzo di Palermo hanno collaborato con la Polizia di Stato solo dopo essere stati convocati e messi davanti all’evidenza.
“Di fronte alle evidenze investigative – spiega Gianfranco Minissale, dirigente della sezione Criminalità organizzata della Squadra mobile di Palermo – una volta convocate da noi, le vittime delle estorsioni hanno confermato di avere dato delle somme, a titolo delle estorsioni”.
Sono quattro le estorsioni documentate. “Una era già stata documentata dai carabinieri, ora indicati anche gli altri”, dice ancora Minissale.
Mafia, colpo al mandamento San Lorenzo: 10 arresti


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2019 19 LUGLIO FIAMMETTA BORSELLINO FIGLIA DI PAOLO CONTRO I GIUDUCI


La figlia di Borsellino contro i giudici “indegni” e la commissione Antimafia
La Commissione nazionale antimafia e il Parlamento «strumentalizzano ai fini mediatici» e in occasione del 27esimo anniversario della morte di Paolo Borsellino «desecretando gli atti del Csm e della stessa Commissione antimafia. Una vergogna». È la denuncia di Fiammetta Borsellino che, in una intervista a Francesco Viviano del Quotidiano del Sud, critica sia l’Antimafia guidata da Nicola Morra (M5s) che il Csm dopo la desecretazione degli atti su suo padre.
La denuncia di Fiammetta Borsellino
«Oggi, anzi ieri – dice – molti si pavoneggiano di avere desecretato quegli atti. Loro, (Commissione antimafia e Parlamento ndr) puntano agli anniversari per fare vedere che lavorano. Loro, il Csm e la Commissione antimafia, lo fanno il 19 luglio nell’anniversario della morte di mio padre e degli uomini della sua scorta e hanno il sapore della strumentalizzazione mediatica».

Nicola Morra (M5s) presidente della commissione Antimafia

«Al di là degli impegni delle procure di Messina e Caltanissetta, uno non deve perdere la speranza do arrivare alla verità, non puoi mai abbandonare l’idea di vedere la luce, queste persone indegne che hanno condotto le indagini, investigatori e magistrati, se hanno sbagliato devono pagare», ha aggiunto Fiammetta. «Io mi riferisco – dice – a tutti i poliziotti, investigatori e magistrati, che hanno lavorato fino a quando non ci fu il pentimento di Gaspare Spatuzza che ha svelato il depistaggio. Non lo dico io che c’è stato un depistaggio, lo dicono le sentenze».

La nipote di Borsellino: “La verità su mio nonno? Non sono ottimista”
«Non bisogna giudicare le Istituzioni né le persone. Non tutti sono corrotti. In questi anni, però, si è parlato tanto ma fondamentalmente non si è detto niente. La speranza di arrivare alla verità sulla morte di zio Paolo c’è, prima o poi verrà fuori. Ne era convinta anche nonna Rita. Io, però, a dirla tutta non sono tanto ottimista». A dirlo è Valentina Corrao, 18 anni, nipote di Rita Borsellino, la sorella del giudice antimafia ucciso dal tritolo di Cosa nostra 27 anni fa insieme ai cinque agenti della sua scorta. Nei suoi coetanei la nipote di Rita Borsellino vede «un po’ di indifferenza» nei confronti dei temi dell’antimafia. “Spero di riuscire a coinvolgere anche loro”, ammette.
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Borsellino: "Io con la macchina blindata solo di mattina, libero di essere ucciso la sera"
 
La commissione parlamentare antimafia toglie il segreto sulle audizioni del magistrato a Palazzo San Macuto, fra l'84 e il 1991. Il fratello del giudice polemico: "Tanti atti ancora segreti negli archivi di Stato"
di SALVO PALAZZOLO
16 Luglio, 2019

"Desidero sottolineare la gravità dei problemi che dobbiamo continuare ad affrontare... Di pomeriggio, è disponibile solo una macchina blindata. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi libero di essere ucciso la sera". Così parlava Paolo Borsellino davanti alla commissione parlamentare antimafia, era il 1984, il pool stava preparando il primo maxi processo alle cosche.

Oggi la commissione parlamentare antimafia ha recuperato tutte le parole di Borsellino a Palazzo San Macuto, pronunciate in varie audizioni, fra il 1984 e il 1991. Alcune audizioni era ancora segrete e sono state declassificate. Un archivio che è stato digitalizzato ed è confluito su una pagina web all'interno del portale del Parlamento.
L'abudio di Borsellino in Commissione antimafia/1: "Io senza scorta libero di essere ucciso la sera"
Le parole di Borsellino non raccontano solo gli anni in cui la lotta alla mafia era fatta da una pattuglia di magistrati e investigatori. Raccontano anche dei misteri attualissimi della provincia di Trapani, la terra di Matteo Messina Denaro, il boss delle stragi originario di Castelvetrano che lo Stato non riesce ad arrestare dal giugno 1993. Diceva Borsellino nel corso della trasferta a Trapani della commissione antimafia, era il 4 dicembre 1989, e lui era ormai procuratore di Marsala: "Questa è terra di grandi latitanti: Provenzano, Riina e altri nomi storici", diceva l'allora procuratore di Marsala. Che citava espressamente Castelvetrano, oggi la roccaforte del superlatitante Matteo Messina Denaro: "Vi sono grandi proprietà di mafia, che ora stanno vendendo e sto facendo delle indagini per capire a chi. Proprietà di Saveria Benedetta Palazzolo, la moglie di Bernardo Provenzano, ma anche di Badalamenti e di Bontate, cioè delle famiglie cosiddette perdenti. Vi fu infatti un periodo in cui questa era zona di espansione di tutte le famiglie mafiose".

L'audio di Borsellino in Commissione antimafia/2: "Trapani terra di grandi latitanti"
"Tutto quello che avviamo oggi è un ulteriore segnale di democratizzazione del Paese", spiega il presidente della Commissione, Nicola Morra, presentando l'iniziativa in Senato, a cui ha lavorato un ex magistrato della procura di Palermo, Roberto Tartaglia, uno dei pm del processo Stato-mafia, oggi consulente della commissione antimafia. "Borsellino già ragionava sulle difficoltà di portare avanti un processo con numeri enormi - dice ancora Morra - E non sempre le sue richieste vennero pienamente soddisfatte. Il presidente dell'Antimafia ringrazia "Manfredi Borsellino e tutta la sua famiglia per aver potuto fare questa operazione".
Polemico il fratello del magistrato ucciso in via D'Amelio, Salvatore Borsellino. "In quella strage mio fratello è stato ridotto ad un tronco carbonizzato senza più le gambe e le braccia, i pezzi di quei ragazzi sono stati raccolti uno ad uno e messi in delle scatole per poi essere identificati, separati e racchiusi in delle bare troppo grandi per quello che restava di loro. Ora, a 27 anni di distanza, non posso accettare che i pezzi di mio fratello, le parole che ha lasciato, i segreti di Stato che ancora pesano su quella strage, vengano restituiti a me, ai suoi figli, all'Italia intera, ad uno ad uno. E' necessario che ci venga restituito tutto, che vengano tolti i sigilli a tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti e non solo sulla strage di Via D'Amelio ma su tutte le stragi di Stato che hanno marchiato a sangue il nostro Paese". Salvatore Borsellino ha inviato una lettera al presidente Morra spiegando perché ha deciso di non partecipare alla conferenza stampa di presentazione degli audio.
Salvatore ha voluto leggere la lettera durante la conferenza stampa di presentazione dei quattro giorni di eventi dedicati al 27esimo anniversario della strage di via d'Amelio. "Non mi sembra si tratti esattamente di una desecretazione - dice - ma piuttosto di rendere pubblici dei documenti che fino ad ora erano di difficile accessibilità perché conservati negli archivi della commissione antimafia. Una cosa importante ma un pò diversa da quella desecretazione che aspettiamo da anni, che anche il ministro Bonafede aveva promesso proprio in via d'Amelio e che ancora non è arrivata. E' assurdo - ha concluso - che in un Paese come il nostro, che si è macchiato di tante stragi di Stato, ancora oggi ci siano questi segreti. Vuol dire che non si vuole arrivare alla verità, non ho altra risposta".

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Antimafia. Digitalizzato l’archivio della Commissione parlamentare, dal 1963 al 2001. Le audizioni di Borsellino. Le critiche del fratello Salvatore: “Ridateci l’agenda rossa”



La Commissione parlamentare Antimafia ha stabilito all’unanimità di desecretare gli atti dei suoi lavori, dal 1963 fino al 2001. Un archivio che è stato digitalizzato ed è confluito su un unico sito web all’interno del portale del Parlamento. Tra i primi atti in evidenza gli audio delle deposizioni di Paolo Borsellino di fronte alla Commissione. “Tutto quello che avviamo oggi è un ulteriore segnale di democratizzazione del Paese”, ha spiegato il presidente della Commissione, il 5 Stelle Nicola Morra, presentando l’iniziativa in Senato. “Abbiamo ascoltato gli audio del 1984, registrati a Palermo, Borsellino già ragionava – ha aggiunto – sulle difficoltà di portare avanti un processo con numeri enormi. Non sempre le sue richieste vennero pienamente soddisfatte. Con la sua ironia tipica il magistrato dice ‘sono libero di essere ucciso, siamo 4 a dover essere portati ma abbiamo una sola auto blindata’. Questi materiali che possono emotivamente risultare toccanti saranno messi nella disponibilità di tutti gli italiani”. Quindi Morra ha concluso ringraziando “Manfredi Borsellino e tutta la sua famiglia per aver potuto fare questa operazione”.
Stralci dagli audio di Paolo Borsellino. “Paradossale che l’Antimafia venga a chiedere della lotta alla mafia”
“E’ un po’ paradossale che la commissione antimafia venga a chiedere qual è la situazione della lotta alla mafia: i magistrati vengono mandati qui di malavoglia, vengono con la valigia in mano da auditori e ripartono appena trovano l’occasione o appena scadono i due anni. L’incentivo non può essere che economico, mi si dice che è allo studio ma da tre anni ancora non si hanno notizie” dice Paolo Borsellino audito nel 1989 dalla Commissione parlamentare antimafia (X legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. “Queste zone sono periferiche ma non con riferimento alla criminalità. Il mio ufficio, rimanendo identico come personale, mentre prima si occupava di 4 mila processi l’anno, ora si occupa di 30 mila processi l’anno a cui si aggiungono 60 mila dalle procure del circondario. Oggi io ho i 100 mila processi: me li sono guardati tutti, io non mi arrendo”.
Paolo Borsellino, quando era procuratore a Marsala, dimezzò la sua scorta pur di poter organizzare una volante in più per poter pattugliare il territorio h24
L’11 dicembre 1986 a Trapani Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (IX legislatura) nella sua qualità di Procuratore di Marsala, ufficio nel quale si era insediato da appena tre mesi. Come emerge dagli audio desecretati dalla Commissione Antimafia, è lui stesso che, illustrando la situazione della procura, racconta: “Siccome in questo Comitato di sicurezza si minacciava di far tardi, non si poteva uscire perché non si era riusciti a capire come si doveva istituire una ‘volante’ che circolasse di notte a Marsala (non era possibile: non c’erano gli uomini) e io ero stanco, ad un certo punto mi venne in testa (per stanchezza, perché me ne volevo andare) di fare la proposta di dimezzarmi la scorta per fare la ‘volante’. In questo modo si è fatta la ‘volante’. Infatti a Marsala, la quinta città della Sicilia, con centomila abitanti circa considerando le borgate, con 106 contrade (si è parlato tante volte di città-territorio) non c’era una ‘volante’ né della polizia, né dei carabinieri, che potesse assicurare l’intero arco delle ventiquattro ore”. Un buco non di poco conto. Infatti il magistrato spiega: “Mi ricordavo che una volta Buscetta aveva detto che gli era stato presentato un capomafia di Bagheria mentre egli passeggiava in Via Ruggero Settimo; nel mio scrupolo io gli avevo contestato: ‘Ma come passeggiava in Via Ruggero Settimo, se lei era latitante?’, ‘No, signor giudice, perché nel nostro ambiente si sapeva che tra le due e le quattro c’è la smonta, volanti non ne circolano, conseguentemente noi latitanti scendiamo a fare la passeggiata’”. E ancora Borsellino ricorda le parole di Buscetta: “Guardi, lei non crede che le organizzazioni criminali sappiano che se la volante è nella contrada Strasatti, non può essere in un’altra contrada, perché non può essercene un’altra? Lei quindi non crede che qui sentiamo una libertà di movimento che supera i limiti di ogni possibile immaginazione?”.
Borsellino, quindi, ricorda che in uno degli omicidi di mafia avvenuto a Marsala, i mafiosi erano riuniti ad aspettare la notizia dell’avvenuta esecuzione e furono arrestati, e la “fortunata operazione” attraverso cui furono “beccati”,”è avvenuta perché io quel giorno, contravvenendo forse ad un obbligo, me ne era andato a Palermo e la mia scorta era stata adibita al controllo sul territorio. La mia scorta ovviamente era stata dimezzata”. E – spiega Borsellino – “io pretesi ciò: non me ne faccio niente della scorta perché ho la macchina blindata. Era inutile che mi mettessero a disposizione quattro uomini; allora ho detto: ‘Mettetemene a disposizione due, così gli altri vanno a fare gli altri servizi!”. Ebbene “quegli stessi due che erano rimasti nella mia scorta furono quelli che fortunatamente, essendo io assente da Marsala, condussero questa operazione che portò alla scoperta di questi signori, di cui ora si occupa il collega giudice istruttore. Questa è la situazione, signori”.
Già nel 1984, otto anni prima della strage di via D’Amelio, Paolo Borsellino temeva per la propria vita
E in una audizione alla Commissione Antimafia dell’8 maggio, si lamentava della mancanza di personale dedicato alla scorta. Lo si apprende ascoltando gli audio che fanno parte dei documenti desecretati oggi dalla commissione antimafia. “In riferimento al personale ausiliario – diceva Borsellino in quell’audizione – desidero precisare che non si tratta soltanto dei segretari e dei dattilografi, dei quali dovremmo avere garantita la presenza per tutto l’arco della giornata e non soltanto per la mattinata (perché non lavoriamo soltanto di mattina), ma anche degli autisti giudiziari, perché buona parte di noi non può essere accompagnata in ufficio di pomeriggio da macchine blindate – come avviene la mattina – perché di pomeriggio è disponibile solo una macchina blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi. Pertanto io sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà utilizzando la mia automobile; però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere, poi, libero di essere ucciso la sera“.
Tanti gli altri passaggi, in cui Borsellino parla della difficoltà dei lavori, tra computer che non funzionano e volanti che mancano, cita “favori elettorali” tra mafia e politica, si domanda “perché nessuno seguiva il fratello di Riina?” e confida che Salvatore Buscetta era solito passeggiare tranquillamente per Palermo tra le 14 e le 16 “perché sapeva c’era la smonta delle volanti”. Secondo il presidente Nicola Morra la pubblicazione dei documenti iniziata oggi “andrà avanti, fino al completamento, mano mano che digitalizzeremo l’immenso archivio” e pubblicato sul portale antimafia.parlamento.it. “Ci auguriamo che questo portale possa essere uno strumento di ausilio per dare energia al processo di educazione, formazione e cultura dell’Antimafia di cui questo Paese necessita”. Secondo la presidente dell’Associazione fra i familiari delle vittime di via dei Georgofili, Giovanni Maggiani Chelli, però “l’iniziativa è interessante sul piano pseudo storico, ma di nessun valore per la ricerca della verità”.
La lunga lettera di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, al presiente dell’Antimafia, Nicola Morra. “Ridateci l’agenda rossa”
“Egregio presidente Morra, ho riflettuto a lungo prima di decidere se accettare l’invito a presenziare alla cerimonia nella quale verranno desecretate le audizioni riguardanti Paolo Borsellino presso la Commissione parlamentare Antimafia. Ho riflettuto a lungo e ho poi deciso di non sottrarre nemmeno un’ora a mia figlia che pur in attesa del suo primo figlio ha deciso di affrontare la fatica del volo per essere in questi giorni a Palermo, insieme a me, a lottare per la memoria di suo zio, Paolo Borsellino e dei cinque ragazzi uccisi insieme a lui, Claudio, Agostino, Emanuela, Vincenzo ed Eddie Walter che ancora, a ventisette anni di distanza, aspettano Giustizia e Verità sulla strage di Via D’Amelio nella quale è stata spezzata la loro vita”.
Comincia così la lunga lettera che Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo ucciso dalla mafia il 19 luglio del ’92, ha inviato rifiutando l’invito del presidente della commissione parlamentaria Antimafia, chiedendo piuttosto allo “Stato di presentarsi in ginocchio” dopo “decenni di silenzi e complicità”. Per il leader del movimento delle Agende rosse, peraltro, non si tratterebbe esattamente di una desecretazione, ma “di rendere pubblici dei documenti che fino ad ora erano di difficile accessibilità perché conservati negli archivi della commissione”, ha chiarito dopo aver letto il contenuto della missiva durante la conferenza stampa, a Palermo, sul programma di eventi per il 27esimo anniversario della strage di via D’Amelio.  Una decisione importante, ma un po’ diversa da quella desecretazione che, sottolinea Salvatore Borsellino, “aspettiamo da anni e che peraltro anche il ministro Bonafede aveva promesso in via D’Amelio e che non è mai arrivata”. Nella mail inviata a Morra, Salvatore spiega nel dettaglio i motivi della sua decisione: “In quella strage mio fratello è stato ridotto a un tronco carbonizzato senza più le gambe e le braccia, i pezzi di quei ragazzi sono stati raccolti uno ad uno e messi in delle scatole per poi essere identificati, separati e racchiusi in delle bare troppo grandi per quello che restava di loro. Ora, a ventisette anni di distanza io non posso accettare che i pezzi di mio fratello, le parole che ha lasciato, i segreti di Stato che ancora pesano su quella strage vengano restituiti a me, ai suoi figli, all’Italia intera, ad uno ad uno. E’ necessario che ci venga restituito tutto, che vengano tolti i sigilli a tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti e non solo sulla strage di Via D’Amelio, ma su tutte le stragi di Stato che hanno marchiato a sangue il nostro paese”. Per il fratello del giudice dilaniato dal tritolo di mafia, è necessario che quella “agenda rossa che è stata sottratta da mani di funzionari di uno Stato deviato e che giace negli archivi grondanti sangue di qualche inaccessibile palazzo di Stato e non certo nel covo di criminali mafiosi, venga restituita alla Memoria collettiva, alla verità e la giustizia. Decine, se non centinaia di persone, nei meandri e nelle segrete di questo Stato, ne sono certo, conoscono dove viene occultata questa agenda, dove vengono occultate le ultime indagini, le ultime parole, gli ultimi pensieri di Paolo Borsellino”.



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Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie
XVIII Legislatura
(dal 23 marzo 2018)
Le audizioni inedite di Paolo Borsellino
Fotografia estratta dall'album fotografico personale di Paolo Borsellino, con l'autorizzazione dei familiari, ai quali si rivolge il profondo ringraziamento da parte della Commissione parlamentare antimafia.
Sopralluogo a Palermo dell’8 e 9 maggio 1984
Nel corso della seduta dell'8 maggio 1984, Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (IX legislatura) nella sua qualità di giudice istruttore a Palermo.
Alla data dell'audizione, il dottor Borsellino svolgeva le funzioni di giudice istruttore a Palermo già da nove anni ed era pienamente operativo il cosiddetto "pool antimafia", istituito dal Consigliere Rocco Chinnici (ucciso il 29 luglio 1983). Il momento storico era particolarmente delicato: Tommaso Buscetta era stato da poco arrestato in Brasile (ottobre 1983), ma ancora non era stato estradato; inoltre, dopo gli omicidi, tra gli altri, del dirigente della Squadra Mobile di Palermo Boris Giuliano (21 luglio 1979) e del Consigliere Chinnici, il problema della sicurezza e della protezione dei magistrati e degli operatori della Polizia giudiziaria era drammaticamente avvertito.
Non a caso, nell'audizione oggetto di pubblicazione il dottor Borsellino affronta anche il tema della sicurezza personale e della gestione dei dispositivi di scorta, evidenziando al riguardo alcune importanti criticità.
È stata reperita altresì la fonoregistrazione dell'audizione.
Per quanto concerne il regime dell'atto, lo stesso risultava classificato come "libero", ancorché finora mai pubblicato.
Sopralluogo in Sicilia (Caltanissetta e Trapani) dell’11 e 12 dicembre 1986
Nel corso dell'audizione dell'11 dicembre 1986, a Trapani, Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (IX legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala, ufficio nel quale si era insediato da appena tre mesi.
Al momento dell'audizione, il cosiddetto maxi-processo di Palermo era entrato nella sua fase dibattimentale da pochi mesi (10 febbraio 1986); alla fase istruttoria di questo processo, come è noto, avevano lavorato strenuamente Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e gli altri magistrati del "pool": anche grazie alla "rivoluzionaria" collaborazione di Tommaso Buscetta, il 29 settembre 1984 erano stati emessi 366 ordini di cattura (ai quali se ne aggiunsero altri 127 il mese successivo, sulla base delle dichiarazioni rese da Contorno); nell'estate del 1985 Borsellino e Falcone erano stati trasferiti, con le loro famiglie, nella foresteria del carcere dell'Asinara, per completare la redazione della ordinanza-sentenza del maxi-processo, un testo di circa 8000 pagine che rinviava a giudizio 476 affiliati mafiosi (tra cui, i vertici della crescente "ala corleonese" di Cosa Nostra).
Anche per questo, nel corso dell'audizione oggetto di pubblicazione il dottor Borsellino affronta molteplici temi concernenti la situazione della Procura di Marsala, soprattutto con riferimento alle precedenti indagini che aveva istruito a Palermo: a titolo di esempio, quelli della operatività di Cosa Nostra nella provincia di Marsala, dei rapporti di interesse di Salvatore RIINA e Bernardo PROVENZANO con soggetti e località presenti nel territorio di Marsala, delle indagini patrimoniali e misure di prevenzione, nonché del complesso coordinamento delle varie Forze di Polizia nelle indagini di criminalità organizzata. Viene inoltre affrontato il tema del rapporto tra il traffico internazionale di stupefacenti e soggetti operativi nel territorio di Castelvetrano (Comune di provenienza dell'affiliato mafioso Matteo Messina Denaro, tuttora latitante).
È stata reperita altresì la fonoregistrazione dell'audizione.
Per quanto concerne il regime di pubblicità, il documento è stato definitivamente qualificato come libero in forza di quanto disposto nella seduta della Commissione Antimafia del 10 luglio 2019, alla luce, peraltro, della risalente delibera della Commissione parlamentare sul fenomeno della Mafia del 12 maggio 1987.
Sopralluogo a Palermo del 2, 3, 4 e 5 novembre 1988
Nel corso dell'audizione del 3 novembre 1988 Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (X legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala.
Alla data dell'audizione, il maxi-processo di Palermo si era già concluso in primo grado (16 dicembre 1987), con 342 condanne che rappresentarono complessivamente una preziosa conferma della articolata attività istruttoria svolta, con sacrificio, da Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e dagli altri magistrati del "pool".
Nel corso dell'audizione il dottor Borsellino affronta molteplici temi, concernenti - tra l'altro - l'evoluzione del fenomeno mafioso nel territorio di Marsala, le condizioni organiche e strutturali di tale Ufficio, le possibili riforme legislative in tema di accorpamento dei Tribunali, ma - soprattutto - il problema delle connessioni tra mafia e politica, quello dei rapporti tra i reati di criminalità organizzata e le fattispecie di corruzione, nonché quello dei rapporti della criminalità organizzata operante a Marsala con la massoneria. Oggetto particolarmente significativo dell'audizione è anche quello, molto problematico, dei rapporti con il "pool antimafia" di Palermo, all'epoca diretto dal Consigliere Antonino MELI (preferito a Giovanni Falcone, il 19 gennaio 1988, nel cruciale ruolo di vertice dell'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo).
Viene fatto infine riferimento alle indagini del Colonnello dei Carabinieri Giuseppe Russo con riferimento al sequestro di Luigi Corleo, suocero di Nino Salvo.
Per quanto concerne il regime dell'atto, lo stesso risultava classificato come "segreto funzionale" ed è stato fatto oggetto di classificazione "a regime libero" con delibera della Commissione parlamentare antimafia del 10 luglio 2019 (XVIII legislatura).
Sopralluogo a Trapani del 4 dicembre 1989
Nel corso dell'audizione del 3 novembre 1988 Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (X legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala.
Alla data dell'audizione, il maxi-processo di Palermo si era già concluso in primo grado (16 dicembre 1987), con 342 condanne; molti imputati condannati si erano dati alla latitanza ed era stata pertanto ulteriormente potenziata, dal punto di vista investigativo, l'attività volta alla loro localizzazione.
È allora significativo che, nel corso dell'audizione, il dottor Borsellino affronti anche il tema della possibile presenza di importanti latitanti mafiosi, anche dell'ala corleonese, nel territorio di Marsala.
Viene altresì affrontato il tema dell'impatto del nuovo codice di procedura penale sulle condizioni strutturali degli uffici giudiziari impegnati sul versante della lotta alla criminalità organizzata.
È stata reperita altresì la fonoregistrazione dell'audizione.
Per quanto concerne il regime dell'atto, lo stesso è stato declassificato e pubblicato in occasione della seduta della Commissione parlamentare Antimafia del 21 febbraio 2018 (XVII legislatura).
Riunione del “gruppo di lavoro” della Commissione del 20 aprile 1990
Nel corso dell'incontro organizzato dalla Commissione parlamentare antimafia sul tema del "Nuovo processo penale e criminalità organizzata" (X legislatura), Paolo Borsellino intervenne in qualità di esperto e nella veste di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. Nel corso dell'intervento viene affrontato il tema dell'impatto del nuovo codice di procedura penale sulle condizioni strutturali degli uffici giudiziari impegnati sul versante della lotta alla criminalità organizzata, con particolare riferimento alla Procura di Marsala e alla questione del coordinamento dei rapporti con le sezioni di Polizia giudiziaria.
Per quanto riguarda il regime dell'atto, lo stesso è stato pubblicato sulla base dei criteri dettati nella seduta della Commissione parlamentare antimafia del 15 aprile 1992 (X legislatura).
Sopralluogo a Trapani del 24 settembre 1991
Nel corso dell'audizione del 24 settembre 1991 Paolo Borsellino fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia (X legislatura) nella sua qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala.
Si tratta dell'ultima audizione del dottor Borsellino in Commissione antimafia prima dell'eccidio del 19 luglio 1992.
L'audizione concerne principalmente l'annosa questione - che suscitò profondo scoramento in Paolo Borsellino - della raccolta, della valutazione e della indebita pubblicazione delle dichiarazioni rese dal collaboratore Rosario Spatola. La questione affrontata offre una paradigmatica occasione per apprezzare, ancora una volta, l'estremo rigore morale e professionale del dottor Borsellino, la sua indipendenza e professionalità, la profonda lealtà nei confronti dei suoi colleghi.
È stata reperita altresì la fonoregistrazione dell'audizione.
Per quanto concerne il regime dell'atto, lo stesso è stato declassificato e pubblicato in occasione della seduta della Commissione parlamentare antimafia del 21 febbraio 2018 (XVII legislatura).
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